Victoria Hislop | L’Aurora

Due settimane dopo, il 15 luglio di prima mattina, venne attaccato il palazzo presidenziale a Nicosia. Automobili blindate e carri armati irruppero attraverso i cancelli e bombardarono di proiettili i muri. Gli aggressori entrarono a cercare Makarios. Ne giro di poco tempo il palazzo era in fiamme. La notizia del colpo di stato fece velocemente il giro della piccola isola. In ogni casa di Cipro le persone si raggrupparono attorno alla radio [L’Autora, Victoria Hislop, trad. M. ed E. Gislon]

Famagosta, 1972. Savvas Papacosta è un abile imprenditore che si occupa di costruire alberghi di lusso per turisti stranieri. Papacosta è convinto che gli anni difficili siano passati e che l’isola di Cipro sia pronta per aprirsi al turismo internazionale.

L’Aurora Palace è uno dei più lussuosi alberghi della zona di Famagosta, sulla costa orientale dell’isola. Papacosta ne va fiero, ma vuole di più per i suoi danarosi turisti: grazie ai soldi provenienti dalla ricca famiglia della moglie Aphroditi, Savvas sta finanziando la costruzione di un hotel ancora più bello dell’Aurora Palace.

I Georgiou sono greco-ciprioti di modesta estrazione sociale. I due capofamiglia sono anziani pensionati, mentre i figli, Markos e Christos, sono giovani con idee molto diverse tra loro; Markos lavora instancabilmente nel night dell’Aurora Palace, mentre Christos ha abbracciato la causa per l’enosis, l’unione di Cipro con la Grecia.

Gli Özkan sono turco-ciprioti che hanno abbandonato il loro paese d’origine nell’entroterra a causa dei disordini degli anni sessanta. Oggi anche loro vivono a Famagosta e lavorano nel settore turistico: Emine è una parrucchiera del salone di bellezza all’Aurora Palace, mentre il figlio lavora in uno stabilimento balneare.

Mentre il nuovo e suntuoso hotel di Papacosta cresce a vertiginosa velocità, crescono le tensioni tra Turchia, Grecia e Makarios, l’arcivescovo che governa Cipro. Con il ritorno di Grivas sull’isola, ritorna la minaccia dell’enosis sottoforma del gruppo estremista EOKA B, del quale Christos fa parte.

Il dramma si scatena nel caldissimo luglio del 1974, quando la Guardia Nazionale, sostenuta dalla dittatura dei colonnelli di Atene, organizza un colpo di stato contro Makarios e allo stesso tempo la Turchia, per tutelare i turco-ciprioti, attacca duramente Cipro.

Le potenze straniere stanno a guardare mentre l’isola viene spaccata in due. La Linea Verde esiste già dal 1963, anno in cui la capitale Nicosia era stata divisa in due, ma ora i confini assumono un ruolo ancora più importate: bisogna difenderli a tutti i costi. I conflitti si inaspriscono, i profughi turco-ciprioti e greco-ciprioti non si contano più. A tutti non resta che fuggire, non resta che scappare da un’isola paradisiaca che si è trasformata in un vero inferno.

Qualsiasi cosa si sostenesse, l’attuale conflitto non era qualcosa di nuovo. Erano anni che si prendeva giovani vite e distruggeva la felicità dell’isola [L’Autora, Victoria Hislop, trad. M. ed E. Gislon]

Buffer Zone nel centro di Nicosia, ultima capitale divisa d’Europa (fonte: Europa Nostra, Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic CC BY-NC-SA 2.0)

L’Aurora” di Victoria Hislop (trad. M. ed E. Gislon, Bompiani, 388 pagine, 22 €) è un libro che ho deciso di leggere per l’ambientazione e lo sfondo storico: mi intrigava l’idea di leggere un romanzo che si svolge a Cipro negli anni immediatamente precedenti al 1974, anno cruciale per l’isola. Eppure molte cose non mi hanno convinta e il libro, in generale, non mi è piaciuto.

Per prima cosa, non ho percepito nessuna affinità con i personaggi e per nessuno di loro sono riuscita a provare simpatia o ammirazione. Ognuno di loro conduce la propria vita cercando di non pensare troppo alla grave e drammatica situazione politca del luogo in cui vivono, salvo poi svegliarsi la mattina del 15 luglio 1974 con il terrore dell’imminente guerra senza nessuna idea di cosa fare. Può darsi che nella vita reale succeda proprio così, che si cerca di non vedere il problema finché non si manifesta; a me, però, è sembrato un atteggiamento poco credibile e maturo.

Il personaggio che a mio avviso poteva essere il più intrigante e interessante è Christos, giovane greco-cipriota che lotta nelle file dell’EOKA B per l’enosis con la Grecia. Avrei voluto seguirlo nelle sue azioni di guerra, nelle rappresaglie contro i turchi, ascoltare le difficoltà di chi combatte in clandestinità. Niente di tutto ciò. Christos è un personaggio marginale che compare solo quando la madre Irini si chiede dove sia e cosa faccia. Stessa cosa per il figlio di Emine, Ali, che milita coi turchi, ma di lui non si sa nulla e verrà liquidato frettolosamente in due righe a fine romanzo.

Al contrario, viene celebrata la figura di Aphroditi, patetica donna greco-cipriota di mezz’età, ricchissima, insistendo molto sul fatto che, oltre ad essere bella come una dea, abbina i vestiti al colore dei gioielli; l’unica preoccupazione della donna è quella di vedere il giovane amante.

Gli altri protagonisti sono scialbi, insipidi, piuttosto inutili. Le loro azioni sono abbastanza prevedibili, anche se mi è sembrato che preferissero vivere dentro la loro bolla anziché cercare di affrontare o capire la situazione dell’isola. C’era più emozione nel canto del canarino di Irini che in quello che bofonchiano loro a propostio della situazione tra Grecia e Turchia.

Le tappe storiche del conflitto tra Grecia, Turchia e governo cipriota sembrano essere messe lì giusto per tappare i buchi tra un abito di Aphroditi e un pettegolezzo delle parrucchiere, mentre Savvas Papacosta continua a costruire l’hotel e Markos a fare il misterioso e trafficare con pacchi e pacchetti. Ogni tanto passa un caccia turco e sgancia una bomba giusto per ricordare che c’è la guerra.

I colpi di scena sono pressoché assenti. Quei pochi, se si possono definire così, sono appunto prevedibili e lo svolgimento della storia è abbastanza banale e a tratti anche un po’ inverosimile. In generale, mi è sembrato un guazzabuglio di storie ed eventi narrati un po’ a casaccio, unite sì dalla paura della situazione politica, ma senza troppi legami.

Ledra Street è il passaggio pedonale per attraversare la Linea Verde che divide Nicosia in due settori, quello greco-cipriota e quello turco-cipriota (fonte: Gérard Janot, Wikipedia Commons CC BY-SA 3.0)

L’unica cosa che posso dire di avere apprezzato è che l’autrice non prende le parti a nessuno, né ai greco-ciprioti né ai turco-ciprioti, restando pressoché neutrale; uno dei personaggi sostiene che questa situazione drammatica vada avanti da così tanto tempo che nemmeno le parti in gioco sanno più come sia cominciata. Ecco, credo che non avrebbe potuto riassumerlo meglio.

L’Aurora” è più una bozza che un romanzo, un’idea che dovrebbe ancora svilupparsi perché potenzialmente è buona. Bisognerebbe solo essere in grado di scrivere una storia più credibile e più emozionante, perché l’attuale risultato sembra un romanzo rosa con sprazzi di eccessiva drammaticità, dedicato ad un preciso pubblico.

Titolo: L’Aurora
L’Autrice: Victoria Hislop
Traduzione: Mary e Elisabetta Gislon
Editore: Bompiani
Perché leggerlo: per coloro che apprezzano i romanzi rosa, con parecchia drammaticità, ambientati in luoghi esotici o insolti.

(© Riproduzione riservata)
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5 pensieri su “Victoria Hislop | L’Aurora

    • Ciao Alessandra, mi fa piacere leggere il tuo commento 🙂 Grazie! Ho cercato di spiegare i motivi per cui questo libro non mi è piaciuto, nonostante le premesse fossero ottime.
      A presto 🙂

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