Librinpillole: le letture di agosto e settembre

Dopo la pausa estiva ritorna Librinpillole, la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Da lettrici e lettori attenti avrete notato – probabilmente! – che alla fine del mese di agosto non ho scritto l’articolo della rubrica Librinpillole con l’elenco delle letture del mese; questa mancanza è dovuta al fatto che il 30 agosto sono partita per la vacanza estiva a Malta, quindi in questa puntata di Librinpillole vi parlerò delle letture di agosto e di settembre assieme.

Iniziamo con il mese di agosto, mese che non amo particolarmente come ho già detto più volte, ma durante il quale ho letto (e pedalato!) parecchio, ecco quali libri:

  • Sono il guardiano del faro Éric Faye (trad. Valentina D’Onofrio, Racconti edizioni, 150 pagine, 14 €). Un’ottima raccolta di racconti, molto raffinati e sofisticati, per chi cerca una prosa che la potenza di una poesia.
  • Sassi vivi di Anna Rottensteiner (trad. Carla Festi Keller editore, 128 pagine, 13€). Una lettura molto interessante che apre una finestra su di un difficile periodo storico così vicino a noi e così importante da non dover assolutamente essere dimenticato.
  • Nessuno scompare davvero di Catherine Lacey (trad. Teresa Ciuffoletti, SUR editore, 243 pagine, 16,50 €). Il romanzo mi è piaciuto ma è necessario leggerlo con lo spirito giusto e prendere il personaggio di Elyria per quello che è: una donna insoddisfatta che non sa cosa vuole dalla vita.
  • Crepuscolo di Kent Haruf (trad. Fabio Cremonesi, NN Editore, 314 pagine, 17 €). Per chi è già stato a Holt sarà di nuovo come tornare a casa, dove si incontrano vecchi amici e conoscenze. Consiglio di leggere Crepuscolo solo dopo aver letto Canto della pianura.
  • La Repubblica del Catch di Nicolas De Crécy (trad. Fay R. Ledvinka, Eris edizioni, 222 pagine, 17 €). E’ una bella graphic novel per chi cerca una storia assolutamente visionaria, strampalata e bizzarra.
  • Il paese dei segreti addii di Mimmo Sammartino (Hacca edizioni, 184 pagine, 15 €). E’ un romanzo dal titolo poetico e affascinante, struggente e trascinante. Davvero consigliato.
  • Isole minori di Lorenza Pieri (edizioni E/O, 207 pagine, 17 €). Un romanzo che ho amato tantissimo, mi ha colpita, stregata, emozionata. Mi sono commossa alla fine, perché è successo ciò che speravo sin dalle prime pagine. Per me è un libro imperdibile.
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Le letture di agosto!

Settembre è il mio mese preferito, chissà forse perché lo inizio sempre in vacanza o perché mi piace l’idea di ricominciare con entusiasmo dopo la pausa estiva, o forse perché è il mese del mio compleanno (e io compio gli anni con Frodo e Bilbo Baggins). Insomma, anche durante il mese di settembre ho letto libri e graphic novel molto interessanti. Eccoli:

  • Itero perpetuo di Adam Tempesta (Eris edizioni, 408 pagine, 18 €). Gli amanti dei fumetti di fantascienza, molto visionari e surreali, troveranno un’ottima graphic novel con una storia ben congegnata.
  • Le cose che non facciamo di Andrés Neuman (trad. Silvia Sichel, SUR edizioni, 152 pagine, 15€ ): la raccolta di brevi e brevissimi racconti di Neuman la consiglio agli appassionati del genere narrativo breve, a chi piace leggere qualcosa di sperimentale e assurdo, a chi cerca qualcosa di decisamente innovativo.
  • Aiuto! di Isaak Friedl e Yi Yang (BAO Publishing, 18 €)
  • Mio fratello rincorre dinosauri di Giacomo Mazzariol (Einaudi, 174 pagine, 16,50 €): è un romanzo bellissimo, commovente e scritto molto bene. Consigliato a chi ama le storie tratte dalla vita vera e a chi crede che le barriere siano soprattutto mentali. Un romanzo consigliatissimo ai ragazzi giovani.
  • Risposta multipla di Alejandro Zambra (trad. Maria Nicola, SUR edizioni, 107 pagine, 12 €): lo consiglio a chi cerca una lettura orginale e molto interessante e decisamente diverso dal solito libro!
  • Tumulto di Alice Milani e Silvia Rocchi (Eris edizioni, 167 pagine, 17,50 €): un bel fumetto per chi ama i viaggi on the road, la musica, il senso di libertà che deriva dall’essersi liberati di un grande peso sul cuore
  • Terra di confine di Emil Tode (trad. Francesco Rosso Marescalchi Iperborea, 169 pagine, 10,50 €): è un libro che può sfuggire alle definizioni perché è davvero particolare. Uniche le descrizioni dei luoghi e dei sentimenti, gli eventi descritti attraverso lettere mai spedite. Un libro per chi vuole scoprire autori poco noti in Italia e viaggiare attraverso le pagine.
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Le letture di settembre!

Prima di darvi l’appuntamento al mese prossimo con questa rubrica, vi anticipo una cosa super bella che troverete sul blog prossimamente: il 7 ottobre passate di qui perché ci sarà una sorpresa! Vi dò un piccolissimo indizio: quello che si avvierà il 7 ottobre sarà una cosa che avevo sperato si avverasse e la trovate mescolata nella lista dei buoni propositi per il 2016. Curiosi? Se sì, non vi resta che seguirmi!

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

(© Riproduzione riservata)

Emil Tode | Terra di confine

La lettura di “Terra di confine” di Emil Tode (Iperborea, 169 pagine, 10,50 €) si è rivelato un viaggio, proprio come me lo ero immaginato leggendo la trama. Con il giovane traduttore estone, protagonista e voce narrante, ho vagato attraverso l’Europa, da Est a Ovest, dal “paese scomparso” fino ad Amsterdam per giungere infine a Parigi.

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Titolo: Terra di confine

L’Autore: Emil Tode, pseudonimo di Tõnu Õnnepalu, è nato a Tallinn nel 1962. Redattore di una rivista letteraria e traduttore di letteratura francese, dopo aver pubblicato diverse poesie si è imposto come fenomeno letterario estone con “Terra di confine”

Traduzione dal tedesco: Francesco Rosso Marescalchi

Editore: Iperborea

Il mio consiglio: “Terra di confine” può sfuggire alle definizioni perché è un romanzo davvero particolare. Uniche le descrizioni dei luoghi e dei sentimenti, gli eventi descritti attraverso lettere mai spedite. Un libro per chi vuole scoprire autori poco noti in Italia e viaggiare attraverso le pagine

Là sognavo davvero di potere, un giorno, fuggire a Parigi, passeggiare lungo i boulevard, stare seduto ai caffè e sorridere alla gente che avrebbe risposto al mio sorriso – e nessuno avrebbe potuto raggiungermi, né la nonna né i professori né la mia stessa vita. E ora mi trovo qui, in questa città scortese e invasa dai turisti, mi manca il fiato per il caldo, rimango disteso fino a mezzogiorno nella mia tana e non so più cosa sognare. E alle mie spalle non ho lasciato niente, ho portato tutto con me, la mia vita, la nonna, la maleodorante casa della mia infanzia, tutto. Ma almeno è più facile non dover sognare niente, magari che qualcuno mi ami. Una volta lo sognavo ossessivamente, non sognavo più altro. E che cosa ci si guadagna: “Nient’altro che pene e dolori”, avrebbe detto la nonna. Più passa il tempo e più le dò ragione [Terra di confine, Emil Tode]

Un giovane traduttore giunge a Parigi dopo aver a lungo sognato di raggiungere questa città. Il giovane proviene da un lontano paese, nel cuore dell’Est Europa, senza mai rivelare ai suoi interlocutori il paese esatto nel quale è nato.

Quando vien fuori che sei dell’Europa dell’Est ti guardano con compassione e dicono una frase fatta, come se parlassero con il congiunto di uno appena morto [Terra di confine, Emil Tode]

Durante un seminario per traduttori provenienti dall’Est Europa, il giovane incontra Franz, un affascinante docente, del quale si innamora perdutamente. Lo raggiunge ad Amsterdam, la città sull’acqua, e poi di nuovo a Parigi, dove Franz ha una casa magnifica ubicata sull’Ilê St. Louis, dalle cui finestre si vede la Senna che brumeggia al mattino.

Ma il malessere che il giovane traduttore dell’Europa dell’Est si nasconde nel suo cuore, lo porta a compiere un terribile crimine. Il traduttore quindi inizia a scrivere missive – senza mai spedirle – al giovane e misterioso Angelo, una figura incontrata a Parigi ma mai descritta. In queste lettere il traduttore si racconta, si descrive, parla del suo paese, della guerra, dei sovietici e della severa nonna. Infine confessa il suo terribile delitto.

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La spiaggia estone di Viimsi in inverno (Di MP6lder – Opera propria, CC BY-SA 3.0, Wikipedia)

Quante volte sono tornato a quel molo, a quell’acqua, là dove il fiume si fa ampio e impetuoso e i treni del metrò corrono in lontananza sul ponte attraverso l’oscurità come se fosse acqua, come se il mondo fosse sotto l’acqua, dall’altra parte, non qui dove stiamo. Osservo la superficie come un limite oltre il quale deve celarsi il mondo vero, aspetto che la tua mano emerga o che sullo specchio dell’acqua si formino dei cerchi a indicare che mi è concesso raggiungerti. Ma non accade nulla. Un colpo di vento increspa la superficie e fa mormorare i grandi alberi sopra di me, e tra il mormorio si distingue un ansimare di dolore o di piacere, dal ponte giunge un fischio lacerante, ma laggiù non c’è anima viva. Qualcuno trova soddisfazione al suo desiderio, qualcuno cade morto nella stessa erba in cui qualcun altro ha appena sparso il suo seme. Tutt’intorno la carne è pronta, mio caro Angelo, ma lo spirito non c’è da nessuna parte [Terra di confine, Emil Tode]

Narrato attraverso lettere mai spedite al misterioso Angelo, scritto in prima persona, “Terra di confine” è un libro davvero molto particolare. La scrittura fluida e precisa di Emil Tode racconta, con tono appassionato e fortemente sentimentale, le gioie e i dolori del giovane traduttore Est europeo in una Parigi descritta con precisione. Proprio la passione che Tode lascia trasparire dalle pagine, conferisce a “Terra di confine” l’eco di un romanzo ottocentesco, pur essendo stato scritto nei primi anni Novanta del Novecento.

Il paese che il giovane che scrive le missive non cita mai è quel luogo reso attraverso immagini e colori suggestivi: dove in giugno c’è sempre luce e d’inverno calano presto le tenebre. Una terra ambita per la sua posizione geografica perfetta, a cavallo tra Est e Ovest, che per centinaia di anni ha subito invasioni da popoli diversi – dai danesi, dagli svedesi, dai tedeschi, dai russi, dai finlandesi – e che solo nel 1991 ha potuto dichiararsi indipendente per la seconda volta e in modo definitivo. La terra di confine è l’Estonia.

Una volta ho trovato su un giornale l’espressione “terra di confine”. Così definivano il paese da cui provengo. Un termine tecnico della politca. Molto preciso, del resto. Ma una terra di confine non può esistere: c’è qualcosa da questa parte della frontiera e qualcosa dall’altra parte, ma il confine stesso non esiste. Ci sono l’autostrada e il campo di grano con la casa colonica tra gli alberi assetati, ma dove corre il confine tra queste due cose? Non lo si può vedere. E se ci si trova esattamente su quel confine non si può essere visti, né dall’una né dall’altra parte [Terra di confine, Emil Tode]

Emil Tode parla di quel senso di sradicamento che vive nel cuore di chi ha lasciato il suo amato-odiato paese; quella confusione di sogni, ricordi e realtà che vive nel cuore degli animi sensibili, come il giovane traduttore estone durante il soggiorno a Parigi; racconta di un amore omosessuale, appassionato quanto clandestino, e di ciò che succede quando si vive divisi tra due mondi apparentemente molto diversi. Tra le pagine vive quella passione quasi ottocentesca, di cui parlavo, che Emil Tode ci mette nel raccontare la sua storia ad Angelo: l’amore per Franz, in primo luogo, ma anche i suoi ricordi di gioventù nella casa della nonna, del momento in cui – dopo aver visto passare tanti tram sotto la sua finestra – ha deciso di prenderne uno anche lui, e fuggire dall’Estonia alla volta della Francia.

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Un’alba invernale estone sulla neve (Di MaarjaLiisR – Opera propria, CC BY-SA 3.0, Wikipedia)

Mi sono ritrovata ad amare (e a rileggere) le romantiche descrizioni usate per raccontare della sua terra di confine, la città di Tallinn, i paesaggi innevati e preda del gelo o le notti estive piene di luce. Mi sono ritrovata ad amare una terra che non conosco ancora ma che scoprirò presto.

Vengo da una terra dove il sole è un diamante raro, una favolosa moneta d’oro che si gira e si rigira al chiarore del fuoco, e la si morde prima di osare fidarsene. In autunno si mette via il sole in cantina, insieme alle patate e ai cavoli, e quando lo si ritira fuori, a primavera, diffonde il velenoso odore dei bianchi germogli di patate su tutta la fattoria, fino al bosco [Terra di confine, Emil Tode]

Alice Milani e Silvia Rocchi | Tumulto

“Tumulto” di Alice Milani e Silvia Rocchi (Eris edizioni, 167 pagine, 17,50 €) è una graphic novel molto trascinante, perché racconta dei sentimenti nati lungo un viaggio intrapreso da due amiche in una terra non così lontana dall’Italia quanto praticamente sconosciuta.

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Titolo: Tumulto

Le Autrici: Alice Milani e Silvia Rocchi (entrambe classe 1986) sono due giovani fumettiste italiane.

Editore: Eris edizioni

Il mio consiglio: un bel fumetto per chi ama i viaggi on the road, la musica, il senso di libertà che deriva dall’essersi liberati di un grande peso sul cuore

Vinto dall’orgoglio sconvolto dal torpore, la meraviglia è la tua ossesione. Continua, sì continua a fingersi sordo, le nostre coscienze sibilano come proiettili sulla Drina [Tumulto, Alice Milani e Silvia Rocchi]

Due amiche ex-musiciste di un gruppo punk chiamato “Tumulto” decidono di raggiungere in moto un preciso luogo nella ex-Jugoslavia. Una viaggia per distaccarsi da una storia d’amore soffocante, l’altra bisogno di raggiungere la Drina in un tratto che ha ispirato una canzone scritta da lei stessa.

Il lungo viaggio non manca di difficoltà e momenti di spaesamento, ma è forte la loro intenzione di arrivare sulla Drina e liberarsi dei loro problemi. Non sono più due ragazzine, sono cresciute dai tempi del gruppo musicale, eppure sembra quasi che non se siano accorte. Durante il viaggio le amiche incontrano diverse persone, albergatori, motociclisti, addetti al museo, una verietà di persone molto diverse tra loro, ma tutte unite dalla forte ospitalità balcanica. Molto interessante dal punto di vista storico è la visita che le amiche fanno quasi per caso in un museo: la guida, felice di vedere finalmente qualcuno nel museo, racconta alle ragazze una drammatica parte della storia del suo Paese.

Riusciranno le due amiche a raggiungere la Drina? E soprattutto, la ex-vocalist e paroliera del gruppo riuscirà a fare pace con se stessa?

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I Balcani, soprattutto Serbia e Bosnia-Erzegovina, sono luoghi che alla maggior parte delle persone fanno ancora venire in mente la recente e sanguinosa guerra, me compresa. Echeggia la guerra nel museo che le amiche visitano, nei posti che hanno quasi assunto un sapore di leggenda, ma in negativo, come il Fiume Drina dove si è consumata una vera e propria tragedia. Eppure, nonostante questa pinza che mi afferra lo stomaco mentre penso ai Balcani, mi piacerebbe moltissimo visitarli e scoprire un mondo vicino a me ma molto lontano culturalmente.

“Tumulto” è disegnato come fosse un acquerello, dove spesso i volti e i dettagli sfuggono (ma non è così, quando incontriamo una persona e poi non la rivediamo più?), la graphic novel di Silvia e Alice è un vero viaggio attraverso una terra martoriata che ha voglia di riscattarsi.

Come hanno voglia di riscattarsi le due protagoniste, la ex-voce del gruppo e la compagna, intrappolata quest’ultima in una storia d’amore asfissiante. Un luogo, specialmente se simbolico, può mettere tutto a posto e aiutare a trovare la pace dopo un tumulto interiore.

Alejandro Zambra | Risposta multipla

Di tutti i libri che ho letto finora “Risposta multipla” di Alejandro Zambra (SUR edizioni, 107 pagine, 12 €) è di certo quello più originale. Strutturato come i quesiti che i ragazzi cileni devono sostenere per entrare all’università, Zambra riesce a raccontare qualcosa anche utilizzando questo espediente. E i risultato è divertente e molto interessante.

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Titolo: Risposta multipla

L’Autore: Alejandro Zambra (1975) poeta, narratore e critico letterario è nato in Cile. In Italia sono stati pubblicati: I miei documenti (Sellerio), Modi di tornare a casa (Mondadori) e Bonsai (Neri Pozza)

Traduzione dallo spagnolo: Maria Nicola

Editore: SUR

Il mio consiglio: “Risposta multipla” lo consiglio a chi cerca una lettura orginale e molto interessante

Viviamo nel paese dell’attesa, disse allora il poeta. C’erano diversi poeti alla festa, ma solo lui meritava questo nome, perché parlava sempre da poeta, e più precisamente nel tono inconfondibile di un poeta ubriaco, di un poeta ubriaco cileno, di un poeta ubriaco cileno giovane: noi viviamo nel paese dell’attesa, passiamo la vita ad aspettare, il Cile è un’immensa sala d’attesa e moriremo aspettando il nostro numero. Quale numero? Il numero che ti danno nelle sale d’attesa, cretino, gli risposero [Alejandro Zambra, Risposta multipla]

Che cos’è esattamente “Risposta multipla“? E’ una serie di domande? E’ una sequenza di frasi da completare? E’ la comprensione di un testo (con domandine trabocchetto alla fine? Sì, “Risposta multipla” è soprattutto questo ma se si legge tra le righe (anche tra quelle che il lettore è chiamato a completare) si legge una parte della storia del Cile, tormentata come molte dittature del Novecento.

Novanta quesiti in totale, quindi armatevi pure di gomma e matita, se volete stare al gioco con Zambra. “Risposta multipla” inizia con 24 quesiti dove dovete indicare qual è la parola che tra le possibili non c’entra nulla con il termine proposto nella domanda; segue l’organizzazione di un discorso, per cui dovrete, tra i quesiti 25 e 36, costruire un testo sensato con le proposte di Zambra.

Prosegue con il completamento delle frasi, e sarete impegnati fino alla domanda 50. Continuerete con la soppressione degli enunciati, dovrete indicare cosa si può togliere da una sequenza di frasi che raccontano un qualcosa e ne avrete fino alla domanda 66. Le ultime domande, sino alla 90, sono comprensioni del testo: leggete tre bellissimi racconti brevi e Zambra vi interrogherà (state attenti ai trabocchetti!).

Se quello che in te era _____ è diventato _____, come saranno le tue _____.
A) luce         tenebra          tenebre
B) confusione          luce          luci
C) candore         lussuria          tette

D) amore          furia          follie
E) allegria          amarezza          pagine

Se deciderete di mettervi in gioco con Zambra e le sue novanta domande, tenete sempre a portata di mano una gomma: scoprirete infatti che spesso la risposta giusta di un questito con possibilità multiple non è quella che credevate. Magari, ripensandoci, vorrete cambiare qualcosa, e spesso rimarrete interdetti quando scoprirete che cinque risposte possono essere uguali. Quindi? Quale risposta barrare?

In questo consiste la vita, temo: nel cancellare e nell’essere cancellati. Anche noi stavamo per cancellarti, come forse sai o sei arrivato a sospettare. Noi non lo volevamo un figlio. Noi eravamo figli. Eravamo talmente figli che la possibilità di diventare genitori ci sembrava tremendamente lontana. E poi sapevamo, già allora, che dovevamo separarci. Per noi l’amore era un incidente, un accidente, una pratica; nel migliore dei casi, uno sport estremo [Alejandro Zambra, Risposta multipla]

Giacomo Mazzariol | Mio fratello rincorre i dinosauri

Se non fosse stato per un club del libro al quale partecipo, probabilmente non avrei mai scoperto e letto “Mio fratello rincorre i dinosauri” di Giacomo Mazzariol (Einaudi, 174 pagine, 16,50 €). E se io non avessi scoperto e letto questo libro mi sarei persa una storia davvero bellissima.

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Titolo: Mio fratello rincorre i dinosauri

L’Autore: Giacomo Mazzariol è nato nel 1997 e vive a Castelfranco Veneto. Nel marzo del 2015 ha caricato su Youtube The Simple Interview, un video dove il protagonista è suo fratello Giovanni, che ha la Sindrome di Down. Il video ha riscosso un successo inaspettato.

Editore: Einaudi

Il mio consiglio: “Mio fratello rincorre i dinosauri” è un romanzo bellissimo, commovente e scritto molto bene. Consigliato a chi ama le storie tratte dalla vita vera e a chi crede che le barriere siano soprattutto mentali. Un romanzo consigliatissimo ai ragazzi giovani.

A mamma piace leggere. Per casa ci sono libri ovunque: sul tavolino del salotto, in cucina, sui davanzali. Persino in bagno. Ma è di solito il comodino quello che rischia di crollare sotto il peso delle storie che ci accumula (…) Sono sempre stato attratto dai libri. Credo che l’amore per i libri si trasmetta da genitore a figlio nell’aria e nel cibo, oltre che con l’esempio. Insomma mi capitava spesso di prendere in mano uno dei libri che mamma lasciava in giro, giusto per balbettarne il titolo, passare un dito sulla carta, o a volte annusarne l’odore. Per questo motivo mi accorsi di quello (…) Lessi l’autore, uno straniero, e il titolo, che conteneva anch’esso una parola straniera, e che quella parola era straniera lo sapevo perché c’era la lettera w (…) La parola era Down (…) Prima di quella c’era la parola sindrome. Non sapevo cosa volesse dire sindrome, non sapevo cosa volesse dire Down. Lo aprii e, come accade quando ci sono delle pagine più spesse, il libro si spalancò su una fotografia. Sgranai gli occhi. E’ Giovanni, pensai. [Mio fratello rincorre i dinosauri, Giacomo Mazzariol, citazione pagine 30-31]

Giacomo ha cinque anni e due sorelle, una maggiore e una minore, quando riceve dai genitori una notizia grandiosa: avrà un fratellino, un maschietto, finalmente, per pareggiare i conti con le femmine e votare in modo democratico. Tre maschi e tre femmine in casa. Per Giacomo è una festa il giorno in cui i genitori gli rivelano la notizia dell’arrivo del fratellino; inizia ad immaginarsi avventure incredibili: gli insegnerà ad arrampicare sugli alberi, a gareggiare in bicicletta, ad avere successo con le ragazze e un sacco di altre cose. Giacomo gli compra un ghepardo di peluche, usando tutti i suoi risparmi, perché è così che immagina il fratellino: veloce e combattivo come un ghepardo.

Poi, un giorno i genitori comunicano ai bambini un’altra notizia: Giovanni, perché così si chiamerà il fratellino, sarà un bambino speciale. Per Giacomo speciale significa avere super poteri e quindi sarà davvero veloce e agile come un ghepardo. Il giorno in cui Giovanni nasce, Giacomo è un po’ stranito: non assomiglia agli altri bambini che ha visto finora; Giovanni ha gli occhi a mandorla, come i cinesi, ha una membrana sottile che unisce le dita dei piedi e ha la nuca piatta. Non è di questo pianeta, è la conclusione del bambino.

Con il trascorrere del tempo, Giacomo si rende conto che Giovanni può essere tutto eccetto che un supereroe. Non ha nessun super potere e nemmeno l’agilità del ghepardo. Quando scopre esattamente il motivo, il fatto che Giovanni abbia la Sindrome di Down, Giacomo ci resta molto male e dovrà passare ancora molto tempo, ancora molti anni prima che arrivi a capire quanto sia fenomenale suo fratello, quello un po’ strano che rincorre i dinosauri.

Ma intanto c’era un sacco di vita davanti. Mia, sua, insieme. Soprattutto insieme. Andare in giro con Giovanni era la cosa che più mi rendeva felice, era come camminare con una giornata di sole in tasca. Non avevevo più paura del giudizio di nessuno e stavo imparando a non giudicare troppo in fretta [Mio fratello rincorre i dinosauri, Giacomo Mazzariol, citazione pagina 163]

Il romanzo “Mio fratello rincorre i dinosauri” è l’opera di esordio del giovanissimo autore veneto Giacomo Mazzariol. Confesso che per prima cosa mi ha fatto sorridere il cognome, perché ho un’amica veneta che tempo fa ha mi  raccontato la storia del dispettoso folletto Mazzariol; infatti, nel libro Giacomo racconta, quando scelgono il nome per il fratellino in arrivo, la storia del folletto veneto.

Oltre ad essere colpita dalla giovanissima età dell’Autore (finalmente uno scrittore giovane e bravo!), mi è piaciuto tantissimo il suo stile: la storia della famiglia di Giovanni scorre veloce, in modo fluido, chiaro e accattivante. Non mancano i momenti drammatici ma abbondano gli episodi divertenti e in generale la storia è raccontata con leggerezza e spensieratezza.

Poi, ci si ferma a leggere tra le righe e si percepisce l’amore vero che c’è tra Giovanni e i membri della sua famiglia. Questo affetto emerge sin dall’inizio della storia e giunge perfettamente intatto sino alla fine. Certo, in alcuni momenti della vita Giacomo si è vergognato del fratello, ha quasi finto che non esisistesse. Questo è successo non perché Giacomo non amasse il fratello, ma perché la società etichetta immediatamente chi viene ritenuto “normale” e chi ritenuto “anormale”; se non si è più che perfetti, la società scarta i più deboli.

Ed è soprattutto per questo motivo, secondo me, che il libro di Giacomo Mazzariol andrebbe letto nelle scuole: perché l’apparente differenza nasconde sentimenti sinceri e cose bellissime che possono essere scoperte solo abbattendo il pregiudizio (l’interpretazione della guerra secondo Giovanni mi ha commossa). Persone come Giovanni possono insegnare agli altri molte più cose di quello che immaginiamo, con i loro sentimenti puri e senza filtri. Vedere il mondo con i loro occhi, che è molto diverso da come lo vediamo noi. Siamo noi a costruirci barriere e chiuderci porte: ragazzi come Giovanni li abbattono ogni tipo di barriera e scardinano ogni porta, perché in fondo sono loro i veri supereroi.

Aiuto! Book Blog Tour V tappa | Di uomini, animali e altre storie

Buongiorno lettrici e lettori! Come avevo anticipato qualche settimana fa, ho partecipato ad un nuovo Book Blog Tour organizzato da BAO Publishing: oggi vi parlo della graphic novelAiuto!” scritta e disegnata dai giovanissimi Isaak Friedl e Yi Yang (BAO Publishing, 18 €). Nella mia tappa, l’ultima di questo tour che vi ha portato alla scoperta di questo fumetto, vi racconterò la trama della storia (senza rovinarvi troppo il gusto della lettura!) e a seguire scriverò una riflessione sul rapporto uomini e animali. Mi raccomando, leggete tutto l’articolo perché alla fine ci sono le istruzioni per partecipare al giveaway dove sarà possibile vincere una copia del libro e molto altro!

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Le tappe del blog tour!

In una coloratissima e lussureggiante foresta, ricca di vita e specie animali, accade all’improvviso un brutto incidente. Un uomo e un’orsa lottano fino all’ultimo sangue: entrambi muoiono, l’orsa colpita a morte dai colpi di fucile, l’uomo ucciso dai colpi di difesa dell’orsa. Dal walkie-talkie caduto in terra gracchia la voce di un compagno di caccia che si chiede che fine abbia fatto l’uomo, mentre accanto all’orsa uccisa vi è accucciato un piccolo orsetto.

Uno scoiattolo curioso giunge sul luogo dell’incidente e, quasi dotato di intuito e non solo di istinto, capisce che deve immediatamente portare via l’orsetto dal luogo del dramma: i compagni di caccia dell’uomo certamente vorranno vendicarsi e l’orsetto potrebbe essere il capro espiatorio perfetto.

Così, l’orsetto ancora sconvolto e il furbo scoiattolo fuggono, corrono, saltano, scappano lontani. Ma quando i compagni di Victor, l’uomo ucciso, giungono nella foresta capiscono che l’orsa non era sola: le tracce parlano chiare, lì in quel punto preciso ha stazionato un piccolo di orso. E’ tempo di vendetta. E’ tempo di caccia.

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Particolare di una tavola del libro “Aiuto!” di Isaak Friedl e Yi Yang.

Quando ho ricevuto la proposta di lettura di “Aiuto!” di Isaak Friedl e Yi Yang ho letto subito la trama e ho sfogliato l’anteprima del fumetto. Mi è venuto spontaneo scrivere del rapporto tra uomo e animale, pur essendo un argomento spinoso e sfaccettato.

Anzittuto, gli uomini derivano da un processo evolutivo che si è innescato dagli animali. Quando studiavo paleontologia dei vertebrati ero rimasta sorpresa nello scoprire che il nostro più remoto progenitore era Pikaia gracilens, un buffo animale acquatico dotato di notochorda, una struttura fisica che col tempo si sarebbe evoluta nella nostra robusta colonna vertebrale (se siete curiosi, guardate qui). Anche se oggi qualcuno lo nega, per me è indubbio che noi uomini derviamo da Pikaia gracilens che nuotava nei tiepidi mari più di 500 milioni di anni fa.

Dove possono nascondersi le differenze tra uomini e animali, se ci sono?
Il leopardo uccide la gazzella. L’uomo uccide un orso. Quindi? Entrambi hanno ucciso un essere vivente. La differenza sta nelle armi usate. Leopardo e gazzella lottano ad armi pari, entrambi possono correre velocemente, a volte il leopardo resta senza cena perché la gazzella corre più di lui, spesso invece il felino agguanta e uccide l’ungulato. L’uomo ha un fucile, un’arma potentissima inventata da lui: con quella tra le braccia è impossibile sbagliare il colpo e l’orso ha pochissime chance di sopravvivere. Il leopardo ha ucciso la gazzella per nutristi e nutrire i suoi piccoli. L’uomo ha ucciso l’orso per vantarsi con gli amici, non certo per mangiarlo.

Ci sono comportamenti animali che possono apparire crudeli e terribili ai nostri occhi umani, e vengono spiegati ai bambini con la frasetta “eh, è le legge della Natura, vince il più forte“. In effetti, credo che nessun animale abbia dentro di sé il sentimento della cattiveria, ma che sia tutta una questione di istinto: gli animali possono fare cose terribili, appunto uccidere altri animali o abbandonare cuccioli deboli, ma lo fanno senza cattiveria, quella che contraddistingue invece noi umani.

Discorso diverso per l’uomo: dotato – come si vanta – di intelletto, in teoria dovrebbe discernere il “bene” dal “male”, eppure leggiamo ogni giorno storie agghiaccianti di crimini commessi dagli uomini sugli uomini e dagli uomini sugli animali. In questi casi è la cattiveria a prevalere, non conta l’istinto, è proprio il voler infierire con crudeltà su qualcun altro o su un animale indifeso.

Ma a volte succede che uomini e animali collaborano e ne vengono fuori delle storie davvero commoventi, come quelle legate al recente terremoto del 24 agosto 2016 nel Centro Italia: cani e conduttori umani hanno trovato e salvato dalle macerie bambini, uomini e… cani e gatti! Questa è l’immagine che vorrei: una collaborazione tra uomini e animali per aiutare uomini e animali. Un’utopia? Sì, credo di sì. Ma se continuerò a vedere scene come il salvataggio di Giulia e Giorgia, le bambine estratte vive dalle macerie perché trovate dai cani del soccorso alpino, io continuerò a sperare in un mondo migliore.

* * *

… Regolette per partecipare al giveaway!

Aiuto! Book Blog Tour,
5 tappe, dal 6 al 20 settembre 2016!
Cosa si può vincere?
  • 1 copia di Aiuto!
  • 2 sketch originali di Isaak Friedl e Yi Yang
  • 3 spillette esclusive handmade realizzate dagli autori
Come si può vincere?
  • Mettere mi piace alla pagina Facebook BAO Publishing;
  • Diventare lettori fissi/seguire i blog/vlog partecipanti;
  • Commentare tutte le tappe del blog tour;
  • Compilare il form con i dati (per il giveaway)
  • Condividere il blogtour sui social;
Il giveaway ha durata dal 6 al 20 settembre: al termine del blog tour procediamo con l’estrazione del vincitore!
Se vi siete persi le scorse tappe eccole:
II tappa (8 settembre): su Claccalegge Intervista agli autori
III tappa (13 settembre): su Read Vlog Repeat Videorecensione
V tappa (20 settembre): su Il giro del mondo attraverso i libri Di uomini, animali e altre storie
Infine… fino al 25 settembre tutti i titoli BAO saranno in sconto del 25%, potrete acquistarli on line oppure nelle fumetterie che aderiscono all’iniziativa (date un’occhiata >>qui!)

Andrés Neuman | Le cose che non facciamo

Le cose che non facciamo” di Andrés Neuman (SUR edizioni, 152 pagine, 15 €) è uno di quei libri che necessariamente colpiscono per la copertina: di colore rosa shocking, con un ombrellone e una racchetta da pingpong stilizzati mi hanno immediatamente incuriosita. Scoprire che si trattava di una raccolta di brevi (e brevissimi) racconti, un po’ sperimentali, scritti da un prolifico autore argentino, ha fatto sì che mi ritrovassi a leggerlo e ad essere qui a parlarne.

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Titolo: Le cose che non facciamo

L’Autore: Andrés Neuman è nato in Argentina nel 1977. Autore di romanzi, poesie e racconti, in Italia sono stati pubblicati Parlare da soli, Frammenti della notte e Il viaggiatore del secolo, tutti editi da Il Ponte delle Grazie

Traduzione dallo spagnolo: Silvia Sichel

Editore: SUR edizioni

Il mio consiglio: la raccolta di brevi e brevissimi racconti di Neuman la consiglio agli appassionati del genere narrativo breve, a chi piace leggere qualcosa di sperimentale e assurdo, a chi cerca qualcosa di decisamente innovativo

Io? Se mi contraddico? Se mi rendo conto di fare sempre gli stessi errori? Spesso. Spessissimo. Cosa credi. Tanto per cominciare, sono una stupida. E una fifona. E una rinunciataria. E fingo che potrei vivere una vita che non avrò mai. Pensandoci bene, non so cosa sia più grave: non accorgersi di certe cose o accorgersene e non fare niente. Proprio per questo, capisci, ho tirato questa riga. Sì. È infantile. È brutta e piccolina. Ed è la cosa più importante che io abbia fatto quest’estate. [dal racconto Una riga sulla sabbia, Andrés Neuman]

Al termine dell’estate una ragazza traccia una riga sulla sabbia e vieta al compagno di valicarla; un uomo si trova in una clinica e si accinge a partorire suo figlio; un ragazzino sfida se stesso e nuota verso uno scoglio lontano assieme alla ragazza oggetto del suo desiderio. E poi, un poeta scopre che le sue poesie sono andate perdute durante un incidente; un aspirante suicida telefona alla psichiatra per comunicarle la sua drammatica decisione; di un padre, ad un ragazzo, restano solo le scarpe.

I racconti di Andrés Neuman sono rapidi sprazzi di luce che si aprono sulle vite di sconosciuti: iniziano in modo rocambolesco, a volte è necessario leggerli due volte per capire cosa sta succedendo e dove l’autore voglia andare a parare. Quasi sempre il racconto si conclude senza una vera conclusione, e chi legge resta col fiato sospeso. A volte, invece, c’è quel finale “a sorpresa” che inquieta perché la conclusione – dove c’è – è torbida.

Alcuni brani sono dei piccoli capolavori, uno su tutti il racconto che dà il titolo all’intera raccolta Le cose che non facciamo, appunto.

Mi piacciono le lingue che vorremmo parlare e sogniamo di imparare l’anno prossimo, mentre ci sorridiamo sotto la doccia. Ascolto dalle tue labbra quei dolci idiomi ipotetici, le loro parole mi riempiono di stimoli. Mi piacciono tutti i propositi, dichiarati e segreti, che disattendiamo insieme. È questo che preferisco della vita a due. La meraviglia aperta sull’altrove. Le cose che non facciamo. [dal racconto Le cose che non facciamo, Andrés Neuman]

Altri racconti, come scrivevo, sono brevissimi ma intesi, altri sono degli esercizi di stile, per esempio il racconto Dare alla luce dove in tutto il racconto c’è un solo punto, il resto è una foresta di virgole.

(…) è difficile amare per gli uomini, è un rischio essere i primi a commuoversi, a lanciarsi nel vuoto senza sapere quale sarà la risposta o dove si dirigerà la bicicletta, essere amati è diversi, ci osservano, tutto è comodo e gelido, in terza persona, lei mi ama, e una terza persona era proprio ciò che da quella notte si stava generando come una ragnatela microscopica, così, (…) [dal racconto Dare alla luce, Andrés Neuman]

Infine, in appendice ci sono quattro dodecaloghi, imperativi e regole su come dovrebbe essere scritto un racconto ad effetto secondo Andrés Neuman. La trovo una cosa molto originale e molte regole dettate dall’autore riflettono fortemente il suo stile, innovativo e stravagante, la degna conclusione di una raccolta di racconti così particolare. Una norma su tutte? Questa!

XI. Nel racconto, un minuto può essere eterno e l’eternità durare lo spazio di un minuto. [Andrés Neuman]

Adam Tempesta | Itero perpetuo

Prendete un astronauta sperduto nello spazio, aggiungeteci un polletto saccente quanto enigmatico, sullo sfondo un cielo nero ma punteggiato di stelle, galassie e creature immonde: ora agitate il tutto e otterrete il fumetto visionario e folle “Itero perpetuo” di Adam Tempesta (Eris edizioni, 408 pagine, 18 €). Ora, se siete pronti a fare un lungo viaggio spaziale, vi racconto qualcosa di questa storia incredibile.

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Titolo: Itero perpetuo

L’Autore: Adam Tempesta nasce un giorno, nell’anno 1992. Fumettista, illustratore, writer il suo sito internet è adamtempesta.it

Editore: Eris edizioni

Il mio consiglio: gli amanti dei fumetti di fantascienza, molto visionari e surreali, troveranno un’ottima graphic novel con una storia ben congegnata

Ascolta amico, forse non… Ascolta tu. Ciò che tu vuoi è il risultato della somma di tante probabilità. Questo è un viaggio astronauta. Un viaggio dove devi raccogliere più elementi possibili. Non troveraimai ciò che cerchi focalizzandoti solo su quello che cerchi. Il vero obiettivo lo troverai cercando (…) L’unico modo per trovarlo è fare in modo che lui trovi te. [Adam Tempesta, Itero perpetuo]

Sin dalle prime pagine, incontriamo Eric un giovane astronauta che vaga nello spazio infinito alla ricerca di un modo per tornare a casa dai suoi affetti. Non sappiamo perché sia lì, non abbiamo idea del motivo per cui si trovi nello spazio, se abbia partecipato ad una missione spaziale o se abbia avuto un incidente. Noi sappiamo solo che l’astronauta è disperato perché non riesce a tornare a casa e durante le sue peregrinazioni incontra un misterioso polletto parlante, il quale gli rivela che lui conosce il modo per farlo ritornare sulla Terra.

L’astronauta, dapprima timoroso, pian piano inizia a fidarsi del polletto ma iniziano ad accedere delle cose strane e da nulla a comparire creature bislacche e inquietanti. C’è da fidarsi veramente del polletto oppure anche lui è uno di quei guerrieri psichici che Eric deve combattere per rientrare a casa? Perché ogni volta che il polletto cerca di rimandare a casa Eric, questo ritorna a Orione? Come si interrompe questo loop di andata e ritorno?

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Il caos spaziale nella copertina interna del libro (fonte: web)

Con inquietudine e maestria, Adam Tempesta disegna una storia tutta in bianco e nero dove la spirale di assurdo e di irrealtà diventa reale e possibile per il lettore. Eric l’astronauta, come un moderno Ulisse, cerca in ogni modo di tornare a casa – la sua Ithaca – ma durante ogni tentativo viene coinvolto in avventure contro mostri spaziali e quando gli sembra di essere tornato a casa, ecco che dopo il risveglio ritrova il polletto.

Itero perpetuo“, che dal titolo dà la sensazione di essere un qualcosa che continua in perpetuo senza fine, è un bel fumetto visionario e inquietante, consigliato certamente agli appassionati di fantascienza, che troveranno una storia complessa ma decisamente scorrevole e ben congegnata.

Diario di viaggio a Malta: alla scoperta di un arcipelago mediterraneo

Quest’estate ho potuto visitare l’arcipelago maltese, tre isolette che desideravo vedere da molto tempo. Avevo grandi aspettative e sono tornata con molti ricordi positivi nel cuore. E’ vero che a Malta ho mangiato il peggior gelato e la peggior pizza della mia vita, ma quando viaggio fuori dall’Italia metto già in conto che – spesso! – non mangerò molto bene. Per fortuna il mio è stato un viaggio gastronomico: avevo un ricco programma per cercare di coniugare tutte le anime di Malta.

Nell’articolo vi elencherò dapprima cinque motivi per volare a Malta, vi darò un po’ di informazioni generali sul mio viaggio e qualche consiglio, mentre nell’articolo che pubblicherò domenica prossima vi elencherò dieci cose che non dovete farvi mancare se deciderete di andare nell’arcipelago maltese. Pronti? Via!

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Isola di Comino (foto: Claudia)

Perché organizzare un viaggio a Malta?

  • Perché è facile raggiungerla: con i voli della Air Malta, Alitalia o i low cost Ryanair o EasyJet in un’oretta e mezza (o meno) giungerete all’aeroporto di Luqa.
  • Perché sembra di essere a casa: i maltesi sono molto gentili e disponibili, parlano perfettamente l’inglese e molti anche l’italiano. L’ospitalità maltese è una cosa da provare.
  • Perché a Malta c’è tutto: Malta è piccina, e ancor più piccine sono le isole di Gozo e Comino, ma vi assicuro che ci sono attività per tutti i gusti e il tempo non vi basterà.
  • Perché il clima è ottimo: io sono stata a Malta dal 30 agosto al 6 settembre, ha sempre fatto bel tempo e molto caldo (max. 36° C e min. 26° C). Fa così caldo che dai tubi l’acqua non esce mai fredda!
  • Perché la Valletta è magnifica: tornerei a Malta anche solo per perderemi, ancora una volta, tra i vicoli ad osservare le casette con i balconi chiusi, le salite e discese folli, le chiese incastonate tra i palazzi e la vista sul Grand Harbour.
Com'è facile innamorarsi della Valletta (foto: Claudia)

Com’è facile innamorarsi della Valletta (foto: Claudia)

 Informazioni sul viaggio: come arrivare, dove dormire, come muoversi a Malta

Malta ha un aeroporto moderno ed efficiente che si trova a Luqa a pochi chilometri dalla Valletta, ben collegato con tutta l’isola (la linea X1 collega Luqa con il porto di Cirkewwa, dove partono tutti i traghetti per Gozo e Comino). Moltissimi voli collegano le principali città italiane con Luqa: basterà cercare quello più comodo o economico. Alcune navi arrivano alla Valletta da Pozzallo (Sicilia), non so però quanto sia agevole la traversata.

Come sempre, noi abbiamo affittato un residence, per essere liberi da ogni vincolo di orario. La scelta è caduta su Veduta Hills Complex, nel quartiere residenziale di Bahar ic-Caghaq, una zona ben collegata al nord e al sud dell’isola grazie alla capillare rete di pullman locali. L’appartamento era molto grande, pulito, dotato di cucina attrezzata, bagno privato con vasca e una camera da letto. Il tutto con due condizionatori d’aria funzionanti. Non scordate gli adattatori di corrente: hanno le spine all’inglese.

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Bahar ic-Caghaq è la frazione di Naxxar dove alloggiavamo. Il toponimo significa “mare di sassi” (foto: Claudia)

Per spostarsi a Malta potete affittare un’auto se volete provare la guida all’inglese, oppure per abbattere i costi del viaggio potete muovervi in autobus: l’abbonamento settimanale costa 21 euro e potete prendere tutti i bus sulle isole di Malta e Gozo, anche i notturni. Noi abbiamo girato Malta e Gozo con il trasporto pubblico e ci siamo trovati bene, a dispetto di ciò che si legge ovunque in rete, dove quasi tutti parlano malissimo della Malta Public Transport. Vi dò tre piccoli suggerimenti se volete girare Malta e Gozo in bus:

  • Attenzione agli orari: a volte i bus arrivano in anticipo rispetto all’orario, per non perderlo arrivate una decina di minuti prima della partenza prevista e quando arrivate a destinazione guardate subito gli orari del ritorno in modo da non dover aspettare troppo tempo alla fermata.
  • Se siete alla fermata, segnalate bene al conducente che volete salire: potreste rimanere a piedi come è successo a noi a Marsaxlokk!
  • Scaricate su smarphone o tablet l’app Tallinja per avere sempre sotto controllo l’orario del bus e i percorsi.

Cosa mangiare a Malta

Sul cosa mangiare non vi dico nulla, non ho trovato posti degni di essere menzionati e consigliati. Alla Valletta, nonostante la pizza non molto buona, la cameriera è stata così gentile da regalarmi la ricetta della bigilla uno dei loro antipasti locali: la bigilla è fatta di fave, olio, sale, peperoncino e vi assicuro che spalmata sul pane tiepido è una vera bontà. Vi posso poi consigliare i pastizzi, sfoglie ripiene di carne, formaggi o verdure, da acquistare in pastizzerja per pochissimi euro. Mangiare fuori in ogni caso non è caro come in Italia e anche nei ristoranti non mettono in conto il coperto, però richiedono una piccola mancia; nelle spiagge si trovano dei chioschi dove il cibo costa poco, ma non sempre è buono e spesso sembra industriale.

Guida turistica utilizzata per questo viaggio

Malta Guide Verdi d’Europa e del Mondo (Touring Club Italiano, ed. 2016, 23 €, 172 pagine).

Siti utili e ulteriori informazioni turistiche

http://www.visitmalta.com
http://www.visitgozo.com
http://www.maltairport.com

Vi dò appuntamento alla prossima settimana in cui vi parlerò di 10 cose da vedere durante un viaggio a Malta!

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Panorama delle campagne dell’isola di Gozo (foto: Claudia)

Lorenza Pieri | Isole minori

Inizia con una poetica descrizione della fine dell’estate il magnifico romanzo “Isole minori” di Lorenza Pieri (edizioni E/O, 207 pagine, 17 €) e io amo la fine dell’estate, per cui questo incipit mi ha colpita profondamente. Questo romanzo l’ho acquistato per puro caso, ammaliata dalla bella copertina e dal titolo evocativo: si è rivelata una delle migliori letture di quest’estate.

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Titolo: Isole minori

L’Autrice: Lorenza Pieri nasce a Lugo di Romagna e trascorre l’infanzia all’isola del Giglio. Dopo aver lavorato nell’editoria italia, oggi traduce dal francese e vive negli Stati Uniti con la famiglia. “Isole minori” è il suo romanzo d’esordio

Editore: edizioni E/O

Il mio consiglio: “Isole minori” è un romanzo che ho amato tantissimo, mi ha colpita, stregata, emozionata. Mi sono commossa alla fine, perché è successo ciò che speravo sin dalle prime pagine. Per me è un libro imperdibile

Avevamo visto i delfini la mattina. Siamo stati dietro i loro dorsi lucidi con il gozzo per una buona mezz’ora, poi andavano troppo lontano e babbo doveva rientrare. Per me era la prima volta. Era la fine di agosto del 1976. In genere la conclusione delle vacanze degli altri segnava l’inizio delle nostre. I turisti tornavano in città e noi restavamo ad aspettare con calma l’autunno dentro una stagione calda ancora lunga, e avevamo tempo e spazio tutti per noi. Fino a metà ottobre sedici di minima, ventisette di massima, mare calmo, spiagge deserte. Solo cinque tipi di rumore: acqua contro scogli, acqua contro scafi, motori a scoppio, grida di uccelli, voci umane. [Isole minori, Lorenza Pieri, citazione pagina 11]

Agosto 1976. Teresa ha sei anni e vive nell’albergo che i suoi genitori gestiscono sull’isola del Giglio. Teresa è una bambina sveglia, ma non come Caterina, sua sorella maggiore di due anni; Caterina è saccente, arrogante, vuole sempre avere l’ultima parola, e quasi sempre Teresa cade vittima degli scherzi orditi dalla sorella e ne resta fortemente spaventata. Poi ci sono i piccoli gigliesi, i bambini che giocano con loro, c’è soprattutto Pietro, un bambino che adora spaventare Teresa e spesso la porta con sé durante improbabili avventure marine.

L’isola del Giglio è un perfetto rifugio, quello scelto dai genitori di Teresa, Elena detta la Rossa per le sue idee politiche e Vittorio timido e pacioso veterinario; assieme a loro, la nonna, madre di Elena, donna forte che ha fatto la guerra ed è rimasta vedova da giovanissima. L’isola sembra lontana dai problemi della terraferma, quelli provocati soprattutto dagli attentati: sono gli Anni di Piombo, è ancora fresco nelle memorie di tutti il tragico attentato di Piazza Fontana, a Milano. E’ rimasto impresso anche nelle menti delle due bambine, in quella di Teresa in particolare.

Quando il governo italiano decide di deportare i due attentatori di Piazza Fontana, Freda e Ventura, proprio sull’isola del Giglio, Elena la Rossa si mette alla guida di un comitato che non vuole assolutamente i due criminali nel proprio territorio.

Da questo punto, dalla fine dell’estate del 1976, inizia la vicenda della famiglia di Teresa, narrata in prima persona da lei stessa adulta. Come in ogni famiglia, ci sono contrasti, problemi, liti e riappacificazioni. Il tempo però guasta alcuni rapporti, soprattutto quelli tra personaggi più orgogliosi. Trascorrono le estati, i freddi e umidi inverni; Caterina va a studiare in un collegio vicino a Firenze e poi vola a Parigi; Teresa vive confusamente la sua condizione di gigliese, lei in fondo non lo è, pur essendo nata lì.  Perché tutto sommato, il Giglio è come un cordone ombelicale difficile da recidere.

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Giglio porto (fonte: Lorenzo G, Wikipedia CC BY 2.0)

Io non sono più gigliese, forse non lo ero mai stata, perché anche quando ci vivevo ero comunque figlia di forestieri. Col passare degli anni e con l’assenza prolungata ho fatto sempre più fatica a essere riconosciuta. Sono cambiata molto. Ma c’è qualcosa di più, che ha a che fare con la mia natura. Caterina se la ricordano tutti, è rossa di capelli, è uguale a mamma; io, se non sono con lei, posso essere chiunque.  [Isole minori, Lorenza Pieri, citazione pagina 129]

Come dicevo, la narrazione in prima persona è affidata ad una Teresa ormai adulta, che si guarda indietro e rievoca la sua infanzia e adolescenza gigliese e racconta degli anni successivi, sino alla drammatica notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012.

Il racconto scorre con naturalezza, diventa facile per il lettore appassionarsi alle vicende della famiglia di Teresa: viene voglia di prendere a ceffoni quell’insolente di Caterina, e viene voglia di dire all’amico Pietro di mettere da parte l’orgoglio e di fare pace con Teresa. Insomma, “Isole minori” è un romanzo che mi ha fortemente coinvolta, soprattutto dal punto di vista emotivo proprio quando Teresa adulta racconta i fatti di quella notte di gennaio.

Il finale, commovente, è quello che mi aspettavo per cui non posso che consigliare la lettura di questo bellissimo affresco famigliare, questi personaggi che attraversano circa quarant’anni di storia italiana, in buona parte vissuti nella piccola isola del Giglio. Imperdibile e commovente, davvero.

Provai a chiudere gli occhi per qualche secondo. Quando li riaprii era ancora tutto lì (…) Ma qualcosa era cambiato per sempre. L’anello che mi legava all’infanzia si era spezzato. La nostalgia, la barca con Vittorio, le corse in spiaggia con Caterina e Irma, la Rossa nella sezione del Pci, i bagni di notte, (…) Seppi che ero lì e che non potevo fare altro che guardare avanti. Gli strinsi la mano libera dentro la tasca, all’improvviso si era alzato il vento. [Isole minori, Lorenza Pieri, citazione pagina 207]