Yeonmi Park | La mia lotta per la libertà

Scrivere di libri qualche volta è davvero difficile. Cosa aggiungere a proposito de “La mia lotta per la libertà” di Yeonmi Park (Bompiani, trad. V. Raimo, 298 pagine, 18 €)?, ogni parola mi sembra superflua, però ne voglio parlare perché la storia della famiglia Park mi ha toccato il cuore, mi ha raccontato cose che non conoscevo, mi ha commossa e fatta arrabbiare. E soprattutto, mi ha fatto capire, ancora una volta, quanto io sia contro ogni forma di dittatura.

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Titolo: La mia lotta per la libertà

L’Autrice: Yeonmi Park è nata a Hyesan, Corea del Nord, nel 1993. Nel 2007, assieme alla mamma, oltrepassa il fiume Yalu e fugge in Cina. Dopo diverse peripezie raggiunge la Corea del Sud. Oggi è attivista per i diritti umani

Traduzione dall’inglese: Veronica Raimo

Editore: Bompiani

Il mio consiglio: tutti noi dobbiamo conoscere le storie come quella di Yeonmi, per capire cosa significa privare un essere umano della propria dignità, dei propri diritti fondamentali e per essere contro ogni forma di dittatura

Ero una bambina caparbia, forse perché avevo sempre dovuto lottare tanto per ottenere qualcosa. Volevo a tutti i costi imparare a leggere, così mi sforzavo per cercare di dare un senso a quei caratteri che fluttuavano sulla pagina. Quando era a casa, a volte mio padre mi prendeva in grembo e mi leggeva i libri per bambini. Adoravo le storie, ma gli unici libri disponibili in Corea del Nord venivano pubblicati dal governo ed eranoa  sfondo politico. Al posto delle fiabe di paura, avevamo dei racconti ambientati in un posto turpe e disgustoso chiamato Corea del Sud, dove i bambini senza casa giravano a piedi scalzi a chiedere l’elemosina per strada. Non avevo mai realizzato, prima di arrivare a Seoul, che in realtà quei libri descrivevano la vita in Corea del Nord. Ma era impossibile per noi vedere oltre la propaganda. [La mia lotta per la libertà, Yeonmi Park, trad. V. Raimo]

Nei primi Anni Novanta a Hyesan, Corea del Nord, nascono Yeonmi ed Eunmi, figlie di Park Jin Sik e Keum Sook. Park Jin Sik sbarca il lunario contrabbandando e rivendendo illegalmente merce che giunge nella Corea del Nord dalla Cina, mentre la madre Keum Sook aveva inizialmente lavorato in una ditta di prodotti chimici per poi passare anche lei al contrabbando di merci e metalli.

La vita nella Corea del Nord è tutt’altro che semplice, fatta di alti e bassi, e nel romanzo viene descritta bene. I primi ricordi di Yeonmi sono legati al freddo e al buio: gli inverni nella Corea del Nord sono rigidi, soffiano i venti freddi dalla Cina, nevica parecchio e spesso la temperatura scende di decine di gradi sottozero. Pochi sono i nordcoreani che possono permettersi il riscaldamento in casa: i combustibili sono molto costosi, le candele sono beni di lusso e persino la luce va e viene.

Nella Corea del Nord bisogna essere fedeli al Partito e adorare i Kim, la dinastia di leader nordcoreani nata all’indomani dalla suddivisione delle due Coree. Il primo fu Kim-Il Sung il Grande Leader, seguito da Kim Jong-il noto come il Caro Leader, morto di recente e sostituito da Kim Jong-un. Ai bambini vengono raccontate cose magiche sui Kim, tra le quali che essi possano leggere nei pensieri di tutti i nordcoreani e che il Caro Leader sia nato su una montagna incantata, che abbia scritto 150 libri in tre anni e che voglia solo il bene per il suo popolo. Certe parole, nella Corea del Nord, assumono significati diversi rispetto al resto del mondo: l’amore, per esempio, si manifesta in un solo modo, quello devozionale verso i membri della famiglia Kim

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La divinizzazione dei Kim: a fianco della statua del “Grande Leader” Kim il-sung è stata installata quella del figlio il “Caro Leader” Kim Jong-il (fonte: Nicor, Wikipedia CC BY-SA 3.0)

In Corea del Nord, il regime non vuole che pensi, e odia le sottigliezze. Tutto è o bianco o nero, con nessuna sfumatura di grigio. Per esempio, in Corea del Nord l’unica forma di amore che puoi descrivere è quella per il leader; (…) [La mia lotta per la libertà, Yeonmi Park, trad. V. Raimo]

Yeonmi, senza pietismi, racconta quanto più di incredibile ci possa essere: cose accadute durante la grande carestia, la gente che moriva di fame e di stenti per le strade e finiva mangiata dagli animali selvatici; Yeonmi parla di un Paese che non produce quasi nulla, dell’assenza dei fertilizzanti e del “furto del contenuto delle latrine“, perché gli escrementi poteva essere rivenduti a caro prezzo. Gli ospedali che versano in condizioni disastrose, dove mancano disinfettanti, medicinali e dove le siringhe vengono riutilizzate molte volte, dove i cadaveri vengono lasciati nel cortile con le orbite vuote mangiate dai ratti, in attesa che qualcuno del governo venga a raccoglierli. Polizia, medici, insegnanti, funzionari governativi, commercianti, tutti avvolti da una spirale di corruzione. Un Paese totalmente allo sbando, dove gli esseri umani non vengono considerati tali, ma sono semplicemente dei robot programmati per adorare e glorificare il regime dei Kim e i loro leader. Tutto questo accedeva nei prima Anni Duemila.

Forse, davvero nel profondo, sapevo che c’era qualcosa di sbagliato. Ma noi nordcoreani siamo abilissimi a mentire, perfino a noi stessi. I bambini morti di freddo, abbandonati nei vicoli dalle loro madri quasi uccise dalla fame, non rientravano nella mia visione del mondo, quindi non riuscivo a gestire e comprendere ciò che vedevo. Era normale scorgere dei cadaveri tra i cumuli di immondizia, cadaveri che galleggiavano nei fiumi, ed era normale andare avanti e non fare nulla quando uno sconosciuto gridava aiuto [La mia lotta per la libertà, Yeonmi Park, trad. V. Raimo]

Proprio come Winston Smith, protagonista del romanzo “1984” di George Orwell, il padre di Yeonmi capisce che non c’è nessuna speranza nella Corea del Nord: questa non è la vita che lui vuole per sua moglie e le sue due figlie. Così, racimolando denaro e corrompendo guardie di frontiera, Yeonmi e la mamma riescono ad attraversare il fiume Yalu e raggiungere la Cina.

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La città nordcoreana di Hyesan vista dalla città cinese di Changbai. Il fiume Yalu è il confine naturale tra la Nord Corea e la Cina (fonte: Wikipedia CC BY-SA 3.0)

La Cina si rivela un incubo per Yeonmi e sua madre, l’attivista racconta cose tremende, violenze che a rievocarle sono costate lacrime e disperazione. Ma la fortuna è dalla parte di Yeonmi, almeno una volta, e non senza difficoltà riesce a raggiungere la Mongolia e a chiedere asilo politico in Corea del Sud. Qui, nella terra dei nemici dei Kim, Yeonmi scopre cosa significa davvero vivere.

Tutto, persino le emozioni umane più elementari, deve essere insegnato. Cominciavo a capire che non si può davvero crescere e imparare se non si ha un linguaggio all’interno del quale crescere. Sentivo il mio cervello prendere letteralmente vita, come se dei nuovi sentieri si illuminassero in luoghi che erano stati oscuri e desolati. La lettura mi stava insegnando cosa significasse essere vivi, essere umani. Lessi i classici (…) Il vero punto di svolta lo raggiunsi però con la scoperta de La fattoria degli animali di George Orwell (…) Sembrava che Orwell sapesse esattamente da dove venivo e cosa avessi passato. La fattoria degli animali era la Corea del Nord e lui stava descrivendo la mia vita (…) Ridurre l’orrore della Corea del Nord a una semplice allegoria annullò il potere che esercitava su di me. Aiutò a rendermi libera [La mia lotta per la libertà, Yeonmi Park, trad. V. Raimo]

Questa è la storia di Yeonmi e della sua famiglia. E’ la storia di un popolo oppresso da più di cinquant’anni da una dittatura feroce e cruenta. Qui vengono raccontate cose incredibili, impossibili da accettare. In questo libro troverete l’orrore, la tortura, la prigionia, la miseria, la povertà, la fame, insomma la quotidianità di coloro che vivono in trappola in un Paese che è in realtà un inferno. Questa è la storia di Yeonmi e della sua famiglia, del coraggio che si scopre di avere quando si decide di scappare, di cosa succede quando si cade dalla padella alla brace, di cosa accade quando a quasi vent’anni si scopre un mondo completamente nuovo e ci si rende conto di essere vissuti in un universo di menzogne e bugie.

“La mia lotta per la libertà” di Yeonmi Park è un libro da leggere, da sottolineare e da rileggere, per dire ‘no’, sempre e per sempre, ad ogni forma di oppressione e dittatura.

Non è il mio genere! | Chiacchierando di… Gialli e thriller

Sabato 26 novembre alla Libreria Sulla Parola di Caluso (TO) Elisa La lettrice rampante ed io abbiamo dato il via all’evento “Non è il mio genere! … e invece (forse) sì!“. Grandi protagonisti, come sempre, i libri e in questo primo appuntamento in particolare i romanzi gialli e thriller.

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C’è stata notevole partecipazione ed entusiasmo, perché il genere giallo solitamente è molto apprezzato: io stessa qualche anno fa leggevo prevalentemente romanzi gialli e thriller.

Durante l’incontro di sabato ci siamo scambiati consigli di lettura, suggerimenti e come sempre abbiamo scoperto qualcosa che non conoscevamo. Abbiamo inoltre parlato di cos’è un giallo, come funziona, quali sono i meccanismi che lo regolano e abbiamo provato a capire perché sia uno dei generi più amati dai lettori.

Arriviamo quindi all’elenco dei consigli di lettura che sono arrivati fisicamente in libreria portati dai numerosi lettori e on line da chi non ha potuto partecipare:

Antonio Manzini – Pista nera; La costola di Adamo; Non è stagione; Era di maggio; 7-7-2007 (Sellerio)

Gianni Farinetti – Il ballo degli amanti perduti (Marsilio)

Brigitte Aubert – Favole di morte (Voland)

Ariel Magnus – Un cinese a Buenos Aires (gran vía edizioni)

Agatha Christie – Dieci piccoli indiani (Mondadori)

Davide Bacchilega – Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati (Las Vegas edizioni)

Alice Basso – L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome; Scrivere è un mestiere pericoloso (Garzanti)

Eduardo A. Sacberi – Il segreto dei suoi occhi (BUR)

Fredrick Forsyth – Il quarto protocollo (Mondadori)

Anthony Zuiker – Level 26 (Sperling & Kupfer)

Fred Vargas – I tre evangelisi (Einaudi)

Guillelmo del Toro – La progenie; Trilogia di Nocturna (Mondadori)

Linda Castillo – Tra i malvagi (Time Crime)

Macchiavelli & Guccini – Appennino di sangue (Mondadori)

Jeffery Deaver – La figlia sbagliata (Rizzoli)

Chevy Stevens – Scomparsa; Il passato di Sarah (Fazi)

Antonio Fusco – La pietà dell’acqua (Giunti)

Qui Xiaolong – Di seta e di sangue (Marsilio)

Derek Raymond – Il mio nome era Dora Suarez (Meridiano Zero Noir)

Alessandro Baricco – Mr Gwyn (Feltrinelli)

Eraldo Baldini – Bambini, ragni e altri predatori (Einaudi)

Gioacchino Criaco – Anime nere; Anime nere reloaded (Rubettino)

Inoltre, vengono citati e consigliati i romanzi dei seguenti Autori e Autrici: Margherita Oggero, Jo Nesbø, Carlos Ruiz Zafon, Camilla Lackberg, Simenon, Izzo, Massimo Carlotto, Angela Marsons, Faye Kellerman, Robert Galbraith Massimo Lugli.

*

Il prossimo appuntamento è per il 14 gennaio 2017 e ci incontreremo per chiacchierare e consigliare raccolte di racconti, un genere decisamente bistrattato in Italia, ma che personalmente io amo molto.

Non vi resta che seguirci, sui rispettivi blog e sulle nostre pagine Facebook: Libreria Sulla Parola, La lettrice rampante e Il giro del mondo attraverso i libri.

Book Bloggers Blabbering || Intervista a Claudia de Il giro del mondo attraverso i libri

Fabrizia del blog “Il mondo urla dietro la porta” mi intervista nell’ambito del progetto del Book Bloggers Blabbergin ideato da Claudia Maltese (a clacca piace leggere).

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Da un’idea di Clacca aka Claudia Maltese è nato ufficialmente il BBB (Book Bloggers Blabbering). Cos’è? 11 blogger si raccontano. Ogni settimana una di loro verrà intervistata da un’altra blogger e ospitata ogni volta sulla sua pagina. Vi terremo compagnia 11 settimane per scoprire qualcosa di più sui bookblog e soprattutto sulle loro creatrici!

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Quando ho letto che Claudia ha visitato circa settanta paesi attraverso le sue letture, ho pensato a quanto fosse unica la sua impresa e a quanta passione ci fosse dietro. Dall’altra ho pensato che Il giro del mondo attraverso i libri è la dimostrazione che l’editoria italiana è un mondo vastissimo, in continua espansione e incredibilmente variegato. Tutto questo con tutti i difetti che ne conseguono, come i periodi d’esplosione di novità librarie che gareggiano sugli scomparti senza mai ottenere la visibilità meritata.

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Brian K. Vaughan e Steve Skroce | Sentinelle d’inverno

Qualche anno fa, in attesa di una lezione io e i miei compagni di università ci domandammo per quale motivo avrebbe potuto – in un remoto futuro – estinguersi l’Homo sapiens. Un compagno sosteneva che un virus ci avrebbe uccisi, un’altra disse che ci sarebbe stata una guerra atomica, un altro era convinto che avremmo lottato all’ultimo sangue per il petrolio, infine io dichiarai che ci saremmo fatti la guerra per il controllo delle sorgenti d’acqua.

Lì per lì i miei amici rimasero un po’ spiazzati: l’acqua, che banalità. Sì, ma senza acqua non c’è vita, è banale, ma è così. Per l’acqua gli Stati Uniti d’America potrebbero anche invadere e guerreggiare contro il Canada, perché no? Lo spettacolare fumetto “Sentinelle d’inverno” di Brian K. Vaughan e Steve Skroce (BAO Publishing, traduzione dall’inglese di Michele Foschini, 19 €) racconta proprio di questo.

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2112, Ontario, Canada. Durante un bombardamento ad opera della U.S.A.F., gli Stati Uniti d’America, muoiono i genitori di Amber e Thomas. I due bambini sono costretti a scappare e a cercare un luogo sicuro e soprattutto lontano dagli americani.

2124 Yellowknife, Canada del Nord-Ovest. Sono ormai anni che gli Stati Uniti d’America sono in guerra con il Canada, invadendone territori, massacrando i civili e cercando di accapparrarsi le risorse naturali canadesi. Amber, ora adulta, vaga sola per le foreste innevate e si imbatte in un gruppo di civili che si definisco Freedom Fighter del Grande Nord Bianco, ovvero uomini e donne che lottano per ricacciare indietro gli americani e vedere il Canada libero.

Amber, che non ha nulla da perdere, si unisce a loro e decide di combattere per liberare il Canada dagli invasori. E’ una guerra senza esclusioni di colpi: le armi sono sofisticatissime e precise, i metodi di interrogatorio e tortura dei prigionieri sono spietati perché psicologici. Durante un attacco, alcuni membri dei Freedom Fighter restano uccisi e il Capo viene catturata. E’ l’inizio della fine, l’inizio di un’azione dove non si deve sbagliare nessuna mossa se si vuole salvare la propria Patria.

13925736_10154443762023724_191669215397290756_oSentinelle d’inverno” è una graphic novel dai disegni perfetti: ogni dettaglio viene realizzato con la minima precisione, e solamente sfogliandolo ci si rende conto che una lettura come questa rappresenta una totale immersione nella vicenda narrata.

Le tavole, tutte a colori, si susseguono in un crescendo narrativo dove il pathos aumenta, pagina dopo pagina. Ci sono diversi salti temporali, che aiutano il lettore a comprendere soprattutto il complesso e bellissimo personaggio di Amber.

La sceneggiatura e i dialoghi sono trascinanti, degni di un film hollywoodiano, dal ritmo incalzante e ipnotico.

Oltre ai colpi di scena, alle rivelazioni, al ritmo narrativo serrato, c’è anche spazio per una più profonda riflessione. Anzi, sono molteplici i piani di lettura, per chi non vuole semplicemente soffermarsi sulla spettacolare storia.

Anzitutto, con quale diritto uno Stato ne invade un altro? In nome di che cosa, precisamente? In “Sentinelle d’inverno” sono gli statunitensi ad aver invaso i canadesi, fingendo di essere attaccati e quindi di aver risposto alla falsa provocazione.

Un po’ come spesso è successo (l’inizio della Guerra d’Inverno tra Russia e Finlandia) e come certamente accade ancora. E nella realtà, troppo spesso proprio gli Stati Uniti d’America hanno attaccato altri Paesi del mondo, facendo piovere bombe “intelligenti” e uccidendo centinaia di civili innocenti.

In secondo luogo, questa raccontata nella graphic novel di Vaughan e Skroce è una guerra che viene scatenata soprattutto per la corsa alle risorse naturali, la cui più importante è l’acqua. Dopo aver sovrasfruttato ogni singola risorsa, gli statunitensi si sono rivolti ai vicini canadesi, ben più ricchi di acqua avendo gestito in modo sensato e corretto le risorse.

Sentinelle d’inverno” è un fumetto di fantascienza, ambientato in un lontano e davvero molto ipotetico futuro, ma non è poi così improbabile che tra qualche secolo l‘Homo sapiens si farà la guerra, non più per conquistare regni e territori come nel Medioevo, bensì per accaparrarsi l’ultima sorgente di acqua potabile del pianeta.

Gianluca Serra | Salam è tornata

Ho una formazione scientifica, così quando tra la moltitudine di libri che vengono pubblicati ne trovo uno che parla di scienze naturali lo leggo sempre volentieri. “Salam è tornata” di Gianluca Serra (Exòrma edizioni, 238 pagine 15.90 €) narra la vicenda legata alla scoperta di una colonia di ibis eremita in prossimità delle rovine di Palmira, ma è anche un’interessante riflessione sulla Siria e i cambiamenti climatici, sul nostro ruolo a proposito della conservazione della natura e sulle scelte che in futuro saremo costretti a prendere.

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Titolo: Salam è tornata

L’Autore: Gianluca Serra è biologo e ricercatore. Ha condotto ricerche e partecipato a progetti dapprima in Italia e poi nel resto del mondo. Ha vissuto diviso tra la Siria e l’Italia per dieci anni per studiare i voli migratori dell’ibis eremita per conto delle Nazioni Unite. Allo scoppio della guerra civile siriana si è trasferito in Polinesia per studiare il manumea, un uccello tropicale incapace di volare

Editore: Exòrma edizioni

Il mio consiglio: “Salam è tornata” è un libro per chi è curioso di conoscere meglio la natura che ci circonda, per chi vuole immaginare com’era la Siria prima della guerra e per chi si pone delle domande sul futuro del pianeta Terra

Catturammo, incolume, il primo ibis. Una bellissima femmina che chiamammo Salam. Nelle settimane successive catturammo altri due adulti: una femmina, Zenobia (la leggendaria regina di Palmira), e un imponente maschio che battezzammo col nome di Sultan. Il marcaggio dei tre volatili con i trasmettitori satellitari, dentro la tenda, fu magistralmente eseguito a tempo di record da parte di Lubo (…) A quel punto non dovevamo aspettare altro che l’inizio della migrazione, ormai prossima. Non stavo nella pelle. La rotta migratoria di questi animali era sempre rimasta un grande mistero dell’ornitologia mediorientale. Per la prima volta eravamo sul punto di svelarlo [Gianluca Serra, Salam è tornata ]

Quando l’ornitologo Gianluca Serra arriva per la prima volta in Siria, ne resta affascinato: i palazzi nuovi nascono e crescono insensatamente come funghi, a dispetto di qualsiasi piano regolatore; i soldati frontalieri sono armati ma indossano le ciabatte; il divario sociale è abissale, si va dal lusso più sfrenato alla povertà assoluta; Damasco, la capitale, è una città caotica e invivibile. Però, Palmira è bellissima. Il deserto è magnifico, con quel buio totale e un infinito numero di stelle.

E’ il 2001 e la Siria esce da una lunga dittatura ma quella che ora si definisce ‘repubblica’ in realtà non lo è. Gianluca Serra non è interessato alla politica (anche se con i politici, quasi sempre corrotti e incompetenti, avrà a che fare), ma è a capo di un progetto per la conservazione dell’avifauna del deserto siriano e non lontano dall’antica città di Palmira fa una scoperta incredibile, grazie alle informazioni degli abitanti del luogo: trova una colonia di ibis eremiti uccelli già sacri agli egizi che dal Medio Oriente si credevano assenti dagli Anni Trenta.

Gianluca Serra avvia il progetto di studio degli ibis, in particolare è interessato alla loro rotta migratoria: gli ibis vivono in Siria solo una parte dell’anno, poi volano verso sud. Non senza difficoltà, Gianluca Serra assieme ai suoi collaboratori riesce a marcare tre esemplari – Salam, Zenobia e Sultan – e, con grande emozione, a scoprire il luogo dove gli ibs vanno a trascorrere la seconda metà dell’anno: sorvolano la penisola arabica e giungono in Etiopia, attraversando in volo il Golfo di Aden.

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Ibis eremita (fonte: Rapha Hell, Wikipedia CC BY-SA 3.0)

Sulle falesie a nord di Palmira, gli ibis usavano sempre le stesse nicchie per nidificare. Ma anche in Etiopia si piazzavano ogni anno sullo stesso albero di eucalipto come posatoio per notte (…) Per tre anni di seguito abbiamo osservato questi intrepidi volatili scegliere immancabilmente sempre lo stesso albero. Più che migrare tra Siria ed Etiopia, sarebbe stato più appropriato dire che si spostavano due volte l’anno tra un albero specifico dell’acrocoro etiopico, proprio quello, e la nicchia di una falesia del deserto palmiriano, separati da tremiladuecento chilometri. Attraversando, per ben due volte, una decina di paesi tra i più problematici del mondo [Gianluca Serra, Salam è tornata ]

Salam è tornata” è un libro scritto in modo scorrevole e con un linguaggio divulgativo comprensibile anche a chi non è esperto di scienze naturali, avifauna o migrazioni. La storia di Salam, Zenobia e Sultan – rappresentanti degli ibis eremiti – si lega in modo indissolubile e drammatico con le vicende storiche della Siria: Gianluca Serra, infatti, parla anche del contesto storico siriano, dell’apparente fine della dittatura del generale Hafiz al-Assad, di come si è arrivati alla finta repubblica del maresciallo Bashar al-Assad, fino alle gravi instabilità che hanno portato alla guerra civile che conosciamo tutti.

Il ritratto della Siria fatto da Serra è un mosaico di contrasti, di situazioni sull’orlo del baratro: la ricchezza non equamente distribuita, palazzi lussuosi contro baracche di lamiera, l’informazione controllata, la classe politica corrotta, le crudeltà contro gli oppositori politici, la mukhabarat ovvero la polizia siriana che non va per i sottile e lo spettro della dittatura mai scomparsa del tutto.

Il messaggio contenuto in queste pagine è molto forte: la conservazione dell’ambiente è necessaria e fondamentale, per non generare disparità e portare un Paese sull’orlo della guerra, come il caso della Siria. Ogni ambiente naturale è il risultato di un equilibrio preciso e delicatissimo, di un’evoluzione che dura da milioni di anni e oggi una sola specie – Homo sapiens – è la maggior responsabile di una grande quantità di estinzioni.

Oltre alle estinzioni, già di per sé drammatiche, la modificazione dell’ambiente naturale può provocare conflitti e tensioni sociali: i disordini sociali nati nel 2011 in Siria, repressi nel sangue e poi sfociati nella guerra civile (2011 – oggi), sono dovuti all’insensato sovrasfruttamento delle risorse naturali (pascoli, acqua, terreni) e alla desertificazione con conseguente crisi ecologica.

La desertificazione ha distrutto i fertili pascoli delle pianure lungo l’Eufrate e i pastori nomadi sono dovuti andare nelle città, per sopravvivere, diventando stanziali. Qui, relegati ai margini, hanno vissuto in grave povertà e disagio, sfociato appunto nelle rivolte che vedevano come modello gli altri Paesi investiti dalle “Primavere arabe”.

Non è semplice, ma la rotta è invertibile. E’ possibile cambiare, fermarsi e anteporre al lucro il benessere dell’ambiente. Se non si inverirà questa tendenza, i nostri pronipoti dovranno risolvere problemi molto seri e prendere decisioni importanti. Sempre più specie animali e vegetali spariranno prima di essere scoperte e classificate, sempre più persone vivranno in povertà estrema e gli ibis eremiti non torneranno nelle loro amate falesie presso Palmira.

Li Kunwu e Philippe Ôtié | Una vita cinese. Il tempo del padre

Appassionata di storia quale sono, quando add editore mi ha presentato la loro ultima novità in uscita della collana Asia – e prima graphic novel del loro catalogo – ho accettato con entusiasmo la proposta. “Una vita cinese. Il tempo del padre” disegnata dall’illustratore cinese Li Kunwu e scritta con il francese Philippe Ôtié (add editore, 256 pagine, 19.50 €) è il primo di una serie di tre volumi autobiografici: una storia toccante, forte, che fa riflettere e che presenta in modo chiaro e preciso la situazione della Cina dagli Anni Cinquanta fino alla morte di Mao Zedong.

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Titolo: Una vita cinese. Il tempo del padre

Gli Autori: Li Kunwu un cartoonist nato nel 1955 nella provincia dello Yunnan in Cina. Philippe Ôtié ha vissuto in Asia per più di dieci anni, lavorando in ambito economico e bancario. La passione per il fumetto e la conoscenza del mandarino l’hanno portato a lavorare alla sua prima opera, co-firmata da Li Kunwu

Traduzione dal francese: Giovanni Zucca

Editore: add editore

Il mio consiglio: “Una vita cinese. Il tempo del padre” è un’ottima graphic novel che presenta con precisione e fedeltà un pezzo drammatico della storia cinese. Consigliatissimo agli appassionati di storia, di fumetti e ai ragazzi giovani

Compagni! E’ già un anno che il Partito, dopo aver trionfato sui diavoli giapponesi, ha ricacciato in mare i reazionari del Kuomintang! Ci siamo lasciati alle spalle dodici anni di guerre e sofferenze. Ora è il tempo della pace. Il tempo della nuova Cina! Il presidente Mao ce l’ha detto: “E’ su una pagina bianca che si scrivono le più belle poesie”. Ve lo dico anch’io, la Cina è una pagina bianca sulla quale il partito e il popolo scriveranno una storia grandiosa… [Una storia cinese, L. Kunwu, P. Ôtié, trad. G. Zucca]

Il grande timoniere Mao Zedong è da un anno circa al potere, quando il segretario Li incontra Xiao Tao e decide di sposarla. Dal loro matrimonio nascono due figli, Li Kunwu e Meimei. Attraverso le tavole dello stesso Li Kunwu, il lettore riesce a percepire bene come l’avvento del comunismo e di Mao Zedong abbia profondamente e irrimediabilmente cambiato la vita del popolo cinese.

Li Kunwu è un bambino che non conosce altro che la divinizzazione del presidente Mao: vengono cantate delle canzoni in onore del grande timoniere, vengono mandate a memoria le sue citazioni contenute nel Libretto Rosso e Lei Feng, un personaggio controverso e forse mai esistito davvero, viene dato ai bambini come modello di eroe da seguire.

Ogni simbolo della Cina imperiale deve essere cancellato, ogni retaggio della mentalità medievale deve essere distrutto e abbattuto: per gli anziani cresciuti in quella che ora sembra un’epoca lontana, è molto difficile da accettare. Come Nainai l’anziana donna che cura Li Kunwu e la sorellina: lei è nata quando ancora si fasciavano i piedi alle bambine e si raccontavano storie bizzarre di creature in grado di balzare sulla Luna.

Il regime di Mao è un castello di carte fatto di bugie: ogni giorno vengono emesse dal partito centrale informazioni fasulle e tendenziose, alle quali ogni cinese (o quasi) crede, compreso il piccolo Li Kunwu. Le produzioni di acciaio e di cereali sono in costante aumento e di questo passo la Cina avrebbe potuto compere con il resto del mondo.

… l’amore materno e paterno non vale l’amore del presidente Mao… [Una storia cinese, L. Kunwu, P. Ôtié, trad. G. Zucca]

Con le folli iniziative legate al Grande balzo in avanti, Mao porta la Cina sull’orlo della capitolazione: muoiono di fame milioni di persone. Anche la famiglia di Li Kunwu è alle strette, ma grazie alla generosità di amici e parenti, riescono a sopravvivere alla grave carestia.

Ma quando si pensava che non ci potesse essere nulla di peggio del Grande balzo in avanzo, ecco le Guardie Rosse e la Rivoluzione culturale. Così, mentre il segretario Li inizia ad avere dei dubbi su Mao e sul governo, la figlia Mei mei viene mandata a lavorare in campagna e Li Kunwu è sempre più coinvolto dalla follia di Mao tanto da diventare Guardie Rosse custodi della Rivoluzione.

Le Guardie Rosse erano numerose, giovani e impetuose… Come soldati di un’armata celeste, armati dell’onniscente libretto rosso, si lanciarono senza alcun freno nella grande impresa per la quale erano stati prescelti dal loro padre, il presidente Mao. Dal centro di Pechino fino ai villaggi più remoti del Paese, la Rivoluzione culturale dilagò con la rapidità di un lampo [Una storia cinese, L. Kunwu, P. Ôtié, trad. G. Zucca]

Una vita cinese. Il tempo del padre” è l’autobiografia del cartoonist cinese e la biografia di suo padre Li. Benché la storia sia vista attraverso gli occhi di un bambino innocente, non vengono risparmiate le descrizioni delle crudeltà e della politica completamente folle e insensata di Mao.

I dialoghi e le spiegazioni sono sono molto precisi e realistici, permettono con facilità di immergersi completamente nella storia. I disegni sono tutti in bianco e nero e a tratti sembrano solo delle bozze, ma trasmettono un grande senso di coinvolgimento. Quella di Li Kunwu è una graphic novel che tocca temi importanti, occorsi nemmeno troppo tempo fa, utili per capire la Cina di oggi e rinfrescare la memoria su quello che può succedere quando un solo uomo riesce a prendere il potere e a tenere in scacco milioni di persone.

Presidente Mao… le tue parole di cui ero impregnato e che declamavo con orgoglio… il tuo volto che ho disegnato e dipinto così tante volte… che cos’avevi fatto di me? Di noi? [Una storia cinese, L. Kunwu, P. Ôtié, trad. G. Zucca]

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Per approfondire la storia cinese, leggi anche la mia recensione al romanzo Cigni selvatici. Tre figlie della Cina di Jung Chang (TEA)

Antonio Manzini | Pista nera

Se ho letto “Pista nera” di Antonio Manzini (Sellerio, 275 pagine, 13 €) è grazie al consiglio di Elisa La lettrice rampante e di una delle istruttrici che lavora nella palestra che frequento. Le ringrazio entrambe perché grazie al loro consiglio ho potuto leggere un libro divertente, scorrevole e simpatico.

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Titolo: Pista nera

L’Autore: Antonio Manzini è attore, sceneggiatore e scrittore. La serie del vicequestore Rocco Schiavone è nata con “Pista nera” e prosegue con altri romanzi tutti editi da Sellerio

Editore: Sellerio editore Palermo

Il mio consiglio: “Pista nera” di Antonio Manzini è un giallo decisamente godibile, divertente e scorrevole. Irrinunciabile per chi, come me, è appassionato o ama la Valle d’Aosta

Che avevano? Un corpo semiassiderato sotto una decina di centimetri di neve. Chiamarlo corpo era un eufemismo. Una volta forse lo era. Un pasticcio di carne, nervi e sangue maciullati dalle frese del gatto delle nevi. E intorno c’erano piume. Dappertutta. Il vicequestore si strinse nel loden. Il vento, anche se lieve, penetrava nel bavero e gli accarezzava il collo lasciando una scia di peli sull’attenti come soldati schierati davanti a un generale (…) Chino sul morto c’era Alberto Fumagalli. L’anatomopatologo di Livorno, che con una penna smuoveva i piccoli lembi della giacca a vento del poveraccio. Il vicequestore si avvicinò senza salutarlo. Da quattro mesi, giorno del loro primo incontro, non lo facevano. Perché cominciare adesso? [Pista nera, Antonio Manzini]

Il vicequestore Rocco Schiavone è originario di Roma ma da quattro mesi è in servizio ad Aosta: ora ha un nuovo caso tra capo e collo, nel paesino di Champoluc durante la sistemazione delle piste della Monterosa Ski, il gatto delle nevi guidato da Amedeo Gunelli trancia di netto qualcosa disteso sulla neve. Si tratta del corpo di un uomo, Leone Miccichè, siciliano di origine e proprietario con la moglie valdostana, Luisa Pec, di un bellissimo chalet rifiugio a Cuneaz, sopra Champoluc, in val d’Ayas.

Schiavone viene portato su a Champoluc, quella fredda notte di febbraio (“… che freddo di merda!“), dalla BMW del collega Italo Pierron. Lo spettacolo che si apre sulla pista è raccapricciante: i resti del povero Leone sono sparsi ovunque, fresati dai cingoli del gatto delle nevi, e Alberto Fumagalli, l’anatomopatologo, è già al lavoro per capire se il poveretto fosse già morto o ancora vivo al momento dell’incidente.

Il vicequestore Schiavone ricerca indizi, informazioni, registra dettagli, ascolta il ragazzo che ha investito il corpo, il capo dei gattisti e tutto il personale della scuola di sci. Tassello dopo tassello, a volte con pazienza a volte gridando e insultando, spesso con metodi poco ortodossi, Rocco Schiavone giunge all’incredibile soluzione del giallo.

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Salendo a Chamois, Valle d’Aosta (foto: Claudia)

Pista nera” è il primo romanzo di Antonio Manzini che vede il vicequestore Rocco Schiavone come protagonista: Rocco è burbero, violento, amante delle belle donne, corrotto, senza peli sulla lingua, e a sentirne parlare così potrebbe quasi sembrare antipatico. Invece è un personaggio che ispira simpatia, con i suoi modi fare poco ortodossi (se leggerete il libro capirete) e con le battute al vetriolo ai suoi uomini della polizia.

E’ un personaggio decisamente riuscito perché è molto umano, non è perfetto, anzi è pieno di difetti più o meno importanti, proprio come ogni persona di questo mondo. Rocco Schiavone è molto bravo nel suo lavoro – anche se spesso sembra odiarlo, il fatto che sia un poliziotto – e riesce a mettere insieme gli indizi, i dettagli, riesce a leggere le persone, quando tentano di mentire e quando invece dicono la verità.

Il romanzo “Pista nera” mi è piaciuto per come è stato raccontato, sempre con leggerezza anche nei momenti più cruenti e drammatici. Mi è piaciuta moltissimo l’ambientazione, perché io amo la Valle d’Aosta, adoro la cittadina di Aosta e il paesino di Champoluc in particolare per un motivo puramente sentimentale legato al ricordo dei miei nonni. Poi, è un romanzo scorrevole, semplice da leggere, dove vengono forniti tutti gli indizi per arrivare alla stessa conclusione di Rocco Schiavone, per giungere alla scoperta del colpevole del crimine.

Ci sono solo alcuni errorini di tipo scientifico, uno sulla geologia e un paio sui nomi delle specie degli animali, ma soprassedo. “Pista nera” resta un buon romanzo per trascorrere qualche ora in compagnia di un poliziotto decisamente sopra le righe.

Vicente Alfonso | Le ossa di san Lorenzo

Tra i ricordi più particolari del mio viaggio a Praga c’è la visita al Labirinto degli Specchi sulla collina di Petřín, un piccolo spazio dove entrando si ha la sensazione di vedersi riflessi all’infinito e deformati rispetto alla realtà. Leggere “Le ossa di san Lorenzo” di Vicente Alfonso (trad. F. Cremonesi, 200 pagine, 17 €) è stato come rivivere quelle sensazioni, e se vorrete seguirmi alla scoperta di un Messico inquietante e affascinante, scoprirete il perché.

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© Il giro del mondo attraverso i libri

Titolo: Le ossa di san Lorenzo

L’Autore: Vicente Alfonso è nato a Torreón nel 1977. Ha davvero un fratello gemello e sua mamma è stata un magistrato, ma le somiglianze con il protagonista del libro terminano qui. “Le ossa di san Lorenzo” ha vinto il Premio International de Novela Sor Juana Inés de la Cruz 2014

Traduzione dallo spagnolo: Fabio Cremonesi

Editore: NN editore

Il mio consiglio: affascina, trascina, inquieta, distorce la realtà. Una lettura per chi si vuole mettere alla prova e ha voglia di giocare con l’Autore per cercare di capire quale sia la realtà giusta. Un romanzo dall’incantesimo narrativo perfetto

La realtà è una; le sue letture, infinite. Il mago e il suo pubblico hanno interpretazioni diverse dei fatti. Per gli spettatori l’esibizione è unica e inspiegabile: un istante di fede. Per chi esegue il trucco invece la magia è precisione, allenamento. Fluidità ottenuta a forza di ripetere i movimenti. Conoscere la tecnica, quel meccanismo nascosto fatto di molle e pulegge, ha un prezzo altissimo per il mago: lo rende scettico. Però in cambio gli consente di far credere agli altri [Le ossa di san Lorenzo, V. Alfonso, trad. F. Cremonesi]

Quando Alberto Albores, pscoterapeura, decide di approfondire la vicenda dell’omicidio di Farid Sabag e di scrivere un libro sul suo paziente Remo Ayala, quest’ultimo e il suo gemello Rómulo riposano già da tempo sotto il fico del giardino della casa del loro padre.

Il medico inizia a raccontare la storia dei gemelli Ayala, partendo dalla versione di Remo. Dalla prematura scomparsa della madre Rosario agli anni rinchiuso nel collegio gesuita, Remo è un fiume in piena di ricordi e confessioni; parla degli anni trascorsi con il Grande Padilla, un mago che organizzava gli spettacoli itineranti, racconta della bellissima Magda, giovane amata da entrambi i gemelli; arrivando sino alla notte dell’omicidio di Farid Sabag e al momento in cui, febbrilmente, Remo dissotterra delle ossa bruciate per dimostrare un fatto cruento al dottor Albores.

Albores cerca di ricostruire una storia, ma ben presto – ascoltando anche altri personaggi – si rende conto che di verità non ce n’è una sola e compaiono persone che hanno identità che non corrispondono ai racconti di Remo e situazioni che non si avvicinano alla realtà.

Come una tomba sotto la quale dovrebbe riposare Rosario, la madre dei gemelli, ma con inquietante lucidità i ragazzi scoprono che forse sotto quella lapide non giace nessuno; come i misteri legati alla figura della Niña Cande, una specie di santona vestita di bianco, bellissima, che ha i miracolosi poteri di guarire le persone. Come le contrastanti versioni la notte dell’omicidio di Farid Sabag al Último Trago. Come la Notte degli Apostoli al collegio dei gesuiti e l’incendio della sala proiezioni. Come Zamora, ossessionato dalla figura della Niña Cande, che studiando gli ex-voto in una chiesa aspetta la notte di san Lorenzo.

Come si costruiscono i ricordi? Cambiano, si assestano, maturano con il tempo? O si cancellano a poco a poco come giornali al sole? Può darsi che a volte i fatti si vadano sedimentando nella memoria come acqua torbida, all’inizio ci impedisce di vedere ciò che intuiamo essere vicino. In ogni caso, ricostruire un fatto a partire da varie fonti è come radersi di fronte ad uno specchio rotto: le versioni differiscono in certi dettagli e coincidono in altri [Le ossa di san Lorenzo, V. Alfonso, trad. F. Cremonesi]

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Altare messicano in onore della Santa Muerte, Tropenmuseum (fonte: Niels, Wikipedia, CC BY-SA 2.0)

Quando ho letto le prime trenta pagine de “Le ossa di san Lorenzo” sono rimasta spiazzata: non comprendevo il nesso tra i vari personaggi, gli eventi, i capitoli erano in parte narrati in prima persona, in parte in terza. Così, l’ho ricominciato. Ed è in quel momento che ho iniziato a capire che la realtà non era una sola, i personaggi fornivano la loro versione e non è detto che fosse quella giusta. Anzi, il più delle volte era la verità sbagliata.

Le ossa di san Lorenzo” di Vicente Alfonso è un romanzo che mette alla prova il lettore: la storia dei gemelli Ayala e dei personaggi che ruotano loro attorno è come un rebus da decifrare; molte sono le domande che sorgono durante la lettura ma non tutte sono destinate ad ottenere una risposta soddisfacente. Si possono tentare molte interpretazioni, eppure chi può dare la conferma che quella che crediamo sia la nostra realtà sia davvero corretta?

Attraverso lettere scritte al magistrato Ayala, spezzoni di racconto narrati dal dottor Alberto Albores, i pensieri di Zamora, rivelazioni durante le sedute di psicoterapia, ricordi di Magda ed ex-voto, Vicente Alfonso dà vita ad un incantesimo narrativo pressoché perfetto e ci consegna un libro che non è solo originale, ma è geniale. Perché incastrare alla perfezione vite, storie, fantasmi, morti, ossa, guaritrici e anche un pizzico della storia del Messico, non è semplice: è magia, come quella del Grande Padilla, che esce dalle pagine e brilla attraverso le parole che abbiamo la fortuna di leggere.

(…) mi inquieta pensare che, se avessi preso altre decisioni, questa storia sarebbe andata in un’altra direzione. Immagino succeda sempre così: sembra semplice uscire dal labirinto, una volta che si è trovata la strada. [Le ossa di san Lorenzo, V. Alfonso, trad. F. Cremonesi]

(© Riproduzione riservata)

Non è il mio genere! … e invece (forse) sì! | Istruzioni per partecipare con noi

Buongiorno lettrici e lettori! E’ arrivato il momento di presentarvi il nuovo evento organizzato grazie all’ospitalità della Libreria Sulla Parola di Stefania e dalla nostra amica Elisa che cura il blog La lettrice rampante. Proseguiranno i nostri viaggi, ma questa volta alla scoperta dei generi letterari. Ecco la locandina dell’evento e le istruzioni per partecipare con noi!

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Che cosa

Non è il mio genere! … e invece (forse) sì!” sarà una serie di incontri dove i generi letterari saranno i protagonisti. L’idea è quella di non escludere a priori nessun genere letterario e ispirare altri lettrici e lettori a intraprenderne la lettura. Vuoi perché non si ha mai trovato il libro giusto, vuoi perché non si ha mai avuto voglia di mettersi in gioco, speriamo con i nostri consigli di ispirare e suggerire nuove letture!

Non si tratterà del gruppo dove tutti leggono lo stesso libro: ogni partecipante ci parlerà di un libro afferente al genere letterario protagonista della giornata e lo (s)consiglierà agli altri lettori.

Dove

Presso la Libreria Sulla parola a Caluso (TO), in via Torino n. 11. L’abitato di Caluso è servito da pullman e treni. Per chi arriva in macchina, di fronte alla libreria di Stefania c’è un ampio parcheggio gratuito.

Quando

Una volta al mese, iniziando sabato 26 novembre 2016 alle ore 16.00 in cui spiegheremo con maggiore dettaglio il progetto e inizieremo a parlare dei gialli e thriller. Gli incontri proseguiranno a gennaio, un sabato al mese, seguendo questo calendario:

14 gennaio 2017: Racconti

Febbraio 2017: Romanzi rosa [data da definire]

Marzo 2017: Poesia e teatro [data da definire]

Aprile 2017: Biografie ed autobiografie [data da definire]

Maggio 2017: Romanzi storici [data da definire]

Giugno 2017: Fantasy e fantascienza [data da definire]

Quanto

La partecipazione agli incontri è assolutamente gratuita e libera. Voi dovete solo portateci in consiglio i libri che avete amato, attinenti al genere letterario dell’incontro.

Abito lontano: come partecipo

Nessun problema: seguite le nostre pagine su Facebook e ogni mese verrà ricordato il genere letterario protagonista. Voi potrete scriverci (anche via mail) e parlarci del libro che ci consigliereste. Noi porteremo il vostro consiglio ai partecipanti degli incontri.

Alla fine di ogni incontro, io e La lettrice rampante scriveremo sui nostri rispettivi blog il report degli incontri con i relativi consigli di lettura, così che possano essere disponibili a tutti coloro che per svariati motivi non hanno potuto essere con noi (e serviranno anche a noi per non dimenticarci dei vostri consigli!).

Vi aspettiamo, in libreria o sulle immensità dell’Internet! Seguiteci!

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Tre anni di letture in giro per il mondo: Buon Compleanno al blog!

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Sono trascorsi tre anni dalla prima recensione pubblicata su questo spazio on line, quando ho mollato gli ormeggi per imbarcarmi in questa avventura, senza sapere bene dove mi avrebbe condotta. Tre anni fa sono idealmente salita sulla mongolfiera di Phileas Fogg decisa a visitare tutti i Paesi del mondo passando attraverso i libri: in tutto questo tempo ho letto moltissimo, ho scritto parecchio, ho (s)consigliato diversi romanzi e ho avuto il piacere di collaborare con Autori e case editrici. Ho partecipato alla creazione di eventi letterari alla Libreria Sulla Parola di Caluso (TO) assieme ad Elisa La lettrice rampante, sto attualmente collaborando con un gruppo di undici bookblogger attraverso il progetto Book Bloggers Blabbering.

Mi sono innamorata di tanti luoghi, ho sognato moltissime destinazioni e viaggi, ho conosciuto tantissimi altre lettrici e lettori come me, vicini e lontani.

Soprattutto, in questi anni ho letto due libri bellissimi che mi hanno cambiato il modo di percepire il mondo e le cose: “Anime baltiche” di Jan Brokken e “Ho paura torero” di Pedro Lemebel. Il primo mi ha insegnato che “viaggiare, insieme a leggere e ascoltare, è la via più breve per arrivare a se stessi” e io non posso che essere d’accordo; il secondo mi ha permesso di capire che i sentimenti non vanno mai repressi, che bisogna viverla, la vita, ed essere esattamente quello che ci sente di essere, senza maschere o artifici.

Sono trascorsi tre anni molto belli, tra libri e viaggi, reali e immaginari. Ringrazio tutti voi lettrici e lettori perché mi avete fatto e mi state facendo compagnia in questo lungo giro del mondo: spero di continuare ad avervi a bordo sulla mia mongolfiera e mi auguro di poter leggere e consigliare ancora tanti libri belli!

Sui social, oltre al blog…

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