Tayeb Salih | La stagione della migrazione a Nord

Quando si leggono quei libri così magnetici, raffinati e affascinanti, una volta giunti alla fine si ha la sensazione di non aver nulla più da aggiungere di quanto già scritto dall’Autore; ma si sente il bisogno di scrivere più che altro a noi stessi il motivo per cui questo libro è piaciuto, anche in vista di una possibile rilettura in futuro.

Della vita voglio prendermi con la forza ciò che mi ispira, voglio dare con altruismo, voglio che l’amore s’inondi dal mio cuore per zampillare e fruttificare. Ci sono molti orizzonti da esplorare, ci sono frutti da raccogliere, tanti libri da leggere e bianche pagine nel diario della vita su cui scriverò chiare frasi con tratto sicuro. [La stagione della migrazione a Nord, citazione pagina 29]

Titolo: La stagione della migrazione a Nord

L’Autore: Tayeb Salih nacque a Karmakol, Sudan, nel 1929 e morì a Londra nel 2009. Fu uno dei più popolari scrittori del mondo arabo, acclamato dai critici di tutto il mondo e più volte premiato con prestigiosi riconoscimenti. La stagione della migrazione a Nord è uno dei suoi romanzi più noti, tradotto in circa trenta lingue, studiato in tutto il mondo nelle università per la sua complessità di significati, ispirazioni che sfugge alle semplici catalogazioni. Sellerio editore ha pubblicato anche Il matrimonio di Zein

Traduttore: Francesco Leggio

Editore: Sellerio

Il mio voto: 5/5

La stagione della migrazione a Nord si apre con l’Io narrante – di cui non conosceremo mai il nome – che ritorna al villaggio natale in Sudan dopo un periodo di studio all’estero, in Inghilterra. Felice di essere nuovamente dai suoi parenti e amici, durante la cerimonia del tè, scorge tra i passanti una persona che non ricorda di aver mai visto; i genitori spiegano che si tratta di Mustafà Sa’ìd, un uomo giunto in paese solo da 5 anni. L’Io narrante è molto curioso di scoprire di più a proposito di Mustafà e un giorno si prospetta la possibilità di parlargli. Durante la conversazione, Mustafà cita una poesia in un inglese perfetto, molto strano per un uomo che è sempre vissuto in Sudan.

Con una tecnica narrativa originale, Tayeb Salih dà voce in prima persona sia all’Io narrante – colui che apre il romanzo – e a Mustafà Sa’ìd, che inizia a raccontare la storia della sua vita. Sin da ragazzo Mustafà si mostra brillante e intelligente, e quando gli uomini con il turbante giungono nel suo remoto villaggio per chiedere ai bambini se vogliono andare a scuola, Mustafà ne è affascinato e risponde di voler studiare. Impara con facilità qualsiasi nozione e presto supera i suoi stessi insegnanti di base, per cui viene mandato al Cairo, in Egitto, a studiare materie più complesse. Da qui, prende la nave per l’Inghilterra, per perfezionare ulteriormente i suoi studi.

Per tutta la durata del viaggio assaporai la sensazione di non essere in nessun posto, di essere solo, davanti e dietro di me l’eternità o il nulla. [La stagione della migrazione a Nord, citazione pagina 48]

Qualcosa però succede a Mustafà Sa’ìd in Inghilterra, qualcosa di misterioso e particolare, lui che è un brillante studente prima e un brillante assistente universitario poi, in realtà cela un oscuro potere e a farne le spese sono le ragazze inglesi che si innamorano di lui.

La storia di Mustafà si alterna con quella dell’Io narrante e della gente del villaggio. Vengono presentati alcuni personaggi, descritti brevemente, ma con efficacia e precisione. Viene descritto l’amato nonno dell’Io narrante, la moglie di Mustafà Sa’ìd, i suoi figli, i genitori dell’Io narrante, Wadd ar-Reys, amico dell’Io narrante, e Bint Majùb, una vecchia sboccata molte volte vedova.

Lo schema narrativo è molto complesso, ma non inficia la scorrevolezza della storia. Ci accorgiamo che il tempo passa, passano gli anni addirittura, ma non vengono mai fornite al lettore delle date precise. Il tempo scorre e lo capiamo dagli eventi raccontati dall’Io narrante, in particolare da un infausto evento che vede protagonisti prima Mustafà Sa’ìd e poi sua moglie.

E il fiume, il fiume, che se non ci fosse, non vi sarebbe né inizio né fine, scorre verso nord, senza badare a nulla; se una montagna gli sbarra il passo egli volge a oriente, e se una depressione gli si fa incontro egli volge ad occidente, ma presto o tardi si stabilirà nel suo corso obbligato dalla parte del mare, a nord. [La stagione della migrazione a Nord, citazione pagina 87]

Il romanzo è ricchissimo di piani di lettura, le interpretazioni fornite dagli studiosi di letteratura araba del Novecento sono moltissime: si può parlare della migrazione a Nord, quella in Inghilterra, di Mustafà Sa’ìd prima e quella dell’Io narrante dopo. Si parla quindi del disagio che può avere un uomo che dal Sud parte per andare al Nord, dove trova tradizioni e culture completamente diverse (quando l’Io narrante torna a casa, la madre è contenta che lui non abbia portato con sé una donna incirconcisa: la pratica dell’infibulazione è ancora oggi una piaga di molti Paesi islamici). L’incontro tra la cultura araba e quella cristiana, infatti proprio all’inizio del Novecento i governi locali gestiti dagli inglesi permisero ai missionari bianchi di “civilizzare” gli abitanti del Sudan. E poi ognuno può trovare un significato nuovo perché i temi sviluppati sono molti.

Il mondo improvvisamente si era capovolto da cima a fondo. L’amore? L’amore non fa questo. E’ il rancore. Io sono pieno di rancore e chiedo vendetta. Il mio nemico è là dentro e bisogna affrontarlo […] Il mio mondo era largo all’estero; adesso s’è contratto e ritirato, tanto che sono divenuto io il mondo e non c’è mondo all’infuori di me. Dove sono allora le radici piantate nel passato? Dove sono i ricordi della morte e della vita? Che ne è della carovana e della tribù. Dove sono andati a finire gli zaghàrid di decine di matrimoni, le piene del Nilo, il soffio del vento d’estate e d’inverno da nord a sud? L’amore? L’amore non fa questo. E’ il rancore. [La stagione della migrazione a Nord, citazione pagina 143].

L’Autore ha voluto, con stile spesso aulico e molto poetico, parlare di quella che avviene da millenni, se non addirittura da milioni di anni: la migrazione. Lo spostamento di un popolo, da Sud verso Nord, oppure viceversa. Popoli, culture, strumenti che migrano e si spostano in una danza continua, dal deserto verso il mare, dalle montagne verso le pianure, portando con sé sogni, speranze, gioie e dolori. Una migrazione che farà sì che chi parte non sarà più solo se stesso, ma verra sdoppiato culturalmente e contaminato, ma non in senso negativo, bensì per arricchire se stesso e il suo ospitante.