Malala Yousafzai | Io sono Malala

L’anno scorso per la prima volta ho sentito parlare di Malala Yousafzai. L’edizione online de La Stampa aveva dedicato un articolo all’attentato avvenuto sullo scuolabus di un piccolo paese pakistano facente parte della provincia dello Swat. Si contavano tre ragazzine ferite, la più grave era Malala Yousafzai. “Chi è Malala? Mi sono chiesta, perchè così tanto scalpore per lei?” La notizia mi aveva colpito e nei giorni seguenti avevo seguito gli sviluppi dell’attentato. Attraverso i quotidiani online conoscevo per la prima volta la piccola Malala, quella studentessa coraggiosa che aveva avuto il coraggio di alzare la voce contro i talebani; lottando per giorni tra la vita e la morte, mentre il resto del mondo pregava per lei implorando le loro rispettive Divinità, Malala nonostante le difficoltà, i pericoli e i dolori, non si è arresa. Oggi vive in Inghilterra con la sua famiglia e quella che racconta con la giornalista Christina Lamb è la sua storia.

Titolo: Io sono Malala

Le autrici: Malala Yousafzai è nata a Mingora il 12 luglio 1997, ed è una studentessa e  attivista pakistana; Christina Lamb è una giornalista inglese.

Editore: Rizzoli

Il mio consiglio: sì perchè il diritto allo studio è sacrosanto per ogni bambino e bambina del mondo e deve essere rispettato per tutti, in tutti i Paesi. Malala è un grande esempio di coraggio ed è un modello per tutti noi.

Pensavamo che i talebani potevano prendersi le nostre penne e i nostri libri, ma non potevano impedire alle nostre teste di pensare.

Chi è Malala?
È questa la domanda che pone un talebano, con un fucile tra le mani, mentre salta sul furgoncino carico di ragazze dirette da casa dopo la scuola.
Le ragazze sono tutte terrorizzate e Malala non ha il tempo di aprir bocca per ribattere quando un proiettile la colpisce in volto. Altre due ragazze rimarranno ferite nell’attentato.
Già, ma chi è Malala? A questa semplice domanda ci sarebbe molto da scrivere, anche se parecchio sulla sua vita è già stato scritto. Nel romanzo biografia scritto da lei stessa con la collaborazione di Christina Lamb, Malala racconta in modo preciso e scorrevole la sua vita, le sue idee, il giorno dell’attentato e la sua lunga e dolorosa guarigione. Sì, perché Malala nonostante l’aggressione è sopravvissuta, ed è più decisa che mai a portare a termine la sua missione.
Malala è nata nel distretto dello Swat, una zona nel profondo nord del Pakistan, un luogo dalle bellezze naturali incantevoli ma dai problemi politici non da poco. Il Pakistan è quello stato nato solo nel 1947, ma con alle spalle diversi attentati dei loro governanti e dittature militari. Senza contare l’arrivo dei talebani attraverso i passi montuosi che confinano con l’Afghanistan, i quali hanno portato solo morte, distruzione e ignoranza.
Malala cresce nella scuola privata fondata da suo padre: lei ama studiare ed essere sempre la prima della classe. Grazie al padre, noto attivista per i diritti umani e per la difesa dell’ambiente, Malala si avvicina al mondo della politica tanto che condivide appieno molte idee del padre, e col tempo le matura, le elabora e le fa sue.
Il terreno su cui cresce Malala è spesso faticoso e sterile: il governo è quasi assente, causa i continui cambiamenti nella scena politica e i personaggi corrotti fino al midollo; le catastrofi naturali devastano quelle zone già povere, come alluvioni e dei grandi terremoti; l’esercito è presente ma spesso abusa dei suoi poteri; dal vicino Afghanistan, ecco i talebani che arrivano dopo l’11 settembre e conquistano il cuore della gente che segue Radio Mullah, per poi iniziare la loro opera di morte e devastazione; e infine gli americani, alleati con il Pakistan durante la guerra in Afghanistan a volte sbagliano bersaglio e colpiscono i pakistani con i droni causando centinaia di morti.
Ma Malala non cambia mai idea, è ferrea: lei desidera che ogni bambino e bambina della sua terra possa andare a scuola, perché ogni bambino ha un potenziale immenso e ha diritto ad una chance per cambiare il suo mondo. Quando i talebani si impongono nello Swat e a Mingora, la città di Malala, iniziano a dettare legge e ad obbligare le bambine a non frequentare più le scuole. Ma di nuovo, Malala e suo padre non si arrendono: anzi, iniziano le interviste per i giornali locali, ma presto l’attivismo di Malala e suo padre fa il giro del Pakistan. Addirittura Malala apre un blog in urdu – una delle lingue ufficiali del Pakistan – per la BBC nel quale racconta la sua quotidianità.
Nel 2009 l’esercito riesce a scacciare i talebani dallo Swat, ma in verità essi non sono andati via davvero; continuano a tramare nell’ombra e a far saltare scuole, ad uccidere persone reputate “immorali” o “infedeli” e continuano ad odiare Malala perché lei ora è famosa e nei discorsi pubblici cerca di spiegare alla gente quanto un libro e una penna siano più importanti delle armi. Il Pakistan si salverà e potrà crescere solo con un popolo istruito.
E così si arriva al 9 ottobre del 2012, il giorno dell’attentato. Malala viene portata a Peshawar in un ospedale militare, ma la sua situazione è gravissima e si decide per il suo trasferimento in Inghilterra dove verrà operata nuovamente e poi dimessa.
Oggi Malala vive con la sua famiglia in Inghilterra e lei e il padre continuano la missione per garantire un’istruzione a tutti i bambini del mondo.
Ciò che di più mi ha colpito della storia di Malala e la sua famiglia è che esistono persone che con il loro coraggio hanno voglia di cambiare il mondo e la vita di migliaia di bambini ai quali attualmente l’istruzione è preclusa. Sono persone come queste che si conquistano un posto nella Storia, senza usare armi come i talebani o gli eserciti. Per loro sono sufficienti un libro e una penna.

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