Oddný Eir Ævarsdóttir | Terreni

Luce e buio, fuoco e ghiaccio, silenzi e boati: una terra di contrasti naturali, è così che io immagino l’Islanda, pur senza averci mai messo piede. E’ una terra che mi affascina, mi attrae, quell’isola apparentemente alla deriva lambita dalle gelide acque dell’Oceano Atlantico. La lettura de “Terreni” di Oddný Eir Ævarsdóttir (trad. S. Cosimini, Safarà editore, 240 pagine, 18 €) mi ha permesso di sognare ad occhi aperti e di viaggiare attraverso i pensieri della protagonista scrittrice.

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Titolo: Terreni

L’Autrice: Oddný Eir Ævarsdóttir, nata nel 1972, ha conseguito un diploma secondario di dottorato presso la Sorbona. Ha scritto tre romanzi autobiografici, tradotto e curato opere letterarie e organizzato eventi di arti visive. Ha vinto l’Icelandic Women’s Literature Prize nel 2012 e il premio dell’Unione Europea per la Letteratura.

Traduzione dall’islandese: Silvia Cosimini

Editore: Safarà editore

Il mio consiglio: questo è un diario intimo e personale, ideale per chi vuole immergersi nei pensieri e perdersi nei brulli e desolati paesaggi islandesi

E’ strano essere di nuovo a casa. E’ un sollievo, però allo stesso tempo provo ancora un po’ di nostalgia. Devo cercare di sistemarmi e trovare casa, ma alle mie condizioni. Probabilmente da sola. Forse potrei tenere un cane. peccato che sia così difficile viaggiare oltreoceano con i cani. Li mettono nella stiva? L’amore è cieco, e non è il solo ad esserlo. Mi sento come se mi avessero coperto gli occhi con una benda. Mi libererò di questa benda, ci scriverò sopra, al chiarore dell’alba. Il sole rinasce [Terreni, Oddný Eir Ævarsdóttir, trad. S. Cosimini]

Dopo diversi anni di assenza e viaggi tra l’Europa e l’America, Oddný Eir Ævarsdóttir torna nella sua natia Islanda. Il fratello Ugli è un archeologo, scava nella gelida terra islandese alla ricerca delle tracce di un remoto passato. Fugli, invece, è il suo compagno ornitologo: attraversa l’isola sulla jeep cercando di classificare l’avifauna islandese. Oddný tiene un diario e racconta le sue emozioni, dalle più grandi alle più piccole.

Perché la gente non si compra un quaderno e ci scrive una poesia, invece di sedersi su un poetico cuscino storico mentre guarda la televisione? Non si può riproporre il Romanticismo, spiegare ancora una volta il legame tra creazione poetica e ricordo? [Terreni, Oddný Eir Ævarsdóttir, trad. S. Cosimini]

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Photo: Annie Spratt, unsplash.com

Ritornare in Islanda è in parte rivivere vecchi sentimenti e in parte riscoprire ciò che si era dimenticato. Oddný rievoca le storie dei suoi nonni e bisnonni, cerca le loro vecchie dimore, guarda con i suoi occhi i paesaggi dai colori slavati che vedevano loro e prova ad immergersi nel passato.

E’ un racconto ciclico, quello di Oddný: ritornano le stagioni, i luoghi, i colori e i profumi. Vengono rievocate spesso leggende e saghe nordiche, poeti e scrittori, monaci e artisti, vengono tirati in ballo gli dèi norreni e le credenze popolari islandesi. C’è molto, nei racconti di Oddný.

Mentre raggiungevamo il sito dell’antico monastero ci sono venute incontro tre giumente color sabbia. Stavo appunto pensando tra me che al largo della lingua di terra si incontrano le correnti e ho avuto l’impressione che le giumente arrivassero a nuoto dal mare, dritte dritte dalle Bretasögur o dalle Saghe dei Santi trascritte nel monastero di Þingeyri nel tredicesimo e nel quattordicesimo secolo [Terreni, Oddný Eir Ævarsdóttir, trad. S. Cosimini]

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Photo: Isabella Juskovà, unsplash.com

Strato dopo strato, si forma un terreno e quando è ricco e fertile le radici degli alberi si sviluppano profondamente e saldamente. Oddný descrive le stratificazioni e gli episodi della storia dell’isola e della sua famiglia, episodi che le hanno permesso di diventare quella che è.

Nella traduzione perfetta di Silvia Cosimini – con tanto di note per comprendere meglio i dettagli – rivivono tutte le emozioni e le suggestioni di una terra che ha un sapore magico, una terra fatta di contrasti e di paesaggi unici, di silenzi e di suoni primordiali. E’ l’Islanda che resta nel cuore di Oddný, e per quanto abbia vagato in Europa o negli Stati Uniti, la terra delle saghe resterà sempre con lei.

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Segui tutte le tappe del blogtour!

1° tappa, 12 dicembre: In Islanda con Safarà editore a cura di Spiccando il volo

2° tappa, 16 dicembre: Intervista alla traduttrice Silvia Cosimini a cura di Martinaway.com

3° tappa, 19 dicembre: Recensione del libro a cura di Il giro del mondo attraverso i libri

4° tappa, 22 dicembre: Intervista all’autrice a cura di Turisti per sbaglio

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Jón Kalman Stefánsson | Paradiso e inferno

Terra di ghiaccio e fuoco, l’Islanda è un frammento di dorsale oceanica che emerge dall’Oceano Atlantico. Terra di vulcani e di grandi ghiacciai, di pascoli verdissimi e di gayser che emettono acqua bollente. Una terra che geograficamente appartiene all’Europa, ma pare una piccola zattera alla deriva in mezzo al mare. L’Islanda mi ispira aurore boreali che tappezzano i cieli bui del lungo inverno; spiagge deserte dove si ode solamente il fragore delle onde; lande sconfinate di un verde smagliante e poche casette ordinate e colorate arroccate lungo le coste.

Titolo: Paradiso e inferno

L’autore: Jón Kalman Stefánsson (Reykjavìk, 1963) è uno scrittore islandese, oggi a tempo pieno. Prima di diventare scrittore è stato insegnante e bibliotecario

Editore: Iperborea

Il mio consiglio: sì, lasciatevi emozionare dalle parole di Stefánsson

Ci sono parole che hanno il potere di cambiare il mondo, capaci di consolarci e di asciugare le nostre lacrime. Parole che sono palle di fucile, come altre sono note di violino. Ci sono parole che possono sciogliere il ghiaccio che ci stringe il cuore, e poi si possono anche inviare in aiuto come squadre di soccorso quando i giorni sono avversi e noi forse non siamo ne’ vivi ne’ morti. Ma le parole da sole non bastano e finiamo a perderci nelle lande desolate della vita se non abbiamo nient’altro che una penna cui aggrapparci.

Paradiso e inferno” è il primo romanzo scritto da un autore islandese che leggo: è stato all’altezza delle mie aspettative, mi ha regalato intense emozioni e suggestioni.

La vicenda si svolge indicativamente a metà dell’Ottocento e il romanzo è suddiviso nettamente in due parti intervallata da un intermezzo di riflessione. La prima parte l’ho trovata molto piacevole e scorrevole, la seconda leggermente lenta ma non per questo meno bella e intensa.

La prima parte si svolge tra il mare e una casetta lungo la costa. Bardur e il suo amico hanno trovato lavoro presso un pescatore lungo la costa e ogni giorno si svegliano presto, fanno colazione ed escono in mare; il lavoro di pescatore è molto faticoso, i sacrifici sono tanti e gli imprevisti da superare sono molto alti. Stefánsson ci racconta di come vivono questi pescatori e delle loro fatiche quotidiane. Bardur adora leggere e proprio a causa di un libro che lo distrae – un libro preso in prestito da un vecchio cieco che possiede 400 libri (cosa assai rara nell’Islanda di quel tempo). Il libro in questione è Paradiso perduto, di Milton. Bardur legge fino all’ultimo minuto prima di uscire in mare e quando il padrone lo chiama, egli scorda la sua cerata nel capanno.

Dimenticare la cerata impermeabile si rivela un errore fatale. Marzo in Islanda è ancora pieno inverno e durante l’uscita in mare, i pescatori si trovano nel bel mezzo di una tempesta. La temperatura cala all’improvviso e inizia una bufera di neve. Al ritorno in terra, l’amara scoperta.

Nella seconda parte, il ragazzo – amico di Bardur – decide di lasciare il lavoro e avventurarsi da solo alla ricerca del vecchio cieco per riportargli Paradiso perduto, il libro che Bardur aveva preso in prestito. Questa seconda parte si svolge tra la campagna islandese e una locanda, dove il ragazzo verrà accolto e troverà una nuova sistemazione.

La trama raccontata così può sembrare incosistente e un po’ insipida, se vi pare così è colpa mia che non ho reso bene le idee. Ma vi assicuro che viene difficile rendere le idee quando si deve commentare un romanzo scritto da un poeta. Molte immagini che Stefánsson regala al lettore sono delle vere e proprie perle, certe descrizioni sono così vivide che pare di vivere la scena.

Se i miei commenti non sono stati sufficienti per incuriosirvi, vi saluto con una citazione tratta dal romanzo.

La gente vive, ha il suo momento, i suoi baci, le risate, gli abbracci, le sue parole dolci, le sue gioie e i suoi dolori, ogni vita è un universo che poi crolla su se stesso e non lascia niente dietro di sé se non pochi oggetti resi preziosi e attraenti dalla scomparsa del proprietario, diventano importanti, a volte sacri, come se un frammento di quell’esistenza che è sparita si fosse trasferita sulla tazza del caffè, sulla sega, sulla spazzola, sulla sciarpa. Ma tutto alla fine svanisce, i ricordi si cancellano e tutto muore. Dove prima c’era la vita e la luce adesso c’è il buio e l’oblio.