Karim Miské | Appartenersi

Che cosa so della Mauritania, a parte che è uno Stato africano che si affaccia sull’Oceano Atlantico? Ben poco direi, in realtà non so neppure quale sia la sua capitale e in che anno abbia guadagnato l’indipendenza dalla Francia. Leggendo il libro di Karim Miské “Appartenersi” (Fazi, 95 pagine, 15 euro) ho imparato molte cose sulla Mauritania, sul rapporto tra la Francia e le sue ex-colonie, sugli amori tra due persone di diversa cultura e sul senso di appartenere o di sentirsi parte di un mondo.

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Titolo: Appartenersi

L’Autore: Karim Miské è nato ad Abidjian nel 1964, da padre mauritano e madre francese. Cresciuto tra Dakar e Parigi, oggi è romanziere e documentarista di successo. Con il suo primo romanzo Arabian Jazz (Fazi) ha vinto il Gran Prix de Littérature policière 2012 e il Prix du Meilleur Polar des lecteurs del Points 2014.

Traduzione dal francese: Maurizio Ferrara

Editore: Fazi

Il mio consiglio: è un libro di riflessioni che offre diversi spunti di lettura sul tema del multiculturalismo e sul senso di appartenza

Vivo in un senso di estraneità. Talvolta inquietante. Non essere mai esattamente questo: the Arab in the mirror. Né quest’altro: il francese della mia testa. Strana condizione. La mia da sempre. Non essere incluso in nulla, non essere compreso in alcuna categoria saldamente stabilita. Perpetua oscillazione sul ciglio del baratro. Costanti interrogativi esistenziali. Sarebbe stato meglio o no essere come l’altro, che sa chi è, a quale mondo appartiene? Certezza desiderabile. Certezza detestabile. Che mi attira e mi respinge, nello stesso tempo, in modo estremamente preciso. [Karim Miské, Appartenersi]

Karim nasce nel 1964, quattro anni dopo dell’indipendenza della Mauritania dalla Francia. I genitori di Karim si sono spostati in parte contro le volontà delle rispettive famiglie: il nonno francese ama il piccolo Karim ma avrebbe preferito un nipotino bianco; la nonna mauritana quando ha saputo che il figlio avrebbe sposato una bianca è svenuta.

Karim Miské si è sempre sentito diviso tra due mondi e negli anni Sessanta e Settanta, quando lui era un bambino, spesso veniva visto in modo sospetto da parte dei compagni. Karim era scuro di pelle ma aveva modi da francese. Che cos’era quindi? Un francese o un arabo?

Le amiche della nonna francese chiedono a Karim cosa farebbe se ci fosse una guerra tra Francia e Mauritania: lui, se fosse un militare, quale Stato servirebbe? Si sente più arabo o occidentale? Più francese o mauritano? Tutte queste domande, forse senza senso, confondono Karim e l’immagine che lo specchio gli riflette lui non riesce ad interpretarla.

Era buffo vedere adulti che facevano una domanda così stupida a un ragazzino. Così stupida come quella che si fanno tutti i bambini, quando i grandi non ascoltano: preferisci tua madre o tuo padre? Traduzione: preferisci i francesi o gli arabi? I cristiani o i mussulmani? Noi o loro? Di dove sei? Chi sei? Ce lo devi dire, per farci dormire in pace, rinfrancati, dopo che finalmente siamo riusciti a tracciare la frontiera tra noi e loro. Ero la guardia di confine, il doganiere. Non potevo zigzagare sul tracciato, dovevo schierarmi. Dalla parte giusta. [Karim Miské, Appartenersi]

Se i francesi fanno domande strane a Karim, quando va in Mauritania per la prima volta, Miské resta scioccato dal dilagante razzismo tra le varie etnie maure e dalla scoperta dell’esistenza degli schiavi: proprio schiavi, ogni famiglia ne possiede uno, o più di uno.

La confusione per Karim aumenta ulteriormente quando la madre lo porta a vivere in Albania, negli anni del regime del compagno Enver. Karim, con l’ingenuità dei bambini, osserva che i dirigenti del partito di Hoxha e loro stessi hanno case di lusso, si spostano in automobile, hanno la TV e fumano sigarette straniere; diversamente, il popolo albanese soffre la povertà, i bambini sono sporchi, alcuni non hanno neppure una casa dove stare. Karim si chiede il perché di queste disuguaglianze in un regime comunista, dove tutti – teoricamente – dovrebbero essere uguali e possedere le stesse cose. Il senso di tutto questo Karim Miské lo capirà solo molti anni dopo quando leggerà 1984 di George Orwell.

Scritto con un stile coinvolgente, semplice e diretto, Karim Miské ci racconta la sua storia personale e ci fa riflettere sul senso di (non) appartenenza; noi siamo sicuri di essere esattamente ciò che siamo? O a volte anche noi abbiamo qualche dubbio, su chi siamo veramente?

Sentirci parte di qualcosa, stare dalla parte giusta, appartenere davvero ad un luogo o ad un popolo non è qualcosa di così scontato e Karim Miské lo racconta senza tanti giri di parole. Però, Karim nonostante tutto capirà a chi appartiene davvero.

I libri, dopo il tuo primo manuale di letteratura i cui disegni sono rimasti impressi nei tuoi neuroni, erano una cosa sacra. Vivere senza di essi era semplicemente impossibile. Aprirne uno era come tornare a casa. Insomma, era

APPARTENERE

al paese della letteratura. [Karim Miské, Appartenersi]