Marie-Célie Agnant | Il libro di Emma

Non sono più la donna il cui sapere e la cui sensibilità costituiscono le chiavi che permettono di trovare la soluzione a un problema, ma quella che non sa, che non sa più qual è la sua posizione nel mondo. Sto lì, sul bordo della sedia, coi muscoli tesi. Le parole mi arrivano, non dal cervello per giungere alle labbra, ma dalla pancia. Non sono più una semplice interprete. Poco a poco abbandono il mio ruolo, divento una parte di Emma, sposo il suo destino. Nel corso di questa quarta seduta, ho l’impressione che il mio spirito lasci la camera e se ne vada a vogare sul fiume in compagnia di Emma [Il libro di Emma, Marie-Célie Agnant, trad. P. Ghinelli]

Emma è una donna haitiana detenuta in un manicomio criminale in Canada. Pare abbia commesso un delitto: sembra che Emma abbia ucciso la figlia Lola. Il dottor MacLeod, psichiatra, ha in cura Emma che durante i colloqui si rifiuta di parlare in francese, pur comprendendolo molto bene.

MacLeod interpella quindi Flore, haitiana come Emma, che deve fare da interprete; Emma parla e Flore traduce in francese allo psichiatra.

Emma, però, non parla né della figlia Lola né del delitto commesso; Emma racconta di sé, della sua isola, delle persone che la abitano, delle tradizioni e della sua più grande ossessione: la tratta dei neri. Anche se non sembrerebbe a prima vista, Emma è una donna colta che ha studiato e conseguito un dottorato in Francia; la rotta delle grandi navi che caricavano gli africani per portarli come schiavi nelle Americhe era il suo principale ambito di interesse.

Flore e il dottor MacLeod vengono così immensi, come noi lettori, nella storia drammatica e spaventosa che Emma racconta. Emma nasce da una donna che non la vuole, che sperava quasi che nascesse morta come le sue sorelle gemelle. Giunta ad una certa età, la madre di Emma affida la ragazzina a Mattie, una donna adulta che racconta ad Emma la storia delle sue antenate: Rosa, Emma, Kilima, giunte dall’Africa ad Haiti per essere sfruttate come schiave.

Non si risparmia le scene crude, Emma, perché la sua intenzione è quella di colpire l’immaginario del dottore e di Flore, che in parte condivide le origini con Emma. I racconti di Emma entrano nel cuore di Flore come fossero spilli aguzzi, entrano nei suoi pensieri, la coinvolgono nel profondo, fino a giungere al drammatico epilogo.

Sai, Flore, mi capita di chiedere aiuto a Kilima, a Cécile, all’Emma prima di me, poi a Rosa, a quelle eterne fuggiasche. Imploro la loro memoria, sapranno guidarmi, mi dico, ma non le vedo mai. Spesso, guardo il fiume con la speranza di vederle apparire. La sera, mi corico molto presto, per ritrovare i miei sogni e mia nonna Rosa. Ma i sogni mi fuggono, Flore, da quando sono chiusa qui. Non sogno più. Non sogno affatto. Rinchiudendomi qui, sono davvero riusciti a prendermi l’anima [Il libro di Emma, Marie-Célie Agnant, trad. P. Ghinelli]

Il libro di Emma” di Marie-Célie Agnant (trad. Paola Ghinelli, Edizioni Spartaco, 124 pagine, 13 €) è un romanzo fiume che contiene principalmente i monologhi di Emma, pur essendo narrato in prima persona dal punto di vista di Flore, l’interprete di lingue caraibiche.

Se io non avessi intrapreso il giro del mondo attraverso i libri, non sarei mai arrivata a leggere il romanzo di Marie-Célie e mi sarei persa anzitutto un buon libro e un’intensa riflessione sulla schiavitù e sul senso di appartenenza ad un luogo. Emma sa di aver orgini africane, perché conosce grazie a Mattie la storia delle sue ave; proprio per questo, non si sente haitiana benché sia nata ad Haiti, nell’isola dove tutto è blu. Mai stata amata dalla madre, odiata quasi dalla zia – la gemella della madre -, solo Mattie le ha voluto bene, pur avendole rivelato alcune storie che avrebbero poi iniziato a turbarla profondamente.

Sapevo diverse cose sulla tratta dei neri che dall’Africa venivano prelevati per essere ridotti in schiavi nelle Americhe: al liceo avevo seguito un percorso molto interessante sul tema della schiavitù in generale, e ampi capitoli erano sulle navi dei negrieri che trasportavano esseri umani come fossero merce da una costa all’altra dell’Oceano Atlantico.

Per i temi trattati, per lo stile molto diretto e semplice che arriva dritto al cuore del lettore, per l’intensità delle emozioni di Emma, Flore e il dottor McLeod (i personaggi principali), suggerirei la lettura di questo libro anche ai giovani lettori che hanno bisogno di rendersi conto cos’è stata la schiavitù nelle Americhe e cosa sono state le rotte delle navi negriere. Un libro perfetto per essere inserito in un percorso scolastico sulla schiavitù o per i lettori che vogliono conoscere un angolo di mondo spesso dimenticato e le radici culturali, con tanto di tradizioni e storia, dell’isola di Haiti.

Queste parole sono le ultime che ho raccolto dalla bocca di Emma. Hanno fatto il loro cammino dentro di me, per non lasciarmi mai. Le sento, come cose vive che si gonfiano, scoppiano in mille piccoli dolori, si agglutinano in fondo allo stomaco. Qualche volta, si fermano nella zona del cuore e mi gettano in un turbamento infinito. Qualche volta, mi calmano [Il libro di Emma, Marie-Célie Agnant, trad. P. Ghinelli]

Titolo: Il libro di Emma
L’Autrice: Marie-Célie Agnant
Traduzione dal francese: Paola Ghinelli
Editore: Edizioni Spartaco
Perché leggerlo: per i lettori che vogliono conoscere un angolo di mondo spesso dimenticato e le radici culturali, con tanto di tradizioni e storia, dell’isola di Haiti

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