Sándor Márai | Le braci

E’ un lungo ed intenso dialogo quello che si instaura tra il generale e Konrad, nella cupa cornice di un castello in Carinzia. Dopo quarantun lunghi anni, questi due uomini si rivedono e decidono di parlarsi di nuovo. Della loro amicizia passata, oramai rimane molto poco; il fuoco ardente delle loro avventure, dei loro sogni, delle loro condivisioni, è spento. Ma sono rimaste le braci di questo fuoco, a brillare sotto la spessa coltre di cenere che si è deposta durante i lunghi anni.

Possiamo comprendenre l’essenziale solo partendo dai particolari, questa è l’esperienza che ho tratto sia dai libri che dalla vita. Bisogna conoscere tutti i particolari, perché non possiamo sapere quale sarà importante in seguito, quali parole metteranno in luce qualcosa. Bisogna raccontare con ordine. [cit. pagine 136-137]

Fu un evento tragico con protagonista Krisztina, la donna amata e desidera da entrambi, la causa di tutto. La causa della rottura dell’amicizia, l’acqua che gettata sul fuoco dell’amicizia l’ha spento. Ma l’acqua gettata da Krisztina non è riuscita a spegnere quei due o tre tizzoni ardenti che hanno bruciato per quarant’anni e che durante l’incontro tra i due uomini, riprendono a bruciare.

Con uno stile poetico ma asciutto ed essenziale, Márai conduce il lettore in un labirinto di emozioni sopite da tempo; svela pian piano i dettagli e i particolari che hanno legato i due uomini, perché il lettore è portato alla curiosità estrema di capire quale evento abbia portato allo spegnimento del fuoco dell’amicizia. I lunghissimi dialoghi del romanzo sono infarciti da citazioni, immagini, descrizioni meravigliose. Márai è un vero e proprio artista, che non usa i colori della tavolozza per creare figure, ma utilizza le parole e le lettere.

Sarà impossibile per il lettore attento non riconoscersi nelle bellissime frasi che i due uomini si scambiano e sarà impossibile arrivare al termine della lettura senza aver sottolineato quasi tutte le pagine.

Perché anche il cuore umano ha la sua notte, piena di emozioni non meno selvagge dell’istinto di caccia che attanaglia il cuore del cervo maschio o del lupo. Le passioni legate al sogno, al desiderio, alla vanità, all’egoismo, alla furia erotica del maschio, alla gelosia, alla vendetta, si annidano nella notte dell’uomo come il puma, l’avvoltoio e lo sciacallo nel deserto della notte orientale. E nel cuore dell’uomo esistono istanti in cui non è più notte e non è ancora mattino, quando le belve escono strisciando dai nascondigli tenebrosi dell’anima, quando il nostro cuore è agitato da una passione che si trasforma in un movimento della mano, una passione che abbiamo educato e addomesticato invano per anni, talvolta per un tempo infinito… [cit. pagine 110-111]

Titolo: Le braciblog

L’autore: Sándor Márai nacque a Kassa nel 1900 e morì a Dan Diego nel 1989. E’ annoverato tra i grandi maestri della letteratura mitteleuropea, ha trascorso un periodo di esilio volontario in Germania e in Francia durante il regime di Horthy e ha abbandonato la sua terra per l’Italia e infine gli Stati Uniti d’America, a seguito dell’avvento del comunismo. La sua opera è stata bandita dall’Ungheria per decenni, ma tornano oggi le ristampe e le nuove traduzioni in tutta Europa. In Italia Adelphi editore sta pubblicando tutte le sue opere

Traduzione a cura di: Marinella d’Alessandro

Editore: Adelphi

Il mio consiglio: è un romanzo magnifico, intenso e struggente adatto a chi ama la letteratura classica