10 curiosità sull’isola di Cipro

Torno a scrivere di Cipro, l’isola del Mediterraneo che ho potuto visitare quest’estate. L’idea di organizzare un viaggio a Cipro è nata diversi mesi fa, per cui ho avuto parecchio tempo per documentarmi e leggere curiosità e leggende riguardo questa splendida terra.

Nell’articolo raccolgo le 10 curiosità che mi hanno colpita di più. Buona lettura!

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1. NICOSIA, L’ULTIMA CAPITALE DIVISA

Un tempo fu Ledra, poi divenne Nicosia sotto la dinastia franca dei Lusignano e oggi si trova al centro della Mesaoria di Cipro, ai piedi delle alture dei monti di Keryenia. Arrivando a Nicosia dall’autostrada, due cose colpiscono immediatamente: la prima è la grande bandiera di Cipro del Nord che domina sul fianco delle montagne e la seconda sono gli alti minareti della Selimiye Camii, una chiesa gotica trasformata in una moschea dopo l’occupazione turca.

Nicosa è oggi l’ultima capitale divisa in Europa: un lungo muro separa la porzione a Nord controllata dal governo de facto di Cipro del Nord e la porzione Sud controllata dalla Repubblica di Cipro. Il muro segue la traccia della Linea Verde, che fu disegnata nel 1964 dagli ufficiali inglesi con una matita di colore verde. Per passare da una porzione all’altra della città, si transita lungo Ledra Street e si attraversa la “buffer zone“, la terra di nessuno, disseminata di edifici in rovina e case senza finestre.

Nicosia (foto: Claudia)

2. IL TRAGICOMICO INCIDENTE DELLA ZIA DI MAOMETTO

La presenza mussulmana a Cipro ha origini lontane e la leggenda vuole che anche la zia del Profeta di Maometto mise piede sull’isola nel 649. La zia, giunta in prossimità del Lago Salato che oggi si trova nell’Akrotiri, nel distretto di Larnaka, cadde dal mulo che la trasportava e morì sul colpo. Nel punto dove l’amata zia morì, venne eretta una moschea chiamata Hala Sultan, dal nome della donna. La moschea è oggi un luogo di pellegrinaggio molto importante nel mondo islamico.

La Moschea di Pafo, nel quartiere turco – purtroppo non ho immagini della Hala Sultan (foto: Claudia)

3. PIU’ GATTI CHE CIPRIOTI

Gli amanti dei felini sono avvisati: a Cipro troveranno più gatti che ciprioti. I felini a Cipro sono davvero dappertutto: li troverete addormentati tra le rovine, all’ombra degli alberi, sugli scalini dei monasteri, nei pressi dei ristoranti (con la speranza che dai tavoli cada qualche ghiottoneria) e vi faranno compagnia vicino alle spiagge. Si dice addirittura che ci siano, a Cipro, un milione e cinquecentomila gatti… E sappiate che i ciprioti, tra Nord e Sud dell’isola, sono a malapena un milione!

Dolcissimi cuccioli al Monastero di Kykkos (foto: Claudia)

4. L’ARCIVESCOVO CHE FU PRESIDENTE

L’Arcivescovo Makarios III fu un religioso e politico ciprota: nel 1960, oltre ad essere capo della Chiesa Ortodossa di Cipro, diventò primo Presidente della Repubblica di Cipro dopo l’indipendenza dal Regno Unito. Si ritrovò ad affrontare i gravi dissapori tra greco-ciprioti e turco-ciprioti, la creazione del movimento per l’annessione alla Grecia, l’EOKA e, successivamente, l’EOKA B, e infine il tentativo di colpo di Stato da parte dei greco-ciprioti il 14 luglio del 1974.

Makarios III abbandonò l’isola prima che le truppe turche invadessero Cipro, il 20 luglio del 1974, in risposta al tentato colpo di Stato. I suoi sostenitori lo credettero morto ma egli rientrò a Cipro nel 1975 dichiarando che se avessero diviso l’isola questa non si sarebbe riunita mai più.

Oggi la tomba dell’Arcivescovo Makarios III si trova nei pressi del Santuario di Throni, nel cuore dei Monti Troodos. Tre militari armati fino ai denti vigilano, ventiquatt’ore su ventiquattro, sulla tomba del loro primo Presidente.

Il sobrio memoriale all’Arcivescovo Makarios III a Throni (foto: Claudia)

5. UNA SEPOLTURA DA RE

Chi mi segue lo sa, adoro l’archeologia e a Pafo non mi sono lasciata scappare l’opportunità di visitare le Tombe dei Re (2.5 € l’ingresso). Il sito spettacolare è situato in una zona fatta di scogliere e scarpate e gli ipogei visitabili sono stati costruiti intorno al III secolo a.C., distanti dalle mura di Nea Paphos, poiché i morti dovevano essere seppelliti lontani dai centri abitati.

In realtà, chi veniva sepolto qui non era un vero re, ma era una persona ricca e facoltosa. Le tombe dovevano essere delle vere e proprie case, con cortile, peristilio e colonne, poiché ogni anno i parenti rimasti in vita dovevano tenere un banchetto in onore dei cari defunti.

Le Tombe dei Re a Pafo (foto: Claudia)

6. PAFO, LA CAPITALE ROMANA

Pafo oggi è composta da due insediamenti limitrofi: Kato Pafos, sul mare, e Ktima nell’interno. La leggenda vuole che fu Agapenore, re di Tegeia di ritorno dalla guerra di Troia a fondare la città, mentre i documenti dicono che fu Nicocles, ultimo re di Palai Paphos (oggi Kuklia), a dare origine a Pafo.

Quando i romani giunsero a Cipro, nel 58 a.C., Nea Paphos era la città più importante e in questo periodo vennero costruite splendide ville completamente pavimentate da eccezionali mosaici oggi visibili al Parco Archeologico di Paphos (4.5 € l’ingresso).

Col tempo, iniziò il declino di Pafo: gravi terremoti la danneggiarono e le incurisioni arabe divennero sempre più frequenti. Inoltre, era un luogo poco salubre, a causa dell’avanzata delle paludi una volta abbandonato il porto. Infine, a capitale di Cipro passò da Pafo a Nicosia, che nella Mesaoria e lontana dal mare aveva poche possibilità di essere saccheggiata dai pirati!

Gli eccezionali mosaici ritrovati a Pafo (foto: Claudia)

7. FRAMMENTI DI REGNO UNITO

Campi da golf, villette a schiera di colore chiaro con un fazzoletto di prato verde di fronte. Aspetta, ma siamo in Inghilterra? Quando abbiamo attraversato il distretto di Limassol, verso Pissouri, ci siamo chiesti se per caso non fossimo capitati in Inghilterra e in effetti così è: l’Akrotiri (Limassol) e Dhekelia (Larnaka) sono due settori che appartengono alla Corona Britannica, sono ovvero due Territori d’Oltremare a tutti gli effetti.

La cosa curiosa, oltre le villette e i campi da golf, è che sono gli unici due Territori d’Oltremare della Corona dove non si usa la Sterlina inglese: si utilizza, infatti, l’Euro!

Kourion, superbo sito archeologico nel Distretto di Limassol, ricade in uno dei Territori d’Oltremare della Corona Britannica (foto: Claudia)

8. RAPITE LA SPOSA!

I Royal Wedding si sono sempre celebrati in Inghilterra, ad eccezione di uno. Riccardo Cuor di Leone fece tappa a Cipro mentre scendeva in Terra Santa a combattere come Crociato, nell’estate del 1189. La sua promessa sposa, Berengaria, stava raggiungendo Cipro in compagnia della futura cognata Giovanna, sorella di Riccardo, quando una ingloriosa tempesta fece naufragare la nave su cui viaggiava.

Il monarca cipriota cercò di prendere in ostaggio le due donne, ma non riuscendoci, si rifiutò di soccorrerle. Riccardo si vendicò dichiarando guerra e sconfisse Commeno non lontano da Nicosia. Ma prima che la sua promessa sposa potesse essere rapita di nuovo, Riccardo e Berengaria convolarono a nozze al Castello di Limassol, dando luogo così all’unico matrimonio reale celebrato fuori dall’Inghilterra.

Le coste rocciose e insidiose presso Episkopi (foto: Claudia)

9. LA SPIAGGIA DOVE NACQUE AFRODITE

La certezza è che a Cipro sentirete sicuramente parlare di lei, la dea della bellezza Afrodite. Il motivo è molto semplice: la leggenda vuole che la dea sia emersa dalle acque e sia approdata sulle rive della spiaggia di Petra tou Romiou, letteralmente “le pietre di Romios“. Perché questo nome insolito?

Perché un’altra leggenda legata a questo luogo suggestivo è questa: un eroe popolare, Dhiyenis Akritas detto Romios, per scacciare i pirati dalle coste dell’isola avrebbe scagliato enormi rocce contro le navi degli invasori.

Che queste leggende siano vere o no, resta il fatto che Petra tou Romiou è una spiaggia decisamente scenografica e parecchio fotogenica.

La spiaggia dove la tradizione vuole che Afrodite sia emersa dalle acque (foto: Claudia)

10. LAZZARO, ALZATI E CAMMINA (E VAI A CIPRO)

Tutti conosciamo la storia di Lazzaro. Quando Gesù giunse a Betania, Lazzaro era morto gà da quattro giorni, così chiese di rimuovere la pietra del sepolcro e chiamò l’amico, il quale si levò dal giaciglio e uscì vivo e vegeto dalla tomba.

D’accordo, Lazzaro risorse dai morti, ma poi cosa gli successe? Nell’Antico Testamento e nei Vangeli non viene più nominato, ma la tradizione orientale vuole che Lazzaro giunse proprio a Cipro, dove divenne vescovo e rimase nell’episcopato per un trentennio. Fino alla morte. Quella definitiva, suppongo.

La Chiesa cattolica Agia Kyriaki circondata dalle rovine di Panagia Chrysopolitissa (foto: Claudia)

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Se conoscete altre curiosità su Cipro raccontatemele nei commenti! Spero che l’articolo (e le mie fotografie) vi siano piaciuti!

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Viaggio a Cipro, pensieri emotivi sparsi di un microcosmo di meraviglie

Tappa d’ogni passante e posteggio d’ogni guerra
Fui pianta che della furia dei venti sta nel mezzo.
E nonostante tutte le bufere che mi si son precipitate
(…) Non m’hanno sdradicata, ché profonde erano le mie radici.
(…) M’hanno sconvolta, piegata e m’han tagliato i rami,
Eppure dentro di me radice e cuore stanno saldi.

Vasilis Michailidis

L’isola di Cipro, laggiù alla periferia sudorientale dell’Europa, è un microcosmo di meraviglie. Lo avevo immaginato mentre organizzavo il nostro viaggio e una volta arrivati ne abbiamo avuto conferma. Cipro è un’isola più vicina all’Asia che all’Europa, e a causa della sua posizione geografica è stata conquistata e invasa nel corso della sua millenaria storia.

La storia di Cipro non può prescindere da ciò che l’isola è oggi, su queste frastagliate coste di calcare molti popoli e culture sono passati: fenici, minoici, greci, egiziani, persiani, romani, bizantini, crociati, veneziani, turchi, inglesi. Ognuno di loro ha preso e lasciato qualcosa: l’isola è costellata da splendidi siti archeologici minoici, greci e romani, curatissimi e meravigliosi.

Infine, quarantaquattro anni fa Cipro è stata vergognosamente divisa: a nord i turco-ciprioti e a sud i greco-ciprioti. Le popolazioni turche che vivevano a sud hanno dovuto andare a nord, e viceversa per le genti greco-cipriote. A Kouklia, vicino Pafos, ci sono i resti delle case turche, abbandonate in gran fretta e oggi in rovina, forse come monito di ciò che l’esodo delle popolazioni è stato.

Da un cuore pietrificato,
che soltanto il pianto disseta,
che altro germoglia se non
spine e rovi?

Andis Pernaris

Kouklia, parte del villaggio abbandonato (foto: Claudia)

Per tutti questi motivi l’isola è risultata così affascinante ai nostri occhi e abbiamo deciso di visitarla, viverla intensamente, scoprirla, cercare di capirla.

L’itinerario realizzato ci ha portati alla scoperta di alcuni punti davvero suggestivi dell’isola, un paio addirittura intatti e non contaminati. Sui Monti Troodos abbiamo guidato per chilometri e chilometri vedendo solo alberi, montagne, piccole chiesette e scorci sulla parte turca dell’isola. Ci è capitato di trovare una spiaggia deserta, tutta per noi, e una quasi deserta, un po’ impervia da raggiungere ma si sa che le cose più difficili da trovare sono le più belle.

On the road nella penisola di Akamas (foto: Claudia)

Il periodo è stato perfetto, a settembre il sole brilla sempre e il costante vento tiepido regala cieli di un blu abbagliante, la luce avvolge prepotentemente ogni cosa: gli ulivi arroccati nelle campagne brulle, i profumati cedri dei Monti Troodos, le baie che compaiono all’improvviso, le vestigia greche e romane, e il grande lago salato dell’Akrotiri. L’acqua del mare è così calda che un bagno è d’obbligo.

Ma è quando arriva l’ora del tramonto, l’ora più bella, che le emozioni aumentano. Le scogliere di calcare da bianche diventano rosa, copiando il cielo che rapido si tramuta, e il colore mare si trasforma di nuovo. I ciottoli della spiaggia di Petra tou Romiou si scuriscono ancora, l’acqua imperterrita li leviga e l’ultima luce li accarezza. Mi commuoverò per sempre a ricordarmi di quanto sono stata felice ad ammirare simili tramonti.

Bello adagiarsi in questa eterna marea,
nelle braccia degli imperscrutabili abissi.
Bello sentirne il canto nelle dolci notti d’autunno,
lontano dalla tempesta, lontano dal silenzio.
Tra poco la bassa marea getterà le sue reti
per irretire nel suo fascino il mare che s’è incantato
e che ininterrottamente ritma l’eco della vita.

Xanthos Lysiotis

Tramonto a Petra tou Romiou (foto: Claudia)

Le emozioni, a Cipro, sono forti come il caldo. Ci si riempe davvero gli occhi di meraviglia, soprattutto se si ha la sensibilità di apprezzare i piccoli dettagli, perché è nelle cose piccole e all’apparenza insignificanti che si nasconde la bellezza. Si vive intensamente, inebriati dalla curiosità di vedere cosa nasconde la prossima curva.

In otto giorni di viaggio abbiamo percorso 1047 chilometri, dalle coste dell’ovest siamo giunti nel cuore delle montagne e abbiamo raggiunto la capitale Nicosia. Per più di 80 chilometri abbiamo guidato su strade di montagna e per circa 20 chilometri abbiamo guidato su piste sterrate e polverose. Ci siamo stancati per il caldo ma ogni sera, a riguardare le fotografie e a ripensare ai luoghi, avevamo il cuore felice.

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Il nostro itinerario ha toccato molte zone dell’isola, lo avevo studiato per vedere più cose possibili e il maggior numero di panorami e ambienti. Ecco l’itinerario in sintesi con qualche consiglio:

GIORNO 1 – PAFO

Per raggiungere Pafo abbiamo preso un volo diretto Ryanair dall’aeroporto di Bergamo Orio al Serio (costo 85 Euro a/r), abbiamo noleggiato una piccola Kia per una settimana al prezzo di 189 Euro con la Cyprus Car Hire, abbiamo alloggiato a Kato Pafo agli appartamenti Panklitos, a pochi passi dalle Tombe dei Re, al prezzo di 260 Euro per sette notti.

Arrivati a Pafo nel pomeriggio, una volta sbrigate le formalità per il noleggio dell’auto e il check in nel residence, siamo corsi ad ammirare il primo tramonto cipriota sulla spiaggia di fronte al faro di Pafo.

Un consiglio: a Cipro si guida a sinistra, come nei Paesi anglosassoni, ma i ciprioti guidano in modo prudente e tranquillo, la velocità consentita nei centri abitati è molto bassa (da 30 a 50 km/h) e in autostrada di 100 km/h e praticamente tutti rispettano i limiti. Le autostrade di Cipro sono gratuite. La valuta è l’Euro e le prese sono come quelle inglesi, quindi è meglio munirsi di adattatore. Cipro mi ha dato l’impressione di essere davvero un posto sicuro.

GIORNO 2 – AD OVEST DI PAFO E PENISOLA DI AKAMAS

Il primo giorno di visita lo abbiamo dedicato alla zona ad ovest della città di Pafo. Il nostro giro è stato il seguente: il quartiere turco di Pafo, il Monastero ortodosso di Agios Neofytos (vedere sotto il protico il pope che puliva le verdure mentre chiacchierava con le donne che lo aiutavano mi ha dato l’idea di sbirciare un po’ nella sua vita), le Gole di Akamas, la spiaggia di Lara nella penisola di Akamas, piena di nidi di tartarughe.

Un consiglio: per raggiungere la spiaggia di Lara la strada è sterrata per cui si consiglia di andare molto piano se non dispone di un mezzo fuoristrada e di prestare attenzione alla caduta massi dalle pareti. Per affrontare un pezzo del sentiero nelle Gole di Akamas sarebbe meglio indossare scarpe da ginnastica perché si rischia di scivolare sulle rocce bagnate.

Spiaggia di Lara, penisola di Akamas (foto: Claudia)

GIORNO 3 – MONTI TROODOS, VALLE DEI CEDRI E DISCESA AL GOLFO DI CRYSOCHOU

Un’intera giornata sui monti, passando da zero metri sul livello del mare alla quota massima di 1450 m sul livello del mare. Visita al paesino di Kakopetria, al Santuario di Throni e alla tomba dell’Arcivescovo Makarios III, al Monastero di Kykkos e alla spiaggia di Polis nel golfo di Crysochou.

Un consiglio: addentratevi nelle montagne di Cipro solo se siete guidatori esperti e se non soffrite il mal d’auto perché ci sono infinite curve e per moltissimi chilometri non ci sono paesi. Prestare molta attenzione alla caduta massi dalle pareti che spesso invadono la carreggiata. Infine, non sottovalutate le distanze.

Affreschi al Monastero di Kykkos (foto: Claudia)

GIORNO 4 – ANTICA KOURION, BAIA DI EPISKOPI, SANTUARIO DI APOLLO YLATIS E PETRA TOU ROMIUO

Visita al sito archeologico di Kourion, che si affaccia sul paese omonimo e sosta alla spiaggia di Kourion. Nel pomeriggio, visita al Santuario di Apollo Ylatis e sosta alla spiaggia di Zapalo, selvatica e spettacolare. Rientrando verso Pafo, sosta a Petra tou Romiuo, la più scenografica spiaggia del distretto di Pafo, dove la leggenda vuole che sia nata la dea Afrodite.

Un consiglio: i siti archeologici a Cipro costano poco, sono molto curati  e decisamente grandi. Aprono presto al mattino e causa il gran caldo dei mesi estivi, sarebbe meglio visitarli al mattino presto. Tutti i siti archeologici che ho visitato disponevano di parcheggi gratuiti, servizi e di macchinette automatiche per acquistare bibite fresche. Il personale è gentilissimo.

Sito archeologico di Kourion (foto: Claudia)

GIORNO 5 – SITI ARCHEOLOGICI A PAFO, WHITE RIVER BEACH E CORAL BAY

Visita a due spettacolari siti archeologici a Pafo: le Tombe dei Re e il Parco Archeologico di Pafo con i suoi bellissimi mosaici di stampo mitologico. Nel pomeriggio, mare alla selvatica White River Beach e alla più classica Coral Bay, una spiaggia attrezzata perfetta per bambini e famiglie.

Sito archeologico delle Tombe dei Re (foto: Claudia)

GIORNO 6 – NICOSIA (SUD e NORD)

Giornata dedicata alla capitale di Cipro, la città di Nicosia. Appassionata di confini, non vedevo l’ora di attraversare i varchi a Ledra Street, dove dopo il controllo dei documenti (da entrambe le parti, sia greco-cipriota che turco-cipriota) si transita per pochi metri nella “buffer zone”, la Linea Verde tracciata dagli inglesi quando l’isola è stata divisa.

Tra le due parti ho di gran lunga preferito la parte turca, più pittoresca e colorata. A Nicosia Nord ho adorato le moschee e il caravanserraglio. I turco-ciprioti sono persone squisite e gentilissime tanto quanto i greco-ciprioti. Provate a bere il caffé turco: io l’ho allungato due volte con l’acqua tanto era forte!

Un consiglio: parcheggiate l’auto fuori le mura, i parcheggi costano poco e sono custoditi (3.50 euro per 6 ore). Il traffico a Nicosia può essere sfiancante. Nicosia è una città che mi ha dato l’impressione di essere tranquilla e sicura, non ho avvertito nessuna tensione tra le due parti. Nella parte turca di Nicosia sono accettati gli euro e per entrarci basta esibire la carta di identità, doppio controllo al check point di Ledra Street.

Il Caravanserraglio di Nicosia Nord (foto: Claudia)

GIORNO 7 – CAPO ASPRO A PISSOURI, SITO DI PALAI PAPHOS A KOUKLIA

Mattinata dedicata a rivedere la spiaggia di Petra tou Romoiu e alla scoperta della baia di fronte a Pissouri. Visita al sito di Palai Paphos, la vecchia Pafo, che ha resistuito i resti del tempio di Afrodite e lo splendido mosaico di Leda e il cigno.

Sito archeologico di Palai Paphos (foto: Claudia)

GIORNO 8 – VOLO PAFO-BERGAMO

Il nostro bellissimo viaggio a Cipro si conclude con un volo con orario da vampiri, ma siamo così felici che non ci facciamo caso.

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CONSIGLI DI LETTURA

  • Cipro. Nicosia, Pafos, Famagosta, i monasteri sui monti Troodos, le baie e le vestigia greche” Guide Verdi d’Europa, Touring Editore
  • Cipro nella letteratura. Prosa e poesia“, AA. VV., Argo editore
  • Un album di storie” di Andonis Gheorghìu, trad. V. Gilardi, Stilo editore
  • L’Aurora” di Victoria Hislop trad. M. ed E. Gislon, Bompiani

 

Per me Cipro è stato concentrato di bellezze, un’isola che vale davvero la pena di visitare e che se vista con occhi curiosi, sono certa che saprà regalare immense emozioni.

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Andonis Gheorghìu | Un album di storie

ti porterò a vedere anche i nostri album, quelli di famiglia, quei grandi album con la copertina spessa, sono interessanti, ci sono le fotografie tutte mescolate, quelle nuove insieme con quelle vecchie, (…) quelle “di gruppo” a scuola, alle feste di fidanzamento, ai matrimoni, ai battesimi, mescolate per età e periodi, alcuni in una fotografia sono bambini, nell’altra genitori, posano nello stesso album perfino da nonni (…) tutti insieme (…)
in una fotografia si ferma il tempo, lo si imprigiona per sempre in un pezzo di carta, la fotografia è un attimo di eternità (forse l’unico?), ti sembra poco? [Un album di storie, Andonis Gheorghìu, trad. V. Gilardi]

Un album di storie” di Andoni Gheorghìu, tradotto da Valentina Gilardi per Stilo Editrice, è un libro meraviglioso dove protagonista è l’isola di Cipro, raccontata attraverso le voci dei suoi abitanti, sia greco-ciprioti che turco-ciprioti, gli articoli di giornale, le immagini d’epoca, le tradizioni e le lettere; le storie sono come le fotografie di uno di quei grossi album che conservano gli attimi preziosi della nostra vita e li fissano per sempre sulla cellulosa lucida.

Gheorghìu è un avvocato che vive a Limassol e con il tempo ha raccolto testimonianze e ricordi dei ciprioti che hanno voluto confidargli le proprie storie personali. Si racconta qualcosa di sé affinché non cada tutto nell’oblio; si regala un’immagine di famiglia ad uno sconosciuto, o una lettera, o un ritaglio di giornale, perché costui scriva una storia collettiva e corale che spieghi al mondo cosa è successo e cosa succede sull’isola di Cipro.

Fotografia di una classe di scuola elementare di Màratha. Nessuno di questi bimbi è vivo, sono tutti sepolti nella fossa comune di Màratha. Nella fila dietro, a destra, il fratello di Hussein, Erbàin, al quale furono legate le mani dietro la schiena prima che venisse decapitato [Un album di storie, Andonis Gheorghìu, trad. V. Gilardi]

L’isola più orientale dell’Unione Europea è divisa da quarantaquattro anni; la linea verde separa la Repubblica Turca di Cipro del Nord dalla Repubblica di Cipro. La stessa capitale dell’isola, Nicosia, è l’ultima capitale al mondo divisa da un muro. Il settore greco-cipriota viene chiamato “zona libera“, l’area turco-cipriota è definita “zona occupata“.

Il confine tra le due Repubbliche si può attraversare solamente dal 2003 ed esclusivamente attraverso i varchi autorizzati: altrimenti, varcare i confini è non solo illegale e perseguibile penalmente, ma è pericoloso poiché tantissime zone non sono ancora state bonificate, ed è concreto il rischio di saltare in aria su una mina antiuomo.

dal 2004 la squadra di sminamento delle Nazioni Unite a Cipro ha rimosso e distrutto più di 14.000 mine, ripulito in totale 57 campi minati, per un’estensione di 6.500 chilometri quadrati [Un album di storie, Andonis Gheorghìu, trad. V. Gilardi]

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Pezzo di muro che divide Nicosia in due porzioni, l’una turca e l’altra greca (fonte: Wikipedia CC BY-SA 3.0)

Il 1974 è l’anno cruciale per Cipro. Dopo dieci anni di tensione, il tentativo di colpo di Stato da parte dei greco-ciprioti ai danni dell’Arcivescovo Makarios III è il pretesto affinché il 20 luglio 1974 le truppe turche invadano Cipro con l’idea di instaurare un governo nelle aree che sarebbe riuscita a conquistare. Inizia il conflitto.

In “Un album di storie” il 1974 viene ricordato come l’anno in cui tutto cambia, da quel momento in nessuna famiglia nulla è più come prima. C’è chi perde un figlio, chi un padre. Altri perdono le tracce di una figlia, o di una sorella. A Cipro, ancora oggi, si celebrano i funerali tardivi: può darsi che in occasione di lavori dove si mobilizzano tonnellate di terra ci si imbatta in una fossa comune.

Morti che attendono di riavere il nome che portavano in vita. C’era il piccolo Dimitris che giocava con delle letterine di plastica quando sono arrivati i turchi; quando hanno ritrovato le ossa di Dimitris accanto aveva ancora le letterine di plastica.

Dopo il 1974 la separazione è stata netta, senza scampo. I turco-ciprioti a nord, i greco-ciprioti a sud. Poco importa se un greco-cipriota viveva a Kyrenia, nel nord. Profughi verso nord, profughi verso sud. Persone che hanno abbandonato tutto, sono stati rinchiusi dentro la propria Repubblica, separati dagli altri da un muro per impedire alla gente di passare. Ognuno deve stare solo con la sua gente.

Immaginate cosa voglia dire poter tornare a casa anni e anni dopo. Rivedere la propria casa oggi occupata dai turchi, o viceversa dai greci. C’è un padre che è morto senza poter rivedere la propria abitazione, essendo stato deportato a sud, così la figlia torna a casa e raccoglie un po’ di terra: la porterà sulla tomba del genitore, gli darà l’illusione di essere tornato a casa.

oltre 24.000 greco-ciprioti si sono recati martedì nei territori occupati attraverso i varchi di Lidra Palace, d Pèrgamos e di Strovìlia, e 2050 turco-ciprioti sono entrati nelle zone libere dal varco di Lidra Palace
molti di quelli che hanno visto la propria casa per la prima volta dopo ventinove anni erano commossi. Alcuni l’hanno trovata completamente distrutta, altri in condizioni fatiscenti. Altri hanno dichiarato che avrebbero preferito rimanere con il ricordo del 1974 [Un album di storie, Andonis Gheorghìu, trad. V. Gilardi]

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Unbuffer Zone, Cipro (fonte: Wikipedia CC BY-SA 3.0)

Le storie degli abitanti di Cipro, oltre di guerra, parlano di temi più attuali. Fino poco tempo fa l’omossesualità era vista di cattivo occhio: c’era un uomo che dopo aver manifestato la sua natura ha subito un pestaggio violento da parte del fratello maggiore; l’uomo ha dovuto emigrare in Australia, a Cipro lo avrebbero di certo ucciso. Con la terra natia è rimasto in contatto grazie ad una nipote: lei inviava allo zio le foto di Cipro e della famiglia, lo zio inviava le immagini di Sydney e della sua vita in Australia.

Ci sono le storie dei ciprioti che emigrano all’estero, per lavorare e costruirsi un futuro migliore. Quando si torna dall’estero ci si ritrova tutti assieme in famiglia, si presentano i nuovi nati e si commemora chi nel frattempo è mancato. Si ascoltano le storie, i pettegolezzi di paese.

Ci sono le storie degli immigrati che giungono a Cipro: africani, iracheni, iraniani, siriani, uzbeki, filippini, ucraini, russi, thailandesi. Loro sono qui per rubare il lavoro ai ciprioti, quei lavori che nessun cipriota però vorrebbe fare: le badanti o gli uomini delle squadre di sminamento. Lavoro, quest’ultimo, decisamente ad alto rischio.

“avete avuto anche voi la guerra e i profughi, nemmeno molto tempo fa, eppure non ci volete; dovreste capirci un pochino, siamo anche noi profughi” [Un album di storie, Andonis Gheorghìu, trad. V. Gilardi]

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Zona di confine a Nicosia. Passare il confine tra le due Repubbliche al di fuori dei varchi autorizzati è tuttora illegale (fonte: Wikipedia: CC BY-SA 3.0)

Un album di storie” è un libro scritto con uno stile accattivante e colloquiale, con una punteggiatura tutta particolare, spesso senza maiuscole all’inizio delle frasi e senza punto al termine del periodo. È un libro a mio avviso bellissimo: leggendo ci si sente ospite ora in una casa turco-cipriota e ora in una greco-cipriota, mentre le famiglie ci mostrano le foto e raccontano aneddoti tristi, allegri e tragicomici.

Un libro nel quale non esistono buoni o cattivi: gli uomini sono tutti sullo stesso piano, vittime inconsapevoli di un disegno più grande di loro. Un libro con una raccolta di storie universali perché parla di tutti noi e di cosa succede quando qualcuno ti insegna ad odiare gli altri e ti porta sulla strada della violenza.

Un album di storie” fa riflettere, sorridere, arrabbiare e soprattutto commuovere. È uno di quei libri che io consiglio di leggere davvero di cuore.

ma anche la nostra vita, a pensarci bene, cos’è se non un gomitolo di storie? a volte le ricordiamo, le raccontiamo, le scriviamo, ci mettiamo un titolo, Un album di storie, e diventano come una storia unica, storia di ognuno di noi o storia di tutti noi; forse tutta la nostra vita non è altro che un album di storie? [Un album di storie, Andonis Gheorghìu, trad. V. Gilardi]

Titolo: Un album di storie
L’Autore: Andonis Gheorghìu, vincitore del Premio Europeo per la Letteratura nel 2016
Traduzione dal greco: Valentina Gilardi
Editore: Stilo Editrice
Perché leggerlo: perché è un libro bellissimo che parla di Cipro e della sua gente, ma allo stesso tempo è un libro universale che racconta di tutti noi

(© Riproduzione riservata)

Victoria Hislop | L’Aurora

Due settimane dopo, il 15 luglio di prima mattina, venne attaccato il palazzo presidenziale a Nicosia. Automobili blindate e carri armati irruppero attraverso i cancelli e bombardarono di proiettili i muri. Gli aggressori entrarono a cercare Makarios. Ne giro di poco tempo il palazzo era in fiamme. La notizia del colpo di stato fece velocemente il giro della piccola isola. In ogni casa di Cipro le persone si raggrupparono attorno alla radio [L’Autora, Victoria Hislop, trad. M. ed E. Gislon]

Famagosta, 1972. Savvas Papacosta è un abile imprenditore che si occupa di costruire alberghi di lusso per turisti stranieri. Papacosta è convinto che gli anni difficili siano passati e che l’isola di Cipro sia pronta per aprirsi al turismo internazionale.

L’Aurora Palace è uno dei più lussuosi alberghi della zona di Famagosta, sulla costa orientale dell’isola. Papacosta ne va fiero, ma vuole di più per i suoi danarosi turisti: grazie ai soldi provenienti dalla ricca famiglia della moglie Aphroditi, Savvas sta finanziando la costruzione di un hotel ancora più bello dell’Aurora Palace.

I Georgiou sono greco-ciprioti di modesta estrazione sociale. I due capofamiglia sono anziani pensionati, mentre i figli, Markos e Christos, sono giovani con idee molto diverse tra loro; Markos lavora instancabilmente nel night dell’Aurora Palace, mentre Christos ha abbracciato la causa per l’enosis, l’unione di Cipro con la Grecia.

Gli Özkan sono turco-ciprioti che hanno abbandonato il loro paese d’origine nell’entroterra a causa dei disordini degli anni sessanta. Oggi anche loro vivono a Famagosta e lavorano nel settore turistico: Emine è una parrucchiera del salone di bellezza all’Aurora Palace, mentre il figlio lavora in uno stabilimento balneare.

Mentre il nuovo e suntuoso hotel di Papacosta cresce a vertiginosa velocità, crescono le tensioni tra Turchia, Grecia e Makarios, l’arcivescovo che governa Cipro. Con il ritorno di Grivas sull’isola, ritorna la minaccia dell’enosis sottoforma del gruppo estremista EOKA B, del quale Christos fa parte.

Il dramma si scatena nel caldissimo luglio del 1974, quando la Guardia Nazionale, sostenuta dalla dittatura dei colonnelli di Atene, organizza un colpo di stato contro Makarios e allo stesso tempo la Turchia, per tutelare i turco-ciprioti, attacca duramente Cipro.

Le potenze straniere stanno a guardare mentre l’isola viene spaccata in due. La Linea Verde esiste già dal 1963, anno in cui la capitale Nicosia era stata divisa in due, ma ora i confini assumono un ruolo ancora più importate: bisogna difenderli a tutti i costi. I conflitti si inaspriscono, i profughi turco-ciprioti e greco-ciprioti non si contano più. A tutti non resta che fuggire, non resta che scappare da un’isola paradisiaca che si è trasformata in un vero inferno.

Qualsiasi cosa si sostenesse, l’attuale conflitto non era qualcosa di nuovo. Erano anni che si prendeva giovani vite e distruggeva la felicità dell’isola [L’Autora, Victoria Hislop, trad. M. ed E. Gislon]

Buffer Zone nel centro di Nicosia, ultima capitale divisa d’Europa (fonte: Europa Nostra, Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic CC BY-NC-SA 2.0)

L’Aurora” di Victoria Hislop (trad. M. ed E. Gislon, Bompiani, 388 pagine, 22 €) è un libro che ho deciso di leggere per l’ambientazione e lo sfondo storico: mi intrigava l’idea di leggere un romanzo che si svolge a Cipro negli anni immediatamente precedenti al 1974, anno cruciale per l’isola. Eppure molte cose non mi hanno convinta e il libro, in generale, non mi è piaciuto.

Per prima cosa, non ho percepito nessuna affinità con i personaggi e per nessuno di loro sono riuscita a provare simpatia o ammirazione. Ognuno di loro conduce la propria vita cercando di non pensare troppo alla grave e drammatica situazione politca del luogo in cui vivono, salvo poi svegliarsi la mattina del 15 luglio 1974 con il terrore dell’imminente guerra senza nessuna idea di cosa fare. Può darsi che nella vita reale succeda proprio così, che si cerca di non vedere il problema finché non si manifesta; a me, però, è sembrato un atteggiamento poco credibile e maturo.

Il personaggio che a mio avviso poteva essere il più intrigante e interessante è Christos, giovane greco-cipriota che lotta nelle file dell’EOKA B per l’enosis con la Grecia. Avrei voluto seguirlo nelle sue azioni di guerra, nelle rappresaglie contro i turchi, ascoltare le difficoltà di chi combatte in clandestinità. Niente di tutto ciò. Christos è un personaggio marginale che compare solo quando la madre Irini si chiede dove sia e cosa faccia. Stessa cosa per il figlio di Emine, Ali, che milita coi turchi, ma di lui non si sa nulla e verrà liquidato frettolosamente in due righe a fine romanzo.

Al contrario, viene celebrata la figura di Aphroditi, patetica donna greco-cipriota di mezz’età, ricchissima, insistendo molto sul fatto che, oltre ad essere bella come una dea, abbina i vestiti al colore dei gioielli; l’unica preoccupazione della donna è quella di vedere il giovane amante.

Gli altri protagonisti sono scialbi, insipidi, piuttosto inutili. Le loro azioni sono abbastanza prevedibili, anche se mi è sembrato che preferissero vivere dentro la loro bolla anziché cercare di affrontare o capire la situazione dell’isola. C’era più emozione nel canto del canarino di Irini che in quello che bofonchiano loro a propostio della situazione tra Grecia e Turchia.

Le tappe storiche del conflitto tra Grecia, Turchia e governo cipriota sembrano essere messe lì giusto per tappare i buchi tra un abito di Aphroditi e un pettegolezzo delle parrucchiere, mentre Savvas Papacosta continua a costruire l’hotel e Markos a fare il misterioso e trafficare con pacchi e pacchetti. Ogni tanto passa un caccia turco e sgancia una bomba giusto per ricordare che c’è la guerra.

I colpi di scena sono pressoché assenti. Quei pochi, se si possono definire così, sono appunto prevedibili e lo svolgimento della storia è abbastanza banale e a tratti anche un po’ inverosimile. In generale, mi è sembrato un guazzabuglio di storie ed eventi narrati un po’ a casaccio, unite sì dalla paura della situazione politica, ma senza troppi legami.

Ledra Street è il passaggio pedonale per attraversare la Linea Verde che divide Nicosia in due settori, quello greco-cipriota e quello turco-cipriota (fonte: Gérard Janot, Wikipedia Commons CC BY-SA 3.0)

L’unica cosa che posso dire di avere apprezzato è che l’autrice non prende le parti a nessuno, né ai greco-ciprioti né ai turco-ciprioti, restando pressoché neutrale; uno dei personaggi sostiene che questa situazione drammatica vada avanti da così tanto tempo che nemmeno le parti in gioco sanno più come sia cominciata. Ecco, credo che non avrebbe potuto riassumerlo meglio.

L’Aurora” è più una bozza che un romanzo, un’idea che dovrebbe ancora svilupparsi perché potenzialmente è buona. Bisognerebbe solo essere in grado di scrivere una storia più credibile e più emozionante, perché l’attuale risultato sembra un romanzo rosa con sprazzi di eccessiva drammaticità, dedicato ad un preciso pubblico.

Titolo: L’Aurora
L’Autrice: Victoria Hislop
Traduzione: Mary e Elisabetta Gislon
Editore: Bompiani
Perché leggerlo: per coloro che apprezzano i romanzi rosa, con parecchia drammaticità, ambientati in luoghi esotici o insolti.

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