Tomáš Zmeškal | Lettera d’amore in scrittura cuneiforme

Buongiorno lettrici e lettori! Questa mia recensione chiude il blogtour del romanzo Lettera d’amore in scrittura cuneiforme di Tomáš Zmeškal, con la traduzione di Laura Angeloni, organizzato da Safarà editore. A maggio vi avevo raccontato quanto fosse magica Praga e poi ho seguito l’intero blogtour ospitato sui blog: Turisti per sbaglio, I Viaggiascrittori, Martinaway, Che libro mi porto.

In questa ultima tappa recensirò Lettera d’amore in scrittura cuneiforme come sono solita fare, sempre con la speranza di incuriosirvi e affascinarvi, nonché offrirvi nuovi spunti per le vostre prossime letture.

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Titolo: Lettera d’amore in scrittura cuneiforme

L’Autore: Tomáš Zmeškal è nato a Praga nel 1966 da madre ceca e padre congolese. Lascia la Cecoslovacchia nel 1987 per andare a vivere e lavorare a Londra. Torna a Praga dopo il crollo del comunismo e inizia a lavorare come insegnante di scrittura creativa e scrittore. Lettera d’amore in scrittura cuneiforme gli è valso il Premio dell’Unione Europera per la Letteratura

Traduzione: Laura Angeloni

Editore: Safarà editore

Il mio consiglio: è un romanzo polifonico e struggente, un’immersione nella cultura dell’Europa orientale, un’amore fortissimo espresso attraverso una lingua ormai estinta capace di attraversare le tempeste della Storia

Pur essendo ancora convinto che il tempo sia una grandezza fisica fissa, e consapevole che un secondo non sia che l’ottantaseillesima parte di un giorno solare medio, confesso, Květa, che la mia fede vacilla (…) Ho anche paura di non fare in tempo a dirti che non ho mai smesso di amarti. Niente nella vita mi è costato più fatica di questa confessione. E poi mi è venuto in mente di scrivere questa lettera in lingua ittita, in caratteri cuneiformi. E’ stato il ricordo dei nostri primi incontri, dei nostri primi appuntamenti, a indurmi a questa follia. So che questa è l’unica cosa che non c’è bisogno di spiegare. Josef [© Lettera d’amore in scrittura cuneiforme, Tomáš Zmeškal, traduzione Laura Angeloni]

L’allegria e l’entusiasmo di Alice nei giorni precedenti al suo matrimonio permeano le prime pagine della storia. Alice si sveglia immersa in una stanza colma di rose rosse e profumatissime, c’è un po’ di trambusto e di concitazione per la cerimonia imminente. La madre di Alice, Květa, vuole che la figlia si sposi in chiesa e da Praga fuggono in campagna, sfuggendo ai divieti imposti dai comunisti che dominano la Cecoslovacchia.

Da questo punto, si dipana la narrazione che magistralmente l’autore ceco Tomáš Zmeškal riesce a tessere con notevole capacità; l’autore introduce personaggi indimenticabili perché particolari, come il pasticcere incaricato di realizzare la torta nuziale di Alice, e che spesso intraprende dei ragionamenti un po’ strani e ha visioni hitleriane sul futuro.

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Ponte Carlo in notturna, Praga (foto: Claudia)

Luoghi, tempo, spazio: tutto in questo romanzo viene mescolato e rimescolato, tanto che all’inizio Tomáš Zmeškal riesce a spiazzare il lettore, che si chiede esattamente cosa stia succedendo. Perché la storia di Lettera d’amore in scrittura cuneiforme non è narrata in modo lineare dato che Tomáš Zmeškal rompe la fluidità del tempo aprendo squarci sul passato, proprio come succede a noi che ogni giorno – per un motivo o l’altro – rievochiamo o raccontiamo ad altri episodi del nostro passato.

C’è poi l’amore a dominare il romanzo, come si intuisce dal poetico ed evocativo titolo: l’amore tra Květa e Josef come quello tra Alice e Maximiliàn, o tra Alice e suo figlio. Ma è la Storia a gettare ombre sui rapporti umani, come spesso accade, del resto.

Quando Tomáš Zmeškal ci porta indietro nel tempo, ci racconta le crudeltà del regime comunista, gli arresti, le accuse infondate, il clima di terrore; Josef stesso viene arrestato e solo tanti anni dopo potrà incontrare Alice, sua figlia, diventata quasi signorina. Ma durante gli anni di assenza di Josef, alla moglie sono accadute molte altre cose terribili da portare quasi all’estinzione il loro amore.

Capii che non ero stato solo io a scegliere, a innamorarmi, ma ero stato scelto, ero amato. Poi, in prigione, me ne resi conto all’improvviso. Quella sensazione, la sensazione di essere amato da Květa, il suo evidente amore per me. Quella sensazione era stata come un piccolo Natale in mezzo alla tundra siberiana [© Lettera d’amore in scrittura cuneiforme, Tomáš Zmeškal, traduzione Laura Angeloni]

Sullo sfondo di una Praga effimera e leggera come una nuvola, che viene citata in modo quasi timido, la famiglia di Josef attraversa gli anni più difficili della Storia del suo Paese. L’amore che il regime comunista ha cercato di distruggere, la scrittura antica di una lingua morta cerca di risaldare: sarà una lettera scritta usando i caratteri ittiti, bellissima e struggente, che Josef scriverà alla moglie che non ha mai smesso di amare. Nostante le difficoltà, i dolori, le calunnie, i dispiaceri. Nonostante la Storia abbia cercato di separarli, crudelmente come solo una guerra o la morte possono fare.

Scrittura cuneiforme? Quando vidi per la prima volta quegli strani segni cuneiformi mi sembrarono le impronte di uccelli acquatici. Impronte di uccelli dalle zampe palmipedi. Di sicuro più piccole, come di piccoli passeri, però d’acqua. [© Lettera d’amore in scrittura cuneiforme, Tomáš Zmeškal, traduzione Laura Angeloni]

Lettera d’amore in scrittura cuneiforme è un concentrato di sentimenti, personaggi, fatti storici appena accennati, luoghi la cui bellezza si può solo intuire date le timide descrizioni. E’ un romanzo unico nel suo genere, dove vengono mescolati spazio, tempo, persone; un libro dove è l’amore è fortissimo, nonostante tutto, e vince lo stesso benché all’apparenza sembri morire. Pagine densissime dove emerge chiaramente come il passato sia una bussola che decifra il nostro tempo e ci fa capire quale direzione prendere.

Praga è una città magica | Prima tappa del blogtour “Lettera d’amore in scrittura cuneiforme”

Buongiorno lettrici e lettori! Qualche mese fa vi ho anticipato che tra maggio e giugno avrei partecipato al blogtour del romanzo “Lettera d’amore in scrittura cuneiforme” di Tomáš Zmeškal, con la traduzione di Laura Angeloni, organizzato da Safarà editore. L’uscita del romanzo è prevista per giugno, ma è già disponibile sul sito e-commerce di Safarà editore.

La prima tappa è stata affidata a me e oggi vi parlerò delle emozioni che ho vissuto quando ho visitato Praga, la città dove è ambientato il romanzo di Tomáš Zmeškal. In calce all’articolo, vi fornirò le prossime date del blogtour e dei siti che le ospiteranno, nonché tutti i dati tecnici del libro.

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Ho l’impressione che, così come non si può di solito misurare l’entità di un dolore o di un amore, allo stesso modo io non possiedo uno strumento idoneo e calibrato per misurare le mie sensazioni [© Lettera d’amore in scrittura cuneiforme, Tomáš Zmeškal, traduzione Laura Angeloni]

Ti hanno detto che Praga è una città magica e che te ne saresti innamorata. Sorvoli le cime innevate della catena alpina ma ancora non sai quanto la piccola capitale ceca ti affascinerà, più di ogni altra città visitata finora. Sei nel cuore dell’Europa centrale, crocevia di storia e cultura, sei in uno di quei luoghi di cui hai sempre sentito parlare e letto sui libri, ma che non hai ancora vissuto.

Arrivi a Praga e hai bisogno di camminare perché Praga è un vero e proprio scrigno di tesori e quando meno te lo aspetti spunta uno scorcio che ti colpisce al cuore. Cammini lentamente lungo Smetanovo Nábřeží, costeggiando il fiume Moldava: è inverno, il sole tramonta presto, vedi le luci artificiali che si accendono una ad una e tremolano riflesse sull’acqua. Le vedi, le statue di pietra lungo il Ponte Carlo, il ponte più antico della città. Ti emozioni perché questo ponte, queste pietre, sono state calpestate dai re della Repubblica Ceca, in un’epoca così lontana che non riesci ad immaginare.

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Tramonto sulla Moldova (foto: ©Claudia)

Non ti curare se il clima fa i capricci e se ogni tanto dal cielo grigio cade qualche goccia d’acqua: apri l’ombrello e non ti fermare, quando le torri e i tetti di Praga sono bagnati di pioggia i riflessi delle luci donano loro un fascino particolare. Salti sul tram numero 22 e scendi a Malostranské náměstí, non ti preoccupare se non riesci a pronunciare quello che ti pare uno scioglilingua, a Praga ci sarà sempre qualcuno disposto a darti una mano per scendere alla fermata giusta.

Imbocchi la Nerudova, è in salita ma verrai ripagata dal magnifico panorama; sei arrivata al Castello e ora guarda: la città è di fronte a te e lo so che ti sembra incredibile che con uno sguardo tu possa cogliere così tanta bellezza, lo so è successo anche a me.

Ti sembra tardi ma non lo è, segui la Karlova e sei arrivata al cuore di Praga, la Piazza della Città Vecchia. Sei circondata da torri e palazzi così belli che cerchi di studiarli uno ad uno per non dimenticarli mai. Sali sulle torri perché solo dall’alto puoi capire quanto è bella Praga: sali sulla Torre dell’Orologio, sali sulla torre astronomica, sali sulla torre di Petřín, quella buffa imitazione della Tour Eiffel.

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Il fascino di Praga dall’alto (foto: ©Claudia)

Ascolti i cechi che parlano la loro lingua: ti sembra incomprensibile, piena di consonanti che stridono, ma più ascolti le loro conversazioni più resti ammaliata dalla musicalità delle loro parole e dall’eleganza degli accenti strambi che vedi comparire ovunque quando tenti di leggere il nome di una via, di una fermata, di un cibo.

Ascolti i silenzi, ti sembra straordinario che in una capitale si possa ascoltare il silenzio, ma a Praga è possibile, non ti hanno forse detto che è magica? Il silenzio si ode nel vecchio cimitero ebraico, nel quartiere Josefov: passeggi tra le antiche lapidi con i caratteri yiddish, tenti di indovinare chi erano quegli uomini e quelle donne dei quali oggi resta nient’altro che una pietra muschiosa, sbeccata e sbilenca.

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Il cimitero ebraico nell’antico ghetto di Praga (foto: ©Claudia)

Vai a Vyšehrad, la roccia sul fiume, la collina dove l’imponente cattedrale dei Santi Pietro e Paolo sorveglia la città. Entri nel cimitero, c’è la tomba di Jan Neruda, poeta e scrittore ceco che celebrò soprattutto il quartiere Malá Strana, sì proprio quel luogo che ti ha tanto affascinata.

Praga non finisce di sorprenderti, dopo tre giorni te ne stai rendendo conto. Sei arrivata in Piazza San Vanceslao, è un luogo allegro e vivace, ma qui si consumò un pezzo drammatico della storia della Repubblica Ceca: qui nell’estate del ’68 iniziò l’invasione russa, tu adesso calpesti  il suolo che assorbì il peso cigolante dei carri armati sovietici.

Non ti sei resa conto di quanto siano passati in fretta quattro giorni. A Praga pare che il tempo non segua lo stesso corso come negli altri luoghi, sembra che si squarci all’improvviso generando una finestra sugli avvenimenti del passato. E questa, forse, è la sua vera magia.

Sei di nuovo all’aeroporto, pronta a sorvolare le Alpi per tornare a casa. Al gate pensi che in ceco non hai imparato che una parola, una sola. Non hai voluto imparare a dire addio perché in cuor tuo sai che tornerai: così hai imparato a dire na shledanou Praha, arrivederci Praga.

Il valore degli oggetti era poco definibile, era probabilmente niente più che il valore dei ricordi [© Lettera d’amore in scrittura cuneiforme, Tomáš Zmeškal, traduzione Laura Angeloni]

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Il Castello di Praga e il Ponte Carlo, una notte d’inverno (foto: ©Claudia)

Informazioni sul romanzo:

lettera_d'amoreIl libro: Lettera d’amore in scrittura cuneiforme di Tomáš Zmeškal, traduzione di Laura Angeloni (Safarà edizioni, 384 pagine, 19,50 euro)

La trama: Nella vertiginosa polifonia che Zmeškal è qui chiamato a dirigere, le voci degli amanti Josef e Květa si levano con note particolarmente intense: la necessità di ricostruire un legame spezzato in modo innaturale innesca l’alchimia della narrazione, a cui le storie collaterali si legano come particelle di una stessa sostanza. La scrittura cuneiforme, giunta da una dimensione lontana nel tempo e nello spazio, cercherà di offrire un codice al contrario per la decifrazione e la ricomposizione della chimica dei sentimenti, in una narrazione che restituisce il senso più autentico dell’arte del romanzo.

Dove acquistarlo: da giugno in tutte le librerie, ma è acquistabile sul sito e-commerce di Safarà editore

Prossime tappe del blogtour!

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Ota Pavel | La morte dei caprioli belli

E’ indubbiamente un titolo che incuriosisce, “La morte dei caprioli belli”, e il fatto che in copertina ci sia un pesce anziché un capriolo, incuriosisce ancor di più; i romanzi di Keller Edizioni li ho ‘conosciuti’ al Salone del Libro di Torino e me ne sono innamorata subito. Dopo aver acquistato un romanzo e un reportage (recensione di quest’ultimo qui), sono tornata a casa rimuginando su “La morte dei caprioli belli”. Mi era stato presentato come un’ottima raccolta di avventure e quindi eccomi qua a commentare questo simpaticissimo libro.

Titolo: La morte dei caprioli belli

L’autore: Ota Pavel, pseudonimo di Otto Popper (Praga, luglio 1930 – Praga, marzo 1973) è stato uno scrittore, giornalista e reporter sportivo ceco

Editore: Keller Edizioni

l mio consiglio: I se volete farvi qualche risata sincera, se volete riflettere su temi importanti, se volete capire perché ci sono i pesci in copertina ma il titolo parla di caprioli belli

Gli occhi del cane e quelli dell’uomo si incontrarono. Si guardarono l’un l’altro a lungo, forse per un’eternità, le luci dentro di loro si spegnevano e si accendevano, e quello che si dissero non lo sapremo mai perché sono morti tutti e due, e anche se fossero vivi, non lo saprebbe nessuno, perché nemmeno loro lo sapevano. Forse imprecavano sulla vita da cani, forse su quella da ebrei, ma sono tutte supposizioni.

Sappiate che Leousek Popper già mi manca. E mi mancano le sue strampalate trovate. Il libro “La morte dei caprioli belli” non lo definirei un romanzo, neppure una raccolta di racconti. Lo definirei piuttosto una raccolta di avventure, le avventure della famiglia Popper, della quale Leousek è il patriarca. Piazzista, bravo pescatore e combinaguai, Leousek è il personaggio che ho amato di più.

La struttura del libro è suddivisa in capitoli, che in realtà sono racconti a se stanti, infatti ognuno narra un particolare evento o ricordo della famiglia Popper. Ma alcuni – i più esilaranti – parlano delle idee geniali che vengono in mente a Leousek per guadagnare soldi per la famiglia. Come quando decide di allevare carpe o di fare una battuta di caccia per uccidere quel capriolo bello.

La bravura di Ota Pavel è quella di raccontarci di eventi tristi – come l’internamento nei campi di concentramento dei suoi fratelli e di suo padre – senza mai perdere l’ironia e il sorriso. Perché appena ci ha raccontato dell’irruzione delle SS in casa loro, mentre brilla in un angolo l’albero di Natale, subito dopo ci fa sorridere descrivendoci ogni bacile e ogni secchio dove il padre mette le carpe per salvarle dalla furia della Gestapo.

In una serie di avventure dove la vera protagonista è la vita di questa famiglia, che si alterna tra alti e bassi, vivendo uno dei periodi più brutti del Novecento per chi ha origini ebraiche. Per la freschezza della scrittura, il ritmo incalzante e i sorrisi che di tanto in tanto Ota Pavel fa sbocciare sui nostri volti, lo consiglio caldamente come lettura rilassante e piacevole.

“Carpine mie. Carpine”. Ci giocava insieme e loro gli si raccoglievano intorno alle mani come se fossero stati i suoi bambini, dorate e argentate in quel chiaro di luna, avevano intorno un’aura di luce come i santi, non ho mai più visto in seguito delle carpe così. […]  Poi si alzò, la luna gli splendeva proprio in faccia e lui aveva sul viso un’espressione della soddisfatta. Andò verso i sacchi e tirò fuori un retino che c’era nascosto. […] Non poteva partire e lasciare ai tedeschi le sue carpe.