Barcellona | Diario di viaggio #4

Eccoci arrivati all’ultima puntata del mio viaggio a Barcellona! Nella scorsa puntata vi avevo raccontato di come sono tornata bambina al luna park del Tibidabo, senza dubbio uno dei ricordi più belli del mio viaggio.

L’ultimo giorno di viaggio è domenica, il volo era prenotato per le 16.35 per cui abbiamo solamente potuto sfruttare la mattinata. Entonces, ci siamo svegliati presto, abbiamo fatto colazione, depositato le valigie nel deposito bagagli di Casa Consell Guest House e ci siamo diretti alla Sagrada Familia, l’immensa opera incompiuta dell’architetto catalano Antoni Gaudì.

La Sagrada Familia: alcuni consigli importanti

E’ successo esattamente come per la Tour Eiffel: ero un po’ scettica nel visitare la Sagrada Familia, credevo che essendo il monumento più famoso della città fosse anche il più inflazionato, proprio come la famosa Tour di Parigi. E anche questa volta mi sono dovuta ricredere, ho capito perché questo è uno dei luoghi più belli di Barcellona, anzi è uno dei monumenti più belli che io abbia mai visto.

Ma andiamo per ordine, prima alcuni consigli! La Sagrada Familia è uno dei monumenti più visitati dell’intera Spagna, attrae mediamente tre milioni di visitatori all’anno, per cui per evitare code chilometriche e sfibranti, consiglio vivamente di prenotare on line, comodamente da casa, l’ingresso alla cattedrale. E’ vero che prenotando on line si paga qualcosina in più per i diritti di prenotazione, ma vi assicuro che sono euro ben investiti.

L’ingresso alla Sagrada Familia l’ho prenotato sul sito ufficiale (in inglese, spagnolo, catalano). Si possono prenotare tipologie di visite diverse, da quella base che comprende solo l’ingresso in cattedrale a quelle più costose che prevedono anche la salita sulle torri e l’audioguida inclusa. Il pagamento avviene per mezzo di carta di credito o ricaricabile (tipo Poste Pay) ed è veloce e sicuro. Insomma, non c’è motivo per non prenotare on line e avanzare un bel po’ di ore sotto il sole cocente in attesa di entrare!

La Sagrada Familia è una cattedrale per cui bisogna entrare rispettando il canone di abbigliamento e la sacralità del luogo. E’ possibile scattare fotografie senza flash. Per visitare la cripta dove si trova la tomba di Gaudì bisogna informarsi sugli orari delle Sante Messe, perché quando vengono celebrate le funzioni la cripta è chiusa ai turisti ed è aperta solo ai fedeli che partecipano alla messa.

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L’altare principale della Sagrada Familia (foto: Claudia)

Una foresta di colonne e la magia della luce: una mattinata che non dimenticherò mai

Nella guida della Lonely Planet che leggevo mentre ero in viaggio, è scritto che se un viaggiatore o turista ha solamente una giornata di tempo per vedere Barcellona deve andare a vedere la Sagrada Familia. In effetti, hanno ragione. Barcellona nasconde dei tesori magnifici, come ho descritto nei precedenti articoli, ma una visita alla Sagrada Familia è doverosa, anche solo per la sacralità del luogo.

Il Temple Expiatori de la Sagrada Familia fu l’ultimo capolavoro di Antoni Gaudì, rimasto incompiuto. Questo progetto ambizioso e costoso assorbì l’architetto catalano fino alla fine dei suoi giorni. Venne commissionata da un’associazione di stampo conservatore, Gaudì avrebbe dovuto costruire un tempio per espiare i peccati di una città troppo moderna. Gaudì accettò e prese questo incarico come una santa missione.

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La maestosa foresta di colonne (foto: Claudia)

Il progetto originale era ambizioso e immenso: 95 metri di lunghezza e 60 metri di larghezza, dovevano poter entrare ben 13.000 persone! La Torre più alta, che avrebbe rappresentato il Cristo Risorto, avrebbe dovuto essere alta 170 metri, avrebbero poi dovuto esserci altre 17 torri alte 100 metri! Gaudì si ispirò alle forme di Montserrat, il sacro monte che domina i rilievi alle spalle di Barcellona, dando così alla cattedrale una forma naturale, segno distintivo di ogni sua opera.

La tragica morte di Antoni Gaudì spezzò il suo sogno di vedere la Sagrada Familia compiuta. I progetti originari andarono persi, e gli architetti moderni misero mano alla cattedrale pur cercando di restare fedeli allo stile di Gaudì.

Entrare nella Sagrada Familia è come perdersi tra la luce: l’occhio non sa dove posarsi, per un paio di minuti non son nemmeno riuscita a fotografare qualcosa; ero completamente assorbita da quella sensazione di sentirmi così piccola nell’immensità di quella grandezza.

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La luce entra dalle vetrate istoriate (foto: Claudia)

La luce entra dalle finestre istoriate da scene tratte dalla Bibbia e dai Vangeli; un grande Cristo in croce guarda dall’altare con occhi misericordiosi i fedeli e i turisti che transitano in cattedrale, una foresta di colonne dal colore chiaro e dalle forme sinuose slanciano la struttura dando la sensazione che la Sagrada Familia sia altissima.

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Le vetrate hanno colori diversi ma con una predominaza di una tonalità sull’altra: così, si creano magnifici giochi di luce (foto: Claudia)

Sono rimasta quasi due ore all’interno della Sagrada Familia: volevo impregnarmi di quella sacralità e cercare di memorizzare più ricordi e immagini possibili. Quando poi il tempo ha iniziato a stringere, a malincuore sono uscita dalla Sagrada Familia, ma ho ancora avuto il tempo di realizzare qualche scatto dall’esterno.

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La facciata principale della Sagrada Familia (foto: Claudia)

Il ritorno e l’ultimo sguardo

Ritornati a Casa Consell Guest House recuperiamo i bagagli e ci dirigiamo in Plaça Catalunya per prendere l’AreoBus che ci riporterà all’aeroporto. Arrivamo con circa tre orette di anticipo, ore che impiego riguardando le fotografie e rileggendo la guida della Lonely Planet.

Il volo Ryanair è in orario, dai finestrini osservo curiosa la pista mentre il velivolo si posiziona per il decollo: l’ultimo sguardo prima di sparire tra le nuvolette bianche lo lancio alla collina del Temple del Sagrat Cor, non vedo ovviamente il Tibidabo e la sua ruota colorata, ma solo la collina con la chiesa bianca. Sorrido: son felice di tornare a casa con tanti ricordi bellissimi e con la voglia di ritornare in Spagna! Questo non è un addio, ma solo un arrivederci!

Se vi siete persi le puntate precedenti, eccole qui:

Barcellona | Diario di viaggio #1

Barcellona | Diario di viaggio #2

Barcellona | Diario di viaggio #3

Barcellona | Diario di viaggio #3

Continua il mio diario di viaggio a Barcellona, ecco finalmente la terza puntata! Nello scorso episodio, vi avevo parlato di una giornata lunghissima ma molto bella, nella quale avevo avuto la possibilità di vedere i quartieri più vecchi della città arrivando sino al mare.

Anche sabato mattina, terzo giorno a Barcellona, c’è un sole magnifico e un cielo che vira dall’azzurro al blu, insomma una giornata fantastica da sfruttare appieno. Dopo una colazione energetica a Casa Consell, siamo pronti per vivere un nuovo giorno nella capitale catalana.

La città nella città: il fantasioso Park Guell di Antoni Gaudi

Nel programma, la prima attrazione da vedere è il Park Guell, famoso parco nato dalla fantasia di Antoni Gaudi quando l’architetto decise di cimentarsi nella creazione di originali giardini. Per arrivare all’ingresso del Park Guell ci sono due possibilità: si può prendere la metrò e poi percorrere un lungo tratto a piedi (e in salita!) oppure prendere l’autobus numero 24 che fa capolinea proprio di fronte all’ingresso del parco.

Poiché l’autobus numero 24 ferma a circa 100 metri da Casa Consell, in Passeig de Gracia, noi decidiamo di prendere il pullman. Il carnet da 10 viaggi acquistato la sera prima vale anche per le corse con gli autobus cittadini, così non dobbiamo acquistare altri biglietti. Il viaggio dura circa mezz’oretta benché il parco disti solo 4 kilometri da Plaça Catalunya, e si percorre la parte nord della città di Barcellona, ovvero quella zona che un tempo era l’abitato di Gracia, oggi inglobato nell’area metropolitana di Barcellona.

Arrivati al capolinea, scendiamo e ci fiondiamo in biglietteria ma scopriamo che il primo ingresso disponibile per il Park Guell è alle 12.30; acquistiamo il biglietto (8 euro in loco; 6 euro se lo si compra on line) ed essendo solo le 10.00 decidiamo di passeggiare nella porzione libera del parco e di leggere i pannelli esplicativi e la mia guida Lonely Planet (attenzione: la mia edizione aprile 2013 dice che il Park Guell – porzione monumentale è gratuita, ma non è aggiornata!).

La casetta di Gaudi ci accoglie all'ingresso del Park Guell (foto: Claudia)

La casetta di Gaudi ci accoglie all’ingresso del Park Guell (foto: Claudia)

La parte di parco libera alla visita è molto bella e non mi è dispiaciuto occupare la mattinata passeggiando lungo i sentieri sterrati immersi nella quiete di alberi secolari. Seguendo il percorso indicato sui pannelli, si giunge al belvere dal quale si gode di una bellissima vista sulla città di Barcellona e dalla quale io intravedo la tappa del pomeriggio.

Il Park Guell vide la luce nel 1900, quando il conte Eusebi Guell acquistò un terreno collinare ricoperto di alberi chiamato El Carmel (che come Gracia all’epoca faceva comune a sé) e affidò all’estroso architetto catalano la realizzazione di una città in miniatura, con tanto di casupole colorate e giardini artistici. Purtroppo, nessuno acquistò i lotti liberi e le casette già realizzate e nel 1924 il progetto venne abbandonato, ma non prima che Gaudi fosse riuscito a creare 3 kilometri di vialetti, scalinate, una piazza e due padiglioni di ingresso.

Le casette di Hansel e Gretel viste dalla piazza del Park Guell (foto: Claudia)

Le casette di Hansel e Gretel viste dalla piazza del Park Guell (foto: Claudia)

Quando si entra al Park Guell sembra davvero di fare un salto dento una fiaba: si viene accolti da un tripudio di colori, ci sono le casette in miniature che sembrano quelle di Hansell e Gretel; c’è l’ampia piazza dalla quale si vede la città, si percorre un corridoio le cui colonne paiono i tronchi di maestosi e antichi alberi; c’è la famosa lucertola di Gaudi con la quale tutti vogliono la foto o per lo meno cercano di fotografarla senza frotte di turisti impazziti.

La lucertola di Gaudi, impossibile fotografarla senza nessuno attorno (foto: Claudia)

La lucertola di Gaudi, impossibile fotografarla senza nessuno attorno (foto: Claudia)

Per organizzare un giro al Park Guell io consiglio di acquistare i biglietti d’ingresso on line sul sito ufficiale per evitare di aspettare troppo tempo e per risparmiare qualcosina.

Dopo aver pranzato, decidiamo come raggiungere la tappa in programma per il pomeriggio, che fa parte della zona alta della città: io, infatti, mi sono innamorata di una foto del Temple del Sagrat Cor vista su internet e desidero andare a vederlo di persona.

Tibidabo e Temple del Sagrat Cor: cosa nasce quando gioie terrene e divine si incontrano?

Dal Park Guell si vede la collina sulla quale sorgono il Temple del Sagrat Cor e il Tibidabo, il secondo luna park più vecchio d’Europa dopo quello del Prater di Vienna, per raggiungerlo da lassù il percorso è un po’ macchinoso ma noi non ci scoraggiamo!

Così, riprendiamo l’autobus numero 24 e scendiamo in Plaça Catalunya; da qui, prendiamo il Tibibus T2, un autobus che percorre esclusivamente la tratta Plaça Catalunya – Tibidabo, senza effettuare fermate intermedie. I biglietti si acquistano sul veicolo, non valgono quelli del carnet dei 10 viaggi né l’abbonamento del metrò e la tabella degli orari di passaggio del bus è alla fermata (indicativamente, ne passa uno ogni ora).

Il viaggio sul Tibibus dura circa 40 minuti, durante i quali ci allontaniamo sempre più dalla città e ad un certo punto del tragitto ci ritroviamo a salire lungo ripidissimi tornanti, fino ad arrivare al capolinea. La collina sulla quale sorgono il Temple del Sagrat Cor e il Tibidabo si eleva di 512 m dal livello del mare, per cui da quassù – in giornate terse e limpide come la nostra – si gode di una vista magnifica. A sud si estende la città di Barcellona e la Costa Brava, l’occhio arriva oltre al sinuoso percorso del fiume Llobregat; a nord invece si intravedono i rilievi rocciosi che custodiscono il Santuario della Madonna di Monserrat.

Barcellona e il luna park Tibidabo visti dal piazzale del Temple del Sagrat Cor (foto: Claudia)

Barcellona e il luna park Tibidabo visti dal piazzale del Temple del Sagrat Cor (foto: Claudia)

L’origine del nome “Tibidabo” deriva da una frase latina: quando il diavolo cercando di sedurre Gesù lo portò su di un’altura gli mostrò tutto ciò che poteva avere se lo avesse adorato e gli disse “haec omnia tibi dabo si cadens adoraberi me” (io ti darò tutto questo se ti prostrerai e mi adorerai). In effetti, dal piazzale di fronte al Sagrad Cor si ha proprio la sensazione di tenere tutta Barcellona con lo sguardo!

Il Temple del Sagrat Cor doveva essere la risposta spagnola al Sacré-Coeur di Parigi. La chiesa fu costruita tra il 1902 e il 1961 con un misto di stili ed influenze moderniste; dall’esterno è decisamente più appariscente dell’omonima parigina, ma gli interni sono molto spogli. Si compone di due chiese, l’una sopra l’altra e in cima vi è la statua colossale di Cristo che abbraccia tutta la città di Barcellona.

Temple del Sagrat Cor, l'originale risposta spagnola al Sacré-Coeur di Parigi (foto: Claudia)

Temple del Sagrat Cor, l’originale risposta spagnola al Sacré-Coeur di Parigi (foto: Claudia)

Dopo la visita al Temple del Sagrat Cor, c’è il tempo per un giro al Tibidabo, che come vi dicevo è il secondo luna park più antico d’Europa. Le attrazioni del Tibidabo sono moderne nell’ingegneristica ma visivamente danno l’idea di un luna park vecchio stile.

E’ proprio qui che torno bambina per una mezz’oretta, quando continuando a guardare la coloratissima ruota panoramica, il mio fidanzato mi offre un giro. Con il biglietto tra le mani, ci mettiamo in coda assieme sostanzialmente a bambini e genitori, forse gli unici due “adulti” siamo noi. Ma visto che nel 2001 ero stata al Prater di Vienna e avevo fatto un giro sulla ruota panoramica, per simmetria volevo fare un giro anche qui.

Ci viene assegnata una coloratissima cabina arancione e saliamo saliamo e il Tibidabo diventa così piccolo. Da quassù scatto una marea di fotografie, per intrappolare quel momento, quell’attimo, così sfuggente. Fotografo la Costa Brava, Barcellona (com’è ordinato l’Eixample!), fotografo accidentalmente la moltitudine di aerei che svolazzano su El Prat e forse anche quello che domani mi riporterà a Torino; fotografo il luna park, il Sagrad Cor con il suo Cristo di marmo che abbraccia la città, fotografo il mio fidanzato sorridente e felice di vedermi entusiasta e il mar Mediterraneo che sfuma all’orizzonte con il cielo.

Scesa dalla ruota panoramica posso dirmi più che soddisfatta della gita fuori porta così ci rechiamo a piedi alla fermata del Tibibus T2 pronti per tornare a Plaça Catalunya. Dopo una doccia rinfrescante e una cena, siamo pronti per il prossimo giro: questa è la Notte europea dei Musei, e il Museu Nacional d’Art de Catalunya – assieme alla Font Magica – ci sta aspettando!

Montjuic: il Museu Nacional d’Art de Catalunya e la suggestione della Font Magica

Dopo cena, prendiamo la metrò e arriviamo in Plaça d’Espanya e da qui saliamo a piedi lungo la collina di Montjuic per arrivare al Museu Nacional d’Art de Catalunya (MNAC), che in occasione della Notte europea dei Musei ha l’ingresso gratuito. La salita è abbastanza lunga e ci metto parecchio tempo più che altro perché continuo a scattare fotografie per immortalare quei bellissimi scorci (per i più pigri in alcuni punti ci sono le scale mobili!).

Il Museu Nacional d'Art de Catalunya splende ai piedi della collina di Montjuic (foto: Claudia)

Il Museu Nacional d’Art de Catalunya splende ai piedi della collina di Montjuic (foto: Claudia)

La serata è tiepida e limpida, le luci illuminano le fontane che si incontrano salendo lungo le scalinate. La scenografia nella quale è inserito il Museu è davvero magnifica e suggestiva. Questo palazzo neobarocco fu costruito nel 1929 in occasione dell’Esposizione Internazionale, è stato restaurato nel 2005 e al suo interno custodisce interessanti collezioni d’arte catalana che vanno dall’Alto Medioevo agli inizi del XX secolo.

La stanchezza è molta, ma l’entusiasmo è alle stelle. Si respira un vero clima di festa, c’è tantissima gente che entra al museo per ammirare le opere e per partecipare ai giochi organizzati dal museo stesso. Una volta completata la visita del MNAC, c’è ancora il tempo per ammirare la Font Magica, una fontana che prende vita grazie ad uno spettacolo combinato di luci e suoni: lascia senza fiato, davvero!

Lo spettacolo di luci e suoni della Font Magic (foto: Claudia)

Lo spettacolo di luci e suoni della Font Magic (foto: Claudia)

Gli spettacoli della Font Magica si possono ammirare ogni venerdì, sabato e domenica sera dalle 21.00 alle 23.00 circa, uno spettacolo ogni 15 minuti. Un’avvertenza: essendo uno spettacolo gratuito che attira moltissima gente e ovviamente si tiene al buio, è necessario fare attenzione ai borseggiatori. Io non ho avvertito in nessun momento la sensazione di pericolo, ma è bene non fidarsi troppo.

Mentre scendiamo dalla collina, ammiro ancora un po’ il Sagrat Cor che brilla lassù sulla collina del Tibidabo prima di prendere la metrò e arrivare a Passeig de Gracia, dove davvero stanchi ma felicissimi ci riposiamo in vista dell’ultimo giorno di visita. Per ultimo ho lasciato quello che io ora vedo come il simbolo di Barcellona, se siete curiosi di sapere qual è vi do appuntamento alla prossima – e ultima – puntata!

Plaça d'Espanya vista dal Museu Nacional d'Art de Catalunya e lassù sulla collina brilla il Temple del Sagrat Cor (foto: Claudia)

Plaça d’Espanya vista dal Museu Nacional d’Art de Catalunya e lassù sulla collina brilla il Temple del Sagrat Cor (foto: Claudia)

 

Barcellona | Diario di viaggio #2

Continua il mio diario di viaggio a Barcellona, dopo la puntata della scorsa volta, vi racconto com’è andato il secondo giorno in questa splendida città catalana. Se siete pronti per partire, indossate scarpe comode perché la seconda giornata abbiamo praticamente solo girovagato a piedi, poiché la Ciutat Vella (la città vecchia) è possibile vederla bene solo se si passeggia; di buon’ora dopo un’ottima colazione alla Casa Consell Guest House, partiamo a piedi verso il centro della Ciutat Vella. Il programma è molto ricco e la bellissima giornata di sole invoglia a stare fuori e a godere delle bellezze che la città regala. Entonces, vamos!

Le meraviglie del Barri Gòtic

Quando arriviamo di fronte alla Catedral  sono davvero emozionata: io adoro lo stile gotico e con la mia guida Lonely Planet ci rechiamo all’interno della grande chiesa (ingresso gratuito). L’interno della Catedral è un grande spazio diviso in una navata centrale e due laterali decorate con due file di colonne altissime e slanciate. Fortunatamente, la Catedral è una delle poche chiese di Barcellona scampate ai bombardamenti durante la Guerra Civile Spagnola negli anni Trenta. Le decorazioni interne non sono sfarzose, ma nonostante la sobrietà la Cattedral è davvero rimasta nel cuore.

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La facciata principale de la Catedral, in Plaça de la Seu (foto: Claudia)

Di fronte all’altare principale vi è una scalinata che scende nella cripta di Santa Eulalia, ove le spoglie della ragazzina patrona di Barcellona riposano. La cripta è visibile solo dall’esterno di una pesante cancellata di ferro battuto.

Ciò che ha reso davvero unica la visita alla Catedral è il claustre, il chiostro (entrata gratuita), che vi consiglio di non perdere. Sarete sorpresi dal vedere ben tredici oche bianchissime e pasciute nuotare e osservare curiose i turisti nel chiostro. Perché ci sono tredici oche nel chiostro della Chiesa principale di Barcellona? Perché questi pennuti rappresentano l’età di Santa Eulalia quando fu martirizzata e generazione dopo generazione, queste candide ochette sin dal Medioevo popolano questa zona del claustre.

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Un’ochetta curiosa nel claustre della Catedral (foto: Claudia)

Usciti da la Catedral, inizia una passeggiata tra i vicoli del Barri Gòtic: qui potreste stare una vita e continuare a sorprendervi per le bellezze architettoniche di queste vie strettissime dalle case altissime. Questo è un quartiere medievale che non ha (quasi) subito modifiche nel corso degli anni, ed è stato per me come fare un salto nel tempo.

Poiché la mia guida citava il quartiere ebraico El Call, ci abbiamo fatto un salto, anche se purtroppo la Sinagoga Major, riportata casualmente alla luce nel 1996, era ancora chiusa (apre alle 10.30 e l’ingresso è gratuito). Il quartiere ebraico è ricco di storia e di dolore: la popolazione degli ebrei fu decimata nel 1391 durante un massacro.

Continuando a perderci tra i vicoli, per puro caso arriviamo in Plaça de Sant Jaume, che è un’elegante piazzetta con due palazzi molto importanti della città: il Palau de la Generalitat de Catalunya e l’Ajuntament de Barcelona (il municipio). Plaça de Sant Jaume è il fulcro della vita politica della città da circa 2000 anni, sin dai tempi dei romani.

La mia prossima tappa è Plaça Reial per un motivo storico molto carino: qui i reali Spagna Ferdinando e Isabella di Spagna ricevettero Cristoforo Colombo dopo il suo primo ritorno dalle Americhe. Una curiosità: se osservate i lampioni della piazzetta potreste riconoscere la mano del genio Antoni Gaudì, perché sono opera sua. Oggi la piazzetta è circondata di edifici in stile neoclassico, ricca di bar e ristoranti molto carini e ottimi per una sosta prima di buttarsi nel chiasso della Rambla.

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La piccola ma bellissima Plaça Reial (foto: Claudia)

El Raval, da quartiere malfamato a piccolo gioiello

Si dice che El Raval qualche anno fa fosse un posto losco e poco indicato per un turista un po’ inesperto della città, tanto che gli abitanti di Barcellona hanno coniato un modo di dire per chi andava a passeggiare nel Raval: ravalejar.

Oggi il quartiere è sicuro (con le dovute attenzioni come nel resto della città) e proprio in questo quartiere ho trovato alcune tra le cose più belle di Barcellona. Anzitutto, il Raval è un quartiere multietnico: qui potrete trovare ristoranti con cucine orientali e molti minimarket cinesi, indiani, indonesiani.

Noi attraversiamo la Rambla dels Caputxins e ci dirigiamo verso il cuore del Raval per esplorare questo quartiere. La mia meta principale è l’Antic Hospital de la Santa Creu, che oggi non è più un ospedale ma ospita alcune università e la Biblioteca de Catalunya. Ma zigzagando tra le viuzze strette e le case alte, seguendo i cartelli per l’Hospitàl, per puro caso ci imbattiamo in una chiesetta magnifica; sì, perché come vi dicevo Barcellona è così: mi ha sorpresa per tutta la durata del viaggio.

La chiesetta è la Parròquia de Sant Pau del Camp, che si trova in Carrer de Sant Pau, a circa 250 metri dalla Rambla del Raval; la chiesetta è la struttura romanica più bella della città e il piccolo chiostro è un vero gioiello del XII secolo (ingresso: 3 €).

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Il magnifico chiostro della Parròquia de Sant Pau del Camp (foto: Claudia).

La chiesa è antichissima, la sua fondazione iniziale risale agli anni tra l’897 e il 911 d.C.; sulla facciata della chiesa si ammirano dettagli scultorei visigoti e l’intera struttura è immersa in un quieto parco alberato ricco di palme dove nidificano graziosi pappagallini verdi. Entrando, vi verrà dato un depliant con alcune informazioni interessanti.

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L’abside della Parròquia de Sant Pau del Camp, immerso in un verdissimo parco (foto: Claudia)

Ritornando sulla Rambla del Raval ammiriamo El Gato del Raval, una curiosa scultura di Amedeo Modigliani che rappresenta un gatto pasciuto e sorridente.

Finalmente, dopo una bella passeggiata, arriviamo nel cortile dell’Antic Hospital de la Santa Creu, uno dei luoghi più rilassanti e tranquilli della Ciutat Vella. La costruzione dell’antico ospedale risale al 1401 e per lungo tempo fu considerato uno dei migliori ospedali dell’Europa Medievale. Oggi, come dicevo, non è più un ospedale, ma lo è stato sino agli anni Trenta del Novecento; proprio in questa struttura, nella parte dedicata ai poveri e agli indigenti, fu ricoverato in fin di vita Antoni Gaudì, dopo essere stato investito da un tram. E proprio in questi stanzoni, l’architetto che ridiede vita alla città con le sue opere visionarie e grandiose, morì solo e povero il 10 giugno del 1926.

Entrando da Carrer de l’Hospital vi troverete immersi nella quiete di un cortile ricco di alberi di mandarini e altri agrumi selvatici. Salendo le scale di pietra si arriva di fronte ad una delle cose che avevo segnato nella lista “dei posti imperdibili”: la Biblioteca de Catalunya (ingresso gratuito).

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Il rilassante giardino di agrumi del cortile interno dell’Antic Hospital de la Santa Creu (foto: Claudia)

Entrata in biblioteca, ero molto emozionata. Questo edificio ospita alcuni tra i libri più antichi che riguardano la storia della Catalogna. Le immense sale di lettura si aprono sotto ampi arcate di pietra dallo stile gotico. Insomma, un luogo unico e bellissimo che mi è rimasto nel cuore.

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L’ampia sala della Biblioteca de Catalunya (foto: Claudia)

Dopo tutti questi passi, complice il caldo ventilato, decidiamo di mangiare qualcosa per pranzo; e quale luogo è meglio del Mercat de la Boqueria per ristorarsi all’ombra di una palma?

Il Mercat de la Boqueria è uno dei mercati alimentari più grandi d’Europa. Qui potrete trovare ogni sorta di cibo, dalle specialità catalane e spagnole alla cucina etnica; per i carnivori ci saranno tanti tipi di carne e panini farciti, per i vegetariani tantissime opzioni e sopratutto ottime e fresche macedonie di frutta.

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I colori del Mercat de la Boqueria e i cibi decisamente invitanti in un giorno di sole e vento (foto: Claudia)

Le cronache riportano che il luogo ove si tiene il Mercat oggi era già attivo nel 1217 e nonostante ora sia un luogo un po’ turistico, alcuni catalani vanno ancora a fare la spesa alla Boqueria. Mangiare qui conviene perché costa poco e la qualità del cibo è ottima, basti pensare che alcuni dei migliori ristoranti della città si riforniscono qui. Così, dopo una buona insalata di pasta, un toast catalano e una coppa gigante di frutta fresca, riprendiamo l’esplorazione della città, diretti finalmente verso il mare.

Sole, mare e palme lungo la Ronda del Litoral e alla Barceloneta

La lunga passeggiata sul litorale di Barcellona è ideale in una giornata di sole per rilassarsi dopo la visita dei quartieri della Ciutat Vella. Dal Mercat de la Boqueria si riprende la Rambla de Sant Josef e si arriva al grandioso Monumento a Cristoforo Colombo. Da qui, si prosegue lungo la Ronda del Litoral fino alla Playa de la Barceloneta.

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La Ronda del Litoral in una bellissima giornata di sole (foto: Claudia)

La passeggiata è molto lunga, ma decisamente piacevole. Si incontra il porto turistico dove approdano le navi da crociera, si vede il palazzo a forma di vela che diventa sempre più grande e finalmente si giunge alla famosa Playa de la Barceloneta, un piccola lingua di sabbia dorata con un mare molto pulito.

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La Playa de la Barceloneta (foto: Claudia)

La Ribera, il quartiere di Barcellona con il nome più lungo

Che io sia appassionata di parchi cittadini, non ne faccio mistero, per questo tra gli imperdibili da visitare a Barcellona avevo incluso anche il Parc de la Ciutadella, nel cuore della Ribera. Dopo una sosta alla spiaggia, a piedi fatichiamo un po’ a trovare il Parc de la Ciutadella perché sbagliamo la deviazione e facciamo un giro più lungo che ci porta via più tempo, ma visitare il parco vale assolutamente la pena.

Il Parc de la Ciutadella (ingresso gratuito) fonda le sue origini alla fine della guerra di successione spagnola, quando Filippo V rase al suolo una parte della Ribera e ci costruì una fortezza. Il fortino divenne simbolo dell’odio che i barcelonis provavano verso i re borbonici di Madrid, e l’odio aumentò quando la fortezza divenne una prigione per dissidenti. Nel 1869 il fortino fu distrutto e il Parc de la Ciutadella divenne uno dei simboli dell’Esposizione Universale di Barcellona del 1888.

Oggi all’interno dei confini del parco, in quello che era in origine l’arsenale della fortezza di cui vi ho parlato, sorge il Parlament de Catalunya (che è possibile visitare gratuitamente ma solo al sabato e la domenica).

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Il suntuoso palazzo del Parlament de Catalunya (foto: Claudia)

Ma il pezzo forte del grande parco, oltre alla fantastica scultura del Mamut col quale da brava paleontologa non ho potuto non farmi un selfie, è la Cascada la fontana più originale che ho visto a Barcellona. La Cascada fu creata a fine Ottocento dall’architetto Josep Fontserè, ma il nostro architetto Antoni Gaudì diede lui una mano (i draghi sono suoi, solo Gaudì poteva mettere draghi ovunque). Nei pressi della Cascada si possono noleggiare barche a remi per navigare negli specchi d’acqua del Parc.

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La Cascada, la fontana più bella del Parc de la Ciutadella (foto: Claudia)

All’uscita del Parc si intravede l’Arc de Triomf lungo Passeig de Lluis Companys. L’Arc è una struttura rossa che dovrebbe imitare l’Arco di Trionfo di Parigi, perché all’epoca della sua costruzione (durante l’Expo del 1888) non vi era nulla per cui trionfare, dato che la loro Expo fu un fiasco dal punto di vista commerciale. Resta comunque un monumento molto carino e originale.

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L’Arc de Triomf lungo Passeig Lluis Companys (foto: Claudia).

Ma ciò che di più bello, a mio avviso, custodisce la Ribera è la Eglésia de Santa Maria del Mar (ingresso gratuito). Nel cuore del Born, inserita nella Ribera, si trova la chiesa gotica catalana più bella della città. Eretta nel XIV secolo in tempo record per l’epoca (solo 54 anni), la chiesa è austera e sobria ma bellissima.

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Le vetrate della Eglèsia di Santa Maria del Mar (foto: Claudia)

Dall’esterno trasmette solo rigore, ma all’interno è luminosa e suddivisa in tre navate divise da colonne altissime e slanciate. Le decorazioni sono molto povere, ma bastano le vetrate, colorate quando il sole vi batte contro, per rendere l’atmosfera della chiesa unica. Qui, lo scrittore catalano Ildefonso Falcones ambieta il suo romanzo “La cattedrale del mare”.

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Nonostante l’assenza di decorazioni, trovo magnifica questa chiesa. (foto: Claudia)

Dopo la visita alla Eglèsia de Santa Maria del Mar, è necessario un po’ di riposo prima di cena, ma decidiamo di tornare a piedi alla Casa Consell per goderci ancora una volta la vista de la Catedral e di Plaça Catalunya. Per cena si decide di andare in un locale vicino alla Sagrada Familia, perché la mia curiosità è a mille e non vedevo l’ora di ammirare il capolavoro incompiuto di Gaudì (di cui parlerò dettagliatamente nella quarta puntata del viaggio).

Nonostante la stanchezza, dopo cena acquistiamo il carnet di 10 viaggi in metropolitana e andiamo in Plaça de Espanya, ad assistere allo spettacolo della Font Magica. Purtroppo, arriviamo tardi e decidiamo quindi di tornare la sera dopo. Per questo, vi parlerò della Font Magica nella prossima puntata.

La seconda giornata a Barcellona mi ha riservato grandi emozioni e tante sorprese. Prima di addormentarmi riguardo le immagini e ripenso a cosa mi ha colpita di più e sfoglio la guida con gli occhi stanchi pensando alle bellezze che mi attendono il giorno dopo.

Sì, perché il terzo giorno a Barcellona – ma in quel momento non lo sapevo ancora – il caso e la curiosità ci porterà in un luogo bellissimo e senza tempo nel quale per qualche ora mi sono di nuovo sentita bambina. Se volete scoprire qual è il luogo in cui sono tornata bambina, aspettate la prossima puntata!

Barcellona | Diario di viaggio #1

Buongiorno cari lettori, con questo scritto inauguro il primo di quattro articoli che hanno come protagonista la città di Barcellona, che ho di recente visitato assieme al mio fidanzato. Oltre alle emozioni che ho provato durante questo bellissimo viaggio, spero che questa serie di articoli possa essere utile a chi visiterà la capitale catalana per la prima volta o per chi ci vorrà tornare dopo tanti anni. Entonces, iniziamo…!

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Park Guell, uno dei luoghi più colorati e fiabeschi che ho visto a Barcellona (foto: Claudia)

Ho organizzato da sola il mio viaggio a Barcellona, avvalendomi unicamente dei consigli degli amici che ci sono già stati e delle informazioni tratte da internet. La guida cartacea che ho scelto è Barcellona della Lonely Planet.

Come arrivare a Barcellona dall’Italia

Ho scartato i pullman e i treni dall’Italia e ho acquistato i biglietti aerei direttamente sul sito delle due compagnie che operano da Torino a Barcellona. Sia per l’andata che per il ritorno ho trovato delle tariffe interessanti, avendo prenotato circa quattro mesi prima; per l’andata ho volato con Vueling, la compagnia spagnola low cost costola della più famosa Iberia, mentre per il ritorno mi sono affidata alla compagnia irlandese Ryanair.

Come arrivare in centro città partendo dall’Aeroporto El Prat

L’Aeroporto di Barcellona El Prat dista circa 15 chilometri dal centro della città per cui si rivela necessario prendere un mezzo per spostarsi. Sconsiglio i taxi perché sono molto costosi e per chi non conosce bene la lingua potrebbe incappare in una spiacevole fregatura; sconsiglio anche il treno della RENFE perché ne circolano pochi e si rischia di perdere molto tempo nell’attesa del convoglio; sconsiglio anche l’autobus cittadino perché effettuando molte fermate ci mette molto tempo. Insomma, cosa consiglio per spostarci dall’aeroporto al centro città? L’AeroBús, ovviamente! Si tratta di un pullman molto rapido e con altissima frequenza (tempo di attesa massimo 10 minuti) che parte direttamente dai due Terminal dell’Aeroporto ed effettua fermate in Plaça d’Espanya e fa capolinea in Plaça Cataluyna. Il tempo di percorrenza dell’Aerobús è di circa venti minuti dall’aeroporto al centro città. I biglietti dell’Aerobús possono essere acquistati on line o direttamente sul veicolo (unico accorgimento: l’autista non dà resto se si usano banconote con taglio maggiore a venti euro, quindi dotatevi di monetine o banconote di piccolo taglio per pagare!). Ancora un consiglio: per risparmiare fate subito il biglietto andata e ritorno, costa di meno che comprarli singolarmente (si risparmiano quasi due euro).

Dove dormire a Barcellona: il mio entusiasmo per Casa Consell!

Giunti in Plaça Catalunyna, dobbiamo cercare l’ostello che ci ospiterà per tre notti. Come per Parigi, l’ho prenotato sul sito Booking.com e ho scelto un ostello nel quartiere dell’Eixample vicino alla famosa passeggiata di Passeig de Gracia, a circa duecento metri dalla nota Casa Battló, una delle opere di Antoni Gaudí. L’ostello, che consiglio a chi viene in vacanza a Barcellona, si chiama Casa Consell Guest House ed è una struttura molto accogliente e pulita con un personale cortese e gentile. Il personale parla benissimo l’inglese, quindi non si preoccupino coloro che non parlano spagnolo! Io ho prenotato una stanza doppia con bagno privato, ma è possibile anche la soluzione leggermente più economica in camerate con bagni in comune. La colazione è a buffet, unica accortezza dopo aver terminato di mangiare gli ospiti devono ripulire il loro tavolo e lavare le posate e le stoviglie che hanno usato.

Casa Consell secondo me è una base perfetta per esplorare la città di Barcellona, dista circa dieci minuti a piedi da Plaça Catalunya ed è un luogo comodo per partire per le escursioni anche più distanti dal centro. Inoltre, Casa Consell è vicina alla metrò Passeig de Gracia che è uno snodo molto importante dove si incrociano le linee L2 (viola), L3 (verde), L4 (gialla); è vicina alla Manzana de la Discordia, un’area dove si trovano alcune tra le più eclettiche case di Barcellona; è vicina a farmacie, supermercati, bancomat, panifici e dista solo un chilometro dalla Sagrada Familía di Antoni Gaudí.

Come spostarsi a Barcellona

La prima cosa che mi viene in mente è dirvi: girate a piedi e consumatevi le scarpe perché Barcellona nasconde tantissimi angoli poco turistici ma che vi rapiranno cuore e anima. Però, ammetto che la metrò è un mezzo molto comodo per girare la città, sopratutto quando alla sera si è stanchi dopo aver girato tutto il giorno. Esistono, come in tutte le città turistiche, alcuni abbonamenti interessanti per risparmiare sul prezzo del biglietto della metrò (una corsa singola costa 2.15 euro!). Io non ho acquistato la Hola Bcn né la Barcelona Card per il semplice motivo che: la prima permette viaggi illimitati per 2, 3, 4 o 5 giorni in metrò e nei bus cittadini (esclusi quindi l’Aerobús e il Tibibus), e ho ritenuto più conveniente acquistare un carnet non nominativo di dieci viaggi perché avevo in mentre di girare molto a piedi approfittanto del tempo soleggiato e ventilato. Riguardo alla Barcellona Card, che oltre ai mezzi offre musei gratuiti o sconti, non l’ho comprata perché i monumenti e i musei che volevo visitare non erano compresi nell’offerta, quindi fate attenzione a cosa volete vedere e valutate se vi conviene oppure no.

Ora, dopo aver dato qualche informazione generale, inizio a raccontarvi il nostro itineriario di viaggio!

Casa Battló il mio primo incontro con l’architetto Antoni Gaudí

Data la vicinanza tra Casa Consell e Casa Battló, nel primo pomeriggio decidiamo di visitare subito un’opera di Antoni Gaudí. Consiglio di acquistare il biglietto on line, perché le notevoli code alle casse possono far perdere tempo prezioso. Casa Battló non prende sovvenzioni dallo Stato spagnolo per cui il biglietto d’ingresso è molto caro e l’ingresso non è compreso nella Barcellona Card; entrare a Casa Battló costa 21.50 euro e compreso nel prezzo c’è la nuova video guida multilingue che accompagna il visitatore nelle sale visitabili della Casa.

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Passeig de Gracia visto dal salone di Casa Battló (foto: Claudia)

Casa Battló è nata come allucinazione di Antoni Gaudí, eclettico genio catalano; quando commissionariono a Gaudí il rinnovamento di questo edificio, l’architetto decise di fare le cose in grande. I cavedi luccicano di piastrelle blu mare e la scala si avvita fino al piano nobile, dove un immenso salone si affaccia su Passeig de Gracia. La casa è un turbinio allucinante: i soffitti si avvolgono attorno al lampadario a forma di sole, le finestre sono curve e dotate di vetri coloratissimi, l’attico ha gli archi catenari e la terrazza ha comignoli surreali.

Casa Battló viene anche chiamata Casa dels Ossos (la casa delle ossa) o Casa del Drac (casa del drago) perché i balconi sembrano teschi e il tetto rappresenta San Giorgio che vince il drago, le cui scaglie se fate attenzione cambiano colore a seconda di come li si guardi. All’esterno, su ogni elemento del pavimento sono rappresentati un polpo o una stella maria.

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Le piastrelle azzurre e blu che bordano il cortile interno dell’edificio danno la sensazione di trovarsi in fondo al mare se viste attraverso i vetri irregolari (foto: Claudia)

Risalendo verso l’alto dalle scale che danno sul cortile interno, Gaudí crea un gioco di luci e colori spettacolare: salendo dal pian terreno alla terrazza il colore delle piastrelle (azulejos) passa dall’azzurro chiarissmo al blu scuro, dando la sensazione di essere sott’acqua, soprattuto se si guarda attraverso i vetri che bordano le ringhiere della scala.

La Manzana de la Discordia (manzana è mela, qui però viene interpretato come pomo e isolato), ha mantenuto il suo nome spagnolo affinché non si perdesse il gioco di parole. Infatti, nella mitologia greca, il pomo fu lanciato sull’Olimpo da Eris (la Discordia) perché fosse dato alla dea più bella, il che scatenò gelosie a non finire che avrebbero poi provocato la guerra di Troia.

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Casa Battló in notturna (foto: Claudia)

Passeggiando su La Rambla in una sera di primavera

La Rambla è forse la via di Barcellona più famosa in assoluto e probabilmente anche la più frequentata e affollata; in realtà, sarebbe più corretto parlare di Ramblas al plurale perché la via è suddivisa in cinque tratti: Ramblas de Canaletes, Rambla dels Estudis, Rambla de Sant Josep, Rambla del Caputxins e Rambla de Santa Monica.

La Rambla è una via ombreggiata da platani e fiancheggiata da stretti controviali in senso unico per i veicoli, ed è piena di negozietti, locali e artisti di strada. Il viale prende il nome dal torrente stagionale che un tempo scorreva al posto della strada pedonale, e che nell’ultimo tratto formava una palude. Oggi la Rambla divide El Raval dal Barrì Gotic e se la si segue fino alla fine giunge alla Ronda del Litoral, nel porto turistico della città, proprio di fronte al Monumento di Cristoforo Colombo.

La Rambla di per sé non mi ha entusiasmata più di tanto, ad eccezione del mosaico di Mirò che praticamente tutti calpestano senza sapere che è stato posto lì dal geniale artista barcelonis. L’inconfondibile firma di Mirò si trova in una piccola piastrella bianca nella parte bassa dell’opera… io l’ho cercata con una turista cinese che mi aveva chiesto aiuto per trovarla…!

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Il mosaico di Mirò all’incrocio tra la Rambla di San Josep e Pla de la Boqueria (foto: Claudia)

Stanca ma felicissima di essere in Spagna per la prima volta, sul balconcino della stanza di Casa Consell sfoglio la guida di Barcellona e inizio a sognare le meraviglie che mi aspettano il giorno dopo.

Se siete curiosi di sapere quali sorprese mi hanno riservato El Raval, il Barri Gotic, la Barceloneta e la Ribera il secondo giorno a Barcellona, non perdete la seconda puntata del mio viaggio!

¡ Hasta luego!