Monica Kristensen | La leggenda del sesto uomo

E’ febbraio alle isole Svalbard, calano le tenebre e le temperature non si alzano mai sopra lo zero: è l’inverno polare, il cielo nerissimo illuminato da piccole stelle e tappezzato da magnifiche aurore boreali. Durante il pomeriggio del 22 febbraio, Ella Olsen scompare misteriosamente: chi può averla portata via dall’asilo che frequenta? Alle Svalbard non succede quasi mai nulla, qualche cacciatore di frodo o qualche contrabbandiere, ma niente di grave. Da qualche tempo, però stanno succedendo delle cose strane: arrivano minacce a pioggia e nel buio delle miniere di carbone, aleggia la leggenda del sesto uomo… che sia lui ad aver rapito la piccola Ella?

Titolo: La leggenda del sesto uomo

L’autrice: Monica Kristensen è nata nel 1950 in Svezia, ma è cresciuta in Norvegia. Dopo gli studi in matematica, fisica e glaciologia, è diventata una delle più note esploratrici polari nordeuropee. Alle isole Svalbard ha vissuto due anni per osservare le aurore boreali; è stata la prima donna ad aver vinto la medaglia d’oro della Royal Geographical Society

Traduzione: Maria Valeria d’Avino

Editore: Iperborea

Il mio consiglio: sì, per chi ama i gialli, l’inverno, il mistero…

La direttrice sospirò e rientrò nell’ingresso pieno di tutine colorate buttate alla rinfusa tra i ripiani bassi e gli appendiabiti. I bambini erano stati fatti rientrare presto dal cortile per il freddo. La tutita imbottita di Ella non era appesa al suo gancio, ma quello non voleva dire granché. C’era poco da fare, i piccoli seminavano le loro cose ovunque. Dal suo scaffale però mancava anche il berrettino da orso con le orecchie di peluche, e perfino gli stivali. Ella andava molto fiera dei suoi stivaletti rosa con il bordo di pelliccia bianca. Era l’unica ad averli. Glieli aveva regalati una nonna gentile che viveva più a sud e non li avrebbe mai lasciati in giro. La direttrice pensò che se ritrovava berretto e stivali, Ella non poteva essere lontana.

Longyrbyen è l’insediamento più popoloso delle isole Svalbard, la cittadina dove è ambientato buona parte del romanzo di Monica Kristensen, che vede con la casa editrice Iperborea la sua prima traduzione in lingua italiana. In questo sonnecchioso e buio paese, dove spesso la temperatura scende a meno venticinque gradi sotto lo zero, sembra che non possa accadere nulla di brutto, ma la piccola Ella scompare nel nulla. Come scompare nel nulla anche Steiner Olsen, il nuovo ingegnere minerario arrivato dal contienente. Perché è proprio attorno alle miniere e ai misteri che esse custodiscono nelle loro viscere che ruota il giallo della Kristensen.

Seguendo le vicissitudini narrate da Monica Kristensen, si viene trasportati in un mondo quasi parallelo, dove il ghiaccio, la neve e gli orsi ne fanno da padrona. Attraverso una serie di flashback, la Kristensen addentra il lettore nei luoghi dove il cielo bianco e la neve si confondono in un’orizzonte nero che non viene illuminato per molti mesi all’anno.

Vengono descritti i protagonisti e i personaggi di questo romanzo con dovizia di particolari e con un’attenta analisi psicologica; dove in ogni caso, sono i misteri legati alle miniere di carbone a dominare lo spazio e il tempo, quei luoghi polverosi, scuri, pieni di pericoloso gas esplosivo che più di una volta hanno falciato le vite di numerosi minatori, tanti che uno di loro è rimasto storpio e sfigurato per sempre.

Ma le ore per ritrovare Ella Olsen e l’ingegner Steinar sono pochissime, la notte è fredda e poche ore fuori al gelo possono rivelarsi fatali anche per un uomo adulto. Senza contare gli orsi, che in inverno sono affamati e si spingono fino alle porte della cittadina.

Knut Fjeld, il poliziotto di Longyrbyen è disposto a tutto pur di ritrovare Ella Olsen. E’ disposto persino a sfidare la sua claustrofobia scendendo nella Miniera 7 e l’ancestrale paura del sesto uomo…

Un libro da leggere mentre fuori nevica, per entrare meglio nella sintonia del romanzo, con una buona tazza di tè tra le mani e la curiosità di scoprire cosa stia succedendo alle pacifiche isole Svalbard. Il colpo di scena è dietro la pagina, come la neve che copre le tracce appena lasciate, donando nuovamente candore al mondo e nasconde tutto, nulla è ciò che sembra che sia.

A febbraio 2015 uscirà per Iperborea la seconda avventura del detective Knut Fjeld, nuovamente ambientata alle isole Svalbard: il romanzo si intitolerà Operazione Fritham.

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Jostein Gaarder | La ragazza delle arance

Quest’anno il 1° marzo la Fondazione Caffeina di Viterbo ha lanciato un evento molto particolare: “Il 1° marzo compra un libro! Fai vincere la cultura!”. Ora, il titolo non era esattamente questo, ma il concetto sì. Quindi, ho deciso di partecipare anche io. Aggirandomi tra gli scaffali della libreria ho puntato e scelto “La ragazza delle arance” di Jostein Gaardner. Ho preso due piccioni con una fava perché, oltre a leggere un bellissimo romanzo, ho letto un romanzo di un autore norvegese, che nella mia lista mancava. So: the show must go on…

Titolo: La ragazza delle arance

L’autore: Jostein Gaarder è uno scrittore norvegese, che ha raggiunto la fama internazionale con il romanzo Il mondo di Sofia. Gaarder ha studiato filosofia, teologia e letteratura. È stato professore di filosofia per dieci anni prima di dedicarsi alla professione di scrittore. Vive a Oslo con la moglie e i due figli.

Editore: Longanesi

Il mio consiglio: sì, sì, sì.

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La trama de La ragazza delle arance è tanto semplice quanto originale. Georg, un ragazzo quindicenne, riceve una lettera del padre. Fin qui non ci sarebbe nulla di particolare, se non che il padre di Georg è morto dieci anni prima e la lettera è una specie di eredità che aveva nascosto nel suo passeggino rosso. Georg, come tutta la sua famiglia, resta sorpreso di ricevere una lettera del padre a così tanto tempo dopo la sua morte; l’adolescente si chiude in camera per un paio di ore e mentre fuori infuria una nevicata, legge il racconto che suo papà Jan aveva scritto per lui. Il racconto parla di stelle, telescopi e filosofia, ma anche di un Jan ragazzo nella Olso degli anni ’70 che incontra una ragazza tanto bella quanto misteriosa: la ragazza delle arance.

Ora, ovviamente, non posso svelare chi sia questa ragazza delle arance e perchè compri 10 chili di arance ogni giorno. Vi rovinerei il romanzo. Posso solo commentare dicendo che questo è un racconto lungo molto bello e commovente, dove un figlio molti anni dopo la morte del padre riesce a conoscere un po’ di più di quel genitore perduto troppo presto.

Per me si tratta del primo romanzo di Gaardner che leggo. Posso dire di averlo trovato scritto (quindi tradotto) in modo magistrale, scorrevole e decisamente ricco di pathos. E’ vero che ho capito presto chi è la Ragazza delle arance, ma ho lasciato che il racconto mi portasse pian piano alla rivelazione. Ho trovato interessanti spunti di riflessione sui temi legati alle stelle e alla filosofia. Certamente Gaardner ha saputo stupirmi e presto o tardi continuerò a leggere sui romanzi.