Roberto Camurri | A misura d’uomo

(…) pensa ai gol segnati nella porta senza rete, ai pali arrugginiti, al pericolo, alla fiducia dei loro genitori nel farli giocare lì da soli, pensa alle loro risate prive di responsabilità, al fatto che la vita nei pomeriggi della loro primavera sembrava perfetta. Sembrava, mentre correvano sudando e calpestando i fiori, che tutto quello di cui avevano bisogno si trovasse lì, a portata di mano [A misura d’uomo, Roberto Camurri]

Davide e Valerio sono amici. Vivono a Fabbrico, un paese della bassa emiliana, un luogo non-luogo di passaggio dal quale le persone preferirebbero scappare piuttosto di viverci. Il rapporto tra Davide e Valerio inizia a vacillare quando Davide incontra Anela, e se ne innamora. Davide e Valerio si allontanano, si riavvicinano, provano a ricucire il loro rapporto. Un giorno Valerio decide di andare via da Fabbrico, di lasciarsi alle spalle tutto e tutti e di ricominciare daccapo.

Attorno a Fabbrico ruotano Luigi, Mario, Elena, Giuseppe, Maddalena e la Bice, anziana proprietaria di un bar che orgogliosamente apre ogni giorno. Ognuno di loro, in modo diverso, è collegato a Davide, Anela e Valerio. Andare via da Fabbrico può sembrare difficile, eppure è più difficile tornare, riprendere le fila della vita di un tempo che oggi non c’è più.

Il treno è piccolo, ci sono tre vagoni, sono tre vagoni tristi, di quelli che si muovono piano, che arrivano sempre in ritardo, che ti aspetti di trovarci un camino in cima, di vedere il vapore. Il treno si muove svogliato, sembra quasi inciampare nelle erbacce che trova lungo i binari, lungo il cammino, gli sembra di essere sulle spalle di un vecchio, vede case diroccate fuori dal finestrino, il treno è vuoto. A Brescello scende per salire su un autobus che finalmente lo lascerà a Fabbrico, il paese dove è nato [A misura d’auomo, Roberto Camurri]

A misura d’uomo” di Roberto Camurri (NN Editore, 168 pagine, 16 €) è uno di quei libri che attirano l’attenzione, vuoi per la bella copertina – quello sfondo color Lambrusco e il ragazzo in bianco e nero con lo sguardo trasognato – vuoi per la trama semplice e intrigante allo stesso tempo. Dopo averlo letto, però, mi sono chiesa cosa effettivamente avessi letto. Tra me e “A misura d’uomo” non è scattata la scintilla, non ci sono stati ammirazione o incanto. Provo a raccontarvi il perché.

Innanzi tutto per i personaggi. I personaggi, principali e secondari, sono incosistenti. Ad eccezione di uno di loro, gli altri mi sono sembrati dei fantasmi incompiuti e immateriali. Le loro azioni sono spesso ripetitive, i dialoghi tra loro sono secchi, asciutti, vuoti; i silenzi sono troppi, quasi nessuno di loro è in grado di comunicare con gli altri.

L’unico personaggio ad avermi convinta è Valerio, perché descritto con più cura. Per me, è Valerio è il collante di tutte le storie raccontate in “A misura d’uomo“; è Valerio che cura con dedizione delle persone di Fabbrico – Giuseppe, Mario, Elena, la Bice, la sua compagna e, poi, sua figlia. È Valerio che va via da Fabbrico sapendo che non potrà andare via per sempre. È Valerio che cerca di ristabilire il caos che gli altri creano, continuamente.

L’amore a Fabbrico è insicuro, incerto, acerbo. L’amore è stare con una persona anche se non la sia ama. L’amore è abbracciarsi perché non si ha nulla da dirsi. L’amore è trascorrere una vita senza dichiararsi mai e vivere un’esistenza solitaria ai margini di un paese dimenticato, vuoto, un po’ triste. L’amore tra Davide e Anela convince, ma non dura. L’amore tra Valerio e Anela non convince, ma dura. L’amore più bello è, forse, quello tra Mario ed Elena, perché lei nonostante tutti i problemi, gli resta accanto.

A Mario piace quando piove, quando fuori fa freddo, quando è sabato. Gli piace passare i pomeriggi e le serate in casa con lei, sdraiati sul divano, a leggere, a guardare film, gli piace che sia lei, a volte, a cucinare, gli piace che veda quel posto come casa sua, che si senta libera, che si senta a casa [A misura d’uomo, Roberto Camurri]

A misura d’uomo” è un romanzo composto da racconti, dove questi ultimi possono essere letti in ordine casuale oppure nell’ordine in cui vengono proposti. Nei racconti a comparire sono sempre gli stessi personaggi, per questo viene naturale pensare un collegamento tra loro. I racconti saltano in avanti e indietro nel tempo, in modo imprevedibile.

L’idea di raccontare una storia saltando avanti e indietro nel tempo è un espediente che funziona quando l’autore ha in mente una trama forte, ben precisa. Leggendo i racconti nel libro “A misura d’uomo” ho avuto la sensazione che la storia si inceppasse ogni tanto, che alle vicende narrate mancassero i tasselli importanti, quelli necessari al lettore per capire la storia, i pezzi fondamentali per vedere il disegno di puzzle; al contrario, Camurri si concentra su quei dettagli che all’apparenza sono insignificanti ma risultano piacevoli da sottolineare.

Forse in questo suo esordio Camurri ha messo troppa carne al fuoco, concentrando tutte le sue forze sullo stile narrativo e mettendo in secondo piano la storia vera e propria, trascurando la cura di alcuni personaggi che potenzialmente potevano essere molto interessanti (come la Bice, Giuseppe, Elena, Mario… avrei voluto sapere di più su di loro, avrei voluto ascoltare le loro storie).

Romanzo in racconti in parte collegati e in parte no; salti temporali avanti e indietro negli anni, dove spesso sono i vuoti a farla da padrona; stile narrativo asciutto, freddo, con tutte tutte quelle virgole, il periodare infinito, i lunghi elenchi di azioni e gesti. Scelte stilistiche che, tutte concentrate in poco meno di 200 pagine, a mio avviso hanno appesantito il libro nella sua globalità.

Leggere “A misura d’uomo” è stato come guardare un film a spezzoni in ordine caotico: si incomincia guardando l’inizio, poi si guardano un paio di scene a metà film, poi si passa alle scene appena prima del finale, quindi al finale e di nuovo ad inizio film. Ma gli spezzoni tra una scena e l’altra, tra un fotogramma e l’altro, non vedono mostrati tutti, lasciando un senso di incompletezza. I vuoti e i silenzi che Camurri ha lasciato sono troppi e io ho fatto fatica a colmarli tutti.

Sono cresciuta e vivo anche io in un paese di provincia, ma tutto questo male di vivere non lo vedo. Sarà che noi piemontesi abbiamo le montagne, punti fermi nei nostri orizzonti, invece nella bassa emiliana è tutto piatto e lì forse sì, forse perdersi è più facile.

Titolo: A misura d’uomo
L’Autore: Roberto Camurri
Editore: NN Editore
Perché leggerlo: per chi ama i libri che lasciano vuoti da colmare con la propria immaginazione

(© Riproduzione riservata)

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