Lola Larra e Vicente Reinamontes | A Sud dell’Alameda. Diario di un’occupazione

Ammetto che quando ho deciso di rimanere l’ho fatto soprattutto per te. Perché mi avevi sfidato, perché mi piacevi e perché ero curioso. Ma non è per te che sono ancora qui (…) Non posso dire che mi sento coinvolto in tutto quello che succede e che credo in tutto quello che viene detto nelle assemblee. Però ormai ci sono dentro, ormai sento di farne parte (…) mi emoziona pensare che in questo stesso momento ci sono molti altri come noi, ognuno nella propria scuola (…) che reclamano attenzione sulla pessima educazione che riceve la maggior parte degli studenti, e noi qui (…) siamo solidali con loro [A Sud dell’Alameda, Lola Larra e Vicente Reinamontes, trad. R. D’Alessandro]

Santiago del Cile, maggio 2006. Il Cile non si è qualificato per i Mondiali di calcio e Nicolas, portiere di una squadra di dilettanti, ne è dispiaciuto e ha deciso di tifare per la Francia. In quel maggio autunnale, mentre incomincia a soffiare una brezza ben più fredda, Nicolas però ha altro a cui pensare.

Assieme ad un gruppetto di compagni e amici, Nicolas sta occupando da tre giorni la sua scuola privata. Nel resto della città e del Cile, sono tanti gli studenti come lui che stanno facendo occupazione: chiedono, tutti in coro, una scuola più giusta, servizi gratuiti alle fasce più povere, l’abolizione della LOCE, una legge che risale agli anni della dittatura e volta a discriminare i ragazzi poveri, e il test gratuito di ammissione alle università. La stampa chiama questi studenti pinguini, per via della divisa adottata nelle scuole cilene, e la protesta assume il nome di “Revolución de los pingüinos“.

Sebbene la mamma e il papà di Nicolas abbiano partecipato con animo e cuore alle proteste dell’ottantacinque e dell’ottantasei contro Pinochet, Nicolas non si sente un rivoluzionario ma decide di proseguire l’occupazione perché è affascinato da Paula, una compagna di classe dal carattere piuttosto vivace.

Nicolas affida i suoi pensieri al diario personale che tiene ben nascosto nell’aula 6, dove dorme. Racconta del cibo che scarseggia, dei carabinieri che vorrebbero farli sgomberare, del supporto del preside, della paura e dei dubbi se restare davvero o tornare a casa, il luogo sicuro dove è rimasta la sua sorellina minore.

Allo stesso tempo, tra le righe del suo diario, si legge una consapevolezza via via crescente: Nicolas cambia e matura, capisce che l’occupazione significa combattere pacificamente per chiedere alla Presidente Bachelet ciò che è giusto per la scuola cilena. I ragazzi e i bambini sono il futuro del Cile ed essi devono essere formati in modo migliore per far crescere il Paese.

In quest’occupazione sembra che tutti abbiano un titolo, un incarico e un lavoro. A parte me [A Sud dell’Alameda, Lola Larra e Vicente Reinamontes, trad. R. D’Alessandro]

A Sud dell’Alameda. Diario di un’occupazione” scritto da Lola Larra e illustrato da Vicente Reinamontes (Edicola ediciones, 18 €) è il racconto, scritto in modo semplice, scorrevole e a tratti ironico, di quattro giorni di occupazione in una scuola privata a Santiago del Cile: le pagine azzurre del diario di Nicolas, con i testi scritti da Lola Larra, si alternano alle belle tavole disegnate da Vicente Reinamontes.

A raccontare le dinamiche interne del gruppetto di giovani occupanti, è appunto Nicolas, un ragazzo che proviene da una buona famiglia, la voce narrante dell’intero libro.

Man mano che si avvicina la data della marcia di protesta, durante la quale tutti gli studenti delle scuole aderenti all’iniziativa si uniranno, la tensione nell’istituto cresce. In questo lasso di tempo, Nicolas impara a mettere da parte i timori e i dubbi sulla sua partecipazione, capendo quanto è davvero importante che lui sia lì. Si mangia poco, si dorme male, si vive con la costante paura di uno scontro con i carabinieri, ma si va avanti.

Perché quello che Nicolas arriverà a capire poco prima della marcia di protesta è che è giusto – anzi, necessario – combattere per i propri diritti e quelli dei ragazzi meno abbienti. “A Sud dell’Alameda. Diario di un’occupazione” potrebbe essere un buon libro da leggere per gli studenti italiani, per far loro conoscere una realtà diversa e per far capire come e quanto si deve lottare, spesso, per i propri ideali e per il proprio futuro.

Sette giorni possono cambiarti. Da allora è passato un anno e adesso più che mai credo che la battaglia per un’educazione di qualità per tutti, per un paese più giusto, sia qualcosa di possibile. Ci stiamo lavorando. Siamo tanti. Siamo dappertutto [A Sud dell’Alameda, Lola Larra e Vicente Reinamontes, trad. R. D’Alessandro]

Titolo: A Sud dell’Alameda. Diario di un’occupazione
L’Autrice: Lola Larra
Il disegnatore: Vicente Reinamontes
Traduzione dallo spagnolo: Rocco D’Alessandro
Editore: Edicola Ediciones
Perché leggerlo: per conoscere una realtà diversa e per capire come e quanto si deve lottare, spesso, per i propri ideali e per il proprio futuro

(© Riproduzione riservata)

Annunci

Carlos Spottorno e Guillermo Abril | La crepa

E il sogno di un’Europa unita divenne realtà. Prese il nome di Unione Europea (Ue) e si trasformò nella più grande libertà del mondo. Uno spazio sicuro. Organizzato. Solidale. Tutelato da uno stato sociale di cui essere fieri. Il grande motore economico del mondo. Un giardino rigoglioso all’interno del quale fare affari era davvero proficuo. Una casa per 500 milioni di persone che circolavano liberamente da un Paese all’altro (…) Nel 2008 una grave crisi economica scosse l’Europa (…) L’ondata di indignazione era molto più grande di quanto ci si sarebbe immaginati. Le proteste imperversavano anche al di là delle frontiere europee [La crepa, C. Spottorno e G. Abril, trad. F. Bianchi]

Fotogramma di un salvataggio al largo delle coste di Lampedusa ad opera dei militari italiani. Immagine tratta dal libro “La crepa” Carlos Spottorno e Guillermo Abril (fonte: add editore)

Nessuno di noi si rende conto di vivere la Storia, tanto siamo concentrati a vivere la nostra vita. Ci rendiamo conto di averne vissutto un pezzetto solo dopo qualche mese, o qualche anno, quando ci chiediamo dove eravamo il 3 ottobre 2013, il giorno in cui quasi 400 migranti persero la vita affogando nel Mar Mediterraneo; o dove eravamo il 2 settembre 2015, quando le autorità turche rinvenirono il corpicino senza vita di un bimbo siriano di tre anni, Alan Kurdi, sulla spiaggia di Bodrum, dopo un naufragio; o ancora dove eravamo mentre l’Ungheria chiudeva le sue frontiere impedendo ai migranti di passare, o quando la polizia greca arrivava al limite delle violazione dei diritti umani nei campi profughi di Indomeni.

Oggetti rinvenuti sulle spiagge di Lampedusa. Sono oggetti appartenuti ai migranti annegati durante le traversate. Immagine tratta dal libro “La crepa” Carlos Spottorno e Guillermo Abril (fonte: add editore)

Nessuno di noi si rende conto di vivere la Storia, per questo dovremmo sentirci in dovere di leggere e capire di più il mondo che ci circonda. “La crepa” di Carlos Spottorno e Guillermo Abril, tradotto da Francesca Bianchi per add editore (171 pagine, 28 €) è uno di quei libri che, rivelandosi ottimi strumenti, aiutano a comprendere la situazione politica che stiamo vivendo in Europa, con le sue forti tensioni e gli episodi drammatici.

Il fotografo Carlos Spottorno e il giornalista Guillermo Abril decidono di mettersi in viaggio alla scoperta di quei punti in Europa dove i confilitti e le tensioni sono all’ordine del giorno; quei punti dove l’unità europea, il sogno di quell’unione europea, così desiderato alla fine della II Guerra Mondiale, inizia a scricchiolare aprendo piccole ma profonde crepe.

Durante i viaggi nelle zone calde d’Europa, Spottorno ha scattato innumerevoli fotografie mentre Abril ha raccolto interviste, sia a migranti che alle autorità di varie nazionalità, scrivendo una marea di appunti che si sono trasformati nei brevi ma incisivi testi del libro. Le fotografie di Spottorno sono state trasformate in immagini a metà strada tra una foto classica e un bozzetto, hanno un sapore quasi antico, anche se raccontano di fatti occorsi pochi anni fa.

Il viaggio dei due reporter spagnoli inizia a Melilla, enclave spagnola in Africa, fazzoletto di terra circondato dal Marocco. Ogni giorno qui arrivano carovane di africani che cercano di passare i fili spinati, le recinzioni, le barriere per saltare in Europa.

Altri profughi cercando di entrare in Europa passando dalla Turchia, dalla Grecia o dalla Bulgaria, seguendo la rotta balcanica; anche qui l’accoglienza non è per niente calorosa, la Frontex, polizia europea che presidia i confini, quando intercetta queste persone le stipa in campi circondati da filo spinato e alte recinzioni, come fossero prigionieri. Le strutture sono così miserabili che le epidemie di tubercolosi sono all’ordine del giorno.

Frontex e migranti lungo i confini tra Serbia e Croazia. Immagine tratta dal libro “La crepa” Carlos Spottorno e Guillermo Abril (fonte: add editore)

Drammatici episodi si registrano anche più a nord, sempre lungo la rotta balcanica: i migranti che giungono dalla Serbia vengono bloccati dalle autorità ungheresi, quindi costretti a fare il giro più lungo per passare in Croazia e Slovenia. Ma questa volta la gente slovena e croata dà una mano, porta generi di prima necessità e calore, forse ricordandosi che solo una ventina d’anni fa erano loro ad aver bisogno. Piccoli sprazzi di solidarietà umana.

Spottorno e Abril giungono a Lampedusa: riescono ad imbarcarsi su una delle navi della Guardia Costiera italiana, quando ancora esisteva il progetto Mare Nostrum, volto a soccorrere i migranti sulle bagnarole provenienti dalle coste dell’Africa. I due reporter, con un permesso eccezionale, partecipano ad una pericolosa missione di soccorso.

Mar Mediterraneo, migranti in attesa del soccorso della Guardia Costiera. Immagine tratta dal libro “La crepa” Carlos Spottorno e Guillermo Abril (fonte: add editore)

(…) l’operazione Mare Nostrum è iniziata da quattro mesi e ha messo in salvo 10.000 persone. Due anni dopo saranno 10.000 in un solo giorno. Ma a quel punto Mare Nostrum non ci sarà più. Cancellata per mancanza di fondi. E l’Ue non sarà riuscita ad attivare nessun’altra missione di soccorso in questo abisso [La crepa, C. Spottorno e G. Abril, trad. F. Bianchi]

Infine, i due reporter viaggiano attraverso la cerniera Est dell’Europa, dove l’ingombrante vicino di casa Russia spinge e cerca di schiacciare quelle che un tempo furono i territori compresi nelle sue Repubbliche Socialiste Sovietiche. Repubbliche Baltiche, Ucraina e Bielorussia cercano di respingere le prepotenze della Russia. Lungo i confini tira un’aria che puzza di una nuova Guerra Fredda.

Pochi giorni fa ho letto un articolo che elencava le dieci città più xenofobe d’Europa. Ben cinque sono città italiane: Torino, Bologna, Palermo, Napoli e Roma. L’arrivo di profughi e migranti nel corso degli ultimi anni ha acuito quella latente paura del diverso, dello sconosciuto e dell’altro; in momenti drammatici come questi è facile cadere nella trappola delle vecchie ideologie che non sono mai state soppresse del tutto,  e diventa semplice mettersi contro chi ha perso tutto e non ha più nulla, colui che cerca solo di ciò che vorremmo tutti: un buon lavoro, un futuro sicuro e una casa per crescere i propri figli.

“La crepa” di Carlos Spottorno e Guillermo Abril ci apre gli occhi su questa disperazione e ci invita ad essere più compassionevoli verso gli altri; chissà se un domani dall’altro lato del filo spinato ci saremo noi o i nostri figli. Se così sarà, anche se ci auguriamo di no, il calore umano e la compassione saranno sentimenti che vorremmo percepire.

Titolo: La crepa
Gli Autori: Carlos Spottorno e Guillermo Abril
Traduzione dallo spagnolo: Francesca Bianchi
Editore: add editore
Perché leggerlo: è uno di quei libri che, rivelandosi ottimi strumenti, aiutano a comprendere la situazione politica che stiamo vivendo in Europa, con le sue forti tensioni e gli episodi drammatici.

(© Riproduzione riservata)

Non stancarti di andare | Intervista agli autori Stefano Turconi e Teresa Radice

Quando la casa editrice BAO Publishing mi ha chiesto se avrei voluto leggere in anteprima il graphic novel “Non stancarti di andare” e intervistare Stefano Turconi e Teresa Radice ho accettato subito. Mi diverte molto preparare le domande per le interviste ma ancor di più mi piace leggere le risposte degli autori.

Vi presento subito l’intervista realizzata grazie alla collaborazione di Stefano e Teresa, in primis, e della disponibilità della casa editrice BAO Publishing e in calce all’articolo troverete le istruzioni per vincere una copia del graphic novel “Non stancarti di andare“.

  1. Come è nata la vostra passione per il disegno e la scrittura? Quando avete deciso di diventare fumettisti?

Stefano: La mia passione per il disegno è nata da molto piccolo, conservo un paio di disegni miei fatti all’età di 3 anni (almeno, così mi hanno detto) dove ci sono un cow boy a cavallo in uno e un Topolino e un Pippo nell’altro (un destino segnato!) chiaramente distinguibili. E, su una mensola del mio studio, c’è una coppa con scritto “1° classificato” a un concorso di disegno, e datata 1979 (avevo 5 anni). Insomma, che il disegno sarebbe stato il mio lavoro è sempre stato abbastanza evidente; la passione per il fumetto nello specifico viene invece dalle prime letture (soprattutto Topolino e Asterix). Passavo le ore a copiare, soprattutto i personaggi e gli animali, e ancora oggi è il consiglio che dò sempre ai giovani che vogliono accostarsi al disegno: copiare, copiare, copiare.

Teresa: La mia passione per le storie nasce da piccolissima, grazie a un nonno che, con vocine e “vocione”, mi leggeva le Fiabe Italiane di Calvino sul divano in salone. La passione per il fumetto è invece “colpa” di un giovane zio biondo appassionato di Topolino e Alan Ford. Mi dicono che a tre anni leggevo; di certo mi sono avventurata molto presto tra le pagine da sola, anche perché, essendo figlia unica, nelle storie trovavo luoghi da esplorare e compagni di viaggio che mi tenevano compagnia. In età di asilo, riempivo quaderni di storie disegnate; alle elementari le raccontavo a puntate agli altri bambini nell’intervallo; al liceo scrivevo le mie prime cose lunghe rintanata dietro una pila di libri e le facevo leggere alle mie compagne. Insomma, le storie fanno parte di me da sempre: sono l’unica cosa che so fare cavandomela decentemente. Poi, la vita prende strade strane e fa giri lunghissimi; nel 2001, in università, sono incappata in un corso di sceneggiatura per fumetti Disney… ed è stato l’inizio di un cammino che mi ha portato fin qui.

  1. Siete due autori decisamente poliedrici: dalle storie Disney, da Topolino a Witch, a fumetti per ragazzi come Tosca o Viola Giramondo, per arrivare a graphic novel per adulti, come “Il porto proibito” e “Non stancarti di andare”: c’è una tipologia di storie che in modo particolare preferite raccontare e disegnare?

Stefano & Teresa: Ci piace raccontare storie “in costume”, come si direbbe se si trattasse di film. Storie, cioè, ambientate in epoche storiche diverse, magari con dei fatti accaduti realmente ma sempre in secondo piano, inseriti in una narrazione di fantasia. Raccontiamo di personaggi che, per citare Mario Monicelli, “si muovono nelle retrovie della Storia”. Non Stancarti di Andare è l’unico nostro libro, finora, ad essere ambientato in epoca contemporanea, anche se, a ben guardare, si svolge nel 2013 (un passato vicino, ma comunque passato) ed è una storia che affonda le sue radici in tempi più lontani, gli anni ’30, e gli anni ’70.

  1. A questo proposito, ci raccontate come lavorare per ottenere un prodotto destinato a lettori adulti e per lettori piccoli?

Stefano & Teresa: In realtà non facciamo mai troppi ragionamenti da questo punto di vista: pensiamo semplicemente a cosa avremmo voglia di leggere noi, se ci rivolgiamo a degli adulti, e a cosa vorremmo far leggere ai nostri figli, se ci rivolgiamo a dei bambini. Lavoriamo molto “d’istinto”: troppi ragionamenti, troppi “calcoli” finiscono sempre (o quasi) per uccidere le idee e trasformare qualcosa di “forte” e di “emozionante” in qualcosa di “freddo”, di “calcolato” appunto. Il concetto credo sia di non pensare che stai lavorando a un “prodotto” (brutta parola!), ma a una “storia”, perché questo è il nostro mestiere: raccontare storie.

  1. La storia contenuta in “Non stancarti di andare” è ricca di personaggi e storie parallele, oltre a quella tra Ismail e Iris. Ci raccontate com’è nata l’idea per questo intreccio di vicende?

Teresa: Sono partita da un luogo, in realtà, un luogo della Siria che ci era rimasto scritto dentro, al termine del nostro viaggio del 2007: quel monastero che gioca una parte molto importante e di svolta nella storia di Iris e Ismail, e non solo nella loro. Volevo che quel luogo, e l’incontro con padre Saul, il suo fondatore, diventassero una sorta di nucleo incandescente della vicenda, una sorta di “cuore” che batte nelle vite di diversi personaggi che, per i motivi più diversi, sono passati da lì e da allora non sono più gli stessi, perché da quel momento, come afferma Linda a un certo punto, “sono riconoscibili per la cittadella che portano nel cuore”. Quello che si respira al Monastero è quello che volevo far respirare in tutto il libro, attraverso le vicissitudini dei personaggi: che siamo tutti fatti della stessa cosa, che il fatto di essere tutti differenti è quello che ci rende uguali, che c’è un’enorme ricchezza, nella diversità. Per rafforzare questa sensazione, abbiamo voluto due “protagonisti” (sento in realtà protagonisti anche molti altri personaggi, oltre a Iris e Ismail: persino la casa di Verezzi è, a suo modo, fortemente protagonista!) “impuri”, con delle storie di famiglia e di migrazione forti, alle spalle, o davanti a sé: Iris ha radici argentine, Ismail ha studiato in Italia, ed è lì che lo aspetta il futuro, pur essendo siriano. Da questa scelta sono venuti i personaggi “di contorno”, le famiglie di entrambi, non necessariamente biologiche.

  1. Come sono nati i personaggi principali di questa storia? E, di conseguenza, come li create graficamente? Vi ispirate a persone che avete conosciuto oppure lasciate galoppare la fantasia?

Teresa: Mi piace ripetere che “come in ogni storia di finzione, non c’è quasi nulla di inventato”. Succede anche qui. Raccontiamo solo storie che abbiamo voglia o addirittura bisogno di raccontare, quindi è chiaro che hanno sempre molto a che fare con noi, anche quando sono ambientate su velieri ottocenteschi tra l’Inghilterra e il Siam. Anche in questo caso, siamo partiti da nostre esperienze, conoscenze, realtà che abbiamo sperimentato personalmente. La fantasia poi galoppa ugualmente, le due cose non sono in contrasto: semplicemente ci viene più semplice essere “sinceri” se parliamo di cose che conosciamo. Potremmo dire che praticamente tutti i personaggi del libro esistono nella realtà: magari sono persone mescolate tra loro, hanno età diverse o provenienze diverse da quelle del romanzo, hanno vissuto esperienze differenti, ma emotivamente simili… ma comunque esistono, o sono esistite. Ed è questo che ci dà la forza e la voglia di raccontarle.

Stefano: Graficamente i modi di creare i personaggi sono tanti: ci si ispira alla realtà, prendendo spunto da conoscenti, amici, facce notate sul metrò, o dagli attori di qualche film, o da altre storie a fumetti, o da libri illustrati… insomma, da quello che si ha intorno, e poi si mescola il tutto. A volte capita di usare la barba di un attore sulla faccia del tuo vicino di casa con gli occhiali di una vecchia prof del liceo… Per questo libro ho seguito il medesimo procedimento: Teresa mi ha dato una descrizione “psicologica” dei personaggi (che è quello che serve al disegnatore: non mi importa di sapere se uno è alto o basso o con i capelli rossi o neri, mi interessa sapere se è simpatico, antipatico, gentile, burbero, cosa pensa, cosa prova, come reagirebbe in determinate situazioni…) e io ho creato il loro aspetto fisico, mescolando elementi delle più svariate provenienze (così svariate che non sono più in grado di ricostruire cosa ho preso dove, ma è normale così…).

  1. Qual è il personaggio di “Non stancarti di andare” che preferite? E perché?

Stefano: Maite, perché dice un sacco di parolacce.

Teresa: Anch’io ho un debole per Maite che, come sto dicendo spesso nelle primissime presentazioni del libro, “mi è scappata di mano”: pensata per essere un personaggio secondario, ha finito per prendersi un posto di primo piano. Ma forse alla tua domanda risponderei Padre Saul, perché è per raccontare lui che ho costruito tutte le storie che lo circondano.

  1. Tecnicismi grafici: quando si ha in mente l’idea per una scena, come avviene il processo grafico che porta alla tavola?

Stefano: Io parto sempre da un piccolo schizzo sulla pagina di sceneggiatura, poi passo a un “rough”, cioè la tavola (in formato più grande di come verrà stampata, ovviamente) disegnata su un foglio A3 da fotocopie: in questa fase lavoro con matite grasse senza minimamente preoccuparmi di non sporcare o di stare attento a quello che faccio, tanto questo foglio lo vedrò solo io. Questa prima versione della tavola è in genere apparentemente confusa, pasticciata, piena di ripensamenti, di appunti a margine. A questo punto, col tavolo luminoso, passo al “clean up”, cioè “finalizzo” la tavola, ripassandola a china, o a pastelli, o con qualunque tecnica mi passi per la testa (Non Stancarti di Andare è ripassato quasi interamente con una banalissima penna a sfera).

  1. Tecnicismi scenografici: quando si ha in mente una storia – o una scena in particolare – la si scrive su carta o la si trasforma in un bozzetto?

Teresa: Sarebbe un disastro se la trasformassi in un bozzetto, io che non so disegnare! Io parto sempre dai dialoghi: quando immagino una scena, la prima cosa che faccio è buttare giù i dialoghi a matita su un foglietto. Solo in un secondo momento divido quei dialoghi in vignette e ci costruisco attorno il set e le azioni. Vale per la sceneggiatura dell’intera storia, che scrivo interamente a mano, in matita… e poi batto a computer perché possa essere leggibile per Stefano.

  1. I luoghi del libro: Italia, Siria, Argentina. Quanto i vostri viaggi influiscono e ispirano i vostri lavori grafici?

Teresa & Stefano: I viaggi hanno da sempre ispirato tantissimo le nostre storie. A volte sono viaggi recenti, fatti magari apposta per cercare documentazione (vedi il caso de Il Porto Proibito: abbiamo girato i porti storici del sud dell’Inghilterra in cerca di spunti, fotografie, libri), altre volte viaggi del passato, come nel caso di NSDA: qui, alla base di tutto, c’è un viaggio in Siria di 10 anni fa (era il 2007). Un viaggio in un Paese magnifico, accogliente, lontanissimo dalle immagini che invece vediamo oggi. Un Paese che ci ha lasciato tantissimi ricordi di incontri e di emozioni.

  1. Per inventare e disegnare storie bisogna avere una buona propensione allo studio e alla ricerca. Quante e quali ricerche avete fatto per realizzare “Non stancarti di andare”?

Teresa & Stefano: D’abitudine siamo abbastanza “maniacali” nell’espetto documentazione, e questo libro non ha fatto eccezione: Il libro parla anche di argomenti emotivamente “difficili” come il dramma dell’immigrazione o la guerra in Siria, e volevamo trattarli con tutto il rispetto dovuto a tragedie che colpiscono degli esseri umani: abbiamo quindi letto e studiato tantissimo, incontrato esperti, per essere più accurati possibile, e poi selezionato cosa raccontare, cosa mostrare, e cosa no.

  1. Quali consigli dareste ai ragazzi che vorrebbero avviarsi alla carriera da fumettista?

Stefano & Teresa: Copiate, copiate, copiate! Non solo fumetti. E leggete, leggete, leggete! Non solo fumetti. Siate curiosi. Mettetevi nelle cose che scrivete e disegnate. Siate onesti (non è detto che le storie debbano essere vere, ma fate che siano autentiche le emozioni che provano i vostri personaggi). Mettetevi nei panni degli altri. Non fate storie solo “di testa”, anche se sono su commissione o su personaggi di altri: metteteci il cuore. Osate rischiare. Cercate nuovi punti di vista sulle cose note. Documentatevi molto bene su quel che pubblica l’editore al quale vi state proponendo. Non insultate l’editore che vi ha rifiutato un progetto; se siete nervosi, andate a mangiarvi una fetta di torta, poi tornate a casa, cambiate pagina e ricominciate. E, se sentite che raccontare è esattamente la cosa che vi brucia dentro, non lasciatevi scoraggiare dalle porte in faccia: fanno parte del gioco.

  1. Curiosità: la gestazione di “Non stancarti di andare” è stata lunghissima e state iniziando ora a raccogliere i frutti del vostro lavoro, ma… vi chiedo quali sono i vostri prossimi progetti per il futuro, se potete rivelarci qualcosa!

Stefano & Teresa: Al momento ci troviamo nel medioevo italiano, in una Toscana un po’ reale un po’ immaginata, alle prese con le avventure di un trio di ragazzini diversissimi tra loro, ma che stanno diventando inseparabili. Potrete leggere le avventure di “Tosca dei Boschi” tra un annetto circa. Teresa ha da poco terminato di scrivere una seconda avventura di Orlando Curioso, che Stefano si appresta a disegnare. Poi c’è Orgoglio e Pregiudizio, versione Disney del romanzo della Austen, 100 tavole di paperi ottocenteschi (pubblicazione prevista entro il 2018). E, dallo scorso aprile, stiamo macinando letture per immergerci nell’atmosfera del nostro prossimo graphic novel adulto: speriamo di riuscire a preparare un progetto da presentare a BAO all’inizio del 2018.

*

“Non stancarti di andare” Book Blog & Vlog Tour, 5 tappe, dal 8 al 17 novembre 2017!

Un modo per conoscere meglio il nuovo libro di Stefano Turconi e Teresa Radice, Non stancarti di andare, edito da BAO Publishing, attraverso una serie di recensioni, video-recensioni e interviste che vi sveleranno, secondo diversi punti di vista, i lati più interessanti di questo graphic novel!

Per il giveaway, saranno estratti 3 vincitori o vincitrici tra i partecipanti.
Ognuno/a di loro vincerà:
– 1 copia di “Non stancarti di andare” con dedica disegnata degli autori
– 1 esclusiva serigrafia numerata di “Non stancarti di andare”

Per partecipare e poter vincere è necessario:

– Mettere mi piace alla pagina Facebook BAO Publishing
– Diventare lettori fissi/seguire i blog/vlog partecipanti
– Commentare tutte le tappe del blog tour
Compilare il form con i dati (per il givaway)
– Condividere il blogtour sui social

“Non stancarti di andare” Teresa Radice e Stefano Turconi, Book Blog & Vlog tour, 8-17 novembre 2017

8 novembre: Il colore dei libri
10 novembre: Chibi is the way
13 novembre: Every POP
15 novembre: Books and tea
17 novembre: Il giro del mondo attraverso i libri

Carlos Reyes e Rodrigo Elgueta | Gli anni di Allende

Lavoratori della mia patria: ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Continuate voi, sapendo che, più prima che poi si riapriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Via il Cile! Viva il Popolo! Viva i lavoratori! [Gli anni di Allende, Carlos Reyes e Rodrigo Elgueta, trad. Paolo Primavera]

Il 4 settembre 1970 Salvador Allende divenne Presidente del Cile, primo di stampo marxista votato democraticamente dalla maggioranza del popolo. Iniziarono così tre lunghi e difficili anni durante i quali Allende governò il Cile. Osteggiato dai militanti di estrema sinistra e di estrema destra, e dagli americani che tentarono più volte di rovesciare il governo, Allende cercò di tenere insieme un Paese pieno di contraddizioni, problemi e povertà,  frutto degli errori dei governi precedenti.

I militanti di estrema sinistra sostenevano che Allende non fosse abbastanza di sinistra; i militanti di estrema destra avevano visione diametralmente opposte e cercarono di sabotare in ogni modo gli interventi governativi; gli americani, dal canto loro, già impegnati a controllare Cuba e Fidel Castro, inasprirono i rapporti con Allende quando quest’ultimo decise di nazionalizzare le grandi miniere di rame e metalli del Nord del Cile e toglierle di fatto agli americani.

Salvador Allende cercò di fare del suo meglio per governare un Paese che giorno dopo giorno sembra sgretolarsi come un castello di sabbia. Allende ordinò di attuare le migliori misure per fronteggiare una serie di crisi, ma gli atti di sabotaggio e i tentativi di attentato diventarono via via sempre più frequenti.

Gli anni di Allende” di Carlos Reyes e Rodrigo Elgueta, tradotto da Paolo Primavera per Edicola ediciones, abbraccia un lasso di tempo della storia del Cile che va dai mesi precedenti all’elezione di Allende sino alla giornata della sua morte avventuta l’11 settembre 1973 al Palazzo Moneda.

La storia viene raccontata in prima persona da un personaggio di fantasia, John Nitsch, corrispondende americano inviato in Cile per seguire la campagna elettorale; Nitsch resterà poi in Cile, dopo l’elezione di Allende, per seguire la storia in diretta. Saranno due rivoluzionari appassionati a raccontare all’americano molte cose sulla storia del Cile e sul suo popolo.

Il giornale argentino Primera plana dedica la copertina alla vittoria di Salvador Allende, settembre 1970

Gli anni di Allende” è davvero un’ottima graphic novel, coinvolgente e appassionate, che racconta con preciso dettaglio storico – con tanto di note per il lettore a digiuno di storia cilena – i tre anni del mandato di Allende. Sono presenti delle curiosità davvero interessanti, grazie a questa storia ho scoperto che Salvador Allende era un medico, che quando Fidel Castro venne a trovarlo in Cile gli portò un AK-47 in regalo e che Allende riponeva notevole fiducia nella figura di Augusto Pinochet, tanto da nominarlo Comandante in capo dell’Esercito del Cile il 23 agosto del 1973, quando la situazione socio-politica stava diventanto letteralmente incandescente.

Suggerisco la lettura di questa dettagliata e interessante graphic novel in particolare a chi è appassionato di storia o è semplicemente curioso di scoprire qualcosa su una delle più importante figure politiche del Sudamerica del Novecento.

Voglio ricordare di fronte alla storia la scelta epocale che avete compiuto sconfiggendo la superbia del denaro, la pressione e la minaccia, le informazioni distorte, la campagna del terrore, dell’insidia e della cattiveria. [Gli anni di Allende, Carlos Reyes e Rodrigo Elgueta, trad. Paolo Primavera]

Titolo: Gli anni di Allende
Gli Autori: Carlos Reyes e Rodrigo Elgueta
Traduzione dallo spagnolo: Paolo Primavera
Editore: Edicola ediciones
Perché leggerlo: per conoscere un periodo storico fondamentale per il Cile

(© Riproduzione riservata)

Brian K. Vaughan e Steve Skroce | Sentinelle d’inverno

Qualche anno fa, in attesa di una lezione io e i miei compagni di università ci domandammo per quale motivo avrebbe potuto – in un remoto futuro – estinguersi l’Homo sapiens. Un compagno sosteneva che un virus ci avrebbe uccisi, un’altra disse che ci sarebbe stata una guerra atomica, un altro era convinto che avremmo lottato all’ultimo sangue per il petrolio, infine io dichiarai che ci saremmo fatti la guerra per il controllo delle sorgenti d’acqua.

Lì per lì i miei amici rimasero un po’ spiazzati: l’acqua, che banalità. Sì, ma senza acqua non c’è vita, è banale, ma è così. Per l’acqua gli Stati Uniti d’America potrebbero anche invadere e guerreggiare contro il Canada, perché no? Lo spettacolare fumetto “Sentinelle d’inverno” di Brian K. Vaughan e Steve Skroce (BAO Publishing, traduzione dall’inglese di Michele Foschini, 19 €) racconta proprio di questo.

20161119_112630

2112, Ontario, Canada. Durante un bombardamento ad opera della U.S.A.F., gli Stati Uniti d’America, muoiono i genitori di Amber e Thomas. I due bambini sono costretti a scappare e a cercare un luogo sicuro e soprattutto lontano dagli americani.

2124 Yellowknife, Canada del Nord-Ovest. Sono ormai anni che gli Stati Uniti d’America sono in guerra con il Canada, invadendone territori, massacrando i civili e cercando di accapparrarsi le risorse naturali canadesi. Amber, ora adulta, vaga sola per le foreste innevate e si imbatte in un gruppo di civili che si definisco Freedom Fighter del Grande Nord Bianco, ovvero uomini e donne che lottano per ricacciare indietro gli americani e vedere il Canada libero.

Amber, che non ha nulla da perdere, si unisce a loro e decide di combattere per liberare il Canada dagli invasori. E’ una guerra senza esclusioni di colpi: le armi sono sofisticatissime e precise, i metodi di interrogatorio e tortura dei prigionieri sono spietati perché psicologici. Durante un attacco, alcuni membri dei Freedom Fighter restano uccisi e il Capo viene catturata. E’ l’inizio della fine, l’inizio di un’azione dove non si deve sbagliare nessuna mossa se si vuole salvare la propria Patria.

13925736_10154443762023724_191669215397290756_oSentinelle d’inverno” è una graphic novel dai disegni perfetti: ogni dettaglio viene realizzato con la minima precisione, e solamente sfogliandolo ci si rende conto che una lettura come questa rappresenta una totale immersione nella vicenda narrata.

Le tavole, tutte a colori, si susseguono in un crescendo narrativo dove il pathos aumenta, pagina dopo pagina. Ci sono diversi salti temporali, che aiutano il lettore a comprendere soprattutto il complesso e bellissimo personaggio di Amber.

La sceneggiatura e i dialoghi sono trascinanti, degni di un film hollywoodiano, dal ritmo incalzante e ipnotico.

Oltre ai colpi di scena, alle rivelazioni, al ritmo narrativo serrato, c’è anche spazio per una più profonda riflessione. Anzi, sono molteplici i piani di lettura, per chi non vuole semplicemente soffermarsi sulla spettacolare storia.

Anzitutto, con quale diritto uno Stato ne invade un altro? In nome di che cosa, precisamente? In “Sentinelle d’inverno” sono gli statunitensi ad aver invaso i canadesi, fingendo di essere attaccati e quindi di aver risposto alla falsa provocazione.

Un po’ come spesso è successo (l’inizio della Guerra d’Inverno tra Russia e Finlandia) e come certamente accade ancora. E nella realtà, troppo spesso proprio gli Stati Uniti d’America hanno attaccato altri Paesi del mondo, facendo piovere bombe “intelligenti” e uccidendo centinaia di civili innocenti.

In secondo luogo, questa raccontata nella graphic novel di Vaughan e Skroce è una guerra che viene scatenata soprattutto per la corsa alle risorse naturali, la cui più importante è l’acqua. Dopo aver sovrasfruttato ogni singola risorsa, gli statunitensi si sono rivolti ai vicini canadesi, ben più ricchi di acqua avendo gestito in modo sensato e corretto le risorse.

Sentinelle d’inverno” è un fumetto di fantascienza, ambientato in un lontano e davvero molto ipotetico futuro, ma non è poi così improbabile che tra qualche secolo l‘Homo sapiens si farà la guerra, non più per conquistare regni e territori come nel Medioevo, bensì per accaparrarsi l’ultima sorgente di acqua potabile del pianeta.

Li Kunwu e Philippe Ôtié | Una vita cinese. Il tempo del padre

Appassionata di storia quale sono, quando add editore mi ha presentato la loro ultima novità in uscita della collana Asia – e prima graphic novel del loro catalogo – ho accettato con entusiasmo la proposta. “Una vita cinese. Il tempo del padre” disegnata dall’illustratore cinese Li Kunwu e scritta con il francese Philippe Ôtié (add editore, 256 pagine, 19.50 €) è il primo di una serie di tre volumi autobiografici: una storia toccante, forte, che fa riflettere e che presenta in modo chiaro e preciso la situazione della Cina dagli Anni Cinquanta fino alla morte di Mao Zedong.

20161112_080352

Titolo: Una vita cinese. Il tempo del padre

Gli Autori: Li Kunwu un cartoonist nato nel 1955 nella provincia dello Yunnan in Cina. Philippe Ôtié ha vissuto in Asia per più di dieci anni, lavorando in ambito economico e bancario. La passione per il fumetto e la conoscenza del mandarino l’hanno portato a lavorare alla sua prima opera, co-firmata da Li Kunwu

Traduzione dal francese: Giovanni Zucca

Editore: add editore

Il mio consiglio: “Una vita cinese. Il tempo del padre” è un’ottima graphic novel che presenta con precisione e fedeltà un pezzo drammatico della storia cinese. Consigliatissimo agli appassionati di storia, di fumetti e ai ragazzi giovani

Compagni! E’ già un anno che il Partito, dopo aver trionfato sui diavoli giapponesi, ha ricacciato in mare i reazionari del Kuomintang! Ci siamo lasciati alle spalle dodici anni di guerre e sofferenze. Ora è il tempo della pace. Il tempo della nuova Cina! Il presidente Mao ce l’ha detto: “E’ su una pagina bianca che si scrivono le più belle poesie”. Ve lo dico anch’io, la Cina è una pagina bianca sulla quale il partito e il popolo scriveranno una storia grandiosa… [Una storia cinese, L. Kunwu, P. Ôtié, trad. G. Zucca]

Il grande timoniere Mao Zedong è da un anno circa al potere, quando il segretario Li incontra Xiao Tao e decide di sposarla. Dal loro matrimonio nascono due figli, Li Kunwu e Meimei. Attraverso le tavole dello stesso Li Kunwu, il lettore riesce a percepire bene come l’avvento del comunismo e di Mao Zedong abbia profondamente e irrimediabilmente cambiato la vita del popolo cinese.

Li Kunwu è un bambino che non conosce altro che la divinizzazione del presidente Mao: vengono cantate delle canzoni in onore del grande timoniere, vengono mandate a memoria le sue citazioni contenute nel Libretto Rosso e Lei Feng, un personaggio controverso e forse mai esistito davvero, viene dato ai bambini come modello di eroe da seguire.

Ogni simbolo della Cina imperiale deve essere cancellato, ogni retaggio della mentalità medievale deve essere distrutto e abbattuto: per gli anziani cresciuti in quella che ora sembra un’epoca lontana, è molto difficile da accettare. Come Nainai l’anziana donna che cura Li Kunwu e la sorellina: lei è nata quando ancora si fasciavano i piedi alle bambine e si raccontavano storie bizzarre di creature in grado di balzare sulla Luna.

Il regime di Mao è un castello di carte fatto di bugie: ogni giorno vengono emesse dal partito centrale informazioni fasulle e tendenziose, alle quali ogni cinese (o quasi) crede, compreso il piccolo Li Kunwu. Le produzioni di acciaio e di cereali sono in costante aumento e di questo passo la Cina avrebbe potuto compere con il resto del mondo.

… l’amore materno e paterno non vale l’amore del presidente Mao… [Una storia cinese, L. Kunwu, P. Ôtié, trad. G. Zucca]

Con le folli iniziative legate al Grande balzo in avanti, Mao porta la Cina sull’orlo della capitolazione: muoiono di fame milioni di persone. Anche la famiglia di Li Kunwu è alle strette, ma grazie alla generosità di amici e parenti, riescono a sopravvivere alla grave carestia.

Ma quando si pensava che non ci potesse essere nulla di peggio del Grande balzo in avanzo, ecco le Guardie Rosse e la Rivoluzione culturale. Così, mentre il segretario Li inizia ad avere dei dubbi su Mao e sul governo, la figlia Mei mei viene mandata a lavorare in campagna e Li Kunwu è sempre più coinvolto dalla follia di Mao tanto da diventare Guardie Rosse custodi della Rivoluzione.

Le Guardie Rosse erano numerose, giovani e impetuose… Come soldati di un’armata celeste, armati dell’onniscente libretto rosso, si lanciarono senza alcun freno nella grande impresa per la quale erano stati prescelti dal loro padre, il presidente Mao. Dal centro di Pechino fino ai villaggi più remoti del Paese, la Rivoluzione culturale dilagò con la rapidità di un lampo [Una storia cinese, L. Kunwu, P. Ôtié, trad. G. Zucca]

Una vita cinese. Il tempo del padre” è l’autobiografia del cartoonist cinese e la biografia di suo padre Li. Benché la storia sia vista attraverso gli occhi di un bambino innocente, non vengono risparmiate le descrizioni delle crudeltà e della politica completamente folle e insensata di Mao.

I dialoghi e le spiegazioni sono sono molto precisi e realistici, permettono con facilità di immergersi completamente nella storia. I disegni sono tutti in bianco e nero e a tratti sembrano solo delle bozze, ma trasmettono un grande senso di coinvolgimento. Quella di Li Kunwu è una graphic novel che tocca temi importanti, occorsi nemmeno troppo tempo fa, utili per capire la Cina di oggi e rinfrescare la memoria su quello che può succedere quando un solo uomo riesce a prendere il potere e a tenere in scacco milioni di persone.

Presidente Mao… le tue parole di cui ero impregnato e che declamavo con orgoglio… il tuo volto che ho disegnato e dipinto così tante volte… che cos’avevi fatto di me? Di noi? [Una storia cinese, L. Kunwu, P. Ôtié, trad. G. Zucca]

*

Per approfondire la storia cinese, leggi anche la mia recensione al romanzo Cigni selvatici. Tre figlie della Cina di Jung Chang (TEA)

Fabio Tonetto | Rufolo

Quando gli amici di Eris edizioni mi hanno proposto la lettura di Rufolo di Fabio Tonetto (Eris edizioni, 12,50 euro) sono rimasta subito colpita dalle morbide linee che definiscono i contorni di Rufolo e del signor Atti. Così, mi sono ritrovata a dire “leggo solo più un’avventura“, e intanto le ho finite tutte!

14524572_1096795610373543_8958505733339478654_o

Titolo: Rufolo

L’Autore: Fabio Tonetto è nato trent’anni fa ad Alessandria

Editore: Eris edizioni

Il mio consiglio: fatevi travolgere dalla simpatia di Rufolo e del signor Atti, trascorrete qualche ora in un mondo surreale, pazzesco e bellissimo

Rufolo è un animaletto dalle fattezze gommose, di colore rosso aragosta e dalla simpatia e ingenuità disarmante. Il mondo di Rufolo è speciale, innaturale, surreale, stranissimo: ci sono bruchi che ridono se sono tristi, cappelli che si materializzano solo pensandoli, torte che assomigliano a castelli di sabbia sfasciati.

tonetto

Fabio Tonetto, Rufolo (Eris edizioni, 2016, 12,50 euro)

In ogni breve avventura, il piccolo Rufolo è accompagnato da un cane nero, parlante anche lui, il signor Atti. Rufolo ha la sua famiglia, i suoi amici, personaggi che si muovono in questo universo senza regole apparenti, dove anzi l’unica regola è il non sense.

Le avventure sono narrate attraverso episodi trascinanti, dialoghi, gesti e situazioni che fanno sì che il lettore non riesca ad interrompere l’avventura, per poi arrivare all’ultima pagina e pensare immediatamente di ricominciarlo per entrare di nuovo nel mondo di Rufolo.

Assolutamente consigliato!

rufolo8

Fabio Tonetto, Rufolo (Eris edizioni, 2016, 12,50 euro)

Alice Milani e Silvia Rocchi | Tumulto

“Tumulto” di Alice Milani e Silvia Rocchi (Eris edizioni, 167 pagine, 17,50 €) è una graphic novel molto trascinante, perché racconta dei sentimenti nati lungo un viaggio intrapreso da due amiche in una terra non così lontana dall’Italia quanto praticamente sconosciuta.

20160923_101453

Titolo: Tumulto

Le Autrici: Alice Milani e Silvia Rocchi (entrambe classe 1986) sono due giovani fumettiste italiane.

Editore: Eris edizioni

Il mio consiglio: un bel fumetto per chi ama i viaggi on the road, la musica, il senso di libertà che deriva dall’essersi liberati di un grande peso sul cuore

Vinto dall’orgoglio sconvolto dal torpore, la meraviglia è la tua ossesione. Continua, sì continua a fingersi sordo, le nostre coscienze sibilano come proiettili sulla Drina [Tumulto, Alice Milani e Silvia Rocchi]

Due amiche ex-musiciste di un gruppo punk chiamato “Tumulto” decidono di raggiungere in moto un preciso luogo nella ex-Jugoslavia. Una viaggia per distaccarsi da una storia d’amore soffocante, l’altra bisogno di raggiungere la Drina in un tratto che ha ispirato una canzone scritta da lei stessa.

Il lungo viaggio non manca di difficoltà e momenti di spaesamento, ma è forte la loro intenzione di arrivare sulla Drina e liberarsi dei loro problemi. Non sono più due ragazzine, sono cresciute dai tempi del gruppo musicale, eppure sembra quasi che non se siano accorte. Durante il viaggio le amiche incontrano diverse persone, albergatori, motociclisti, addetti al museo, una verietà di persone molto diverse tra loro, ma tutte unite dalla forte ospitalità balcanica. Molto interessante dal punto di vista storico è la visita che le amiche fanno quasi per caso in un museo: la guida, felice di vedere finalmente qualcuno nel museo, racconta alle ragazze una drammatica parte della storia del suo Paese.

Riusciranno le due amiche a raggiungere la Drina? E soprattutto, la ex-vocalist e paroliera del gruppo riuscirà a fare pace con se stessa?

20160923_101546

I Balcani, soprattutto Serbia e Bosnia-Erzegovina, sono luoghi che alla maggior parte delle persone fanno ancora venire in mente la recente e sanguinosa guerra, me compresa. Echeggia la guerra nel museo che le amiche visitano, nei posti che hanno quasi assunto un sapore di leggenda, ma in negativo, come il Fiume Drina dove si è consumata una vera e propria tragedia. Eppure, nonostante questa pinza che mi afferra lo stomaco mentre penso ai Balcani, mi piacerebbe moltissimo visitarli e scoprire un mondo vicino a me ma molto lontano culturalmente.

“Tumulto” è disegnato come fosse un acquerello, dove spesso i volti e i dettagli sfuggono (ma non è così, quando incontriamo una persona e poi non la rivediamo più?), la graphic novel di Silvia e Alice è un vero viaggio attraverso una terra martoriata che ha voglia di riscattarsi.

Come hanno voglia di riscattarsi le due protagoniste, la ex-voce del gruppo e la compagna, intrappolata quest’ultima in una storia d’amore asfissiante. Un luogo, specialmente se simbolico, può mettere tutto a posto e aiutare a trovare la pace dopo un tumulto interiore.

Adam Tempesta | Itero perpetuo

Prendete un astronauta sperduto nello spazio, aggiungeteci un polletto saccente quanto enigmatico, sullo sfondo un cielo nero ma punteggiato di stelle, galassie e creature immonde: ora agitate il tutto e otterrete il fumetto visionario e folle “Itero perpetuo” di Adam Tempesta (Eris edizioni, 408 pagine, 18 €). Ora, se siete pronti a fare un lungo viaggio spaziale, vi racconto qualcosa di questa storia incredibile.

20160911_112031

Titolo: Itero perpetuo

L’Autore: Adam Tempesta nasce un giorno, nell’anno 1992. Fumettista, illustratore, writer il suo sito internet è adamtempesta.it

Editore: Eris edizioni

Il mio consiglio: gli amanti dei fumetti di fantascienza, molto visionari e surreali, troveranno un’ottima graphic novel con una storia ben congegnata

Ascolta amico, forse non… Ascolta tu. Ciò che tu vuoi è il risultato della somma di tante probabilità. Questo è un viaggio astronauta. Un viaggio dove devi raccogliere più elementi possibili. Non troveraimai ciò che cerchi focalizzandoti solo su quello che cerchi. Il vero obiettivo lo troverai cercando (…) L’unico modo per trovarlo è fare in modo che lui trovi te. [Adam Tempesta, Itero perpetuo]

Sin dalle prime pagine, incontriamo Eric un giovane astronauta che vaga nello spazio infinito alla ricerca di un modo per tornare a casa dai suoi affetti. Non sappiamo perché sia lì, non abbiamo idea del motivo per cui si trovi nello spazio, se abbia partecipato ad una missione spaziale o se abbia avuto un incidente. Noi sappiamo solo che l’astronauta è disperato perché non riesce a tornare a casa e durante le sue peregrinazioni incontra un misterioso polletto parlante, il quale gli rivela che lui conosce il modo per farlo ritornare sulla Terra.

L’astronauta, dapprima timoroso, pian piano inizia a fidarsi del polletto ma iniziano ad accedere delle cose strane e da nulla a comparire creature bislacche e inquietanti. C’è da fidarsi veramente del polletto oppure anche lui è uno di quei guerrieri psichici che Eric deve combattere per rientrare a casa? Perché ogni volta che il polletto cerca di rimandare a casa Eric, questo ritorna a Orione? Come si interrompe questo loop di andata e ritorno?

itero-perpetuo_cover

Il caos spaziale nella copertina interna del libro (fonte: web)

Con inquietudine e maestria, Adam Tempesta disegna una storia tutta in bianco e nero dove la spirale di assurdo e di irrealtà diventa reale e possibile per il lettore. Eric l’astronauta, come un moderno Ulisse, cerca in ogni modo di tornare a casa – la sua Ithaca – ma durante ogni tentativo viene coinvolto in avventure contro mostri spaziali e quando gli sembra di essere tornato a casa, ecco che dopo il risveglio ritrova il polletto.

Itero perpetuo“, che dal titolo dà la sensazione di essere un qualcosa che continua in perpetuo senza fine, è un bel fumetto visionario e inquietante, consigliato certamente agli appassionati di fantascienza, che troveranno una storia complessa ma decisamente scorrevole e ben congegnata.

Nicolas De Crécy | La Repubblica del Catch

Questo è l’anno in cui ho scoperto quanto sia divertente leggere delle storie raccontate tramite disegni e fumetti, e oggi vi parlo de “La Repubblica del Catch” del fumettista francese Nicolas De Crécy (Eris edizioni, 222 pagine, 17 €), una storia assolutamente strampalata e surreale dove il filo conduttore è la bellezza della musica.

20160820_092217

Titolo: La Repubblica del Catch

L’Autore: Nicolas De Crécy è uno dei maestri visionari del fumetto in lingua francese, è attivo dall’inizio degli Anni Novanta con il suo inconfondibile stile

Traduzione dal francese: Fay R. Ledvinka

Editore: Eris edizioni

Il mio consiglio: è una bella graphic novel per chi cerca una storia assolutamente visionaria, strampalata e bizzarra

E’ mio amico… In realtà, ne ho solo uno… un pinguino. Non è molto affettuoso, ma mi fido di lui. Non è neanche troppo loquace, ma va bene così, si esprime con la musica. Debussy, Schubert, questa gente qua… Io, non ne conosco uno. E, cosa strana, la musica lo fa andare avanti… non saprei come altro dirlo. E’ un fenomeno particolare, non ne ho mai parlato a nessuno, quando lui suona, è una forza, forse la forza della musica, che suona il pianoforte. [La Repubblica del Catch, Nicolas De Crécy]

Prendete una città dove succedono cose strane, una specie di metropoli. Degli spettri – buoni – che vivono in un fabbricato abbandonato. Un ometto tenero e timido che vende pianoforti ma non sa suonarli, un pinguino che non parla ma suona benissimo. Aggiungete una famiglia mafiosa e combattiva, uno sport cruento e violento, agitate il tutto e otterrete la trama e i personaggi de “La Repubblica del Catch” di Nicolas De Crécy.

Mario è un timido personaggio, un po’ buffo bassotto e col riportino, che vende pianoforti. Il suo unico amico è un pinguino, che quando si mette al pianoforte suona melodie bellissime capaci di incantare tutti, e – cosa strana – lo strumento e il pinguino iniziano a camminare, anzi correre.

Mario ha una famiglia oppressiva e crudele, in particolare un nipote precoce e malvagio, benché sia ancora piccino ordisce dei piani degni del più cattivo mafioso della città. La famiglia vorrebbe che anche Mario praticasse il catch, una lotta sanguinosa che ricorda un po’ lo spettacolare wrestling. Ma Mario non ne ha nessuna intenzione, preferisce vivere in pace, vendendo pianoforti e ascoltando la suadente musica del pinguino.

La famiglia, però, non lascia correre e se la prende con Mario. Inizieranno così una serie di avventure bislacche e bizzarre, personaggi inquietanti e incredibili, mentre il pianoforte del pinguino navigherà e correrrà per le vie della città a prestare aiuto al povero Mario vessato dalla famiglia.

nicolas-de-crecy_la-repubblica-del-catch_00-1030x615

La storia di Mario è quella che, tra le righe, incarna un po’ quella di tutti noi. Quante volte ci siamo sentiti oppressi da qualcuno “più forte”, che ci ha obbligati e costretti a fare qualcosa che non avevamo voglia di fare. Esistono quasi sempre, per fortuna, delle vie di fuga: Mario ha la musica, suonata dall’unico amico pinguino, e sogna – sempre timidamente – la bella Bérénice, la quale però preferisce Ares, uno dei campioni di catch della città.

Attraverso disegni in bianco e nero, ma tratteggiati con cura, Nicolas De Crécy racconta la storia del piccolo Mario che cerca, sempre utilizzando la sua innata bontà d’animo, il suo posto nel mondo. E’ difficile mettersi al riparo dai soprusi, nella vita, purtroppo questi sono quasi una costante. Ma ci sono gli amici e le vie di fuga: bisogna solo saperle riconoscere.