Domodossola | Alessandro Poscio, collezionista appassionato

Torna un appuntamento con l’arte e in questa puntata vi racconterò quanto è bella Domodossola e quanto mi ha emozionata la mostra “Alessandro Poscio, collezionista appassionato“.

Io sono piemontese ma Domodossola dista da casa mia circa due orette di autostrada, poiché è una città che conduce all’estremo nord del Piemonte, come diciamo noi. Domodossola per molti è famosa sopratutto grazia al famoso quiz di Mike Bongiorno, dato che ogni volta che un concorrente voleva “comprare la D” diceva “D come Domodossola“. In effetti, ai domesi questa storia va un po’ stretta, e a ragione secondo me, perché Domodossola è una città magnifica ed essere nota solo per un quiz è limitante.

Per puro caso sono venuta a conoscenza di una mostra d’arte a Domodossola e spulciando il sito della mostra ho deciso che ne valeva la pena; aggiungendo che a circa 5 minuti di auto dalla città di Domodossola sorge il Sacro Monte del Calvario, Patrimonio Mondiale dell’Umanità, ho organizzato una bellissima giornata ossolana.

Piazza del Mercato a Domodossola, cuore pulsante della città (foto: Claudia)

La mostra “Alessandro Poscio, collezionista appassionato” è ospitata presso Casa de Rodis, che si trova nella centralissima Piazza del Mercato, la più antica della città. A Domodossola non c’è il problema del parcheggio: ve ne sono molti appena fuori dal centro storico e quasi tutti gratuiti. Per chi arriva in treno, il centro si raggiunge in 10 minuti scarsi di passeggiata.

La mostra a Casa de Rodis mi è piaciuta moltissimo e vi elenco quattro motivi per non mancare: 1) personale gentilissimo, preparato e disponibile nelle spiegazioni, 2) la mostra ha ingresso gratuito, 3) i quadri sono di elevatissima qualità artistica e figurano nomi di fama nazionale e internazionale 4) all’interno le fotografie sono permesse.

Le nostre preparatissime guide ci raccontano la vita e la filosofia di Alessandro Poscia, che non era né un pittore né un critico d’arte, ma un appassionato incompetente. Alessandro acquistava i quadri che lo colpivano, senza badare alla tecnica o alla fama dell’artista: lui voleva circondarsi da dipinti che riteneva belli. Grazie all’amicizia con il pittore Carlo Fornara, Alessandro avvia quella che diventerà la sua collezione, con 110 opere tra dipinti, disegni e bozzetti, e sculture.

Nella mostra sono esposti i dipinti dei Vigezzini, ovvero i pittori della scuola locale: da Enrico Cavalli allo stesso Carlo Fornara, sulle pareti di Casa Poscia ho potuto ammirare stupendi paesaggi e ritratti di intensa bellezza. I Vigezzini si definiscono “mistici vagabondi“, ma loro non sono senzaterra, anzi, sono fortemente legati alle loro montagne e al loro territorio. La Val Vigezzo è il simbolo della loro opera, perduta per andare a cercar fortuna altrove e poi ritrovata. Il pittore Vigezzino solo tra le sue montagne riesce ad esprire al meglio la sua arte, solo nella sua terra ha la forza di creare qualcosa di grandioso. “Chi possiede la grandezza non ricerca nulla, non perde nulla e non rimpiange nulla“; nelle opere vi sono tratti selvaggi – Fornara e Peretti -, inquieti – Enrico Cavalli -, struggenti – Ciolina e Rastellini -, ma in tutti vi è un’intraprendenza morale profonda verso la loro arte luminosa.

Carlo Fornara “Part de la Tete d’Ora a Lyon” (1974). Carlo è alla ricerca del “mezzo di fermare nella mia opere il dono più grande elargito agli uomini: la luce” (foto: Claudia)

Alessandro era un sognatore, ma con gli occhi ben aperti, e con il suo spirito libero e corsaro, è riuscito a mettere assieme una collezione che attraversa epoche, linguaggi e stili. Oltre ai Vigezzini già citati, ho potuto ammirare anche pittori quali: Lega, Segantini, Fattori, Hayez, Scipione a Messina, De Chirico, Ottai, De Nittis, Constable e il mio amato Fontanesi (del quale avevo già visto una bellissima mostra a Torino).

Le opere che Alessandro ha raccolto narrano della ricerca della bellezza, una ricerca a volte faticosa ma accompagnata da amicizie, incontri, nuove ispirazioni, ascolti e momenti fortuiti. Una vita, quella di Alessandro, spesa per l’arte accompagnato dall’amico Carlo Fornara “maestro di vita e di arte” che grazie al suo aiuto ha fatto sì che Alessandro cogliesse il liricismo dei Vigezzini e le qualità degli altri artisti.

Se l’intento di Alessandro Poscia era quello di migliorarsi come appassionato e far appassionare anche gli altri, con me sicuramente è riuscito nell’intento.

Giovan Battista Ciolina “Controluce” (foto: Claudia)

Torino | La Villa della Regina

La prima volta che ho sentito parlare della Villa della Regina lavoravo nella redazione di Piemonte Parchi. Un articolo da revisionare parlava della vigna della Villa della Regina e del vino che produce; ad oggi, la vigna della Villa della Regina è l’unica vigna produttiva su tutta la Collina di Torino.

La facciata della Villa della Regina (foto: Claudia)

Ma dove si trova la Villa della Regina? Io che ho studiato 5 anni a Torino non l’ho mai vista e prima di lavorare a Piemonte Parchi non ne avevo mai sentito parlare. Stupinigi, Racconigi e Venaria sono tutte residenze sabaude molto famose che hanno saputo “rilanciarsi” alla grande approfittanto delle Olimpiadi del 2006. Ma la Villa della Regina pochi la conoscono. E pensare che si visita gratis. Insomma, per gli appassionati della storia dei Savoia e soprattutto dell’archittettura del grande Filippo Juvarra, la Villa della Regina è imperdibile.

Raggiungere la Villa è semplice: sono io che ho dei problemi con la Collina di Torino (ogni volta mi perdo). Dalla bellissima Chiesa della Gran Madre (sapete che si dice che l’indice della statua indichi dove è sepolto il Sacro Gral?) si sale verso la Collina di Torino e si nota subito uno splendido complesso con due giardini disposti su due livelli. Sulla destra un ampio parcheggio gratuito e varcando i cancelli la visita alla Villa della Regina può cominciare….

La travagliata storia della Villa

Il cardinale Maurizio di Savoia, fratello di Amedeo I, nel 1615 affidò ad Ascanio Vitozzi l’incarico di trasformare un precedente edificio; interventi successivi di altri architetti, tra i quali il siciliano Filippo Juvarra, resero grandiosa la costruzione, strettamente collegata allo scenografico parco a più livelli. Divenuta residenza della regina Anna Maria d’Orléans, moglie di Vittorio Amedeo II, dalla quale prese la denominazione, nel 1868 fu donata da Vittorio Emanuele II all’Istituto per le Figlie dei Militari e nel 1994 venne ceduta al demanio.

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Particolare del giardino nel retro della Villa (foto: Claudia)

Danneggiata dai bombardamenti del 1942 e lasciata in stato di abbandono e presa di mira dai vandali, è stata da poco aperta al pubblico dopo il decennale restauro realizzato con imponenti stanziamenti pubblici e privati. Una doppia scala in curva con fontana centrale conduce all’ingresso a portico: due padiglioni laterali inquadrano la facciata, coronata al centro da balaustra con statue.

Una delle statue della fontana volge lo sguardo verso Torino (foto: Claudia)

Una magnifica passeggiata reale

La Villa della Regina merita una visita, per chi passa per la prima volta da Torino o per chi pensa di aver già visto tutto: rimarranno tutti sorpresi. La magia di questo luogo senza tempo mi ha incantata e sono sicura che ci tornerò, magari in autunno quando le foglie esploderanno d’oro e rosso e da questo balcone privilegiato mi potrò ammirare la mia bella Capitale sabauda.

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L’eccezionale panorama che si gode dalla Villa (foto: Claudia)