Percorsi di lettura: come cambiano e come si creano nel tempo

I gusti letterari cambiano con il tempo: chi cura un blog letterario se ne rende facilmente conto sfogliando le recensioni più datate. Dalla rilettura dei miei articoli più vecchi è nata una serie di riflessioni legate alla scelta delle mie letture e alla creazione dei miei percorsi di lettura.

Durante le calde estati dei primi del Duemila, leggevo solo thriller americani o divoravo caterve di gialli firmati dalla Christie; sebbene oggi legga ogni tanto qualche libro giallo, non è più il mio genere prediletto: è palese che nel passaggio dall’adolescenza alla maturità cambino, spesso drasticamente, le preferenze letterarie.

In questo articolo proverò a spiegare come sono cambiati i miei gusti letterari nel corso del tempo, come scelgo un libro da leggere e come sto creando i miei percorsi di lettura.

 

Il ritorno della voglia di leggere

Quando ho aperto il blog “Il giro del mondo attraverso i libri” mi stavo riaffacciando al mondo della lettura. Nel corso della mia vita non ho letto in modo costante: se durante gli anni del liceo leggevo con perseveranza, negli anni dell’Università ho letto ben poco.

Una volta riacquisito un po’ di tempo libero, con esso è tornata anche la voglia di leggere. Nel 2012 il blog non era ancora nato, sebbene accarezzassi l’idea di aprirne uno su modello di quelli che all’epoca stavano nascendo; quando ho ripreso a leggere con assiduità, però, mi sono accorta che i thriller americani e i gialli non mi davano più le stesse soddisfazioni.

Era necessario capire cosa mi sarebbe piaciuto leggere, essendo più adulta e matura, e quindi avviare un percorso di lettura che mi appagasse e mi aiutasse a crescere e a formarmi. Ma come districarsi in mezzo a tanti libri?

I consigli dei lettori 

All’epoca lavoravo a Torino e spesso facevo un salto alla Libreria Feltrinelli della Stazione Porta Nuova. Si tratta di una grande libreria, molto fornita, ricchissima di testi nuovi e classici, un luogo pieno di ispirazioni. Eppure, avevo difficoltà a scegliere, così avevo deciso di affidarmi ai consigli degli altri lettori.

Seguivo una particolare pagina Facebook collegata ad un blog collettivo: in questi spazi digitali pescavo i consigli di lettura. Grazie ai suggerimenti degli utenti ho letto autori e autrici classici e più moderni.

Suppongo che quei consigli, oggi, forse non li seguirei pedissequamente come allora, per un motivo molto semplice: quando ho deciso di aprire il blog, è nato il mio progetto di compiere il giro del mondo attraverso i libri. Pertanto iniziavo ad avere necessità di leggere romanzi o libri più particolari e soprattutto volevo “scoprirli” in prima persona e, magari, dispensare io stessa consigli agli altri lettori.

Tra le tante letture quali scegliere? (foto: Claudia)

Come scelgo le mie letture

Per prima cosa, io leggo il nome dell’autore e la sua biografia; poiché sono soprattutto interessata alla narrativa straniera, mi affascinano in modo particolare gli autori e le autrici che raccontano appunto di luoghi e situazioni lontane dalla mia, senza però disdegnare la letteratura italiana.

Vi sono poi una serie di discriminanti che mi portano a propendere per una lettura o l’altra:

  • Vicende personali: se un libro è ambientato in un luogo che mi intriga, conosciuto o ancor meglio a me sconosciuto; se il libro ha come sfondo un’epoca storica alla quale sono legata; se il libro è stato scritto da un autore o un’autrice che ho già apprezzato; se la trama del libro presenta una realtà talmente diversa dalla mia da risultare affascinante ai miei occhi di lettrice italiana.
  • Un viaggio in programma: corollario della discriminante sopra, un viaggio in programma in un certo luogo mi porta a cercare romanzi o altri generi ambientati in quel determinato posto. A mio avviso non c’è nulla di meglio che leggere un libro ambientato nel luogo che si andrà a visitare: quando stavo organizzando il viaggio a Lisbona il bellissimo “Sostiene Pereira” mi ha incantata e sono certa che il mio soggiorno lusitano non sarebbe stato così emozionante senza la compagnia pregressa del caro dottor Pereira.
  • Libri dentro ai libri: quando si legge un libro è possibile che tra le righe siano citati altri libri; vuoi perché il protagonista della storia è un brillante lettore; vuoi perché l’Autore sente di dover citare i libri che lo hanno ispirato o le sue letture del cuore; vuoi perché ci si appassiona ad una certa letteratura o un certo luogo e, una volta finito di leggere, si ha voglia di approfondire e conoscere.

Come creare un percorso di lettura

Un percorso di lettura si avvia quando si decide di leggere libri che hanno elementi in comune e che forniscono un sguardo completo e preciso a proposito di un luogo, un argomento, un’epoca storica. 

Tra i miei percorsi di lettura:

  • Un luogo: le Repubbliche Baltiche, tre stati che ho amato e che ho potuto scoprire prima grazie ai libri e quindi grazie ai viaggi veri e propri.
  • Un argomento: le frontiere, un tema vastissimo e molto attuale che mi interessa approfondire attraverso storie, testimonianze, atlanti e saggi.
  • Un’epoca storica: l’era sovietica, con i racconti di viaggio, di autori sovietici e stranieri, e i romanzi ambientati nei paesi che facevano parte dell’Unione Sovietica, sempre di autori sovietici o stranieri.

I temi da scegliere sono tantissimi, tanti quanto le proposte di lettura che si possono trovare in libreria o in biblioteca: diventa necessario scegliere un argomento che appassiona e su questo impostare il proprio percorso di lettura, che si arricchirà man mano di spunti.

Una volta scoperto l’argomento oggetto del proprio interesse, è necessario selezionare le letture. Si può partire ricercando autori e autrici nati un determinato luogo o che hanno operato fotografando una precisa epoca storica (se state impostando un percorso legato al luogo o all’epoca); oppure cercare per argomento, lasciando da parte la nazionalità di chi scrive, concentrandosi sui titoli dei libri e sulle idee che sviluppano.

Dove cercare le letture?

  • In biblioteca, e sono certa che i bibliotecari saranno felici di aiutarvi a cercare libri sul vostro argomento, mostrandovi magari proposte che diversamente vi sfuggirebbero;
  • In libreria, dove i libri sono divisi per sezioni e spesso persino per argomento, per facilitarvi ulteriormente;
  • In rete, seguendo blog letterari o iscrivendovi alle newsletter degli editori che pubblicano libri che accendono il vostro interesse.

All’inizio potrà sembrare difficile, ma come scrivevo qualche riga fa, nei libri ci sono altri libri e sono certa che molti spunti di lettura li troverete proprio grazie ai primi volumi letti.

Man mano che leggerete, aggiornerete la vostra lista dei libri da leggere, o addirittura deciderete di approfondire nuovi argomenti scoperti proprio grazie a quelle letture.

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Le migliori letture del 2018: la mia personale classifica

Fine anno, tempo di bilanci. A fine anno trovo piacevole guardarmi indietro e ripercorrere i passi compiuti; riguardo alle mie due passioni, le letture e i viaggi, mi ritengo decisamente soddisfatta.

Quest’anno ho letto una decina di libri in meno rispetto al 2017 e non ho recensito tutti i volumi letti, soprattutto quei testi che a mio avviso non meritavano che io perdessi tempo a scriverci qualcosa. È chiaro che leggendo parecchi libri accade di incappare in letture noiose o mediocri, ma per fortuna nel mio caso sono in numero maggiore le letture piacevoli.

Procedono i progetti di lettura sul Nord Europa e dell’Est Europa; come avrete notato, la letteratura europea è sempre la mia preferita poiché, come dico spesso, talvolta mi sento più europea che italiana; ho scoperto nuovi Autori e Autrici molto interessanti, alcuni li terrò d’occhio e appena torneranno in libreria correrò ad acquistare i loro volumi; ho continuato a seguire le mie case editrici preferite, che vedrete ben rappresentate nelle migliori letture del 2018.

Bando alle ciance, vi presento le migliori letture del 2018!

Le migliori letture del 2018 in posa per voi!

I MIGLIORI ROMANZI

Patria” di Fernando Aramburu (trad. B. Berni, Guanda). Se dovessi indicarvi un solo libro eccezionale per l’anno appena trascorso, non potrebbe che essere “Patria” di Fernando Aramburu; si tratta di un romanzo splendido che a distanza di mesi dalla lettura continua a richieggiarmi nell’anima, il segno che ho letto grande letteratura. E poi, mi è venuta voglia di visitare Euskadi, San Sebastian in particolare, ma questa è un’altra storia.

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Resto qui” di Marco Balzano (Einaudi). È il secondo romanzo di Balzano che leggo, e “Resto qui” mi ha proprio conquistata. Forse l’ho letto troppo velocemente, ma è uno di quei libri che non si riesce proprio a mettere giù. È la storia di chi, seppur modesto e povero, ha cercato di opporre resistenza agli invasori. Quando sono arrivata a Curon Venosta, ho visto il lago di Resia con il suo campanile che sorge dalle acque l’emozione è stata davvero forte.

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La manutenzione dei sensi” di Franco Faggiani (Fazi editore). Tra le belle montagne del Piemonte, a due passi con la Francia, si svolge la storia tra un padre e un figlio adottivo affetto dalla Sindrome di Asperger. Questo breve romanzo è denso, toccante e tenero, un altro di quelli che hanno lasciato il segno dentro di me per la loro semplicità e allo stesso tempo per la loro capacità di toccare le corde più interne dell’anima. Il fatto che io ami l’alta Val di Susa direi che ha fatto il resto per rendere indimendicabile questo libro.

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Cucinare un orso” di Mikael Niemi (trad. A. Albertari e A. Scali, Iperborea). Un romanzo giallo – ma non solo – ambientato nel profondo Nord della Lapponia svedese, al confine con Norvegia e Finlandia; un pastore di anime investigatore come protagonista principale, amante delle scienze naturali e del ragionamento, e un disgraziato sami come spalla. Aggiungiamo una buona dose di ironia e poesia nordica e il romanzo perfetto è servito. Come immaginerete, tempo un paio di pagine e mi sono ritrovata a sognare la contea del Norrbotten.

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L’ultimo amore di Baba Dunja” di Alina Bronsky, (trad. S. Forti, Keller editore). Ho deciso di leggere questo breve romanzo per due motivi: la bella copertina, piccola opera d’arte, e per l’ambientazione, l’Ucraina. Baba Dunja è una donna anziana, forte e rude, ma che sa essere tenera e pratica all’occorrenza. Vive nei territori contaminati dall’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl’, ma intanto di qualcosa dovrà pur morire, no? Sono stata conquistata da Baba Dunja, dai suoi vicini e dal telefono stregato sin dalle prime pagine. E sì, è ovvio che mi son messa a sognare l’Ucraina.

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I MIGLIORI LIBRI DI VIAGGIO

Sovietistan. Un viaggio in Asia Centrale” di Erika Fatland (trad. E. Kampamann, Marsilio). Leggere tutto d’un fiato un reportage corposo come quello dell’antropologa norvegese Erika Fatland è possibile solo se si è davvero appassionati alla storia dell’ex-Unione Sovietica e alle regioni dell’Asia Centrale. Nel mio caso, che sono inconsciamente attratta da queste aree remote e affascinanti, “Sovietistan” ha rappresentato una lettura illuminante, intelligente e molto, molto interessante.

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Arabia felix” diThorkild Hansen (trad. D. Unfer, Iperborea). Nel 1761 dal porto di Copenaghen parte una nave da guerra, la Grønland, con cinque emeriti scienziati a bordo. La loro missione è di scoprire perché lo Yemen è un paese felice. Il viaggio durerà anni e attraverserà innumerevoli paesi; si raccoglieranno informazioni interessanti, sulla flora e la fauna delle regioni percorse, e si cercherà di raggiungere lo Yemen valicando l’impervio deserto che collega la penisola del Sinai con l’Arabia. “Arabia felix” è un libro che parte in sordina ma crescendo in modo verticoso mi ha totalmente catturata. Racconta di un viaggio pericoloso, conturbante, a tratti drammatico, ma cosa avrei dato per salire sulla Grønland se a quell’epoca ci fossi stata anche io…!

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I MIGLIORI LIBRI DI SAGGISTICA E STORIA EUROPEA

1947” di Elisabeth Åsbrink (trad. A. Borini, Iperborea). La scrittura Åsbrink ha un dono incredibile: permette al lettore di fare un viaggio nel tempo. La scrittrice svedese prende un anno, il 1947, e lo seziona, mese per mese, raccontando ai lettori gli eventi e i personaggi cruciali. Nel 1947 sono accadute molte cose e ognuna di esse, tra quelle scelte dalla Åsbrink, ha avuto e ha una ricaduta sul nostro presente. “1947” è un vorticoso giro del mondo, leggere questo saggio storico, perfettamente scorrevole e piacevole, è come salire su una di quelle giostre che ruotano a folle velocità e una volta scesi, inevitabilmente, non potrete più essere gli stessi.

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Paesaggi contaminati. Per una nuova mappa della memoria in Europa” di Martin Pollack (trad. M. Maggioni, Keller editore). Amo l’Europa, la amo nonostante le contraddizioni, le incoerenze, le difficoltà nel gestire le crisi che inevitabilmente ci piomberanno addosso nei prossimi anni. Amando l’Europa ho letto con trasporto ed emozione “Paesaggi contaminati” di Martin Pollack perché il bravissimo autore austriaco racconta le pagine più buie e crude della storia del mio amato continente: pagine intrise del sangue degli innocenti che nel corso del Novecento sono stati massacrati nel silenzio e oggi paiono caduti nell’oblio.

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Un album di storie” di Andonis Gheorghìu (trad. V. Gilardi, Stilo editrice). Se non avessi letto questo libro prima di partire per Cipro, è probabile che io non avrei poi amato così tanto Cipro. Gheorghìu è un giornalista cipriota che vive a Limassol e in questo libro sceglie di raccontare la sua isola attraverso le voci delle persone, i ricordi, i racconti, i ritagli di giornale, le immagini fotografiche, le lettere, i tiletti, i manifesti pubblicitari e gli oggetti. Ne viene fuori un ritratto sublime dell’isola di Cipro, un’isola divisa che solo quarant’anni fa ha conosciuto una guerra sanguinosa e violenta. Se ho amato così tanto Cipro, se a Nicosia mi sono emozionata così tanto, è anche e soprattutto merito di Andonsi Gheorghìu.

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BONUS: UN ATLANTE

Atlante delle frontiere. Muri, conflitti, migrazioni” di B. Tertrais e D. Papin (trad. M. Aime, add editore). Sono troppo giovane per ricordarmi il Muro di Berlino, ero molto piccola quando la notte del 9 novembre del 1989, a colpi di mazza e scalpello, con l’ausilio di ruspe e di draghe, veniva abbattuto quell’odioso simbolo della divisione tra Ovest ed Est. Quest’estate ho però avuto l’occasione di attraversarlo, un muro, fatto di cancellate, barricate provvisiorie, filo spinato arrugginito e bidoni di metallo; ho attraversato a piedi il confine tra la Repubblica di Cipro e Cipro del Nord, a piedi, tra Nicosia Sud e Nicosia Nord. Un giorno – mi auguro – che questo muro crollerà, e che le “due” Cipro verranno riunite. Purtroppo, quello di Nicosia non è l’unico muro al mondo e se vi capiterà di leggere – e ve lo consiglio – questo bellissimo “Atlante delle frontiere” capirete e scoprirete molte cose.

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Bene, la classifica delle mie migliori letture del 2018 si ferma qui. Ora tocca a voi: qual è o quali sono le vostre migliori letture dell’anno?

Quando il blog va in vacanza: arrivederci a settembre!

Buongiorno lettrici e lettori!

Come lo scorso anno, interrompo la scrittura di articoli, recensioni e rubriche durante il mese di agosto: non è solo il caldo a far svanire la voglia di mettermi di fronte allo schermo del computer a scrivere, ma ci sono altri motivi per tirare un po’ il fiato dopo la prima metà dell’anno.

Oltre a leggere, in estate c’è molto da fare: ho ripreso a frequentare con costanza le montagne vicine a me, ora che le escursioni le sento molto meno faticose e viaggio più spedita anche in salita. Ho scoperto che i nostri panorami possono regalare belle sorprese e ogni luogo ha un’anima, basta trovarla e apprezzare quei piccoli dettagli che lo rendono unico.

Nonostante il caldo, sfreccio quasi tutti i giorni per un’oretta con la mountain bike. È così bello star fuori, lasciare i pensieri vagare, decidendo all’ultimo secondo se imboccare il bivio a destra o sinistra.

Parco Nazionale del Gran Paradiso (foto: Claudia)

Il tempo per leggere ci sarà anche quest’estate, un’oretta riesco sempre a ritagliarmela. Ma vorrei approfittare di questo mese di fermo del blog per leggere con più calma, senza troppa urgenza di scrivere il mio commento sulle mie letture. Vorrei scegliere i libri con più cura, leggendo forse meno testi ma appunto con più tranquillità.

Non ho ancora scelto i libri che leggerò quest’estate: non riesco a fare programmi, leggo quel che mi pare quando mi viene in mente. Può darsi che ci saranno delle letture che mi porteranno a Nord e altre ad Est, i due punti cardinali che al momento mi interessano di più; mi piacerebbe anche leggere una saga famigliare, senza dimenticare una raccolta di racconti.

E poi, c’è da organizzare il viaggio estivo, anche se alla partenza manca ancora un bel po’. Dopo la Sardegna, Creta e Malta, sarà di nuovo un’isola quella che visiterò verso settembre. La terza isola più grande del Mediterraneo, la più orientale dell’Unione Europea, più vicina all’Asia che alla nostra cara Europa, divisa da una lunga linea da 44 anni. Avete indovinato?

Per vivere al meglio l’estate, ritornerò a scrivere sul blog la seconda settimana di settembre: ci saranno le recensioni delle letture dell’estate e i miei diari di viaggio.

Come sempre potrete consultare il blog per cercare suggerimenti di lettura, viaggiando attraverso oltre cento Paesi del mondo. Troverete suggerimenti di lettura per tutti i gusti: dai reportage di viaggio alle autobiografie, dai romanzi ai racconti.

Per seguire le mie letture ci sono la pagina Facebook e l’account Instagram, che saranno sempre attivi.

Vi auguro una buona estate, qualche bella lettura (ma non troppe! siete in vacanza) e soprattutto tanto divertimento!

A presto, Claudia

Stoccolma e arcipelago, una piccola guida letteraria

La Svezia, come il resto del Nord Europa, è sempre stato uno dei miei desideri. Ho sognato per lungo tempo di organizzare un viaggio in Svezia: immaginavo i luoghi, le città, i paesaggi e grazie alle mie letture riuscivo a vivere e i meravigliosi spazi svedesi.

Dopo aver tanto letto sulla Svezia, nel giugno scorso il mio sogno si è concretizzato prendendo un aereo per Stoccolma. La cosa buffa è che mi sono sentita come a casa, pur non avendo mai messo piede prima in Svezia.

Il potere dei libri è davvero grandioso.

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Stoccolma in noir

Era in gamba, aveva un’ottima presenza sullo schermo e sapeva farsi valere (…) Se avesse continuato, avrebbe avuto senza dubbio una carica dirigenziale molto meglio remunerata (…) Invece aveva scelto deliberatamente di abbandonare il mondo della tv e di puntare su Millenium, un progetto ad alto rischio che era iniziato in un angusto scantinato di Midsommarkransen, ma che aveva avuto sufficientemente successo da permettere il trasferimento, verso la metà degli anni novanta, nei locali più ampi e più accoglienti di Götgatbacken nel quartiere di Södermalm [Uomini che odiano le donne, Stig Larsson, trad. C. Giorgetti Cima, Marsilio]

Un caratteristico angolo del quartiere di Södermalm (foto: Claudia)

Il mio primo incontro con la Stoccolma letteraria avviene leggendo “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson, edito in Italia da Marsilio. Inizialmente impressionata dalla mole del romanzo, leggendolo mi sono resa conto di quanto fosse scorrevole, accattivante e piacevole.

Mikael Blomkvist è un noto giornalista investigativo, co-direttore della rivista svedese Millenium. Un giorno, il giornalista riceve la chiamata del potente industriale Henrik Vanger: l’uomo ha bisogno di Blomkvist per scoprire che cosa sia successo alla prediletta nipote Harriet, scomparsa nel 1966. Nel giorno dell’anniversario della scomparsa, ogni anno, Vanger riceve un fiore secco incorniciato. Mikael Blomkvist indaga aiutato dall’hacker Lisbeth Salander.

Il successo della saga Millenium, che comprende altri due volumi oltre Uomini che odiano le donne, è stato talmente forte che l’ufficio turistico di Stoccolma e molte guide private hanno iniziato a proporre il Millenium tour, un giro che conduce i visitatori nei luoghi dei romanzi di Stieg Larsson.

Tra i più interessanti, l’abitazione di Mikael Blomkvist al principio di Bellmansgatan, un lussuoso edificio con una vista unica sul canale di Riddarfjaerden e sulla città vecchia Gamla Stan; la redazione della rivista Millenium, all’angolo tra Götgatan e Hökensgata, proprio accanto alla fermata della metropolitana Slussen.

L’incantevole piazza di Mosebacke, con al centro la statua delle Sorelle di Nils Siogren, un luogo dove Lisbeth incontra il suo avvocato Annika, e bevono birra sedute accanto al Södra Teatern.

Tramonto sul Riddarfjaerden e vista su Gamla Stan (foto: Claudia)

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Sandham, l’isola degli omicidi

Dopo dieci minuti di passeggiata nel bosco, sbucò sulla spiaggia occidentale e davanti a lei si aprì il consueto scenario mozzafiato. Era davvero splendido (…) Nora si sedette su un masso al limitare del bosco per godersi la pace di quel luogo (…) Sprofondò le mani nelle tasche e si incamminò verso est. Se percorreva tutta la costa fino a Trouville e poi tornava verso casa passando per il bosco, ci avrebbe messo all’incirca un’ora. Una passeggiata né troppo lunga né troppo corta [Nel nome di mio padre, Viveca Sten, trad. A. Ferrari, Feltrinelli]

Trouville, isola di Sandhamn (foto: Claudia)

Mi sono innamorata perdutamente dell’isola di Sandhamn leggendo due romanzi gialli di Viveca Sten: “Il corpo che affiora” e “Nel nome di mio padre“. Terminato di leggere il primo libro, ho deciso che sarei andata a visitare l’isola di Sandhamn.

Giunta sull’isola, la sensazione è stata nuovamente quella di essere a casa: grazie alla lettura del primo romanzo della Sten, ogni scorcio mi pareva famigliare e utilizzando una mappa fornita dall’ufficio del turismo ho percorso l’intera isola a caccia dei luoghi dei romanzi.

Nel primo romanzo “Il corpo che affiora” conosciamo i due amici protagonisti, il poliziotto Thomas Andreasson e l’avvocato Nora Linde, alle prese con un rompicapo apparentemente senza soluzione: il cadavere di un uomo, in avazato stato di decomposizione, è stato ritrovato su una delle spiagge dell’isola. Come se non bastasse, a pochi giorni di distanza, altre due persone muoiono e il mistero si fa più fitto. Sarà una casuale scoperta di Nora nel capanno di Villa Brand a fare luce sul mistero.

Kvarnberget, Villa Brand nei romanzi di Viveca Sten (foto: Claudia)

Nel romanzo “Nel nome di mio padre” s’intrecciano passato e presente degli abitanti di Sandhamn, una storia di famiglie rivali e rancori mai sopiti. I luoghi qui sono la foresta di pini, dove i figli di Nora e altri amichetti fanno una macabra scoperta; il centro dell’abitato di Sandhamn, innevato e gelido; la chiesetta sulla roccia e il lontano cimitero sul bordo occidentale dell’isola.

Lasciò di nuovo vagare lo sguardo sui tronchi che lo circondavano, mentre una sensazione di disagio lo invadeva inesorabile. Il bosco gli pareva non finire mai, anche se lui sapeva bene che terminava sull’altro lato dell’isola, poco prima della spiaggia. Ma dal punto in cui si trovava non vedeva nulla [Nel nome di mio padre, Viveca Sten, trad. A. Ferrari, Feltrinelli]

La fitta foresta di pini che ricopre il centro dell’isola (foto: Claudia)

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Runmarö, la magia delle notti d’estate

Ogni estate ci sono alcune notti – non molte, ma alcune – in cui tutto è perfetto. La luce, il caldo, i profumi, la foschia, il canto degli uccelli… le farfalle. Chi può dormire, allora? Chi vuole? La maggioranza, a quanto pare. A me invece viene da piangere di gioia e mi metto a girovagare per l’isola fino all’alba, sognando e pensando che le notti d’estate sono la nostra risorsa meno sfruttata. Questo pensiero è nuovo, ma i sogni e le passeggiate ci sono state sempre, da che ricordo. [L’arte di collezionare mosche, Fredrik Sjöberg, trad. F. Ferrari, Iperborea]

In viaggio verso Sandhamn, attraverso l’arcipelago di Stoccolma (foto: Claudia)

Forse il mio amore per l’arcipelago di Stoccolma ha radici più lontane, perché prima di leggere i gialli della Sten ho letto “L’arte di collezionare mosche” di Fredrik Sjöberg.

Questo è un libro che sfugge ad ogni classificazione, è impossibile da inserire in un genere letterario, ma per me è stata una lettura gradevole, divertente ed umoristica, mai noiosa o accademica, nemmeno quando Fredrik Sjöberg si lancia sulle disquisizioni a proposito dei suoi amati sirfidi.

Benché Sjöberg divaghi e parli di altri noti scienziati, artisti, scrittori ed esploratori, a me questo libro ha trasmesso soprattutto la voglia di andare a vedere dal vivo l’arcipelago, ammirare i suoi colori e assaporare i suoi profumi.

E ho pensato a Sjöberg quando, di ritorno da Sandhamn in traghetto, sorseggiavo un tè caldo e mangiavo biscotti al burro e cioccolato, mentre ammiravo i magnifici colori del tramonto, quasi alle dieci di sera.

Tramonto alle ore 22.30 sull’arcipelago di Stoccolma (foto: Claudia)

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Gita ad Uppsala in compagnia di un piastrellista

Veniva preso da una sorta di malinconica tristezza anche solo a passare nelle vicinanze e vedere giovani betulle e cardi crescere fra i binari dove un tempo correvano i vagoncini ribaltabili, riempiti fino all’orlo di pesante argilla dell’Uppland. Perché gli ricordava, in qualche modo vago e generico, un’epoca in cui la sua vita era ancora popolata di gente (…) Ogni cosa era mondo, e nulla in quel mondo gli apparteneva sul serio. Così ebbe inizio il giovedì di Torsten Bergam [Il pomeriggio di un piastrellista, Lars Gustafsson, trad. C. Giorgetti Cima, Iperborea]

Uppsala, Svezia (fonte: Paulius Malinovskis, Attribution 2.0 Generic CC BY 2.0)

Torsten Bergam è un piastrellista di Uppsala, una città a nord di Stoccolma. Torsten è un uomo che vive in compagnia della sua solitudine. Moglie e figlio sono morti, lui si arrangia con qualche lavoretto rigorosamente in nero e si concede giusto qualche goccetto ogni tanto. Torsten non ha amici, ma un conoscente finlandese un giorno gli telefona per chiedergli se ha voglia di sistemare le piastrelle del bagno di un edificio in ristrutturazione di proprietà di un facoltoso committente.

Quello di Torsten sarà un lungo pomeriggio, durante il quale il suo lavoro verrà rimestato dai ricordi che spesso tornano a tormentarlo.

Durante il mio viaggio a Stoccolma non ho avuto la possibilità di andare ad Uppsala, ma l’ho aggiunta al piccolo itinerario letterario perché, dalla immagini che ho visto, mi sembra una cittadina molto gradevole ed è facilmente raggiungibile in giornata dalla capitale svedese.

Nel romanzo di Gustafsson, Uppsala è tratteggiata come una città malinconica, dove la narrazione di concentra su un fabbricato fatiscente in periferia. “Il pomeriggio di un piastrellista” parla di una Svezia differente, quella di persone che hanno problemi con l’alcool e con i soldi, quella gente che vive ai margini, sola, nell’indifferenza della società ed è continua preda dei propri ricordi e malinconie.

La vita era quella che era, e diventava quel che diventava. E nemmeno era possibile tornare indietro e riparare. La miseria dell’esistere [Il pomeriggio di un piastrellista, Lars Gustafsson, trad. C. Giorgetti Cima]

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La letteratura nordica: uno sguardo d’insieme

La scelta del titolo Miniature deriva del resto dalla loro natura di testi brevi, ma anche dalla circostanza che non sempre trattano le opere centrali di ciascun autore. Tesi piuttosto a cogliere un piccolo particolare nel grande affresco rappresentato dalla produzione di uno scrittore e seguendo spesso una strada tracciata dall’occasione editoriale (…), i brevi testi si aprono all’osservazione di un particolare, di un’opera secondaria, verso un paesaggio più ampio sullo sfondo, l’intera produzione dell’autore e la mappa un tempo incerta, ora sempre più dettagliata, delle letterature nordiche nell’orizzonte del lettore italiano [Miniature. Frammenti di letterature dal Nord, Bruno Berni, Aguaplano]

L’ultimo libro del nostro itinerario letterario svedese è “Miniature. Frammenti di letterature dal Nord” di Bruno Berni, edito da Aguaplano. Nella raccolta di miniature del professor Berni, ritroviamo molti autori e autrici provenienti dal Nord Europa, dagli autori classici a quelli contemporanei, indicativamente attraverso due secoli di letteratura nordica.

Gli spunti per la lettura e l’approfondimento sono tanti, e nel caso della letteratura svedese sono davvero numerosi. Il viaggio attraverso “Miniature. Frammenti di letterature dal Nord” permette di spiccare il volo dalla Groenlandia alla Danimarca, dalla Finlandia all’Islanda. La mia lista di libri da leggere si è allungata notevolmente, dopo aver letto “Miniature”. Sono sicura che, se siete appassionati di Nord Europa come me, si allungherà anche la vostra.

Stoccolma, in tutta la sua meraviglia (foto: Claudia)

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Questo articolo è stato scritto per il progetto #particongoodbook ideato da Giulia Cuter della redazione GoodBook.it.

Salone Internazionale del Libro di Torino: 10 consigli per organizzare la vostra visita

Buongiorno lettrici e lettori, tra pochi giorni il 31° Salone Internazionale del Libro prenderà il via: dal 10 al 14 maggio 2018 Torino sarà la Capitale della Lettura. Per me si tratta di un evento irrinunciabile e da anni dedico una giornata al Salone. Mai come quest’anno ho voglia di andarci: non ho potuto andare né a Tempo di Libri, né al Book Pride e nemmeno potrò andare alla Grande Invasione di Ivrea a giugno.

Libri ovunque, sorrisi, chiacchiere, volti amici e nuove conoscenze. Al Salone si respira cultura e si possono fare grandi scoperte. Allo stesso tempo, per essere visitato al meglio, occorre qualche accortezza, soprattutto chi andrà la prima volta (o sono anni che non va e si è dimenticato quanto può essere sfiancante il Salone).

Ho pensato di raccogliere in questo articolo 10 consigli per organizzare al meglio la vostra (prima) visita al Salone Internazionale del Libro di Torino. Buona lettura e buona organizzazione!

1 Raggiungete Lingotto Fiere con i mezzi pubblici

La logistica è il primo punto da prendere in considerazione. Sono sicura che non avete nessuna voglia di girare a vuoto con l’auto per un’ora attorno al Lingotto Fiere, pregando in hindi tutte le divinità indiane che vi liberino un posto (pure a pagamento, tra l’altro). Forse se arrivate presto un posto potete anche trovarlo, ma Lingotto Fiere è ben collegato con le stazioni ferroviarie principali. Oltre a numerose linee di autobus, Lingotto Fiere è collegato dalla veloce metropolitana di Torino.

Considerate l’idea di arrivare in treno, inquinerete meno e sarete senz’altro meno stressati; se alle casse esibirete il biglietto del treno avrete un piccolo sconto (7 € anziché 10 €).

2 Ottimizzate i tempi (in particolare se arrivate da lontano)

A nessuno piace stare in coda e a noi italiani men che meno. Le code per entrare al Salone possono essere molto lunghe e dato che a maggio inizia a far caldo, può essere fastidioso attendere per ore sotto il sole. In sostanza, rischiate di entrare già stanchi e stufi al Salone. Per questo vi suggerisco di dare un’occhiata al sito del Salone e di acquistare on line i biglietti: è vero che acquistare il salta fila ha un sovrapprezzo, ma che è meglio spendere un euro in più che stare un’ora in piedi!

3 Studiate il programma e la mappa con la posizione degli stand

Il Salone è immenso e il programma non è da meno: appena sarete entrati al Salone chiedete una mappa degli stand e il programma degli eventi della giornata; sedetevi, prendere la matita e segnate gli eventi che vi interessano o gli editori che conoscete o che volete conoscere.

Il programma è già consultabile, così se avete solo un giorno da dedicare al Salone potete sceglierlo in funzione dell’evento che vi interessa. Vi ricordo che per gli autori o gli eventi più ‘grossi’ è bene arrivare una mezz’oretta prima che cominci perché le sale dove si svolgono si riempiono facilmente.

4 Rivalutate la Francia

Ebbene sì, quest’anno nessun Paese ospite esotico: i nostri cugini d’Oltralpe saranno i protagonisti della 31° edizione del Salone è dedicata alla Francia. Dalla letteratura alla saggistica, dai libri per ragazzi alle bande dessinée, sono tanti gli Autori e le Autrici francesi e provenienti dalle ex-colonie che ci faranno compagnia quest’anno. Date un’occhiata tra i nomi!

5 Riposatevi (è un ordine!)

L’effetto serra che si sviluppa nei padiglioni di Lingotto Fiere può essere esasperante: dovete fare una pausa! Purtroppo tra gli stand e le corsie vedrete poche panchine per risposarsi, ma nell’area d’ingresso e all’esterno del padiglione opposto all’entrata dovreste trovare una (minuscola) area pic nic. Eventualmente, accampatevi da qualche parte o sulle gradinate d’ingresso e riposatevi, sfogliando magari il vostro ultimo acquisto. E valutate il prossimo.

Questa foto l’ho scattata da un punto rilevato dove mi ero appollaiata per mangiare!

6 Portatevi il pranzo da casa (e tanta acqua!)

Al Salone ci sono bar e chioschetti che vendono street food, senza troppa varietà. Ci sono code chilometriche per procacciarsi un panino, c’è il rischio di mangiare in piedi perché ci sono pochi posti a sedere e aggiungete anche che col prezzo di panino e bibita vi comprate (almeno) un libro. Quindi? Suggerisco di portarsi qualcosa da casa (acqua, soprattutto, ricordate l’effetto serra?) e di mangiarlo seduti sulle gradinate d’ingresso o nella piccola area pic nic esterna (se siete fortunati a trovare un posto).

7 Siate curiosi (e indipendenti!)

Il Salone del Libero è principalmente scoperta: troverete un autore nuovo, un libro ambientato in un luogo che non conoscevate, scoprirete una casa editrice magari piccola ma con un buon catalogo interessante. Tutto questo solo se sarete curiosi e vi metterete in gioco. E’ vero che nel punto 3 vi ho detto di scegliere gli stand da vedere, ma ritagliatevi un po’ di tempo per visitare qualche stand che vi ispira anche solo per il nome dell’editore o per l’arredamento scelto (lo stand di NN Editore, ad esempio, sembra un salottino!).

8 Armatevi di pazienza

Avrete bisogno di pazienza per ogni passo, soprattutto se andrete al Salone al sabato o alla domenica. Ci saranno parecchie code: all’ingresso, ai chioschetti (a meno che non seguiate il consiglio n.6), ai bagni, agli eventi più importanti, negli stand grandi (ma voi seguirete il punto n.7 e quindi questa coda la eviterete).

9 Parlate con gli editori (non vi mangiano!)

Una delle migliori scoperte durante uno dei tanti Saloni del Libro è stata quando mi sono avvicinata allo stand di Keller Editore. Mi avevano colpito le copertine e ho potuto scambiare due parole con con l’editore che, ovviamente senza impegno, mi ha suggerito un libro. Il libro era un reportage sulla guerra dei Balcani e dato che ne sapevo poco e niente, l’ho comprato e divorato in pochi giorni. Da allora di libri editi da Keller ne ho letti tanti, e non mi hanno mai delusa.

Il mio consiglio è quello di avvicinarsi agli stand e farsi consigliare dall’editore. Raccontategli qualcosa di voi, di ciò che vi piace leggere, se avete un luogo del cuore, se vorreste approfondire una tematica. Insomma, mettete da parte la timidezza: il Salone è come una grande festa dove i protagonisti siete voi lettori e il libri.

Lettori accampati sulle gradinate d’ingresso

10 Non solo Salone: visitate Torino!

E già che ci siete, in particolare se vi fermate più giorni, visitate Torino! Dopo le Olimpiadi invernali del 2006, Torino ha saputo trasformarsi in una bella città a misura di turista. Il centro è piccolo, i mezzi pubblici frequenti e capillari, le vie sono disposte a scacchiera ed è facile orientarsi. Vi elenco i luoghi di Torino che preferisco e che vi suggerisco di visitare:

  • Museo Egizio
  • Museo Nazionale del Cinema e Mole Antonelliana
  • Palazzo Reale
  • Palazzo Madama
  • Piazza Castello e Via Garibaldi
  • Piazza Carignano e Piazza San Carlo
  • Via Po e Piazza Vittorio
  • Duomo di Torino
  • Parco del Valentino e Borgo Medievale
  • Museo di Pietro Micca (l’eroe dell’Assedio di Torino del 1706)

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Ora siete pronti a organizzare e vivere al meglio il vostro 31° Salone Internazionale del Libro di Torino! Ci vediamo là?

Le migliori letture del 2017: la classifica finale

Puntuale come sempre, ecco l’articolo in cui raccolgo le migliori letture del 2017. Ho letto in totale 71 libri, meno dell’anno scorso e di questo sono molto contenta: tra i buoni propositi del 2018 da lettrice c’è quello di leggere meno libri ma sceglierli con più cura.

In questo articolo vi parlerò dei dieci libri più belli letti nel 2017, con un breve commento. Prendete appunti, ché non è mai troppo tardi per regalarsi un libro. Buona lettura!

Leggendo Tabucchi sognavo il Portogallo

Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi (Feltrinelli) è il libro che ho deciso di leggere dopo aver prenotato il volo per Lisbona. Sarei andata in Portogallo per la prima volta e avevo voglia di documentarmi a proposito del piccolo stato affacciato sull’Oceano Atlantico. A metà romanzo ho capito che sarebbe diventata una delle migliori letture dell’anno. Rua da Saudade è quasi nascosta, bisogna cercarla con attenzione, ma c’è; Pereira invece non l’ho incontrato: un motivo per tornare nella splendida Lisbona?

Di viaggi e di confini: la mia Europa

Trans Europa Express di Paolo Rumiz (Feltrinelli) è un reportage di viaggio che mi è stato suggerito da Pina, lettrice che cura il blog Il mestiere di leggere. Rumiz racconta di un viaggio compiuto da Nord verso Sud, dalla Norvegia alla Turchia, passando più volte attraverso la cerniera d’Europa, il confine tra l’Unione Europea e la Russia. Mentre leggevo Trans Europa Express, la mente vagava assieme al giornalista Rumiz e iniziava a sognare un viaggio così avventuroso e istruttivo.

Due raccolte di racconti: famiglie irlandesi, famiglie filippine

Tutto in ordine e al suo posto di Brian Friel (marcos y marcos, trad. D. Benati) è una raccolta di racconti agrodolci che raccontano l’Irlanda del Nord e i suoi abitanti. I racconti all’apparenza sembrano tristi: si parla di alcolismo, povertà, nidiate di figli da crescere e difficoltà economiche. Eppure, Friel riesce sempre a strappare un sorriso al lettore e i suoi personaggi non si perdono mai d’animo, mettendo tutto sommatto ogni cosa in ordine e al suo posto.

Famiglie ombra di Mia Alvar (Racconti edizioni, trad. G. Guerzoni) è una raccolta di racconti dove le famiglie smembrate sono protagoniste: dalle Filippine al Medio Oriente, giungendo sino in Europa o addirittura in America, le famiglie descritte da Mia Alvar si sparpagliano per il mondo, dando origine alle famiglie ombra.

Da un figlio per il padre, la Libia che non mi aspettavo

Il ritorno. Padri, figli e la terra fra di loro di Hisham Matar (Einaudi, trad. A. Nadotti) è la storia di un figlio, Hisham, che torna in Libia dopo più di trent’anni per scoprire cosa è successo a Jaballa Matar, suo padre, oppositore del regime di Gheddafi. Con una scrittura seducente, elegante e con un tono pacato, quasi volesse sussurrarci questa storia, Hisham Matar regala ai lettori un libro che contiene tutto l’amore che un figlio nutre verso il padre e verso il proprio Paese d’origine.

Da un padre per il figlio, il polveroso Midwest americano degli anni ’50

Gilead di Marylinne Robinson (Einaudi, trad. E. Kampmann) è un romanzo magnifico perché è come una trapunta calda quando a settembre iniziano le prime serate fredde. Un libro che racconta di un’America rurale che esiste solo più nei ricordi, o nelle lettere polverose che si disfano se le si legge. E il reverendo Ames, col suo gran cuore, è uno dei personaggi meglio riusciti incontrati nei romanzi.

Da Guernsey con amore (per i libri e per la vita)

Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey di Mary Ann Shaffer e Annie Barrows (Astoria, trad. G. Scocchera e E. Rinaldi) è un romanzo epistolare che funziona alla perfezione, raccconta una storia vera e una inventata, con leggerezza e molto sentimento. È un libro ricco di persone buone e capaci a sacrificare loro stesse per il bene degli altri; poi parla di libri e di ciò che possono fare per noi: salvarci e farci incontrare le persone che cambieranno per sempre la nostra vita.

Le graphic novel, tra Cile e i confini ‘caldi’ d’Europa

Gli anni di Allende di Carlos Reyes e Rodrigo Elgueta (Edicola ediciones, trad. P. Primavera) è un’ottima graphic novel che illustra con precisione e dettaglio gli anni appena precedenti alla vittoria di Salvador Allende, il periodo del suo mandato come presidente del Cile e la sua drammatica morte. Un ottimo libro per coloro che sono curiosi di scoprire qualcosa su una delle più importante figure politiche del Sudamerica del Novecento.

La crepa di Carlos Spottorno e Guillermo Abril (add editore, trad. F. Bianchi) è una graphic novel dove vengono raccontati i confini caldi d’Europa, quei confini fatti di fili spinati, campi minati e uomini, donne e bambini che cercano di raggiungere un luogo sicuro. Una storia drammatica per aprirci gli occhi sulla disperazione del prossimo.

Se ami il Nord, naviga alle Lofoten

Il libro del mare di Morten A. Strøksnes (Iperborea, trad. F. Felici) è stata l’ultima lettura del 2017 ed è entrata nella classifica perché si tratta di un libro unico che sfugge ad ogni tentativo di classificazione. Morten e Hugo sono due amici che decidono di andare a caccia dello squalo di Groenlandia, enorme predatore che nuota nelle gelide acque delle Lofoten; ma nel frattempo, Morten racconta aneddoti, spesso divertenti, curiosità scientifiche e geografiche. Il libro perfetto per chi ama il Nord Europa e vuole sentirsi coinvolto attraverso tutti i sensi.

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Con la speranza che il 2018 mi porti tempo per leggere e belle letture, ora che vi ho svelato i migliori libri dell’anno, tocca a voi raccontarmi quali sono state le vostre letture preferite!

 

Libri, viaggi e buoni propositi per il 2018

L’aforisma che mi ha accompagnata per tutto il 2017 è una frase estratta dal libro Trans Europa Express di Paolo Rumiz: “I sogni di chi viaggia sono i più facili da decifrare“. Pur amando questa citazione al punto di averla appuntata un po’ dappertutto, per far sì che mi rispecchi davvero forse dovrei riscriverla più o meno così: “I sogni di chi viaggia e legge sono i più facili da decifrare”.

Leggere e viaggiare sono due mie grandi passioni e spesso si compenetrano, poiché dopo la lettura di un libro inizio a sognare un viaggio oppure dopo un viaggio vado alla ricerca di un libro che me lo ricordi.

Così, prima di pubblicare l’articolo con le letture migliori dell’anno, ho scritto un breve memoir, come una pagina di diario, che parli appunto di libri e viaggi, senza dimenticare i buoni propositi per il 2018.

Le mie letture, i buoni propositi

Il 2017 è stato decisamente generoso: ho letto molti libri e sono quasi sempre riuscita a ritagliarmi tempo per leggere. Facendo un bilancio su numeri e qualità, penso di aver letto troppi libri e alcuni di questi li ho terminati troppo in fretta. Leggere, per me, è un piacere; io non leggo per lavoro, quindi tra i buoni propositi per il 2018 da lettrice compaiono per primi quelli di leggere meno titoli, leggerli più lentamente e cercare di sceglierli con più cura. Preferirei non leggere di tutto e poi ritrovarmi tra le mani un libro orrendo o che non rispecchia i miei gusti e desiderare solo di toglierselo dai piedi il più in fretta possibile.

Rallentare la lettura godersi la storia parola per parola, senza sentirsi in dovere di terminare un libro perché se ne hanno già altri dieci in attesa o si deve per forza scrivere la recensione in tempi brevi.

Dei 71 libri letti quest’anno 70 sono stati recensiti (in realtà, di due mancano ancora le recensioni perché li ho terminati la scorsa settimana). Uno non l’ho recensito, i motivi sono due: è un libro che non mi è piaciuto e che ho terminato saltando le pagine. Non ha nessun senso parlare di un libro senza averlo letto interamente: spesso leggo delle recensioni che mi sembrano dei copia-e-incolla dai comunicati stampa (che ricevo anche io via mail) oppure delle recensioni così vaghe che potrebbero adattarsi ad una rosa di titoli. Può darsi che nel 2018 non recensirò tutti i libri che leggerò: una recensione, se scritta bene, porta via almeno un paio d’ore; per certi libri basterà un post su Facebook.

Forse non scriverò le recensioni di tutti i libri letti nel corso del 2018: preferisco scrivere meno recensioni e cercare di curarle di più.

Il giro del mondo a che punto è? Quest’anno ho raggiunto il traguardo di 100 Paesi visitati attraverso i libri, per cui per completare il giro me ne mancano poco meno di altri cento. Inizia a diventare difficile scovare libri tradotti in italiano e scritti di autori provenienti da Paesi particolari, ma un passo per volta aggiungerò mattoncini al mio progetto.

Leggere le letterature straniere che più straniere non si può è sempre una priorità.

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I miei viaggi, i miei desideri

Dopo le letture, ecco il bilancio dei viaggi in Italia e in Europa. Questo è stato un anno molto europeo, più europeo che italiano: ho messo piede in 7 stati europei e ho visitato 3 regioni italiane.

Ad aprile ho viaggiato tra Svizzera e Liechtenstein (con due piccole puntate l’una in Austria, l’altra in Germania). A luglio è stata la volta di una veloce corsa in Provenza, sfruttando la relativa vicinanza tra Francia e Piemonte: il rovente altopiano di Valensole mi ha incantata e spero che in futuro ci sarà occasione di tornare di nuovo.

Il vero viaggio del 2017 si è concretizzato ad agosto: ho realizzato il sogno di volare a Lisbona e per una ventosa e soleggiata settimana sono stata in Portogallo, visitando non solo la capitale lusitana ma anche i suoi dintorni. Un vaggio davvero stupendo, tra i migliori mai organizzati.

Settembre è il mio mese preferito e mi ha regalato un altro viaggio bellissimo: il mio compleanno l’ho trascorso in una delle mie regioni d’Italia preferite: l’Umbria. Ho trascorso tre giorni nella cittadina di Gubbio, e ho girovagato tra Assisi e Spoleto, attraverso i luoghi del santo Patrono d’Italia, San Francesco, e del celebre prete investigatore Don Matteo. Ritornando a casa, ho fatto una tappa a Ravenna, incantevole città che custodisce dei mosaici a dir poco unici e dopo tanti anni ho reso omaggio al Sommo Poeta.

A dicembre ho realizzato il mio secondo sogno baltico: sono salita su un aereo diretto a Nord-Est e ho raggiunto Riga, l’elegante e stupenda capitale della Lettonia. Presto arriverà un articolo sulla Riga letteraria, un percorso attraverso i libri e i luoghi, senza dimenticare il buon cibo (ebbene sì, in Lettonia ho mangiato molto bene).

E i desideri per i viaggi del 2018? Vorrei concentrarmi su tre punti cardinali: Sud, Est e Nord.

Italia: nel 2018 vorrei continuare i miei giretti in Valle d’Aosta, la mia regione d’Italia preferita dopo il Piemonte, ma non mi dispiacerebbe ritornare in Liguria o scoprire qualche città lombarda.

Europa: nel 2018 mi piacerebbe soggiornare in una bella isola mediterranea, magari in estate. Desiderei iniziare a scoprire l’Est Europa, un’elegante capitale, forse? Infine, come già sapete, la mia bussola punta sempre a Nord, per cui vorrei che nel mio 2018 ci fosse posto per almeno un viaggio in Nord Europa.

I viaggi è vero che prosciugano le finanze, ma quando torno è innegabile: mi sento sempre più ricca di quando sono partita.

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E ora, un po’ di ringraziamenti. Grazie per avermi letta, grazie per il vostro supporto, grazie per i vostri commenti e la vostra fiducia. Che sia un 2018 positivo per tutti, che possa vederci realizzati tanti sogni e che ci conservi sempre la curiosità di scoprire nuovi luoghi, nuove culture e nuove esperienze!

Intervista a Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, Edizioni Black Coffee

Nel marzo 2017 si è affacciata al panorama editoriale italiano una nuova casa editrice, guidata da due giovani traduttori tostissimi, vulcanici e con un progetto volto a portare in Italia la letteratura nordamericana contemporanea, in particolare opere d’esordio. Durante questi primi mesi di attività, i libri editi da Edizioni Black Coffee hanno conquistato i lettori italiani, me compresa.

Grazie alla collaborazione con Good Book.it – ringrazio Giulia Cuter per avermi coinvolta – ho avuto la possibilità di intervistare Sara e Leonardo riguardo al loro progetto editoriale.

Buona lettura!

Edizioni Black Coffee, progetto di letteratura nordamericana contemporanea.

1 Come nasce la passione per gli Stati Uniti e la letteratura nordamericana, tanto forte averla fatta diventare il vostro mestiere?

La mia passione è sbocciata all’università. Prima leggevo solo classici, per lo più inglesi. Poi ho iniziato a seguire un corso di Franco Minganti, grande studioso ed esperto di letteratura angloamericana, e mi si è aperto un mondo. Gli Stati Uniti mi avevano sempre affascinato, ma non tanto per la loro produzione letteraria. Erano i loro spazi sterminati, più di ogni altra cosa, a chiamarmi. Volevo sapere cosa si provasse ad abitarci, a passarci attraverso, volevo uscire dalla claustrofobia della città europea e perdermi. Così sono partita, e ogni volta che tornavo portavo con me un libro che mi aveva colpito. A casa ne traducevo qualche passo – perché la mia più grande passione è, e sempre sarà, la traduzione – e lo proponevo a varie case editrici. In cambio ricevevo solo rifiuti. Ricordo però che in quel periodo affinai un certo gusto, capii cosa c’era in quella letteratura che non trovavo altrove.

Col passare del tempo, la smania di diventare parte attiva nel processo di traduzione e pubblicazione di certe opere non accennava ad andarsene. Per farmela passare, ho dovuto incontrare Leo (lui è quello pratico, io la paranoica). Da quando l’ho conosciuto le parole sono diventate azioni. Negli Stati Uniti abbiamo iniziato ad andarci insieme: trascorrevamo ore in libreria, a cercare la novità, qualcosa che ci stupisse. Non ci rendevamo conto che nelle opinioni che ci scambiavamo al ritorno dal viaggio c’era il germe della casa editrice che avremmo fondato. Non c’era consapevolezza, solo stupore di fronte a quella letteratura che si rinnovava all’infinito e continuava a influenzare il resto del mondo. Dedicarle la nostra vita è stata una conseguenza naturale.

2 La casa editrice Black Coffee si è affacciata al panorama editoriale italiano con un progetto preciso, deciso ad occuparsi di una particolare nicchia della letteratura nordamericana. I libri pubblicati negli USA sono tantissimi: ci raccontate come scegliete quelli da pubblicare?

Il punto è che abbiamo in mente un discorso sull’America contemporanea e i libri che pubblichiamo sono tutti tasselli di quel discorso. Non abbiamo, ovviamente, la presunzione di dire «questo è il meglio della letteratura americana di oggi» – il nostro è solo uno dei tanti percorsi possibili. E dal momento che ci piace rischiare, i nostri libri hanno in comune una certa spericolatezza linguistica e tematica.

Quando mi imbatto in un potenziale Black Coffee lo capisco subito: può essere il libro più strambo e sconosciuto della Terra, ma ha perfettamente senso affiancato agli altri. Pubblichiamo esordi, ma non badiamo troppo al successo che hanno riscosso in patria. Se crediamo che per il lettore italiano rappresentino una novità oppure offrano un punto di vista originale, li pubblichiamo. Stessa cosa per i recuperi dal passato: se un certo autore non è arrivato in Italia, non stiamo a chiederci «Come mai? Troppo rischioso?». Se ai nostri occhi ce n’è bisogno, lo ripeschiamo.

Le prime tre pubblicazioni della casa editrice Edizioni Black Coffee.

3 Al momento in catalogo avete cinque libri: due romanzi, due raccolte di racconti e una non-fiction, tutti scritti da donne. Quale tra queste pubblicazioni vi rende più orgogliosi e perché?

Siamo fieri di ogni singolo titolo che siamo riusciti a portare in Italia. Alexandra Kleeman, Bonnie Nadzam, Mary Miller e Amy Fusselman sono autrici molto giovani ed è una grande soddisfazione vederle crescere. Può darsi che la loro scrittura non sia ancora matura, ma crediamo che sia giusto ascoltarle e seguirle nel loro percorso. Diverso è il caso di Joy Williams: portare i suoi racconti in Italia è stata una vera conquista. Avevamo di fronte un’autrice molto nota e apprezzata negli Stati Uniti, un mostro sacro del racconto americano, ed eravamo un po’ in soggezione. Quando Joy ha accettato la nostra proposta, quasi non ci credevamo: una casa editrice così piccola che pubblicava una scrittrice così importante… In questo senso forse L’ospite d’onore è il nostro orgoglio più grande.

 

4 Parliamo dell’ultima novità “L’ospite d’onore”, raccolta di racconti di Joy Williams. Sara, su Instagram hai scritto che per pubblicarlo avete “sputato sangue”: ci racconti un aneddoto legato a questa vostra fatica?

Non c’è un aneddoto in particolare, è stato più un accumularsi di tante situazioni difficili… Come dicevo, Joy Williams era una scrittrice ben al di là della nostra portata – e delle nostre finanze: acquisire i diritti di The Visiting Privilege ha implicato uno sforzo economico non indifferente! Ne abbiamo parlato per giorni e alla fine ci siamo convinti che per Black Coffee sarebbe stato un passo importante. Una volta acquisiti i diritti, poi, ci siamo resi conto che, per comunicare a dovere un’autrice di quella portata, sarebbe stato necessario mettere in campo tutte le nostre forze – e anche di più. Sarebbe stata un’impresa titanica, un vero e proprio investimento. Anche della traduzione ci siamo occupati noi, e neanche in questo caso è stata una passeggiata: i racconti sono tanti e la difficoltà elevata. Uniformare le nostre due voci allo stille dell’autrice ha richiesto un impegno disumano. Per un po’ Joy Williams è stata una presenza palpabile in casa nostra!

Questo, insomma, ha significato «sputare sangue», ma non rimpiangiamo nulla. Quando il libro è arrivato in redazione abbiamo provato una soddisfazione immensa. Mai avremmo creduto di essere capaci di tanto. Ora sta a voi giudicare se abbiamo fatto un buon lavoro.

Leonardo Taiuti e Sara Reggiani, editori e traduttori di Edizioni Black Coffee.

5 Come descrivereste il primo anno di vita di Black Coffee? E quali sono i progetti per il 2018?

È stato un anno entusiasmante: dalla pubblicazione del primo libro, a marzo, abbiamo fatto passi da gigante e ricevuto tante conferme. Il progetto piace e suscita curiosità: il primo obiettivo per noi è raggiunto. Il 2018 sarà l’anno del consolidamento: ora che siamo riusciti a far passare il messaggio, dobbiamo tenere fede alla parola data e restare coerenti con le scelte operate finora. Così avremo ancora esordienti e recuperi dal passato, racconti e romanzi. A maggio pubblicheremo l’opera di un autore, Ben Marcus, che siamo ansiosi di strappare al silenzio in cui è stato inspiegabilmente relegato nel nostro Paese. E poi abbiamo in serbo una piccola novità in pieno spirito Black Coffee: da febbraio inizieremo a pubblicare Freeman’s, una rivista letteraria curata dall’ex direttore di Granta, nonché noto critico e scrittore, John Freeman. Questa scelta si inserisce in un discorso già avviato (tramite la collaborazione con The Believer e Hobart di cui proponiamo una selezione di contenuti sul nostro sito) sulla vivace realtà delle riviste letterarie americane: vogliamo fornire una cornice e un contesto ai libri che proponiamo in catalogo, oltre ad aprire una piccola finestra su un strumento di diffusione culturale cui purtroppo, in Italia, si dà troppo poco peso.

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Ringrazio Sara e Leonardo per la disponibilità nell’intervista, e Giulia Cuter di GoodBook.it per avermi dato l’opportunità di realizzare questo pezzo.

(© Riproduzione riservata)

Ti regalo un libro: speciale Natale

Regalare un libro è come regalare un’emozione. In un piccolo parallelepipedo con la copertina sgargiante e con quel profumo di carta appena stampata, sono contenuti storie, sentimenti, viaggi, gioie e dolori. Un libro può far compagnia, può divertire, può aiutare a superare un momento difficile, un libro può tante cose, ma deve essere il libro giusto.

Lungi dall’essere una guida all’acquisto consapevole, questo articolo è una breve lista di libri che in un modo o nell’altro mi hanno emozionata e che penso potrebbero andar bene per una certa tipologia di lettori.

Avete letto bene: una certa tipologia di lettori. Mi raccomando, non regalate un libro a chi non legge, non è molto carino perché sembra davvero che non sapevate cosa donare e avete arraffato la prima cosa che avete trovato al supermercato. Premesso ciò, Ti regalo un libro, speciale Natale.

Il libro: Trans Europa Express di Paolo Rumiz (Feltrinelli, 231 pagine, 9.50 €)
A chi regalarlo: ai lettori che amano viaggiare, che vogliono leggere aneddoti e notizie sulla nostra vecchia Europa; il libro perfetto per ha la valigia sempre pronta, con l’essenziale, e una mappa pasticciata e stroppicciata piena di appunti sulle cose da vedere.

Il libro: Sui confini. Europa, un viaggio sulle frontiere di Marco Truzzi (fotografie di Ivano Di Maria, Exòrma edizioni, 158 pagine, 14.50 €)
A chi regalarlo: ai lettori che vogliono capire la situazione politica che stiamo vivendo, per chi vuole aprire gli occhi sull’attualità, per farsi un’idea su cosa sta diventando l’Europa e su cosa potremmo fare noi per invertire questa tendenza.

Il libro: Ombre. Dipinti ispirati a Edward Hopper AA. VV. (trad. L. Briasco, F. Deotto, L. Sacchini, Einaudi, 304 pagine, 18.50 €)
A chi regalarlo: ai lettori che amano i buoni racconti americani e apprezzano l’arte, in particolare le tele di Edward Hopper.

Il libro: La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead (SUR edizioni, trad. Martina Testa, 376 pagine, 20 €)
A chi regalarlo: ai lettori che apprezzano i romanzi coinvolgenti, ricchi di colpi di scena e di azione. Un romanzo adatto anche ai giovani lettori che è giusto che imparino e sappiano che cos’è stata la schiavitù in America.

Il libro: Atlante leggendario delle strade d’Islanda a cura di Jón R. Hjálmarsson (trad. Silva Cosimini, Iperborea, 225 pagine, 16 €)
A chi regalarlo: ai lettori che sono affascinati dal Grande Nord e a coloro che apprezzano suggestioni e antiche leggende. Un libro per sognare l’Islanda e i suoi miti, i luoghi e i paesaggi; per immergersi in una cultura millenaria, per sorridere, inquietarsi e suggestionarsi; per chi c’è stato e per chi sogna di andarci, in quelle terre remote, tra ghiacci e vulcani.

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Se i miei suggerimenti non vi bastano e siete ancora curiosi, vi consiglio di fare un salto sul blog di Federica Una ciliegia tira l’altra perché anche lei ha scritto un bell’elenco di libri da regalare o regalarsi!

Autobiografia semi-seria di una lettrice giramondo

Oggi è un giorno speciale: Il giro del mondo attraverso i libri compie quattro anni! Chi l’avrebbe mai detto che per così tanto tempo avrei parlato di romanzi, consigliato libri, raccontato viaggi e condiviso tante fotografie sul blog!

Il mio progetto di lettura lo conoscete: viaggiare attraverso i libri e visitare idealmente tutti quei Paesi che non potrei vedere di persona. Ma… che cosa sapete di me?

Sono quell’entità che vaga – libro alla mano – in giro per il mondo, saltando dall’Angola alla Bolivia, passando per la Nuova Zelanda e approdando in Vietnam, per poi correre in Estonia e quindi rientrare in Italia. Dato che in tutto questo tempo non credo di essermi mai presentata, ho deciso di scrivere un’autobiografia rigorosamente semi-seria in quaranta punti per raccontare qualcosa in più della lettrice giramondo quale sono.

Spero che il risultato di questa autobiografia semi-seria vi diverta e vi faccia trovare, chissà, qualche punto in comune con il mio profilo di lettrice giramondo. Siete pronti a scoprire qualche cosa in più di chi scrive ormai da quattro anni su Il giro del mondo attraverso i libri? Tre, due, uno… via!

  1. Il primo libro letto da sola fu “Cipì” di Mario Lodi edito da Einaudi.
  2. I miei genitori sono lettori: mia mamma legge romanzi d’avventura, mio papà adora i saggi storici (ha un debole i Savoia e l’Assedio di Torino del 1706).
  3. Se sono una lettrice, lo devo ai miei genitori e alla maestra di italiano, Daniela.
  4. Ho iniziato la carriera da lettrice leggendo i libri del Battello a Vapore, rispettando le fasce d’età.
  5. Da bambina il mio libro preferito era “Fra Pierino e il suo ciuchino” di Munoz Juan Martin.
  6. A proposito di “Fra Pierino e il suo ciuchino“: ricordo di averlo portato in vacanza ad Alassio nel lontano settembre 1998: lo leggevo ad alta ai miei cugini più piccoli ad ore pasti (colazione, pranzo, cena) e suppongo che il personale dell’hotel lo abbia imparato a memoria.
  7. Tra i quattordici e diciotto anni ho letto soprattutto romanzi thriller, gialli e tutto ciò che aveva a che fare con il crimine e i criminali (se ve lo chiedete, sì, sono ancora piede libero).
  8. Durante gli anni in cui leggevo soprattutto thriller e romanzi sui criminali, mi sono innamorata dell’agente speciale dell’FBI Aloysius Pendergast, nato dalla penna di Lincoln Child e Douglas Preston.
  9. Ho avuto un rapporto complicato con la saga di Harry Potter: l’ho apprezzato i primi anni e l’ho detestato quando è diventato un fenomeno di massa.
  10. Verso i sedici anni ho letto “Il signore degli anelli” di J. R. R. Tolkien e ho deciso che non avrei più letto romanzi afferenti al genere fantasy perché per me la scrittura di Tolkien è inarrivabile.
  11. Dopo la fase letteratura criminale e letteratura fantasy, ho iniziato a leggere romanzi e saggi inerenti alla geologia e alla paleontologia (il mio preferito è sempre “La vita meravigliosa” di Stephen Gould).
  12. Prima di aprire il blog e i canali social, ho seguito pagine e altri blog di lettura, i quali mi hanno ispirata e guidata nella scelta delle letture.
  13. Il personale gusto di lettura è arrivato col tempo, ho impiegato anni a trovarlo ed ora sono decisamente soddisfatta.
  14. Come sapete, il progetto di leggere libri scritti da autori e autrici di tutto il mondo deriva dall’idea di Ann Morgan, giornalista inglese che cura il blog A year of reading the world.
  15. Di conseguenza, volendo fare il giro del mondo attraverso i libri quando trovo un autore che ha un cognome strambo cerco subito di individuare la nazionalità e se è proprio strana mi esalto.
  16. Benché molti demonizzino i social network, è proprio grazie ad essi che ho scoperto tanti bellissimi libri ed editori che probabilmente non avrei trovato mai (o ci avrei impiegato un sacco di tempo).
  17. Grazie ai social network ho conosciuto diverse blogger davvero brave, le quali mi hanno fornito spunti di lettura e occasioni di continuo miglioramento.
  18. Al momento non ho un libro preferito, ma potrei citare due libri che ho amato molto: “Ho paura torero” di Pedro Lemebel e “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi.
  19. Non ho una libreria di fiducia, compro libri dove capita, sia nelle librerie di catena che on line.
  20. Ho una decina di tessere delle biblioteche della zona. E me ne vanto.
  21. Quando vedo una libreria devo entrarci; idem per le biblioteche.
  22. Quando entro in una libreria o in una biblioteca devo fare una foto, anche a caso.
  23. Quando entro in una libreria difficilmente uscirò senza un libro. Se proprio non trovo niente compro un segnalibro.
  24. Colleziono segnalibri!
  25. Cerco di leggere tutti i giorni.
  26. Il momento preferito per leggere è alla sera, prima di andare a dormire.
  27. Ho un libro sempre con me. Non si sa mai, magari trovo dieci minuti per leggere.
  28. Sottolineo le frasi che mi colpiscono di più, mentre leggo, ma non sempre: qualche volta incollo un post-it colorato per non sciupare il libro.
  29. Se leggo un libro con la sovracoperta, prima di iniziarlo ripongo con cura la sovracoperta in un luogo dove non si spiegazzerà.
  30. Ho molta cura dei libri, ma c’è stata un’occasione in cui ne ho lanciato uno dalla finestra. Non mi pento di quel gesto.
  31. Confesso che qualche volta ho saltato le pagine del libro che stavo leggendo.
  32. Se un libro non mi cattura lo abbandono senza pietà.
  33. Negli acquisti sono impulsiva, fin troppo, spesso compro libri che mi ispirano sul momento ma poi arrivata a casa mi dico: “Perché l’ho comprato?“.
  34. Quando sono in viaggio non riesco a leggere, ma un libro prendo sempre.
  35. Quando leggo ho bisogno di silenzio: non riesco a leggere dove la gente parla o ci sono rumori troppo forti.
  36. Leggendo, ho scoperto che i libri possono cambiare il modo di vedere le cose.
  37. Grazie ai libri si possono conoscere persone davvero interessanti.
  38. Ho scoperto che attraverso i libri posso viaggiare senza muovermi dal divano.
  39. E ho scoperto che i libri possono irspirare i miei viaggi reali.
  40. Se un giorno incontrassi il genio della lampada gli chiederei di poter conoscere tutte le lingue del mondo: così potrei leggere tutti i libri che vorrei senza aspettare le traduzioni e potrei mettermi in viaggio senza portarmi appresso i frasari di cortesia.

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Mi auguro che la mia autobiografia semi-seria vi sia piaciuta e, ringraziandovi di avermi letta e seguita, sarei curiosa di sapere se in qualcuno dei 40 punti vi siete ritrovati!