Amy Fusselman | Il medico della nave/8

La storia della mia vita non era una linea retta che mi lasciavo dietro come una scia, un avvenimento dopo l’altro, alcuni più vicini e altri più lontani. Era come se la storia della mia vita non fosse affatto collegata a me. Era una sfera sul tavolo di una biblioteca chissà dove, e le violenze che avevo subito erano finite sul suo fondo, una chiazza bianca come l’Antartide sul mappamondo. E non è un posto in cui ti viene voglia di andare, l’Antartide, se non per condurre ricerche [8, Amy Fusselman, trad. L. Taiuti]

Le storie intime sono difficili da raccontare. Pensate alla morte di un padre, alla voglia di una maternità che non arriva, ad un’infanzia profanata da un vecchio pedofilo. Pensate a quanto possa essere difficile riportare su carta questi sentimenti, quanto possa essere faticoso rielaborarli, anche se un lieto fine c’è stato.

Dall’elaborazione di questi eventi drammatici, Amy Fusselman ha scritto due lunghi racconti fortemente autobiografici, raccolti insieme nel volume “Il medico della nave/8” (trad. Leonardo Taiuti, Edizioni Black Coffee, 205 pagine, 13€). I racconti vanno letto nell’ordine di pubblicazione, prima “Il medico della nave”, quindi il racconto “8”.

Ne “Il medico della nave” Amy Fusselman racconta della morte del padre (che durante la seconda guerra mondiale fu apprendista medico su una nave militare ma che quando rientrò non completò gli studi in medicina) e del suo desiderio di maternità. Amy è una donna adulta e sposata, un’artista che vive a New York, ma sotto l’apparenza è fragile e preda di malinconie e dispiaceri.

Amy racconta del suo rapporto con il padre, della malattia, dell’agonia e della morte di quest’ultimo; intervalla questi racconti con i numerosi tentativi di riuscire a restare incinta; descrive i meccanismi che stanno dietro alla fecondazione artificiale, ai farmaci, ai trattamenti e alle delusioni di scoprire che neppure dopo l’ennesimo tentativo è rimasta incinta.

C’è la voce di Amy Fusselman, ne “Il medico dela nave“, c’è la sua voce emozionata quando parla del padre e quella distaccata quando racconta del difficile cammino per diventare madre. Oltre alla voce di Amy, ci sono stralci del diario che il padre teneva quando era medico apprendista sulla nave da guerra.

Prima che mio padre morisse, consideravo il mondo un luogo. Con luogo intendo uno spazio. Fisso. Lo spazio non si muovo, sono le persone a spostarsi al suo interno. Le persone e lo spazio possono toccarsi, ma solo superficialmente. Alla sua morte ho capito che persone e spazio sono compenetrabili, a differenza delle persone tra loro. Ho capito che lo spazio è come l’acqua. Le persone possono entrarci [Il medico della nave, Amy Fusselman, trad. L. Taiuti]

New York (Photo by ben o’bro on Unsplash)

Nel secondo racconto della raccolta, intitolato “8” come una delle figure che si realizzano nelle gare di pattinaggio artistico, Amy torna a parlare della sua famiglia, di suo marito Frank e dei loro figli King e Mick, e di un personaggio che ha cambiato la sua infanzia, colui che chiama “il mio pedofilo“.

I pedofili sono fuori di testa. Lo so perché ne ho avuto uno. Ho avuto il mio pedofilo personale. Era il marito della donna che mi faceva da baby-sitter. Di cognome faceva Dauth, ed era una patita di Gesù. Anche il pedofilo si chiamava Dauth. Di nome non so. Ormai sarà morto. [8, Amy Fusselman, trad. L. Taiuti]

Questa rivelazione può essere scioccante, e a tutti gli effetti lo è. Ma nel racconto “8” benché compaia spesso lo spettro del signor Dauth, Amy parla con entusiasmo della sua famiglia, della voglia di tornare a scuola guida per imparare a guidare una motocicletta, dei progressi dei suoi figli e della gioia che finalmente ha nel cuore essendo riuscita a diventare madre, anche se non è sempre uno spasso occuparsi di bambini piccoli.

Parla delle gare di pattinaggio artistico, una delle sue passioni, racconta dei trattamenti medici ai quali si sottopone per ritrovare equilibrio e rielaborare vecchi traumi. Parla di un segreto che la madre le ha sempre tenuto nascosto e del quale non vuole aggiungere molto. Parla del passato, del significato dell’infazia, del tempo che scorre in modo diverso tra bambini e adulti; parla del presente, della gioia, della musica.

Provavo gioia quando pattinavo. Adoravo accendere lo stereo e pattinare liberamente. Era come ballare con un motore attaccato, perché andavo più veloce, piroettavo più veloce e non pensavo, ascoltavo la musica con il corpo e mi abbandonavo a essa per parla entrare dentro di me (…) A volte cadevo e non mi importava, saltavo e cadevo e non mi importava. La felicità in tutto ciò sta nell’aprirsi a un qualcosa che è migliore di te [8, Amy Fusselman, trad. L. Taiuti]

New York (Photo by Karla Alexander on Unsplash)

I racconti della Fusselman sono caratterizzati da una forte componente autobiografica e non sono ascribili ad alcun genere, per questo vengono definiti non-fiction. La trama non si svolge in modo lineare, bensì da un perfetto collage di episodi distanti tra loro nel tempo. La scrittura di Amy Fusselman è fortemente magnetica e lucida, decisamente coinvolgente pur dando l’impressione di essere una voce monotonale.

Tra la vicenda del padre, quella della maternita, i traumi infantili e le successive rielaborazioni, Amy Fusselman trova lo spunto per porre il lettore di fronte a riflessioni sulla vita, sulla morte e sul tempo. Come se la Fusselman stoppasse l’andamento della storia – già trasformata in collage, con i suoi salti temporali annessi – e obbligasse con gentilezza il lettore a fermarsi e a pensare. E’ in questi punti che mi sono ritrovata, che mi sono fermata, che ho chiuso il libro e poi l’ho riaperto per sottolineare le frasi, per ricordarmele, per tornare a rifletterci su. Male non fa mai.

Se non è lo spazio, allora cosa separa le persone? Conoscevo la risposta: quello che separa le persone non è lo spazio ma il tempo [8, Amy Fusselman, trad. L. Taiuti]

Titolo: Il medico della nave/8
L’Autrice: Amy Fusselman
Traduzione dall’inglese: Leonardo Taiuti
Editore: Edizioni Black Coffee
Perché leggerlo: i due racconti di stampo autobiografico di Amy Fusselman sono magnetici, lucidi, coinvolgenti benché all’apparenza monotonali e forniscono notevoli spunti per riflettere. Quella della Fusselman è una voce interessante del panorama newyorkese, per la prima volta tradotta in lingua italiana.

(© Riproduzione riservata)

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