Kim Thúy | Il mio Vietnam

Nell’aria, risuonavano solo i messaggi del governo diffusi dagli altoparlanti per ricordare il giorno delle grandi pulizie, quando tutti insieme gli abitanti del quartiere dovevano tirare fuori la scopa per sistemare le strade; oppure per annunciare un processo (…); oppure per denunciare le famiglie che avevano celebrato un matrimonio con troppa allegria o pianto con troppo sentimento per la perdita di un caro… Non sapevo che mia madre approfittasse di questi annunci pubblici per sussurrare all’orecchio di Hà l’indirizzo di un passatore che avrebbe organizzato la nostra partenza dal Vietnam [Il mio Vietnam, Kim Thúy, trad. Cinzia Poli]

Il suo nome in significa “minuscola”: Vi è la quarta figlia di una famiglia benestante di Saigon, la femmina dopo tre maschi.

Il nonno di Vi, Antoine Lê Văn An, ha studiato presso i francesi, diventando uno stimato giudice e creando un notevole e solido patrimonio economico. Grazie alla stima e ai soldi, il padre di Vi, unico figlio maschio di Antoine Lê Văn An, ha vissuto da sempre nella bambagia, circondato da tate che anticipavano i suoi desideri e da ogni sorta di lusso, diventando, da adulto, una persona piuttosto capricciosa e imprevedibile.

Durante le vacanze estive, i Lê Văn An frequentano una tenuta distante dalla città, a Đa Lat, ed è qui che il padre di Vi incontra la donna che diventerà sua moglie. Se il nonno aveva incontrato una donna meravigliosa, una donna al cui passaggio tutti i capi si voltavano per guardarla, al contrario il padre di Vi sposa una donna bruttina, naso schiacciato, mascella squadrata, pelle scura come quella di una contadina, ma con una forza di volontà incredibile.

La madre di Vi è una donna decisa, dura a tratti, capace di mandare avanti una famiglia con una precisione quasi militare. Soprassede anche i tradimenti del marito, vive per la sua famiglia, inghiotte amari bocconi e brilla della luce riflessa del marito bellissimo.

Ma si sa che la vita spesso gioca brutti scherzi e succede che all’improvviso una situazione favorevole si trasformi in una tragedia. Così, prima che i gemelli vengano chiamati a partecipare ad una saguinosa guerra, la madre di Vi inizia ad raccogliere informazioni circa la possibile fuga dal Vietnam.

La sua amica Hà, una donna maltrattata dal marito che ha voglia di reinventarsi un futuro, passa alla madre di Vi le informazioni necessarie per abbandonare il Vietnam; fuggono, madre e figli, dalle lussureggianti terre vietnamite, si lasciano alle spalle la loro cultura, le loro certezze e i loro affetti. La barca solca le acque del Golfo del Siam e approda in Malesia. Il campo profughi malesiano sarà solo la prima tappa di quello che, per la minuscola Vi, diventerà un lungo viaggio.

Il mio nome non mi predestinava ad affrontare le tempeste in alto mare e ancor meno a condividere una baracca in un campo profughi in Malesia con un’anziana signora che ha pianto giorno e notte per un mese senza spiegarci chi fossero i quattordici bambini che erano con lei (…) Quando le parole avevano cominciato a sfiorare le labbra incolori della donna ridotta a un fantasma, mia madre mi ha mandata fuori per salvaguardare l’innocenza dei miei otto anni [Il mio Vietnam, Kim Thúy, trad. Cinzia Poli]

I boat people passano dalla loro barca di legno alla nave cargo che li porterà in Malesia (fonte: Wikipedia, autore senza nome, immagine di pubblico dominio)

Il mio Vietnam” di Kim Thúy (trad. C. Poli, Nottetempo, 142 pagine, 15 €) è un breve romanzo che ha come protagonista una bambina che a otto anni si vede costretta ad abbandonare la sua terra per andare dall’altra parte del mondo ad inventarsi una nuova vita. La storia di Vi è la rielaborazione del passato vissuto da Kim Thúy stessa: l’autrice, a dieci anni, ha lasciato il Vietnam per rifugiarsi in Canada, dove è diventata avvocato e quindi critico gastronomico.

Leggere “Il mio Vietnam” è come fare il giro del mondo, saltellando qua e là, perché la protagonista Vi, dopo essere fuggita dal Vietnam ed essersi rifugiata in Canada, ha la possibilità di viaggiare: Brasile, Stati Uniti, Cambogia, Francia, Inghilterra, Cina, Hong Kong, Italia, Giappone… Raccontando la storia di Vi – e di se stessa – con tono brillante e gioviale, “Il mio Vietnam” è una lettura che scorre in fretta.

Vi ricorda con spensieratezza gli anni dell’infanzia, quelli in cui si sentiva “la custode del tempo” semplicemente perché aveva il permesso di voltar pagina al calendario; racconta della fuga, vista con gli occhi di una bambina che non comprende completamente che, forse, non rivedrà più la sua casa. Parla del Canada, dell’accoglienza calorosa riservata ai vietnamiti (la stessa calorosa accoglienza che i canadesi riservarono agli ugandesi, raccontata nel romanzo “Dove l’aria è più dolce” di Tasneem Jamal).

Infine, racconta della sua passione per lo studio e il momento in cui torna in Vietnam, anni dopo la fine della guerra. Il Vietnam che Vi trova non è più il suo Vietnam, è un mondo diverso, ribaltato, nuovo. Un luogo dove la gente non ha dimenticato il calore mortale dei gas usati dagli americani o il sibilo delle pallottole, ma dove si cerca di andare avanti e guardare al futuro; per volontariato, dopo il lavoro, Vi inizia a frequentare un orfanotrofio, un luogo triste ma anche pieno di speranza. Ed è in questo luogo, tra le mura dell’orfanotrofio, che scopre un dettaglio della vita di suo padre, l’unico membro della famiglia a non aver – probabilmente – mai lasciato il Vietnam. Mentre culla un neonato abbandonato o cambia una fasciatura, Vi aspetta.

Aspetta che da quella porta entri una parte del suo passato, quella ancora da chiarire.

Mio padre pensava che la vita fosse giusta nel ricompensare mia madre con la nostra presenza e punire lui con la nostra assenza (…) Forse aveva capito che avevo bisogno di silenzio per sentire di nuovo la sua voce, e di tempo per ripercorrere il cammino fino a lui [Il mio Vietnam, Kim Thúy, trad. Cinzia Poli]

Titolo: Il mio Vietnam
L’Autrice: Kim Thúy
Traduzione: Cinzia Poli
Editore: Nottetempo
Perché leggerlo: perché “Il mio Vietnam” è un libro scorrevole e brillante, che racconta come il destino favorevole possa volgere all’improvviso a sfavore, ma anche che esiste per tutti una seconda possibilità per riscattarsi

(© Riproduzione riservata)

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