Claudio Morandini | Neve, cane, piede

La ricerca di un libro che raccontasse una storia di montagna mi ha condotta al romanzo “Neve, cane, piede” dell’autore valdostano Claudio Morandini (Exòrma edizioni, 138 pagine, 13 euro). Avevo voglia di leggere qualcosa che parlasse delle valli alpine e delle sue genti, ed ecco che questo breve romanzo è arrivato al momento giusto.

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Titolo: Neve, cane, piede

L’Autore: Claudio Morandini è nato ad Aosta nel 1960. Ha pubblicato diversi romanzi e alcuni racconti, comparsi in in antologie e riviste. Collabora con il blog Letteratitudine e riviste letterarie

Editore: Exòrma edizioni

Il mio consiglio: è un romanzo per chi apprezza gli scenari alpini e per chi vuole sentirsi narrare una storia che ha quasi il sapore di una fiaba

La gente immagina che la montagna sotto la neve sia il regno del silenzio. Ma neve e ghiaccio sono creature rumorose, sfrontate, beffarde. Tutto scricchiola, sotto il peso della neve, e sono scricchiolii che tolgono il respiro, perché sembrano preludere allo schianto di un crollo. Gli assestamenti delle masse di neve e di ghiaccio rimbombano a lungo, attraversando la terra sotto i piedi e trasmettendosi all’aria. Le grandi valanghe parlano con boati spaventosi, che riempiono di orrore, e con il sibilo feroce dello spostamento d’aria. Ma anche le semplici slavine tuonano e riecheggiano nei valloni, e quel suono oscilla tra le pareti di roccia ben oltre il cedimento (…) Sono i rumori familiari dell’eterno inverno per Adelmo Farandola, sepolto nella neve. Là sotto, nella baita compressa dai metri di neve, tutto giunge attutito, ma giunge [Neve, cane, piede, Claudio Morandini]

Adelmo Farandola è un uomo anziano e un po’ smemorato, un montanaro dalla testa dura che vive da solo in una baita in quota, durante l’inverno, e in un bivacco ancora più in quota, durante l’estate. Odia essere seccato dagli escurionisti, soprattutto quelli che insistono per chiedergli se vende formaggi o miele; odia le persone del paese, con le quali, purtroppo, si deve confrontare quando scende in valle a far provviste.

… quest’estate sono arrivati tre stupidi con gli zaini. Mi hanno attaccato un bottone che non ti dico. Non ho niente, non ho niente! gli dicevo io. Loro non ci credevano. Volevano entrarmi in casa (…) Ho dovuto prenderli a sassate. Qui i sassi non mancano, per fortuna. Ci sono più sassi che fili d’erba. Gliene ho tirati tanti, ma tanti. Credo di averli pure colpiti.  [Neve, cane, piede, Claudio Morandini]

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Estate: vista di un alpeggio abbandonato salendo verso i Laghi Bellagarda, Parco Nazionale Gran Paradiso (foto: Claudia)

Un giorno, risalendo dal paese, Adelmo incontra un cane, un simpatico meticcio scodinzolante che inizia a seguirlo. Inizialmente cerca di allontanarlo, ma pian piano si affeziona a questo cane; Adelmo Farandola parla e il cane risponde. Trascorrono l’inverno assieme, sepolti dalla neve dell’inverno, tra i tonfi improvvisi delle valanghe e gli scricciolii del ghiaccio. Una volta iniziato il disgelo, dal deposito nevoso di una immensa valanga, tra rami, detriti e neve sporca, spunta un piede. Un piede umano, annerito dal freddo e corroso dall’attrito.

E’ un piede umano, non uno zoccolo, quello che uomo e cane vedono spuntare dalla valanga. Spunta proprio come un germoglio che ha attraversato strati di terra, a fatica e con ostinazione, e ora si schiude all’aria e al sole, per crescere più forte. E’ grigio di terra e livido [Neve, cane, piede, Claudio Morandini]

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Inverno: alpeggi innevati salendo verso il colle del Nivolet, Parco Nazionale Gran Paradiso (foto: Claudia)

In un crescendo di tensione, dove niente è come sembra a causa della pessima memoria di Adelmo Farandola, si arriva in modo rocambolesco al finale che apparentemente lascia più dubbi che risposte.

Nel romanzo “Neve, cane, piede” vi sono delle descrizioni davvero molto poetiche della montagna, di quanto cambia aspetto durante le stagioni; un luogo, in montagna, quasi non lo si riconosce dall’estate all’inverno. Il personaggio di Adelmo Farandola è tratteggiato molto bene: non conosco genti che vivono così isolati oggi, in montagna, ma montanari con la testa dura come quella di Adelmo sì. Quindi Morandini ha creato un personaggio decisamente credibile, seppur esasperando questa voglia incredibile di solitudine.

Il cane è la spalla del protagonista, un cane meticcio, positivo e molto saggio, che aiuta Adelmo Farandola quando ha dei vuoti di memoria, pur cercando a volte di ingannarlo, facendogli credere di aver detto cose che l’uomo non ha mai nemmeno pensato. C’è anche il personaggio del guardacaccia, tratteggiato molto bene, che assomiglia molto ai guardaparchi che conosco io (anche se, quelli che conosco io, parlano molto poco e non sono chiacchieroni come quello del romanzo).

Neve, cane, piede” è un libro che mi è piaciuto perché ha riportato fedelmente descrizioni degli ambienti montani, dei caratteri dei personaggi umani e ho apprezzato anche la saggezza e la furbizia del cane. Il finale aperto che lascia più dubbi che risposte, inizialmente mi ha turbata un po’, ma poi ho trovato la mia interpretazione e tutto è andato al suo posto.

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