Marco Truzzi | Sui confini. Europa, un viaggio sulle frontiere

I reportage che si occupano di approfondire il nostro tempo interessano molto: non conosciamo tutto del mondo che ci circonda, ma possiamo informarci per imparare qualcosa di più. “Sui confini. Europa, un viaggio sulle frontiere” di Marco Truzzi (fotografie di Ivano Di Maria, Exòrma edizioni, 158 pagine, 14.50 €) è uno di quei libri brevi, ma intensi, che aprono gli occhi su situazioni che spesso si tende ad ignorare.

Gli anni seguiti alla caduta del muro di Berlino, nel 1989, sembravano indicare una prospettiva, il riconoscimento dei diritti umani e un’Europa più inclusiva e solidale. Eppure ci troviamo oggi a fronteggiare il ritorno di istanze nazionaliste, protezionistiche, separatiste; intolleranza e spinte xenofobe, divaricazione della forbice nella distribuzione della ricchezza, economia interna a due velocità, crisi dei modelli delle politiche sociali. Cosa succede sulle frontiere? Che significato hanno oggi? Dove sono? E dove siamo noi? Quali fossili culturali si incontrano andando per confini? [Marco Truzzi, Sui confini. Europa, un viaggio sulle frontiere]

Il giornalista Marco Truzzi e il fotografo Ivano Di Maria intraprendono un viaggio attraverso l’Europa alla ricerca di vecchi confini. L’idea di partenza è quella di raccontare, documentare e fotografare gli ex-confini tra gli Stati europei prima dell’avvento di Schengen, ma durante i primi viaggi entrambi si rendono conto che non si può parlare di confini caduti perché stiamo vivendo anni in cui i confini vengono anzi rimarcati in modo violento.

L’autore e il fotografo decidono quindi di viaggiare in Europa scegliendo di raccontare i luoghi dove vengono eretti muri, fili spinati, griglie, dove la polizia grida alla gente di stare indietro, di andarsene, lanciando lacrimogeni e spesso usando la violenza.

Il reportage di Truzzi, accompagnato dalle fotografie di Ivano Di Maria, inizia da Ceuta l’enclave spagnola che si trova in Africa; quanti disperati ogni giorno giungono al confine, ma non per entrare in Spagna, bensì per contrabbandare merci marocchine da vendere sul suolo spagnolo.

Giungono a Basilea, città svizzera dove si intrecciano tre confini nazionali; l’autore e il fotografo proseguono verso il Nord Europa, dalla Danimarca alla Svezia correndo in auto sul ponte dell’Øresund, un ponte che in teoria unisce due nazioni ma in sostanza no, poiché anche in Nord Europa i due italiani scopriranno quanto razzismo si annida tra le genti nordiche.

Quindi attraversano quelli che furono i confini della ex-Jugoslavia, infine fanno tappa a Ventimiglia e poi a Calais e infine a Idomeni, tutti luoghi tristemente noti per gli episodi di chiusura totale dei confini. A Ventimiglia gente accampata sugli scogli; a Calais nella “giungla” fatta di baracche e tende senz’acqua e senza luce; e Idomeni dove i tantissimi bambini giocano nella polvere mentre la polizia greca e quella macedone sparano proiettili di gomma ad altezza d’uomo.

È l’inferno. E in mezzo all’inferno, lì, seduta per terra, con un carrarmato alle spalle, mentre gli altri gridano e scalciano e corrono via e urlano ancora più forte, lì in mezzo una bimba gioca con alcuni rametti. Ivano allunga la mano, ma lei non si muove e lo guarda. Vuole solo giocare. Sono soltanto pochi secondi, che a lui sembrano un’eternità. E in quel tempo sospeso non ci sono più fotografie da fare, un progetto da raccontare, confini da descrivere. C’è solo la voglia di dire adesso ti prendo e ti porto via, lontano da qui, dove ci sono altri giochi da fare, dove ci sono la scuola e un compito e magari un cartone animato da guardare prima di andare a letto [Marco Truzzi, Sui confini. Europa, un viaggio sulle frontiere]

I confini mi hanno sempre affascinata, perché in Europa posso attraversali in modo libero, senza controllo: dalla Grecia all’Estonia, nessuna autoritù mi ha chiesto di esibire i documenti. Questa è sempre stata la mia idea di Europa, un luogo accogliente dove poter girovagare liberamente e imparare frammenti della cultura del Vecchio Continente.

Logicamente, il controllo sugli extraeuropei va fatto, anche se non tutti avranno i documenti, dopo certi viaggi per mare o nel deserto… La soluzione, in ogni caso, non può essere quella di intrappolare, per settimane, mesi o addirittura anni, queste persone in campi profughi come Calais o Idomeni o peggio sugli scogli di Ventimiglia, e le ONG o i civili non possono sobbarcarsi tutte le responsabilità che spetterebbero ai governi europei.

L’autore e il fotografo come ultima tappa si prefiggono una visita ad Auschwitz, uno dei luoghi dove la follia razzista ha generato un vero e proprio inferno in terra. Auschwitz, come altri campi di prigionia e sterminio non solo nazista, dovrebbero semplicemente essere lì per ricordarci gli errori del passato, ma sempre di più al giorno d’oggi si sentono cose del tipo “riapriamo i lager“.

Sono cose che mi inquietano perché significa che il germe dell’odio e del razzismo non si sono estinti, ma sono scintille pronte a prendere fuoco. Inge, la donna svedese incontrata da Marco Truzzi e Ivano Di Maria, ne è un esempio: lei sostiene che la gente dovrebbe semplicemente stare a casa propria. Certo, se si abita in Svezia in una casa calda e con una cospicua pensione perché no?, anch’io starei a casa mia. Diversamente, se non si ha più una casa perché bombardata oppure se i militari hanno ucciso tutta la famiglia o se semplicemente quello che dovrebbe essere il mio Paese non mi rappresenta più. Perché dovrei restare, se non è più casa mia?

La direzione che ha preso l’Europa in questi ultimi anni non è in linea con i propri principi, con le idee originali che hanno permesso la stessa creazione dell’Unione Europea. Se la tendenza non verrà invertita, idee razziste e cruente prenderanno sempre più piede, assieme a populismo di vario genere, e si tenderà a diventare sempre più chiusi e a curare solo il proprio giardino, senza pensare che magari un giorno – in un futuro nemmeno troppo lontano – potremmo essere proprio noi a dovercene andare dal nostro Paese e a subire un’accoglienza tutt’altro che festosa.

Il giorno dopo a Idomeni arrivano quelli di Alba Dorata a far casino. Arrivano in massa da Salonicco. Un tempo, Salonicco si chiamava Tessalonica. San Paolo scrisse ai Tessalonicesi due lettere. La prima è considerata la parte più antica del Nuovo Testamento. Parlava di carità [Marco Truzzi, Sui confini. Europa, un viaggio sulle frontiere]

Titolo: Sui confini. Europa, un viaggio sulle frontiere
L’Autore: Marco Truzzi
Fotografie: Ivano Di Maria
Editore: Exòrma editore
Perché leggerlo: per aprire gli occhi sulla realtà che stiamo vivendo, per farsi un’idea su cosa stia diventando l’Europa e su cosa potremmo fare noi per invertire questa tendenza

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Gianluca Serra | Salam è tornata

Ho una formazione scientifica, così quando tra la moltitudine di libri che vengono pubblicati ne trovo uno che parla di scienze naturali lo leggo sempre volentieri. “Salam è tornata” di Gianluca Serra (Exòrma edizioni, 238 pagine 15.90 €) narra la vicenda legata alla scoperta di una colonia di ibis eremita in prossimità delle rovine di Palmira, ma è anche un’interessante riflessione sulla Siria e i cambiamenti climatici, sul nostro ruolo a proposito della conservazione della natura e sulle scelte che in futuro saremo costretti a prendere.

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Titolo: Salam è tornata

L’Autore: Gianluca Serra è biologo e ricercatore. Ha condotto ricerche e partecipato a progetti dapprima in Italia e poi nel resto del mondo. Ha vissuto diviso tra la Siria e l’Italia per dieci anni per studiare i voli migratori dell’ibis eremita per conto delle Nazioni Unite. Allo scoppio della guerra civile siriana si è trasferito in Polinesia per studiare il manumea, un uccello tropicale incapace di volare

Editore: Exòrma edizioni

Il mio consiglio: “Salam è tornata” è un libro per chi è curioso di conoscere meglio la natura che ci circonda, per chi vuole immaginare com’era la Siria prima della guerra e per chi si pone delle domande sul futuro del pianeta Terra

Catturammo, incolume, il primo ibis. Una bellissima femmina che chiamammo Salam. Nelle settimane successive catturammo altri due adulti: una femmina, Zenobia (la leggendaria regina di Palmira), e un imponente maschio che battezzammo col nome di Sultan. Il marcaggio dei tre volatili con i trasmettitori satellitari, dentro la tenda, fu magistralmente eseguito a tempo di record da parte di Lubo (…) A quel punto non dovevamo aspettare altro che l’inizio della migrazione, ormai prossima. Non stavo nella pelle. La rotta migratoria di questi animali era sempre rimasta un grande mistero dell’ornitologia mediorientale. Per la prima volta eravamo sul punto di svelarlo [Gianluca Serra, Salam è tornata ]

Quando l’ornitologo Gianluca Serra arriva per la prima volta in Siria, ne resta affascinato: i palazzi nuovi nascono e crescono insensatamente come funghi, a dispetto di qualsiasi piano regolatore; i soldati frontalieri sono armati ma indossano le ciabatte; il divario sociale è abissale, si va dal lusso più sfrenato alla povertà assoluta; Damasco, la capitale, è una città caotica e invivibile. Però, Palmira è bellissima. Il deserto è magnifico, con quel buio totale e un infinito numero di stelle.

E’ il 2001 e la Siria esce da una lunga dittatura ma quella che ora si definisce ‘repubblica’ in realtà non lo è. Gianluca Serra non è interessato alla politica (anche se con i politici, quasi sempre corrotti e incompetenti, avrà a che fare), ma è a capo di un progetto per la conservazione dell’avifauna del deserto siriano e non lontano dall’antica città di Palmira fa una scoperta incredibile, grazie alle informazioni degli abitanti del luogo: trova una colonia di ibis eremiti uccelli già sacri agli egizi che dal Medio Oriente si credevano assenti dagli Anni Trenta.

Gianluca Serra avvia il progetto di studio degli ibis, in particolare è interessato alla loro rotta migratoria: gli ibis vivono in Siria solo una parte dell’anno, poi volano verso sud. Non senza difficoltà, Gianluca Serra assieme ai suoi collaboratori riesce a marcare tre esemplari – Salam, Zenobia e Sultan – e, con grande emozione, a scoprire il luogo dove gli ibs vanno a trascorrere la seconda metà dell’anno: sorvolano la penisola arabica e giungono in Etiopia, attraversando in volo il Golfo di Aden.

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Ibis eremita (fonte: Rapha Hell, Wikipedia CC BY-SA 3.0)

Sulle falesie a nord di Palmira, gli ibis usavano sempre le stesse nicchie per nidificare. Ma anche in Etiopia si piazzavano ogni anno sullo stesso albero di eucalipto come posatoio per notte (…) Per tre anni di seguito abbiamo osservato questi intrepidi volatili scegliere immancabilmente sempre lo stesso albero. Più che migrare tra Siria ed Etiopia, sarebbe stato più appropriato dire che si spostavano due volte l’anno tra un albero specifico dell’acrocoro etiopico, proprio quello, e la nicchia di una falesia del deserto palmiriano, separati da tremiladuecento chilometri. Attraversando, per ben due volte, una decina di paesi tra i più problematici del mondo [Gianluca Serra, Salam è tornata ]

Salam è tornata” è un libro scritto in modo scorrevole e con un linguaggio divulgativo comprensibile anche a chi non è esperto di scienze naturali, avifauna o migrazioni. La storia di Salam, Zenobia e Sultan – rappresentanti degli ibis eremiti – si lega in modo indissolubile e drammatico con le vicende storiche della Siria: Gianluca Serra, infatti, parla anche del contesto storico siriano, dell’apparente fine della dittatura del generale Hafiz al-Assad, di come si è arrivati alla finta repubblica del maresciallo Bashar al-Assad, fino alle gravi instabilità che hanno portato alla guerra civile che conosciamo tutti.

Il ritratto della Siria fatto da Serra è un mosaico di contrasti, di situazioni sull’orlo del baratro: la ricchezza non equamente distribuita, palazzi lussuosi contro baracche di lamiera, l’informazione controllata, la classe politica corrotta, le crudeltà contro gli oppositori politici, la mukhabarat ovvero la polizia siriana che non va per i sottile e lo spettro della dittatura mai scomparsa del tutto.

Il messaggio contenuto in queste pagine è molto forte: la conservazione dell’ambiente è necessaria e fondamentale, per non generare disparità e portare un Paese sull’orlo della guerra, come il caso della Siria. Ogni ambiente naturale è il risultato di un equilibrio preciso e delicatissimo, di un’evoluzione che dura da milioni di anni e oggi una sola specie – Homo sapiens – è la maggior responsabile di una grande quantità di estinzioni.

Oltre alle estinzioni, già di per sé drammatiche, la modificazione dell’ambiente naturale può provocare conflitti e tensioni sociali: i disordini sociali nati nel 2011 in Siria, repressi nel sangue e poi sfociati nella guerra civile (2011 – oggi), sono dovuti all’insensato sovrasfruttamento delle risorse naturali (pascoli, acqua, terreni) e alla desertificazione con conseguente crisi ecologica.

La desertificazione ha distrutto i fertili pascoli delle pianure lungo l’Eufrate e i pastori nomadi sono dovuti andare nelle città, per sopravvivere, diventando stanziali. Qui, relegati ai margini, hanno vissuto in grave povertà e disagio, sfociato appunto nelle rivolte che vedevano come modello gli altri Paesi investiti dalle “Primavere arabe”.

Non è semplice, ma la rotta è invertibile. E’ possibile cambiare, fermarsi e anteporre al lucro il benessere dell’ambiente. Se non si inverirà questa tendenza, i nostri pronipoti dovranno risolvere problemi molto seri e prendere decisioni importanti. Sempre più specie animali e vegetali spariranno prima di essere scoperte e classificate, sempre più persone vivranno in povertà estrema e gli ibis eremiti non torneranno nelle loro amate falesie presso Palmira.

Librinpillole: le letture di luglio

Librinpillole è la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

Il giro del mondo attraverso i libri_luglio

Le letture di luglio!

Il mese di luglio, nonostante i suoi trentun giorni, è trascorso in fretta. Complice il bel tempo ho avuto modo di ritornare in pista con la mountain bike e sono riuscita a portare a termine l’obiettivo che mi ero prefissata: quello di non comprare più libri almeno per un mese. E’ infatti dal 24 giugno che non acquisto più nuovi libri.

Ora con agosto diventerà difficile mantenere il proposito, perché tra qualche giorno andrò alla Fiera del Libro di Fenestrelle (TO) e so già che i ghiotti sconti mi tenteranno parecchio.

Le letture di luglio mi hanno portato parecchie sorprese e sono più che soddisfatta; ho iniziato a leggere le bellissime graphic novel di Bao Pubblishing, e questo mese ne ho lette ben due. E non ho nessuna intenzione di smettere di leggerle, anzi, credo che prima o poi utilizzerò il buono che mi hanno regalato proprio per acquistare nuovi fumetti Bao.

Passando alle mie letture, sei libri e due graphic novel, ecco cos’ho letto:

Da quassù la Terra è bellissima di Toni Bruno (Bao Pubblishing): la graphic novel di Toni Bruno è composta da poco più di duecento pagine di bellissime tavole, con disegni dall’inquadratura prettamente cinematografica e atmosfere ben ricostruite, tanto da dare la sensazione al lettore di essere davvero tornato indietro nel tempo, catapultato in una storia originale ma non così inverosimile.

Come ti scopro l’America di Emanuela Crosetti (Exorma edizioni): io ho adorato questo libro, in ogni sua singola parola e lo consiglio a chi ama l’America più vera, quella lontana dalle scintillanti luci di New York; gli spazi fatti solo di cielo infinito; i viaggi on the road, pieni di imprevisti e di emozione; le curiosità legate alla storia americana e per chi a volte prova la seducente nostalgia per luoghi che non ha mai vissuto.

Sul mare. Racconti di sole e di vento di Autori Vari (Lindau): è una bella e suggestiva raccolta di racconti che include classici contemporanei; consigliato a chi ama il mare in ogni sua forma, anche quando è burrascoso, a chi vuole sognare ad occhi aperti i ricordi che ha vissuto e custodisce con gelosia.

Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati di Davide Bacchilega (Las Vegas Edizioni): è uno dei gialli più coinvolgenti e incalzanti che ho letto negli ultimi tempi. Procuratevelo se amate il genere giallo e se siete affascinati all’idea di una Romagna nebbiosa, umida e fredda, senza gente abbronzata in spiaggia e discoteche aperte tutta la notte, ma piena di crimini e criminali.

Freezer di Veronica “Veci” Carratello (Bao Publishing): è una graphic novel che racconta la storia di una famiglia assolutamente fuori dal comune e l’avventura che si intraprende nel diventare adulti; una vicenda divertente e coinvolgente, disegnata in modo impeccabile e simpatico.

Il tramonto birmano. La mia vita da principessa shan di Inge Sargent (add editore): è un ottimo romanzo per avvicinarsi alla cultura birmana e shan, per scoprire la storia di un popolo oppresso da un regime autoritario, che non ha mai perso la speranza di un futuro migliore.

Scende la notte tropicale di Manuel Puig (Sellerio): è un libro bellissimo permeato di nostalgia, quella nostalgia di eventi sia belli che brutti che hanno caratterizzato le nostre vite. E’ una storia, all’apparenza semplice, di due anziane sorelle argentine, è la dolcezza di una notte calda e tropicale, di un tramonto in riva al mare.

Le cose che restano di Jenny Offill (NN Editore): per chi ama le notti stellate che mettono nostalgia, per chi crede nelle storie anche se sono un po’ inverosimili; chi ama le scienze perché hanno (quasi) una risposta per tutto, e chi ama i romanzi con i protagonisti così perfetti da sembrare veri.

Il mese di agosto lo trascorrerò quasi tutto in Piemonte, perché per le vacanze estive partitò a fine mese. Agosto è un mese che amo e odio allo stesso tempo: rallentare il ritmo è giusto, però dove vivo io è proprio una moria… vedere negozi e attività chiuse un po’ di tristezza me la mette, ecco.

Per fortuna ho i libri, la mountain bike e i miei sogni: mi nutro soprattutto di questi ultimi, mentre attendo che agosto lasci il posto a settembre, il mio mese preferito; andrò in vacanza, perché io il mare a settembre lo adoro; si ritornerà alla normalità, usciranno libri che attendo con trepidazione e inizierò a sognare il mio prossimo viaggio che – senza anticipare nulla per scaramanzia – mi porterà in un luogo (o forse due!) che desidero visitare da sempre!

E voi, avete partecipato a qualche evento letterario, fiera del libro o presentazione questo mese? Quali libri avete letto a luglio e quali vi porterete in vacanza? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

(© Riproduzione riservata)

Emanuela Crosetti | Come ti scopro l’America

Parlare di libri bellissimi non è mai facile, si rischia sempre di non riuscire a trasmettere quello si è provato leggendo. Oggi descrivo le emozioni scaturite dalla lettura di “Come ti scopro l’America” di Emanuela Crosetti (Exòrma, 360 pagine, 17,50 €), cercando di trasmettere quel sentimento che mi ha accompagnato dall’inizio sino alla fine: la nostalgia per luoghi che non ho mai visto e situazioni che non ho mai vissuto.

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Titolo: Come ti scopro l’America. Da Saint Louis al Pacifico con i leggendari Lewis e Clark

L’Autrice: Emanuela Crosetti è fotografa e giornalista. Collabora con diverse riviste nazionali e alla realizzazione di fotografie per biografie e libri. Ha condotto molte interviste a personaggi dello spettacolo e ha esposto alla Mostra del Cinema di Venezia e allo Jesolo Music Festival

Editore: Exòrma edizioni

Il mio consiglio: io ho adorato questo libro, in ogni sua singola parola e lo consiglio a chi ama l’America più vera, quella lontana dalle scintillanti luci di New York; gli spazi fatti solo di cielo infinito; i viaggi on the road, pieni di imprevisti e di emozione; le curiosità legate alla storia americana e per chi a volte prova la seducente nostalgia per luoghi che non ha mai vissuto

Avevo conosciuto Lewis e Clark tra i banchi universitari, seduti con le divise abbottonate, i cappelli di pelliccia e gli stivali ancora imbrattati dal fango capriccioso del Missouri. Meriwether Lewis era nato a Charlottesville, Virginia, nel 1774 (…) William Clark, classe 1770, anch’egli originario della Virginia, aveva conosciuto Lewis mentre prestavano servizio nell’esercito americano (…) Durante le lezioni di Storia quei due fantasmi se ne stavano lì, muti e accorti, perduti nel mare di parole che risaccava tra date rigide e nomi consunti, tra scalpitanti congetture e racconti che, imbolsiti dal loro essere continuamente narrati,avrebbero ubriacato anche un sordo. Si parlava d’America. Ma io l’America la volevo scoprire dentro le parole degli stessi americani, quelle che ti arrivano senza domande, incapaci di prendersi sul serio; quelle abbandonate sui banconi appiccicaticci di qualche diner o scivolate durante un interminabile e sperduto pieno di benzina. Martedì 9 settembre 2014, alle 10.20 di una mattina quasi autunnale, mi imbarco sul volo UA18L per New York diretta a Saint Louis. [Emanuela Crosetti, Come ti scopro l’America]

Meriwether Lewis e William Clark sono stati due giovani esploratori americani che, su ordine del presidente Thomas Jefferson, si avventurarono attraverso regioni selvagge alla ricerca del passaggio a Nord-Ovest. Un viaggio, il loro, che ha tutto il sapore di una leggenda. Duecento anni dopo, la giornalista e fotografa Emanuela Crosetti, affascinata dalle figure dei pionieri americani, decide di partire alla volta degli Stati Uniti per ripercorrere quel viaggio leggendario e pronta a vivere l’America più vera.

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Lewis e Clark (fonte: © Emanuela Crosetti http://www.georgewonderwall.co.uk)

Le vie turistiche non passano da questi luoghi, gli stranieri non hanno alcun interesse ad attraversarli, tanto meno a sostarvi. Eppure proprio qui si nasconde l’America che cerco, quella che non ha bisogno di piacere ma di tirare avanti; quella che non vuole complimenti ma parole; quella che si lascia vivere semplicemente per quello che è. Libera. [Emanuela Crosetti, Come ti scopro l’America]

Il presidente Jefferson aveva chiesto a Lewis e Clark di documentare ogni tappa del loro viaggio ed Emanuela ha con sé i diari dei due esploratori; la giornalista può fedelmente seguire le tracce dei pionieri attraversando città e paesi completamente sconosciuti ai turisti (e abitati da persone che si stupiscono di vedere una viaggiatrice italiana, da sola per giunta, in quelle zone).

Il viaggio di Emanuela inizia da Saint Louis, nello stato del Missouri, e segue buona parte del corso dell’omonimo fiume attraverso diversi stati americani: Missouri, Nebraska, Iowa, South Dakota, North Dakota, Montana, Idaho, Washington e Oregon.

Emanuela viaggia sola, mentre Lewis e Clark avevano al seguito una Compagnia ben equipaggiata, pronti a tutto per superare condizioni climatiche avverse, capaci a marciare per giorni e giorni o in grado di navigare sulle tumultuose acque del fiume Columbia. I due pionieri avevano avuto contatti con molte tribù indiane, alcune ostili altre molto disponibili a fornire loro guide locali, cavalli e rifornimenti. La shoshona Sacajawea, appena quindicenne e incinta di sei mesi, è forse l’indiana più conosciuta che guidò per un lungo tratto Lewis e Clark.

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Miles City, Montana (fonte: © Emanuela Crosetti http://www.georgewonderwall.co.uk)

Emanuela guida per miglia e miglia, osservando come cambia il paesaggio americano dagli stati centrali a quelli pacifici. Incontra personaggi originali, strani, buffi, ma spesso socievoli. Come il vecchio Francis, veterano della Seconda Guerra Mondiale, che una notte in un caffè racconta episodi legati al conflitto che ha combattuto in Europa; come la dolcissima Donna proprietaria di un bed and breakfast che si premura di far trovare a Emanuella una coperta sulla veranda e degli appunti per proseguire il viaggio sulle orme di Lewis e Clark; o ancora come Maggie, proprietaria di un motel che si sveglia all’alba per prepararle ogni ben di Dio per colazione.

L’America dell’Ovest è anche ricca di cliché, ciò che mi sono sempre immaginata con una romantica nostalgia pur non essendoci mai stata: i motel lungo le strade, quelli con le camere dalla moquette usurata che puzzano di ferrovia; i market aperti giorno e notte; i cookies giganti e gli hamburger giganti di carne di bisonte; le strade dritte per centinaia di miglia; i paesi grigi e fumosi, dove ogni quartiere è identico e perdersi è un gioco da ragazzi; le fattorie isolate in mezzo al nulla; i cimiteri abbandonati; le automobili dalla cilindrata pazzesca che hanno bisogno di continui rifornimenti.

South Dakota: vastità rude. È il nulla sbaragliato sotto abissi di luce dove un’auto che passa è un miraggio e le indicazioni sui cartelli stradali resistono nello spazio più muto e spietato. Un territorio che non riconosce l’autorità dei confini, l’intermittenza dei transiti, la separazione del qui e dell’oltre. Ogni cosa è uguale a sé stessa e si ripete nell’infinito della propria monotonia. Potrei indovinare il luogo che mi attende fra chilometri semplicemente guardando poco oltre la punta delle mie scarpe. [Emanuela Crosetti, Come ti scopro l’America]

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Whitehall (fonte: © Emanuela Crosetti http://www.georgewonderwall.co.uk)

Intervallando i frammenti dei diari dei pionieri Emanuela racconta le emozioni del suo viaggio e le persone che incontra, paragonando le sue disavventure e le sue piccole vittorie a quelle vissute da Lewis e Clark. Con una scrittura fluida e con notevole capacità di trasportare il lettore altrove, la Crosetti descrive curiosità sulla storia americana, aneddoti legati ai luoghi che attraversa in un continuo e avanti e indietro nel tempo, senza dimenticare la musica: alla fine del libro c’è una perfetta colonna sonora per ripercorrere (o sognare) le avventure descritte.

Pur avendolo sospettato sin dall’inizio, c’è un punto preciso in cui ho capito che questo libro sarebbe diventato uno dei miei reportage di viaggio preferiti: il momento più emozionante, per me, è quando Emanuela nel 2014 e Lewis e Clark nel 1805 raggiungono il Continental Divide al Saint Joseph Pass, nel Montana.

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Continental Divide al Saint Joseph Pass, Montana (fonte: © Emanuela Crosetti http://www.georgewonderwall.co.uk)

Qui, sulla linea immaginaria in bilico tra l’Est e l’Ovest, qualcosa sta mutando registro: gli odori nell’aria, l’intensità del vento, il suono delle foglie, il colore della terra, la visibilità dell’orizzonte, la pendenza della montagna, addirittura la percezione di me stessa. Il confine che, dall’Alaska al Cile, divide il bacino idrografico dell’Atlantico da quello del Pacifico, non è solo un concetto ideale e un limite fisico ma un modo di pensare. Tutto ciò che fino a poco fa era lieve, smisurato, lontano e ocra è diventato all’improvviso ripido, contenuto, vicino e smeraldo. Le strade dritte si sono fatte curve. Le montagne calve, ora si ammantano di pinete fitte. Anche il cielo vira dal cobalto al celeste, e le nuvole che stamattina sembravano torri spumose adesso somigliano a sottili foulard. Mentre varco questa linea di demarcazione, ho l’impressione di superare un punto di non ritorno. Tutto ciò che ho visto e che ricordo si allontana vertiginosamente come un’immagine vista da un cannocchiale rovesciato [Emanuela Crosetti, Come ti scopro l’America]

Di solito, quando decido di raggiungere un luogo, non vedo l’ora di arrivare e godermi la meta; ma sono avventure come queste raccontate in “Come ti scopro l’America” a farmi capire che è il viaggio di per sé a meritarsi di essere vissuto, perché è senza dubbio la parte più importante del nostro cammino. E infine sì, lo ammetto: leggendo l’aneddoto sulla promozione di William Clark da luogotenente a capitano e assaporando la poesia del’ultimo frammento tratto dal diario del capitano Clark mi sono commossa tantissimo.

Gli indiani sono usciti e si sono messi a fumare con me. Hanno detto che veniamo dalle nuvole e che non siamo uomini. Clark, 19 ottobre 1805

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Cannon beach, Oregon (foto: © Emanuela Crosetti http://www.georgewonderwall.co.uk)

(© Riproduzione riservata)

Consigli di lettura: 10 libri da mettere in valigia quest’estate

Buongiorno lettrici e lettori! Si avvicinano il periodo estivo e le agognate vacanze; per molti l’estate rappresenta un momento in cui si legge di più, per questo ho deciso di rispolverare la rubrica Consigli di lettura e di suggerire 10 libri da portare in vacanza con voi quest’estate.

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Ho scelto libri che ho apprezzato e ho cercato di abbinarli a quella che credo possa essere la vacanza perfetta per quel preciso tipo di lettura. Non mancherà di ironia, in questo articolo, ma è giusto così: a prendersi troppo sul serio si diventa noiosi! Quindi, quando inizierete a preparare la valigia o lo zaino per le vacanze di quest’anno, ritagliate un pochetto di spazio per farci stare ancora un libro.

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Cop_NEVE_CANE1Il consiglio: Neve, cane, piede di Claudio Morandini (Exòrma edizioni)

La trama: Il romanzo è ambientato in un vallone isolato delle Alpi. Vi si aggira un vecchio scontroso e smemorato, Adelmo Farandola, che la solitudine ha reso allucinato: accanto a lui, un cane petulante e chiacchierone che gli fa da spalla comica, qualche altro animale, un giovane guardiacaccia che si preoccupa per lui, poco altro.

La vacanza: Il romanzo di Morandini è perfetto per essere letto in montagna. Che siano le nostre Alpi, Dolomiti, Appennini o l’Europa, questa lettura che parla di monti e di vita in quota è ideale per chi sceglierà di andare in vacanza tra le montagne, i paesini e i laghi alpini. Con buone probabilità scoprirete che i montanari hanno davvero la testa dura come Adelmo, il protagonista del libro.

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Parlami-damore_primawebIl consiglio: Parlami d’amore di Pedro Lemebel (marcos y marcos)

La trama: Pedro Lemebel ha sempre amato cantare canzoni come questa, vibranti di sentimento; si sentiva una persona semplice, vicina a prostitute e operai, vicina a chi resiste e vive al margine. E parlano d’amore le ultime cronache che ha scritto, di un amore sorridente e sconfinato per la bellezza annidata ovunque, per la giustizia calpestata, per questo mondo pieno di ipocrisie, menzogne e formidabili atti di coraggio. Amore per tutti noi, a cui ha consegnato la sua testimonianza appassionata, il suo invito a vivere fino in fondo, a credere e lottare. E a parlare d’amore.

La vacanza: La raccolta delle cronache piumate di Pedro Lemebel, autore cileno scomparso prematuramente, è perfetta per chi andrà in vacanza in Sudamerica o per chi sogna di andarci, poiché le atmosfere descritte dall’autore cileno sono tanto affascinanti quanto coinvolgenti. Le croncache attraversano il Sudamerica e non solo, troverete sicuramente quella che vi colpirà di più.

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Cover-Sanctuary-Line_image_ini_620x465_downonlyIl consiglio: Sanctuary Line di Jane Urquhart (Nutrimenti)

La trama: Chiamata a lavorare in un centro di ricerca per studiare la migrazione delle farfalle monarca, l’entomologa Liz Crane si trasferisce a vivere nella fattoria in riva al lago Erie dove ha trascorso le estati della sua infanzia. Il luogo, un tempo affollato da zii e cugini, e dai lavoratori che giungevano annualmente dal Messico per la raccolta, ormai è caduto in rovina. Osservando attorno a sé i resti di un mondo scomparso, la donna ripercorre con la memoria quel passato luminoso – i giochi di bambini, le nuotate al lago, le leggende e le poesie, le barchette di carta liberate in acqua. E poi, a segnare la fine della stagione estiva, l’albero che avvampa di farfalle. Ma a gettare un’ombra sui ricordi è lo spettro di ciò che avvenne dopo, la successione di eventi che, come un cataclisma, hanno sconvolto un equilibrio apparentemente immutabile. Una trama di perdite e assenze, che s’intrecciano in una vicenda densa di simbologie.

La vacanza: Il romanzo della canadese Jane Urquhart è per la maggior parte ambientato nella regione dei Grandi Laghi al confine tra Canada e Stati Uniti. E’ la lettura perfetta per chi trascorrerà le vacanze in una località lacustre, magari con la propria famiglia (possibilmente piena di segreti, rancori e non detti) o con i cugini che vedete una volta all’anno.

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copDLSDCIl consiglio: Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero di Cristina Brondoni (Las Vegas edizioni)

La trama: Si fa presto ad ammazzare un personaggio. Nei libri, nei film e nelle serie TV ci troviamo spesso di fronte a scene del crimine, assassini, morti ammazzati, incidenti, suicidi e infallibili detective che riescono a risolvere i casi più complessi grazie al loro intuito o alla loro intelligenza fuori dal comune. Tutto ciò ci fa pensare che nei casi reali di cronaca nera vengano mandate a indagare persone incompetenti o quantomeno sprovvedute. Analizzando però la fiction con gli occhi esperti di una criminologa, ci si accorge che se certe volte gli scrittori e gli sceneggiatori precorrono metodi e tecniche di indagine, spesso fanno agire i loro personaggi senza tenere conto di cosa succede nella realtà sulla scena del crimine. Perché morire può essere molto semplice, ma scoprire come e perché è una faccenda decisamente più complicata.

La vacanza: Il diventente saggio della criminologa Cristina Brondoni è la lettura ideale per chi trascorrerà le vacanze sui nostri litorali italiani, dividendosi tra un bagno e un ghiacciolo sotto l’ombrellone. A Jesolo è probabile che vi verrà assegnato dal destino un vicino di sdraio particolarmente odioso: il libro di Cristina Brondoni potrà suggerirvi il delitto (quasi) perfetto per porre rimedio alla malasorte.

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9788862431828_0_500_0_75Il consiglio: Vladivostok. Nevi e monsoni di Cédric Gras (Voland)

La trama: L’iniziale disappunto non riesce però a smorzare l’entusiasmo che guida il giovane francese nella conoscenza paziente dell’Estremo Oriente russo e dei suoi abitanti. Con stile vivace e annotazioni divertenti, Gras descrive – al ritmo delle stagioni, delle nevi e dei monsoni – la geografia di questo remoto e quasi favoloso angolo della terra e le sue relazioni con il resto del mondo. Lungi dall’essere un racconto di viaggio in senso tradizionale, “Vladivostok” è il ritratto onesto e affettuoso di una città in bilico tra Russia e Asia, capace di esercitare un grosso fascino sull’autore e di minare i suoi pregiudizi “occidentali”.

La vacanza: Il bellissimo e suggestivo libro del geografo Cédric Gras è ideale per chi intraprenderà un lungo viaggio in treno per raggiungere la meta delle sue vacanze. Che sia il mare, o la montagna, o una bella capitale europea, l’importante sarà leggerlo mentre siete cullati dal treno. Se poi andrete in vacanza in Russia, precisamente a Vladivostok, allora è il vostro libro.

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14883c583d22d4c818ec33fbe725c9d2_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyIl consiglio: Viaggio in Urewera di Katherine Mansfield (Adelphi)

La trama: In un taccuino riempito da Katherine Mansfield a diciannove anni, durante un viaggio fra i Maori, la materia fantastica di cui saranno fatti i suoi racconti neozelandesi. 

La vacanza: La scrittrice neozelandese Katherine Mansfield racconta in questo brevissimo reportage il suo rocambolesco viaggio nella terra dei Maori. Questo è il libro ideale per chi ama viaggiare soprattutto con la fantasia, un breve racconto per farsi suggestionare e affascinare dalle descrizioni di una terra perfettamente agli antipodi dell’Italia (se poi ci va davvero, tanta invidia per voi!)

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indexIl consiglio: Benedizione di Kent Haruf (NN editore)

La trama: Nella cittadina di Holt, in Colorado, Dad Lewis affronta la sua ultima estate: la moglie Mary e la figlia Lorraine gli sono amorevolmente accanto, mentre gli amici si alternano nel dare omaggio a una figura rispettata della comunità. Ma nel passato di Dad si nascondono fantasmi: il figlio Frank, che è fuggito di casa per mai più tornare, e il commesso del negozio di ferramenta, che aveva tradito la sua fiducia. Nella casa accanto, una ragazzina orfana viene a vivere dalla nonna, e in paese arriva il reverendo Lyle, che predica con passione la verità e la non violenza e porta con sé un segreto. Nella piccola e solida comunità abituata a espellere da sé tutto ciò che non è conforme, Dad non sarà l’unico a dover fare i conti con la vera natura del rimpianto, della vergogna, della dignità e dell’amore.

La vacanza: La cittadina di Holt dove Haruf ambienta il suo romanzo Benedizione (e l’intera Trilogia della Pianura) non esiste, per cui sarà impossibile per voi andarci in vacanza. Ma questo è il romanzo che più di ogni altro deve essere letto prima o durante un viaggio negli Stati Uniti (magari proprio nell’Ovest descritto da Haruf) oppure per chi ama in modo sconfinato l’America pur essendo in vacanza a Varigotti.

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indexIl consiglio: L’arte di collezionare mosche di Fredrik Sjöberg (Iperborea)

La trama: «Nessuna persona sensata si interessa alle mosche», e soprattutto, ahimè, non le ragazze. Ma sono questi screditati insetti ad aver cambiato la vita di Fredrik Sjöberg, o meglio, la curiosa famiglia dei sirfidi, che abbondano nell’idilliaca isoletta svedese dove si è trasferito e di cui è uno dei maggiori esperti e collezionisti. E sono loro il suo ironico punto di partenza per osservare la vita da un’altra ottica, l’alfabeto di una lingua nuova per leggere il paesaggio, e forse il mondo. 

La vacanza: Lo svedese Fredrik Sjöberg è entomologo e collezionista di insetti, ha scritto questo libro stupendo e perfetto per chi sceglierà una vacanza a contatto con la natura, nei parchi o riserve, magari in bungalow oppure in tenda. Non è necessario essere in vacanza su un’isola svedese e inseguire insetti con un retino rischiando di essere scambiato per un pazzo, però è chiaro che sarebbe un valore aggiunto per rendere davvero ideale il libro in vacanza.

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china_girlIl consiglio: My Little China Girl di Giuseppe Culicchia (ETD)

La trama: Perché non c’è Paese più imperscrutabile della Cina. E non c’è Paese da cui dipendiamo di più, come dimostrano le recenti vicende borsistiche. Comprendere la Cina sarà – anzi: già è – indispensabile. Giuseppe Culicchia ci ha provato a modo suo e nel modo di Allacarta, la collana di EDT che invia gli scrittori italiani in giro per il mondo per capirlo attraverso uno degli ingredienti fondamentali di ogni cultura: la cucina.

La vacanza: Lo dice il titolo, è il libro ideale per chi andrà in Cina oppure sogna di visitarla. Leggendo il buffo reportage di Giuseppe Culicchia emergono tutte le contraddizioni della Cina moderna; Culicchia consiglia anche alberghi, cose da fare e cose da (non) mangiare, per cui potrebbe essere discriminante per decidere se visitare o meno il gigante asiatico. Se a sentir parlare di scorpioni caramellati vi prende il panico ma siete già su un aereo della Air China… troppo tardi! Ma vi divertirete ugualmente, tranquilli!

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indexIl consiglio: Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame di James De Mille (marcos y marcos)

La trama: C’è bonaccia tra le Canarie e Madeira, il Falcon non può navigare. Lord Featherstone e i suoi amici, giocando con le barchette di carta sull’acqua trasparente, trovano un misterioso cilindro metallico, incrostato di conchiglie. Misterioso è anche il contenuto: un manoscritto affidato alle onde da Adam More, naufrago in una terra sconosciuta, oltre i confini del mondo. In attesa che il vento torni a gonfiare le vele, i quattro amici, a turno, cullati dal mare, leggono ad alta voce la sua storia.

La vacanza: Il classico dello scrittore canadese è senza dubbio l’ottimo romanzo per chi vivrà una vacanza all’insegna dell’avventura e dell’imprevisto; tempeste, naufragio su un’isola deserta (o apparentemente deserta), autoctoni bellicosi, insomma ce n’è davvero per tutti i gusti. Ideale per chi visiterà le Isole Canarie, va anche bene per chi resterà ad Alluvioni Cambiò (in provincia di Alessandria, n.d.r.) dove l’unico imprevisto sarà quello di restare senza ghiaccio per l’aperitivo.

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Questi sono i miei consigli di lettura per l’estate, libri che in un modo o nell’altro ho amato e mi hanno divertita. Ora aspetto i vostri consigli per me: cosa mi suggerite di leggere quest’estate? Se vi va, scrivetemi quali sono i libri che amate e che più sono adatti al periodo estivo e vacanziero. Alla prossima

(© RIPRODUZIONE RISERVATA)

Librinpillole: le letture di maggio

Librinpillole è la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Le letture di maggio!

Il mese di maggio è praticamente volato: grandi protagonisti sono stati le belle letture, il Salone del Libro di Torino, il quinto appuntamento di Una valigia di libri – Viaggio in Nord America e Canada e il viaggio a Bologna per andare a vedere l’emozionantissima mostra di Edward Hopper ospitata a Palazzo Fava (della quale presto vi parlerò qui sul blog!).

Al Salone del Libro ho incontrato molte persone che avevo solo sentito via mail, ho conosciuto editori nuovi dei quali presto vi parlerò e ho portato a casa un bel po’ di libri che ora sono impilati con gli arrivi di maggio e che non vedono l’ora di essere letti

Il quinto appuntamento di Una valigia di libri – Viaggio in Nord America e Canada, creato da Elisa La lettrice rampante e me, grazie all’ospitalità della libraia Stefania della Libreria Sulla Parola a Caluso (TO) ha portato noi lettori e lettrici in Nord America: la partecipazione è stata buona e sono arrivati davvero tantissimi consigli di lettura, sia fisicamente che on line. Il prossimo viaggio, e purtroppo ultimo della rassegna, sarà il 18 giugno e andremo a scoprire le letterature dell’Africa e dell’Oceania: insomma, una bella sfida.

Del viaggio a Bologna ne parlerò presto: ho scaricato le foto che ho scattato, devo ancora rileggere i frettolosi appunti di viaggio e finalmente sarò pronta per parlarvi di questa bella città e soprattutto della mostra del famoso pittore americano.

Passando alle letture, ecco i libri che ho letto questo mese con i relativi consigli ed emozioni:

E adesso? di A Yi (Metropoli d’Asia, 112 pagine, 10 euro) è la storia di un giovane ragazzo cinese che per noia decide di commettere un crimine abominevole ed efferato. E’ un romanzo decisamente inquietante, una sorta di discesa negli inferi nella mente di uno psicopatico e sociopatico. Non lo consiglierei proprio a tutti.

Andarsene di Rodrigo Hasbún (SUR edizioni, 120 pagine, 15 euro) è senza dubbio il romanzo più bello letto questo mese. Il giovane scrittore boliviano ci racconta la storia della famiglia Erlt, in particolare di Monika Erlt, la donna che giustiziò colui che aveva tagliato le mani a Ernesto Che Guevara. Spiegarvi tutte le emozioni scaturite durante la lettura è difficile, per cui non posso che consigliarlo caldamente.

Canto della pianura di Kent Haruf (NN editore, 303 pagine,18 euro) è un romanzo per chi è già stato a Holt, sarà come tornare a casa; ma anche per chi non c’è mai stato, dato che son certa che si innamorerà di questo paese delle pianure del Colorado e delle persone che lo abitano. Bellissimo ed emozionante.

Neve, cane, piede di Claudio Morandini (Exòrma edizioni, 138 pagine, 13 euro) è un romanzo per chi apprezza gli scenari alpini e per chi vuole sentirsi narrare una storia che ha quasi il sapore di una fiaba, davvero piacevole da leggere.

Trilobiti di Breece D’J Pancake (minimum fax, 191 pagine, 16 euro) è una raccolta di racconti non sempre facili da comprendere, e non solo per il linguaggio ma per la simbologia che sta dietro a molti fatti narrati. Non lo consiglio a tutti, ma solo a chi è motivato a conoscere uno scrittore particolare che ha segnato la storia della narrativa americana.

Si può tornare indietro di Ada Murolo (Astoria edizioni, 205 pagine, 16 euro) è un romanzo dolce e commovente che si svolge durante la cerimonia di annessione del 4 novembre 1954, quando le truppe italiane entrarono a Trieste, in una giornata in cui la Storia si fonde con le vicende personali delle due protagoniste femmili Alina e Berta.

Inoltre, questo mese ho letto il romanzo “Lettera d’amore in scrittura cuneiforme” di Tomáš Zmeškal (Safarà edizioni) la cui recensone sarà pubblicata il 10 giugno, ma vi lascio la prima tappa del blog tour organizzato da Safarà editore dove parlo di Praga e del libro (>>qui).

Infine, ho letto i due volumi della collezione Antiprincipesse pubblicati da Rapsodia editore, che hanno come protagoniste Frida Kahlo e Violeta Parra (>>qui).

E voi, avete partecipato a qualche evento letterario questo mese? Quali libri avete letto a maggio? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

Claudio Morandini | Neve, cane, piede

La ricerca di un libro che raccontasse una storia di montagna mi ha condotta al romanzo “Neve, cane, piede” dell’autore valdostano Claudio Morandini (Exòrma edizioni, 138 pagine, 13 euro). Avevo voglia di leggere qualcosa che parlasse delle valli alpine e delle sue genti, ed ecco che questo breve romanzo è arrivato al momento giusto.

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Titolo: Neve, cane, piede

L’Autore: Claudio Morandini è nato ad Aosta nel 1960. Ha pubblicato diversi romanzi e alcuni racconti, comparsi in in antologie e riviste. Collabora con il blog Letteratitudine e riviste letterarie

Editore: Exòrma edizioni

Il mio consiglio: è un romanzo per chi apprezza gli scenari alpini e per chi vuole sentirsi narrare una storia che ha quasi il sapore di una fiaba

La gente immagina che la montagna sotto la neve sia il regno del silenzio. Ma neve e ghiaccio sono creature rumorose, sfrontate, beffarde. Tutto scricchiola, sotto il peso della neve, e sono scricchiolii che tolgono il respiro, perché sembrano preludere allo schianto di un crollo. Gli assestamenti delle masse di neve e di ghiaccio rimbombano a lungo, attraversando la terra sotto i piedi e trasmettendosi all’aria. Le grandi valanghe parlano con boati spaventosi, che riempiono di orrore, e con il sibilo feroce dello spostamento d’aria. Ma anche le semplici slavine tuonano e riecheggiano nei valloni, e quel suono oscilla tra le pareti di roccia ben oltre il cedimento (…) Sono i rumori familiari dell’eterno inverno per Adelmo Farandola, sepolto nella neve. Là sotto, nella baita compressa dai metri di neve, tutto giunge attutito, ma giunge [Neve, cane, piede, Claudio Morandini]

Adelmo Farandola è un uomo anziano e un po’ smemorato, un montanaro dalla testa dura che vive da solo in una baita in quota, durante l’inverno, e in un bivacco ancora più in quota, durante l’estate. Odia essere seccato dagli escurionisti, soprattutto quelli che insistono per chiedergli se vende formaggi o miele; odia le persone del paese, con le quali, purtroppo, si deve confrontare quando scende in valle a far provviste.

… quest’estate sono arrivati tre stupidi con gli zaini. Mi hanno attaccato un bottone che non ti dico. Non ho niente, non ho niente! gli dicevo io. Loro non ci credevano. Volevano entrarmi in casa (…) Ho dovuto prenderli a sassate. Qui i sassi non mancano, per fortuna. Ci sono più sassi che fili d’erba. Gliene ho tirati tanti, ma tanti. Credo di averli pure colpiti.  [Neve, cane, piede, Claudio Morandini]

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Estate: vista di un alpeggio abbandonato salendo verso i Laghi Bellagarda, Parco Nazionale Gran Paradiso (foto: Claudia)

Un giorno, risalendo dal paese, Adelmo incontra un cane, un simpatico meticcio scodinzolante che inizia a seguirlo. Inizialmente cerca di allontanarlo, ma pian piano si affeziona a questo cane; Adelmo Farandola parla e il cane risponde. Trascorrono l’inverno assieme, sepolti dalla neve dell’inverno, tra i tonfi improvvisi delle valanghe e gli scricciolii del ghiaccio. Una volta iniziato il disgelo, dal deposito nevoso di una immensa valanga, tra rami, detriti e neve sporca, spunta un piede. Un piede umano, annerito dal freddo e corroso dall’attrito.

E’ un piede umano, non uno zoccolo, quello che uomo e cane vedono spuntare dalla valanga. Spunta proprio come un germoglio che ha attraversato strati di terra, a fatica e con ostinazione, e ora si schiude all’aria e al sole, per crescere più forte. E’ grigio di terra e livido [Neve, cane, piede, Claudio Morandini]

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Inverno: alpeggi innevati salendo verso il colle del Nivolet, Parco Nazionale Gran Paradiso (foto: Claudia)

In un crescendo di tensione, dove niente è come sembra a causa della pessima memoria di Adelmo Farandola, si arriva in modo rocambolesco al finale che apparentemente lascia più dubbi che risposte.

Nel romanzo “Neve, cane, piede” vi sono delle descrizioni davvero molto poetiche della montagna, di quanto cambia aspetto durante le stagioni; un luogo, in montagna, quasi non lo si riconosce dall’estate all’inverno. Il personaggio di Adelmo Farandola è tratteggiato molto bene: non conosco genti che vivono così isolati oggi, in montagna, ma montanari con la testa dura come quella di Adelmo sì. Quindi Morandini ha creato un personaggio decisamente credibile, seppur esasperando questa voglia incredibile di solitudine.

Il cane è la spalla del protagonista, un cane meticcio, positivo e molto saggio, che aiuta Adelmo Farandola quando ha dei vuoti di memoria, pur cercando a volte di ingannarlo, facendogli credere di aver detto cose che l’uomo non ha mai nemmeno pensato. C’è anche il personaggio del guardacaccia, tratteggiato molto bene, che assomiglia molto ai guardaparchi che conosco io (anche se, quelli che conosco io, parlano molto poco e non sono chiacchieroni come quello del romanzo).

Neve, cane, piede” è un libro che mi è piaciuto perché ha riportato fedelmente descrizioni degli ambienti montani, dei caratteri dei personaggi umani e ho apprezzato anche la saggezza e la furbizia del cane. Il finale aperto che lascia più dubbi che risposte, inizialmente mi ha turbata un po’, ma poi ho trovato la mia interpretazione e tutto è andato al suo posto.