Saša Filipenko | Croci rosse

Salgo al terzo piano e mi trovo una croce rossa sulla porta. Non è molto grande, ma è molto rossa. Sarà una trovata dell’agente immobiliare, penso. Poso le buste accanto all’ascensore e provo a cancellarla; subito, alle mie spalle, una voce che non conosco esclama:
“Cosa sta facendo?”
“Pulisco la mia porta” rispondo senza voltarmi.
“E perché?”
“Perché un idiota ci ha disegnato sopra una croce”.
“Molto piacere: sono l’idiota in questione. Ho una diagnosi di Alzheimer. (…) Le croci le metto per ritrovare la via di casa. Certo, fra poco scorderò cosa significano…”
Croci rosse, Saša Filipenko, trad. C. Zonghetti

Saša è un giovane arbitro e papà che si trasferisce nella città di Minsk, capitale della Bielorussia, per cercare di lasciarsi alle spalle un grande dolore. Il giovane acquista un appartamento in un fabbricato composto da diverse unità abitative e una delle sue nuove vicine di casa è un’anziana signora, ultranovantenne, affetta da demenza senile.

Il loro primo incontro è piuttosto rocambolesco: la signora traccia sulla porta di Saša un’inquietante croce rossa, a detta sua necessaria per ritrovare la strada di casa; in un primo momento, Saša è infastidito dalla signora, poiché sembra mettere il naso dove non deve, ponendogli domande piuttosto scomode, che lo fanno soffrire (“Dov’è sua moglie?“).

Un giorno, però, all’anziana signora scappa un pezzo del suo passato: butta lì che durante un recente Capodanno ha ricevuto la lettera attesa da tutta la sua vita. Saša nonostante tutto è curioso e si lascia invitare a casa dell’anziana – Tatiana – per farsi raccontare la sua dolorosa e lunga storia.

Tatiana nasce a Londra ma in seguito all’avvento del comunismo suo padre si trasferisce a Mosca. Dopo gli studi, Tatiana cerca un lavoro, e ne ottiene uno presso il Ministero degli Interni, data la sua capacità linguistica; la ragazza si sposa e ha una figlia. La sua vita sembra perfetta se non che sopraggiunge la Seconda guerra mondiale, e il marito finisce al fronte.

Giungono numerosi, quasi infiniti, appelli da parte della Croce Rossa affinché l’Unione Sovietica accetti di scambiare prigionieri tedeschi, finlandesi o di altre nazionalità per riavere i soldati sovietici. Le risposte del Ministro sono sempre negative oppure vengono ignorate.

Così, per lungo tempo Tatiana non sa cosa è accaduto al marito, finché un mattino non giunge un elenco dalla Romania, via Croce Rossa internazionale: sulla lista ci sono i nomi dei prigionieri sovietici in Romania, e c’è il nome di suo marito.

Tatiana ha il compito di tradurre e trascrivere i nomi per il Ministero sovietico, ma se trascrive il nome del marito – prigioniero, visto come traditore dagli alti papaveri del governo – rischia non solo il posto di lavoro ma anche la vita. Così prende una decisione che la perseguiterà per il resto della sua vita, più o meno fino al famoso Capodanno durante il quale ha ricevuto la lettera.

Saša Filipenko si appassiona alla storia di Tatiana e si fa raccontare di più. Così viene a conoscenza dell’oscuro passato del suo Paese, di ciò che succedeva ai dissidenti o a chi veniva sospettato di tradimento. La stessa Tatiana, infatti, finisce ai lavori forzati e viene separata dall’adorata figlioletta che verrà rinchiusa in un orfanotrofio ai confini dell’URSS…

Le desolate terre siberiane, luogo dove si trovavano i Gulag di Stalin (Photo by Hans-Jurgen Mager on Unsplash)

Croci rosse” di Saša Filipenko, tradotto dal russo da Claudia Zonghetti, per edizioni E/O, è un romanzo coinvolgente e scorrevole, semplice solo all’apparenza, perché in realtà nasconde molte informazioni interessanti per gli appassionati di Storia sovietica.

Ambientato a Minsk, in Bielorussia, ai giorni nostri, le memorie raccontate da Tatiana ci permettono di effettuare un vero e proprio salto nel passato; scopriamo come si viveva nell’URSS durante il Terrore di Stalin e durante la Seconda guerra mondiale, in particolare il romanzo si focalizza soprattutto sull’indifferenza del regime comunista nei confronti dei soldati prigionieri in altre nazioni: visti come vigliacchi, traditori o nullatenenti, l’URSS preferiva abbandonare i prigionieri al loro gramo destino, anziché farli tornare in patria attraverso i consueti scambi tra prigionieri.

Questo romanzo, sebbene così breve, sottolinea come venivano visti dal governo centrale i parenti dei soldati prigionieri in altri stati e quale trattamento veniva loro riservato. Esistevano quindi luoghi di prigionia – Gulag – unicamente dedicati alle donne, duri e crudi tanto quelli dedicati agli uomini; ai figli dei dissidenti o di coloro i quali venivano visti come traditori veniva riservato un terribile trattamento: finivano nei pessimi orfanotrofi sovietici, dove la mortalità infantile era altissima, e non era infrequente che i bambini morissero di stenti, di fame o di fatica per il troppo lavoro (sono state trovate fosse comuni poco distante dagli edifici che li ospitavano).

Qui si racconta come si potevano perdere completamente le tracce di parenti o amici andati al fronte (appunto, lo stato sovietico non voleva indietro i prigionieri, pertanto la maggior parte non è mai tornata a casa), come si viveva nel più puro terrore e cosa è successo una volta morto Stalin.

Ma ciò che più mi ha colpita di questo romanzo, è che il governo bielorusso oggi cerca di cancellare la storia passata, i massacri passati, le battaglie e il sacrificio dei soldati: infatti, in una scena del libro si racconta di come il governo attuale abbia autorizzato a distruggere una delle fosse comuni dove furono trucidati una serie di dissidenti dall’NKVD, per costruirci un nuovo edificio. Se ci si pensa, è incredibile.

Croci rosse” di Saša Filipenko è un libro è ho apprezzato davvero molto e consiglio a coloro i quali sono appassionati di storia, che vogliano leggere un romanzo che arriva dritto al cuore, che fa riflettere e arrabbiare. Un altro interessante tassello da aggiungere alle mie conoscenze del variegato, tosto e duro mondo sovietico.

Titolo: Croci rosse
L’Autore: Saša Filipenko
Traduzione dal russo: Claudia Zonghetti
Editore: edizioni E/O

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4 pensieri su “Saša Filipenko | Croci rosse

  1. lisecharmel ha detto:

    ciao, bella recensione di un libro davvero doloroso… piano piano vengono fuori questi tasselli di storia mostruosa e non si riesce a credere alla crudeltà dell’essere umano e mi sembra purtroppo che la storia si ripeta proprio in questo 2022.
    oltre ai ritrovamenti delle fosse comuni in Ucraina, sembra che l’esercito russo viaggi con dei forni crematori portatili per far sparire i cadaveri sia di civili ucraini uccisi sia di soldati russi, per non rivelare alla famiglia i veri numeri.
    io sono reduce dalla lettura di L’eco delle balene, che racconta la vita dell’inventore russo Lev Termen, che pure fu (assurdamente) imprigionato nei campi di lavoro in Siberia come traditore della patria, una patria che lui amava e serviva…
    leggere queste testimonianze spezza il cuore.

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