Stephan Orth | L’Iran dietro le porte chiuse

In viaggio ci sono momenti in cui all’improvviso il desiderio di andare lontano non corre più davanti a te ma ti aspetta, e all’improvviso si ferma esattamente dove ti trovi. Dove futuro e passato non contano, e persi che il percorso fatto fin lì non sia stato altro che il complicato viaggio a zig-zag verso quel punto, e ciò che succederà poi non sarà altro che il complicato viaggio di ritorno. Dove senti già la nostalgia mentre ancora ti trovi lì.
L’Iran dietro le porte chiuse, Stephan Orth, trad. M. Maggioni

Stephan Orth è un giovane giornalista tedesco appassionato di viaggi. L’idea di viaggio, per lui, non è tanto quella di visitare e ammirare e fotografare monumenti e musei importanti, quanto quella di conoscere in profondità le persone del luogo e le loro preziose storie.

Ogni persona, per Orth, porta con sé un bagaglio di storie interessanti e avvincenti, che il giornalista e scrittore tedesco vuole scoprire. E quale Paese meglio dell’Iran, per curiosare tra il grande divario tra vita pubblica e vita privata, ovvero il volto dell’Iran dietro le porte chiuse.

L’intenzione di Orth è attraversare buona parte dell’Iran in circa due mesi, possibilmente via terra perché sugli autobus e nelle stazioni si possono incontrare molte persone e dal finestrino del veicolo si può ammirare tutta la maestosità delle regioni percorse.

Ciò che rende unico il viaggio di Orth è la sua scelta, nel limite del possibile, di alloggiare presso privati; in Iran questa pratica è fortemente vietata, se il governo viene a conoscenza del fatto che in casa si è ospitato un turista (ancora peggio un giornalista!) straniero, si può incorre in pene molto severe, dalle multe alle frustate, fino all’incarcerazione.

Dalla Germania, Orth ha organizzato i suoi soggiorni presso ragazzi e ragazze iraniane che sfidano il governo ospitando turisti in casa propria. Il sito attraverso il quale Orth li trova e contatta è Couchsurfing, la pratica appunto di ospitare in casa propria e gratuitamente chi ne fa richiesta.

Ma Orth ha anche un’altra regola: dire sempre sì a ogni proposta delle persone che lo ospiteranno, in modo da non precludersi nessuna esperienza, e deviare quindi il suo percorso in funzione di ciò che accadrà.

Quando hai paura, ma paura davvero, quando pensi che stia per finire male, percepisci tutto con maggiore chiarezza. Il cervello entra in modalità allarme, dove conta solo il qui e ora. Per tutto il resto non c’è più spazio. A me succede quando non riesco a ricordare il mio codice postare per rispondere al poliziotto. Sono seduto in una sala interrogatori della polizia iraniana.
L’Iran dietro le porte chiuse, Stephan Orth, trad. M. Maggioni

Photo by Helia Ziyaee on Unsplash

Il viaggio di Stephan Orth incomincia e termina a Teheran, la capitale multiforme, nonché città più caotica e inquinata di tutto l’Iran, seguendo una rotta che va dal Sud al Nord del Paese: tocca le splendide isole del Golfo del Persico, attraversa i deserti del centro ad ammirare i kalut, impressionanti formazioni di arenarie scolpire dall’erosione dei venti, visita le storiche città di Shiraz e Isfahan, raggiunge le città petrolifere (dove quando si scava per realizzare le fondamenta delle case si rischia di trovare petrolio!), fino ad arrivare alle tranquille città adagiate sulle rive del Mar Caspio.

Con i suoi host più coraggiosi, Orth si spinge fino al confine con l’Iraq, potenza vicina e nemica, contro la quale negli anni Ottanta l’Iran ha combattuto una feroce guerra. Con altri, Orth raggiunge le regioni a maggioranza curda, dove può fotografare i contrabbandieri a cavallo. Le regioni orientali invece le evita: troppo pericoloso per uno straniero viaggiare nel Sistan-Baluchistan.

E sempre, durante tutto il viaggio, Orth troverà spesso gigantografie e immagini di Khomeini e Khamenei, che lo osservano con intensità.

Ad eccezione di qualche città, Orth non ha nessuna difficoltà a trovare persone – uomini e donne – che lo ospitano per una, due, tre notti in casa propria: in un Paese dove la vita offline e online è fortemente controllata dal governo (i servizi segreti iraniani sono secondi solo a quelli israeliani, in quanto da capacità di entrare nelle esistenze delle persone), per i giovani iraniani il confronto con altri giovani del mondo è quasi impossibile; per questo, ospitare uno straniero in casa propria è una fonte inesauribile di curiosità e ispirazione per le ragazze e i ragazzi iraniani.

Ecco che da questo lungo viaggio nasce lo scambio tra ciò che Orth vuole conoscere dell’Iran e degli iraniani e ciò che questi ultimi vogliono scoprire di Orth e della Germania, luogo che attrae e fa sognare molti di loro. Sono numerosi i ragazzi e le ragazze iraniani con prestigiose lauree e addirittura dottorati, i quali però non riescono a trovare lavoro onesti e dignitosi, per questo cercano di emigrare verso l’Europa.

L’immagine che i nostri media ci rimandano dell’Iran è quasi sempre negativa: manifestazioni represse nel sangue, condanne a morte, frustate, violazione dei diritti umani, attentati, rischio nucleare; Orth, al contrario, ci racconta di un popolo ospitale, curioso, gentile, pronto ad aiutare lo straniero che si trova in difficoltà e soprattutto persone orgogliose della propria lingua e cultura.

E’ proprio questo il messaggio più prezioso che Orth regala dalla lettura del suo “L’Iran dietro le porte chiuse“, straordinario reportage, che come avrete capito tocca i singoli nella loro vita privata. In Iran appena le ragazze entrano in casa, si tolgono il velo anche in presenza di uomini sconosciuti come Orth; in Iran si cercano modi fantasiosi per produrre birra alcolica e di contattare amici per dare feste proibite; in Iran si ospitano stranieri contro la volontà del governo; in Iran si canta, si balla, si usa Facebook con indirizzi IP farlocchi per restare un minimo in contatto con il resto del mondo.

I media europei hanno come al solito presentato notizie che hanno a che fare con dispute sul nucleare, pena di morte o diritti delle donne. Tutte hanno la propria legittimità, è importante scriverne. Ma c’è molto di più che varrebbe la pena far comparire in un servizio. Chi conosce il mondo tramite il telegiornale, mette il proprio subconscio in cassetti pieni di immagini di estremi (…) La vita quotidiana non emerge, e anche quando emerge nei reportage esteri, ha spesso luogo un’altra forma di idealizzazione (…) I lettori o gli spettatori dimenticano facilmente che la realtà di ogni Paese è diecimila volte più varia di come viene mostrata.
L’Iran dietro le porte chiuse, Stephan Orth, trad. M. Maggioni
Photo by Hasan Almasi on Unsplash

Leggere e documentarsi per conoscere, quindi, è l’invito che Stephan Orth lancia nel suo reportage: mai fermarsi alle apparenze e soprattutto mai fare di tutta l’erba un fascio.

Oscurità e luce. L’Iran ti incanta e fa infuriare contemporaneamente, e ricompensa ogni visitatore con esperienze indimenticabili.
L’Iran dietro le porte chiuse, Stephan Orth, trad. M. Maggioni

L’Iran dietro le porte chiuse” è il libro adatto per chi vuole conoscere l’Iran da un punto di vista diverso, unico e moderno, giovane e sognatore. E’ l’Iran dei ragazzi e ragazze – sono 44 milioni i cittadini al di sotto dei trent’anni in Iran – che resistono e si oppongono, che nonostante tutto amano il loro fragile Paese, che vorrebbero diverso e per questo non si arrendono, e lottano ogni giorno.

Titolo: L’Iran dietro le porte chiuse
L’Autore: Stephan Orth
Traduzione dal tedesco: Melissa Maggioni
Editore: Keller editore

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