Lorenza Pieri | Isole minori

Inizia con una poetica descrizione della fine dell’estate il magnifico romanzo “Isole minori” di Lorenza Pieri (edizioni E/O, 207 pagine, 17 €) e io amo la fine dell’estate, per cui questo incipit mi ha colpita profondamente. Questo romanzo l’ho acquistato per puro caso, ammaliata dalla bella copertina e dal titolo evocativo: si è rivelata una delle migliori letture di quest’estate.

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Titolo: Isole minori

L’Autrice: Lorenza Pieri nasce a Lugo di Romagna e trascorre l’infanzia all’isola del Giglio. Dopo aver lavorato nell’editoria italia, oggi traduce dal francese e vive negli Stati Uniti con la famiglia. “Isole minori” è il suo romanzo d’esordio

Editore: edizioni E/O

Il mio consiglio: “Isole minori” è un romanzo che ho amato tantissimo, mi ha colpita, stregata, emozionata. Mi sono commossa alla fine, perché è successo ciò che speravo sin dalle prime pagine. Per me è un libro imperdibile

Avevamo visto i delfini la mattina. Siamo stati dietro i loro dorsi lucidi con il gozzo per una buona mezz’ora, poi andavano troppo lontano e babbo doveva rientrare. Per me era la prima volta. Era la fine di agosto del 1976. In genere la conclusione delle vacanze degli altri segnava l’inizio delle nostre. I turisti tornavano in città e noi restavamo ad aspettare con calma l’autunno dentro una stagione calda ancora lunga, e avevamo tempo e spazio tutti per noi. Fino a metà ottobre sedici di minima, ventisette di massima, mare calmo, spiagge deserte. Solo cinque tipi di rumore: acqua contro scogli, acqua contro scafi, motori a scoppio, grida di uccelli, voci umane. [Isole minori, Lorenza Pieri, citazione pagina 11]

Agosto 1976. Teresa ha sei anni e vive nell’albergo che i suoi genitori gestiscono sull’isola del Giglio. Teresa è una bambina sveglia, ma non come Caterina, sua sorella maggiore di due anni; Caterina è saccente, arrogante, vuole sempre avere l’ultima parola, e quasi sempre Teresa cade vittima degli scherzi orditi dalla sorella e ne resta fortemente spaventata. Poi ci sono i piccoli gigliesi, i bambini che giocano con loro, c’è soprattutto Pietro, un bambino che adora spaventare Teresa e spesso la porta con sé durante improbabili avventure marine.

L’isola del Giglio è un perfetto rifugio, quello scelto dai genitori di Teresa, Elena detta la Rossa per le sue idee politiche e Vittorio timido e pacioso veterinario; assieme a loro, la nonna, madre di Elena, donna forte che ha fatto la guerra ed è rimasta vedova da giovanissima. L’isola sembra lontana dai problemi della terraferma, quelli provocati soprattutto dagli attentati: sono gli Anni di Piombo, è ancora fresco nelle memorie di tutti il tragico attentato di Piazza Fontana, a Milano. E’ rimasto impresso anche nelle menti delle due bambine, in quella di Teresa in particolare.

Quando il governo italiano decide di deportare i due attentatori di Piazza Fontana, Freda e Ventura, proprio sull’isola del Giglio, Elena la Rossa si mette alla guida di un comitato che non vuole assolutamente i due criminali nel proprio territorio.

Da questo punto, dalla fine dell’estate del 1976, inizia la vicenda della famiglia di Teresa, narrata in prima persona da lei stessa adulta. Come in ogni famiglia, ci sono contrasti, problemi, liti e riappacificazioni. Il tempo però guasta alcuni rapporti, soprattutto quelli tra personaggi più orgogliosi. Trascorrono le estati, i freddi e umidi inverni; Caterina va a studiare in un collegio vicino a Firenze e poi vola a Parigi; Teresa vive confusamente la sua condizione di gigliese, lei in fondo non lo è, pur essendo nata lì.  Perché tutto sommato, il Giglio è come un cordone ombelicale difficile da recidere.

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Giglio porto (fonte: Lorenzo G, Wikipedia CC BY 2.0)

Io non sono più gigliese, forse non lo ero mai stata, perché anche quando ci vivevo ero comunque figlia di forestieri. Col passare degli anni e con l’assenza prolungata ho fatto sempre più fatica a essere riconosciuta. Sono cambiata molto. Ma c’è qualcosa di più, che ha a che fare con la mia natura. Caterina se la ricordano tutti, è rossa di capelli, è uguale a mamma; io, se non sono con lei, posso essere chiunque.  [Isole minori, Lorenza Pieri, citazione pagina 129]

Come dicevo, la narrazione in prima persona è affidata ad una Teresa ormai adulta, che si guarda indietro e rievoca la sua infanzia e adolescenza gigliese e racconta degli anni successivi, sino alla drammatica notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012.

Il racconto scorre con naturalezza, diventa facile per il lettore appassionarsi alle vicende della famiglia di Teresa: viene voglia di prendere a ceffoni quell’insolente di Caterina, e viene voglia di dire all’amico Pietro di mettere da parte l’orgoglio e di fare pace con Teresa. Insomma, “Isole minori” è un romanzo che mi ha fortemente coinvolta, soprattutto dal punto di vista emotivo proprio quando Teresa adulta racconta i fatti di quella notte di gennaio.

Il finale, commovente, è quello che mi aspettavo per cui non posso che consigliare la lettura di questo bellissimo affresco famigliare, questi personaggi che attraversano circa quarant’anni di storia italiana, in buona parte vissuti nella piccola isola del Giglio. Imperdibile e commovente, davvero.

Provai a chiudere gli occhi per qualche secondo. Quando li riaprii era ancora tutto lì (…) Ma qualcosa era cambiato per sempre. L’anello che mi legava all’infanzia si era spezzato. La nostalgia, la barca con Vittorio, le corse in spiaggia con Caterina e Irma, la Rossa nella sezione del Pci, i bagni di notte, (…) Seppi che ero lì e che non potevo fare altro che guardare avanti. Gli strinsi la mano libera dentro la tasca, all’improvviso si era alzato il vento. [Isole minori, Lorenza Pieri, citazione pagina 207]

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