Pedro Lemebel | Ho paura torero

Condensare in un articolo di recensione tutte le emozioni che ho vissuto leggendo questo romanzo credo sia impossibile. Come sa bene chi mi segue da tempo, sono una lettrice più che appassionata; leggo tantissimi libri, spesso appartenenti a generi molto diversi tra loro, ma sino ad oggi non ero ancora riuscita a trovare quel libro che si possa classificare come “preferito”. Ecco, credo che grazie al bellissimo (gli -issimo si sprecano) romanzo “Ho paura torero” di Pedro Lemebel (Marcos y Marcos, pagine 202, 15 euro) credo di poter finalmente dare una risposta alla domanda “qual è il tuo libro preferito?“.

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Titolo: Ho paura torero

L’Autore: Pedro Lemebel è nato a Santiago negli anni Cinquanta, povero e maricon. Dopo aver fondato un collettivo artistico con Francisco Casas, inizia a realizare spettacoli e performance artistiche. Rivendica il diritto alla vita, alla memoria e alla libertà sessuale. In italiano è apparso anche il suo primo romanzo, “Ho paura torero“, il libro più venduto in Cile nel 2001. Pedro Lemebel è morto nel gennaio del 2015 dopo una lunga malattia

Traduzione: M.L. Cortaldo e Giuseppe Mainolfi

Editore: Marcos y Marcos

Il mio consiglio: assolutamente sì! Leggete la mia recensione e soprattutto le citazioni

Quante cose aveva fatto per Carlitos, ed era pronta a farne molte altre, e solo per godere della sua preziosa compagnia, meditò solitaria, in soffitta, perforando con i suoi occhi asciutti lo scorcio della strada, da cui tre giorni prima l’aveva visto dileguarsi. Ogni volta che Carlos spariva, un abisso insondabile incrinava quel paesaggio, e tornava a pensare che lui era così giovane, e lei così vecchia, lui così bello e lei così spelacchiata dagli anni. Lui un ragazzino così sottilmente virile, e lei frocia persa, tanto checca che perfino l’aria intorno a lei sapeva di finocchio fermentato. E che poteva farci se lui la riduceva in fin di vita, come carta velina impregnata dell’umidità del suo alito? E che poteva farci, se nella sua vita aveva sempre brillato il proibito, nella passione imbavagliata dell’impossibile? [Ho paura torero, Pedro Lemebel, citazione pagine 123-124]

Siamo a Santiago del Cile, nel 1986, il regime di Augusto Pinochet dopo anni di oppressioni e crudeltà sta iniziando lentamente a vacillare. I protagonisti del romanzo sono una lei e un lui. Lei è la Fata dell’angolo, una vecchia frocia persa che nell’anima si sente donna, artista e ricamatrice. Ama la sua vita nonostante le mille avversità e ama in modo appassionato e con un pizzico di follia lui, Carlos, giovane studente misterioso e militante del Fronte patriottico Manuel Rodrìguez.

Carlos era così buono, dolce, così gentile. E lei era così innamorata, così presa, così sonnambula in quelle notti che passava a parlare con lui aspettando la fine delle riunioni. Lunghe ore di silenzio a guardare le sue gambe stanche abbandonate nel raso fucsia dei cuscini. Un silenzio vellutato sfiorava la sua guancia azzurrina e non rasata. Un silenzio denso lo stordiva, la testa ciondolante dal sonno. Un silenzio letargico di piume calava sulla testa pesante come il piombo ma lei attenta, lei tutta bambagia, tutta delicatezza, sistemava un guanciale di spugna per farlo stare comodo. [Ho paura torero, Pedro Lemebel, citazione pagina 19]

Per passione e per amore, la Fata dell’angolo permette a Carlos e ai suoi amici di riunirsi della sua soffitta nel cuore di Santiago. I giovani ragazzi portano delle misteriose casse, accuratamente sigillate, il cui contenuto è oscuro alla Fata ma lei non se ne preoccupa, anzi le addobba con pizzi e merletti, come se fossero dei mobili. Alla Fata l’unica cosa che conta per lei è stare accanto a Carlos, quel ragazzo scapestrato e bellissimo che lei sente di amare dal profondo del cuore.

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Skyline di Santiago del Cile, città in cui si svolge per buona parte il romanzo “Ho paura torero” (foto: Federica – Una ciliegia tira l’altra)

E’ un amore (im)possibile, quello tra Carlos e la Fata, un amore struggente che lei dissemina di bellissime cose come un picnic su un prato verso Cajon del Maipo oppure una festa di compleanno a sorpresa con una grande torta e tutti i bambini chissosi del quartiere.

Mi fai stare bene; quando sono con te sono felice. Neanche fossi un pagliaccio del circo. Non è questo, con te mi sento ottimista. E che altro? Che altro vorresti? Che mi ami un pochino. Sai che ti voglio bene più di un pochino. Non è lo stesso, tra l’amore e l’affetto c’è un mondo di differenza. Ti voglio bene con la tua differenza. [Ho paura torero, Pedro Lemebel, citazione pagina 133]

Settembre si avvicina, e assieme al compleanno di Carlos si porta a compimento un pezzo della missione dei ragazzi del Fronte patriottico. Augusto Pinochet, dittatore stanco e tormentato da Lucia, la moglie che non gli dà tregua, subisce un attentato lungo la strada per tornare a Santiago. Carlos ora deve fuggire, non può più stare a Santiago e non può più farsi vedere nei dintorni della casa della Fata dell’angolo. Ma anche lei è in pericolo, a malincuore deve abbandonare tutto e fuggire lontano.

Così uniti, nessuna mano ossuta poteva raggiungerli. Così vicini, sarebbero scappati da qualsiasi cosa, comunque, galoppando sulle nuvole, se necessario. [Ho paura torero, Pedro Lemebel, citazione pagina 51]

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L’Oceano Pacifico si infrange a Zapallar, località balneare a nord di Valparaiso (foto: Federica, Una ciliegia tira l’altra)

Ho paura torero“, un romanzo dal titolo così strano (che verrà svelato nel corso della narrazione), è un libro che mi porterò nel cuore di lettrice. La scrittura di Pedro Lemebel è spesso un connubio riuscitissimo a tratti raffinata e a tratti più forte, senza mai cadere nel volgare. L’assenza di segni di punteggiatura nei dialoghi non rende incomprensibile il testo, anzi, sembra essere un espediente per far leggere al lettore le parole tutte d’un fiato, una di fila all’altra, come tante piccole perle.

La Fata dell’angolo, personaggio spesso triste e discriminato ci insegna che l’affetto e l’amore può andare oltre le differenze e soprattutto le difficoltà. Per renderla felice, Carlos è disposto anche a piccole pazzie, perché in cuor suo sa di volerle bene più di un pochino. Il ritratto che Lemebel fa di Pinochet e della moglie Lucia è tragicomico, la satira pungente di chi – finalmente – può scrivere la sua a proposito del dittatore che ha tenuto in scacco il Cile per troppo tempo.

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Le coloratissime case che si incontrano passeggiando per Valparaiso (foto: Federica, Una ciliegia tira l’altra)

Cosa mi resta dopo una lettura come questa? La sensazione di aver letto un bellissimo libro, la voglia di scoprire il Cile, con le sue mille sfumature, i suoi colori, i suoi profumi e la sua gente. Mi resta la voglia di rileggerla, una storia così, perché non è facile trovare libri come questo che conquistano cuore e ragione, che mescolano sapientemente così tante informazioni e sentimenti.

Lascio ancora parlare Lemebel, perché certamente lui può arrivare dritto ai vostri cuori, e riporto l’ultima citazione, il brano che ho letto e riletto dopo averlo sottolineato a tratto fine.

Come si guarda qualcosa che non si rivedrà più? Come si fa a dimenticare quello che non si è mai posseduto? Così, semplicemente. Semplice come voler rivedere Carlos un’altra volta mentre attraversa la strada e le sorride laggiù. La vita era così semplice e così stupida allo stesso tempo. Quello scorcio di città a centottanta gradi era il fondale in cinerama di un finale insulso. Come le sarebbe piaciuto piangere, in quel momento, sentire il cellofan tiempido delle lacrime che cadeva in un velo sudicio come un soffice e piovoso telone sulla città altrettanto sudicia. Come le sarebbe piaciuto che tutto il suo dolore ingabbiato rotolasse fuori in almeno una lacrima d’amarezza. Sarebbe stato più semplice partire, lasciando una piccola pozza di pianto, una minuscola pozzanghera di tristezza acquosa che nessuna CNI potesse identificare. Perché le lacrime delle fate non avevano identità, colore, sapore, non irrigavano nessun giardino di illusioni. Le lacrime di una fata orfana come lei non vedevano mai la luce, non si sarebbero mai trasformate in mondi umidi asciugati dalla carta assorbente delle pagine letterarie. Le lacrime delle fate sembravano sempre finte, lacrime interessate, pianto di pagliacci, lacrime artificiose, complemento esteriore di emozioni eccentriche. [Ho paura torero, Pedro Lemebel, citazione pagine 181-182]

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Tutto il colore che si incontra a Valparaiso (foto: Federica, Una ciliegia tira l’altra)

Nota a pié di pagina: le bellissime fotografie del Cile che ho inserito nell’articolo sono di Federica, del blog Una ciliegia tira l’altra, amica nel mondo reale e nel mondo virtuale.

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10 pensieri su “Pedro Lemebel | Ho paura torero

  1. E’ un grandissimo piacere scoprire che c’è qualcun altro nel web che ha amato come me “Ho Paura Torero”!! E’ un romanzo incredibile, intenso, dolcissimo, emozionante… Ho da poco creato un blog anch’io e una delle prime recensioni che mi sono sentita in “dovere” di fare è stata proprio questa. Se hai voglia fammi sapere come ti sembra, sono alle prime armi 🙂 http://www.passionsworld.it/ho-paura-torero-pedro-lemebel/
    P.s. Complimenti per il tuo blog!

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    • Ciao! “Ho paura torero” è un romanzo davvero bellissimo e penso che lo rileggerò quando avrò il blocco del lettore. Sono contenta anche io di leggere il tuo commento, è bello quando un buon libro viene apprezzato! Ho regalato il libro di Lemebel ad un’amica e l’ha apprezzato molto anche lei! Visiterò il tuo blog, grazie del link!

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    • Grazie Carlo! Se ti è piaciuto così tanto Lemebel, ti annuncio che quest’anno dovrebbe uscire una nuova traduzione di un suo romanzo sempre la marcos y marcos. L’articolo mi è venuto bene anche grazie alle bellissime foto che Federica mi ha prestato 🙂

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  2. Pingback: Libri che amo – Pedro Lemebel | La Mela sBacata

  3. Pingback: Segnalazione: Pedro Lemebel – “Ho paura torero” | Arcigay "Rainbow" Valsesia e Vercelli

  4. GRAZIE
    è l’unica cosa che mi viene da dire, grazie perché con questa tua recensione appassionata mi hai fatto scoprire un piccolo gioiellino, un libro indimenticabile con una protagonista che entra nell’anima.
    P.s. il tuo blog è stupendo 🙂

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