Brian Friel | Tutto in ordine e al suo posto

Sulla via del ritorno venne preso da un senso di solitudine. Solo una volta cedette alla tentazione di guardare dallo specchietto, ma s’era ormai fatto buio ed Errigal era già stata inghiottita dall’oscurità alle sue spalle. Era stato un errore tornarci (…) Perché il passato è un miraggio: una dolce illusione nella quale uno entra per sfuggire al presente (…) Cosa si aspettava di trovare a Corradinna: il recupero della sua innocenza? La conferma di un sogno? Non se lo ricordava più. Ora sapeva solo che quel viaggio era stato uno sbaglio. Lo aveva derubato di una cosa preziosa, l’immagine idealizzata che lui s’era fatto del suo passato, e al posto di quella immagine ora non c’era niente: solo la verità [Brian Friel, dal racconto “Fra le rovine”, trad. D. Benati]

Nei dieci racconti raccolti in “Tutto in ordine e al suo posto” di Brian Friel (trad. Daniele Benati, marcos y marcos, pag. 236, 18 €) l’autore nordirlandese con abilità e ironia mette in scena un carosello di personaggi e situazioni che conquistano e divertono il lettore.

Ne “Il rabdomante” una vedova sposa in seconde nozze un uomo che appare integerrimo, mentre in realtà nasconde un segreto molto comune a tutti i nordirlandesi del paese; in “L’oro in fondo al mare” un ragazzo si unisce ad una nave che esce di notte per andare a pesca di salmoni, scoprendo amare verità.

Nel racconto “Il sistema della vedovanza” un uomo decide di allevare un colombo per farlo gareggiare in velocità con un metodo assai particolare. “I raccoglitori di patate” è un racconto amaro sulla questione del lavoro minorile e l’abbandono scolastico; “Foundry House” è uno scritto sulle disillusioni infantili quando si cresce; ne “Gli illusionisti” un bambino scoprirà la verità riguardo al mago che ogni anno visita la sua scuola elementare.

Anche in “Ginger l’Eroe” ci sono due uomini che allenano un gallo per farlo combattere; “Fra le rovine“, il miglior racconto della raccolta, è un bellissimo scritto sui sogni e le aspirazioni che abbiamo da bambini e che talvolta da adulti non si realizzano. “La valle delle allodole” nasconde incandevoli descrizioni dei paesaggi della costa ovest dell’Irlanda del Nord, un luogo bellissimo che si chiama Gleann-na-fuiseóg. Infine, il racconto che dà il titolo alla raccolta “Tutto in ordine e al suo posto“, ovvero la presa di coscienza di un uomo nei confronti del passato della famiglia della moglie e in parte anche di sé stesso.

Sullo sfondo di tutti i racconti, Friel presenta e descrive un’Irlanda del Nord senza un tempo preciso, ma bellissima e romantica, in grado di far sognare il lettore.

A settecendo metri dalla punta del promontorio, il sentiero scendeva a precipizio in una minuscola valle, un piattino di erba verde contornato da dune di sabbia giallastra, mentre il promontorio terminava in una collina alta e smussata che rompeva il vento dell’Atlantico. L’impeto del vento continuò per un po’ a risuonare nelle loro orecchie dopo che furono entrati nella valle (…) Poi si resero conto del silenzio e, non appena ne furono zittiti, udirono le allodole: non un paio, né una dozzina o una ventina, ma centinaia di allodole, tutti invisibili nella calura azzurra del cielo, come un ombrello di musica aperto su quel piccolissimo mondo [Brian Friel, dal racconto “La valle delle allodole”, trad. D. Benati]

Tempesta a Rossbeigh Beach, contea di Kerry, Irlanda (fonte: Sascha Müller, Flickr CC BY-NC-SA 2.0)

I personaggi di Friel provengono da ogni estrazione sociale e sono persone semplici: il maestro della piccola scuola elementare, le madri con nove o dieci marmocchi, gli uomini che sperperano la paga in scommesse e whisky. E ognuno di loro, nell’umiltà, conserva dei sogni e delle speranze: combattere l’analfabetismo, far crescere sani e robusti i marmocchi, allevare colombi o galli per vincere alle gare e guadagnare soldi, mentre i ragazzini sognano di diventare illusionisti, pescatori di salmoni o ‘ricchi’ contadini.

Eppure, nonostante lo humor con il quale Friel impregna le proprie storie arrivando quasi ad ironizzare su situazioni alquanto drammatiche, nelle vicende narrate lo svolgimento è molto simile: un personaggio umile ha dei sogni e dei progetti, ecco la grande occasione che si palesa e quindi i grandi sforzi per sfruttarla in meglio e infine il momento della disillusione o l’impatto con la realtà, spesso cruda e poco romantica.

Possono sembrare tristi, i racconti di Friel, invece trasmettono allegria, vivacità e brio nonostante qualche nota amara. Sono storie semplici da comprendere e facili da amare, sono lo specchio di un’epoca che forse non c’è più – o forse c’è ancora – nascosta in qualche piccolo paesino della verde, luminosa e piovosa Irlanda del Nord, una società fatta di persone che nonostante le avversità della vita riescono sempre a cogliere l’aspetto positivo e a sciogliersi in una risata liberatoria.

 Ma ora, per la prima volta, li vedeva sotto un’altra luce ed erano ridicoli: due uomini di mezz’età che sprecavano la loro vita ad aspettare che un colombo tornasse a casa! Cominciò a ridere sotto i baffi. La risatina si trasformò in una risata più grossa. Alla fine rise così tanto che gli vennero a far male i fianchi, e fiumi di lacrime gli colarono dagli occhi. E, nella stretta del suo braccio, Judith rideva anche lei, e piangeva pure. E per quella mezz’ora, con tutto quel piangere, furono la coppia più felice di tutta Mullaghduff [Brian Friel, dal racconto “Il sistema della vedovanza”, trad. D. Benati]

Titolo: Tutto in ordine e al suo posto
L’Autore: Brian Friel
Traduzione dell’inglese: Daniele Benati
Editore: marcos y marcos
Perché leggerlo: per conoscere aspetti dell’Irlanda del Nord, per affezionarsi ai personaggi che nonostante le difficoltà sorridono e perché sono racconti scorrevoli, divertenti e molto coinvolgenti, da leggere e rileggere

(© Riproduzione riservata)

Ángeles Caso | Controvento

Questo libro dalla copertina giallo squillante, con tre barchette colorate a lato e un titolo così romantico, mi ha attratta subito. “Controvento” di Ángeles Caso (marcos y marcos, trad. Claudia Tarolo, pagine 282, 15 €) ha una trama semplice ma che si prefigura trattare forti tematiche: per questo ho deciso di leggerlo, con la certezza che mi avrebbe insegnato e lasciato qualcosa di importante.

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Mi sono sempre chiesta se la mia vita sarebbe stata diversa se mia madre non fosse stata una donna depressa. Ritengo di sì. Magari i miei neuroni si sarebbero conformati in un altro modo nel suo ventre, le loro connessioni sarebbero state differenti, gli ormoni e le proteine sarebbero fluiti con un altro ritmo (…) Forse sarei stata una donna decisa e coraggiosa (…) Invece ho vissuto rinchiusa, smarrita nelle mie paure, quasi muta e sorda, facendo il possibile per evitare l’ansia dei cambiamenti, l’angoscia del rischio (…) Per questo ammiro São. Perché lei è stata capace di vivere tutto ciò che io ho soffocato, spento, sepolto sotto strati di terra. Sì, di tutte le persone che conosco al mondo, São è quella che ammiro di più [Controvento, Ángeles Caso, trad. C. Tarolo]

São è una bambina capoverdiana e vive in una delle isole dell’arcipelago al largo delle coste dell’Africa. São non conosce suo padre, e forse è un bene dato che il suo concepimento è frutto di una violenza sulla madre, figura quest’ultima che si è sempre mostrata molto assente, fredda e distaccata nei riguardi della figlia.

São cresce con un’anziana vedova capoverdiana che ha avuto tanti figli, alcuni sono morti e altri sono in Europa, e ora lei è sola in una baracca di legno, senza neppure il pavimento, a badare a São. La bambina è una studentessa eccellente e ha idee molto precise sul suo futuro: sogna di andare in Europa e di studiare medicina. São infatti vede che sulla sua isola una banale dissenteria può uccidere un bambino e questo accade perché la famiglia non ha i mezzi per comprare le medicine o per pagare il consulto di un medico. São sarà dottoressa e curerà i poveri, ne è certa.

Ma il suo destino ha altre cose in serbo, per lei; all’improvviso, la madre lascia Capo Verde e vola a Napoli con un nuovo marito. Smette persino di inviarle i soldi per pagare libri, quaderni e tasse scolastiche, così São si vede costretta ad abbandonare il suo sogno di studiare medicina.

Lavorando per una ricca famiglia di coloni, São incontra un uomo che si rivelano diverso da come si mostra: questo episodio farà sì che per lungo tempo São non riuscirà a fidarsi del genere maschile. Ma per sua fortuna, incontra una donna che la aiuta ad emigrare in Europa; São arriva a Lisbona, in Portogallo, eppure non è il Paese che aveva sempre sognato: molti portoghesi sono razzisti e gli africani come São vivono in palazzoni fatiscenti e pericolanti, fanno umili lavori pagati poco.

Quando São incontra Bigador inizia a vedere un luminoso futuro davanti a sé, a loro. Finalmente immagina il riscatto, il calore di una famiglia che non ha mai avuto e l’amore di un uomo magnifico. Ma anche questa volta, nulla è come sembra. Eppure, l’energia di São sembra infinita, e nei dolori sembra trovare forza; tanta forza da riuscire a trasmetterla anche ad una donna spagnola, devastata da una storia d’amore finita male.

L’energia di São dovette contagiarmi. Da quando arrivò a casa mia, mi sentii sempre meglio (…) Forse fu soltanto che il suo coraggio e la sua forza mi servirono da esempio (…) In ogni caso iniziai a vedere la realtà sotto una nuova luce, cominciai a comprendere che le mie grandi tragedie, tutte quelle cose terribili che fin da piccola mi parevano circostanze terribili, dolori a cui aggrapparsi (…) erano inezie se comparate all’esistenza di un’infinità di esseri umani in buona parte del mondo [Controvento, Ángeles Caso, trad. C. Tarolo]

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Abitazione a Ribeira, Isola di Santiago, Capo Verde (fonte: Ji-Elle, Wikipedia Commons, CC BY-SA 3.0)

Ángeles Caso affida la narrazione ad una donna spagnola, per un periodo datrice di lavoro di São. Nel primo capitolo del romanzo è proprio la donna spagnola che si presenta, con tutte le sue insicurezze e paure, specialmente la paura di amare e di essere amata. Inizia quindi a raccontare la storia di São, la sua collaboratrice domestica, perché curiosamente è proprio questa donna capoverdiana ad aver aiutato la donna spagnola. Nonostante le avversità della vita, infatti, São non si è mai abbattuta né lasciata andare. E le difficoltà, sono state davvero moltissime.

La Caso è una narratrice molto brava: il romanzo è scorrevole e decisamente coinvolgente, con un periodare a tratti un po’ artificioso, ma funzionale alla perfetta descrizione dei sentimenti delle figure femminili. Sono proprio le donne, infatti, le vere protagoniste della storia e sono estremamente ben delineate: dalla madre di São, con le sue sventure, alla donna che l’ha allevata; la prima padrona di São, la donna che ha procurato i documenti per il viaggio a Lisbona, l’amica femmista che aiuterà São in una difficile decisione; la suocera angolana, le cognate, Lia e poi la sua amica spagnola.

Quella di São è una storia vera: Ángeles Caso da bambina aveva avuto una bambinaia capoverdiana che si sventure nella sua vita ne aveva patite tante. Questo dettaglio aggiunge alla storia quella veridicità che ci fa capire come spesso quelle che noi pensiamo essere difficoltà insormontabili non sono ostacoli così grandi, commissurati alle sofferenze degli altri. E anche se non è semplice, ogni delusione dovremmo superarla con positività, con entusiasmo, proprio come São.

Titolo: Controvento
L’Autrice: Ángeles Caso
Traduzione dallo spagnolo: Claudia Tarolo
Editore: marcos y marcos
Perché leggerlo: “Controvento” è un romanzo scorrevole, ben scritto e tradotto, dove le donne sono le protagoniste; figure femmili ben delineate, nella psicologia, nei sentimenti, nei drammi. Un libro per non lasciarsi abbattere dalle difficoltà, ma per imparare a reagire con entusiasmo e positività

Elmar Grin | Vento del Sud

C’è una nazione, lassù nel Nord, un Paese che pare una fiaba, tutto neve, boschi e foreste, notti luminose in estate e abbaglianti aurore boreali in inverno. Il romanzo “Vento del Sud” di Elmar Grin (marcos y marcos, 252 pagine, 18 €) parla della Finlandia, dei suoi vicini bellicosi, l’Unione Sovietica, e racconta delle sue genti, timorose e remissive come Einari e forti e accese come Vilho. A unire tutti gli animi c’è la voglia di essere uomini liberi.

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Titolo: Vento del Sud

L’Autore: Elmar Grin è lo pseudonimo di Aleksander Vasil’evič Jakimov, nato nel 1909 nella campagna russa ai confini con la Finlandia. Poeta e autore di diversi romanzi, ha vinto il premio Stalin con il libro “Vento del Sud”

Traduzione: Pietro Zveteremich

Editore: marcos y marcos

Il mio consiglio: per chi sogna il Nord, per chi crede che i sogni si realizzino credendoci e combattendo, per chi riesce ad aprire gli occhi e a capire come non farsi mettere i piedi in testa e per chi cerca di diventare una persona coraggiosa.

La neve non frusciava, non cigolava, ma davvero suonava e cantava sotto i nostri piedi e i pattini della slitta. E quella che si rovesciava dall’alto era fine e asciutta come cipria. Si capiva perché i russi che erano all’offensiva sul fronte si fossero fermati. Li aveva fermati il nostro gelo finnico, la neve li aveva fermati. Ce n’era molta in quell’inverno terribile. Aveva schiacciato ogni cosa a terra e innalzato sulla sua superficie grossi ostacoli friabili. Quando la strada arrivava alla discesa dell’avvallamento, non vedevamo un intero mare di neve che inondava di bianche ondate i boschi che crescevano in basso. Prova ad attraversare quel mare in cui alberi enormi insieme ai loro rami frondosi sono affondati sino a metà tronco. Mentre ti dibatti in quel mare, la mitragliatrice o il mitra finlandese ti ha trapassato tre volte [Vento del Sud, Elmar Grin, P. Zveteremich]

Einari è una brava persona, padre e marito affettuoso, gran lavoratore stacanovista. Vive umilmente nella campagna finlandese, in una casetta molto piccola, esposta a Nord, dove la luce non arriva quasi mai poiché una grande roccia la scherma. Einari non si lamenta: lavora da più di venticinque anni per il signor Kurkimiaki, ricco proprietario terriero.

Il fratello di Einari, Vilho, è invece una persona che non vuole accettare la sua condizione di operaio al servizio di un ricco sfruttatore che possiede un grande caseificio, ha idee sovversive e molto vicine a quelle comuniste e il suo orgoglio è tanto forte da rinunciare all’amore della figlia del signor Kurkimiaki, per non “contaminarsi” con i padroni.

Quando nel 1939 l’URSS bombarda un villaggio russo e accusa la Finlandia, inizia la Guerra d’Inverno. Il padrone di Vilho, per liberarsi di quest’operaio scomodo e sovversivo, ritiene che il ragazzo non sia indispensabile per la produzione e lo manda al fronte a combattere contro l’Unione Sovietica.

Per molto tempo Einari non conosce il destino del fratello ribelle. Alcuni gli dicono che è morto, altri che è stato fatto prigioniero e torturato. Qualche tempo dopo, anche per Einari è ora di andare al fronte, di lasciare la sua casetta, le sue aiuole di girasoli e il lavoro dal signor Kurkimiaki. La guerra farà capire molte cose a Einari e al ritorno il mite contadino finlandese non sarà più lo stesso.

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Tramonto in Finlandia (fonte: Hillosensalmi, Wikipedia, pubblico dominio)

Era come se sognassi. Tutto andava sottosopra per me nel mondo, e cessai di rammentare chi fossi e dove. Ma se quello era un sogno, era un sogno tremendo, affatto somigliante a quello in cui una piccola casetta rossa con le finestre bianche se ne sta tranquilla e silenziosa all’ombra di una roccia, su un poggio pietroso e scosceso (…) Non potevo capire nulla e neppure cercavo. Pensavo soltanto a fare in modo che non si accorgessero di me. Ma chi avrebbe dovuto accorgersi di me? Che cosa contavo io in mezzo a quella frastornante zuppa di fuoco e ferro, che l’obliqua, gelida pioggia sferzava in silenzio? [Vento del Sud, Elmar Grin, P. Zveteremich]

Vento del Sud” è narrato in prima persona da Einari con un tono disincantato e quasi fiabesco anche quando si parla di guerra, una storia a tratti appassionante e scorrevole e a tratti è decisamente più lenta. E’ un romanzo che anzitutto celebra la patria di Suomi attraverso gli occhi di due fratelli, con caratteri e idee diametralmente opposti: quanto Vilho è combattivo, tanto Einari è remissivo.

Entrambi i fratelli conosceranno la crudeltà della guerra, in due momenti diversi: Vilho partecipa alla Guerra d’Inverno tra il 1939 e il 1940 combattuta tra URSS e Finlandia, mentre Einari viene arruolato per la Guerra di Continuazione dal 1940 al 1944, sempre contro i Russi. Se a Vilho la guerra appassiona – benché parrebbe quasi preferire i russi ai finlandesi – a Einari della guerra interessano solo i marchi di paga. Delle idee, Einari non sa che farsene, con i marchi guadagnati sogna di acquistare una mucca.

Ma durante i mesi trascorsi nelle trincee gelide e fangose nel cuore e nella mente di Einari scatta qualcosa, e non è solo l’odio per il nemico o quella sgradevole sensazione di dover uccidere un uomo: Einari al ritorno della Guerra di Continuazione è una persona diversa, più consapevole, più matura. E si rende conto di tutto il tempo che ha trascorso lasciandosi vivere dagli altri, senza mai prendere sul serio le redini della sua esistenza, affermando le sue volontà.

Ho ancora bisogno di indicazioni e di maestri. Per ora ho capito una sola cosa, che i doveri di un uomo di fronte alla propria patria non stanno soltanto nel lavorare tranquillo, nel mangiare e nel bere. Di questo è capace anche un uomo che non ha patria (…) La nostra Suomi ha da inghiottire ancora non poche fatiche e affanni, prima di poter respirare soddisfatta a pieni polmoni e di poter allargare di sollievo le spalle. Ma se hanno già cominciato a esserci degli uomini come te, questo tempo non è più lontano (…) [Vento del Sud, Elmar Grin, P. Zveteremich]

Vento del Sud” di Elmar Grin racconta cosa accade ad un uomo quando prende coscienza di sé: per Einari serve la guerra a fargli capire quanto suo fratello Vilho avesse ragione. Essere schiavi di un padrone che si finge gentile ma in realtà è crudele, non possere nulla di proprio e sentirsi minacciati da uno scomodo e bellicoso vicino di casa – l’Unione Sovietica – non è la vera vita, non è quello che Einari si è sempre auspicato. Ma nell’esistenza tutto può cambiare, anche all’improvviso, e ci sono eventi che fanno mutare opinioni e aiutano a trovare il coraggio per iniziare finalmente a vivere.

Vi sono dei giorni nella vita in cui per qualche segreto motivo, si vuole cantare o gridare a gola piena qualcosa. Ma perché far chiasso inutilmente? Se si ascolta e si guarda attentamente quel che c’è in giro, si capisce che nella rigida Suomi tutto canta in giornate come queste, quando soffia il vento del Sud. [Vento del Sud, Elmar Grin, P. Zveteremich]

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Kevo Strick Nature Reserve in Finlandia (fonte: Ilona Simomaa, Wikipedia Commons, CC BY-SA 3.0)

Consigli di lettura: 10 libri da mettere in valigia quest’estate

Buongiorno lettrici e lettori! Si avvicinano il periodo estivo e le agognate vacanze; per molti l’estate rappresenta un momento in cui si legge di più, per questo ho deciso di rispolverare la rubrica Consigli di lettura e di suggerire 10 libri da portare in vacanza con voi quest’estate.

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Ho scelto libri che ho apprezzato e ho cercato di abbinarli a quella che credo possa essere la vacanza perfetta per quel preciso tipo di lettura. Non mancherà di ironia, in questo articolo, ma è giusto così: a prendersi troppo sul serio si diventa noiosi! Quindi, quando inizierete a preparare la valigia o lo zaino per le vacanze di quest’anno, ritagliate un pochetto di spazio per farci stare ancora un libro.

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Cop_NEVE_CANE1Il consiglio: Neve, cane, piede di Claudio Morandini (Exòrma edizioni)

La trama: Il romanzo è ambientato in un vallone isolato delle Alpi. Vi si aggira un vecchio scontroso e smemorato, Adelmo Farandola, che la solitudine ha reso allucinato: accanto a lui, un cane petulante e chiacchierone che gli fa da spalla comica, qualche altro animale, un giovane guardiacaccia che si preoccupa per lui, poco altro.

La vacanza: Il romanzo di Morandini è perfetto per essere letto in montagna. Che siano le nostre Alpi, Dolomiti, Appennini o l’Europa, questa lettura che parla di monti e di vita in quota è ideale per chi sceglierà di andare in vacanza tra le montagne, i paesini e i laghi alpini. Con buone probabilità scoprirete che i montanari hanno davvero la testa dura come Adelmo, il protagonista del libro.

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Parlami-damore_primawebIl consiglio: Parlami d’amore di Pedro Lemebel (marcos y marcos)

La trama: Pedro Lemebel ha sempre amato cantare canzoni come questa, vibranti di sentimento; si sentiva una persona semplice, vicina a prostitute e operai, vicina a chi resiste e vive al margine. E parlano d’amore le ultime cronache che ha scritto, di un amore sorridente e sconfinato per la bellezza annidata ovunque, per la giustizia calpestata, per questo mondo pieno di ipocrisie, menzogne e formidabili atti di coraggio. Amore per tutti noi, a cui ha consegnato la sua testimonianza appassionata, il suo invito a vivere fino in fondo, a credere e lottare. E a parlare d’amore.

La vacanza: La raccolta delle cronache piumate di Pedro Lemebel, autore cileno scomparso prematuramente, è perfetta per chi andrà in vacanza in Sudamerica o per chi sogna di andarci, poiché le atmosfere descritte dall’autore cileno sono tanto affascinanti quanto coinvolgenti. Le croncache attraversano il Sudamerica e non solo, troverete sicuramente quella che vi colpirà di più.

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Cover-Sanctuary-Line_image_ini_620x465_downonlyIl consiglio: Sanctuary Line di Jane Urquhart (Nutrimenti)

La trama: Chiamata a lavorare in un centro di ricerca per studiare la migrazione delle farfalle monarca, l’entomologa Liz Crane si trasferisce a vivere nella fattoria in riva al lago Erie dove ha trascorso le estati della sua infanzia. Il luogo, un tempo affollato da zii e cugini, e dai lavoratori che giungevano annualmente dal Messico per la raccolta, ormai è caduto in rovina. Osservando attorno a sé i resti di un mondo scomparso, la donna ripercorre con la memoria quel passato luminoso – i giochi di bambini, le nuotate al lago, le leggende e le poesie, le barchette di carta liberate in acqua. E poi, a segnare la fine della stagione estiva, l’albero che avvampa di farfalle. Ma a gettare un’ombra sui ricordi è lo spettro di ciò che avvenne dopo, la successione di eventi che, come un cataclisma, hanno sconvolto un equilibrio apparentemente immutabile. Una trama di perdite e assenze, che s’intrecciano in una vicenda densa di simbologie.

La vacanza: Il romanzo della canadese Jane Urquhart è per la maggior parte ambientato nella regione dei Grandi Laghi al confine tra Canada e Stati Uniti. E’ la lettura perfetta per chi trascorrerà le vacanze in una località lacustre, magari con la propria famiglia (possibilmente piena di segreti, rancori e non detti) o con i cugini che vedete una volta all’anno.

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copDLSDCIl consiglio: Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero di Cristina Brondoni (Las Vegas edizioni)

La trama: Si fa presto ad ammazzare un personaggio. Nei libri, nei film e nelle serie TV ci troviamo spesso di fronte a scene del crimine, assassini, morti ammazzati, incidenti, suicidi e infallibili detective che riescono a risolvere i casi più complessi grazie al loro intuito o alla loro intelligenza fuori dal comune. Tutto ciò ci fa pensare che nei casi reali di cronaca nera vengano mandate a indagare persone incompetenti o quantomeno sprovvedute. Analizzando però la fiction con gli occhi esperti di una criminologa, ci si accorge che se certe volte gli scrittori e gli sceneggiatori precorrono metodi e tecniche di indagine, spesso fanno agire i loro personaggi senza tenere conto di cosa succede nella realtà sulla scena del crimine. Perché morire può essere molto semplice, ma scoprire come e perché è una faccenda decisamente più complicata.

La vacanza: Il diventente saggio della criminologa Cristina Brondoni è la lettura ideale per chi trascorrerà le vacanze sui nostri litorali italiani, dividendosi tra un bagno e un ghiacciolo sotto l’ombrellone. A Jesolo è probabile che vi verrà assegnato dal destino un vicino di sdraio particolarmente odioso: il libro di Cristina Brondoni potrà suggerirvi il delitto (quasi) perfetto per porre rimedio alla malasorte.

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9788862431828_0_500_0_75Il consiglio: Vladivostok. Nevi e monsoni di Cédric Gras (Voland)

La trama: L’iniziale disappunto non riesce però a smorzare l’entusiasmo che guida il giovane francese nella conoscenza paziente dell’Estremo Oriente russo e dei suoi abitanti. Con stile vivace e annotazioni divertenti, Gras descrive – al ritmo delle stagioni, delle nevi e dei monsoni – la geografia di questo remoto e quasi favoloso angolo della terra e le sue relazioni con il resto del mondo. Lungi dall’essere un racconto di viaggio in senso tradizionale, “Vladivostok” è il ritratto onesto e affettuoso di una città in bilico tra Russia e Asia, capace di esercitare un grosso fascino sull’autore e di minare i suoi pregiudizi “occidentali”.

La vacanza: Il bellissimo e suggestivo libro del geografo Cédric Gras è ideale per chi intraprenderà un lungo viaggio in treno per raggiungere la meta delle sue vacanze. Che sia il mare, o la montagna, o una bella capitale europea, l’importante sarà leggerlo mentre siete cullati dal treno. Se poi andrete in vacanza in Russia, precisamente a Vladivostok, allora è il vostro libro.

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14883c583d22d4c818ec33fbe725c9d2_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyIl consiglio: Viaggio in Urewera di Katherine Mansfield (Adelphi)

La trama: In un taccuino riempito da Katherine Mansfield a diciannove anni, durante un viaggio fra i Maori, la materia fantastica di cui saranno fatti i suoi racconti neozelandesi. 

La vacanza: La scrittrice neozelandese Katherine Mansfield racconta in questo brevissimo reportage il suo rocambolesco viaggio nella terra dei Maori. Questo è il libro ideale per chi ama viaggiare soprattutto con la fantasia, un breve racconto per farsi suggestionare e affascinare dalle descrizioni di una terra perfettamente agli antipodi dell’Italia (se poi ci va davvero, tanta invidia per voi!)

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indexIl consiglio: Benedizione di Kent Haruf (NN editore)

La trama: Nella cittadina di Holt, in Colorado, Dad Lewis affronta la sua ultima estate: la moglie Mary e la figlia Lorraine gli sono amorevolmente accanto, mentre gli amici si alternano nel dare omaggio a una figura rispettata della comunità. Ma nel passato di Dad si nascondono fantasmi: il figlio Frank, che è fuggito di casa per mai più tornare, e il commesso del negozio di ferramenta, che aveva tradito la sua fiducia. Nella casa accanto, una ragazzina orfana viene a vivere dalla nonna, e in paese arriva il reverendo Lyle, che predica con passione la verità e la non violenza e porta con sé un segreto. Nella piccola e solida comunità abituata a espellere da sé tutto ciò che non è conforme, Dad non sarà l’unico a dover fare i conti con la vera natura del rimpianto, della vergogna, della dignità e dell’amore.

La vacanza: La cittadina di Holt dove Haruf ambienta il suo romanzo Benedizione (e l’intera Trilogia della Pianura) non esiste, per cui sarà impossibile per voi andarci in vacanza. Ma questo è il romanzo che più di ogni altro deve essere letto prima o durante un viaggio negli Stati Uniti (magari proprio nell’Ovest descritto da Haruf) oppure per chi ama in modo sconfinato l’America pur essendo in vacanza a Varigotti.

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indexIl consiglio: L’arte di collezionare mosche di Fredrik Sjöberg (Iperborea)

La trama: «Nessuna persona sensata si interessa alle mosche», e soprattutto, ahimè, non le ragazze. Ma sono questi screditati insetti ad aver cambiato la vita di Fredrik Sjöberg, o meglio, la curiosa famiglia dei sirfidi, che abbondano nell’idilliaca isoletta svedese dove si è trasferito e di cui è uno dei maggiori esperti e collezionisti. E sono loro il suo ironico punto di partenza per osservare la vita da un’altra ottica, l’alfabeto di una lingua nuova per leggere il paesaggio, e forse il mondo. 

La vacanza: Lo svedese Fredrik Sjöberg è entomologo e collezionista di insetti, ha scritto questo libro stupendo e perfetto per chi sceglierà una vacanza a contatto con la natura, nei parchi o riserve, magari in bungalow oppure in tenda. Non è necessario essere in vacanza su un’isola svedese e inseguire insetti con un retino rischiando di essere scambiato per un pazzo, però è chiaro che sarebbe un valore aggiunto per rendere davvero ideale il libro in vacanza.

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china_girlIl consiglio: My Little China Girl di Giuseppe Culicchia (ETD)

La trama: Perché non c’è Paese più imperscrutabile della Cina. E non c’è Paese da cui dipendiamo di più, come dimostrano le recenti vicende borsistiche. Comprendere la Cina sarà – anzi: già è – indispensabile. Giuseppe Culicchia ci ha provato a modo suo e nel modo di Allacarta, la collana di EDT che invia gli scrittori italiani in giro per il mondo per capirlo attraverso uno degli ingredienti fondamentali di ogni cultura: la cucina.

La vacanza: Lo dice il titolo, è il libro ideale per chi andrà in Cina oppure sogna di visitarla. Leggendo il buffo reportage di Giuseppe Culicchia emergono tutte le contraddizioni della Cina moderna; Culicchia consiglia anche alberghi, cose da fare e cose da (non) mangiare, per cui potrebbe essere discriminante per decidere se visitare o meno il gigante asiatico. Se a sentir parlare di scorpioni caramellati vi prende il panico ma siete già su un aereo della Air China… troppo tardi! Ma vi divertirete ugualmente, tranquilli!

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indexIl consiglio: Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame di James De Mille (marcos y marcos)

La trama: C’è bonaccia tra le Canarie e Madeira, il Falcon non può navigare. Lord Featherstone e i suoi amici, giocando con le barchette di carta sull’acqua trasparente, trovano un misterioso cilindro metallico, incrostato di conchiglie. Misterioso è anche il contenuto: un manoscritto affidato alle onde da Adam More, naufrago in una terra sconosciuta, oltre i confini del mondo. In attesa che il vento torni a gonfiare le vele, i quattro amici, a turno, cullati dal mare, leggono ad alta voce la sua storia.

La vacanza: Il classico dello scrittore canadese è senza dubbio l’ottimo romanzo per chi vivrà una vacanza all’insegna dell’avventura e dell’imprevisto; tempeste, naufragio su un’isola deserta (o apparentemente deserta), autoctoni bellicosi, insomma ce n’è davvero per tutti i gusti. Ideale per chi visiterà le Isole Canarie, va anche bene per chi resterà ad Alluvioni Cambiò (in provincia di Alessandria, n.d.r.) dove l’unico imprevisto sarà quello di restare senza ghiaccio per l’aperitivo.

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Questi sono i miei consigli di lettura per l’estate, libri che in un modo o nell’altro ho amato e mi hanno divertita. Ora aspetto i vostri consigli per me: cosa mi suggerite di leggere quest’estate? Se vi va, scrivetemi quali sono i libri che amate e che più sono adatti al periodo estivo e vacanziero. Alla prossima

(© RIPRODUZIONE RISERVATA)

Librinpillole: le letture di aprile

Librinpillole è la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Le letture di aprile e la mia nuova gerbera fucsia!

Aprile è stato un mese decisamente positivo, in tema di letture e di incontri a sfondo letterario. Domenica 3 aprile sono stata a Milano e ho partecipato alla seconda edizione del Book Pride, la fiera dell’editoria indipendente. Al Book Pride ho potuto acquistare tre romanzi (che ho già letto e dei quali presto vi parlerò!) e ho conosciuto Alice di Safarà Editore, colei che all’inizio di marzo mi invitò a partecipare al blog tour del libro “Lettera d’amore in scrittura cuneiforme” dello scrittore ceco Tomáš Zmeškal. Se vi foste persi l’articolo in cui parlo del Book Pride, eccolo >>qui.

Il 16 aprile ci siamo nuovamente incontrati alla Libreria Sulla Parola di Caluso, con la compagna di viaggio La lettrice rampate, e siamo partite alla scoperta dell’Asia attraverso i libri. Ne è uscito un incontro ricchissimo di consigli e suggerimenti, pervenuti anche on line grazie all’evento virtuale in parallelo su Facebook per chi è troppo lontano dalla bella libreria di Stefania. Ve ne ho parlato >>qui.

Ma le vere sorprese letterarie del mese di aprile sono state le letture, nove in totale, decisamente interessanti (solo una con riserva). Ho potuto “visitare” ben tre Paesi nuovi (Indonesia, Lettonia e Kirghisia) e scoprire autori e autrici nuovi.

L’uomo tigre di Eka Kurniawan (Metropoli d’Asia, 166 pagine, 12,50 €). La prima lettura del mese è stata proprio questa, l’avventura di Margio un ragazzo indonesiano che commette un crimine terribile, che è il pretesto per parlarci di un’Indonesia che guarda verso la modernità pur restano legata a riti e credenze ancestrali. Assolutamente consigliato per chi cerca un giallo anomalo e una lettura sperimentale.

Monte Carlo di Peter Terrin (Iperborea, 170 pagine, 16 €). Lo scrittore belga ha vinto il Premio Europeo per la Letteratura e questo è un romanzo molto bello, scritto in modo conciso dove le parole sono mai ridondanti ma dove l’autore riesce a raccontarci la storia del meccanico che salva la vita ad una stella del cinema senza ottenere il successo che credeva. Un romanzo permeato di bellezza e nostalgia, di aspettative mancate e di tristezza: imperdibile.

Favole colorate di Imants Ziedonis (Damocle edizioni, 147 pagine, testo lettone a fronte, 10 €). Come dice il titolo, si tratta di una raccolta di bellissime ed evocative favole che hanno per protagonisti i colori. Ambientate in Lettonia sono state una scoperta davvero molto affascinante.

Il battello bianco di Tschingis Aitmatov (marcos y marcos, 203 pagine, 14,50 €). Da molto tempo volevo leggere un romanzo di questo autore kirghiso e al Book Pride ho acquistato questo libro. E’ una fiaba, quasi, dove il protagonista è un bambino abita nelle montagne della Kirghisia con i nonni; è un romanzo molto delicato e con una capacità narrativa rara Aitmatov ci racconta una storia bellissima e struggente.

The Danish Girl di David Ebershoff (Giunti, 360 pagine, 18 €). E’ la lettura che forse tra tutte quelle del mese mi ha convinta meno. Ho poi anche visto il film, circa una settimana dopo, e per una volta tanto, a mio parere, la pellicola è meglio del libro.

Il pappagallo che prevedeva il futuro di Luciano Lamberti (gran vía edizioni, 96 pagine, 10 €). Credo sia una delle migliori raccolte di racconti lette negli ultimi anni. L’argentino Luciano Lamberti è di sicuro un autore da tenere d’occhio e spero che venga presto tradotto in italiano anche il suo ultimo romanzo. Consigliatissimo!

Non sparate sul regista. Bestiario del cinema americano di Simone Cerri (Las Vegas edizioni, 196 pagine, 10 €). E’ un saggio comico che analizza il cinema americano in chiave ironica e divertente e lo consiglio a tutti coloro che amano il cinema, anche quello dei film copia-e-incolla. Avvertenza: potreste scoppiare a ridere quando meno ve lo aspettate.

Sanctuary Line di Jane Urquhart (Nutrimenti, 239 pagine, 17 €). E’ il migliore libro letto in aprile: questo è un libro per chi ama la luce calda della fine dell’estate, per chi ha trascorso l’infanzia tra boschi e campagne, con amici, cugini e zii un po’ folli; è un romanzo per chi cerca la storia di una famiglia, con i suoi segreti e le mille difficoltà. Un romanzo per chi si sente come una farfalla monarca, sempre in bilico tra un luogo e l’altro.

Frammenti dalla Senna di Stefano Duranti Poccetti (Ensemble, 113 pagine, 10 €). E’ un libro che ha come sottotitolo “Parigi, passeggiata letteraria“, ed è proprio con questo spirito che si può leggere, come una lunga passeggiata attraverso la capitale francese, per far sognare chi non c’è ancora stato o far struggere di nostalgia chi l’ha amata.

E questi sono, in pillole, i libri che mi hanno fatto compagnia ad aprile. A parte la piccola delusione con “The Danish Girl”, sono decisamente soddisfatta dei libri che ho letto.

Maggio è alle porte e mi porterà almeno tre cose bellissime: anzitutto, il Salone del Libro di Torino un appuntamento irrinunciabile soprattutto perché ci abito abbastanza vicina. Andrò a conoscere i ragazzi di Casa Sirio (ricordate che ho vinto una copia di Elementare Watson a marzo?) e spero di incontrare e conoscere altri editori e blogger; sabato 21 maggio alla Libreria Sulla Parola ci sarà il quinto appuntamento de Una valigia di libri: scopriremo gli Stati Uniti e il Canada attraverso i libri. Infine, l’ultimo week end di maggio sarò a Bologna, per la mostra di Edward Hopper e per visitare quella libreria dove – pare- i libri siano gratis.

E voi, quali libri avete letto a marzo? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

Tschingis Aitmatov | Il battello bianco

Il battello bianco” di Tschingis Aitmatov (marcos y marcos, 203 pagine, 14,50 €) è uno dei libri che ho acquistato al BookPride di Milano; era da parecchio tempo che desideravo leggere questo autore kirghiso, più o meno da quando lo trovai citato in un libro che amo molto: “Buonanotte signor Lenin” di Tiziano Terzani. Al BookPride sono stata indecisa se acquistare “Il battello bianco” oppure “Melodia della terra“: ho scelto più che altro in funzione della copertina, ma al Salone del Libro di Torino comprerò sicuramente anche “Melodia della terra“.

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Titolo: Il battello bianco

L’Autore: Tschingis Aitmatov originario della Kirghisia, fu ministro per il governo Gorbaciov  durante la Perestoika e ambasciatore della Kirghisia in Lussemburgo; da sempre sostenitore dell’importanza delle minoranze, del pacifismo e dell’ambientalismo, fu anche diplomatico presso le ambasciate dell’ONU, CEE e UNESCO. I suoi romanzi sono molto apprezzati in Russia e nel mondo. Per marcos y marco è disponibile anche “Melodia della terra

Traduzione dal russo: Gigliola Venturi

Editore: marcos y marcos

Il mio consiglio: “Il battello bianco” è un romanzo imperdibile, con una delicatezza e una capacità narrativa rara Aitmatov racconta una storia bellissima e struggente

Aveva due favole. Una sua, di cui nessuno era a conoscenza. E l’altra, quella che raccontava il nonno. Poi, non ne rimane niente. E’ questa la storia. Quell’anno aveva compiuto sette anni, era entrato nell’ottavo. Prima di tutto comperarono la cartella. Una cartella di tela nera, dalla luccicante chiusura metallica a scato, che si inseriva sotto la staffa. Insomma, la più straordinaria delle più ordinarie cartelle di scuola. A pensarci, tutto cominciò da lì. [Il battello bianco, Tschingis Aitmatov, trad. G. Venturi]

Nel remoto e boscoso Vallone San Taš, in Kirghisia, vivono solo tre famiglie: gli uomini lavorano come guardaboschi, mentre le donne si occupano della casa e delle faccende domestiche. Ci sono gli sposi Sejdachmat e Gul’dzamal con la loro bambina piccola; ci sono zio Orozkul e zia Bekej; infine, ci sono il nonno Momun, la nonna e il bambino. Il bambino ha sette anni, va per gli otto, e vive in questa valle bellissima quanto isolata. Si inventa storie di ogni genere, parla con i sassi – il cammello, il lupo, il tank – e con la sua bella cartella; prende il binocolo e corre, corre, corre come un pazzo per raggiungere la vetta del Monte Sentinella: da quassù può vedere l’immenso lago Issyk Kul’, dove ogni sera naviga sulle sue placide acque un battello bianco.

Il bambino non ha i genitori, la mamma – figlia di Momun – è fuggita in città e si è separata dal padre del bambino. A lui non restano che l’amato nonno, la moglie del nonno, gli zii e i vicini di casa. Ma sogna ogni giorno che i genitori lo vengano a prendere, anche se da nonno Momun sta bene, non gli manca nulla. Lui immagina che sul battello bianco ci sia il suo papà, che forse è un marinaio chi lo sa, e vorrebbe diventare un pesce per nuotare lungo il torrente impetuoso e sfociare nel calmo lago Issyk Kul’.

Ma quello che ai suoi occhi appare un mondo tranquillo e bellissimo, fatto di gite in montagna, cavalcate, bagni nel gelido torrente, appostamenti sul Monte Sentinella, in realtà non è così fiabesco. Zio Orozkul adora ubriacarsi, lui è il capo dei guardaboschi, e spesso insulta nonno Momun davanti a tutti gli altri; poi, quando è davvero ubriaco fradicio, picchia zia Bekej, perché lei è sterile, non può dare allo zio il tanto desiderato figlio.

La nonna a volte è cattiva, bercia che il piccolo non è suo vero nipote, non ha voglia di occuparsene, per lei è un estraneo. Per fortuna c’è il nonno, che racconta al bambino tante storie e leggende, come quelle della Madre cerva dalle ramosa corna, l’animale sacro dal quale tutti i bagu kirghisi derivano. Ma un giorno la situazione precipita: è quasi autunno e nonno Momun disobbedisce a zio Orozkul, innescando un crescendo di tensioni che sfoceranno nel poco idialliaco finale.

E preso lui stesso dal proprio racconto, si diceva: com’è semplice provare felicità e dividerla con gli altri. Bisognerebbe vivere sempre così. Sì, come adesso, come in questo momento. Ma la vita non va in questo modo – accanto alla felicità sta appostata, pronta a far irruzione nel tuo animo e nella tua vita, l’infelicità, che ti segue senza allontanarsi d’un passo, inseparabile, eterna [Il battello bianco, Tschingis Aitmatov, trad. G. Venturi]

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Songköl’s jayloo (fonte: Firespeaker, CC BY-SA 3.0)

Il romanzo di Tschingis Aitmatov è una vera e propria perla della letteratura. E’ una storia scritta in modo fluido e scorrevole, dove le vicende sono inframezzate dalle descrizioni di stupendi paesaggi kirghisi. Foreste, alberi maestosi, fiumi impetuosi, tempeste di neve improvvise e un lago grandissimo dove ogni sera naviga il battello bianco che tanto attrae il bambino.

Ha il sapore di una fiaba, con le suggestioni tipiche delle storie che si raccontavano una volta attorno al fuoco, alla sera, mentre fuori infuriava una tempesta di neve. Ci sono i buoni, come il nonno Momun, e i cattivi ovvero il perfido zio Orozkul, ci sono i cervi figli della Madre cerva dalle ramosa corna, animali magici e c’è il bambino, colui che rappresenza l’infazia, un momento della nostra vita nel quale siamo spensierati e spesso felici per delle cose piccole.

Ma non tutte le fiabe hanno il lieto fine; non sempre i buoni riescono a sconfiggere i cattivi. Così, dal momento in cui inizia la ribellione di nonno Momun, in un crescendo di emozioni anche il bambino arriva a capire fin dove la cattiveria umana possa arrivare. A quel punto non resta che aggrapparsi alla speranza del battello bianco.

Intanto il battello navigava, allontanandosi lento. Bianco e lungo, scivolava sulla liscia superficie azzurra del lago, col vapore che usciva dai fumaioli – e non sapeva che verso di lui nuotava il bambino, trasformatosi in un bambino-pesce. Sognava di trasformarsi così perfettamente, che tutto in lui sarebbe stato di pesce: corpo, coda, pinne, scaglie – solo la testa sarebbe rimasta la sua, grossa e tonda sul collo magro, con le orecchie a sventola e il naso graffiato [Il battello bianco, Tschingis Aitmatov, trad. G. Venturi]

Di libri e di cultura: una giornata a Milano tra BookPride e musei

Buongiorno lettrici e lettori, come avevo anticipato nei giorni passati, ecco il mio articolo di resoconto sulla giornata di ieri: una mattinata intensa al BookPride a BASE di Milano e un pomeriggio ancor più intenso in giro per musei (con ingresso libero in occasione dell’iniziativa musei gratuiti ogni prima domenica del mese).

BookPride: cos’ho visto, cosa ho fatto, chi ho incontrato e soprattutto… cos’ho comprato!

Alla scorsa edizione del BookPride non ero potuta andare, per cui per me questa è stata la prima volta. In effetti, la fiera è piccina, molto più piccina del Salone del Libro di Torino – al quale io sono abituata – ma confesso che questo suo essere piccola non mi è dispiaciuto: essendoci andata di mattina, ho trovato poca gente e ho avuto la possibilità di chiedere consigli direttamente agli editori, nonché chiacchierare un po’ con loro chiedendo allegramente di tradurre autori provienienti dalla Guyana francese (spiazzandoli, aggiungo).

E’ vero che gli editori non hanno portato tutto il loro catalogo, ma è stato meglio così: anziché tre libri ne avrei altrimenti presi cinque e i miei buoni propositi sarebbero andati in fumo.

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Alice mi racconta perché i libri di Safarà editore sono… storti! (foto: Paolo)

Per prima cosa sono stata allo stand di Safarà edizioni, un editore di Pordenone, dove la simpatica Alice mi aveva invitata per omaggiarmi di una copia della loro ultima novità “Lettera d’amore in scrittura cuneiforme” dell’autore ceco Tomás Zmeskal. Alice mi ha contattata qualche mese fa per chiedermi se avrei voluto ospitare sul mio sito un blogtour di promozione di questo romanzo; dopo aver letto la trama e qualche recensione straniera, ho accettato soprattutto per due motivi: il romanzo è ambientato a Praga (e io amo questa città) e l’autore ha vinto il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura (che per me, dopo aver letto due autori che hanno vinto questo premio, sta diventando una garanzia di qualità del libro).

Dopo aver incontrato Alice, mi prefiggo di comprare solo i due romanzi che avevo segnato, ma nel mio vagare trovo lo stand dell’editore marcos y marcos e là, in bellavista, c’è “Il battello bianco” di Tschingis Aitmatov, scrittore originario della Kirghisia. Questo libro non l’ho preso per caso: lo incontrai per la prima volta citato da Tiziano Terzani in quel libro magnifico che è “Buonanotte signor Lenin“, dove il giornalista toscano racconta la dissoluzione dell’ex-URSS. Arrivato a parlare della Kirghisia, Terzani cita Aitmatov e da quel momento – son passati quasi due anni – mi sono prefissata di leggerlo. Sarà una delle mie prossime letture.

Così, trovo il piccolo stand dell’editore milanese Metropoli d’Asia, per capirci coloro che hanno pubblicato il bellissimo romanzo di Eka Kurnianwan, lo scrittore indonesiano di cui presto vi parlerò. Racconto all’editore di quando sia rimasta colpita da Kurnianwan, candidato tra l’altro al Man Booker International Prize, e acquisto senza tanti dubbi la loro ultima novità “E adesso?” di A Yi, scrittore cinese molto noto in Patria. La storia parla di un tipo un po’ psicopatico, ma io sono sicura che questo spaccato anomalo di una Cina che di solito sembra ordinatissima, mi piacerà molto.

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Il catalogo di Metropoli d’Asia è magnifico, se cercate libri di scrittori asiatici contemporanei e di oggi, questo è l’editore giusto (foto: Claudia).

Come ultimo acquisto, scelgo la novità dell’editore gran vía, una casa editrice specializzata in letteratura spagnola e latinoamericana (ispanofona). Acquisto senza nessun dubbio “Il pappagallo che prevedeva il futuro” di Luciano Lamberti, giovane promessa argentina della letteratura di oggi, con un nome curiosamente italianissimo. Ho scelto proprio questo, tra il loro bellissimo catalogo, perché a me piacciono molto i racconti e più sono strampalati più mi garbano (ce n’è uno che parla di come vivono i giganti!). Ah, è a loro che ho chiesto se avevano autori ecuadoregni, paraguayani, boliviani o della Guyana francese!

Passo anche allo stand de La nuova frontiera, altra casa editrice che amo molto: vorrei comprare “Di uomini e bestie” di Ana Paula Maia, ma sfogliandolo leggo a caso delle scene un po’ forti, credo di non essere ancora pronta per questo tipo di lettura. E me ne dispiace un po’, forse dovrei superare le mie ansie e le mie paure. Chissà, magari al Salone ci ripenserò…

Girovagando per musei: Museo di Scienze Natuali, Galleria di Arte Moderna e Museo del Novecento

Approfittando dell’ingresso libero per tutti nei musei statali, ogni prima domenica del mese, io e il mio fotografo ufficiale scegliamo di andare a visitarne tre. Il primo è il Museo di Scienze Naturali, del quale io avevo un ricordo bellissimo della sala dei cristalli ma già da qualche anno – da quello che mi ha detto un operatore – non è più possibile vederla perchè nella sala che fu dei cristalli ora allestiscono le mostre temporanee. Che delusione, anche se il percorso dei fossili è sempre molto carino da intraprendere.

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Al Museo di Scienze Naturali hanno tolto i cristalli, per fortuna ci restano i dinosauri (foto: Paolo).

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La sala principale della Galleria di Arte Moderna di Milano (foto: Paolo)

Il secondo museo è la Galleria di Arte Moderna di Milano, ad un paio di minuti a piedi dal Museo di Scienze Naturali. Alla GAM si possono fare fotografie e abbiamo cercato di immortalare tutta questa bellezza. Con la pinacoteca di Brera e il Museo del Novecento, senza dubbio la GAM sale sul podio dei musei di Milano che mi piacciono di più. Tra i dipinti che ho preferito ci sono senza dubbio quelli che hanno come soggetto la lettura, come “In lettura” di Federico Zandomeneghi, “La lettura” di Federico Faruffini e “Prime letture” di Plinio Nomellini. Come dimenticare poi il ritratto del buon Alessandro Manzoni ad opera di Francesco Hayez, le vedute del Vesuvio di Giuseppe De Nittis (tanto belle che sembrano fotografie) e l’ultima sala con dei paesaggi di una bellezza impareggiabile. Menzione speciale per Angelo Morbelli che con “La stazione Centrale di Milano” mi ha fatta sognare un’epoca che non c’è più, con una vena di malinconia e una di romanticismo.

Con le ultime forze rimaste, ritorniamo in Piazza Duomo per visitare il Museo del Novecento, che ne vale la pena già solo per vedere “Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Oltre a Pellizza da Volpedo, il museo custodisce opere di Umberto Boccioni, Henri Matisse, Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Vassilij Kandinskji, Ottone Rosai, Carlo Carrà, Renato Guttuso e… una Merda d’artista di Piero Manzoni, la n. 80.

Il viaggio di ritorno in metrò è un po’ surreale, affollatissima e sporchissima tanto da togliere il respiro (la metrò di Milano se la gioca con l’orrenda metrò di Roma), ma arriviamo alla Stazione Centrale con anticipo (così mi prendo ancora un segnalibro alla Feltrinelli).

Non mi resta che leggere tutto ciò che ho comprato e… organizzare la prossima prima domenica del mese per vedere altri tesori di Milano senza pagare nemmeno un euro!

Librinpillole: le letture di marzo

Librinpillole è una nuova e piccola rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Le mie letture di marzo e la gallina pasquale di paglia (foto: Claudia)

Nell’attesa della bella stagione, il mese di marzo mi ha riservato alcune novità e qualche sorpresa. Per la prima volta ho partecipato ad un gruppo di lettura fisico: ci siamo incontrati nel bar di un piccolo paesino ai piedi delle montagne e abbiamo chicchierato per due orette circa a proposito del romanzo di Marco Malvaldi “La briscola in cinque”. La casa editrice Atmosphere libri (se non la conoscete, date un’occhiata all’interessante catalogo) per la festa della donna ha messo in palio dei libri e io ho vinto “La danza della terra” di Oka Rusmini, scrittrice indonesiana della quale vi parlerò il mese prossimo. Le sorprese non sono finite perché grazie ad un concorso di CasaSirio editore ho vinto in anteprima “Elementare, cowboy” di Steve Hockensmith, a maggio in tutte le librerie, del quale vi parlerò prossimamente (appena mi arriverà, intanto vi incuriosisco!).

Nel frattempo, ho ovviamente letto e grazie alla letteratura ho potuto visitare ben cinque nuovi Paesi, comodamente sprofondata nel mio divanetto. Curiosamente, anche questo mese ho letto prevalentemente libri scritti da donne, per pura casualità, in realtà non ci ho fatto molto caso; come sempre, vi racconto le mie letture nel caso vi foste persi qualche articolo di recensione oppure siate appena giunti sul mio blog. Cliccando sul titolo del libro verrete reindirizzati alla mia recensione.

Lince rossa e altre storie di Rebecca Lee (Clichy edizioni, 223 pagine, 15 euro). L’autrice canadese firma una raccolta di racconti davvero molto avvincente e interessante, che contiene storie di persone ordinarie e spesso insicure, sullo sfondo di un’America e di un Canada che si evolvono con loro.

I gatti non hanno nome di Rita Indiana (NN Editore, 169 pagine, 16 euro). Un realismo magico moderno e frizzante caratterizza il romanzo della scrittrice dominicana Rita Indiana, un romanzo per chi ama gli animali; per scoprire una Santo Domingo lontana dai cataloghi patinati delle agenzie di viaggio; un libro per chi vuole immergersi nella calura dell’estate, sorseggiando un caffellatte e vedendo qua e là insegne al neon e cuori blu.

Profumo di caffè e cardamomo di Badriya al-Bishr (Atmosphere libri, 169 pagine, 15 euro). Leggendo il romanzo della scrittrice saudita per me è stato come intraprendere un vero e proprio viaggio a Riyadh e in generale nell’Arabia Saudita, attraverso i ricordi e le suggestioni di Hind, la voce narrante femminile, alla scoperta di una cultura a me quasi sconosciuta.

La briscola in cinque di Marco Malvaldi (Sellerio, 162 pagine, 10 euro). Questo è il libro che mi ha delusa di più, questo mese, forse perché mi aspettavo qualcosa di più dato il clamore che suscitano sempre i romanzi di Malvaldi. In passato avevo letto La carta più alta che in effetti non mi aveva entusiasmato molto; questo è forse un po’ più avvincente, ma per me resta un giallo troppo semplice da risolvere.

Parlami d’amore di Pedro Lemebel (marcos y marcos, 160 pagine, 12 euro). Leggendo le cronache piumate di don Pedro ho ritrovato la magia della sua scrittura, la stessa che avevo già trovato in Ho paura torero e in Baciami ancora, forestiero. Per me è imperdibile.

Viaggio in Urewera di Katherine Mansfield (Adelphi, 101 pagine, 8 euro). Primo libro che leggo dell’autrice neozelandese Katherine Mansfield: un brevissimo taccuino di viaggio, consigliato a chi ama scoprire nuovi luoghi e a chi, come me, sogna anche un po’ la Nuova Zelanda.

La donna abitata di Gioconda Belli (edizioni e/o, 369 pagine, 11 euro). Un libro che mi è piaciuto, perché parla e racconta delle ingiustizie sociali che devono essere combattute, e ho apprezzato le due donne protagoniste, coraggiose e caparbie, separate da circa cinquecento anni di storia.

Anche noi l’America di Cristina Henriquez (NN Editore, 316 pagine, 17 euro). Questo è un romanzo sulle speranze che hanno chi lascia il proprio Paese, sulle paure che incombono quotidianamente, sulla difficoltà linguistiche e culturali, sulla complessità di comprendere le regole. Davvero imperdibile!

Mare calmo di Nicol Ljubić (Keller editore, 189 pagine, 14,50 euro). E’ un libro poetico e struggente, che mescola passato e presente in un modo assolutamente unico, che ci racconta una storia d’amore che prende una piega del tutto inaspettata a causa di un evento del passato, nascosto tra le pieghe della Storia, durante la guerra dei Balcani.

Ecco, queste sono stati i libri che mi hanno fatto compagnia a marzo: complessivamente sono molto soddisfatta delle letture – ad eccezione di “La briscola in cinque” che mi ha un po’ delusa.

Il mese che verrò mi porterà un nuovo incontro de Una valigia di libri, dopo essere stati in Sud America a marzo, il 16 aprile andremo a scoprire gli scrittori e le scrittici dell’Asia. Inoltre, il 3 aprile parteciperò al BookPride a Milano, dove spero di incontrare altre blogger o persone che seguono il mio blog e dove… sarò protagonista di una cosa bella della quale vi parlerò presto!

E voi, quali libri avete letto a marzo? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

Pedro Lemebel | Parlami d’amore

Nelle cronache piumate raccolte in “Parlami d’amore” di Pedro Lemebel (marcos y marcos, 160 pagine, 12 euro) ho ritrovato il don Pedro che avevo già avuto il piacere di leggere in “Baciami ancora, forestiero“. Attraverso queste pagine traspare tutta la passione che ha da sempre caratterizzato gli scritti di Pedro Lemebel, consegnandoci altri suoi pensieri che dovrebbero farci riflettere, soprattutto in questi tempi difficili di lotta per i diritti civili.

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Titolo: Parlami d’amore

L’Autore: Pedro Lemebel è nato a Santiago negli anni Cinquanta, povero e maricon. Dopo aver fondato un collettivo artistico con Francisco Casas, inizia a realizare spettacoli e performance artistiche. Ha da sempre rivendicato il diritto alla vita, alla memoria e alla libertà sessuale. Pedro Lemebel è morto nel gennaio del 2015 dopo una lunga malattia

Traduzione dallo spagnolo: laboratorio di traduzione tenutosi a Roma presso la Libreria Altroquando

Editore: marcos y marcos

Il mio consiglio: la voce di Lemebel non deve smettere di parlare, d’amore, di rabbia, di storie di gente comune, di diritti civili e di diritti per le donne. Un libro assolutamente da leggere.

Uff! Che giorni, che tempi, in cui accettavamo di correre dei rischi pur di farci notare! E’ strano, ma sono pochi quelli che ricordano queste esperienze. I dettagli si sono cancellati perfino nei protagonisti di quelle azioni, in un’epoca in cui nessuno si azzardava ad agire sulla pubblica piazza. Non eravamo in molti, forse meno di un centinaio, a partecipare quel giorno all’azione lampo di arte politica, con la strizza al culo e il respiro affannato, elettrizzato dall’emozione [Pedro Lemebel, estratto da “Il coordinatore culturale”, trad. Annunziata Capanna]

La voce di Pedro Lemebel ha ancora molto da dire e chi decide di approcciarsi ai suoi scritti pieni di passione è portato necessariamente a riflettere su ciò che sta leggendo. Ora che ho letto tutto di Pedro Lemebel che è disponibile in italiano, mi sono fatta un’idea della sua figura e credo che servirebbe anche qui da noi, in Italia, una persona simile.

Lemebel fu uno degli intellettuali che non fuggirono dal Cile il giorno in cui Pinochet organizzò il colpo di stato e uccise l’allora Presidente Allende. Lemebel rimase nel suo Paese, continuando ad opporsi alle angherie e ai soprusi introdotti dalla dittatura militare. Chi ha davvero voglia di combattere e cambiare le cose nel proprio Paese resta.

Gli scritti raccolti in “Parlami d’amore” sono un caleidoscopio di pensieri e ricordi di Pedro Lemebel, ricordi che all’apparenza sembrano casuali e sembrano andare avanti e indietro nel tempo, senza soluzione di continuità. Alcuni scritti sono piccole gemme che raccontano la vita di persone comuni, gente del popolo, che potrebbe essere chiunque, come la protagonista di “Aloma non abita più qui” che ritrova dopo averlo creduto desaparecido il grande amore della sua gioventù.

Non ci potevo credere, l’amore può arrivare in ogni momento. Aloma l’ha trovato, penso adesso, e guardo le nuvole sopra la cordigliera mentre l’aereo che mi porta in Uruguay trema come una sposa innamorata [Pedro Lemebel, estratto da “Aloma non abita più qui”, trad.  Francesca Conte]

Ma tra gli scritti ci sono anche veri e propri manifesti a proposito dei diritti civili: toccante quando bello è “Un uovo non è un pollo“, che parla del diritto all’aborto della donne cilene, un tema che ancora oggi è piuttosto tabù nel Paese sottile; oppure come “Viña è un festival, musica sul mar” che racconta di un ritrovo di Fate e conseguente retata punitiva per crimini che non hanno commesso, oppure “Il Primo maggio” dove Pedro racconta come il lavoro non gli sia mai piaciuto più di tanto, ma difende con le unghie e con i denti il diritto di lavorare per tutti.

Le cronache piumate raccolte qui sono quindi squarci dei pensieri di Pedro Lemebel, colui che per tutta la vita si è schierato a favore dei deboli e di chi era privo di diritti. Senza mai fuggire dal Cile e lasciarlo in mano alla destra della dittatura, senza mai rifugiarsi dove era più comodo vivere, Lemebel ha dato una lezione di coraggio a tutti: fuggire dal proprio Paese preda di una dittatura può sembrare che richieda coraggio, invece secondo me i veri coraggiosi sono quelli come Pedro che restano e combattono per far sì che ritorni un Paese civile.

Pedro Lemebel è una figura scomparsa senza dubbio troppo presto, perché di diritti civili ce n’è più che mai bisogno, e oggi più che mai vengono calpestati e ignorati per codardia, in tutti i Paesi e non solo nel Cile. Non si fanno leggi sulle unioni civili o sull’eutanasia per paura di non essere più votati da chi non è d’accordo, lasciando così sole le persone che soffrono e che avrebbero bisogno di assistenza, e facendo sì che solo i ricchi possano vedersi riconosciuti all’estero diritti che a loro spettano, ma solo dopo aver pagato profumatamente.

Non sono riuscito a scrivere tutto quello che avrei voluto scrivere, ma potete immaginare voi, miei lettori, che cosa manca, che sfoghi, che baci, che canzoni non ho potuto cantare. Il cancro maledetto mi ha rubato la voce (stonata o intonata che fosse). Un bacio a tutti, e a chi ha diviso con me qualche notte torbida. Arrivederci, ovunque sia. Pedro Lemebel [tratto dal messaggio scritto su Facebook nel capodanno del 2015, ventitré giorni prima di morire]

Librinpillole: le letture di gennaio

Librinpillole è una nuova e piccola rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Posso affermare che ho iniziato il mio 2016 da lettrice con parecchi libri belli (alcuni addirittura bellissimi) e ho letto ben tre scrittori provenienti da Paesi stranieri che non comparivano ancora nell’elenco dei luoghi visitati con le mie letture: Canada, Bielorussia e Albania. Ho letto anche scrittori nuovi che mi hanno davvero sorpresa e affascinata. Ma andiamo con ordine.

Ho iniziato l’anno leggendo “Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame” di James De Mille (marcos y marcos), regalatomi da Elisa in occasione del Natale. James De Mille fu un autore canadese, e lo consiglio ai lettori che amano le avventure, in perfetto stile Jules Verne o Robert Louis Stevenson, e vogliono leggere qualcosa di originale e divertente.

Il secondo romanzo che ho letto mi ha portata direttamente nella New York degli Anni Venti, sulle tracce di Rick Martin un geniale quanto irrequieto trombettista bianco che suona alla maniera dei neri: “La leggenda del trombettista bianco” di Dorothy Baker (Fazi), un libro che consiglio agli appassionati di letteratura americana e di musica.

Ho poi letto un libro che era da molto tempo che volevo leggere: “Preghiera per Chernobyl’” di Svetlana Aleksievic (E/O),  premio Nobel per la Letteratura 2015. Leggendo queste drammatiche testimonianze mi sono resa conto dell’entità, la vera entità, del disastro di Chernobyl’ nell’aprile del 1986. E’ un libro forte e non lo nego, lo consiglio a chi vuole scoprire i retroscena dell’incidente visti dalle persone comuni.

Sono rimasta sul genere drammatico con “Adua” di Igiaba Scego (Giunti), un romanzo che sembra lieve ma non lo è, la storia di Adua una donna somala giunta in Italia negli Anni Settanta e intrappolata e illusa da un regista senza scrupoli. In questo romanzo c’è il rapporto difficile tra un padre e una figlia, ci sono gli anni del fascismo, c’è il razzismo di oggi e i problemi connessi agli sbarchi sulle nostre coste. Un libro per capire una pagina di storia forse un po’ trascurata.

Finalmente ecco un libro divertente: “Caro lettore in erba…” di Gianluca Mercadante (Las Vegas edizioni) mi ha fatta sorridere e riflettere sul mondo dell’editoria di oggi. Lo consiglio sia a chi è a tutti gli effetti un lettore in erba e a chi ha nostalgia di quando lo era.

Ho mantenuto – e sto mantenendo! – il mio proposito di leggere letteratura di autori dell’ex-blocco sovietico con “Forse Esther” di Katja Petrowskaja, Premio Strega europeo 2015. Il romanzo della Petrowskaja è un memoir di famiglia frammentata dagli eventi del Novecento. Consigliato a chi apprezza le storie famigliari ed è appassionato di Storia.

Con “Breve diario di frontiera” di Gazmend Kapllani (Del Vecchio editore) ho scoperto davvero un bellissimo libro, il più bello letto in questo mese. Con un tono cinico e ironico, il professor Kapllani racconta ai lettori la sua personale Odissea per scappare dall’Albania funestata dai postumi di una dittatura verso la terra dei sogni, la Grecia. Consigliatissimo a chi cerca una lettura frizzante su un tema di grande attualità.

Scorpion dance” dell’israeliana Shifra Horn (Fazi) è stata una lettura che mi ha impegnata per una settimana intera, data la corposità del romanzo e dati gli argomenti trattati. Una narrazione poetica affidata ad Orion, un bibliotecario che può percepire il profumo dei colori, la storia di una famiglia tedesco-israeliana con segreti che giacciono ancora laggiù, in Germania. Consigliato a chi cerca una lettura che lo assorba completamente.

Infine ho divorato in un giorno “Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero” di Cristina Brondoni (Las Vegas edizioni): questo è un manuale divertente per chi vuole scrivere un racconto o un romanzo giallo, oppure per semplici appassionati di romanzi gialli e serie TV. Un’ottima lettura, ricca di spunti e di risate (sì, si parla di morti ammazzati, e forse non è bello ridere: ma leggete il saggio della Brondoni e poi ne riparliamo).

Il mio bilancio di lettura è più che positivo: nove libri provenienti dall’editoria indipendente, nove autori mai letti prima (di cui ben sei scritti da scrittrici donne!) e tre Paesi nuovi visitati con le mie letture, Canada, Bielorussia e Albania, come già anticipato.

E voi, quali libri avete letto a gennaio? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!