Michelle Cohen Corasanti | Come il vento tra i mandorli

I migliori romanzi arrivano quando meno te lo aspetti e attraverso canali che non immagineresti neppure. In un gruppo di lettura su Facebook una signora – non ricordo il nome, ma la ringrazio – pubblicò qualche tempo fa un ritaglio di giornale un po’ sfocato, nel quale s’intravedeva la copertina di un romanzo. Nella didascalia, la signora scriveva che si sarebbe procurata quel libro al più presto. Sono rimasta incuriosita dal titolo poetico e analizzata la trama ho deciso di leggerlo.

Titolo: Come il vento tra i mandorli

L’autrice: Michelle Cohen Corasanti, ebrea americana, è un’avvocatessa per i diritti civili. A sedici anni fu mandata in Israele dai suoi genitori e tornò 7 anni dopo con la piena consapevolezza di alzare la propria voce. Il romanzo è stato pubblicato in America da una piccolissima casa editrice, ma il passaparola tra i lettori è stato folgorante. L’associazione The Almond Treee Project da lei fondato promuove il dialogo tra israeliani e palestinesi tramite letteratura, musica e teatro

Editore: Feltrinelli

Il mio consiglio: sì se avete amato “Il cacciatore di aquiloni”, “Mille splendidi soli” e “Ogni mattina a Jenin” e se a scuola non avete mai trattato del confilitto arabo-israeliano

Uscii e mi sedetti sulla panchina vicino al mandorlo. Era un vero miracolo che quest’albero fosse ancora in piedi. Ricordai i giorni in cui avevo trovato riparo tra i suoi rami quando avevo dodici anni, un ragazzo pieno di sogni, ignaro di tutto ciò che sarebbe stato […] “Sono deciso” dissi a Nora. Ricordai la promessa che le avevo fatto, una promessa che, adesso, ero pronto a mantenere. Avrei raccontato la mia storia al mondo.

Palestina, 1955. Ichmad, arabo, ha dodici anni, un talento fuori dal comune per la matematica e una famiglia numerosa ma unita, in una piccola casetta confortevole. Ma un giorno, all’improvviso, il suo mondo crolla. Una mina uccide un componente della sua famiglia e gli isrealiani arrivano a confiscare il loro terreni. Vengono trasferiti in un villaggio su una collina, senza acqua corrente né luce elettrica. Nel cortile c’è un albero di mandorlo, sul quale Ichmad e Abbas, suo fratello minore, si arrampicano e vedono cosa stanno facendo gli israeliani alla sua gente.

Le sfortune della sua famiglia non sono finite: Baba, il padre di Ichmad, viene ingiustamente accusato di essere un terrorista e viene incarcerato nel temibile campo di prigionia di Droor. Ichmad e Abbas devono lavorare per garantire pasti e vestiti alla famiglia numerosa.

Ichmad ha un sogno: quello di poter studiare e andare all’università. La fisica e la matematica sono le sue materie preferite ed è in grado di risolvere mentalmente dei problemi difficilissimi. Il signor Mohammed, il maestro di scienze, se ne rende conto ed è disposto a fornire delle lezioni ad Ichmad dopo il lavoro in cantiere.

Abbas, invece, pensa che studiare sia una perdita di tempo e crede che l’unico modo per cambiare il loro mondo sia quello di unirsi al Fronte di Liberazione per la Palestina, un’organizzazione considerata terorristica dagli israeliani, tanto quando Hamas.

Dopo l’esito positivo di un concorso di matematica, Ichmad può andare all’università, lasciando così il duro lavoro da operaio in cantiere. Abbas, non è d’accordo con lui e da quel momento inizia un silenzio tra i due fratelli che verrà colmato solo molti anni dopo.

Il talento di Ichmad non passa inosservato e, nonostante non poche difficoltà a causa del fatto che è arabo in un’Università di ebrei, il ragazzo riesce a vincere diversi premi e borse di studio.

Non intendo rivelare oltre della trama del romanzo della scrittrice americana Cohen Corasanti. Leggere questo romanzo è stato per me fonte di riflessione, ma anche di rabbia, frustrazione e dolore. La Corasanti conosce molto bene la realtà delle zone contese tra arabi ed ebrei, essendoci vissuta per ben sette anni.

I protagonisti del romanzo rappresentano i modi di pensare della gente comune; ci sono Ichmad e suo padre Baba che pensano che i problemi religiosi e razziali possano essere risolti con il dialogo e l’istruzione. Ci sono Abbas e sua madre che pensando che i problemi debbano essere risolti con la guerra, la violenza e le vendette.

Ichmad dimostra alla sua famiglia che si può e si deve aprire un dialogo con gli ebrei. Il professore che Ichmad incontra all’Università è un ebreo, e all’inizio lo detesta, ma una volta accantonati i pregiudizi si rende conto che Ichmad ha veramente un talento fuori dal comune.

Il romanzo abbraccia un lasso di tempo di circa cinquant’anni, dal 1955 fino al 2009. La Corasanti ci descrive con crudezza ma realismo le vicende legate alla Guerra dei Sei Giorni, nel giugno del 1967, quando gli israeliani conquistarono la Striscia di Gaza, la penisola del Sinai, la Cisgiordiania e Gerusalemme Est. Oltre alla storia di Ichmad e la sua famiglia, l’autrice ci racconta con ampi approfondimenti la storia di questo piccolo ma conteso Stato affacciato sul Mediterraneo.

L’occupazione israeliana e le barbarie che quotidianamente tra arabi ed ebrei si svolgono, non avrebbero proprio senso di esistere se gli uomini studiassero, approfondissero e riuscissero andare oltre le differenze di razza o di religione. La convivenza e la pace sono possibili solo quando gli uomini coltiveranno pensieri come quelli di Ichmad e suo padre. Quando Ichmad dopo molti anni ritorna a casa, dopo un lungo soggiorno in America, non crede ai suoi occhi: la situazione non è per niente cambiata, anzi, è decisamente peggiorata. Dopo un viaggio a Gaza, si rende conto che le cose devono cambiare, per questo decide di raccontare la sua lunga e travagliata storia.

Al termine della storia di Ichmad mi sono resa conto di diverse cose. Sicuramente Michelle Cohen Corasanti ha scritto un libro molto bello e decisamente toccante; in una guerra non ci sono mai vincitori, ma solo vinti, perché anche tra le fila di chi ha vinto necessariamente si contano i morti.

E poi mi sono resa conto che sto invecchiando, o ultimamente sto leggendo solo libri molto belli, perché quando Ichmad alla fine del romanzo riceve una certa telefonata, mi sono commossa. Qualche pagina dopo, quando Ichmad e il suo professor Sharon sono di fronte ad una platea in attesa di ritirare un Premio, i loro discorsi sono emozionanti e commoventi. Ora, purtroppo Ichmad e Sharon sono solo due personaggi della fantasia della bravissima Michelle Cohen Corasanti: ma se esistessero persone così – e di certo ne esistono, ma sono accecate dall’odio di cui vengono nutriti sin da piccoli – il mondo potrebbe cambiare, a cominciare da quel piccolo ma conteso Stato affacciato sul Mediterraneo.

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9 pensieri su “Michelle Cohen Corasanti | Come il vento tra i mandorli

    • Ciao Simona, grazie per il commento! Se hai apprezzato i libri di Hosseni e “Ogni mattina a Jenin”, sicuramente anche “Come il vento tra i mandorli” ti emozionerà! Fammi sapere, mi raccomando!

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  1. Hai letto Ogni mattina a Jenin? Me lo prestarono, anche se non avevo tanto voglia di leggerlo – un prestito non richiesto, più che altro un consiglio. L’ho letto e sono stata profondamente colpita dalla storia e anche dal modo delicato di raccontarla. Ecco, Come il vento tra i mandorli me ne è sembrata la brutta simil-copia :/

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    • Ciao Athena! Sì, ho letto “Ogni mattina a Jenin” e mi era piaciuto. Mi è piaciuto anche “Come il vento tra i mandorli”, ma come dici tu appartengono allo stesso filone narrativo, iniziato o se vuoi lanciato da Hosseni con il suo “Il cacciatore di aquiloni”: da lì in poi, molti hanno cercato di imitarlo e le concordo col fatto che le storie un po’ di assomigliano tutte!

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