Erika Fatland | La frontiera. Viaggio intorno alla Russia

Un confine è qualcosa di molto concreto e allo stesso tempo di estremamente astratto (…) Sul mappamondo i paesi sono ben distinti gli uni dagli altri, spesso con colori diversi, come le tessere di un puzzle. In realtà i territori sono naturalmente connessi (…); in natura non esistono confini, soltanto paesaggi che scivolano l’uno nell’altro. Sono stati gli uomini a suddividere il mondo in colori diversi, separati sulle carte geografiche da linee tracciate (…) La storia del confine russo è la storia della Russia moderna e di tutti i giovani stati confinanti; al contempo è anche la storia di come la Russia si è formata e, di conseguenza, di che cos’è la Russia. Resta da vedere se è anche la storia della Russia di domani [La frontiera, Erika Fatland, trad. S. Culeddu, E. Putignano, A. Storti]

Sin da bambina, l’antropologa norvegese Erika Fatland manifesta la sua grande passione per la Russia e la cultura russa. Quando diventa adulta, inizia a studiare lingua russa a San Pietroburgo ed entra in contatto per la prima volta con l’eredità sovietica: la Fatland alloggia in un tremendo complesso di casermoni grigi di cemento tutti uguali, tristissimi a vedersi, ma ospite di una donna russa ospitale e materna.

Nel corso dei suoi studi, la Fatland sceglie di concentrarsi proprio sulla Russia e sulle repubbliche che un tempo costituirono l’Imperium sovietico e per ricerca compie moltissimi viaggi, come il lungo viaggio in Asia Centrale descritto in “Sovietistan. Un viaggio in Asia Centrale“; una notte Erika Fatland sogna di camminare lungo il confine russo e, esaltata da questa idea, progetta la sua nuova avventura: percorrere l’intera frontiera russa, con l’idea di non calpestare mai il suolo russo, per provare a comprendere la Russia e la sua storia attraverso i paesi confinanti.

Da questo progetto ambizioso, che ha occupato la studiosa per oltre due anni, è nato il meraviglioso reportage storico-culturale “La frontiera. Viaggio intorno alla Russia“, tradotto in italiano da S. Culeddu, E. Putignano e A. Storti per Marsilio editore.

Dalla Corea del Nord alle steppe dell’Asia Centrale, dalle montagne del Caucaso alle pianure dell’Europa Centrale, dalle Repubbliche baltiche al travagliato confine tra Finlandia, Svezia, Norvegia e Impero sovietico, la Fatland percorre circa sessantamila chilometri, con ogni tipo di mezzo di trasporto.

L’antropologa registra le diversità culturali tra i vari stati, racconta la storia della Russia che s’intreccia in modo indissolubile con i paesi confinanti, ne mette in luce le diversità e ciò che ancora hanno in comune.

(…) le tracce materiali dell’impero si trovano dappertutto, spesso visibili a occhio nudo: statue di eroi impettiti e casermoni fatiscenti, tirati su in fretta e furia per l’avvenire; stazioni della metropolitana decorate con eroici rappresentanti di un’umanità futura; scuole piene di spifferi e palazzi della cultura costruiti in cemento armato per durare un’eternità [La frontiera, Erika Fatland, trad. S. Culeddu, E. Putignano, A. Storti]

Ethnic map USSR 1941.jpg

Mappa sovietica dei gruppi etnici dell’Imperium databile al 1941 (fonte: Wikipedia, pubblico dominio)

La storia della Russia e del confine viene raccontata da tantissimi piccoli dettagli, passaggi storici narrati con cura, interviste alle persone e soprattutto riflessioni personali dell’Autrice, con un stile sempre brioso ed estremamente coinvolgente.

Gli episodi storici che hanno visto protagonista la Russia e i suoi paesi confinanti sono tantissimi, da quelli gloriosi, come l’arrivo dell’esploratore danese Bering alla fine dell’Impero zarista a quelli impietosi, come la russificazione forzata e le deportazioni di massa volute da Stalin.

Oltre cinque milioni di cittadini sovietici vennero deportati sotto il dominio di Stalin: donne, bambini, anziani. Cinque milioni di vite sradicate con la forza e spedite a est – quasi sempre a est – in carri merci claustrofobici, pieni di sudiciume e bui come la pece. Tra le rovine dell’impero sovietico si trovano ovunque persone che possono raccontare di quei vagoni angusti e puzzolenti. Basta grattare la superficie e spuntano fuori [La frontiera, Erika Fatland, trad. S. Culeddu, E. Putignano, A. Storti] 

Quindi cosa significa vivere accanto ai russi, con quella loro tendenza a invadere, a prevaricare, ad espandere i propri confini? È certamente nel capitolo dedicato all’Ucraina che emerge quanto sia difficile vivere in prossimità della Russia: è sufficiente pensare alla questione legata alla recente invasione della Crimea e alla guerra che attualmente si sta svolgendo nel Donetsk.

Per lunghissimi anni le genti sovietizzate a forza si sono piegate al potere centrale del Cremlino, fino al momento in cui, l’una dopo l’altra, a gran voce le repubbliche hanno chiesto – e ottenuto – l’indipendenza, Lituania per prima.

La dissoluzione dell’Unione Sovietica ha, per forza di cose, fatto nascere nuovi conflitti e guerriglie: nel Caucaso, oltre alla Georgia, all’Armenia e all’Azerbaigian, anche Abcasia, Ossezie e Cecenia chiedevano di diventare indipendenti, ma a causa del loro inquadramento all’interno della rigida burocrazia sovietica, è stato impossibile.

La Fatland osserva che solo le repubbliche RSS avrebbero potuto avere un loro governo, le repubbliche RSS autonome (come appunto Ossezie, Abcasia, Cecenia…) dovevano per forza di cose restare incluse nella RSS di riferimento. Se tutte le RSS autonome dell’Unione Sovietica fossero diventate stati indipendenti, dal 1991 avremmo avuto ben 80 nuovi paesi in più nelle mappe geografiche, anziché 15.

Se l’Unione Sovietica alla fine ha iniziato a sfilacciarsi, questo è in gran parte dovuto al fatto che i popoli limitrofi si sono ribellati: e così un filo dopo l’altro, repubblica dopo repubblica, dalla Lituania alla Georgia, l’impero si è disfatto. La Russia ha perso circa il venti per cento del proprio territorio e metà degli abitanti. Eppure è tuttora un paese gigantesco (…) [La frontiera, Erika Fatland, trad. S. Culeddu, E. Putignano, A. Storti] 

Map of Crimea (1922).jpg

Antica mappa della Crimea sovietica, 1922 (fonte: Wikipedia pubblico dominio)

I confini russi sono tra i più controllati al mondo, persino i più sperduti, come la frontiera tra Russia e Norvegia, che si affaccia sul Mar Glaciale Artico tra Kirkenes e Murmansk, ultima tappa del viaggio di Erika Fatland, per la prima volta non percorso in solitaria ma in compagnia dell’avventuroso padre.

Dopo aver percorso così tanti chilometri e aver parlato con genti diverse – quasi sempre in russo, la lingua che dopo oltre trent’anni continua a restare quella franca per chi viaggia nelle ex-repubbliche e territori assoggettati all’Imperium -, dopo aver raccontato la storia antica e quella moderna degli stati confinanti, Erika Fatland come prevedeva ha più domande che risposte. Questo perché è impossibile comprendere la Russia, tanto è vasta, immensa, diversa, complessa, composita. 

(…) la Russia è una terra eclettica che racchiude molte storie, molti territori e non da ultimo molti popoli [La frontiera, Erika Fatland, trad. S. Culeddu, E. Putignano, A. Storti] 

Proprio come la sabbia, raccolta con delicatezza su una spiaggia del Mar Glaciale Artico, che ha ogni granello diverso, anche i tasselli che compongono l’immensa Russia sono l’uno diverso all’altro, e mai saranno uguali.

In quell’ultimo anno avevo percorso oltre ventimila chilometri lungo il confine russo (…) Stato dopo stato avevo lentamente compiuto il mio percorso, dall’estremità più a sud-est a quella più a nord-ovest della Russia. Ogni paese che avevo visitato portava i segni della sua vicinanza con la Russia, ferite o cicatrici che fossero. Nel corso dei secoli erano stati i popoli più deboli a soffrire di più, inesorabilmente stritolati, lacerati dalle guerre tra le grandi potenze e poi deportati non importa dove. Le nazioni non hanno memoria; non hanno ferite da rimarginare, né cicatrici. Le cicatrici se le porta addosso la gente comune, una persona, un’altra, un’altra ancora, milioni di persone [La frontiera, Erika Fatland, trad. S. Culeddu, E. Putignano, A. Storti] 

 

Titolo: La frontiera. Viaggio intorno alla Russia
L’Autrice: Erika Fatland
Traduzione dal norvegese: S. Culeddu, E. Putignano e A. Storti
Editore: Marsilio
Perché leggerlo: per capire le dinamiche che regolano i confini tra gli Stati, per chi è follemente appassionato della Russia e di tutto ciò che ci ruota attorno

(© Riproduzione riservata)

7 pensieri su “Erika Fatland | La frontiera. Viaggio intorno alla Russia

  1. Silvia - The Food Traveler ha detto:

    Lo sto leggendo proprio ora e lo sto amando esattamente come ho amato Soviestan. Mi appassiona il tema trattato, di questo mondo per certi versi così vicino ma per la maggior parte delle cose così lontano e diverso da quello a cui siamo abituati. E soprattutto apprezzo tantissimo lo stile di Erika Fatland che sa davvero coinvolgere mettendo insieme storia, politica e aneddoti curiosi.

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  2. Lucy the Wombat ha detto:

    Mi hanno linkato questo tuo post e sono atterrata sul tuo blog. Com’è che non lo conoscevo ancora?!? Complimenti, sei bravissima! Ho un grande amore per la Russia, e la prospettiva descritta in questo libro mi affascina un sacco, non ci avevo mai pensato. Grazie! 🙂

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  3. Agata (e la tempesta) ha detto:

    Che bello! Io sto leggendo Kaliningrad, la città bifronte. Anche lì ci fu lo spostamento, stavolta ad ovest, di cittadini russi e lo sfollamento dei tedeschi. Mi segno questo tuo, grazie.

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