Alisa Ganieva | La montagna in festa

La montagna in festa” di Alisa Ganieva (la Nuova frontiera, 256 pagine, 17 euro) è uno dei libri più complessi che io abbia mai letto, ma questa mia prima affermazione non deve essere un ostacolo alla lettura, anzi dovrebbe suonare come un invito. Il Daghestan: dove si trova questo minuscolo stato che fa parte della Federazione Russa? Io prima di leggere il romanzo di Alisa Ganieva non conoscevo nulla del Daghestan, anzi confesso che non sapevo nemmeno dove fosse. L’aver letto questo libro, pur nella sua difficoltà iniziale, mi ha permesso di scoprire un mondo e soprattutto una cultura che non conoscevo e questo mi rende una lettrice decisamente soddisfatta della propria lettura.

ganievaTitolo: La montagna in festa

L’Autrice: Alisa Ganieva (1985) è nata e cresciuta in Daghestan. Con il suo racconto d’esordio Salaam, Dalgat!, pubblicato con uno psedudonimo maschile, si è aggiudicata il premio Debut nel 2009. Oggi vive e lavora a Mosca

Traduzione dal russo: Claudia Zonghetti

Editore: la Nuova frontiera

Il mio consiglio: non è un romanzo di facile lettura, presuppone qualche conoscenza pregressa sulla politca del Caucaso, ma è come se aprisse una finestra sulle vicende del piccolo Daghestan per mostrarci un mosaico di lingue, religioni e culture tutte diverse e tutte pronte a schierarsi in prima linea per combattere per la propria identità

Sin da bambino mi è stato insegnato che Dio non esiste. Ora, però, ora che Machmud ha alle spalle una lunga vita, può affermare con convinzione che Dio c’è. Anzi, miei cari lettori, arriverà persino a rivelarvi dove si ritroveranno le anime alla fine del loro cammino. Le nostre anime si ritroveranno sulla vetta della Montagna in festa. E la vetta di Rohel-meèr sarà un luogo puro che non conoscerà fame né povertà [La montagna in festa, Alisa Ganieva, trad. Claudia Zonghetti, citazione pagina 218]

Il Daghestan è uno stato in cui ci sono dune di sabbia e foreste tropicali, dove ci sono ghiacci perenni e anche pianure aride e alpeggi grassi, dove ci sono mari profondi e gole immense; il Daghestan è quel luogo dove gli uomini sono così diversi tra loro tanto che sono simili per onestà, ospitalità e brama di giustizia. Queste sono le parole con cui il padre descrive a Machmud il Daghestan, un territorio da sempre pizzicato tra Europa e Asia, tanto che viene difficile identificarsi in europei o asiatici, quindi gli abitati del Daghestan sono semplicemente daghestani.

Al giornale dove lavora Shamil giunge una notizia che all’apparenza non ha conferme concrete: pare che i russi stiano costruendo un muro lungo il confine tra il loro stato e il Daghestan. Pare che i russi mirino ad isolare il Daghestan e abbandonarlo ai suoi gravi problemi. La notizia però sembra giunta con un telefono senza fili, nessuno ha ancora visto la muraglia, ma all’interno del piccolo Daghestan iniziano pian piano i disordini.

Shamil ha una ragazza promessa in sposa, Madina sua cugina di terzo grado. Ma Madina rinnega l’affetto verso Shamil per abbracciare la causa islamica: Madina indossa di sua spontanea volontà il hijab, il velo, e sposa contro la volontà dei genitori un ragazzo islamico, che combatte per la jihad.

Il piccolo caffé miracolosamente scampato alla distruzione era una nuvola di sussurri spaventati, con pale e ventilatori che muovevano un’aria densa di sospiri […] Alimentari, forni, parrucchieri, negozi di scarpe e di musica, cinema, ogni bottega era stata chiusa, sbarrata e i proprietari erano terrorizzati […] I saloni di bellezza erano stati tutti saccheggiati e smantellati, e se le proprietarie osavano mostrarsi per strada venivano lordate con una qualche sostanza maleodorante […] Il vecchio edificio della filarmonica divenne la sede del tribunale della sharia, arpe e violoncelli furono scaraventati fuori dalle finestre o sui binari del treno, divelti e scardinati anch’essi [La montagna in festa, Alisa Ganieva, trad. Claudia Zonghetti, citazione pagine 195-195]

Tutto il mondo di Shamil gli si sgretola attorno: arrivano davvero gli integralisti islamici, alle donne viene imposta una morale sul come vestire, gli uomini devono portare la barba. L’instabilità e l’incertezza di essere stati abbandonati dalla Russia, e quindi dall’Europa, rende il terreno fertile per innestare i semi dell’intolleranza e dell’odio. I negozi di alcoolici vengono chiusi, come i cinema, i teatri, i canali TV, i locali notturni.

Shamil non riesce a credere che quello che era il suo mondo una volta ora sta cambiando per sempre. Asja, un’altra cugina, gli chiede di fuggire con lei in Georgia, mentre lui ancora sconvolto dalla decisione di Madina passeggia confuso lungo le rive del Mar Caspio.

Suddiviso in quattro parti e sempre narrato in terza persona, il romanzo di Alisa Ganieva è una lettura complessa e affascinante. Se la prima parte certa di essere la più spensierata, nella seconda – la più difficile – il lettore inizia ad intuire quali possono essere le volontà di quei giovani barbuti che sventolano bandiere nere con le sciabole incrociate e che portano scritta in bianco la testimonianza di fede verso Allah. Nella terza parte c’è il caos, l’arrivo di questi individui sconvolge le città e le campagne daghestane, mentre nella quarta parte Madina ripensa a cosa ha lasciato per seguire gli jiadisti e si chiede se la guerra santa ha un senso oppure no.

La lettura del romanzo presuppone un minimo di conoscenza della storia recente del Caucaso, per questo “La montagna in festa” lo consiglio ai lettori davvero appassionati oppure molto curiosi. Spesso nella narrazione ci sono parole in arabo, àvaro, daghestano, persiano e turco, ma per fortuna l’editore italiano ha pensato di aiutare i lettori con un funzionale glossario al fondo del romanzo.

Il fascino della storia e della cultura daghestana è indubbia, come è indubbia la bravura di Alisa Ganieva, giovanissima scrittrice che prova ad immaginare i risvolti più o meno cruenti e inquietanti di un Daghestan in mano ai fondamentalisti islamici, dopo essere stato abbandonato dall’Europa. Eppure, anche nei momenti più difficili echeggia la speranza di un mondo migliore, che si concretizza con la Montagna in festa, quel luogo dove non esistono disuguaglianze, guerre, fame e povertà, un luogo dove gli uomini potrebbero essere migliori.

Note a pié di pagina: Ho provato a raccapezzarmi a proposito della storia del Daghestan ma è davvero un mosaico raffinatissimo di culture, basti pensare che in Daghestan si parlano trentadue lingue diverse. Il Caucaso del Nord fa parte della Russia sin dal 1864, e a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica solo il Caucaso del Sud divenne indipendente, mentre il Caucaso del Nord continua ad essere ancora oggi sotto l’influenza della Federazione Russa.

Le informazioni che ho certato sul Daghestan sono quasi tutte riferibili ad articoli di Osservatorio Balcani e Caucaso, un inquietante articolo de Il post che definisce questo stato come “uno dei più pericolosi al mondo”, e infine un articolo in inglese sulla storia e geografia del Caucaso. A seguire, un po’ di sitografia:

Le trentadue lingue del Daghestan

Alisa Ganieva, se il Caucaso si separasse dalla Russia

L’ombra del Califfato sul Caucaso russo

About Caucasus (in inglese)

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2 pensieri su “Alisa Ganieva | La montagna in festa

  1. Un romanzo quindi attuale e purtroppo nemmeno tanto assurdo nell’immaginare uno scenario simile, visto che il Caucaso settentrionale è da diversi anni al centro di attacchi terroristici di matrice islamica. Certamente la Russia non erigerà nessun muro per isolarlo, ma comunque questa storia fa pensare, e anche parecchio. Bella la tua recensione, molto chiara e interessante.

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