Melinda Nadj Abonji | Soldato tartaruga

Ti ho visto, stanotte. Alle tue spalle un campo di mais, la barba bruna del mais e le lunghe foglie verdi che sembravano punte di lancia. Tu mi guardavi come sempre. Avevi la faccia verdastra. Non so perché, ma sapevo che stavo sudando al tuo stesso modo. La voce di tua madre di chiamava. Tu non reagivi. Perché adesso devi morire una seconda volta? (…) Soldato tartaruga, Melinda Nadj Abonji, trad. R. Gado

Primi anni Novanta. Al confine tra la Serbia e l’Ungheria c’è un piccolo paesino, uno di quelli che all’apparenza possono sembrare invisibili anche per la Storia. Qui, in questo ambiente tranquillo dove la vita delle persone è essenziale e umile, vive Zoltán Kertész, un ragazzo volenteroso che lavora presso un fornaio.

Zoltán è un’anima semplice, romantica, ama curare il suo giardino e adora vedere i fiori crescere rigogliosi; Zoltán nel suo futuro si vede fornaio, un giorno sarà lui a far lievitare come si deve le pagnotte di pane e tutte le donne del paese accorreranno presso la sua bottega, che sarà famosa per la qualità dei suoi impasti.

Ma la vita il più delle volte va come non dovrebbe: a Zoltán accade un brutto incidente che gli stravolge la vita; per tutti Zoltán diventa una sorta di scemo del villaggio, quel ragazzo un po’ tocco che non può più lavorare né prendersi cura di sé. Ciò pesa al giovane Zoltán, eppure riesce a vivere dignitosamente tra il suo giardino e le sue parole crociate finché la Storia non viene a bussare alla sua porta. La Jugoslavia è prossima alla dissoluzione, la guerra è imminente.

Ho fatto il soldato a Zrenjanin, sono venuti a prendermi, con gli stivali ai piedi sono venuti, di notte, ho svegliato la notte con le mie grida, con la mia lagna da gatto, lamenti di uomo acerbo, ho nitrito come una vecchia cavalla, gracidato come sette rane, sembravo una rosa decapitata (…) Soldato tartaruga, Melinda Nadj Abonji, trad. R. Gado

La vita nell’esercito per Zoltán è quanto di più lontano ci possa essere rispetto alla sua visione delle cose: la durezza degli ordini, i sacrifici richiesti, la violenza verbale e fisica verso i soldati sottoposti, i lavori estenuanti, le marce senza fine, le sveglie all’alba e le torture fanno parte di un mondo al quale Zoltán non vuole appartenere; lui, anima sensibile qual è, fugge mentalmente da tutto e riflette sulla violenza alla quale assiste ogni giorno. In ogni cosa che lo circonda, Zoltán cerca il bello, il positivo, lo stupore, perché lui è un uomo ma guarda il mondo con gli occhi di un bambino.

Perché nessuno mi ha mai spiegato come mai questo blu resti blu nonostante il tramonto e faccia del mondo un quadro di bellezza irreale dipinto per l’eternità, custodito per sempre nella calotta blu intenso del cielo celestiale – mentre a pochi chilometri si spara, si uccide, si eseguono ordini, e a quanto pare niente e nessuno, nemmeno la bellezza, può impedire anche un solo sparo. Soldato tartaruga, Melinda Nadj Abonji, trad. R. Gado

Finché non si inizia a fare sul serio. La guerra sta per entrare nel vivo ma a turbare Zoltán, a rovinare la sua vita, è sufficiente vedere cosa accade all’unico amico che ha nell’esercito, Jenő. Ciò risparmierà al soldato tartaruga gli orrori di Vukovar.

Ti ho visto per l’ultima volta anni fa, oppure ieri notte quando mi sei apparso di nuovo. No, non ti ho sognato. Un sogno si può accantonare, liquidare come sogno. Io ti parlo, ma tu non mi rispondi. Lo so – nel posto in cui sei si preferisce tacere. O sbaglio, e sono io che non riesco a sentirti? Si possono educare le orecchie a sentire l’inudibile? Soldato tartaruga, Melinda Nadj Abonji, trad. R. Gado

Soldato tartaruga” di Melinda Nadj Abonji, tradotto dal tedesco da Roberta Gado per Keller editore, è un romanzo che racconta l’assurdo e l’orrore della guerra nei Balcani, negli anni Novanta, e per narrarli sceglie principalmente la voce di Zoltán, un uomo adulto con dall’animo di bambino.

Nel romanzo si inseguono due voci: quella di Zoltán, il soldato tartaruga, e di Anna, la quale vuole vederci chiaro riguardo a ciò che è successo al suo cugino e amico Zoltán, appunto; le voci si inseguono, capitolo dopo capitolo: la voce di Zoltán è semplice, romantica, visionaria e quasi senza punteggiatura, come a richiamare i numerosi pensieri che affollano il nostro soldato tartaruga; la voce di Anna è più adulta, seria, decisa a scoprire cosa è accaduto prima dell’assedio di Vukovar.

Il potere di questo romanzo sta nel fatto che il soldato tartaruga, con la sua semplicità e dolcezza, riesce perfettamente a mostrare quanto dura possa essere la vita nell’esercito e quanto crudele sia la guerra ma guardando il mondo con la straordinaria capacità di non perdere mai la propria innocenza.

Titolo: Soldato tartaruga
L’Autrice: Melinda Nadj Abonji
Traduzione dal tedesco: Roberta Gado
Editore: Keller editore
Perché leggerlo: per riflettere sull’assurdità della guerra grazie allo sguardo di un soldato sensibile e romantico che tiene stretta la sua innocenza fanciullesca

(Riproduzione riservata)

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