Michael Harvey | Brighton

Kevin uscì dall’area di battuta e fissò i fantasmi che aleggiavano sull’infield vuoto. Crescere a Brighton significava essere legati al passato. Alcuni di questi legami ti lasciavano poco spazio, erano un circolo vizioso e autodistruttivo, che preva le misure di chiunque ci si imbattesse. Altri legami erano più labili e indistinti, e finivano per coinvolgere i nuovi amici e la famiglia, il denaro, il potere, anche l’infamia. Ma tutti avevano come fulcro quel posto. Un posto tentacolare, che ti afferrava nella sua morsa. Un luogo di buio e di luce [Michael Harvey, Brighton, trad. N. Manuppelli]

Kevin Pearce, vecchia promessa del baseball, è un reporter investigativo che ha conquistato il prestigioso premio Pulizer per un’inchiesta sull’omicidio di Rosie Tallent avvenuto a Brighton, del quale era stato accusato un uomo di colore dimostratosi poi innocente.

Kevin conosce bene Brighton, un sobborgo di Boston, perché è il luogo in cui è cresciuto e dove, nel 1975, aveva assistito a due omicidi piuttosto violenti. L’uno aveva coinvolto una persona molto vicina a Kevin, il secondo aveva coinvolto il suo presunto assassino, un nero di nome Curtis Jordan; Kevin dopo quell’episodio aveva lasciato Brighton per entrare in una scuola prestigiosa e per allontanarsi dalla violenza.

Dopo aver ricevuto la notizia del premio Pulizer, Kevin Pearce torna a Brighton per comunicarlo alla vedova dell’uomo accusato ingiustamente dell’omicidio della Tallent, ma una volta ritornato a Brighton i fantasmi del suo passato iniziano nuovamente a tormentarlo.

Brighton è un luogo che non si può scordare ed è ancora molto, molto violento e razzista nei confronti dei neri. Kevin incontra sua sorella Bridget e i suoi vecchi amici Bobby e Finn. Tutti coloro che sono rimasti a Brighton sono caduti nella spirale della violenza, tutti vogliono fare soldi in fretta e in modo semplice; nessuno lavora onestamente, nessuno va in giro disarmato, nessuno si fa scrupoli se bisogna pestare qualcuno o se c’è da regolare un conto in sospeso.

L’omicidio di una poliziotta sotto copertura, Sandra Patterson, collegato alla morte di un’altra donna di nome Chrissy McNabb, impegnano Lisa, la compagna di Kevin, e il giornalista stesso che inizia ad indagare. Le morti della Patterson e della McNabb sono simili a quelle di Rosie Tallent e della persona vicina a Kevin uccisa nel 1975. Persino l’arma parebbe la stessa, come la modalità di uccisione: quindi queste persone sono state uccise tutte dalla stessa mano?

Negli anni Settanta, non c’era modo di confonderla. Rumorosa, nera, povera e maleodorante. Piena di droga e disperazione. Straccioni e vagabondi fermi agli angoli della strada che vendevano coca a dieci centesimi a bustina; mamme adolescenti sedute in veranda nel tardo pomeriggio a guardare i figli e attendere che il peggio passasse; vecchi uomini neri che giocavano rapide partite a scacchi bevendo birra doppio malto chiusa in sacchetti di carta; fratelli che guidavano auto superaccessoriate a dieci miglia all’ora giù per le strade, con le mani sul volante nella miglior posa da teppisti. Questa era Fidelis. La vita [Michael Harvey, Brighton, trad. N. Manuppelli]

“Brighton” di Michael Harvey (trad. N. Manuppelli, Nutrimenti editore, 365 pagine, 19 €) è un romanzo che contiene tutte le caratteristiche necessarie per essere classificato come thriller impostato come un classico cold case. Un uomo piuttosto pacato e tranquillo come Kevin Pearce – affermato reporter vincitore del premio Pulizer – torna a Brighton dopo molto tempo e scopre che tutto è rimasto come ricordava e che i suoi vecchi amici – e persino sua sorella – sono diventati dei criminali, uomini e donne senza nessuno scrupolo, cresciuti nella violenza, imbebiti di violenza, che non conoscono null’altro che violenza.

Harvey cattura l’attenzione del lettore grazie al vecchio caso d’omicidio, quello del 1975 ai danni della persona vicina a Kevin (continuo a scrivere così per non rivelarvi l’identità di questa persona: rovinerei il gusto della lettura), che forse non è stato realmente commesso dall’uomo accusato e giustiziato, il nero Curtis Jordan; e chi ha ucciso la persona vicina a Kevin molto probabilmente ha ucciso di nuovo, e col tempo è diventato sempre più abile e preciso.

“Brighton” inizia nel 1975 con uno stile molto avvincente che tiene incollato il lettore alle pagine; prosegue con una parte centrale più lenta e spenta, dove vengono introdotti molti personaggi legati specialmente alla malavita di Boston e dintorni, e si chiude con una terza parte ricca di suspance dove in ogni secondo si ha la sensazione che accadrà qualcosa di brutto e dove, infine, viene risolto il caso da Kevin Pearce grazie all’aiuto dell’amico Bobby.

È un buon libro onesto nel senso che il lettore può arrivare alle stesse conclusioni di Kevin Pearce. È scritto bene benché sia poco coinvolgente nella parte centrale (dove però vengono forniti dettagli importanti per la risoluzione del caso) e ogni personaggio alla fine incontra il suo destino, mentre ogni evento trova la sua spiegazione.

Brighton” di Michael Harvey è un romanzo che consiglierei di mettere in valigia tra le letture estive agli amanti del genere thriller.

Titolo: Brighton
L’Autore: Michael Harvey
Traduzione dall’inglese: Nicola Manuppelli
Editore: Nutrimenti
Perché leggerlo: perché è un buon thriller, onesto e scrito bene, dove ogni personaggio alla fine incontra il giusto destino, buono e cattivo che sia

(© Riproduzione riservata)

Consigli di lettura | Speciale Halloween

Buongiorno lettrici e lettori! Oggi rispolvero la rubrica dei consigli di lettura per proporvi alcuni romanzi adatti al periodo di Halloween. Quest’anno trascorrerò la notte di Halloween in mezzo ai boschi ad ascoltare un’attrice che racconterà le storie delle masche (le streghe piemontesi), un evento organizzato da un ente locale per lo sviluppo turistico. Quindi, essendo parecchio ispirata, eccovi i miei otto spaventosi consigli di lettura!

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Misery di Stephen King (Sperling & Kupfer, 9.90 €)

Trama: Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver “eliminato” Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone tra terribili sevizie di “resuscitarla” in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza puo’ essere peggio della morte.

Il mio consiglio: questo è stato un libro che mi ha letteralmente tolto il sonno. Ero giovane all’epoca in cui lo lessi, ma sono sicura che se lo rileggessi oggi mi farebbe lo stesso, spaventoso effetto.

Dracula di Bram Stocker (Mondadori, 10 €)

Trama: Scritto da Bram Stoker nel 1897, fin dal suo primo apparire Dracula ha fornito l’archetipo alle numerose storie di vampiri che si sono succedute nella letteratura e nel cinema. Ispirato alle figure storiche del principe romeno Vlad II detto Dracul (il diavolo) e di suo figlio Vlad III, l’Impalatore, Dracula-Nosferatu (colui che non muore, il morto vivente) è un personaggio più che mai inquietante. Nel tratteggiarlo Bram Stoker ha dato fondo a tutte le risorse della sua fantasia e a tutti gli espedienti di un calibratissimo mestiere.

Il mio consiglio: è un grande classico della letteratura horror e per questo non può mancare nella lista. Inquietante e bellissimo romanzo, porta a galla le nostre più profonde paure: quella della morte, anzitutto, e dell’eterna lotta tra il Bene e il Male.

Natura morta di Douglas Preston & Lincoln Child (BUR, 9 €)

Trama: Medicine Creek, Kansas. Il cadavere brutalizzato di una donna viene ritrovato in un campo di mais. Intorno alla vittima ci sono i corpi anch’essi straziati di 24 corvi, disposti a cerchio. L’omicidio attira l’attenzione dell’agente speciale dell’FBI Pendergast, che scopre ben presto che le vittime, umane e animali, sono state fatte a pezzi a morsi, a mani nude, e addirittura bollite. Il detective si fa accompagnare nelle sue indagini da Corrie, una ragazzina “difficile” ma brillante – proprio come lui – che gli illustra piccoli e grandi segreti della depressa cittadina di provincia.

Il mio consiglio: questo libro l’ho letto quattro volte e quando sono stata in visita alle grotte di Borgio Verezzi (SV) ho avuto una sensazione sgradevole, come quella di essere seguita – a distanza – da un brutto mostriciattolo balbettante. Per non parlarvi dell’ansia che ho quando i campi di mais frusciano al vento e ci passo accanto da sola!

Il sangue dell’altra di Tess Gerritsen (TEA, 6.90 €)

Trama: Maura Isles, medico legale di Boston e collega del detective Jane Rizzoli, lavora a contatto con la morte e vede cadaveri tutti i giorni. Ma quando sul tavolo autoptico le arriva il cadavere di una donna trovata morta poche ore prima proprio davanti a casa sua, per la prima volta sente gelarsi il sangue nelle vene: la donna uccisa con un colpo di pistola è la copia perfetta di lei, fin nei minimi dettagli, stesso gruppo sanguigno e stessa data di nascita. È così che un’indagine già difficile su un caso di omicidio si trasforma in un viaggio drammatico e rischioso in un passato pieno di oscuri segreti.

Il mio consiglio: anche questo romanzo mi era piaciuto così tanto da ritrovarmi a rileggerlo una seconda volta. E’ una vera e propria discesa negli inferi, una ricerca di sé e delle proprie radici, anche se a pensarci bene certe cose sarebbe stato meglio per Maura Isles non scoprirle mai.

#dracula

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Il collezionista di ossa di Jeffery Deaver (BUR, 4.90 €)

Trama: Rhyme, criminologo forense divenuto tetraplegico in seguito a un incidente legato a un’indagine, viene incaricato di scovare il serial killer che rapisce persone appena arrivata a New York e poi le uccide asportandone dei pezzi. Il killer lascia indizi criptici che, se decifrati in tempo, possono portare alla vittima successiva. Affiancato da Amelia, la poliziotta che sostituisce le sue braccia e le sue gambe inerti, Rhyme lavora per deduzioni logiche e capisce che l’assassino è convinto di essere “il Collezionista di ossa”, uno psicopatico degli inizi del secolo. Nella caccia all’uomo in lotta contro il tempo per salvare le vittime designate, Rhyme capisce che il killer in realtà vuole colpire proprio lui.

Il mio consiglio: per me questo fu il primo romanzo di Deaver che lessi, con protagonista Lincoln Rhyme. All’epoca non ero riuscita a leggerlo con calma, ma ero stata letteralmente travolta da questa inquietante avventura. Il migliore di Jeffery Deaver.

Reliquiary di Douglas Preston & Lincoln Child (BUR, 8.90 €)

Trama: New York. Dopo il ritrovamento di alcuni scheletri nel fiume della città, sospettando un collegamento con le morti avvenute nel Museo di Storia Naturale, le autorità locali decidono di chiedere nuovamente l’aiuto dell’agente speciale Pendergast. Affiancato dal tenente D’Agosta, Pendergast porta rapidamente alla luce un collegamento tra i morti del fiume e la popolazione di disadattati sociali che abita i sotterranei della città. Aiutati dall’agente Laura Hayward, grande esperta della vita underground di New York, Pendergast e D’Agosta spostano le indagini nel sottosuolo venendo a conoscenza dell’esistenza dei raggrinziti, un gruppo di esseri temuti persino dalla stessa popolazione sotterranea e che sembrano essere in qualche modo responsabili di questi efferati omicidi.

Il mio consiglio: come per “Natura morta”, questo libro l’ho riletto quattro o cinque volte, per lo stile brillante e perché all’epoca dei miei sedici – diciotto anni ero innamorata dell’agente speciale dell’FBI Pendergast. (Per chi se lo stesse chiedendo, no, non volevo fare la serial killer da grande).

Carrie di Stephen King (Bompiani, 11.90 €)

Trama: Carrie è un’adolescente presa di mira dai compagni, ma ha un dono. Può muovere gli oggetti con il potere della mente. Le porte si chiudono. Le candele si spengono. Un potere che è anche una condanna. E quando, inaspettato, arriva un atto di gentilezza da una delle sue compagne di classe, un’occasione di normalità in una vita molto diversa da quella dei suoi coetanei, Carrie spera finalmente in un cambiamento. Ma ecco che il sogno si trasforma in un incubo, quello che sembrava un dono diventa un’arma di sangue e distruzione che nessuno potrà mai dimenticare.

Il mio consiglio: “Carrie” mi ha fatto paura perché è una storia che, poteri telecinetici a parte, può essere molto vicina alla realtà: chi non è mai stato vessato da uno o più compagni a scuola? Carrie usa così i suoi poteri per eliminare le persone che le hanno fatto del male. Li sognavo anche un po’ io, dei poteri così.

Frankenstein di Mary Shelley (Mondadori, 9 €)

Trama: L’angosciante storia di uno studente che conduce macabri esperimenti nel tentativo di restituire la vita ai cadaveri. Una favola terribile capace di imporsi con la forza delle immagini e la sua autonomia di mito universale. L’opera più celebre della Shelley (1797-1851).

Il mio consiglio: ho letto “Frankenstein” dopo aver visto film, cartoni animati, special di Halloween dei Simpson, letto fumetti e una versione per ragazzi scritta in francese. Mary Shelley ha giocato sulla paura della morte e sul desiderio di “rinascere” nuovamente, del piacere di poter creare e trasmettere la scintilla della vita in un essere composto di parti umane già morte. E lo ha fatto scrivendo un romanzo passionale e imperdibile.

*

I consigli di lettura di Halloween vi sono piaciuti? Conoscete o avete letto uno o più libri che ho citato? Avete altri consigli di lettura per me? Leggerò con piacere i vostri commenti sul blog e sulla pagina facebook Il giro del mondo attraverso i libri.

Buon Halloween a tutti!

(© Riproduzione vietata)

Jeff VanderMeer | Annientamento (Southern Reach Trilogy vol. 1)

Doverosa premessa:Annientamento” di Jeff VanderMeer è il primo romanzo che costituisce la Southern Reach Trilogy, in uscita entro fine anno per la casa editrice Einaudi (giugno 2015 e settembre 2015). Ho voluto sottolineare che si tratta del primo volume perché ho letto diversi commenti negativi che accusavano l’Autore di aver lasciato troppi dubbi al termine del libro: i dubbi verranno sciolti solo al termine dell’ultimo libro.

vd

La copertina italiana del romanzo di Jeff VanderMeer

Titolo: Annientamento

L’Autore: Jeff VanderMeer, statunitense, è autore di racconti e romanzi con cui ha vinto diversi prestigiosi premi.  E’ noto per il suo contribuito ai generi fantasy e fantascienza, in particolare per il sottogerene New Weird, di cui ha coniato la prima definizione ufficiale.

Traduzione: Cristiana Mennella

Editore: Einaudi (2015)

Il mio consiglio: lo consiglio perché è uno dei primi romanzi afferenti al genere New Weird in Italia

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Mi ero arruolata per motivi ben diversi dalle mie qualifiche per la spedizione. Ma di certo lo ero, qualificata: ero specializzata in ambienti di transizione, e questa zona in particolare subiva diverse transizioni, nel senso che ospitava una complessità di econsistemi. In pochi altri luoghi era ancora possibile trovare un habitat dove, nello spazio di soli nove o dieci chilometri, si passava dalla foresta alla palude alberata, alla palude salmastra, alla spiaggia. […] Capivo perché nessuno viveva più nell’Area X, che era incontaminata proprio per questo, ma continuavo a non volerlo ricordare. [Annientamento, citazione pagina 13]

Nell’Area X nulla è ciò che sembra e niente pare obbedire alle leggi fisiche che regolano il resto del mondo. Quaggiù nessun organismo è come dovrebbe essere ed esistono fenomeni in grado di modificare il tempo e lo spazio. L’Area X è rimasta disabitata per molto tempo, nonostante qua e là si vedano i resti delle vecchie abitazioni, e sull’altura vi sia un faro. Un tempo queste aree erano abitate, ma poi che cosa è successo?

L’agenzia Souther Reach ha già inviato molte spedizioni, oltre il confine – quel confine che addirittura pare in espansione. Ma le spedizioni hanno fallito tutte. Alcuni uomini delle precedenti spedizioni si sono uccisi, altri sono impazziti, altri ancora sono tornati ma forse non sono veramente tornati.

La dodicesima spedizione è composta solo da donne, indicate unicamente con la loro qualifica professionale: la psicologa, la biologa, la topografa e l’antropologa.

Eravamo in quattro: una biologa, un’antropologa, una topografa e una psicologa. Io ero la biologa. Stavolta eravamo tutte donne, scelte come parte del complesso insieme di variabili che governava l’invio delle spedizioni. La psicologa, che aveva qualche anno più di noi, fungeva da comandante. Ci aveva messo tutte sotto ipnosi per attraversare il confine, di modo che restassimo calme. [Annientamento, citazione pagina 5]

Nessuna di loro ha un nome, il nome non è importante nell’Area X, è importante ciò che si sa fare, è importante svolgere bene il proprio lavoro. Nessuna di loro ha strumenti tecnologici, nessuna videocamera, nessun telefono satellitare, nessuna fotocamera digitale o GPS: a disposizione solo macchina fotografica a rullino, taccuini neri, coltelli, fucili d’assalto, pistole.

Vi direi i nomi delle altre tre, se fosse importante, ma solo la topografa sarebbe durata un paio di giorni in più. E poi, ci avevano sempre vivamente sconsigliato di usare i nomi: dovevamo concentrarsi sulla nostra missione e “lasciare a casa qualunque dato personale”. I nomi appartenevano al luogo da cui veniamo, non alle persone che eravamo durante la missione nell’Area X. [Annientamento, citazione pagina 10]

La biologa è partita volontaria per questa missione, deve sciogliere alcuni dubbi e combattere alcuni suoi fantasmi. In particolare, vorrebbe capire che cos’è successo durante l’undicesima spedizione, quella di cui faceva parte suo marito, tornato vivo dal confine ma forse mai tornato sul serio.

Appena varcato il confine, succede qualcosa di strano: una torre – o un tunnel – si trova poco distante dal campo base. Una struttura che emerge a pochi centimetri dal suolo ma si inabissa per parecchi metri sotto terra. Una struttura non segnata sulla mappa ufficiale data in dotazione alla spedizione.

In fondo cos’era una mappa, se non un modo per mettere in luce alcune cose e renderne invisibili altre? [Annientamento, citazione pagina 62]

La dodicesima spedizione parte proprio dal cercare di capire cosa possa essere quella struttura che s’inabissa sottoterra. Scendono la biologa, la topografa e l’antropologa, mentre la psicologa resta di guardia all’ingresso. Ciò che troveranno nelle viscere della torre cambierà il corso di tutta la spedizione, minandola dalle fondamenta. Nessuna delle donne, dopo essere riemerse, sarà più la stessa e nessuna di loro riuscirà più a fidarsi dell’altra.

E così mi avvicinai, scrutai Dove giace il frutto soffocante. Vidi che le lettere, collegate dalla grafia in corsivo erano fatte di quello che agli occhi di un profano poteva sembrare muschio felciforme verde intenso ma che in realtà era un fungo o un altro organismo eucariote. I filamenti arricciati si assiepavano sporgendo dalla parete. Le parole mandavano un odore argilloso con lieve sottofondo di miele marcio. Quella foresta in miniatura fluttuava, quansi impercettibilmente, come le alghe nella dolce corrente di un oceano. [Annientamento, citazione pagina 25].

Jeff VanderMeer crea un mondo misterioso e malvagio, un posto dove si concentrano tutte le nostre paure ancestrali e i nostri incubi ricorrenti. L’Area X è quel luogo dove nulla sembra ciò che è, dove i misteri s’infittiscono pagina dopo pagina, e quando al lettore pare di aver capito dove sistemare il tassello dell’enigma, esce un nuovo dubbio e le teorie crollano dalle fondamenta.

Un faro su di una scogliera. Un animale che grida nella notte che corre tra le canne della palude. Un delfino con occhi umani. Una torre – o tunnel – dove un essere misterioso imbratta le pareti con un mantra fosforescente fatto di funghi a forma di mano umana. Una spedizione che forse non risolverà ancora i misteri legati all’Area X.

Tutte le idee che vi siete fatti sinora sono sbagliate. Tutte le domande che vi frullano in mente non avranno ancora una risposta, per ora. Leggete “Annientamento” e poi, come me, aspettate il secondo volume della Southern Reach Trilogy.

Natsuo Kirino | Le quattro casalinghe di Tokyo

Gli autori giapponesi mi piacciono moltissimo e ne cerco sempre di nuovi. Avevo letto commenti molto positivi sui romanzi di Natsumo Kirino e quando ho trovato in offerta sul sito IBS il libro “Le quattro casalinghe di Tokyo” ne ho approfittato subito. Non sono rimasta delusa da questo thriller psicologico e benché l’assassino sia rivelato praticamente subito (anzi, già nella trama della copertina) si tratta di una narrazione di alto livello che cattura il lettore dalla prima all’ultima riga.

Titolo: Le quattro casalinghe di Tokyo

L’autrice: Nastumo Kirino, nome d’arte di Mariko Hashioka è nata nell’antica città giapponese di Kanazawa, il 7 ottobre 1951, è una scrittrice giapponese nota soprattutto come autrice di romanzi gialli. Ha vinto numerosi riconoscimenti letterari: Edogawa Rampo (1993); Gran Prix for Crime Fiction (1997, per Le quattro casalinghe di Tokyo); Premio Naoki (1999) e Premio Tanizaki (2008).

Editore: Neri Pozza

Il mio consiglio: sì, se vi piacciono i thriller e se volete leggere un romanzo con un’eccellente indagine psicologica dei personaggi

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Luglio, un’estate soffocante. Tokyo, una città molto popolosa che non dorme mai. Allo stabilimento, un lavoro orribile e usurante, il turno di notte in una fabbrica di colazioni in scatola. E soprattutto, Masako, Kuniko, Yoshie e Yayoi, quattro amiche, quattro casalinghe, costrette per motivi diversi a lavorare nello stabilimento puzzolente di Tokyo.
Masako, una donna intelligente con una famiglia distrutta, un marito che vive per conto suo ma sotto lo stesso tetto e un figlio ribelle che non le rivolge la parola. Kuniko, una donna intrappolata tra chili di troppo e la smania continua di acquistare oggetti costosi pur senza permetterselo. Yoshie, una donna forte ma schiacciata da due figlie ribelli e una suocera malvagia. E infine, la bellissima Yayoi, una ragazza con due figli piccini e un marito che sperpera i pochi yen nelle case di piacere e nei locali da gioco.
Quattro amiche che ogni notte, da mezzanotte alle cinque, si trovano a lavorare fianco a fianco; pur scambiandosi qualche parola, sono quattro estranee. Finchè una notte, non succede qualcosa di terribile: Yayoi uccide il proprio marito e chiede disperatamente a Masako di aiutarla a risolvere il problema. Masako accetta, ma così facendo innesca un percorso, imbocca una via senza ritorno. Ciò che accetta di fare per Yayoi cambierà la sua vita per sempre, ma non solo la sua, anche quella di Yoshie e Kuniko, che anch’esse come Masako e Yayoi cercano disperatamente una via d’uscita.
Le quattro casalinghe imboccano una via pericolosa e con magistrale bravura la Kirino ci conduce in una Tokyo soffocante e malvagia, molto diversa dalla disincantata Tokyo di Murakami o della Yoshimoto.
Ho apprezzato moltissimo questo romanzo della Kirino perchè è riuscita letteralmente a tenermi incollata a questo thriller che di scontato non ha proprio niente e per 652 pagine non ho mai abbassato la guardia, restando all’erta ad ogni rumore. Un romanzo perfetto, come l’intreccio, dove nulla è scontato, dove ogni evento ha una conseguenza, come una catena di anelli di metallo. Un romanzo perfetto, come una via d’uscita, come la via di fuga delle quattro.

Romanzi a tinte gialle

Buon giorno a tutti! Oggi parlo di un altro genere di romanzo: vi elencherò cinque titoli di cinque romanzi gialli che ho amato molto. Il genere del romanzo giallo mi ha accompagnato durante l’adolescenza (ho letto moltissimi romanzi di Agatha Christie!) e oggi benché legga quasi ogni genere – saggi compresi! – ogni tanto mi concedo un bel giallo.

1- “Il mastino dei Baskerville” di Sir Arthur Conan Doyle. Senza dubbio è questo romanzo dal quale è partito il mio affetto per i gialli e il mistero. Questo è il primo romanzo di Doyle che ho letto che ha come protagonista Sherlock Holmes e il suo fedele assistente Watson. Mi sono rimaste nel cuore le atmosfere e le descrizioni della brughiera inglese e devo ammettere che fino alla fine non sono riuscita a scovare il colpevole!

IlMastinoDeiBaskerville

2- “Il ritratto di Elsa Greer” di Agatha Christie. Non può mancare zia Agatha nella mia TopBooksFive; ne ho letti così tanti che sceglierne uno è dificile, ma “Il ritratto di Elsa Greer” ricordo che mi era piaciuto in modo particolare. Poirot, il piccolo investigatore belga, qui deve risolvere una specie di delitto della camera chiusa, poiché il colpevole è uno di coloro che ruotano attorno ad un famoso quantomai capriccioso pittore.

3- “Natura morta” di Douglas Preston e Lincoln Child. Se l’agente speciale Pendergast esistesse davvero molto probabilmente mi sarei unita a lui per avviare le indagini per svelare il mistero contenuto in “Natura morta”. Pendergast è il protagonista di una serie di romanzi scritti a quattro mani da Preston e Child; in questo romanzo – che ho riletto 4 volte! – Pendergast si deve misurare con un assassino che ha quasi del soprannaturale e che nelle pianure del Kansas uccide in modi quantomeno soprendenti!

4- “Il collezionista di ossa” di Jeffery Deaver. Quasi un classico della letteratura gialla moderna. Il tetraplegico Lincoln Rhyme con tutti i suoi difetti mi ha conquistata, come ha conquistato Amelia, l’assistente che diventerà la sua compagna di vita. In questo caso Rhyme è alle prese con un pazzo assassino che dopo aver ucciso le sue vittime stacca dei pezzi di ossa da portar via come trofei. Vietato leggerlo di notte!

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5- “Il sangue dell’altra” di Tess Gerritsen. Da quando ho conosciuto questa scrittrice, e in particolare la coppia Jane Rizzoli e Maura Isles (dalla quale è stato tratto una fortunata serie tv Rizzoli&Isles) la mia vita di lettrice di romanzi gialli ha fatto un salto di qualità. Ho scelto questo romanzo della serie perché è uno dei più avvincenti, poiché fa luce sulla misteriosa vita di Maura Isles dopo che alla nota anatomopatologa tocca fare l’autopsia al corpo della…. sua gemella!

Ed eccoci giunti alla fine della classifica! Spero di avervi dato qualche suggerimento per la lettura!

Jussi Adler-Olsen | Il messaggio nella bottiglia

C’è stato un periodo della mia vita in cui vivevo di romanzi gialli. Ho letto quasi tutti i romanzi di Agatha Christie, ho conosciuto Sherlock Holmes e Watson, ho seguito i casi di Lyncoln Rhyme, seguito le scrittrici americane Khaty Reichs e Tess Gerrstein e leggiucchiato i romanzi gialli di autori semi-sconosciuti. L’importante è che ci fosse un morto e un detective, meglio se un serial killer e un geniale investigatore scientifico. Insetti, sangue, coltelli, morti carbonizzati, veleni… chi più ne ha più ne metta. Poi ho deciso di cambiare genere, e ho letto altra narrativa. Capita però che i gialli mi appassionino ancora molto e poco prima di Natale ho adocchiato “Il messaggio nella bottiglia” sullo scaffale di un supermercato. L’editore è Marsilio, quello di Stieg Larson. Bene. L’autore è un danese. Molto bene. La trama è accattivante e le recensioni sono buone. Molto, molto bene.

Titolo: Il messaggio nella bottiglia

L’autore: Jussi Adler-Olsen (Copenaghen, 1950) dopo avere svolto i lavori più vari, quali redattore di riviste e fumetti, coordinatore del movimento per la pace danese, caporedattore di settimanali e trasmissioni televisive, è oggi scrittore a tempo pieno

Editore: Marsilio

Il mio consiglio: trascinante, lo consiglio

Dalle acque dell’oceano giunge una bottiglia con un messaggio contenuto all’interno. Il poliziotto scozzese che la trova, non capisce cosa ci sia scritto, le lettere sono semi cancellate dall’acqua ma non sembra scritto in inglese; un’esperta, capisce che si tratta della lingua danese, e viene inviato in Danimarca alla sezione Q diretta dallo sfaticato Carl Mørck. Il poliziotto danese dovrà, con l’aiuto della sua squadra, scoprire chi ha scritto quel messaggio, che pare sia scritto col sangue e l’unica parola che si capisce subito è “AIUTO”. Chi ha scritto quel messaggio? Quando? E’ ancora vivo l’autore?

Nel frattempo, un serial killer che sceglie di rapire i bambini danesi appartenenti a delle sette religiose, colpisce una nuova famiglia. Prende i bambini, Samuel e Magdalena, e invia la richiesta di riscatto alla famiglia. Ma qualcosa va storto.

C’è un legame tra il messaggio nella bottiglia e questo seriale che rapisce i bambini?

Carl Mørck e la sua squadra hanno a che fare con una vera gatta da pelare, e più si va avanti, più il gioco diventa pericoloso.