Andrés Neuman | Le cose che non facciamo

Le cose che non facciamo” di Andrés Neuman (SUR edizioni, 152 pagine, 15 €) è uno di quei libri che necessariamente colpiscono per la copertina: di colore rosa shocking, con un ombrellone e una racchetta da pingpong stilizzati mi hanno immediatamente incuriosita. Scoprire che si trattava di una raccolta di brevi (e brevissimi) racconti, un po’ sperimentali, scritti da un prolifico autore argentino, ha fatto sì che mi ritrovassi a leggerlo e ad essere qui a parlarne.

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Titolo: Le cose che non facciamo

L’Autore: Andrés Neuman è nato in Argentina nel 1977. Autore di romanzi, poesie e racconti, in Italia sono stati pubblicati Parlare da soli, Frammenti della notte e Il viaggiatore del secolo, tutti editi da Il Ponte delle Grazie

Traduzione dallo spagnolo: Silvia Sichel

Editore: SUR edizioni

Il mio consiglio: la raccolta di brevi e brevissimi racconti di Neuman la consiglio agli appassionati del genere narrativo breve, a chi piace leggere qualcosa di sperimentale e assurdo, a chi cerca qualcosa di decisamente innovativo

Io? Se mi contraddico? Se mi rendo conto di fare sempre gli stessi errori? Spesso. Spessissimo. Cosa credi. Tanto per cominciare, sono una stupida. E una fifona. E una rinunciataria. E fingo che potrei vivere una vita che non avrò mai. Pensandoci bene, non so cosa sia più grave: non accorgersi di certe cose o accorgersene e non fare niente. Proprio per questo, capisci, ho tirato questa riga. Sì. È infantile. È brutta e piccolina. Ed è la cosa più importante che io abbia fatto quest’estate. [dal racconto Una riga sulla sabbia, Andrés Neuman]

Al termine dell’estate una ragazza traccia una riga sulla sabbia e vieta al compagno di valicarla; un uomo si trova in una clinica e si accinge a partorire suo figlio; un ragazzino sfida se stesso e nuota verso uno scoglio lontano assieme alla ragazza oggetto del suo desiderio. E poi, un poeta scopre che le sue poesie sono andate perdute durante un incidente; un aspirante suicida telefona alla psichiatra per comunicarle la sua drammatica decisione; di un padre, ad un ragazzo, restano solo le scarpe.

I racconti di Andrés Neuman sono rapidi sprazzi di luce che si aprono sulle vite di sconosciuti: iniziano in modo rocambolesco, a volte è necessario leggerli due volte per capire cosa sta succedendo e dove l’autore voglia andare a parare. Quasi sempre il racconto si conclude senza una vera conclusione, e chi legge resta col fiato sospeso. A volte, invece, c’è quel finale “a sorpresa” che inquieta perché la conclusione – dove c’è – è torbida.

Alcuni brani sono dei piccoli capolavori, uno su tutti il racconto che dà il titolo all’intera raccolta Le cose che non facciamo, appunto.

Mi piacciono le lingue che vorremmo parlare e sogniamo di imparare l’anno prossimo, mentre ci sorridiamo sotto la doccia. Ascolto dalle tue labbra quei dolci idiomi ipotetici, le loro parole mi riempiono di stimoli. Mi piacciono tutti i propositi, dichiarati e segreti, che disattendiamo insieme. È questo che preferisco della vita a due. La meraviglia aperta sull’altrove. Le cose che non facciamo. [dal racconto Le cose che non facciamo, Andrés Neuman]

Altri racconti, come scrivevo, sono brevissimi ma intesi, altri sono degli esercizi di stile, per esempio il racconto Dare alla luce dove in tutto il racconto c’è un solo punto, il resto è una foresta di virgole.

(…) è difficile amare per gli uomini, è un rischio essere i primi a commuoversi, a lanciarsi nel vuoto senza sapere quale sarà la risposta o dove si dirigerà la bicicletta, essere amati è diversi, ci osservano, tutto è comodo e gelido, in terza persona, lei mi ama, e una terza persona era proprio ciò che da quella notte si stava generando come una ragnatela microscopica, così, (…) [dal racconto Dare alla luce, Andrés Neuman]

Infine, in appendice ci sono quattro dodecaloghi, imperativi e regole su come dovrebbe essere scritto un racconto ad effetto secondo Andrés Neuman. La trovo una cosa molto originale e molte regole dettate dall’autore riflettono fortemente il suo stile, innovativo e stravagante, la degna conclusione di una raccolta di racconti così particolare. Una norma su tutte? Questa!

XI. Nel racconto, un minuto può essere eterno e l’eternità durare lo spazio di un minuto. [Andrés Neuman]

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Librinpillole: le letture di maggio

Librinpillole è la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Le letture di maggio!

Il mese di maggio è praticamente volato: grandi protagonisti sono stati le belle letture, il Salone del Libro di Torino, il quinto appuntamento di Una valigia di libri – Viaggio in Nord America e Canada e il viaggio a Bologna per andare a vedere l’emozionantissima mostra di Edward Hopper ospitata a Palazzo Fava (della quale presto vi parlerò qui sul blog!).

Al Salone del Libro ho incontrato molte persone che avevo solo sentito via mail, ho conosciuto editori nuovi dei quali presto vi parlerò e ho portato a casa un bel po’ di libri che ora sono impilati con gli arrivi di maggio e che non vedono l’ora di essere letti

Il quinto appuntamento di Una valigia di libri – Viaggio in Nord America e Canada, creato da Elisa La lettrice rampante e me, grazie all’ospitalità della libraia Stefania della Libreria Sulla Parola a Caluso (TO) ha portato noi lettori e lettrici in Nord America: la partecipazione è stata buona e sono arrivati davvero tantissimi consigli di lettura, sia fisicamente che on line. Il prossimo viaggio, e purtroppo ultimo della rassegna, sarà il 18 giugno e andremo a scoprire le letterature dell’Africa e dell’Oceania: insomma, una bella sfida.

Del viaggio a Bologna ne parlerò presto: ho scaricato le foto che ho scattato, devo ancora rileggere i frettolosi appunti di viaggio e finalmente sarò pronta per parlarvi di questa bella città e soprattutto della mostra del famoso pittore americano.

Passando alle letture, ecco i libri che ho letto questo mese con i relativi consigli ed emozioni:

E adesso? di A Yi (Metropoli d’Asia, 112 pagine, 10 euro) è la storia di un giovane ragazzo cinese che per noia decide di commettere un crimine abominevole ed efferato. E’ un romanzo decisamente inquietante, una sorta di discesa negli inferi nella mente di uno psicopatico e sociopatico. Non lo consiglierei proprio a tutti.

Andarsene di Rodrigo Hasbún (SUR edizioni, 120 pagine, 15 euro) è senza dubbio il romanzo più bello letto questo mese. Il giovane scrittore boliviano ci racconta la storia della famiglia Erlt, in particolare di Monika Erlt, la donna che giustiziò colui che aveva tagliato le mani a Ernesto Che Guevara. Spiegarvi tutte le emozioni scaturite durante la lettura è difficile, per cui non posso che consigliarlo caldamente.

Canto della pianura di Kent Haruf (NN editore, 303 pagine,18 euro) è un romanzo per chi è già stato a Holt, sarà come tornare a casa; ma anche per chi non c’è mai stato, dato che son certa che si innamorerà di questo paese delle pianure del Colorado e delle persone che lo abitano. Bellissimo ed emozionante.

Neve, cane, piede di Claudio Morandini (Exòrma edizioni, 138 pagine, 13 euro) è un romanzo per chi apprezza gli scenari alpini e per chi vuole sentirsi narrare una storia che ha quasi il sapore di una fiaba, davvero piacevole da leggere.

Trilobiti di Breece D’J Pancake (minimum fax, 191 pagine, 16 euro) è una raccolta di racconti non sempre facili da comprendere, e non solo per il linguaggio ma per la simbologia che sta dietro a molti fatti narrati. Non lo consiglio a tutti, ma solo a chi è motivato a conoscere uno scrittore particolare che ha segnato la storia della narrativa americana.

Si può tornare indietro di Ada Murolo (Astoria edizioni, 205 pagine, 16 euro) è un romanzo dolce e commovente che si svolge durante la cerimonia di annessione del 4 novembre 1954, quando le truppe italiane entrarono a Trieste, in una giornata in cui la Storia si fonde con le vicende personali delle due protagoniste femmili Alina e Berta.

Inoltre, questo mese ho letto il romanzo “Lettera d’amore in scrittura cuneiforme” di Tomáš Zmeškal (Safarà edizioni) la cui recensone sarà pubblicata il 10 giugno, ma vi lascio la prima tappa del blog tour organizzato da Safarà editore dove parlo di Praga e del libro (>>qui).

Infine, ho letto i due volumi della collezione Antiprincipesse pubblicati da Rapsodia editore, che hanno come protagoniste Frida Kahlo e Violeta Parra (>>qui).

E voi, avete partecipato a qualche evento letterario questo mese? Quali libri avete letto a maggio? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

Rodrigo Hasbún | Andarsene

Ho letto un libro incantevole che mi ha portata in Bolivia. Ho finalmente potuto scoprire parte di questo Paese sudamericano grazie al magnifico romanzo breve Andarsene di Rodrigo Hasbún (SUR edizioni, trad. Giulia Zavagna, 120 pagine, 15 euro). Il libro racconta, mescolando finzione con realtà, la storia della famiglia di Hans Erlt, colui che passò alla storia come il fotografo ufficiale di Hitler. Ho iniziato il romanzo con le aspettative che ho quando comincio un romanzo che mi ispira, e questa volta potrei addirittura indicarvi il punto in cui ho capito che stavo leggendo qualcosa di unico.

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Titolo: Andarsene

L’Autore: Rodrigo Hasbún (1981) nel 2010 è stato segnalato dalla rivista Granta tra i migliori giovani scrittori in lingua spagnola. Andarsene è il suo primo libro pubblicato in Italia

Traduzione dallo spagnolo: Giulia Zavagna

Editore: SUR edizioni

Il mio consiglio: è un romanzo per chi ha fatto la rivoluzione o l’ha sempre sognata; per chi fotografa ogni cosa perché ha paura di perdere i ricordi. E’ un libro per chi non si sente a casa da nessuna parte e ha la sensazione di dover a tutti i costi lanciarsi per cambiare il mondo

Tu, d’altra parte, hai portato con te pochi ricordi: i diari delle spedizioni, vecchie lettere, non più di dieci foto e questo è tutto. Eviti di riguardarle, l’ultima cosa che vuoi è restare ancorata a luoghi che non esistono più e le foto, i diari e le lettere sono proprio la dimostrazione e la prova che non esistono più. Dovresti nasconderli meglio, forse dovresti disfartene. Sarebbe la cosa più coerente e necessaria, ti aiuterebbe a liberartene del tutto. Eppure non lo fai, perché non sei ancora capace di farlo. Forse non lo sarò mai, pensi [Andarsene, Rodrigo Hasbún, trad. Giulia Zavagna]

Alla fine della seconda guerra mondiale, il fotografo, cineasta e alpinista Hans Ertl fugge da Monaco di Baviera e con la famiglia attraversa l’Oceano Atlantico, per approdare in Bolivia. E’ Heidi la prima voce, di quella che sarà la polifonia del romanzo, ad introdurci nella storia della famiglia Ertl, raccontandoci dell’ossessione del padre per i documentari e per l’archeologia. Hans è appena tornato da una spedizione sul Nanga Parbat e si mette in testa di cercare Paitití, la leggendaria città della civiltà precolombiana.

Hans Ertl organizza la spedizione e con sé porta due delle sue tre figlie, Monika e Heidi, mentre lascia a La Paz Trixi con la moglie. Da questo punto Rodrigo Hasbún racconta pian piano la storia della famiglia Ertl, appassionando il lettore riga dopo riga. Gli anni trascorrono e come in ogni famiglia accadono eventi improvvisi e strani che cambiano le cose, che fanno prendere alla vita una direzione del tutto inaspettata.

Eppure il cuore ti batte forte e ogni tanto ti viene da piangere. Sei in tempo per tornare indietro? Che cosa faresti? Chiederesti scusa a tuo padre e ti rifugeresti con lui alla Dolorosa? (…) Rinunceresti ai sogni e spariresti in Europa, un continente che da molto tempo ti è completamente estraneo? [Andarsene, Rodrigo Hasbún, trad. Giulia Zavagna]

E’ Monika il personaggio più affascinante e più interessante di tutto il romanzo di Hasbún. Monika è la figlia maggiore, quella che non avrebbe voluto andarsene dalla Germania alla volta del Sudamerica; Monika si era opposta tanto da farsi venire crisi di nervi, spaventando i genitori stessi, ma è la figlia prediletta di Hans, tanto che la vuole con sé durante le spedizioni archeologiche, le lascia guidare il Volkswagen e le insegna a riprendere con la telecamera. Il matrimonio sbagliato di Monika con un uomo con il quale non ha nulla da spartire, sarà l’occasione che le farà incontrare un altro uomo, Reinhard il fratello del marito, un giovane e volenteroso medico che vuole cambiare le cose in Bolivia.

Monika Ertl abbraccia la causa comunista, ammira Ernesto Che Guevara come se fosse un Dio, a poco a poco diventa una rivoluzionaria e si allontana dalla famiglia, decidendo di vendicare il Che. Qualcosa si rompe tra Monika e suo padre; tra le sorelle Heidi e Monika non ci sono più parole, c’è solo l’ultimo abbraccio, anche se a quell’epoca nessuna delle due sapeva che sarebbe stato l’ultimo. Heidi se ne va dalla Bolivia, torna in Germania e inizia la sua vita. Trixi, la sorella minore, non sa quale sia il suo posto nel mondo, viaggia tra la Bolivia e la Germania, senza riuscire a fermarsi, senza capirsi.

Prima di tornare all’accampamento ci abbracciammo. Forse era il nostro modo di accettare la distanza che c’era tra noi, il nostro modo di dirci cose che non sapevamo come dirci [Andarsene, Rodrigo Hasbún, trad. Giulia Zavagna]

Andarsene è un romanzo struggente, coinvolgente, narrato con uno stile essenziale e preciso come la lama di un chirurgo; il racconto delle vicende è una polifonia di voci che si rimescolano tra loro, ma senza mai sovrapporsi. Heidi, Trixi e Reinhard narrano i loro punti di vista in prima persona, mentre per Monika Hasbún sceglie di usare la seconda persona singolare e per il padre la terza persona singolare. Questo cambio di prospettiva è ciò che più mi ha colpita, perché la storia è risultata un incastro perfetto di personaggi, luoghi ed eventi.

Andarsene è la storia, in parte vera e in parte romanzata, della famiglia Erlt. Una storia fatta di componenti che se ne vanno per provare a ricominciare all’inizio, alcuni se ne vanno per sempre, altri ritornano ma solo per andarsene di nuovo. Questa lettura mi ha permesso di conoscere una piccola parte della storia della Bolivia e, soprattutto, la storia personale di Monika, un personaggio tanto affascinante quanto sconosciuto in Italia.

Furono i peggiori anni della mia vita e la mia unica consolazione era dirmi che lontano da lì era possibile ricominciare. Furono anni devastanti e la mia reazione, dovunque fossi, una volta dopo l’altra, era obbligarmi a pensare questo. Poi mi diedi per vinta. Non è vero che la memoria è un posto sicuro. Anche lì le cose si deformano e si perdono. Anche lì finiamo per allontanarci dalle persone che più amiamo [Andarsene, Rodrigo Hasbún, trad. Giulia Zavagna]

Aspettando… Il Salone Internazionale del Libro di Torino (e altri eventi)

E’ già da qualche settimana che penso al Salone Internazionale del Libro. Penso a come organizzarmi la giornata, a quale treno prendere, quali (e quanti!) libri acquistare e quante persone incontrare. L’appuntamento al Salone del Libro per me è (quasi) irrinunciabile; ho scritto quasi perché l’anno scorso non ho potuto andarci, dato che ero in Spagna. Ma quest’anno non me lo farò sfuggire.

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Ho deciso che andrò al Salone del Libro il giovedì, il giorno di apertura. Sono già stata al Salone di giovedì e mi sono trovata molto bene: c’è relativamente poca gente, si può curiosare tra gli stand degli editori in tutta tranquillità e si possono fare delle chiacchiere.

Mi prenderò tutta la giornata per me stessa, per leggiucchiare qualche trama, per conoscere nuovi editori, per salutare amici e – se ne avrò voglia – partecipare a qualche incontro. Ho selezionato quattro incontri interessanti che si terranno la giornata di giovedì, spero di avere tempo di andarci (tutte quelle montagne di libri mi fanno perdere completamente il senno). Gli incontri che reputo interessanti sono questi:

METTERE A FUOCO IL PRESENTE: LA QUESTIONE SIRIANA Incontro con Shady Hamadi – Anime arabe-Attualità e politica – giovedì 12 maggio, ore 11:30 Arena Bookstock

QUARANT’ANNI DI MEMORIA Le nonne di Plaza de Mayo e la loro lotta – Bookstock Village – giovedì 12 maggio, ore 13:30 Spazio Book

LA CULTURA E L’EDITORIA DELL’AZERBAIGIAN Babel Spazio Internazionale – giovedì 12 maggio,ore 15:30

APPENA ARRIVATI: NUOVI EDITORI IN LIBRERIA Seminari di traduzione – giovedì 12 maggio, ore 16:00 – Sala Madrid

 Riguardo alla lista di libri da acquistare… si sta allungando a dismisura e ho paura che una volta di fronte a tutti quei magnifici stand scintillanti e invitanti perderò il senso della misura, ma sinora ho selezionato (solo) tre titoli, curiosamente tutti italiani e poi passerò allo stand di Casa Sirio editore per ritirare il romanzo che ho vinto con il concorso:

Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati di Davide Bachilega (Las Vegas edizioni, 303 pagine, 15 euro) >>leggi le prime pagine

Il paese dei segreti addii di Mimmo Sammartino (Hacca edizioni, 184 pagine, 15 euro) >>leggi la scheda

Sassi vivi di Anna Rottensteiner (Keller editore, 128 pagine, 13 euro) >>leggi la scheda

Elementare, cowboy di Steve Hockensmith (Casa Sirio, 372 pagine, 18 euro) >>leggi la scheda

Come sempre sarà bello girovagare tra gli stand, incontrare persone, scambiarsi opinioni, fare mezz’ora di coda per andare in bagno e probabilmente avere tutti i capelli arricciati a causa della pioggia (danno pioggia per giovedì, il clima di Torino è sempre un po’ così). Ma sono sicura che sarà una giornata divertente.

Venerdì 13 maggio andrò allo ZAC di Ivrea (TO) ad ascoltare la presenzazione del romanzo Andarsene di Rodrigo Hasbún (SUR edizioni, traduzione Giulia Zavagna, 120 pagine, 15). Ho finito ieri questo bellissimo libro, ve ne parlerò lunedì! Qui le informazioni sul tour italiano dello scrittore boliviano.

Infine, sabato 14 maggio mi piacerebbe andare a Vercelli a Libriamoci, il baratto dei libri al Museo Leone. Qui tutte le informazioni.

E voi lo fare un salto al Salone del Libro? Avete già idee di cosa acquistare o di quali incontri seguirete? Se passate giovedì scrivetemi, magari ci incrociamo!

Merritt Tierce | Carne viva

Il romanzo “Carne viva” di Merritt Tierce (BigSur, 220 pagine, 16,50 euro) rappresenta il primo volume della nuova collana della casa editrice SUR, che finora si era dedicata alla letteratura sudamericana ma ora oltrepassa il confine tra USA e Messico e inizia a pubblicare autori nordamericani (tenete d’occhio le prossime uscite perché sono davvero interessanti). Il romanzo di cui parlo è l’esordio della scrittrice texana, un libro molto coinvolgente narrato in prima persona: è la storia di Marie una giovanissima cameriera che vive e lavora a Dallas, in Texas. In lingua originale ha come titolo “Love me back“, che suona quasi come un grido d’aiuto, perché d’amore ce n’è tanto ma la protagonista non riesce a gestirlo e a provarlo. Allora sorge spontanea una domanda: l’amore, i sentimenti e il dolore in realtà cosa sono? E quante forme d’amore esistono?

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L’Autrice: Merritt Tierce è nata in Texas, dove tutt’oggi vive. E’ stata premiata dalla National Book Foundation come uno dei cinque migliori scrittori americani sotto i trentacinque anni. Attivista nella difesa dei diritti delle donne, in particolare sull’aborto, Love me back è stato segnalato come uno dei più importanti libri dell’anno secondo il Chicago Tribune e il San Francisco Chronicle, inoltre è stato finalista al PEN/Bingham Prize come miglior romanzo d’esordio

Traduzione: Martina Testa

Editore: SUR

Il mio consiglio: fortemente consigliato per chi vuole leggere un buon romanzo scorrevole, nonostante la crudezza e le incazzature che immancabilmente vi verranno pagina dopo pagina, soprattutto se siete lettrici. Offre moltissimi spunti su cui riflettere, anche sul mondo della ristorazione, decisamente poco scintillante da come appare dall’esterno

Il mio confessore era Calvin: ogni pomeriggio gli raccontavo dei miei nuovi uomini e non risparmiavo dettagli, né sullo squallore né sulla pericolosità di quello che facevo. Lui mi rimproverava, mi dava della scriterata, mostrava una preoccupazione nei miei confronti che avrei voluto provare anch’io. A Cavlin non nascondevo quanto fingessi. Fingevo che mi piacesse farlo, fingevo di averne voglia, fingevo di venire. Lui non capiva e io non riuscivo a spiegarglielo. Aveva qualcosa a che fare con l’amore e qualcosa a che fare con la disperazione […] Ma non era questione di piacere: era che alcuni tipi di dolore sono il perfetto antidoto per altri. Perciò quando mi davano il numero ed erano vecchi e li avevo visti con delle mignotte, dicevo sì. [“Carne viva” Merritt Tierce, trad. Martina Testa]

Durante un’esperienza di volontariato in Messico, la giovane e intelligente Marie conosce un ragazzo, il suo vicino di posto in aereo. Marie è una ragazza promettente, ha in mente di frequentare l’università utilizzando delle borse di studio e docenti e genitori vedono Marie come una studentessa modello. Ma durante quel viaggio in Messico accade un qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato da lei. Marie resta incinta e suo padre – dopo averle dato uno schiaffo, l’unico sinora – la costringe a sposare il padre della bambina.

Marie si ritrova a diciassette anni, sposata e con una figlia. La carriera universitaria è bruciata, e con essa tutti i suoi sogni. Non le resta che cercarsi un lavoro, per manternersi e pagare le spese della gestione della casa. Marie non ha mai svolto nessun lavoro e si offre come cameriera in uno squallido bar, il Chili’s. Dopo un anno di matrimonio, inizia a tradire il marito, che nonostante tutto all’inizio cerca di riaggiustare le cose tra loro.

La mattina che non mi alzai e tirai fuori un pacchetto di cracker dal casetto del comodino e misi a mangiari a piccoli morsi senza alzare la testa dal cuscino lui mi disse E’ mio? Non lo so, risposi. Sentivo che stava fissando il soffitto. Mi accompagnò al consultorio per l’interruzione di gravidanza. Se avessi saputo di chi era l’avrei tenuto. Se fosse stato di Damon l’avrei voluto. Se avessi saputo che era di mio marito l’avrei voluto. Ma non potevo volerlo senza sapere. [“Carne viva” Merritt Tierce, trad. Martina Testa

Marie, è schifata della sua vita, senza nessuno spiraglio di felicità, senza ambizioni – quali ambizioni potrà mai avere una ragazzina che serve ai tavoli? – inizia ad odiare il fatto che si odia. Marie non si sente né moglie, né tantomeno madre. Ama sua figlia, pensa a lei anche nei momenti più duri e pesanti, ma non sa come si diventa una vera madre. La allatta, la cambia e la lava ma non le parla nemmeno, quando è piccola tanto non può capire.

Mi versò altra birra addosso e mi mollò uno schiaffo in faccia e mi diede della troia e un altro schiaffo in faccia, io pensai a lei che dormiva nel salotto del papà a mezz’ora da lì. Mi chiesi che pigiama portava e se lui le aveva trovato la sua volpe di peluche preferita [“Carne viva” Merritt Tierce, trad. Martina Testa]

Marie si odia e odia quel corpo nel quale è imprigionata. Tradisce continuamente il marito: Marie frequenta gli aiuto camerieri, gli chef, i gestori dei locali, i facoltosi chirurghi che vanno a mangiare al Chili’s o al Dream Café. Il marito la lascia e si porta via la bambina, mentre lei serve ai tavoli, senza mai prendersi una pausa o mezza giornata libera.

Eppure, Marie non fa vittimismo, non si compatisce, non cerca neppure compassione: i consigli li ascolta ma non li mette mai in pratica, ribadisce più volte che la sua vita è il risultato delle sue scelte, se lei è una cameriera che fa sesso con uomini talvosta disgustosi, si droga, si incide la coscia con una limetta o si marchia a fuoco, è perché l’ha voluto lei, nessuno gliel’ha imposto. E per questo, si odia ancora di più.

Un giorno mi svegliai e dissi Non ce la faccio. Tutto questo non è reale. Sto vivendo la vita sbagliata. Successe così all’improvviso, dalla sera alla mattina, come un serpente che cambia pelle. E se la lascia dietro, strisciando via col suo sangue freddo [“Carne viva” Merritt Tierce, trad. Martina Testa]

Carne viva” è un romanzo raccontato senza pietismo e vittimismo, non ci sono allusioni, ma descrizioni forti e chiare. Con la narrazione in prima persona, entriamo nei pensieri di Marie, comprendiamo il disagio, l’immensa tristizza, i brevi squarci d’amore quando parla della figlia – anche se il percorso per diventare una madre non è certo semplice. Sono le regole che le mancano nella vita reale, non sa come si tratta con gli altri, né con se stessa. Il lavoro è diverso: ci sono regole precise per offrire un servizio perfetto e ottenere laute mance, e Marie conosce solo queste.

Arrivavo alle cinque, lavoravo sodo per tutto il turno ogni sera, a prescindere da quanta gente c’era, e appena finito imboccavo l’uscita senza guardarmi indietro. Non me ne andavo mai senza lucidare i miei tavoli. Neanche una volta. Molte sere ero talmente esausta che non mi ricordavo da che punto avevo cominciato, e mi toccava lucidare tutto il tavolo di nuovo, per sicurezza. [“Carne viva” Merritt Tierce, trad. Martina Testa]

Il romanzo “Carne viva” è anche un interssante racconto sul cosa succede dietro le quinte di un locale: come sono i rapporti tra i colleghi, la rivalità con le mance, quanta droga gira in certi ambienti, e come sia facile procurarsela assieme ad un permesso di soggiorno fasullo, come quello che si procurano i sudamericani che lavorano con Marie.

Carne viva” è un libro difficile da dimenticare, vivo, forte, devastante e realistico nella sua crudezza. Distrugge l’animo di chi legge, lo annienta, e fa incazzate, tanto, proprio tanto, soprattutto se si è una donna.

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