Gianluca Serra | Salam è tornata

Ho una formazione scientifica, così quando tra la moltitudine di libri che vengono pubblicati ne trovo uno che parla di scienze naturali lo leggo sempre volentieri. “Salam è tornata” di Gianluca Serra (Exòrma edizioni, 238 pagine 15.90 €) narra la vicenda legata alla scoperta di una colonia di ibis eremita in prossimità delle rovine di Palmira, ma è anche un’interessante riflessione sulla Siria e i cambiamenti climatici, sul nostro ruolo a proposito della conservazione della natura e sulle scelte che in futuro saremo costretti a prendere.

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Titolo: Salam è tornata

L’Autore: Gianluca Serra è biologo e ricercatore. Ha condotto ricerche e partecipato a progetti dapprima in Italia e poi nel resto del mondo. Ha vissuto diviso tra la Siria e l’Italia per dieci anni per studiare i voli migratori dell’ibis eremita per conto delle Nazioni Unite. Allo scoppio della guerra civile siriana si è trasferito in Polinesia per studiare il manumea, un uccello tropicale incapace di volare

Editore: Exòrma edizioni

Il mio consiglio: “Salam è tornata” è un libro per chi è curioso di conoscere meglio la natura che ci circonda, per chi vuole immaginare com’era la Siria prima della guerra e per chi si pone delle domande sul futuro del pianeta Terra

Catturammo, incolume, il primo ibis. Una bellissima femmina che chiamammo Salam. Nelle settimane successive catturammo altri due adulti: una femmina, Zenobia (la leggendaria regina di Palmira), e un imponente maschio che battezzammo col nome di Sultan. Il marcaggio dei tre volatili con i trasmettitori satellitari, dentro la tenda, fu magistralmente eseguito a tempo di record da parte di Lubo (…) A quel punto non dovevamo aspettare altro che l’inizio della migrazione, ormai prossima. Non stavo nella pelle. La rotta migratoria di questi animali era sempre rimasta un grande mistero dell’ornitologia mediorientale. Per la prima volta eravamo sul punto di svelarlo [Gianluca Serra, Salam è tornata ]

Quando l’ornitologo Gianluca Serra arriva per la prima volta in Siria, ne resta affascinato: i palazzi nuovi nascono e crescono insensatamente come funghi, a dispetto di qualsiasi piano regolatore; i soldati frontalieri sono armati ma indossano le ciabatte; il divario sociale è abissale, si va dal lusso più sfrenato alla povertà assoluta; Damasco, la capitale, è una città caotica e invivibile. Però, Palmira è bellissima. Il deserto è magnifico, con quel buio totale e un infinito numero di stelle.

E’ il 2001 e la Siria esce da una lunga dittatura ma quella che ora si definisce ‘repubblica’ in realtà non lo è. Gianluca Serra non è interessato alla politica (anche se con i politici, quasi sempre corrotti e incompetenti, avrà a che fare), ma è a capo di un progetto per la conservazione dell’avifauna del deserto siriano e non lontano dall’antica città di Palmira fa una scoperta incredibile, grazie alle informazioni degli abitanti del luogo: trova una colonia di ibis eremiti uccelli già sacri agli egizi che dal Medio Oriente si credevano assenti dagli Anni Trenta.

Gianluca Serra avvia il progetto di studio degli ibis, in particolare è interessato alla loro rotta migratoria: gli ibis vivono in Siria solo una parte dell’anno, poi volano verso sud. Non senza difficoltà, Gianluca Serra assieme ai suoi collaboratori riesce a marcare tre esemplari – Salam, Zenobia e Sultan – e, con grande emozione, a scoprire il luogo dove gli ibs vanno a trascorrere la seconda metà dell’anno: sorvolano la penisola arabica e giungono in Etiopia, attraversando in volo il Golfo di Aden.

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Ibis eremita (fonte: Rapha Hell, Wikipedia CC BY-SA 3.0)

Sulle falesie a nord di Palmira, gli ibis usavano sempre le stesse nicchie per nidificare. Ma anche in Etiopia si piazzavano ogni anno sullo stesso albero di eucalipto come posatoio per notte (…) Per tre anni di seguito abbiamo osservato questi intrepidi volatili scegliere immancabilmente sempre lo stesso albero. Più che migrare tra Siria ed Etiopia, sarebbe stato più appropriato dire che si spostavano due volte l’anno tra un albero specifico dell’acrocoro etiopico, proprio quello, e la nicchia di una falesia del deserto palmiriano, separati da tremiladuecento chilometri. Attraversando, per ben due volte, una decina di paesi tra i più problematici del mondo [Gianluca Serra, Salam è tornata ]

Salam è tornata” è un libro scritto in modo scorrevole e con un linguaggio divulgativo comprensibile anche a chi non è esperto di scienze naturali, avifauna o migrazioni. La storia di Salam, Zenobia e Sultan – rappresentanti degli ibis eremiti – si lega in modo indissolubile e drammatico con le vicende storiche della Siria: Gianluca Serra, infatti, parla anche del contesto storico siriano, dell’apparente fine della dittatura del generale Hafiz al-Assad, di come si è arrivati alla finta repubblica del maresciallo Bashar al-Assad, fino alle gravi instabilità che hanno portato alla guerra civile che conosciamo tutti.

Il ritratto della Siria fatto da Serra è un mosaico di contrasti, di situazioni sull’orlo del baratro: la ricchezza non equamente distribuita, palazzi lussuosi contro baracche di lamiera, l’informazione controllata, la classe politica corrotta, le crudeltà contro gli oppositori politici, la mukhabarat ovvero la polizia siriana che non va per i sottile e lo spettro della dittatura mai scomparsa del tutto.

Il messaggio contenuto in queste pagine è molto forte: la conservazione dell’ambiente è necessaria e fondamentale, per non generare disparità e portare un Paese sull’orlo della guerra, come il caso della Siria. Ogni ambiente naturale è il risultato di un equilibrio preciso e delicatissimo, di un’evoluzione che dura da milioni di anni e oggi una sola specie – Homo sapiens – è la maggior responsabile di una grande quantità di estinzioni.

Oltre alle estinzioni, già di per sé drammatiche, la modificazione dell’ambiente naturale può provocare conflitti e tensioni sociali: i disordini sociali nati nel 2011 in Siria, repressi nel sangue e poi sfociati nella guerra civile (2011 – oggi), sono dovuti all’insensato sovrasfruttamento delle risorse naturali (pascoli, acqua, terreni) e alla desertificazione con conseguente crisi ecologica.

La desertificazione ha distrutto i fertili pascoli delle pianure lungo l’Eufrate e i pastori nomadi sono dovuti andare nelle città, per sopravvivere, diventando stanziali. Qui, relegati ai margini, hanno vissuto in grave povertà e disagio, sfociato appunto nelle rivolte che vedevano come modello gli altri Paesi investiti dalle “Primavere arabe”.

Non è semplice, ma la rotta è invertibile. E’ possibile cambiare, fermarsi e anteporre al lucro il benessere dell’ambiente. Se non si inverirà questa tendenza, i nostri pronipoti dovranno risolvere problemi molto seri e prendere decisioni importanti. Sempre più specie animali e vegetali spariranno prima di essere scoperte e classificate, sempre più persone vivranno in povertà estrema e gli ibis eremiti non torneranno nelle loro amate falesie presso Palmira.

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