Shirley Jackson | L’incubo di Hill House

Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola [L’incubo di Hill House, Shirley Jackson, trad. M. Pareschi]

Nel corso di una settimana d’estate, il professor John Montague, emerito antropologo, contatta una serie di persone per dare avvio ad un esperimento a Hill House. L’oggetto del lavoro è il paranormale, in ogni sua declinazione. Il professor Montague invia una serie di inviti a persone sapientemente scelte, e solo due – due donne – hanno i requisiti giusti, Eleanor e Theodora.

Eleanor è una giovane donna che ha vissuto gli ultimi dieci anni della sua vita intrappolata in casa ad accudire la madre ammalata. È una donna che si rende conto, all’improvviso, di non aver mai vissuto veramente e di aver rinunciato a tutti i suoi sogni per restare al capezzale della genitrice; al contrario, la sorella di Eleanor si è sposata e ha avuto una bambina, lasciando alla sorella il gravoso compito di assistere la madre.

Eleanor decide quindi di accettare l’invito del professor Montague e, rubata l’auto di proprietà in parte sua e in parte di sua sorella, corre a Hill House. Inizialmente, la donna, si sente respinta dalla casa: percepisce appunto una forza respingente e il suo stesso subconscio le suggerisce di scappare a gambe levate.

Ma mentre Eleanor medita sul da farsi, a Hill House giunge Theodora, l’altra donna prescelta per l’esperimento sul paranormale; Theodora è una donna che appare più sicura di sé, avvenente, bella, con gran gusto nell’abbigliamento e con un savoir faire che la rende spesso potragonsita della scena. L’isterica Eleanor si ritrova ad ammirare e allo stesso tempo odiare amabilmente Theodora.

Oltre al professor Montague, direttore dell’esperimento, in casa vi è Luke Sanderson, il più prossimo erede della proprietaria di Hill House, un’anziana donna che ha autorizzato l’esperimento del professore con l’unica condizione che fosse presente anche il giovane Luke.

Sin dal primo momento, i partecipanti all’esperimento si rendono contro che quella casa è infetta, anormale, viva. Le porte si chiudono da sole, i pavimenti hanno punti gelidi, gli angoli non esistono e i corridoi sono un vero e proprio labirinto, perdersi è più semplice che ritrovare la propria camera. Nel corso delle giornate successive i fenomeni paranormali si manifestano con sempre più intensità, aumentando le angosce dei partecipanti, fino al drammatico epilogo.

C’è una lista impressionante di tragedie collegate a Hill House, ma è anche vero che è così per la maggior parte delle case. Dopotutto per persone devono pur vivere e morire da qualche parte, ed è difficile che una casa esista per ottant’anni senza veder morire fra le sue mura alcuni dei suoi abitanti [L’incubo di Hill House, Shirley Jackson, trad. M. Pareschi]

Photo by Ján Jakub Naništa on Unsplash

L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson (trad. M. Pareschi, Adelphi editore) è il più classico dei romanzi appartenti al genere gotico, scritto nel 1959. Grande protagonsita del romanzo è, assieme a Eleanor Vance, la casa stessa di Hill House, quell’orrenda e ripugnante dimora fondata sulla collina.

Nella casa avvengono fatti curiosi, strampalati ed eclatanti. Nel gruppo, ma mano che passa il tempo e i fenomeni si materializzano, cresce l’inquietudine e dilaga l’isteria, in particolare proprio nel cuore di Eleanor.

Ho letto “L’incubo di Hill House” perché dalle recensioni e dalla trama mi ispirava parecchio: mi piaceva l’idea dell’atmosfera cupa, l’ambientazione del romanzo in una casa isolata, la casa stregata stessa, capace di muoversi, di respirare e di caricare d’ansia chi vi entra.

Inizialmente la narrazione, sempre in terza persona ma con un attento riguardo agli isterici pensieri dei protagonsiti, mi ha coinvolta e interessata. Dalla metà in avanti ho iniziato ad annoiarmi: sembrava che non succedesse nulla, che le giornate si ripetessero senza grandi eventi degni di nota. È vero che qualche fenomeno paranormale accadeva, come quei colpi notturni contro le porte delle camere delle donne o quelle scritte col sangue, ma nulla di che.

Verso la fine, invece, mi ha proprio annoiata. Il finale stesso, poi, mi è sembrato una modalità un po’ frettolosa per finire il romanzo, quasi non si sapesse bene come farlo terminare. Theodora ed Eleanor mi sono risultate particolarmente antipatiche e insopportabili, a tratti persino un po’ stupide, noiose e ripetitive nei gesti e nei ritornelli.

Insomma, per le descrizioni della casa e per l’inquietudine nella prima parte, senza dubbio lo salvo. Dalla metà circa in poi mi è sembrato un romanzo del tutto ordinario, tanto che non è riuscito a tenere alta la mia attenzione.

Forse mi aspettavo di più da questo libro che viene considerato il capolavoro di Shirley Jackson; causa aspettattive troppo altre e non pienamente soddisfatte, non consiglierei la lettura di questo romanzo.

Titolo: L’incubo di Hill House
L’Autrice: Shirley Jackson
Traduzione dall’inglese: Monica Pareschi
Editore: Adelphi

(© Riproduzione riservata)

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