Saghe famigliari: 5 storie in giro per il mondo

Saghe famigliari e storie di famiglie: perché ci piacciono tanto?

Io le apprezzo perché amo leggere quei romanzi – o quei racconti – dove si intrecciano relazioni e rapporti di persone che appartengono alla stessa famiglia. Ci sono sempre i personaggi più antipatici, quelli buoni, quelli buffi, quelli simpatici. Ogni famiglia, in qualsiasi parte del mondo, in fondo ha sempre le stesse caratteristiche e i suoi componenti hanno gli stessi dubbi, le stesse paure e gli stessi motivi per essere felici. E nelle storie di famiglie trovo un po’ me stessa, qualche volta, in certi personaggi.

Per questo motivo l’articolo di oggi elenca cinque storie di famiglie sparse in giro per il mondo. Viaggeremo attraverso quattro continenti – Europa, Africa, Asia e Oceania – per osservare che, come dicevo, le famiglie si assomigliano tutte.

Come me, Federica del blog Una ciliegia tira l’altra ha selezionatocinque storie di famiglie nel mondo e vi invito ad andare a leggere il suo articolo, che trovate a questo link.

Siete pronti per partire?

Luogo: Londra e il Sussex, Europa
Tempo: Estate 1937, Estate 1938
La famiglia: i Cazalet sono dei borghesi inglesi, il capostipite è William Cazalet, commerciante di legname. Durante le due estati – 1937, 1938 – s’intrecciano e disfano rapporti tra i membri di questa numerosa famiglia. Sullo sfondo delle vicende famigliari incombe lo spettro di una nuova guerra in Europa.

Luogo: Cuneo e Torino, Italia, Europa
Tempo: da fine Ottocento ai giorni nostri
La famiglia: i Levi, famiglia ebrea piemontese. La storia dei Levi inizia in un paesino della provincia di Cuneo, quindi si sposta a Torino. I Levi col tempo diventeranno commercianti di tessuti, si sparpaglieranno per tutti i continenti e saranno sempre più numerosi, come le stelle del cielo, e saranno impossibili da contare.

  • L’ibisco viola di Chimamanda Ngozi Adichie (tradotto da Maria Giuseppina Cavallo, Einaudi, 275 pagine, 12 €)

Luogo: diverse città della Nigeria, Africa
Tempo: 1993
La famiglia: agli occhi di tutti, la famiglia di Kambili sembrerebbe a tutti gli effetti la famiglia perfetta; il padre, Eugene, è un ricco borgese di Enugu, Nigeria, benefattore della chiesa cattolica sempre pronto ad aiutare il prossimo con soldi e parole cristiane. Ma in famiglia è ben diverso, e Kambili e suo fratello Jaja non conoscono la parola “libertà”, la impareranno solo quando, dopo un colpo di Stato, andranno a rifugiarsi da zia Ifeoma.

Luogo: Filippine, Asia
Tempo: anni Novanta, giorni nostri
Le famiglie: nella raccolta di racconti di Mia Alvar trovano posto tante famiglie filippine, tutti figli della diaspora che ha interessato il grande arcipelago asiatico dagli anni Novanta in avanti. La Alvar racconta di famiglie di diversa estrazione sociale ma col denominatore comune di essere divise, per motivi di studio o di lavoro.

  • Figlia della giungla di Sabine Krueger (tradotto da A. Petrelli, TEA, pagine, 9.60 €)

Luogo: Papua Nuova Guinea, Oceania
Tempo: primi anni Novanta
La famiglia: i Kuegler sono antropologi missionari tedeschi, trasferiti nella giungla della Papua Nuova Guinea occidentale, presso una popolazione che vive come all’età della pietra. Sabine ha cinque anni quando arriva in Papua Nuova Guinea; Sabine e i suoi fratelli imparano a cacciare, nuotare nei fiumi infestati dai coccodrilli e giocare con animali bizzarri e coi i bambini della tribù. L’infanzia di Sabine è un inno alla libertà ma nel momento in cui crescerà e dovrà tornare in Germania – terra a lei sconosciuta – sarà un trauma terribile.

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Per aiutarvi ad ripercorrere il viaggio delle famiglie citate, ho realizzato questa mappa interattiva:

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E voi amate le saghe famigliari e le storie di famiglia? Avete qualche suggerimento per noi?

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Israel Joshua Singer | La famiglia Karnowski

Il romanzo “La famiglia Karnowski” era da molto tempo tra le letture che mi ero preposta di portare a termine. Tra i generi letterari che apprezzo maggiormente, ci sono anche le saghe famigliari con uno sfondo storico ben definito e preciso, libri che mi appassionano ma mi insegnano anche molte cose che non conoscevo o che nel corso del tempo, dopo gli studi, avevo dimenticato. “La famiglia Karnowski“, ha ripagato completamente le mie aspettative: esso avrà un posto speciale nel mio cuore e nella mia libreria.

Titolo: La famiglia Karnowski

L’autore: Israel Joshua Singer (Bilgoraj, Polonia 1893 – New York 1944) è stato uno scrittore polacco autore in lingua yiddish. Fratello del celebre Isaac Bashevis Singer, premio Nobel per la Letteratura, nel 1918 entrò a far parte del circolo letterario yiddish del Circolo Kiev e nel 1921 fu corripondente del giornale americano yiddish The Forward. Nel 1943 emigrò definitivamente negli Stati Uniti. Adelphi ha in progetto di pubblicare altre sue opere.

Traduzione: Anna Linda Callow

Il mio voto: 5/5

L’indomani mattina Georg salì su un autobus e andò da suo padre. David Karnowski fu sbalordito di rivedere il figlio dopo tanti anni. Rimase interdetto, impietrito. Georg lo abbracciò. «Non abbiamo più motivo di essere in collera, papà,» disse con un sorriso amaro «adesso siamo tutti ebrei allo stesso modo». David Karnowski gli accarezzò le guance, come si fa con un bambino che ha compiuto una marachella e torna a casa a chiedere perdono. «Sii forte, figlio mio, come lo sono io e tutti gli ebrei della vecchia generazione,» disse «ci siamo abituati da sempre e lo sopportiamo, da ebrei». [La famiglia Karnowski, pagina 280]

Il romanzo racconta le vicende di tre generazioni di Karnowski, coprendo un lasso di tempo che va dal 1860 al 1940, passando dalla Polonia a Berlino sino ad approdare a New York. E’ suddiviso in tre parti, dove in ognuna viene analizzato un singolo rappresentante della generazione. La prima parte è incentrata su David Karnowski, la seconda sul figlio Georg e l’ultima sul nipote Jegor. La narrazione scorre via fluida e placida come le acque di un fiume e pagina dopo pagina entriamo nel vivo della storia, nel vivo della famiglia stessa. La cultura ebraica, che a molti può sembrar ostica da comprendere, viene presentata in modo semplice e chiaro, anche se spesso il lettore si deve aiutare con il glossario in calce per capire alcuni termini che non sono stati tradotti.

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“L’ebreo errante” Marc Chagall

David Karnowski è il personaggio che si ribella ai rabbini polacchi e dopo il matrimonio con Lea fugge a Berlino, capitale della cultura e della luce, a suo parere. David si integra benissimo, ha un lavoro solido che gli permette di guadagnare parecchi soldi e frequenta ebrei colti e raffinati, col quale intavola conversazioni forbite e complesse. Benché non abbia potuto studiare, è un uomo che si è fatto da sé, leggendo molto e appunto frequentando persone erudite. La moglie Lea invece soffre a Berlino, odia il tedesco e lo parla scorrettamente, preferendo la sua lingua madre, l’yiddish; lei si sente una straniera in Germania, non riesce a fare amicizie né a fare buona impressione sulla gente che frequenta il marito, proprio perché è una donna molto semplice.

Georg Karnowski è il primo figlio di David e Lea, nato a Berlino. Georg ha qualche difficoltà di integrazione con i ragazzi tedeschi, a causa delle sue origini ebraiche. Georg si sente un emarginato e inizia a vivere in modo sregolato trasgredendo alle ferree regole del padre. Scialaqua il denaro che David gli regala per pagarsi gli studi, ma un incontro con una ragazza ebrea, Elsa, gli cambia la vita. Elsa è la figlia di un medico ebreo e studia medicina, ma ad Elsa interessa la politica. Georg decide di iscriversi a medicina e, benchè David sia convinto che non finirà mai gli studi, si laurea e inizia ad esercitare come medico militare. Al ritorno dalla guerra, conoscerà Teresa, un’infermiera di una clinica privata. Per sposare Teresa, cristiana, sfida il padre che decide di non parlargli più.

Jegor Karnowski è l’unico figlio di Georg e Teresa ed è il personaggio più difficile e forse meglio riuscito dell’intero romanzo. Jegor si definisce un mezzosangue, a causa del matrimonio misto dei genitori. Odia la parte ebrea perchè odia suo padre, vorrebbe essere un tedesco puro, come quelli che marciano tra le fila dei sostenitori di Terzo Reich. Jegor sembra la copia di suo padre: commette gli stessi errori, ma a differenza del padre non riesce proprio ad adattarsi, in nessun modo e in nessun contesto. Non è tedesco, quindi non può militare tra le fila dei nazisti che tanto approva e ammira. Non è ebreo, odia la religione e odia suo padre che gli ha trasmesso quei capelli neri da zingaro e quegli occhi scuri.

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“Solitudine” di March Chagall

Il romanzo di Israel Singer dipinge l’ascesa e la caduta della famiglia Karnowski, che nonostante tutte le difficoltà, resta sempre unita e nel momento del bisogno l’un per l’altro si aiutano, e sopportano con grande coraggio e forza interiore le persecuzioni e gli affronti dei gentili. Ma quando in Germania per un ebreo diventa davvero impossibile vivere, loro riescono a scappare a New York, dove ad attenderli c’è un nuovo mondo, con molte più sfide di quello vecchio.

Israel Singer morì nel 1943 a New York, forse prima di scoprire le atrocità che il popolo tedesco infliggeva agli ebrei, o semplicemente nel suo romanzo ha deciso non concentrarsi sui risvolti negativi e cruenti della storia. Israel Singer preferisce mostrarci una famiglia unita, i cui componenti sono senza dubbio caparbi e testoni – ce lo dice presentantoli nelle prime righe del romanzo: “I Karnowski della Grande Polonia erano noti per il loro carattere testardo e provocatore, ma allo stesso tempo stimati per la vasta erudizione e l’intelligenza penetrante.”; ma nonostante essi siano davvero testardi e, aggiungo io, molto orgogliosi, alla fine riescono sempre a trovare il modo per perdonarsi a vicenda e per continuare ad amarsi come una vera famiglia.

Ciò che lascia il romanzo è proprio questo: nonostante le difficoltà, economiche o sociali, non bisogna mai soccombere. Si deve lottare, anche se si viene umiliati e si deve ricominciare da capo. E soprattuto, bisogna restare uniti, sempre, e bisogna avere l’umiltà di chiedere aiuto ed essere aiutati.

Romanzi che raccontano di saghe famigliari

Oggi vi parolo di un genere di narrativa che amo molto: le saghe famigliari! Tra i romanzi apprezzo molto le storie di quelle famiglie che, in balia del vento della Storia, vedono cambiare il proprio stile di vita; oppure che in base agli incontri e agli eventi, si modificano le loro vite e come una curiosona io adoro scoprire le loro pecche e i loro problemi.

Se c’è un po’ di Storia come sfondo sono i miei preferiti, ma come vedrete nella Top Books Five c’è anche un romanzo che adoro ma che di storico ha poco, eppure la storia di quella famiglia mi ha coinvolta a tal punto che una volta terminato ho decretato che l’autrice sarebbe diventata una delle mie preferite.

1- Una famiglia americana di Joyce Carol Oates. Eccola qui, una delle mie scrittrici preferite che con questo romanzo ha conquistato il mio cuore. Le vicende della perfetta famiglia Mulvaney si sviluppano nell’America degli anni ’70. Seguiamo la vita dei Mulvaney, la famiglia che tutti invidiano, ma che come ogni famiglia è soggetta a quegli eventi che possono cambiare il corso della loro storia; infatti, un incidente avvenuto ai danni di Germoglio Mulvaney – alias Marianne, l’unica figlia femmina – accaduto nella notte di San Valentino, cambierà la pace e la serenità della famiglia. La strada del ritorno alla normalità sarà difficile, pesante, faticosa. Ma si potranno davvero rincollare i frammenti della famiglia Mulvaney? Sì potrà ritornare ad essere un Mulvaney?

2- Le ceneri di Angela di Frank McCourt. Frank, in questo romanzo autobiografico, conquista come conquistano le tristi vicende che ruotano attorno ai poveri protagonisti. A scuola non ho studiato la storia d’Irlanda più di tanto, e avevo una vaga idea che agli inizi dello scorso secolo navigassero in pessime acque, ma non pensavo fossero così poveri… Lo stile è diretto e deciso, non gira attorno alle parole, e proprio il suo stile mi ha fatto amare la terra d’Irlanda – benchè misera – la storia, i luoghi e le descrizioni di Frank.

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Fotogramma tratto dal film “Le ceneri di Angela” (2012)

3 – Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa. Definire un romanzo così è difficile: struggente, forse. Magnifico, direi. Susan Abulhawa racconta la storia epica della famiglia Abulheja, una famiglia araba che viveva in Palestina, costretta a vivere in un campo profughi a partire dall’invasione degli ebrei, finalizzata alla creazione dello stato d’Israele. Dal patriarca Abulheja la storia della famiglia si dipana in 60 anni di guerra feroce tra israliani e palestinesi. Ogni personaggio mi è rimasto nel cuore e ho appreso molti concetti e mi sono fatta alcune idee sul conflitto arabo-palestinese.

4 – Lo sguardo del leone di Maaza Megiste. La trama si sviluppa negli anni appena precedenti e appena successivi al colpo di stato militare che instaura il Derg, ovvero il consiglio della rivoluzione. Hailu, il protagonista, è un medico che lavora presso l’ospedale pubblico di Addis Abeba. Yonas, il suo primo figlio, è un professore universitario mentre Dawit, il secondogenito, è uno studente con una voglia pazzesca di ribellarsi al governo dell’Imperatore Hailé Selassié. La saga della famiglia di Hailu si sviluppa durante i primi anni della rivoluzione etiope. I personaggi sono decisamente ben delineati e hanno un carattere forte e definito. E’ un buon romanzo per apprendere molto sulla Storia dell’Etiopia ed è un romanzo molto avvincente.

5 – La casa degli spiriti di Isabel Allende. Mi piace vincere facile, eh?! Sì, perché il romanzo che ha consacrato la Allende nel 1983 e l’ha affermata come scrittrice di fama internazionale è… è semplicemente bellissimo. La storia della famiglia Trueba è raccontata da Esteban, il vecchio capostipite, che ce la narra attraverso la lettura dei quaderni della sua defunta moglie Clara del Valle. Una storia fatta di personaggi bizzarri, zie con i capelli verdi, bambine che predicono i terremoti e parlano con gli spiriti e i fantasmi, figli che si ribellano ai padri, figli legittimi e figli bastardi, nipoti che perdono la testa per i rivoluzionari, come già al tempo avevano fatto le loro madri, nonne che appaiono in sogno e rivelano dove siano finite le loro teste. Insomma, è un affresco, sublime, meraviglioso, ricco sullo sfondo della Storia del Cile.

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Fotogramma tratto dal film “La casa degli spiriti” (1993)

E a voi piacciono le saghe famigliari con uno sfondo storico abbastanza definito? Commentate così mi segnerò i vostri titoli, perchè sono sempre curiosa!