Li Kunwu e Philippe Ôtié | Una vita cinese. Il tempo del padre

Appassionata di storia quale sono, quando add editore mi ha presentato la loro ultima novità in uscita della collana Asia – e prima graphic novel del loro catalogo – ho accettato con entusiasmo la proposta. “Una vita cinese. Il tempo del padre” disegnata dall’illustratore cinese Li Kunwu e scritta con il francese Philippe Ôtié (add editore, 256 pagine, 19.50 €) è il primo di una serie di tre volumi autobiografici: una storia toccante, forte, che fa riflettere e che presenta in modo chiaro e preciso la situazione della Cina dagli Anni Cinquanta fino alla morte di Mao Zedong.

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Titolo: Una vita cinese. Il tempo del padre

Gli Autori: Li Kunwu un cartoonist nato nel 1955 nella provincia dello Yunnan in Cina. Philippe Ôtié ha vissuto in Asia per più di dieci anni, lavorando in ambito economico e bancario. La passione per il fumetto e la conoscenza del mandarino l’hanno portato a lavorare alla sua prima opera, co-firmata da Li Kunwu

Traduzione dal francese: Giovanni Zucca

Editore: add editore

Il mio consiglio: “Una vita cinese. Il tempo del padre” è un’ottima graphic novel che presenta con precisione e fedeltà un pezzo drammatico della storia cinese. Consigliatissimo agli appassionati di storia, di fumetti e ai ragazzi giovani

Compagni! E’ già un anno che il Partito, dopo aver trionfato sui diavoli giapponesi, ha ricacciato in mare i reazionari del Kuomintang! Ci siamo lasciati alle spalle dodici anni di guerre e sofferenze. Ora è il tempo della pace. Il tempo della nuova Cina! Il presidente Mao ce l’ha detto: “E’ su una pagina bianca che si scrivono le più belle poesie”. Ve lo dico anch’io, la Cina è una pagina bianca sulla quale il partito e il popolo scriveranno una storia grandiosa… [Una storia cinese, L. Kunwu, P. Ôtié, trad. G. Zucca]

Il grande timoniere Mao Zedong è da un anno circa al potere, quando il segretario Li incontra Xiao Tao e decide di sposarla. Dal loro matrimonio nascono due figli, Li Kunwu e Meimei. Attraverso le tavole dello stesso Li Kunwu, il lettore riesce a percepire bene come l’avvento del comunismo e di Mao Zedong abbia profondamente e irrimediabilmente cambiato la vita del popolo cinese.

Li Kunwu è un bambino che non conosce altro che la divinizzazione del presidente Mao: vengono cantate delle canzoni in onore del grande timoniere, vengono mandate a memoria le sue citazioni contenute nel Libretto Rosso e Lei Feng, un personaggio controverso e forse mai esistito davvero, viene dato ai bambini come modello di eroe da seguire.

Ogni simbolo della Cina imperiale deve essere cancellato, ogni retaggio della mentalità medievale deve essere distrutto e abbattuto: per gli anziani cresciuti in quella che ora sembra un’epoca lontana, è molto difficile da accettare. Come Nainai l’anziana donna che cura Li Kunwu e la sorellina: lei è nata quando ancora si fasciavano i piedi alle bambine e si raccontavano storie bizzarre di creature in grado di balzare sulla Luna.

Il regime di Mao è un castello di carte fatto di bugie: ogni giorno vengono emesse dal partito centrale informazioni fasulle e tendenziose, alle quali ogni cinese (o quasi) crede, compreso il piccolo Li Kunwu. Le produzioni di acciaio e di cereali sono in costante aumento e di questo passo la Cina avrebbe potuto compere con il resto del mondo.

… l’amore materno e paterno non vale l’amore del presidente Mao… [Una storia cinese, L. Kunwu, P. Ôtié, trad. G. Zucca]

Con le folli iniziative legate al Grande balzo in avanti, Mao porta la Cina sull’orlo della capitolazione: muoiono di fame milioni di persone. Anche la famiglia di Li Kunwu è alle strette, ma grazie alla generosità di amici e parenti, riescono a sopravvivere alla grave carestia.

Ma quando si pensava che non ci potesse essere nulla di peggio del Grande balzo in avanzo, ecco le Guardie Rosse e la Rivoluzione culturale. Così, mentre il segretario Li inizia ad avere dei dubbi su Mao e sul governo, la figlia Mei mei viene mandata a lavorare in campagna e Li Kunwu è sempre più coinvolto dalla follia di Mao tanto da diventare Guardie Rosse custodi della Rivoluzione.

Le Guardie Rosse erano numerose, giovani e impetuose… Come soldati di un’armata celeste, armati dell’onniscente libretto rosso, si lanciarono senza alcun freno nella grande impresa per la quale erano stati prescelti dal loro padre, il presidente Mao. Dal centro di Pechino fino ai villaggi più remoti del Paese, la Rivoluzione culturale dilagò con la rapidità di un lampo [Una storia cinese, L. Kunwu, P. Ôtié, trad. G. Zucca]

Una vita cinese. Il tempo del padre” è l’autobiografia del cartoonist cinese e la biografia di suo padre Li. Benché la storia sia vista attraverso gli occhi di un bambino innocente, non vengono risparmiate le descrizioni delle crudeltà e della politica completamente folle e insensata di Mao.

I dialoghi e le spiegazioni sono sono molto precisi e realistici, permettono con facilità di immergersi completamente nella storia. I disegni sono tutti in bianco e nero e a tratti sembrano solo delle bozze, ma trasmettono un grande senso di coinvolgimento. Quella di Li Kunwu è una graphic novel che tocca temi importanti, occorsi nemmeno troppo tempo fa, utili per capire la Cina di oggi e rinfrescare la memoria su quello che può succedere quando un solo uomo riesce a prendere il potere e a tenere in scacco milioni di persone.

Presidente Mao… le tue parole di cui ero impregnato e che declamavo con orgoglio… il tuo volto che ho disegnato e dipinto così tante volte… che cos’avevi fatto di me? Di noi? [Una storia cinese, L. Kunwu, P. Ôtié, trad. G. Zucca]

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Per approfondire la storia cinese, leggi anche la mia recensione al romanzo Cigni selvatici. Tre figlie della Cina di Jung Chang (TEA)

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Mo Yan | L’uomo che allevava i gatti

Che cosa leggiamo assieme questa volta? Direi che possiamo leggere “L’uomo che allevava i gatti”, nel mio scatolone ce l’ho. Io lo vado a prendere in biblioteca, così lo leggiamo insieme. Hai già letto qualcosa di autori cinesi? Sì, ho letto Dai Sijie “Balzac e la piccola sarta cinese” ma leggo volentieri Mo Yan, che tra l’altro l’anno scorso ha vinto il Nobel, vediamo come scrive; di solito i romanzieri orientali non mi deludono mai.

Infatti, nemmeno questa volta sono stata delusa.

Titolo: L’uomo che allevava i gatti

L’autore: Mo Yan, che in cine significa “non parlare” è lo pseudonimo letterario di Guan Moye (Gaomi, 17 febbraio 1955) ed è uno scrittore e sceneggiatore cinese. È considerato il più importante scrittore cinese contemporaneo. Ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 2012.

Editore: Einaudi

Il mio consiglio: a chi piacciono le atmosfere leggendarie di una Cina superstiziosa

Ogni volta che torno a casa, scopro sempre qualcosa di assolutamente nuovo sul mio villaggio, che corrisponde all’esatto contrario di quello che sapevo in precedenza. La vita di campagna, con la sua molteplicità e complessità di colori, è come una vasta opera monumentale: non è affatto semplice leggerla e comprenderla fino in fondo.

Si tratta del primo libro che leggo scritto dal cinese Mo Yan, premio Nobel per la letteratura anno 2012, e con viva sorpresa mi sono ritrovata ad amare la sua scrittura.

“L’uomo che allevava i gatti” è una raccolta di racconti – 8 per la precisione – che ci conducono nella Cina rurale negli anni successivi alla Rivoluzione culturale cinese. Con notevole maestria e senza risparmiarsi moltissime descrizioni a dir poco poetiche, Mo Yan racconta una Cina a lui cara, ovvero quella vissuta quando era giovane e viveva in ristrettezze economiche nel distretto cinese di Gaomi.

Ne “Il vecchio fucile” Mo Yan racconta la storia di tre generazioni di uomini la cui vita è indissolubilmente legata a quella di un fucile arrugginito; “Il fiume inaridito” è la storia di due bambini che per via di una piccola marachella si mettono nei guai tanto da arrivare ad un conclusione drammatica. “Il cane e l’altalena” – quello che mi è piaciuto di più – racconta la storia di un ragazzo che dopo aver studiato in città ritorna nel suo villaggio natale, incontra una vecchia amica, e resta sconvolto dal suo cambiamento; in “Esplosioni” – che è forse il più drammatico – Mo Yan narra di una donna costretta ad abortire dal marito perché hanno già una figlia, e la politica del figlio unico e del controllo delle nascite parla chiaro: chi ha dei figli in più, incappa in salate multe. Ne “Il neonato abbandonato” Mo Yan traccia una critica severa al fenomeno dell’abbandono e dell’uccisione delle bambine cinesi, soprattutto nelle zone rurali o nelle campagne. “Il tornado” è un bellissimo racconto d’amore tra un anziano nonno e il suo adorato nipotino. “La colpa” è la storia di due fratellini che per curiosità si avvicinano ad un fiume dopo una piena, ma per una disgrazia uno dei due cade nelle acque impetuose e muore affogato. “Musica popolare” è la bella storia di alcuni commercianti cinesi che non vogliono accogliere un cieco nei loro locali, mentre una ristoratrice lo porta con sé e grazie alla musica del cieco vedrà fiorire i suoi guadagni; infine, “L’uomo che allevava” i gatti – che dà il titolo alla raccolta – racconta la storia di un ragazzo che decide di allevare gatti per venderli come cacciatori di topi che infestano le campagne.

In questi bellissimi e drammatici racconti di Mo Yan c’è la Cina più vera, la Cina magica con le sue leggende e le sue storie, come ho apprezzato nel racconto “La colpa” dove vengono descritte le tartarughe di fiume come esseri dotati di poteri soprannaturali. Mo Yan non risparmia crudeltà o episodi tristi, come appunto la piaga dell’uccisione delle figlie femmine. I suoi racconti sono scritti (e tradotti in italiano) in maniera esemplare: le descrizioni, come già ho detto, sono sublimi e poetiche e i continui flashback danno al racconto un senso più profondo senza mai appesantirlo.

Ho apprezzato moltissimo questo autore e certamente continuerò a leggere i suoi scritti.