Lisbona: una mini guida dalla A alla Z

Ho sognato il Portogallo per anni: più o meno dodici mesi fa acquistavo i biglietti aerei per Lisbona e incominciavo a organizzare il mio soggiorno nella capitale lusitana. Ho letto romanzi, poesie, libri e guide in modo che la mia curiosità aumentasse. Al momento della partenza avevo aspettative altissime e mentre salivo le ripidissime scale del palazzo dove si trovava l’appartamento che avevamo affittato per una settimana, sì già in quel momento, mi sono resa conto che, poco per volta, Lisbona mi avrebbe conquistata.

La mini guida che segue vuole presentarvi Lisbona dalla A alla Z, raccontandovi qualche curiosità o segnalandovi qualche cibo, luogo o esperienza da fare nella splendida capitale lusitana. Buona lettura!

A come Azulejos

Le azulejos sono le famose piastrelle in ceramica utilizzate come ornamento nell’architettura portoghese e spagnola. Si presentano decorate, colorate e smaltate; possono avere semplici motivi geometrici o vere e proprie miniature.

Informazioni: di azulejos ne vedrete davvero ovunque, vi basterà posare lo sguardo qui e là e stupivi del fatto che molti edifici ne sono completamente piastrellati.

B come Bélem, Freguesia de

Santa Maria de Bélem è una freguesia che appartiene al comune di Lisbona, facilmente raggiungibile in bus o in tram dal centro della capitale. Bélem è stata una cittadina importante all’epoca delle grandi scoperte, quando il re Dom Manuel I ascese al trono nel 1495. A Bélem si trovano due Patrimoni UNESCO: la Torre di Bélem e il Mosteiro dos Jéronimos.

La Torre di Bélem è un capolavoro dell’arte manuelina e fu innalzata dentro il fiume come faro e torre di difesa all’imboccatura del Tago. Nel 1777 un sisma cambiò l’assetto delle rive del Tago e la Torre si avvicinò alla sponda del corso d’acqua.

Informazioni: tram 15E, fermata Mosteiro dos Jéronimos. Ingresso alla Torre di Bélem a pagamento

Torre di Bélem al tramonto (foto: Claudia)

C come Cristo Rei

L’imponente statua del Cristo Rei sorge su un promontorio nella città di Almada, sulla riva sinistra del fiume Tago. Il monumento domina la città di Lisbona e con le sue braccia splancate sembra cingerla in un immenso abbraccio. Impossibile non cogliere una somiglianza con la statua del Cristo Redentore di Rio de Janeiro; il Cristo Rei fu voluto dal dittatore portoghese Salazar e l’opera venne inaugurata nel 1959. La base è alta 82 metri e la stata del Cristo Rei è alta 28 metri. Dalla piattaforma ai piedi del Cristo Rei vi assicuro che la vista su Lisbona è un vero spettacolo.

Informazioni: traghetto da Cais do Sodré a Cacilhas, quindi autobus fino al Santuario del Cristo Rei. Salita alla piattaforma a pagamento.

D come Descobrimentos, Padrão dos

Il Monumento alle Scoperte si trova a Bélem, sulla riva destra del fiume Tago. Il Monumento fu costruito nel 1960 in occasione dei cinquecento anni dalla morte di Enrico il Navigatore, per ricordare l’epoca delle grandi scoperte ad opera dei navigatori portoghesi tra il XV e il XVI Secolo.

Il Monumento rappresenta una caravella e porta lo scudo portoghese da entrambi i lati. Sulla prua c’è Enrico il Navigatore e dietro di lui i navigatori portoghesi. Inoltre, sul lato ovest del monumento vi è il poeta Camões, celebre autore delle Lusiadi. Di fronte al Monumento vi è la rosa dei venti con una mappa che mostra le rotte dei navigatori e le colonie del Portogallo.

Informazioni: tram 15E, fermata Mosteiro dos Jéronimos. Visione gratuita.

Monumento alle scoperte (foto: Claudia)

E come Estufas

Giardini tropicali nel cuore di Lisbona? Certo, basta recarsi nel Parque Eduardo VII e visitare le Estufas, un posto davvero unico dove si può trovare quiete e una vegetazione lussureggiante. Lasciatevi trasportare in questa selva nel cuore della città, attraverso sentieri, cascate, grotte e giocate ad indovinare quale pianta o fiore state guardando. Il giardino botanico venne costruito nel 1930 e le Estufas sono due: la Estufas Quente (serra calda) e la Estufas Fria (serra fredda).

Informazioni: Metro Parque. Ingresso a pagamento

Estufas a Lisbona (foto: Claudia)

F come Feira da ladra

Se come me amate i mercatini dell’usato, appuntatevi una visita alla Feira da ladra, mercatino delle pulci che si tiene ogni martedì e sabato in Campo Santa Clara, nel centro della città. Alla Feira da ladra troverete libri, monete antiche, azulejos, antiquariato, abbigliamento e addirittura maschere antigas e bombe. Il nome potrebbe voler dire “Mercato della ladra” oppure derivare dalla parola “ladreria” ovvero lebbrosario.

Informazioni: tram 28E Voz do Operário. Ingresso alla Feira da ladra gratuito

Feira da ladra (foto: Claudia)

G come Graça

Il quartiere Graça di Lisbona è un piccolo mondo a sé ed è senza dubbio il mio quartiere preferito. Residenza di borghesi e commercianti alla fine del XVIII secolo, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento è diventato un quartiere operaio. Arioso, frizzante e verde, dalle alture e dai miradouros della città si ammirano notevoli scorci della città. Capolavoro assoluto è la Igreja da Graça di fronte al Jardim Augusto Gil: preparatevi a fotografare e ammirare un’infinità quantità di azulejos!

Informazioni: tram 28E Voz do Operário. Ingresso alla Igreja gratuito

I come Igreja de São Vicente de Fora

La bianca facciata a torri di São Vicente de Fora vi lascerà ammaliati e se entrerete nel suo quieto chiostro con fontane e bouganville color amaranto, riposerete per un attimo dal chiasso del centro. La leggenda vuole che la chiesa fu attuata in ottemperanza al voto del primo re del Portogallo che inviò nell’Algarve una nave per portare a Lisbona le sacre spoglie di San Vincenzo; si dice che due corvi si imbarcarono a Sagres, nell’Algarve, e non abbandonarono la nave con le sacre spoglie finché non giunse a Lisbona. Qualcosa di vero ci sarà, poiché due pennuti neri su una nave figurano sullo stemma ufficiale della capitale.

Informazioni: tram 28E Voz do Operário. Ingresso gratuito.

São Vicente de Fora (foto: Claudia)

L come Licorista O Bacalhoeiro

Si dice che i portoghesi abbiano una ricetta per ogni giorno dell’anno per cucinare il bacalhau. Non so se sia vero, so solo che di baccalà ne ho visto ovunque nei negozi ed è una pietanza proposto in tantissimi menù. Le crocchette di bacalhau mangiate da A Licorista O Bacalhoeiro me le ricordo ancora: leggere e croccanti, un ottimo modo per incominciare a scoprire Lisbona attraverso il gusto.

Informazioni: Metro Rossio.

M come Mosteiro do Jéronimos

A Lisbona c’è un luogo dove il tempo può fermarsi e per trovarlo dobbiamo ritornare a Bélem. Il Mosteiro do Jéronimos è in assoluto il posto che più ho amato di Lisbona: capolavoro dell’arte manuelina e Patrimonio UNESCO fu fondato nel 1502 da Dom Manuel I, dove dimoravano i monaci dell’Ordine di Cristo che assistevano i marinai in transito sull’estuario del Tago.

Una curiosità: per costruire l’imponente struttura, fu creata la Vintena da Pimenta, ovvero la tassa del 5% sui traffici commerciali con l’Oriente e le Americhe che corripondeva a circa 70 kg d’oro all’anno. Il Chiostro è un vero capolavoro, impossibile non restare colpiti dalla cura con cui sono stati scolpiti finestre, colonne e panneggi. Qui è sepolto il poeta e scrittore Fernando Pessoa.

Informazioni: tram 15E, fermata Mosteiro dos Jéronimos. Ingresso a pagamento.

Mosteiro dos Jéronimos, giochi di luce (foto: Claudia)

N come Nossa Senhora do Monte

A Nord di Graça si trova una vecchia chiesetta, Nossa Sehnora do Monte, e di fronte c’è il miradouro più elevato della città: a Nord-Ovest potete ammirare i moderni grattacieli di Lisbona, a Ovest la cupola della Basilica da Estrela, a Sud-Ovest il Ponte 25 de Abril e la statua del Cristo Rei, a Sud il convento da Graça. E da qui potrete ammirare tramonti struggenti, quei tramonti unici che vi resteranno nel cuore per sempre.

Informazioni: tram 28E Rua da Graça, ripidissima salita Calçada do Monte. Gratuito.

Tramonto da Nossa Senhora do Monte (foto: Claudia)

O come Ovest

Promontorio Magnum per i romani, Cabo da Roca è l’Ovest selvaggio che volevo raggiungere. Questo è il punto più occidentale dell’Europa continentale, qui ci si ferma e si ammira l’oceano Atlantico che ruggisce contro le scogliere sottostanti. Qui non c’è nulla: solo un faro, un monumento con una frase romantica e l’Oceano, Oceano a perdita d’occhio. Questo è il punto dove finisce la terra e il mare comincia, un luogo di confine, un posto che volevo assolutamente vedere durante il mio viaggio in Portogallo.

Informazioni: da Lisbona treno sino Cascais (stazione Cais do Sodré) e da qui bus diretto per Cabo da Roca (gestito da Scott).

Cabo da Roca (foto: Claudia)

P come Pasteis de nata

Sono piccoli, sono dolcissimi, sono golosissimi e creano dipendenza. Sto parlando dei Pasteis de nata, i famosi dolcini lisboeti costituiti da un guscio di croccante pasta sfoglia che contiene una deliziosa crema all’uovo, panna e cannella. I migliori li ho mangiati alla Manteigaria di fronte a Cais do Sodré, si vendono sempre a numeri pari perché sono più comodi da confezionare. Costano 1 euro l’uno e sono ottimi come premio dopo aver camminato tanto su e giù per i colli di Lisbona.

Informazioni: la Manteigaria, Cais do Sodré, presso il Time Out Market. Al momento del mio viaggio un pasteis costava 1 euro.

Q come Quarta-feira

Come si dicono i gorni della settimana in portoghese? In modo originale ed è meglio impararli per riuscire a leggere gli orari delle attrattive e dei negozi. La settimana comincia con la Segunda-feira (lunedì), Terça-feira (martedì), Quarta-feira (mercoledì), Quinta-feira (giovedì), Sexta-feira (venerdì), Sábado (sabato) e domingo (domenica). Facile, no?

R come Rua Augusta

Ho trovato piacevole passeggiare lungo la Rua Augusta, la principale via della Baixa di Lisbona. Questo viale arioso fiancheggiato da edifici stupendi collega attraverso un grande arco la Praça do Comércio con il Rossio. L’Arco Triunfal è un monumento grandioso, con pilastri attorniati da colonne classiche ricostruite dopo il sisma del 1755 e completate nel 1873. Le figure sull’Arco simboleggiano il Tago e il Douro, eroi che grazie al loro coraggio diedero lustro al regno di Portogallo, come Vasco da Gama e il Marche de Pombal. Di fronte all’Arco, una delle più belle piazze europee, la Praça do Comércio.

Informazioni: tram 15E Pr. do Comércio, Metro Rossio.

Arco Triunfal (foto: Claudia)

S come sisma

La mattina del 1° novembre 1755 a Lisbona si scatenò un terremoto che distrusse buona parte della città, rimasero in piedi edifici come il Mosteiro dos Jéronimos e il quartiere Alfama. Passato alla storia come il grande terremoto del 1755, oltre a distruggere la città e uccidere circa il trenta per cento della popolazione lisboeta, il sisma ebbe notevoli ripercussioni sulla società portoghese dell’epoca, tanto che bloccò temporaneamente le ambizioni coloniari del Portogallo. Da punizione divina a fenomeno insipiegabile, l’eco del terremoto in Europa fu importante, tanto che Voltaire descrisse l’evento nel noto libro Candido, ovvero l’ottimismo.

T come Tago

La città di Lisbona ha alcune curiose particolarità rispetto alle altri capitali europee: è la capitale europe continentale più occidentale, è l’unica che si affaccia sull’Oceano Atlantico e si sviluppa sull’estuario del fiume Tago. Il fiume Tago nasce nel cuore della Spagna e dopo poco più di mille chilometri raggiunge l’Oceano Atlantico.

Quando sono iniziate le manovre di atterraggio su Lisbona era sera, le luci iniziavano ad accendere la città e, oltre al Cristo Rei, ho notato quando fosse largo e imponente il fiume Tago, e quanto fosse bello il Ponte 25 Abril, ribattezzato con questo nome dopo la Rivoluzione dei Garofani del 1974.

Ci sono due cose legate al Tago che porterò sempre con me: diversi struggenti tramonti con le luci del Ponte 25 Abril che si accendono e il pomeriggio in cui, un po’ ebbra di felicità, mi sono tolta le scarpe e ho bagnato i piedi nel fiume sul pontile Cais das Colunas.

Ponte 25 Abril visto da Almada (foto: Claudia)

U come Uma, Marisqueria

Se vi piace mangiare pesce, la Marisqueria Uma fa per voi: qui potrete gustare un risotto di pesce e frutti di mare davvero unico. Il locale è piccolissimo ed entrando si ha la sensazione di fare un salto indietro di cinquant’anni, ma non fate caso ai pavimenti di graniglia e ai camerieri attempati: voi ordinate e aspettate che vi portino in tavola un vero capolavoro gastronomico. Un consiglio: essendo piccolissimo il locale vi suggerisco di andare un po’ prima che apra, per essere sicuri di poter entrare.

Informazioni: Metro Rossio

V come Vale dos Lagos

Mettiamola così: i castelli delle fiabe esistono e sono in Portogallo, il Palácio da Pena di Sintra ne è la dimostrazione. Nell’Ottocento Ferdinando II di Coburgo-Ghotà acquistò l’area dove prima sorgeva un convento e, dopo aver inizialmente pensato di restaurarlo, decise di costruire un edificio che raccogliesse più stili artistici: arabo, romantico, manuelino e rinascimentale.

È così che è nato il coloratissimo e stupendo Palácio da Pena. Chi lo visita di solito ha poco tempo e preferisce visitare solo il castello, mentre secondo me merita un’accurata visita l’immenso parco, in particolare la Vale dos Lagos, la Valle dei Laghi. Il parco è all’inglese e percorrendo i sentieri si ha l’impressione di perdersi in un bosco incantato. Inoltre, se avete voglia di camminare, seguite il sentiero che porta alle alture di Santa Caterina: da qui la vista sulla Serra de Sintra sarà impagabile.

Informazioni: da Lisbona treno per Sintra dal Rossio, quindi una volta arrivati a Sintra bus della Scott per il Palácio da Pena. Ingresso al parco e al castello a pagamento

Palácio da Pena di Sintra (foto: Claudia)

Z come Zero, Punto di inizio o di fine

Con la lettera zera mi è venuto in mente il punto Zero, l’inizio e la fine del mio viaggio: la Praça do Comércio, perché è stato quando ho visto le fotografie di questa bella piazza che si affaccia sul Tago che ho iniziato a sognare Lisbona. Il primo giorno di visita della città avevo ideato un itinerario che mi avrebbe condotta in Praça do Comércio verso le cinque di sera, l’ora in cui la luce accecante incomincia a sfumare in tonalità più calde e gli edifici da bianchi abbaglianti diventano di un morbido color crema.

L’arrivo in questa piazza mi ha commossa: quando un luogo lo sogni da tanto tempo è inevitabile commuoversi una volta arrivato. Ed è in Praça do Comércio che ho salutato Lisbona: sono stata più di un’ora seduta all’ombra sui gradini sotto la statua equestre di Re Giuseppe I.

Ho osservato i passanti, occhiali da sole e grandi sorrisi; i ragazzi dei free walking tour, che si danno appuntamento proprio accanto alla statua; ho seguito i tram sferraglianti con lo sguardo e ho letto qualche poesia del mio libro di poeti portoghesi. Ho riguardato le foto sulla reflex, mi sono alzata, ho trascinato il trolley alla fermata dell’Aerobus e poi sono volata via.

Tramonto sul Tago (foto: Claudia)

(© Riproduzione riservata)

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A Lisbona, omaggio letterario e sentimentale

Il viaggiatore non è un turista, è un viaggiatore. C’è una grande differenza. Viaggiare significa scoprire, il resto significa semplicemente trovare. Viaggio in Portogallo, José Saramago, trad. R. Desti

Tramonto a Cais do Sodré, Lisbona (foto: Claudia)

Questo piccolo Portogallo baciato dal mare e dal clima mi ha sempre affascinata. Sarà che Portogallo è terra di confine e di grandi esploratori, sarà che questo paese affacciato sull’Oceano Atlantico ha dato natali a grandi scrittori e ne ha ispirati molti altri, sarà che ho amato molto il libri ambientati nello stato lusitano e nelle sue ex- colonie.

Sulle emozioni che il Portogallo mi ha trasmesso avrei da scrivere molto, moltissimo. Ho scattato innumerevoli fotografie, ho inseguito tramonti, ho tremato di freddo alla sera lungo il Tago, ho preso aerei, pullman, treni, traghetti; percorso salite e discese da vertigini. Ho tanti di quei ricordi che sento la necessità di raccontare molto, perché in fondo come scrive Ricardo Reis, eteronimo di Fernando Pessoa, siamo racconti che raccontano racconti.

Ho realizzato un itinerario letterario in cinque tappe per omaggiare le bellezze artistiche e letterarie di Lisbona. L’itinerario che ho studiato per unire arte e letteratura è facilmente percorribile utilizzando i tram storici 28E e 15E e facendo qualche passo a piedi tra una tappa e l’altra; vi indicherò tre locali dove fermarvi per fare una gustosa pausa gastronomica. Al termine dell’articolo vi lascerò qualche suggerimento pratico per organizzare il viaggio.

Siete pronti per partire?

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Prima tappa: Cemitério dos Prazeres, Campo de Ourique
Accompagnati da: Requiem di Antonio Tabucchi (Feltrinelli, trad. S. Vecchio, 139 pagine, 8 €)
Mezzo di trasporto: tram 28E, capolinea Campo de Ourique

Attraversai il portale ed entrai. Nel cimitero non c’era nessuno, solo un gatto a passeggiare tra le prime tombe. Alla mia destra, subito dopo l’entrata, vicino al portale, c’era una piccola casa e la porta era aperta. Con permesso, dissi, posso entrare? (…) Il signore cosa desidera?, mi domandò, il cimitero è chiuso, apre solo tra un po’, adesso è ora di pranzo, io sono il guardiano (…) Che razza d’idea venire al cimitero a quest’ora e con questo caldo, disse il Guardiano del Cimitero, non passerebbe per la testa a nessuno. È che qui c’è un mio amico, risposi (…) mi piaceva fargli una visita, mi piaceva fargli una domanda. E pensa che lui le rispondera?, disse il Guardiano del Cimitero, guardi che i morti sono molto silenziosi, permetta che glielo dica, li conosco bene io.

Cemitério dos Prazeres, Lisbona (foto: Claudia)

Il nostro viaggio letterario attraverso Lisbona incomincia qui, al Cemitério dos Prazeres, in Campo Ourique. Il Cemitério fu aperto nel 1835 ed è considerato il cimitero monumentale della città di Lisbona; ospita le tombe delle famiglie dei nobili lusitani, di artisti ed intellettuali, tra i quali lo stesso Antonio Tabucchi.

Entrati nel Cemitério verrete accolti dal personale e dai numerosi gatti che vivono qui; per evitare di perdervi nella distesa di tombe e statue, chiedete al guardiano del cimitero di indicarvi la tomba di Antonio Tabucchi. Troverete la tomba di Antonio Tabucchi e rimarrete sorpresi a scoprire che si tratta di una semplice casetta in marmo con l’iscrizione “Escritores portugueses II“. Sì, per i portoghesi Tabucchi è stato uno scrittore portoghese.

Proseguiamo l’itinerario uscendo dal Cemitério dos Prazeres e saltando sul tram 28E. Qui il tram fa il capolinea, non dovreste avere problemi a trovare un posto a sedere; nel caso non trovaste posto seduti, reggetevi forte perché la guida dei tramvieri di questa linea è molto… pittoresca!

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Seconda tappa: Chiesa do Carmo, Chiado
Accompagnati da: Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares eteronimo di Fernando Pessoa (Feltrinelli, trad. A. Tabucchi e M. J. de Lancastre, pagine 279, 8 €)
Mezzo di trasporto: tram 28E, fermata Chiado

Diventato una pura attenzione dei sensi, fluttuo senza pensiero e senza emozione. Mi sono svegliato presto; sono uscito per strada senza idee fatte. Osservo come se riflettessi. Vedo come se pensassi. E una leggera nebbia di emozione sorge assurdamente dentro di me; la bruma che sta svanendo sembra infiltrarsi lentamente dentro di me. Sento involontariamente che sto pensando alla mia vita. È successo successo senza che me ne accorgessi. Credevo soltanto di vedere e di sentire, di non essere altro, in tutto questo mio ozioso itinerario, che un riflettore di immagini, un paravendo bianco dove la realtà proietta colori e luce invece di ombre. Ma senza saperlo ero di più.

Chiesa do Carmo, Lisbona (foto: Claudia)

Per raggiungere la chiesa do Carmo dobbiamo scendere dal tram 28E alla fermata Chiado, quindi percorrere Rua Serpa Pinto, svoltare su Traversa Carmo, giungere nella piazzetta cinta da Largo do Carmo ed eccoci. La chiesa do Carmo fu una delle maggiori chiese gotiche di Lisbona, costruita nel 1389, ma danneggiata pesantemente dal terremoto del 1755. La sua ricostruzione venne interrotta nel 1834, anno in cui vennero soppressi alcuni ordini religiosi, così la chiesa ricorda un’antica nave naufragata.

La chiesa do Carmo è un luogo mistico e silenzioso nel pieno centro del Chiado, un quartiere vivace e chiassoso. Nel nostro itinerario leggiamo le parole di Bernardo Soares, uno dei molti eteronimi di Pessoa, nella navata centrale della chiesa del Carmo. Nel passo citato, non si fa menzione del Carmo, ma non abbiamo difficoltà ad immaginare un inquieto Fernando Pessoa che riflette tra le rovine della chiesa del Carmo.

Il viaggio prosegue, lasciamo i silenzi del Carmo al nostro Fernando Pessoa.

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Terza tappa: Praça Rossio, centro
Accompagnati da: Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi (Feltrinelli, 214 pagine, 7.50 €)
Mezzi di trasporto: i nostri piedi

Eppure Pereira lo invitò a pranzo, sostiene, e scelse un ristorante del Rossio. Gli parve una scelta adatta a loro, perché in fondo erano due intellettuali, e quello era il caffé e il ristorante dei letterati, negli anni venti era stato una gloria, ai suoi tavolini si erano fatte le riviste di avanguardia, insomma, ci andavano tutti (…) Discesero in silenzio l’Avenida da Liberdade e arrivarono al Rossio. Pereira scelse un tavolino all’interno (…) Si guardò intorno, ma non vide nessun letterato, sostiene. I letterati sono tutti in ferie, disse per rompere il silenzio, forse sono in vacanza (…) Forse stanno semplicemente in casa loro, rispose Monteiro Rossi, non devono avere molta voglia di andare in giro, con i tempi che corrono. Pereira sentì una certa malinconia, sostiene, pensando a quella frase.

Praça Rossio (foto: Claudia)

Dalla chiesa do Carmo per arrivare in Praça Rossio, anche detta Praça Dom Pedro IV, bastano pochi minuti a piedi; si scende da Rua do Carmo, quindi si svolta su Rua 1° de Dezembro e dopo aver percorso un breve tratto su Rua Áurea, eccoci in una delle più eleganti e raffinate piazze di Lisbona.

Il Rossio è stato per secoli il centro della vita cittadina: qui si celebravano corride, esecuzioni capitali, auto da fé, parate militari e mercati. Prima del grande terremoto del 1775, Praça Rossio era circondata da maestosi edifici del Cinquecento, da un ospedale, un convento e chiese. Oggi si presenta come una piazza squadrata circondata di verde e di edifici tipici dell’architettura pombalina.

È in questa piazza che il dottor Pereira dà appuntamento a Monteiro Rossi e dato che s’incontrano per una pausa pranzo, perché non fermarci anche noi a mangiare qualcosa di tipico? Vi suggerisco due locali in Rua dos Sapateiros: A Licorista O Bacalhoeiro ai numeri 222-224 e Restaurante Uma al numero 177. Le omelette di formaggio e le crocchette di bacalhau del primo sono insuperabili, mentre l’arros de marisco del secondo è un capolavoro gastronomico.

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Quarta tappa: Miradouro Nossa Senhora do Monte, Alfama
Accompagnati da: A Lisbona con Antonio Tabucchi di Lorenzo Pini (Giulio Perrone, 174 pagine, 12 €)
Mezzi di trasporto: tram 28E, fermata Graça

Graça è come un piccolo paese a sé (…) La Graça mantiene ancora il carattere autentico della sua origine operaia, che risale a inizio Ottocento (…) Miradouro da Nossa Senhora do Monte, ore 17. Boa viagem Lisboa espera por ti, c’è scritto in blu, su piastrelle di ceramica, nel muro accanto alla chiesa di São Gens, in cima alla collina della Graça (…) Qualcuno suona una chitarra (…) A guardare Lisbona dal suo belvedere più alto sembra di poterla abbracciare.

Miradouro Nossa Senhora do Monte, Lisbona (foto: Claudia)

Ora che avete mangiato alcune specialità portoghesi, ci va una bella passeggiata. Da Praça Rossio giungiamo a piedi a Praça Martim Moniz, passando per Praça Figueira e Rua J. das Regras. La fermata Martim Moniz è il capolina orientale del tram 28E per cui dovreste trovare posto a sedere.

Scesi dal tram, fermata Graça, verrete catapultati in una Lisbona molto più tranquilla, benché Graça sia a poche fermate dalla Catedrale di Sé. A Graça si viene per salire sui suoi miradouros e per ammirare le maestose azulejos della Chiesa da Graça.

Una volta ammirate le azulejos e il chiostro in rovina di Nossa Senhora da Graça, preda delle erbacce ma fascinoso come non mai, saliamo a piedi verso il Miradouro Nossa Senhora do Monte, uno dei più alti della città, seguendo la ripidissima Calçata do Monte. Quasi sicuramente troviamo un ragazzo che suona una melodia che si farà sempre più malinconica man mano che la giornata volgerà al termine; da quassù si ha la sensazione di abbracciare Lisbona: dal Castelo di San Jorge al ponte XXV Abril, scorgerete il Cristo Rei e le lunghe Avenidas.

Il sole tramonta lentamente, le luci della città si accendono un po’ per volta. È il ponte XXV Abirl l’ultimo ad accendere le luci regalando uno spettacolo a dir poco unico. Difficile scordare un tramonto come questo, uno di quelli che una volta a casa provocheranno quel famoso sentimento che si può dire solo in portoghese: saudade.

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Quinta tappa: Monastero dos Jerónimos, Belém
Accompagnati da: Viaggio in Portogallo di José Saramago (Feltrinelli, trad. R. Desti, 472 pagine, 12 €)
Mezzi di trasporto: tram 28E e 15E, fermata Monastero dos Jerónimos

Il viaggiatore si riempie di buon’aria il petto, come chi issa le vele per prendere il vente del largo, e fa rotta verso il Monastero dos Jerónimos (…) una meraviglia di architettura (…) Produssero molto gli architetti del manuelino. Mai nulla di più perfetto di questa volta della navata né di tanto ardito come quella del transetto. Tantissime volte il viaggiatore ha fatto professione di fede di una certa rudeza naturale della pietra, ma adesso si deve arrendere davanti alla decorazione raffinatissima, che sembra un merletto imponderabile, dei pilastri, incredibilmente sottili per il carico che sopportano (…) Il chiostro è bellissimo (…)

Monastero dos Jerónimos, Lisbona (foto: Claudia)

Per raggiungere uno dei luoghi più suggestivi di Lisbona dobbiamo tornare alla fermata Graça e riprendere il tram 28E in direzione Praça do Comércio e scendere alla fermata Rua da Conceição, quindi percorrere a piedi la stupenda Rua Augusta e giungere in Praça do Comércio. Qui dobbiamo saltare sul tram 15E per un lungo tratto: la nostra fermata è Monastero dos Jerónimos.

Scesi dal tram lo si vede immediatamente, l’immenso complesso del monastero, il monumento più importante della città di Lisbona, capolavoro dell’arte manuelina e Patrimonio mondiale dell’UNESCO. Fondato nel 1502 da Dom Manuel I, era abitato dai monaci che assistevano i marinai in transito sull’estuario del Tago, fornendo anche assistenza spirituale prima dei lunghi e pericolosi viaggi per mare; fortunatamente, la struttura non fu danneggiata dal terremoto del 1775, ma nel 1883 la comunità religiosa si sciolse e il monastero venne abbandonato.

Entrare nel monastero oggi, in quel chiostro silenzioso dove luci e ombre giocano sui lastricati di calcare disegnando geometrie fantasiose, è un’esperienza bellissima. Nel chiostro inferiore si trova la tomba di Fernando Pessoa, mentre nella chiesa di S. Maria di Belém si trovano le tombe del navigatore Vasco de Gama e del poeta Camões, colui che descrisse Cabo da Roca come il luogo “ove la terra finisce e il mare comincia”.

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Siamo giunti alla fine di questo viaggio letterario e sicuramente sarà quasi ora di fare un’altra gustosa pausa. Riprendiamo il tram 15E e scendiamo alla fermata Cais do Sodré; pochi metri a piedi ed ecco la Manteigaria ovvero la Fábrica de Pastéis de Nata, quel tipico dolcetto portoghese fatto di sfoglia e crema all’uovo.

Calorico, certo, ma direi che dopo questo viaggio ce lo siamo proprio meritato.

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Suggerimenti per il viaggio:

Come arrivare a Lisbona
Molte compagnie aeree servono l’Aeroporto Humberto Delgado di Lisbona, tra cui le compagnie low cost Blue Air, EasyJet, Ryanair e Vueling

Dove mangiare
A Licorista O Bacalhoeiro (cosa mangiare: crocchette di bacalhau, omelette al formaggio, polpo alla griglia)
Restaurante Uma (cosa mangiare: arros de marisco)
Manteigaria Fábrica de Pastéis de Nata

Guide turistiche consultate
Lisbona Cartonville, Touring Club Italiano, 9.90 €
Lisbona, Touring Club Italiano, Guide d’Europa, 19.50 €

Tram panoramici
28E e 15E (www.carris.pt)

Informazioni e costi dei luoghi citati
Cemitério dos Prazeres: ingresso gratuito
Convento do Carmo: ingresso a pagamento (4 €)
Praça Rossio: ingresso gratuito
Miradouro Nossa Senhora do Monte: ingresso gratuito
Monastero dos Jerónimo: ingresso a pagamento (10 €)

Lorenzo Pini | A Lisbona con Antonio Tabucchi. Una guida

Arriviamo in una città che non conosciamo. Via mare, via aria, via terra, non importa. Possiamo scegliere di percorrerla a caso senza meta e lasciare che tutto quello che accade sia inaspettato, oppure seguire consigli e dettagliati itinerari di guide turistiche. Potremmo aver visto un film ambientato in quella città, o letto un libro che ce ne parla (…) Ci sono tanti modi di prepararsi a un viaggio, breve o lungo che sia. E tra questi è incluso anche quello di non partire affatto, e viaggiare solo con la mente. In tutti questi casi, che sia la nostra fantasia o la rigorosa documentazione, avremo una percezione di quel luogo. La percezione di una realtà, tra le tante realtà [Lorenzo Pini, A Lisbona con Antonio Tabucchi]

Mi chiedo se sia possibile amare un luogo senza averlo mai visitato. Amarlo semplicemente perché suona bene il nome, perché lo si immagina avvolto da una calda luce, perché le fotografie restituiscono l’idea di un luogo bellissimo.

Amo il Nord Europa e chi segue le mie letture lo ha capito; c’è però un altro luogo in Europa che sogno di vedere da anni: il Portogallo. Perché proprio il Portogallo? Perché io amo i confini e i luoghi di confine e le terre lusitane sono state, per secoli, le terre più ad ovest del mondo conosciuto: Cabo de Roca era il confine tra il mare e la terra, ed è a tutti gli effetti il punto “dove la terra finisce e il mare comincia”.

Nelle ricerche di romanzi ambientati in Portogallo o scritti da autori lusitani od originari delle ex-colonie, mi sono imbattuta in “A Lisbona con Antonio Tabucchi” di Lorenzo Pini (Giulio Perrone editore, 174 pagine, 12 €), originalissima guida letteraria che ho divorato in pochi giorni.

Lorenzo Pini conduce il lettore attraverso la Lisbona descritta da Antonio Tabucchi nei suoi romanzi Sostiene Pereira e Requiem, e nei suoi racconti Any where out of the world e Il gioco del rovescio. Dopo un’introduzione estratta da Requiem e un breve scritto con la storia della città (dalla fondazione ad opera dei fenici alla caduta della dittatura nel 1974), la guida di Lorenzo Pini si suddivide in sette capitoli, dove i primi sei sono dei veri e propri itinerari che il viaggiatore può seguire percorrendo le tracce dei personaggi tabucchiani (con tanto di cartine), mentre il settimo capitolo trae le conclusioni di questo viaggio immaginario. In Appendice, consigli culinari, suggerimenti per la visita, informazioni pratiche per organizzare un viaggio nella capitale lusitana.

La Lisbona di Tabucchi è geografia, architettura, spazio urbano e memoriale, entro i cui confini si sono consumati eventi privati e pubblici, esistenziali, storici e politici (…) Lisbona così com’è, pare fatta apposta per la finzione letterarie. Una matrice marittima che è nella storia del porto, nei moli protesi nell’azzurro [Lorenzo Pini, A Lisbona con Antonio Tabucchi]

Peniche (Photo by Mario Vassiliades on Unsplash)

Nel libro di Lorenzo Pini seguiamo i personaggi creati da Antonio Tabucchi attraverso le viuzze e le immense piazze di Lisbona. Ma non solo: con il protagonista di Requiem e con il dottor Pereira ci spingiamo sino a Cascais, dove le acque del Tago si gettano nell’Oceano Atlantico e dove Lisbona finisce, per lasciare posto ai comuni dell’Estoril.

Città che si riflette sull’acqua, quelle placide e limacciose del Fiume Tago, città che respira grazie ai temporali che scoppiano all’improvviso e grazie alle brezze che spirano dall’Atlantico e regalano cieli azzurri, Lisbona sembra che abbia le carte in regola per farsi amare e per far provare quella sensazione che si può dire solo in portoghese: saudade.

Lorenzo Pini, rielaborando le parole di Tabucchi, prova a spiegare cos’è la saudade, quell’emozione celebrata da poeti e scrittori non solo portoghesi. Nostalgia per il futuro, dovrebbe essere, ma la definizione è incompleta. Forse il modo migliore per capire cos’è la saudade è mettere qualche abito in valigia e ritrovarsi a Lisbona – o a Cabo de Roca – al tramonto, l’ora in cui è più facile provare la saudade.

Lisbona (Photo by Lili Popper on Unsplash)

La guida di Lorenzo Pini è quindi una bella raccolta di passeggiate facilmente realizzabili per chi si trova a Lisbona e dintorni, seguendo appunto le tracce dei personaggi di romanzi e racconti. Un modo, a mio avviso, molto originale di vivere un luogo e forse anche di ricordarlo meglio una volta tornati a casa.

Leggere un romanzo o un racconto ambientato nel luogo che andremo a visitare, secondo me, aiuta a calarsi meglio nell’atmosfera e ad aver quella sensazione di averlo già vissuto, di apprezzarlo ancor più facilmente. E leggere una guida partendo dagli scritti di chi quel luogo l’ha amato tanto da aver deciso di farne una seconda Patria, certamente aiuterà il viaggiatore a vivere il viaggio con vera passione.

Così lo scrittore si specchia nella sua città, tra le case pombaline, gli electricos, le chiese barocche, le tascas, i miradouros. Antonio Tabucchi è prima di tutto cittadino di questo luogo e sfrutta, per riconvertirli ad uso letterario, i suoi Leitmotiv: il clima, il fiume, la conformazione dell’estuario. Ma soprattutto sfrutta l’ambivalenza, la capacità delle città di offrire scenari talvolta diametralmente opposti. Da viaggiatori, siamo incuriositi dal doppio volto che Lisbona può mostrare [Lorenzo Pini, A Lisbona con Antonio Tabucchi]

Titolo: A Lisbona con Antonio Tabucchi
L’Autore: Lorenzo Pini
Editore: Giulio Perrone editore
Perché leggerlo: perché un viaggio comincia nel momento in cui si inizia a sognarlo. Caldamente suggerito agli appassionati degli scritti di Antonio Tabucchi

(© Riproduzione riservata)

Antonio Tabucchi | Requiem

Sono tornata a Lisbona e l’ho fatto di nuovo con Antonio Tabucchi leggendo “Requiem” (Feltrinelli, trad. S. Vecchio, 139 pagine, 8 €), un romanzo breve che profuma di salsedine, alghe, sole e sogni.

(…) oggi per me è un giorno molto strano, sto sognando ma mi pare che sia vero, e devo incontrare delle persone che esistono soltanto nel mio ricordo [Requiem, Antonio Tabucchi, trad. S. Vecchio]

Il protagonista è un uomo senza nome – alter ego dell’autore – che a mezzogiorno di una caldissima domenica di luglio si trova sul molo Alcântara ad attendere che arrivi “un tizio“, anzi, un “grande poeta“; ma il grande poeta è in ritardo, oppure l’appuntamento non era per mezzogiorno bensì per mezzanotte.

Il protagonista occupa le dodici ore di quella calda domenica a Lisbona iniziando un lungo viaggio attraverso la città e le sue coste, il fiume Tago e i paesi di Cascais nell’Estoril, incontrando persone reali – la Vecchia Zingara, il guardiano del cimitero, il Venditore di Storie – e altr che vivono solo nei suoi ricordi – come Tadeus ed Isabel. A mezzanotte in punto si ritroverà al moldo Alcântara ad attendere – se arriverà – il grande poeta al quale vorrà dimostrare tutta la sua ammirazione

Il battello che veniva da Cacilhas fischiò all’attracco. La notte era veramente magnifica, con una luna sospesa sopra gli archi del Terreiro do Paço così che bastava stendere una mano per acchiapparla. Mi misi a guardare la luna, accesi una sigaretta e il Venditore di Storie cominciò a raccontare la sua storia [Requiem, Antonio Tabucchi, trad. S. Vecchio]

Lisbona (fonte: Jason Briscoe, unsplash.com)

È questa, in estrema sintesi, la trama del romanzo “Requiem” e non aggiungo molto altro per non rovinare il gusto della lettura a chi non l’ha ancora letto. “Requiem” è piuttosto diverso da “Sostiene Pereira“: a fare da sfondo ad entrambi i romanzi c’è sempre Lisbona, caldissima e sfavillante, ammantata di una luce accecante e avvolta da una cappa di umidità che fa sudare i due protagonisti; ma se in “Sostiene Pereira” la trama ha un filo logico ben preciso, con una precisa serie di eventi che conducono al magnifico e commovente finale, in “Requiem” gli incontri del protagonista sono dettati più dal caso che dalla logica. Proprio come nei sogni, quando si sovrappongono cose vissute e cose immaginate.

In “Requiemil tempo scorre a tratti velocemente e tratti più lentamente, l’obiettivo finale del protagonista è ritornare all’Alcântara e incontrare questo personaggio che è facile indovinare che si tratti di Fernando Pessoa, il più noto poeta e scrittore portoghese del Novecento.

Di “Requiem” ho amato molto le atmosfere lisboete, quella sensazione di essere costantemente sospesa tra la verità e l’illusione, tra l’incontro con chi è vivo e chi vive solo nella memoria; il tutto scritto con lo stile coinvolgente e ammaliante di Tabucchi che avevo già apprezzato nel romanzo “Sostiene Pereira”. Un altro bel libro che è un vivo omaggio a Lisbona e al Portogallo, un racconto che ha davvero il potere di far innamorare il lettore.

Praia da Barra Aveiro, Gafanha da Nazaré (fonte: Miss Porcelain, unsplash.com)

Titolo: Requiem
L’Autore: Antonio Tabucchi
Traduzione dal portoghese:
Editore: Feltrinelli
Perché leggerlo: per sognare Lisbona, il Portogallo, la sua cucina, la sua gente e per sognare, sognare, sognare in una caldissima domenica di luglio

João Ricardo Pedro | Il tuo volto sarà l’ultimo

È per continuare la scoperta del Portogallo attraverso i libri che ho scelto di leggere “Il tuo volto sarà l’ultimo” di João Ricardo Pedro (Nutrimenti trad. G. De Marchis, 207 pagine, 16 €). Presentata in modo intrigante, la trama mi ha conquistata immediatamente, come la bellissima copertina e il titolo molto particolare. L’ho letto in circa una settimana, ci sono stati giorni in cui ho letto poche pagine e giorni in cui ne ho lette quasi cinquanta. Ci ho messo un po’ a raccogliere le idee e ora vi parlo di questa lettura e della mia possibile interpretazione.

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Era tardi. Il paese era in buone mani ed era tardi. Troppo tardi per un vecchio. Spense il televisore. Si ricordò del figlio. Si ricordò del nipote. Si ricordò della nuora. Spense le luci. Salì le scale. Entrò in camera. Estrasse la rivoltella che aveva le sue iniziali incise nel calcio. La mise nel cassetto del comodino. Chiuse il cassetto a chiave. Mise la chiave sotto il cuscino. La moglie, in pace con Dio e con il mondo, dormiva tranquillamente. Puntò la sveglia alle sette e mezza. Mentre si toglieva le scarpe, si accorse che aveva i calzini sporchi di sangue. Là fuori, un trambusto di gatti [Il tuo volto sarà l’ultimo, J. R. Pedro, trad. G. De Marchis]

Celestino scompare il giorno della Rivoluzione dei Garofani, il venticinque aprile millenovecentosettantaquattro. Gli uomini che vivono nel paese dal nome di mammifero lo cercano in lungo e in largo; Celestino, quell’uomo un po’ misterioso che quarant’anni prima era giunto in paese senza un occhio ed era stato soccorso dal dottor Augusto Mendes, viene trovato morto verso sera proprio da quello che fu il suo primo soccorritore, tanti anni prima.

Da questo incipit prende avvio la storia della famiglia Mendes, dal nonno Augusto, medico, al figlio António soldato due volte in Angola e Congo nei periodi appena precedenti alla decolonizzazione, fino a Duarte, l’enigmatico nipote.

Mentre vengono presentati gli episodi, sempre narrati in terza persona ma con protagonisti una volta Augusto, una António e una Duarte, conosciamo questi tre uomini, così diversi uniti solo dallo stesso cognome. Augusto è stato medico, ha curato tantissima gente, e aveva deciso di andare a vivere in campagna dopo aver visto la tenuta in rovina dell’amico Policarpo, uomo che al contrario di Augusto, aveva deciso di lasciare il Portogallo per scoprire e vivere il mondo; António, ribelle e un po’ violento fin da ragazzo, non poteva che avviarsi alla carriera militare: due volte in Africa, dopo aver conosciuto quasi per caso la ragazza che gli avrebbe fatto prima da madrina di guerra e poi da moglie e madre di Duarte; infine, Duarte, bambino enigmatico, strano, appassionato di musica e d’arte ma così sfuggente e misterioso da non riuscire a inquadrarlo correttamente.

Dalla scomparsa di Celestino, che sembra venir dimenticata in fretta, João Ricardo Pedro racconta al lettore episodi dei tre protagonisti maschili, avanti e indietro nel tempo, saltando qua e là, tanto spesso è complesso raccapezzarsi.

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Campo di grano in Alentejo (fonte: Faísca from Lisboa, Wikipedia Commons CC BY 2.0)

João Ricardo Pedro passa da un periodare lunghissimo, frasi che occupano quasi una pagina, a frasi asciutte e secche dove si trovano esclusivamente un articolo, un soggetto e un verbo, la rapida descrizione di un’azione. Lo stile di João Ricardo Pedro è molto originale: polifonico ma in terza persona e alcuni episodi sembrano dei racconti a sé, come uno dei più bei capitoli “Le lettere di Policarpo“, bello forse perché proprio una delle lettere di Policarpo dovrebbe essere la chiave per risolvere un mistero perso nei meandri del tempo.

Il Portogallo, con Lisbona e il paese di campagna dal nome di mammifero, assieme alle colonie, è sullo sfondo e viene accennato solo con brevi pennellate di colore, mentre i personaggi vengono analizzati attraverso l’occhio preciso di João Ricardo Pedro, mostrati nelle loro paure, debolezze e particolarità.

Gli eventi dei tre rappresentanti della famiglia Mendes, dicevo, sembrano essere sconnessi tra loro e quando emerge una coincidenza e sembra di aver compreso qualcosa – un dettaglio, un particolare, un fatto – in realtà si ribalta tutto poco dopo, perché in un libro come questo non è facile distinguere il vero dal falso.

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Serra do Topo, isole Azzorre (fonte: José Luís Ávila Silveira e Pedro Noronha e Costa, Wikipedia Commons, Pubblic Domain)

Durante questa lettura ho pensato molto al romanzo “Le ossa di San Lorenzo” di Vincente Alfonso (NN editore, trad. F. Cremonesi), perché come stile e modalità di presentare la storia e soprattutto gli enigmi, mi pareva simile. Ma se ne “Le ossa di San Lorenzo” alla fine ognuno può avere un’interpretazione diversa dei misteri del libro, e Alfonso fornisce ai lettori le chiavi di lettura, ne “Il tuo volto sarà l’ultimo” non si risolve nulla, i dubbi persistono e sono più forti che all’inizio della lettura.

João Ricardo Pedro tiene sulle spine il lettore fino all’ultimo, lettearlmente fino all’ultima pagina, e quando si arriva a leggere una lettera che dovrebbe spiegare almeno in parte un fatto ma, no, di nuovo Ricardo Pedro non ci fornisce la spiegazione. Forse, la vita è un po’ così, spesso pensiamo di essere arrivati alla soluzione ma questa ci sfugge; pensiamo di aver chiara la verità, ma un fatto la confuta.

O forse, non tutta la verità può essere svelata completamente, perché nella vita di ognuno un pizzico di mistero permane nel tempo. Come la morte – incidente? omicidio? –, misteriosa e cruenta, del povero Celestino.

Titolo: Il tuo volto sarà l’ultimo
L’Autore: João Ricardo Pedro
Traduzione dal portoghese: Giorgio De Marchis
Editore: Nutrimenti
Perché leggerlo: per mettervi alla prova

(© Riproduzione riservata)

Antonio Tabucchi | Sostiene Pereira

Alcuni libri hanno bisogno di tempo prima di essere letti e vengono apprezzati e amati di più in un preciso momento della nostra vita. Tra gli Stati europei che mi affascinano, oltre a quelli nordici, c’è il Portogallo: non chiedetemi il motivo, non lo so, è così e basta. Sono sicura che il Portogallo sia uno di quei luoghi dove mi sentirei a casa (come mi successe in Grecia). Quindi, ho deciso di scoprire il Portogallo attraverso i libri e ho iniziato quest’avventura leggendo “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi (Feltrinelli, 214 pagine, 7.50 €).

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Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d’estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo [Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi]

Nella calda estate del 1938, mentre il direttore è in ferie alle terme di Coimbra, Pereira gestisce la pagina culturale del “Lisboa”, un giornale portoghese nato da pochi mesi. Pereira, dopo quasi trent’anni di giornalismo di cronaca nera, si trova a lavorare con la cultura: innanzi tutto, vuole essere indipendente e non vuole che la politica rientri nei suoi lavori. Prepara omaggi e ricorrenze a scrittori che non sono ancora morti – ma che son vecchi e potrebbero morire, meglio essere pronti – e traduce in portoghese gli scrittori francesi dell’Ottocento non ancora letti in Portogallo.

La vita di Pereira è fatta di piccole, semplici cose: le sue traduzioni, le omelette alle erbe del Café Orquídea, le confessioni con Don António e le lunghe chiacchierate con la fotografia della moglie mancata diversi anni prima. Pereira vive quasi in punta dei piedi, nonostante la sua mole, in silenzio, senza interessarsi troppo al mondo che lo circonda.

Quando incontra Monteiro Rossi e la sua fidanzata Marta, qualcosa nel cuore buono e tranquillo di Pereira inizia a cambiare. Il giornalista si rende conto che la situazione in Portogallo non è buona: vige la censura, ogni articolo prima di essere pubblicato deve essere approvato; Pereira crede di essere libero , ma viene ripreso dal direttore del “Lisboa” perché ha pubblicato un racconto francese che si conclude con l’esclamazione “Viva la Francia!” e la Francia no, non è amica dei portoghesi.

Oltre a Monteiro Rossi e Marta, Pereira incontra per caso la signora Delgado su un treno e diventa confidente del dottor Cardoso: tutti questi personaggi fanno capire a Pereira che deve fare qualcosa per il suo Paese, deve sfruttare il fatto che sia un giornalista che scrive settimanalmente su una pagina culturale molto seguita. La sua vita verrà rivoluzionata, ma sono proprio gli incontri casuali quelli che fanno stravolgere le nostre convinzioni.

La signora Delgado (…) disse: e allora faccia qualcosa. Qualcosa come?, risposte Pereira. Beh, (…) lei è un intellettuale, dica quello che sta succedendo in Europa, esprima il suo libero pensiero, insomma faccia qualcosa. Sostiene Pereira che avrebbe voluto dire molte cose. Avrebbe voluto rispondere che sopra di lui c’era il suo direttore, il quale era un personaggio del regime, e che poi c’era il regime, con la sua polizia e la sua censura, e che in Portogallo tutti erano imbavagliati, insomma che non si poteva esprimere liberamente la propria opinione (…) Ma non disse niente di tutto questo, Pereira, disse solo: faro del mio meglio signora Delgado (…) Capisco, replicò la signora Delgado, ma forse tutto si può fare, basta averne la volontà. Pereira guardò fuori dal finestrino e sospirò (…) Era bello, quel piccolo Portogallo baciato dal mare e dal clima, ma era tutto così difficile, pensò Pereira [Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi]

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Lisbona vista dal belvedere Santa Luzia (fonte: Diego Delso, CC BY-SA 3.0 Wikimedia Commons)

Sostiene Pereira” è un romanzo che mi ha conquistata sin dalle prime righe, quando nell’incipit Tabucchi descrive il tempo e lo spazio in modo incisivo e coinvolgente. Leggendo, si entra nella storia con una facilità incredibile, Tabucchi prende per mano i lettori e li conduce attraverso una Lisbona scintillante e ventosa, ma soffocata da un regime crudele e opprimente. L’uso di poche parole – quasi contate – per descrivere situazioni, sentimenti ed emozioni è una prerogativa, secondo me, dei grandi narratori: per raccontarci un’emozione a volte servono davvero poche righe.

Pereira è un personaggio semplice, che vive la sua vita con estrema tranquillità, dividendosi tra la redazione della pagina culturale del “Lisboa”, il suo café preferito e le brevi vacanze nelle cliniche talassoterapiche sull’Estoril, portando sempre con sé il ritratto della moglie defunta. Pereria è un uomo maturo che vive nei suoi ricordi e ci tiene a mantenerli tali; prova nostalgia del tempo che corre, delle vicende e dei sentimenti che ormai appartengono al passato, ma non si rassegna a lasciarli andare.

L’incontro con Monteiro Rossi e Marta, due giovani che ammiccano ai repubblicani spagnoli, iniziano ad illuminare Pereira e fargli capire che deve aprire gli occhi. Pereira non vuole abbandonare “quel piccolo Portogallo” anche se sa che la vita non è per niente facile. Durante il regime di Salazar, come in ogni dittatura, informazioni e persone erano controllate con grandissima attenzione. L’incontro con altri due personaggi, la signora Delgado sul treno da Coimbra verso Lisbona, e il dottor Cardoso, direttore della clinica talassoterapica, aggiungeranno i tasselli necessari a Pereira per prendere la sua decisione. Dopo un drammatico evento, a Pereira gli viene “un’idea folle” e la messa in pratica di questa idea cambia la sua vita per sempre.

Sostiene Pereira” mi ha regalato alcune delle emozioni che avevo vissuto durante la lettura de “Ho paura torero” di Pedro Lemebel (marcos y marcos) e mentre proseguivo nella lettura, che ha un ritmo sempre più incalzante pagina dopo pagina, ho capito che sul Portogallo voglio leggere ancora molto, perché non so nulla se non che è un luogo che mi affascina. Aver cominciato questa scoperta con la lettura di “Sostiene Pereira” si è rivelata un’ottima scelta, perché ho iniziato ad amare la “soleggiata e ventilata” Lisbona in compagnia di Pereira, un personaggio che mi resterà nel cuore per molto, molto tempo.

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Arco di Trionfo, Piazza del Commercio, Lisbona (fonte: Diego Delso, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons)

Titolo: Sostiene Pereira
L’Autore: Antonio Tabucchi
Editore: Feltrinelli
Perché leggerlo: perché “Sostiene Pereira” è un romanzo con una trama molto semplice ma dal grande potere di emozionare, commuovere e far riflettere