Paolo Rumiz | La Regina del Silenzio

Un tempo, quando le notti erano più buie e nei villaggi ardeva solo il lume di qualche candela, oltre al grande fiume chiamato Duma non esistevano ancora le montagne (…) Non esisteva al mondo una frontiera naturale così facile da attraversare. Tutti i popoli circostanti lo sapevano, e avevano battezzato quella terra di foreste, acque e praterie col nome Terra del Passo (…) i Burjaki dovettero divendersi dalle invasioni e imparare in fretta il mestiere delle armi (…) nessuno era mai riuscito a farli schiavi (…) Ma un giorno d’autunno essi videro qualcosa che superò la loro immaginazione. Era arrivata l’Orda [La Regina del Silenzio, Paolo Rumiz]

Per secoli i Burjaki, abitanti della Terra del Passo, hanno saputo respingere invasori ed eserciti, vivendo come anime libere e felici. Un giorno, l’Orda del malvagio re Urdal – figlio della crudele regina Ubiaga – invade la Terra del Passo e grazie all’aiuto di tre orrendi mostri, Antrax, Uter e Saraton, conquista i territori dei Burjaki, imponendosi sovrano. Durante una battaglia, Eco, il mago che fa risuonare il mondo, viene fatto prigioniero da re Urdal.

La regina Ubiaga odia la musica, quindi vieta ai Burjaki gli strumenti musicali e il canto, così sulla Terra del Passo cala un silenzio irreale. Ma c’è un uomo che, nonostante il divieto, continua a suonare e cantare a bassissima voce canzoni e filastrocche: è Tahir il bardo, suonatore di tambùriza, un uomo che proviene dalle terre oltre il Negroponto.

Da bravo vagabondo, viaggiava anche da fermo (…) I suoi sogni erano la continuazione della vita reale. Era un cacciatore celeste, amava il buio della foresta. Diceva ai ragazzi che i luoghi si attraversano di giorno ma si capiscono davvero solo di notte [La Regina del Silenzio, Paolo Rumiz]

Tahri si trova tra i Burjaki perché assiste la vedova del soldato Vadim, caduto in battaglia. Tahir suona la tambùrinza e canta per la creatura che Thassìa porta in grembo, Mila, che non vedrà mai suo padre. Gli anni passano e Tahir il bardo torna nelle sua terra natia e la giovane si sente orfana per la seconda volta.

Quando Mila cresce, attraversa mari e terre per andare da Tahir il bardo; la aiuterà a riportare la musica tra la sua gente, perché sin da piccola Mila scopre di avere doti innate per le melodie e vuole che l’armonia risuoni di nuovo tra i Burjaki.

Mila cresceva e sentiva ogni cosa: il mormorio del torrente, il canto del vento tra i rami dei pruni e degli albicocchi, il frullo d’ali delle farfalle, il richiamo siderale dei lupi, persino lo scricchiolio impercettibile delle stelle più lontane. D’inverno, quando gelavano i ruscelli e la neve cadeva soffice per giorni (…) Mila sentiva l’arpeggio eseguito da ogni singolo cristallo di neve (…) [La Regina del Silenzio, Paolo Rumiz]

Tramonto d’inverno (crediti: Artyom Gorbatyuk, Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic CC BY-NC-SA 2.0)

La Regina del Silenzio” di Paolo Rumiz (La Nave di Teseo, 16 €) è una fiaba che si legge tutta d’un fiato e che risuona come una delicata melodia. Rumiz è un narratore eccezionale, capace di descrizioni così poetiche che permettono a chi legge di sognare ad occhi aperti.

Scese la prima neve, i ruscelli gelarono, poi anche i fiumi, e le giornate si accorciarono. Un sole basso allungò a dismisura l’ombra delle betulle e illuminò di luce rossa le case di legno del villaggio, che sembrarono ardere sulla neve al tramonto [La Regina del Silenzio, Paolo Rumiz]

Nella storia narrata da Rumiz ci sono tutti gli elementi caratteristici di una fiaba: i buoni contro i cattivi, le creature mostruose e crudeli, gli elementi magici come l’anello del nonno di Mila, la natura che comunica e aiuta i buoni. Rumiz crea una geografia per il mondo nel quale vive Mila, ma non la colloca in un tempo preciso; sappiamo che il tempo trascorre e passa per via del semplice susseguirsi delle stagioni.

Come in tutte le fiabe, si arriva ad un punto in cui sembra tutto perduto. I cattivi stanno prevaricando, i buoni o sono imprigionai oppure sono deboli, senza forze e armi. Solo grazie all’unione di tanti si possono sconfiggere i tre mostri, re Urdal e la malvagia madre; solo restando uniti i buoni potranno ripristinare l’armonia e la musica nella terra dei Burjaki. Come nella vita reale, quando si trova un ostacolo o si deve superare una difficoltà: meglio affrontarle insieme che in solitudine.

Titolo: La Regina del Silenzio
L’Autore: Paolo Rumiz
Editore: La Nave di Teseo
Perché leggerlo: perché è una fiaba dolce e delicata come una melodia, che si legge tutta d’un fiato e tra le sue magie permette agli adulti di tornare un po’ bambini

(© Riproduzione riservata)

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Paolo Rumiz | Trans Europa Express

Ho letto “Trans Europa Express” di Paolo Rumiz (Feltrinelli, 231 pagine, 9.50 €) grazie al consiglio di Pina che cura il blog Il mestere di leggere, un suggerimento nato quasi per caso ma che si è rivelato decisamente interessante: il reportage di viaggio di Rumiz mi ha coinvolta e conquistata, in un modo che non avrei mai immaginato.

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Partire dunque, ma per dove? La Cortina di ferro non c’era più, i reticolati erano stati sostituiti da spazi addomesticati, musei e piste ciclabili. Per cercare spazi bradi bisognava andare oltre, sul margine orientale dell’Unione europea. Forse lì cominciava ancora un “altro mondo”. E così non mi restò che immaginare un itinerario bordeline dal Mar Glaciale Artico al Mediterraneo, fino alla Turchia e magari fino a Cipro. Le soprese non sarebbero mancate [Paolo Rumiz, Trans Europa Express]

Partire dunque, ma per dove?, è la domanda che ogni tanto sorge anche a me, quando ho voglia di organizzare un viaggio, breve o lungo che sia. Molte volte il luogo che voglio visitare lo ragiono a lungo, qualche volta lo scelgo quasi a caso. Partire, per Paolo Rumiz, è soprattutto varcare i confini, le frontiere, in modo particolare quelle più difficili. Rumiz è un giornalista e scrittore triestino che festeggia il compleanno lo stesso giorno della caduta delle frontiere con la ex-Jugoslavia, è uno che i confini li conosce bene e forse proprio per questo ne è tanto affascinato.

Narva è la città estone che conduce in Russia (fonte: Wikipedia Commons, Aleksander Kaasik,CC BY-SA 4.0)

Il viaggio da Nord verso Sud, lungo la cerniera che unisce l’Unione europea con la Russia, inizia ad immaginarlo raccogliendo informazioni e disegnando da solo la mappa di viaggio; non esiste una mappa che unisca Kirkenes, Norvegia, con Istambul, o meglio esiste ma a scala molto piccola, dove i dettagli si perdono. Rumiz sceglie mappe a grande scala e le unisce con il tratto che percorrerà con Monika, fotografa e interprete polacca.

Dalle terre iperboree dove il sole non tramonta mai fino a Instabul, dove la luna si specchia sul Mar Nero, il Bosforo che tanto pazientemente unisce l’Europa all’Asia. In trentatré giorni Rumiz percorre circa seimila chilometri, riempie otto taccuini di appunti e uno di disegni e schizzi, incontra innumerevoli persone di ogni estrazione sociale, dai contadini più umili e personaggi più illustri come pope e governanti di paesini; Rumiz e Monika si spostano con ogni mezzo, a piedi, in treno, in auto a nolo, in autostop, in nave o battello e in bus.

Le guide sono pagine piene di nulla. Banalizzano, complici dell’oblio che scende sui territori. Ne propiziano la distruzione con il loro silenzio. Straccio quelle poche pagine pompose e inutili, le appallottolo, le butto nella spazzatura. Ma sì, si viaggia assai meglio chiedendo alla gente, e forse il viaggio perfetto sarebbe quello fatto alla cieca, senza nemmeno la carta. Partire insomma, salendo sul primo treno che va nella nostra direzione [Paolo Rumiz, Trans Europa Express]

Monasteri sulle Isole Solovetsky, Russia (fonte: Wikipedia Commons CC BY-SA 4.0)

Un viaggio, quello di Rumiz e Monika, che affascina e colpisce coloro che amano scoprire nuovi luoghi e lanciarsi in nuove avventure. Paolo Rumiz ha la grande, grandissima capacità di trasportare il lettore attraverso gli spazi che descrive, a volte rallentando qualche volta andando di corsa; spesso serve una mappa, per conoscere l’itinerario, per seguire bene il viaggio di Rumiz attraverso luoghi che hanno nomi così antiquati da non averli forse mai uditi: Ostrobotnia, Carelia, Livonia, Curlandia, Prussia.

E’ il paesaggio, vagamente bretone, dell’antica Curlandia, una delle tante regioni mitologiche del Centro Europa che la collisione degli imperi e la mobilità delle frontiere hanno cancellato dalle carte geografiche (…) I viaggi leggeri son fatti così: le soste generano incontri, e gli incontri rimettono in moto l’avventura. Funziona sempre. Anche qui, nella verde Estonia degli uomini silenziosi [Paolo Rumiz, Trans Europa Express]

Una penna che imprime emozioni e sensazioni vive, pulsanti, reali a chi legge. Pagina dopo pagina, sono stata letteralmente catturata dal magnetismo di un’avventura così incredibile da non poterla neppure immaginare. Le genti incontrate, i paesi, i paesaggi, gli spostamenti: ogni cosa è minuziosamente descritta, nulla è lasciato al caso. Vengono anche raccontati episodi e fatti storici, che aggiungono un notevole valore culturale al libro. Si impara moltissimo, da un diario di viaggio come questo.

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Moschea Nuova a Instabul (fonte: Wikipedia Commons, Pubblico dominio)

Per chi ama viaggiare “Trans Europa Express” è l’ispirazione, è la sublimazione dei sogni di colui che sceglie un luogo e va, documentandosi man mano che si avvicina la data della partenza. Per chi ama scoprire nuovi lunghi questo è un libro irrununciabile, senza dubbio.

Il viaggio lungo la nuova Cortina di ferro è finito. Cercavo una Frontiera vera, e l’ho trovata. A volte ha coinciso con i confini nazionali, altre volte no (…) Mi chiedo che ne sarà della vecchia Europa, del suo martoriato cuore contadino ed ebraico spazzato da troppe guerre. Alla stazione di Sirkeci mi aspetta il treno per Belgrado (…) Solo il turco e la circassa sembrano non tenere conto dell’orologio (…) Si baciano, indifferenti alla città, alla gente, alla pioggia [Paolo Rumiz, Trans Europa Express]

Titolo: Trans Europa Express
L’Autore: Paolo Rumiz
Editore: Feltrinelli
Perché leggerlo: per sognare un lungo viaggio, fatto di persone, incontri, luoghi e storia; per capire che le frontiere sono quelle che ci costruiamo noi stessi, con i nostri stereotipi e pregiudizi. Per chi sogna di avere sempre la valigia pronta, con l’essenziale, e una mappa pasticciata e stroppicciata piena di appunti sulle cose da vedere.