Paolo Cognetti | Le otto montagne

Il paese di Grana si trovava nella diramazione di una di quelle valli, ignorata da chi passava di lì come una possibilità irrilevante, chiusa in alto da creste grigio ferro e in basso da una rupe che ne ostacolava l’accesso (…) Una strada sterrata si staccava dalla regionale e saliva ripida, a tornanti, fino ai piedi della torre; poi superandola si addolciva, voltava sul fianco della montagna ed entrava nel vallone a mezza costa, proseguendo in falsopiano. Era luglio quando la imboccammo, nel 1984. Nei prati stavano falciando il fieno. Il vallone era più ampio di come sembrava da sotto, tutto boschi sul lato in ombra e terrazzamenti al sole: giù in basso, tra le macchie di arbusti, scorreva un torrente che ogni tanto intravedevo luccicare, e quella fu la prima cosa di Grana a piacermi. Leggevo romanzi d’avventura all’epoca. Era stato Mark Twain a trascinarmi all’amore per i fiumi [Paolo Cognetti, Le otto montagne]

Pietro ha una decina di anni e una grande voglia di vivere tante avventure. I genitori di Pietro sono da sempre innamorati delle montagne: le Dolomiti prima, dove si sono conosciuti e sposati, e le montagne del massiccio del Monte Rosa poi. Nei primi anni Settanta si sono trasferiti dalle montagne venete a Milano per lavoro. Giovanni, il padre di Pietro, lavora in una grande azienda chimica e soffre in città, tanto da decidere di spendere i risparmi per affittare una casetta in montagna.

E’ la mamma di Pietro a scoprire il paesino di Grana, un abitato costituito da poche anime e tante baite ormai in rovina, un luogo per nulla frequentato dai turisti; tutti e tre se ne innamorano subito e da quel momento in poi ogni estate li vedrà a Grana. La mamma esplora i boschi e s’incanta di fronte ai colori dei rododendri selvatici, il papà sale in alta quota in montagna, sfida i ghiacciai e i Quattromila, scrive pensieri entusiasti dei diari di vetta. Pietro incontra Bruno, un ragazzino circa della sua età, l’unico di Grana.

C’era un ragazzino che pascolava le mucche nei prati lungo la riva (…) Portava sempre con sé un bastone giallo, di plastica, dal manico ricurvo, con cui spronava le mucche su un fianco per spingerle giù verso l’erba alta [Paolo Cognetti, Le otto montagne]

Da un laconico dialogo, grazie all’intervento della mamma durante la prima merenda con latte e biscotti, nasce una grande amicizia: Pietro e Bruno iniziano a frequentarsi e a vivere mille cose assieme, come le esplorazioni delle vecchie baite abbandonate, le gite al fiume, le escursioni in montagna con Giovanni. Il momento di lasciare Grana e tornare a Milano è sempre difficile, ma si sopporta il distacco pensando al ritorno.

Così adesso conoscevo anch’io la nostalgia della montagna (…) Anch’io adesso potevo incantarmi alla comparsa della Grigna in fondo ad un viale. Rileggevo le pagine della guida del Cai come fosse un diario, imbevendomi della loro prosa d’altri tempi (…) i giorni di Grana mi sembravano così lontani da chiedermi se fossero esistiti davvero (…) la primavera tornava perfino a Milano e la nostalgia si trasformava in attesa che arrivasse il momento di tornare su [Paolo Cognetti, Le otto montagne]

Pietro torna a Grana e Bruno è sempre lassù ad attenderlo. Trascorrono gli anni e sembra che nulla possa mutare in questa sorta di trasumanza estiva da Milano a Grana; invece, le cose cambiano, perché sia Bruno che Pietro crescono. Pietro e Giovanni si allontanano, un figlio adolescente spesso fatica a capire un genitore e Pietro non capisce perché Bruno non voglia scendere in città a studiare o a cercare un lavoro che dia più certezze economiche.

Pietro si mostra sempre introverso, solitario, timido: studia cinema, cambia diverse città, vola persino in Himalaya per girare documentari e realizzare reportage. Bruno non abbandona Grana, è un giovane pieno di iniziativa ed entusiasmo, il lavoro duro non lo spaventa, vuole creare un’azienda agricola nell’alpeggio dello zio ma si mantiene facendo il muratore con il padre.

Non possono essere più diversi, Pietro alla costante ricerca di sé, girovago che non sa esattamente cosa vuole e dove vuole stare, e Bruno che accetta il suo destino quasi segnato di non doversi allontanare dalle montagne per nessun motivo. Ma se Pietro per qualche tempo si allontana da Grana – e quindi da Bruno – sarà Giovanni, indirettamente a riavvicinarli grazie all’eredità che lascerà al figlio.

Lago Dres in autunno, Ceresole Reale, Parco Nazionale del Gran Paradiso (foto: Claudia)

Le otto montagne” di Paolo Cognetti (Einaudi, 199 pagine, 18.50 €) è un libro semplicemente bellissimo. Semplicemente perché sentimenti, paesaggi, personaggi, situazioni sono descritti con una tale delicatezza che arrivano dritti al cuore di chi legge. Il romanzo è suddiviso in tre parti – Montagna d’infanzia, La casa della riconciliazione e Inverno di un amico – e abbraccia circa trent’anni di vita.

Vengono indagati i sentimenti e i rapporti tra i tre protagonisti: l’amicizia di Bruno e Pietro, le incomprensioni tra Pietro e Giovanni, la stima reciproca tra Bruno e Giovanni, che gli farà quasi da padre dato che quello di Bruno non è una bella persona; sullo sfondo, sempre, le splendide montagne del Massiccio del Monte Rosa, magistralmente descritte dalla sensibilità di Cognetti.

Oltre alla storia, sono proprio le descrizioni della montagna ad avermi conquistata: da esse si legge tra le righe quando l’Autore conosca e ami profondamente quegli ambienti.

Il vallone di Grana a metà novembre era bruciato dalla siccità e dal gelo. Aveva il colore dell’ocra, della sabbia, della terracotta, come se nei pascoli un incendio fosse già passato e spento. Nei boschi divampava ancora: sui fianchi della montagna le fiamme d’oro e di bronzo dei larici illuminavano il verde cupo degli abeti, e ad alzare gli occhi al cielo scaldavano l’anima. Giù in paese invece regnava l’ombra. Il sole non arrivava nel fondo del vallone e la terra era dura sotto i piedi, coperta qua e là da una crosta di brina [Paolo Cognetti, Le otto montagne]

Per apprezzare qualcosa a volte dobbiamo rischiare di perderla. Solo così possiamo capire quando per noi è davvero importante e quando potrebbe mancarci se dovesse scomparire. La leggenda tibetana delle otto montagne non ve la racconto: è struggente, ve lo garantisco, e il finale del romanzo fa commuovere.

Nei silenzi della montagna i nostri pensieri riecheggiano più facilmente: dopo la conquista dell’agognata cima sentiamo noi stessi, tra i battiti convulsi del nostro cuore, e abbiamo una sensazione da tradurre a parole e da imprimere sul logoro diario di vetta.

Titolo: Le otto montagne
L’Autore: Paolo Cognetti
Editore: Einaudi
Perché leggerlo: perché è un libro scritto bene, emozionante e struggente. Per chi ama la montagna, per chi ha perso qualcosa che ora non più avere, per chi pensa che più ci si sale verso le vette e più sia facile ascoltare i nostri pensieri

(© Riproduzione riservata)

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Paolo Cognetti | Manuale per ragazze di successo

Credo che chi segue il mio giro del mondo attraverso abbia notato come, ultimamente, le mie letture siano rimaste entro i confini della nostra penisola a forma di stivale; questo è dovuto soprattutto al merito della casa editrice minimum fax e alla sua interessante selezione di titoli dedicati alla letteratura italiana contemporanea. Ammetto che dopo alcune forti delusioni (vedi “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano) avevo smesso di leggere letteratura italiana contemporanea; per fortuna, ora mi sono ricreduta. Senza questo ripensamento, mi sarei persa la scrittura di Paolo Cognetti, che, vi assicuro, è davvero un notevole scrittore.

25_cognetti_manualeTitolo: Manuale per ragazze di successo

L’Autore: Paolo Cognetti nasce a Milano nel 1978. La raccolta di racconti “Manuale per ragazze di successo” segna il suo fortunato esordio; seguono romanzi e racconti editi per la casa editrice minimum fax

Editore: minimum fax

Il mio consiglio: se pensate che la letteratura italiana contemporanea non abbia niente da offrire al lettore, ricredetevi e correte ad acquistare i racconti di Cognetti

Acquista su Amazon: formato brossuraformato ebook

 

Bet fa la cameriera e io sono a spasso. Lei lavora al ristorante dell’autogrill, stazione di servizio di Modena Nord, così appena si è ambientata ho cominciato a passare a trovarla verso l’ora di pranzo, tanto per vedere come stava dietro al bancone e se riusciva a mandarmi qualcosa al tavolo. Bet è la cosa migliore che mi sia capitata nella vita: prendi Elisabeth Shue, aggiungi dieci centimetri e mettila con uno come me, uno che si è perso e sta cercando di trovare la rotta. Uno che l’ha portata via di casa a diciannove anni costringendola ad una rivoluzione per avere questo in cambio, un posto da cameriera tra l’autostrada del Sole e il Brennero. Avreste detto che ce l’avremmo fatta? Avreste detto che l’amore salverà tutti quanti? [dal racconto “Orientarsi con le stelle“, Paolo Cognetti, citazione pagina 86].

La raccolta “Manuale per ragazze di successo” è composta da sette racconti, alcuni narrati dal punto di vista maschile altri dal punto di vista femminile, e parlano di sette donne che cercano in qualche modo di emergere, di affermarsi, di trovare il loro posto nel mondo.

C’è la ragazza laureata in matematica che corre in macchina col fidanzato Nicola alla volta del matrimonio di una madre che non sente da anni; c’è Maia, una ragazza milanese benestante che cerca di realizzare la sua personale rivoluzione politica; c’è una ragazza in carriera che si trova da sola a prendere una decisione che le cambierà la vita; c’è una grafica in rotta con la rivista e il fidanzato che la tradisce; c’è una giovane ereditiera lesbica che gestisce un lussuoso hotel sulle rive del Lago di Garda; c’è Bet, la cameriera dell’autogrill Modena Nord alle prese con il fidanzato fannullone e il suo avanzamento di carriera; infine, c’è la ragazza che riconsegna di bagagli smarriti all’aeroporto di Milano Malpensa.

In ogni storia c’è una ragazza assolutamente normale e forse proprio in questa normalità io leggo il successo dei racconti di Paolo Cognetti. In ognuna di queste ragazze e donne possiamo specchiarci o per lo meno condividere le loro ansie, le loro paure, i loro sentimenti.

I racconti sono brevi ma taglienti, con pochissime parole Paolo Cognetti descrive una scena, un episodio, un evento e riesce a renderlo con una vividità sorprendente. Nel racconto “Guidare nelle metropoliMilano è resa con una vividità unica, tanto che anche a una persona che non l’ha visitata, lascia un retrogusto particolare, come se l’avesse vissuta in un’altra vita.

Le città sono fatte di strade che non vanno da nessuna parte. Le strade di città sono storie tra uomini, e hanno il loro stesso destino. Quando le storie finiscono, delle strade non rimane più niente [dal racconto “Guidare nelle metropoli“, Paolo Cognetti, citazione pagina 24]

Ho apprezzato le descrizioni sia dei sentimenti che degli oggetti, e mi hanno colpita molto le descrizioni di oggetti che provano quasi dei sentimenti, come un banale soprammobile descritto dalla voce narrante a casa di Maia nel racconto “Guidare nelle metropoli“.

Studiavo la disposizione dei soprammobili, decine di soprammobili in ordine sempre troppo preciso, attratto e terrorizzato dai soprammobili senza valore, i soprammobili senz’altro valore che quello dei ricordi, i soprammobili che ci portiamo dietro dai viaggi, dai mercati, dalle feste di nozze, dalle spartizioni dopo i funerali, i soprammobili che avremmo dovuto buttare, che non abbiamo avuto il coraggio di buttare, e sono i soprammobili più importanti perché dicono qualcosa soltanto a noi, sono i soprammobili che descrivono la storia di famiglia [dal racconto “Guidare nelle metropoli“, Paolo Cognetti, citazione pagina 28]

Oppure, con poche righe rende alla perfezione il caos che regna in autostrada a fine estate.

Lato ovest. Il mare o il ritorno degli esuli. Pieno di diesel e menu fisso, le mogli in bagno, i bambini col cappellino per l’insolazione. Lato est: fine agosto. Un caffé mentre i figli dormono. La sabbia in macchina e l’abbronzatura triste, le valigie ammucchiate nel bagagliaio, la prima giornata di campionato all’autoradio [dal racconto “Orientarsi con le stelle“, Paolo Cognetti, citazione a pagina 90]

Storie, stile, armoniosità, veridicità: tutto torna nei racconti di Paolo Cognetti, racconti che ho davvero apprezzato molto. Mi si è rivelato un Autore decisamente interessante, senza dubbio da approfondire, capacite di raccontare la normalità con originalità.

Cercavo di capire che cosa volevo, che cosa mi faceva male: riuscivo solo a immaginarmi dall’alto come una delle mie valigie, bagaglio triste che gira vuoto sui nastri dopo che tutti sono andati via [dal racconto “La ragazza che sei stata“, Paolo Cognetti, citazione pagina 106]