Kent Haruf | Le nostre anime di notte

Chissà se sarò in grado di trasmettere tutte le emozioni che ho provato leggendo “Le nostre anime di notte” di Kent Haruf (trad. F. Cremonesi, 166 pagine, 17 €), in particolare a chi a Holt non ci è ancora stato. Ho atteso questo romanzo di Kent Haruf con grande curiosità e quando l’ho avuto tra le mani, in anteprima, mi sono imposta di non leggerlo subito; ma non ci sono riuscita e sono corsa a leggerlo, sicura che mi avrebbe conquistata tanto quanto i libri che compongono la Trilogia della Pianura.

Sei di nuovo troppo severo con te stesso, osservò Addie. Chi riesce ad avere quello che desidera? Non mi pare che capiti a tanti, forse proprio a nessuno. E’ sempre un incontro alla cieca tra due persone che mettono in scena vecchie idee e sogni e impressioni sbagliate. Anche se, ripeto, questo non vale per noi due. Non in questo momento, non oggi.
Anche per me è così. Eppure persino tu potresti stancarti di me e non volerne più sapere.
Se dovesse succedere, possiamo smettere, disse lei. Questo è l’accordo tra noi, no? Anche se non ce lo siamo mai detti. [Le nostre anime di notte, Kent Haruf, trad. F. Cremonesi]

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Addie e Louis sono due anziani vicini di casa che vivono a Holt, in Colorado, entrambi vedovi con figli adulti ormai lontani; le giornate sono lunghe ma le notti ancor di più, per questo ad Addie viene un’idea un po’ bislacca: chiedere a Louis se gli va di trascorrere le notti da lei. Non si tratta di sesso, precisa immediatamente Addie, è qualcosa di molto più profondo: attraversare le notti assieme, parlare a letto, nel buio, delle loro vite e dei loro progetti.

Louis accetta e inizia così a uscire di casa ogni sera dopo la cena. La prima sera Louis passa dal cortile sul retro, bussa alla porta di un’emozionata Addie che lo sta aspettando. La donna, però, preferisce che Louis passi dalla porta principale e non da quella di servizio; se la gente di Holt avrà voglia di spettegolare, che lo faccia pure, ad Addie non importa poiché sa che con Louis non sta facendo nulla di male.

Addie e Louis, con una tenerezza incredibile, attraversano le notti assieme. Addie racconta dell’incidente della figlia, della morte del marito e della difficile situazione famigliare di suo figlio; Louis parla del suo tradimento alle promesse matrimoniali, della sua redenzione, della malattia e della morte della moglie e infine del difficile rapporto con la figlia.

Ma la gente di Holt, specialmente quelli con la mente più chiusa, prendono a parlar male di questo bel rapporto tra Addie e Louis; parlano talmente tanto che le voci arrivano sino alle orecchie dei figli, che con prepotenza chiedono ai rispettivi genitori di non vedersi più.

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George Ault “Bright Light at Russell’s Corners” (1946)

Cos’è che ci siamo detti? Che è impossibile aggiustare le vite degli altri, no?
Questo vale per te, disse lei. Non per me.
Capisco, disse Louis.
Oh, mi sento già meglio a parlare con te avendoti accanto.
Non abbiamo parlato molto per il momento.
Eppure mi sento già meglio. Te ne sono grata. Ti ringrazio per tutto questo. Adesso mi sento di nuovo molto fortunata. [Le nostre anime di notte, Kent Haruf, trad. F. Cremonesi]

Leggendo, anche questa volta Kent Haruf mi ha emozionata, con la sua capacità di intrecciare le storie delle vite dei suoi personaggi, descrive situazioni, sentimenti e paesaggi con grande semplicità.

Le nostre anime di notte” non è un romanzo molto lungo: in queste poche pagine sono condensati molti sentimenti ed episodi della vita di Addie e Louis, sia del passato che del presente. Quella di Kent Haruf è una scrittura asciutta e incisiva, mai ridondante eppure sempre precisa e coinvolgente.

Stava iniziando a fare caldo. Metà luglio. Il cielo terso e il grano già falciato nei campi lungo la strada, le stoppie regolari e ordinate, nel campo accanto il granturco verde scuro che correva in file dritte. Una luminosa, torrida giornata estiva [Le nostre anime di notte, Kent Haruf, trad. F. Cremonesi]

Usa pochissime parole, Haruf, anche per descrive la campagna attorno a Holt, un campo di grano appena falciato, il mais verde brillante che sta crescendo lentamente, un cielo stellato che illumina le notti di Addie e Louis o la Main Street di Holt. E poche parole per rendere concetti quali l’amore, l’amicizia, l’essere genitori, i drammi della vita che tutti, purtroppo, ci ritroviamo ad affrontare.

Dopo aver letto i quattro romanzi di Kent Haruf finora editi in Italia ho capito che la potenza della sua scrittura è la semplicità ed è così che il lettore si identifica facilmente negli avvenimenti che accadono ai protagonisti.

Se volte farvi un regalo, leggete Kent Haruf: le sue storie vi arriveranno dritte dritte al cuore.

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Titolo: Le nostre anime di notte
L’Autore: Kent Haruf
Traduzione dall’inglese: Fabio Cremonesi
Editore:NN Editore
Perché leggerlo: per farvi un regalo, perché la scrittura di Kent Haruf vi entrerà dritta nel cuore

Brian Turner | La mia vita è un paese straniero

Raccontare la guerra non è facile. Chi vive un’esperienza traumatica si trova per tutto il resto della propria vita a fare i conti con le azioni commesse e i comportamenti tenuti. Se si hanno padri e nonni che la guerra l’hanno fatta e la conoscono bene, non si può che essere irrimediabilmente segnati. Ne “La mia vita è un paese straniero” (NN editore, trad. G. Calza, 208 pagine, 18 €) Brian Turner prova a raccontare le sue esperienze, e lo fa sempre in bilico tra uno stile poetico e uno crudo e violento.

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Titolo: La mia vita è un paese straniero

L’Autore: Brian Turner ha servito per sette anni nell’esercito americano. È stato in Bosnia-Erzegovina e in Iraq, in Medio ed Estremo Oriente. Saggista e docente universitario, ha debuttato nel 2005 con la raccolta di poesie Here, Bullet, ottenendo riconoscimenti di critica e di pubblico. La sua seconda raccolta, Phantom Noise, è stata candidata al premio T.S. Eliot nel 2010

Traduzione dall’inglese: Guido Calza

Editore: NN Editore

Il mio consiglio: è un libro non facile, non divertente, non semplice. Ma è un libro poetico, ricco, necessario. Ed io sono veramente contenta di averlo letto

(…) direi che ci è capitata una sistemazione solida per dormire e prepararci alle missioni. Nel giro di pochissimo tempo, qualche giorno al massimo, l’America scompare. Strade e città si allontanano e svaniscono, sostituite da frutteti e boschetti di datteri e dal Tigri, dal paesaggio iracheno di un’epoca di violenza [La mia vita è un paese straniero, Brian Turner, trad. G. Calza]

Militare, che tu lo voglia o no, lo sarai per sempre. Hai la guerra nel sangue, hai la dimestichezza con le armi, ti sei nutrito sin da piccolo dei racconti dei bisnonni, dei nonni e dei tuoi padri. Sarai sempre il sergente Turner perché certe cose dalla mente non si cancellano. Ci si può provare, certo, a togliersi dalla retina le immagini dei corpi dei compagni smembrati, il rumore raccapricciante dei colpi di mortaio, l’ansia che sale nella notte quando si dovrebbe riposare ma non si dorme per paura di un attacco suicida.

Che cos’è la guerra? Il verde triste delle divise, la ruvidezza della polvere del deserto sotto i molari, il vento caldo che impasta la sabbia col sudore. E’ l’acqua del fiume Tigri che continua placida a scorrere, nonostante a Mosul si scateni l’inferno. E’ il colpo d’arma da fuoco che colpisce la testa di un compagno. E’ il sangue rosso brillante che sgorga dalla tempia di un bambino che credevi imbottito di esplosivo. Sono le lacrime fredde di una bambina che abbraccia la bara avvolta dalla bandiera americana dove riposa per sempre suo padre.

Quanto dura la guerra? Per sempre. Per sempre sarà con chi l’ha vissuta, obbligato alla leva o volontario. Per sempre restano i fantasmi e si aggirano lievi attorno a te, quando pensi di essertene liberati ecco che tornano all’improvviso: durante una cena di Natale, durante una vacanza, durante una giornata trascorsa con tua moglie.

Come si racconta la guerra? Sembra impossibile raccontare la guerra. Ho letto tanti libri che parlano di guerra, visti con gli occhi dei militari, dei giornalisti, degli amici e parenti rimasti a casa ad attendere. Attendere cosa? Il ritorno del loro figlio, amico, marito, amante. No, non venite a suonare alla mia porta, voi del governo, non venite a dirmi che mio figlio, il mio amico, mio marito, il mio amante è morto.

Eppure, nonostante sembri impossibile raccontare la guerra, ci sono scrittori e scrittrici che ci riescono e lo fanno molto bene. Brian Turner prima di essere scrittore o militare è un poeta e quest’ultima affermazione trova conferma in ciò che lui riesce a scrivere.

Come fa uno a lasciarsi alle spalle una guerra, qualche che sia, e a riprendere il cammino della vita che gli resta? (…) Il mondo in rovina prenderà casa dentro di me. E tutti costoro ci seguiranno fino ai nostri aerei e s’imbarcheranno con noi. Cammineranno per le strade americane, nella mia città, staranno nel mio giardino a notte fonda, magari si siederanno ai piedi del letto per vedere me e mia moglie attorcigliati insieme in un sogno [La mia vita è un paese straniero, Brian Turner, trad. G. Calza]

Soldiers from the Iraqi army and 4th Platoon, Alpha Company, 1st Battalion, 111th Infantry Regiment (Associators), 56th Stryker Brigade Combat Team, 28th Infantry Division, Pennsylvania National Guard, Multi-National Division Baghdad, load onto UH-60 Blackhawk helicopters at the end of a Joint Air Assault Operation to intercept and prevent illegal weapons movement near Mushada, Iraq, on May 11.

Joint Air Assault Operation in Mushada (Joint Combat Camera Center Iraq, photo by Spc. Neil Stanfield. Credits: Attribution 2.0 Generic CC BY 2.0)

“La mia vita è un paese straniero” è un libro prima di tutto molto particolare: non è un romanzo, ma una raccolta di pensieri, all’apparenza sconnessi, che hanno la guerra come filo conduttore; guerra che, come scrivevo, non è solo quella alla quale ha partecipato il sergente Turner, ma vengono citate anche le guerre dei suoi padri e in generale le guerre che hanno visto i giovani militari americani in prima linea.

Questi pensieri forti e sparsi sono molto personali e sono nati in tempi diversi: per questo si registrano cambi di tempo verbale, dal passato remoto al presente al futuro, e spesso non sono facilmente interpretabili (ma alla fine si trovano delle note scritte dall’autore che aiutano il lettore a districarsi tra il gergo militare, i luoghi e le guerre citate).

Ci sono frammenti di memoria bellissimi, nella loro crudezza, così poetici che si stenta a credere che nella guerra ci possa essere tanta poesia; altri sono più contorti e di difficile interpretazione. I pensieri del sergente Turner rispecchiano la vita militare e cambiano velocità della narrazione: lenti quando i soldati sono in attesa, con l’ansia crescente man mano che si avvicina l’azione; veloci quando si entra nel cuore dell’azione, quando si corre leggendo le parole di Turner, fino a ritrovarsi senza fiato e a rileggere di nuovo dall’inizio per godersi con più calma le parole.

Forse il punto non è tanto che è difficile tornare a casa, quanto che a casa non c’è spazio per tutto quello che devo portarci. L’America, smisurata ed estesa da un oceano all’altro, non ha abbastanza spazio per contenere la guerra che ognuno dei suoi soldati porta a casa. E anche se ne avesse, non vorrebbe [La mia vita è un paese straniero, Brian Turner, trad. G. Calza]

“La mia vita è un paese straniero” di Brian Turner è un libro non facile, non divertente, non semplice. Ma è un libro poetico, ricco, necessario. Ed io sono veramente contenta di averlo letto.

Vicente Alfonso | Le ossa di san Lorenzo

Tra i ricordi più particolari del mio viaggio a Praga c’è la visita al Labirinto degli Specchi sulla collina di Petřín, un piccolo spazio dove entrando si ha la sensazione di vedersi riflessi all’infinito e deformati rispetto alla realtà. Leggere “Le ossa di san Lorenzo” di Vicente Alfonso (trad. F. Cremonesi, 200 pagine, 17 €) è stato come rivivere quelle sensazioni, e se vorrete seguirmi alla scoperta di un Messico inquietante e affascinante, scoprirete il perché.

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© Il giro del mondo attraverso i libri

Titolo: Le ossa di san Lorenzo

L’Autore: Vicente Alfonso è nato a Torreón nel 1977. Ha davvero un fratello gemello e sua mamma è stata un magistrato, ma le somiglianze con il protagonista del libro terminano qui. “Le ossa di san Lorenzo” ha vinto il Premio International de Novela Sor Juana Inés de la Cruz 2014

Traduzione dallo spagnolo: Fabio Cremonesi

Editore: NN editore

Il mio consiglio: affascina, trascina, inquieta, distorce la realtà. Una lettura per chi si vuole mettere alla prova e ha voglia di giocare con l’Autore per cercare di capire quale sia la realtà giusta. Un romanzo dall’incantesimo narrativo perfetto

La realtà è una; le sue letture, infinite. Il mago e il suo pubblico hanno interpretazioni diverse dei fatti. Per gli spettatori l’esibizione è unica e inspiegabile: un istante di fede. Per chi esegue il trucco invece la magia è precisione, allenamento. Fluidità ottenuta a forza di ripetere i movimenti. Conoscere la tecnica, quel meccanismo nascosto fatto di molle e pulegge, ha un prezzo altissimo per il mago: lo rende scettico. Però in cambio gli consente di far credere agli altri [Le ossa di san Lorenzo, V. Alfonso, trad. F. Cremonesi]

Quando Alberto Albores, pscoterapeura, decide di approfondire la vicenda dell’omicidio di Farid Sabag e di scrivere un libro sul suo paziente Remo Ayala, quest’ultimo e il suo gemello Rómulo riposano già da tempo sotto il fico del giardino della casa del loro padre.

Il medico inizia a raccontare la storia dei gemelli Ayala, partendo dalla versione di Remo. Dalla prematura scomparsa della madre Rosario agli anni rinchiuso nel collegio gesuita, Remo è un fiume in piena di ricordi e confessioni; parla degli anni trascorsi con il Grande Padilla, un mago che organizzava gli spettacoli itineranti, racconta della bellissima Magda, giovane amata da entrambi i gemelli; arrivando sino alla notte dell’omicidio di Farid Sabag e al momento in cui, febbrilmente, Remo dissotterra delle ossa bruciate per dimostrare un fatto cruento al dottor Albores.

Albores cerca di ricostruire una storia, ma ben presto – ascoltando anche altri personaggi – si rende conto che di verità non ce n’è una sola e compaiono persone che hanno identità che non corrispondono ai racconti di Remo e situazioni che non si avvicinano alla realtà.

Come una tomba sotto la quale dovrebbe riposare Rosario, la madre dei gemelli, ma con inquietante lucidità i ragazzi scoprono che forse sotto quella lapide non giace nessuno; come i misteri legati alla figura della Niña Cande, una specie di santona vestita di bianco, bellissima, che ha i miracolosi poteri di guarire le persone. Come le contrastanti versioni la notte dell’omicidio di Farid Sabag al Último Trago. Come la Notte degli Apostoli al collegio dei gesuiti e l’incendio della sala proiezioni. Come Zamora, ossessionato dalla figura della Niña Cande, che studiando gli ex-voto in una chiesa aspetta la notte di san Lorenzo.

Come si costruiscono i ricordi? Cambiano, si assestano, maturano con il tempo? O si cancellano a poco a poco come giornali al sole? Può darsi che a volte i fatti si vadano sedimentando nella memoria come acqua torbida, all’inizio ci impedisce di vedere ciò che intuiamo essere vicino. In ogni caso, ricostruire un fatto a partire da varie fonti è come radersi di fronte ad uno specchio rotto: le versioni differiscono in certi dettagli e coincidono in altri [Le ossa di san Lorenzo, V. Alfonso, trad. F. Cremonesi]

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Altare messicano in onore della Santa Muerte, Tropenmuseum (fonte: Niels, Wikipedia, CC BY-SA 2.0)

Quando ho letto le prime trenta pagine de “Le ossa di san Lorenzo” sono rimasta spiazzata: non comprendevo il nesso tra i vari personaggi, gli eventi, i capitoli erano in parte narrati in prima persona, in parte in terza. Così, l’ho ricominciato. Ed è in quel momento che ho iniziato a capire che la realtà non era una sola, i personaggi fornivano la loro versione e non è detto che fosse quella giusta. Anzi, il più delle volte era la verità sbagliata.

Le ossa di san Lorenzo” di Vicente Alfonso è un romanzo che mette alla prova il lettore: la storia dei gemelli Ayala e dei personaggi che ruotano loro attorno è come un rebus da decifrare; molte sono le domande che sorgono durante la lettura ma non tutte sono destinate ad ottenere una risposta soddisfacente. Si possono tentare molte interpretazioni, eppure chi può dare la conferma che quella che crediamo sia la nostra realtà sia davvero corretta?

Attraverso lettere scritte al magistrato Ayala, spezzoni di racconto narrati dal dottor Alberto Albores, i pensieri di Zamora, rivelazioni durante le sedute di psicoterapia, ricordi di Magda ed ex-voto, Vicente Alfonso dà vita ad un incantesimo narrativo pressoché perfetto e ci consegna un libro che non è solo originale, ma è geniale. Perché incastrare alla perfezione vite, storie, fantasmi, morti, ossa, guaritrici e anche un pizzico della storia del Messico, non è semplice: è magia, come quella del Grande Padilla, che esce dalle pagine e brilla attraverso le parole che abbiamo la fortuna di leggere.

(…) mi inquieta pensare che, se avessi preso altre decisioni, questa storia sarebbe andata in un’altra direzione. Immagino succeda sempre così: sembra semplice uscire dal labirinto, una volta che si è trovata la strada. [Le ossa di san Lorenzo, V. Alfonso, trad. F. Cremonesi]

(© Riproduzione riservata)

Librinpillole: le letture di agosto e settembre

Dopo la pausa estiva ritorna Librinpillole, la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Da lettrici e lettori attenti avrete notato – probabilmente! – che alla fine del mese di agosto non ho scritto l’articolo della rubrica Librinpillole con l’elenco delle letture del mese; questa mancanza è dovuta al fatto che il 30 agosto sono partita per la vacanza estiva a Malta, quindi in questa puntata di Librinpillole vi parlerò delle letture di agosto e di settembre assieme.

Iniziamo con il mese di agosto, mese che non amo particolarmente come ho già detto più volte, ma durante il quale ho letto (e pedalato!) parecchio, ecco quali libri:

  • Sono il guardiano del faro Éric Faye (trad. Valentina D’Onofrio, Racconti edizioni, 150 pagine, 14 €). Un’ottima raccolta di racconti, molto raffinati e sofisticati, per chi cerca una prosa che la potenza di una poesia.
  • Sassi vivi di Anna Rottensteiner (trad. Carla Festi Keller editore, 128 pagine, 13€). Una lettura molto interessante che apre una finestra su di un difficile periodo storico così vicino a noi e così importante da non dover assolutamente essere dimenticato.
  • Nessuno scompare davvero di Catherine Lacey (trad. Teresa Ciuffoletti, SUR editore, 243 pagine, 16,50 €). Il romanzo mi è piaciuto ma è necessario leggerlo con lo spirito giusto e prendere il personaggio di Elyria per quello che è: una donna insoddisfatta che non sa cosa vuole dalla vita.
  • Crepuscolo di Kent Haruf (trad. Fabio Cremonesi, NN Editore, 314 pagine, 17 €). Per chi è già stato a Holt sarà di nuovo come tornare a casa, dove si incontrano vecchi amici e conoscenze. Consiglio di leggere Crepuscolo solo dopo aver letto Canto della pianura.
  • La Repubblica del Catch di Nicolas De Crécy (trad. Fay R. Ledvinka, Eris edizioni, 222 pagine, 17 €). E’ una bella graphic novel per chi cerca una storia assolutamente visionaria, strampalata e bizzarra.
  • Il paese dei segreti addii di Mimmo Sammartino (Hacca edizioni, 184 pagine, 15 €). E’ un romanzo dal titolo poetico e affascinante, struggente e trascinante. Davvero consigliato.
  • Isole minori di Lorenza Pieri (edizioni E/O, 207 pagine, 17 €). Un romanzo che ho amato tantissimo, mi ha colpita, stregata, emozionata. Mi sono commossa alla fine, perché è successo ciò che speravo sin dalle prime pagine. Per me è un libro imperdibile.
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Le letture di agosto!

Settembre è il mio mese preferito, chissà forse perché lo inizio sempre in vacanza o perché mi piace l’idea di ricominciare con entusiasmo dopo la pausa estiva, o forse perché è il mese del mio compleanno (e io compio gli anni con Frodo e Bilbo Baggins). Insomma, anche durante il mese di settembre ho letto libri e graphic novel molto interessanti. Eccoli:

  • Itero perpetuo di Adam Tempesta (Eris edizioni, 408 pagine, 18 €). Gli amanti dei fumetti di fantascienza, molto visionari e surreali, troveranno un’ottima graphic novel con una storia ben congegnata.
  • Le cose che non facciamo di Andrés Neuman (trad. Silvia Sichel, SUR edizioni, 152 pagine, 15€ ): la raccolta di brevi e brevissimi racconti di Neuman la consiglio agli appassionati del genere narrativo breve, a chi piace leggere qualcosa di sperimentale e assurdo, a chi cerca qualcosa di decisamente innovativo.
  • Aiuto! di Isaak Friedl e Yi Yang (BAO Publishing, 18 €)
  • Mio fratello rincorre dinosauri di Giacomo Mazzariol (Einaudi, 174 pagine, 16,50 €): è un romanzo bellissimo, commovente e scritto molto bene. Consigliato a chi ama le storie tratte dalla vita vera e a chi crede che le barriere siano soprattutto mentali. Un romanzo consigliatissimo ai ragazzi giovani.
  • Risposta multipla di Alejandro Zambra (trad. Maria Nicola, SUR edizioni, 107 pagine, 12 €): lo consiglio a chi cerca una lettura orginale e molto interessante e decisamente diverso dal solito libro!
  • Tumulto di Alice Milani e Silvia Rocchi (Eris edizioni, 167 pagine, 17,50 €): un bel fumetto per chi ama i viaggi on the road, la musica, il senso di libertà che deriva dall’essersi liberati di un grande peso sul cuore
  • Terra di confine di Emil Tode (trad. Francesco Rosso Marescalchi Iperborea, 169 pagine, 10,50 €): è un libro che può sfuggire alle definizioni perché è davvero particolare. Uniche le descrizioni dei luoghi e dei sentimenti, gli eventi descritti attraverso lettere mai spedite. Un libro per chi vuole scoprire autori poco noti in Italia e viaggiare attraverso le pagine.
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Le letture di settembre!

Prima di darvi l’appuntamento al mese prossimo con questa rubrica, vi anticipo una cosa super bella che troverete sul blog prossimamente: il 7 ottobre passate di qui perché ci sarà una sorpresa! Vi dò un piccolissimo indizio: quello che si avvierà il 7 ottobre sarà una cosa che avevo sperato si avverasse e la trovate mescolata nella lista dei buoni propositi per il 2016. Curiosi? Se sì, non vi resta che seguirmi!

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

(© Riproduzione riservata)

Kent Haruf | Crepuscolo

Si ha quella sensazione, quando si legge un romanzo di Kent Haruf, di venir presi per mano e accompagnati in un luogo dove all’apparenza non succede nulla, se non la vita delle persone comuni. Leggere Crepuscolo di Kent Haruf (NN Editore, 314 pagine, 17 €) è un’emozione che cresce pagina dopo pagina.

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Titolo: Crepuscolo

L’Autore: Kent Haruf (1943-2014) è stato uno dei più apprezzati scrittori americani. Ha ricevuto diversi riconoscimenti tra cui il Whiting Foundation Award e una menzione speziale alla PEN/Hemingway Foundation

Traduzione dall’inglese: Fabio Cremonesi

Editore: NN editore

Il mio consiglio: per chi è già stato a Holt, sarà di nuovo come tornare a casa, dove si incontrano vecchi amici e conoscenze. Consiglio di leggere Crepuscolo dopo aver letto Canto della pianura

Intanto all’esterno della casa, fuori dalla stanza silenziosa in cui erano seduti, il buio iniziò ad avvolgere le strade. Presto i lampioni si sarebbero accesi tremolando, sfarfallando, per illuminare tutti gli angoli di Holt. E ancora più in là, fuori città, sugli altipiani, le luci blu dei lampioni nei cortili avrebbero brillato dagli alti pali sulle fattorie e sugli allevamenti isolati nella campagna aperta e brulla, si sarebbe alzato il vento, avrebbe soffiato negli spazi aperti senza trovare ostacoli sui vasti campi di grano invernale, sugli antichi pascoli e sulle strade sterrate, portando con sé una polvere pallida mentre il buio si avvicinava e scendeva la notte. E loro erano ancora seduti insieme nella stanza, in silenzio (…) fra le braccia, in attesa. [Crepuscolo, Ken Haruf, trad. F. Cremonesi]

In Colorado c’è un paesino che si chiama Holt. D’inverno è sferzato dai freddi venti che portano spesso nevischio e ghiaccio, d’estate è illuminato da un sole che fa brillare gli sterminati campi di grano. Victoria è una ragazza che ha dovuto crescere in fretta e ora ha da pensare al suo futuro e a sua figlia Katie; lascia la casa dei fratelli McPheron, Harold e Raymond, quei due uomini timidi, all’apparenza rudi, ma dal cuore immenso.

DJ è un ragazzino che vive con il nonno, ferroviere in pensione, un po’ testone ma affezionato al nipote; Mary Wells è una giovane madre che deve prendere delle decisioni molto importanti, per sé stessa e per le figlie, Emma e Dena. Betty e Luther sono due coniugi che vivono ai margini, in una roulotte con i due figli Joy Rae e Richard, una famiglia bisognosa a carico dei servizi sociali e seguita da Rose Tyler.

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George Ault, “Daylight at Russell’s Corners” (1944)

Crepuscolo è un romanzo dove all’apparenza sembra non accadere nulla, se non la semplice vita di un paesino immerso nelle pianure del Colorado. C’è chi soffre, chi impara ad amare, chi a camminare con le proprie gambe, chi cade e cerca di rialzarsi, chi cade e si rialza e chi non ce la fa.

Narrato in terza persona, Haruf conduce il lettore attraverso un turbine di storie e di vite che non possono che affascinare. La dura vita di campagna, quella dei fratelli McPheron; la difficile vita di chi non sa badare a se stesso, come Betty e Luther; i ragazzi che hanno dovuto crescere velocemente, come Victoria, DJ e Dena. Insomma, Crepuscolo è uno di quei romanzi ai quali è impossibile non affezionarsi ai personaggi, alle situazioni, addirittura al paese stesso, Holt, descritto con cura attraverso le stagioni.

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Rockwell Kent, “December 8, 1941”, (1941).

Se Benedizione era il romanzo della morte, quella di Dad Lewis, ferramenta di Holt, e se Canto della pianura era il romanzo della vita, quella che nasce da Victoria, in Crepuscolo vengono tirate le fila di alcune vite lasciate in sospeso; non mancano i lutti e le rinascite, le difficoltà e le soddisfazioni. C’è sia la vita che la morte, in Crepuscolo, e c’è l’amore che alla fine vince su tutto.

Una volta arrivati, sotto il cielo che impallidiva, andarono alla scuderia, ai recinti del bestiame e alla stalla per controllare che tutto andasse bene, e bovini e cavalli sembravano a posto. Quindi risalirono a casa attraverso il vialetto coperto di ghiaia. Ma l’eccitazione della giornata era ormai passata (…) Alle dieci accesero il vecchio, massiccio televisore in cerca di un notiziario qualsiasi proveniente da qualunque punto dal mondo, prima di salire le scale e buttarsi a letto sfiniti, ciascuno nella propria stanza ai due lati del corridoio, confortati oppure no, demoralizzati oppure no, da ricordi e pensieri familiari logorati dal tempo [Crepuscolo, Ken Haruf, trad. F. Cremonesi]

Librinpillole: le letture di luglio

Librinpillole è la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Le letture di luglio!

Il mese di luglio, nonostante i suoi trentun giorni, è trascorso in fretta. Complice il bel tempo ho avuto modo di ritornare in pista con la mountain bike e sono riuscita a portare a termine l’obiettivo che mi ero prefissata: quello di non comprare più libri almeno per un mese. E’ infatti dal 24 giugno che non acquisto più nuovi libri.

Ora con agosto diventerà difficile mantenere il proposito, perché tra qualche giorno andrò alla Fiera del Libro di Fenestrelle (TO) e so già che i ghiotti sconti mi tenteranno parecchio.

Le letture di luglio mi hanno portato parecchie sorprese e sono più che soddisfatta; ho iniziato a leggere le bellissime graphic novel di Bao Pubblishing, e questo mese ne ho lette ben due. E non ho nessuna intenzione di smettere di leggerle, anzi, credo che prima o poi utilizzerò il buono che mi hanno regalato proprio per acquistare nuovi fumetti Bao.

Passando alle mie letture, sei libri e due graphic novel, ecco cos’ho letto:

Da quassù la Terra è bellissima di Toni Bruno (Bao Pubblishing): la graphic novel di Toni Bruno è composta da poco più di duecento pagine di bellissime tavole, con disegni dall’inquadratura prettamente cinematografica e atmosfere ben ricostruite, tanto da dare la sensazione al lettore di essere davvero tornato indietro nel tempo, catapultato in una storia originale ma non così inverosimile.

Come ti scopro l’America di Emanuela Crosetti (Exorma edizioni): io ho adorato questo libro, in ogni sua singola parola e lo consiglio a chi ama l’America più vera, quella lontana dalle scintillanti luci di New York; gli spazi fatti solo di cielo infinito; i viaggi on the road, pieni di imprevisti e di emozione; le curiosità legate alla storia americana e per chi a volte prova la seducente nostalgia per luoghi che non ha mai vissuto.

Sul mare. Racconti di sole e di vento di Autori Vari (Lindau): è una bella e suggestiva raccolta di racconti che include classici contemporanei; consigliato a chi ama il mare in ogni sua forma, anche quando è burrascoso, a chi vuole sognare ad occhi aperti i ricordi che ha vissuto e custodisce con gelosia.

Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati di Davide Bacchilega (Las Vegas Edizioni): è uno dei gialli più coinvolgenti e incalzanti che ho letto negli ultimi tempi. Procuratevelo se amate il genere giallo e se siete affascinati all’idea di una Romagna nebbiosa, umida e fredda, senza gente abbronzata in spiaggia e discoteche aperte tutta la notte, ma piena di crimini e criminali.

Freezer di Veronica “Veci” Carratello (Bao Publishing): è una graphic novel che racconta la storia di una famiglia assolutamente fuori dal comune e l’avventura che si intraprende nel diventare adulti; una vicenda divertente e coinvolgente, disegnata in modo impeccabile e simpatico.

Il tramonto birmano. La mia vita da principessa shan di Inge Sargent (add editore): è un ottimo romanzo per avvicinarsi alla cultura birmana e shan, per scoprire la storia di un popolo oppresso da un regime autoritario, che non ha mai perso la speranza di un futuro migliore.

Scende la notte tropicale di Manuel Puig (Sellerio): è un libro bellissimo permeato di nostalgia, quella nostalgia di eventi sia belli che brutti che hanno caratterizzato le nostre vite. E’ una storia, all’apparenza semplice, di due anziane sorelle argentine, è la dolcezza di una notte calda e tropicale, di un tramonto in riva al mare.

Le cose che restano di Jenny Offill (NN Editore): per chi ama le notti stellate che mettono nostalgia, per chi crede nelle storie anche se sono un po’ inverosimili; chi ama le scienze perché hanno (quasi) una risposta per tutto, e chi ama i romanzi con i protagonisti così perfetti da sembrare veri.

Il mese di agosto lo trascorrerò quasi tutto in Piemonte, perché per le vacanze estive partitò a fine mese. Agosto è un mese che amo e odio allo stesso tempo: rallentare il ritmo è giusto, però dove vivo io è proprio una moria… vedere negozi e attività chiuse un po’ di tristezza me la mette, ecco.

Per fortuna ho i libri, la mountain bike e i miei sogni: mi nutro soprattutto di questi ultimi, mentre attendo che agosto lasci il posto a settembre, il mio mese preferito; andrò in vacanza, perché io il mare a settembre lo adoro; si ritornerà alla normalità, usciranno libri che attendo con trepidazione e inizierò a sognare il mio prossimo viaggio che – senza anticipare nulla per scaramanzia – mi porterà in un luogo (o forse due!) che desidero visitare da sempre!

E voi, avete partecipato a qualche evento letterario, fiera del libro o presentazione questo mese? Quali libri avete letto a luglio e quali vi porterete in vacanza? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

(© Riproduzione riservata)

Jenny Offill | Le cose che restano

Inizia con una dedica, la mia copia de “Le cose che restano” di Jenny Offill (NN Editore, trad. G. Guerzoni, 235 pagine, 17 €). Ho potuto ascoltare e incontrare Jenny Offill alla Grande Invasione di Ivrea e sul frontespizio del libro l’autrice americana, sorridendo, mi ha scritto: “To Claudia, I hope you see a monster in the lake…“. Allora non avevo ancora letto “Le cose che restano“, ma avevo già apprezzato “Sembrava una felicità“: ora che li ho letti entrambi posso dire che Jenny Offill, a mio avviso, si conferma una bravissima narratrice.

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Titolo: Le cose che restano

L’Autrice: Jenny Offill è autrice del romanzo “Sembrava una felicità” e diversi libri per bambini. Insegna scrittura creativa alla Columbia University, alla Queen University e al Brooklyn College. “Le cose che restano”, il primo romanzo, è stato scelto come Notable Book dell’anno dal New York Times ed è stato finalista al LA Time Award for First Fiction

Traduzione dall’inglese: Gioia Guerzoni

Editore: NN editore

Il mio consiglio: per chi ama le notti stellate che mettono nostalgia, per chi crede nelle storie anche se sono un po’ inverosimili; chi ama le scienze perché hanno (quasi) una risposta per tutto, e chi ama i romanzi con i protagonisti così perfetti da sembrare veri.

Il lago nero della morte, lo chiamava mia madre quando ci andavamo di notte. Nuotava come una tartaruga, con me sulla schiena. C’erano poche stelle in cielo. Superammo a nuoto la fine del molto, verso il buio che era il Canada. Il cielo era grigio sporco striato di bianco. Sembrava che qualcuno l’avesse strizzato per farne gocciolare tutti i colori. Pensai al mostro addormentato in fondo al lago. Si sentiva solo? mi chiedevo. Pensava di essere l’unico mostro al mondo? [Le cose che restano, J. Offill, trad. G. Guerzoni]

Grace è una bambina di otto anni, che vorrebbe diventare una detective e legge assiduamente L’Enciclopedia dei misteri. Jonathan, il padre di Grace, è un chimico che crede nella scienza e rifugge ogni religione; Anna, la madre di Grace, è una biologa esperta di uccelli rapaci, parla cinque lingue (tra le quali una inventata dal proprio padre, l’annic) e racconta alla figlia tantissime storie, difficile distinguere quelle vere da quelle inventate.

La famiglia di Grace vive nel Vermont, nel Nord degli Stati Uniti, a pochi chilometri da un grande lago le cui sponde sono contese con il Canada e dove, a detta della madre, vive un mostro. Grace è una bambina curiosa e intelligente, vivace e intraprendente, che assorbe tutto ciò che raccontano i genitori, che seppur così diversi e contrapposti, per lei rappresentano i modelli a cui rifarsi.

Dopo un problema con un’insegnante, Anna e Jonathan decidono di ritirare la figlia dalla scuola e di istruirla in casa. Anna le spiega l’origine dell’Universo e della vita sulla Terra attraverso il Calendario Cosmico, le trasmette gioie e paure attraverso una serie di incredibili avventure durante il viaggio verso New Orleans, e un po’ per volta e dopo parecchio tempo Grace capirà quali sono le cose che restano.

Le cose che restano” è narrato in prima persona, è la Grace più matura che si guarda indietro e racconta la sua infanzia e il rapporto con i genitori. Il tono con cui è scritto il romanzo è quasi fiabesco, leggendo si è portati ad amare e odiare Anna: dalle parole di Grace, si intuisce che lei stessa si sia ritrovata a oscillare tra l’amore e l’odio nel suo rapporto con la madre.

Sin dall’inizio del romanzo si percepisce una forte tensione, costante e altalenante: Anna è un personaggio indomabile e imprevedibile, impossibile capire la sua prossima azione e spesso se ne ha paura. E’ una madre amorevole solo a tratti, spesso emerge un lato un po’ crudele, ma è piena di inventiva e di creatività: racconta storie, porta Grace a nuotare di notte alla ricerca di un mostro, prepara una torta glassata di verde e blu per festeggiare il compleanno della Terra. Ma è anche in grado di compiere gesti folli, impulsivi e repentini, come un surreale e terribile viaggio in auto verso New Orleans.

Se Grace è una narratrice perfetta nel rendere quasi magica la storia della sua infanzia, Anna è un personaggio decisamente ben riuscito e caratterizzato. I libri ben scritti, secondo me, sono quelli in cui il lettore non riesce ad intuire cosa succederà, rendendo la storia avvicente e mai monotona. E “Le cose che restano” di Jenny Offill è proprio quel genere di libro: come Anna, imprevedibile ma bellissimo, ricco di pathos e di tensione, che conduce il lettore in una folle corsa verso l’enigmatico finale.

Quella notte anche lei mi raccontò una storia sugli astronauti. “Una volta, migliaia e migliaia di anni fa, Dio scese sulla terra vestito da astronauta. Aveva la pelle d’argento e le scarpe erano fatte di luce. Era venuto perché in tutto il mondo gli uomini morivano di fame. Era arrivata l’Era glaciale, e le piante e gli animali erano ricoperti di brina. Tutto stava morendo: anche i grandi felini e i rettili giganti che un tempo dominavano la terra si erano congelati lì dove stavano. Gli uomini era quasi del tutto estinti. Le poche tribù rimaste erano nascoste nelle caverne, ormai indebolite dalla fame. Vivevano di ghiaccio sciolto e minuscoli vermi della neve. Quando l’astronauta arrivò erano rimaste meno di mille persone. Erano ancora vive perché avevano più forza e speranza degli altri. L’astronauta insegnò a tutti ad accendere un fuoco, a seminare e a coltivare. Ovunque andasse spargeva dei semi, e al suo passaggio crescevano fiori e piante. Così fu inventata l’agricoltura, e l’uomo smise di vagabondare, perché cominciò ad accamparsi vicino alle sue coltivazioni. Poi questi campi diventarono villaggi e i villaggi si trasformarono in città. Ed è così che abbiamo cominciato a costruire ponti e torri e strade” disse la mamma. “Ed è per questo che ci viene nostalgia di casa quando guardiamo le stelle”. [Le cose che restano, J. Offill, trad. G. Guerzoni]

Consigli di lettura: 10 libri da mettere in valigia quest’estate

Buongiorno lettrici e lettori! Si avvicinano il periodo estivo e le agognate vacanze; per molti l’estate rappresenta un momento in cui si legge di più, per questo ho deciso di rispolverare la rubrica Consigli di lettura e di suggerire 10 libri da portare in vacanza con voi quest’estate.

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Ho scelto libri che ho apprezzato e ho cercato di abbinarli a quella che credo possa essere la vacanza perfetta per quel preciso tipo di lettura. Non mancherà di ironia, in questo articolo, ma è giusto così: a prendersi troppo sul serio si diventa noiosi! Quindi, quando inizierete a preparare la valigia o lo zaino per le vacanze di quest’anno, ritagliate un pochetto di spazio per farci stare ancora un libro.

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Cop_NEVE_CANE1Il consiglio: Neve, cane, piede di Claudio Morandini (Exòrma edizioni)

La trama: Il romanzo è ambientato in un vallone isolato delle Alpi. Vi si aggira un vecchio scontroso e smemorato, Adelmo Farandola, che la solitudine ha reso allucinato: accanto a lui, un cane petulante e chiacchierone che gli fa da spalla comica, qualche altro animale, un giovane guardiacaccia che si preoccupa per lui, poco altro.

La vacanza: Il romanzo di Morandini è perfetto per essere letto in montagna. Che siano le nostre Alpi, Dolomiti, Appennini o l’Europa, questa lettura che parla di monti e di vita in quota è ideale per chi sceglierà di andare in vacanza tra le montagne, i paesini e i laghi alpini. Con buone probabilità scoprirete che i montanari hanno davvero la testa dura come Adelmo, il protagonista del libro.

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Parlami-damore_primawebIl consiglio: Parlami d’amore di Pedro Lemebel (marcos y marcos)

La trama: Pedro Lemebel ha sempre amato cantare canzoni come questa, vibranti di sentimento; si sentiva una persona semplice, vicina a prostitute e operai, vicina a chi resiste e vive al margine. E parlano d’amore le ultime cronache che ha scritto, di un amore sorridente e sconfinato per la bellezza annidata ovunque, per la giustizia calpestata, per questo mondo pieno di ipocrisie, menzogne e formidabili atti di coraggio. Amore per tutti noi, a cui ha consegnato la sua testimonianza appassionata, il suo invito a vivere fino in fondo, a credere e lottare. E a parlare d’amore.

La vacanza: La raccolta delle cronache piumate di Pedro Lemebel, autore cileno scomparso prematuramente, è perfetta per chi andrà in vacanza in Sudamerica o per chi sogna di andarci, poiché le atmosfere descritte dall’autore cileno sono tanto affascinanti quanto coinvolgenti. Le croncache attraversano il Sudamerica e non solo, troverete sicuramente quella che vi colpirà di più.

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Cover-Sanctuary-Line_image_ini_620x465_downonlyIl consiglio: Sanctuary Line di Jane Urquhart (Nutrimenti)

La trama: Chiamata a lavorare in un centro di ricerca per studiare la migrazione delle farfalle monarca, l’entomologa Liz Crane si trasferisce a vivere nella fattoria in riva al lago Erie dove ha trascorso le estati della sua infanzia. Il luogo, un tempo affollato da zii e cugini, e dai lavoratori che giungevano annualmente dal Messico per la raccolta, ormai è caduto in rovina. Osservando attorno a sé i resti di un mondo scomparso, la donna ripercorre con la memoria quel passato luminoso – i giochi di bambini, le nuotate al lago, le leggende e le poesie, le barchette di carta liberate in acqua. E poi, a segnare la fine della stagione estiva, l’albero che avvampa di farfalle. Ma a gettare un’ombra sui ricordi è lo spettro di ciò che avvenne dopo, la successione di eventi che, come un cataclisma, hanno sconvolto un equilibrio apparentemente immutabile. Una trama di perdite e assenze, che s’intrecciano in una vicenda densa di simbologie.

La vacanza: Il romanzo della canadese Jane Urquhart è per la maggior parte ambientato nella regione dei Grandi Laghi al confine tra Canada e Stati Uniti. E’ la lettura perfetta per chi trascorrerà le vacanze in una località lacustre, magari con la propria famiglia (possibilmente piena di segreti, rancori e non detti) o con i cugini che vedete una volta all’anno.

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copDLSDCIl consiglio: Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero di Cristina Brondoni (Las Vegas edizioni)

La trama: Si fa presto ad ammazzare un personaggio. Nei libri, nei film e nelle serie TV ci troviamo spesso di fronte a scene del crimine, assassini, morti ammazzati, incidenti, suicidi e infallibili detective che riescono a risolvere i casi più complessi grazie al loro intuito o alla loro intelligenza fuori dal comune. Tutto ciò ci fa pensare che nei casi reali di cronaca nera vengano mandate a indagare persone incompetenti o quantomeno sprovvedute. Analizzando però la fiction con gli occhi esperti di una criminologa, ci si accorge che se certe volte gli scrittori e gli sceneggiatori precorrono metodi e tecniche di indagine, spesso fanno agire i loro personaggi senza tenere conto di cosa succede nella realtà sulla scena del crimine. Perché morire può essere molto semplice, ma scoprire come e perché è una faccenda decisamente più complicata.

La vacanza: Il diventente saggio della criminologa Cristina Brondoni è la lettura ideale per chi trascorrerà le vacanze sui nostri litorali italiani, dividendosi tra un bagno e un ghiacciolo sotto l’ombrellone. A Jesolo è probabile che vi verrà assegnato dal destino un vicino di sdraio particolarmente odioso: il libro di Cristina Brondoni potrà suggerirvi il delitto (quasi) perfetto per porre rimedio alla malasorte.

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9788862431828_0_500_0_75Il consiglio: Vladivostok. Nevi e monsoni di Cédric Gras (Voland)

La trama: L’iniziale disappunto non riesce però a smorzare l’entusiasmo che guida il giovane francese nella conoscenza paziente dell’Estremo Oriente russo e dei suoi abitanti. Con stile vivace e annotazioni divertenti, Gras descrive – al ritmo delle stagioni, delle nevi e dei monsoni – la geografia di questo remoto e quasi favoloso angolo della terra e le sue relazioni con il resto del mondo. Lungi dall’essere un racconto di viaggio in senso tradizionale, “Vladivostok” è il ritratto onesto e affettuoso di una città in bilico tra Russia e Asia, capace di esercitare un grosso fascino sull’autore e di minare i suoi pregiudizi “occidentali”.

La vacanza: Il bellissimo e suggestivo libro del geografo Cédric Gras è ideale per chi intraprenderà un lungo viaggio in treno per raggiungere la meta delle sue vacanze. Che sia il mare, o la montagna, o una bella capitale europea, l’importante sarà leggerlo mentre siete cullati dal treno. Se poi andrete in vacanza in Russia, precisamente a Vladivostok, allora è il vostro libro.

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14883c583d22d4c818ec33fbe725c9d2_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyIl consiglio: Viaggio in Urewera di Katherine Mansfield (Adelphi)

La trama: In un taccuino riempito da Katherine Mansfield a diciannove anni, durante un viaggio fra i Maori, la materia fantastica di cui saranno fatti i suoi racconti neozelandesi. 

La vacanza: La scrittrice neozelandese Katherine Mansfield racconta in questo brevissimo reportage il suo rocambolesco viaggio nella terra dei Maori. Questo è il libro ideale per chi ama viaggiare soprattutto con la fantasia, un breve racconto per farsi suggestionare e affascinare dalle descrizioni di una terra perfettamente agli antipodi dell’Italia (se poi ci va davvero, tanta invidia per voi!)

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indexIl consiglio: Benedizione di Kent Haruf (NN editore)

La trama: Nella cittadina di Holt, in Colorado, Dad Lewis affronta la sua ultima estate: la moglie Mary e la figlia Lorraine gli sono amorevolmente accanto, mentre gli amici si alternano nel dare omaggio a una figura rispettata della comunità. Ma nel passato di Dad si nascondono fantasmi: il figlio Frank, che è fuggito di casa per mai più tornare, e il commesso del negozio di ferramenta, che aveva tradito la sua fiducia. Nella casa accanto, una ragazzina orfana viene a vivere dalla nonna, e in paese arriva il reverendo Lyle, che predica con passione la verità e la non violenza e porta con sé un segreto. Nella piccola e solida comunità abituata a espellere da sé tutto ciò che non è conforme, Dad non sarà l’unico a dover fare i conti con la vera natura del rimpianto, della vergogna, della dignità e dell’amore.

La vacanza: La cittadina di Holt dove Haruf ambienta il suo romanzo Benedizione (e l’intera Trilogia della Pianura) non esiste, per cui sarà impossibile per voi andarci in vacanza. Ma questo è il romanzo che più di ogni altro deve essere letto prima o durante un viaggio negli Stati Uniti (magari proprio nell’Ovest descritto da Haruf) oppure per chi ama in modo sconfinato l’America pur essendo in vacanza a Varigotti.

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indexIl consiglio: L’arte di collezionare mosche di Fredrik Sjöberg (Iperborea)

La trama: «Nessuna persona sensata si interessa alle mosche», e soprattutto, ahimè, non le ragazze. Ma sono questi screditati insetti ad aver cambiato la vita di Fredrik Sjöberg, o meglio, la curiosa famiglia dei sirfidi, che abbondano nell’idilliaca isoletta svedese dove si è trasferito e di cui è uno dei maggiori esperti e collezionisti. E sono loro il suo ironico punto di partenza per osservare la vita da un’altra ottica, l’alfabeto di una lingua nuova per leggere il paesaggio, e forse il mondo. 

La vacanza: Lo svedese Fredrik Sjöberg è entomologo e collezionista di insetti, ha scritto questo libro stupendo e perfetto per chi sceglierà una vacanza a contatto con la natura, nei parchi o riserve, magari in bungalow oppure in tenda. Non è necessario essere in vacanza su un’isola svedese e inseguire insetti con un retino rischiando di essere scambiato per un pazzo, però è chiaro che sarebbe un valore aggiunto per rendere davvero ideale il libro in vacanza.

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china_girlIl consiglio: My Little China Girl di Giuseppe Culicchia (ETD)

La trama: Perché non c’è Paese più imperscrutabile della Cina. E non c’è Paese da cui dipendiamo di più, come dimostrano le recenti vicende borsistiche. Comprendere la Cina sarà – anzi: già è – indispensabile. Giuseppe Culicchia ci ha provato a modo suo e nel modo di Allacarta, la collana di EDT che invia gli scrittori italiani in giro per il mondo per capirlo attraverso uno degli ingredienti fondamentali di ogni cultura: la cucina.

La vacanza: Lo dice il titolo, è il libro ideale per chi andrà in Cina oppure sogna di visitarla. Leggendo il buffo reportage di Giuseppe Culicchia emergono tutte le contraddizioni della Cina moderna; Culicchia consiglia anche alberghi, cose da fare e cose da (non) mangiare, per cui potrebbe essere discriminante per decidere se visitare o meno il gigante asiatico. Se a sentir parlare di scorpioni caramellati vi prende il panico ma siete già su un aereo della Air China… troppo tardi! Ma vi divertirete ugualmente, tranquilli!

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indexIl consiglio: Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame di James De Mille (marcos y marcos)

La trama: C’è bonaccia tra le Canarie e Madeira, il Falcon non può navigare. Lord Featherstone e i suoi amici, giocando con le barchette di carta sull’acqua trasparente, trovano un misterioso cilindro metallico, incrostato di conchiglie. Misterioso è anche il contenuto: un manoscritto affidato alle onde da Adam More, naufrago in una terra sconosciuta, oltre i confini del mondo. In attesa che il vento torni a gonfiare le vele, i quattro amici, a turno, cullati dal mare, leggono ad alta voce la sua storia.

La vacanza: Il classico dello scrittore canadese è senza dubbio l’ottimo romanzo per chi vivrà una vacanza all’insegna dell’avventura e dell’imprevisto; tempeste, naufragio su un’isola deserta (o apparentemente deserta), autoctoni bellicosi, insomma ce n’è davvero per tutti i gusti. Ideale per chi visiterà le Isole Canarie, va anche bene per chi resterà ad Alluvioni Cambiò (in provincia di Alessandria, n.d.r.) dove l’unico imprevisto sarà quello di restare senza ghiaccio per l’aperitivo.

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Questi sono i miei consigli di lettura per l’estate, libri che in un modo o nell’altro ho amato e mi hanno divertita. Ora aspetto i vostri consigli per me: cosa mi suggerite di leggere quest’estate? Se vi va, scrivetemi quali sono i libri che amate e che più sono adatti al periodo estivo e vacanziero. Alla prossima

(© RIPRODUZIONE RISERVATA)

Librinpillole: le letture di maggio

Librinpillole è la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Le letture di maggio!

Il mese di maggio è praticamente volato: grandi protagonisti sono stati le belle letture, il Salone del Libro di Torino, il quinto appuntamento di Una valigia di libri – Viaggio in Nord America e Canada e il viaggio a Bologna per andare a vedere l’emozionantissima mostra di Edward Hopper ospitata a Palazzo Fava (della quale presto vi parlerò qui sul blog!).

Al Salone del Libro ho incontrato molte persone che avevo solo sentito via mail, ho conosciuto editori nuovi dei quali presto vi parlerò e ho portato a casa un bel po’ di libri che ora sono impilati con gli arrivi di maggio e che non vedono l’ora di essere letti

Il quinto appuntamento di Una valigia di libri – Viaggio in Nord America e Canada, creato da Elisa La lettrice rampante e me, grazie all’ospitalità della libraia Stefania della Libreria Sulla Parola a Caluso (TO) ha portato noi lettori e lettrici in Nord America: la partecipazione è stata buona e sono arrivati davvero tantissimi consigli di lettura, sia fisicamente che on line. Il prossimo viaggio, e purtroppo ultimo della rassegna, sarà il 18 giugno e andremo a scoprire le letterature dell’Africa e dell’Oceania: insomma, una bella sfida.

Del viaggio a Bologna ne parlerò presto: ho scaricato le foto che ho scattato, devo ancora rileggere i frettolosi appunti di viaggio e finalmente sarò pronta per parlarvi di questa bella città e soprattutto della mostra del famoso pittore americano.

Passando alle letture, ecco i libri che ho letto questo mese con i relativi consigli ed emozioni:

E adesso? di A Yi (Metropoli d’Asia, 112 pagine, 10 euro) è la storia di un giovane ragazzo cinese che per noia decide di commettere un crimine abominevole ed efferato. E’ un romanzo decisamente inquietante, una sorta di discesa negli inferi nella mente di uno psicopatico e sociopatico. Non lo consiglierei proprio a tutti.

Andarsene di Rodrigo Hasbún (SUR edizioni, 120 pagine, 15 euro) è senza dubbio il romanzo più bello letto questo mese. Il giovane scrittore boliviano ci racconta la storia della famiglia Erlt, in particolare di Monika Erlt, la donna che giustiziò colui che aveva tagliato le mani a Ernesto Che Guevara. Spiegarvi tutte le emozioni scaturite durante la lettura è difficile, per cui non posso che consigliarlo caldamente.

Canto della pianura di Kent Haruf (NN editore, 303 pagine,18 euro) è un romanzo per chi è già stato a Holt, sarà come tornare a casa; ma anche per chi non c’è mai stato, dato che son certa che si innamorerà di questo paese delle pianure del Colorado e delle persone che lo abitano. Bellissimo ed emozionante.

Neve, cane, piede di Claudio Morandini (Exòrma edizioni, 138 pagine, 13 euro) è un romanzo per chi apprezza gli scenari alpini e per chi vuole sentirsi narrare una storia che ha quasi il sapore di una fiaba, davvero piacevole da leggere.

Trilobiti di Breece D’J Pancake (minimum fax, 191 pagine, 16 euro) è una raccolta di racconti non sempre facili da comprendere, e non solo per il linguaggio ma per la simbologia che sta dietro a molti fatti narrati. Non lo consiglio a tutti, ma solo a chi è motivato a conoscere uno scrittore particolare che ha segnato la storia della narrativa americana.

Si può tornare indietro di Ada Murolo (Astoria edizioni, 205 pagine, 16 euro) è un romanzo dolce e commovente che si svolge durante la cerimonia di annessione del 4 novembre 1954, quando le truppe italiane entrarono a Trieste, in una giornata in cui la Storia si fonde con le vicende personali delle due protagoniste femmili Alina e Berta.

Inoltre, questo mese ho letto il romanzo “Lettera d’amore in scrittura cuneiforme” di Tomáš Zmeškal (Safarà edizioni) la cui recensone sarà pubblicata il 10 giugno, ma vi lascio la prima tappa del blog tour organizzato da Safarà editore dove parlo di Praga e del libro (>>qui).

Infine, ho letto i due volumi della collezione Antiprincipesse pubblicati da Rapsodia editore, che hanno come protagoniste Frida Kahlo e Violeta Parra (>>qui).

E voi, avete partecipato a qualche evento letterario questo mese? Quali libri avete letto a maggio? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

Kent Haruf | Canto della pianura

Ritornare a Holt è stato bello come andarci per la prima volta. Mi è mancato Holt, quel paese spazzato dal vento immerso nelle pianure del Colorado, la polvere rossa, che si deposita dappertutto, dando agli oggetti un fascino antico; mi sono mancate le persone, con i loro guai, le loro storie, in una parola, le loro vite. Leggendo “Canto della pianura” di Kent Haruf (traduzione F. Cremonesi, 303 pagine,18 euro) sono ritornata a Holt e, se volete, porto anche voi.

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Titolo: Canto della pianura

L’Autore: Kent Haruf (1943-2014) è stato uno dei più apprezzati scrittori americani. Ha ricevuto diversi riconoscimenti tra cui il Whiting Foundation Award e una menzione speziale alla PEN/Hemingway Foundation

Traduzione dall’inglese: Fabio Cremonesi

Editore: NN editore

Il mio consiglio: per chi è già stato a Holt, sarà come tornare a casa; chi non c’è mai stato, son certa che si innamorerà di questo paese delle pianure del Colorado e delle persone che lo abitano

La corriera proseguì ed entrò nella contea di Holt, la campagna era di nuovo piatta e sabbiosa, con i suoi boschetti di alberi rachitici intorno a fattorie isolate e le sue strade sterrate che andavano esattamente da nord a sud, come le linee in un libro illustrato per bambini, e c’erano le recinzioni in filo spinato lungo i fossi rettilinei in cui le mucche pascolavano con i loro vitellini e qua e là una giumenta fulva con un puledro appena partorito, e all’orizzonte le basse colline sabbiose, che da lontano sembravano blu come prugne. Il frumento invernale era l’unica nota verde. Era il crepuscolo quando fecero l’ultima curva a ovest della città e passarono sotto il ponte della ferrovia, poi rallentariono entrando a Holt e passarono accanto allo Shattuck’s Café e al Legion. Si stavano giusto accendendo i lampioni. La corriera si fermò al Gas and Go, all’incrocio tra la Higway 34 e Main Street. (…) si alzò dalla poltrona e scese lentamente i gradini. L’aria della sera era fredda e tagliente. [Kent Haruf, Canto della pianura, trad. F. Cremonesi]

Ho volutamente evitato di scrivere il nome del personaggio che torna a Holt, dopo un lungo viaggio fatto di pensieri e decisioni. Quando ho letto questa bellissima descrizione, oltre a sentirmi seduta sul sedile della corriera mentre dal finestrino sfila un panorama quasi bucolico, ho pensato che il personaggio che tornava a Holt avrei potuto essere io.

Ero già stata a Holt qualche mese fa, leggendo Benedizione. In Canto della pianura facciamo un salto indietro nel tempo, rispetto a quanto raccontato in Benedizione. C’è un lieve accenno al negozio di ferramenta di Dad Lewis, ma i personaggi che ho conosciuto in Benedizione qui non si ritrovano più; ma ci sono altri personaggi che raccontano storie e legami che intrecciandosi tra loro compongono un magnifico affresco.

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– Winter Corn Fields, Andrew Wyeth (1942)

C’è Tom Guthrie, insegnante di Storia americana, alle prese con una moglie malata e due figli piccoli da crescere, Ike e Bobby. C’è Victoria Roubideaux, una ragazzina di diciasette anni che alla fine dell’estate scopre una cosa di se stessa e prende una decisione importante; c’è Maggie Jones, un’altra insegnante del liceo, che aiuta Victoria a portare avanti le sue scelte; i fratelli McPheron, due anziani dai capelli color ferro e le mani callose, che hanno da sempre allevato bestiame, due fratelli la cui vita verrà stravolta da una serie di eventi che li rimetteranno in gioco.

Ci sono poi altri personaggi, che ruotano attorno ai protagonisti. Il preside della scuola, gli studenti, il medico, il veterinario, insomma, c’è tutta l’umanità di un piccolo paese sperduto nelle campagne ventose e polverose del Colorado, con il coro di voci che sovrapponendosi dando origine ad un bellissimo canto.

Oh, so che sembra una pazzia, disse lei. Suppongo lo sia. Non so. E nemmeno mi importa. Ma quella ragazza ha bisogno di qualcuno e sono pronta a fare qualsiasi cosa. Ha bisogno di una casa per questi mesi. E anche voi – sorrise – dannati vecchi solitari, avete bisogno di qualcuno. Qualcuno e qualcosa di cui prendervi cura, per cui preoccuparvi, oltre a una vecchia vacca fulva. C’è troppa solitudine qui. Prima o poi morirete senza aver avuto nemmeno un problema in vita vostra. Non il tipo giusto, comunque. Questa è la vostra occasione. [Kent Haruf, Canto della pianura, trad. F. Cremonesi]

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– Spring fed, Andrew Wyeth (1967)

Infine c’è la cittadina di Holt e le pianure che la circondano, spesso innevate, ghiacciate e spazzate da un vento gelato; ci sono le bellissime descrizioni degli ambienti, delle case delle persone – ordinate oppure chiassose – ci sono i sentimenti profondi che vivono in ognuno dei protagonisti; c’è la crescita di alcuni di loro, l’arrivo della consapevolezza, la fine dell’infanzia, dell’adolescenza e la presa di responsabilità; c’è l’alternarsi delle stagioni, inesorabile, dall’autunno fino alla primavera. C’è la vita che nasce, in aprile, dopo il gelo dell’inverno. Ma in Canto della pianura c’è soprattutto la voce di Kent Haruf, che non smette di sussurrarci storie, ammaliandoci e regalandoci, ancora una volta, un romanzo che è una vera e propria gemma della letteratura.