Michael Harvey | Brighton

Kevin uscì dall’area di battuta e fissò i fantasmi che aleggiavano sull’infield vuoto. Crescere a Brighton significava essere legati al passato. Alcuni di questi legami ti lasciavano poco spazio, erano un circolo vizioso e autodistruttivo, che preva le misure di chiunque ci si imbattesse. Altri legami erano più labili e indistinti, e finivano per coinvolgere i nuovi amici e la famiglia, il denaro, il potere, anche l’infamia. Ma tutti avevano come fulcro quel posto. Un posto tentacolare, che ti afferrava nella sua morsa. Un luogo di buio e di luce [Michael Harvey, Brighton, trad. N. Manuppelli]

Kevin Pearce, vecchia promessa del baseball, è un reporter investigativo che ha conquistato il prestigioso premio Pulizer per un’inchiesta sull’omicidio di Rosie Tallent avvenuto a Brighton, del quale era stato accusato un uomo di colore dimostratosi poi innocente.

Kevin conosce bene Brighton, un sobborgo di Boston, perché è il luogo in cui è cresciuto e dove, nel 1975, aveva assistito a due omicidi piuttosto violenti. L’uno aveva coinvolto una persona molto vicina a Kevin, il secondo aveva coinvolto il suo presunto assassino, un nero di nome Curtis Jordan; Kevin dopo quell’episodio aveva lasciato Brighton per entrare in una scuola prestigiosa e per allontanarsi dalla violenza.

Dopo aver ricevuto la notizia del premio Pulizer, Kevin Pearce torna a Brighton per comunicarlo alla vedova dell’uomo accusato ingiustamente dell’omicidio della Tallent, ma una volta ritornato a Brighton i fantasmi del suo passato iniziano nuovamente a tormentarlo.

Brighton è un luogo che non si può scordare ed è ancora molto, molto violento e razzista nei confronti dei neri. Kevin incontra sua sorella Bridget e i suoi vecchi amici Bobby e Finn. Tutti coloro che sono rimasti a Brighton sono caduti nella spirale della violenza, tutti vogliono fare soldi in fretta e in modo semplice; nessuno lavora onestamente, nessuno va in giro disarmato, nessuno si fa scrupoli se bisogna pestare qualcuno o se c’è da regolare un conto in sospeso.

L’omicidio di una poliziotta sotto copertura, Sandra Patterson, collegato alla morte di un’altra donna di nome Chrissy McNabb, impegnano Lisa, la compagna di Kevin, e il giornalista stesso che inizia ad indagare. Le morti della Patterson e della McNabb sono simili a quelle di Rosie Tallent e della persona vicina a Kevin uccisa nel 1975. Persino l’arma parebbe la stessa, come la modalità di uccisione: quindi queste persone sono state uccise tutte dalla stessa mano?

Negli anni Settanta, non c’era modo di confonderla. Rumorosa, nera, povera e maleodorante. Piena di droga e disperazione. Straccioni e vagabondi fermi agli angoli della strada che vendevano coca a dieci centesimi a bustina; mamme adolescenti sedute in veranda nel tardo pomeriggio a guardare i figli e attendere che il peggio passasse; vecchi uomini neri che giocavano rapide partite a scacchi bevendo birra doppio malto chiusa in sacchetti di carta; fratelli che guidavano auto superaccessoriate a dieci miglia all’ora giù per le strade, con le mani sul volante nella miglior posa da teppisti. Questa era Fidelis. La vita [Michael Harvey, Brighton, trad. N. Manuppelli]

“Brighton” di Michael Harvey (trad. N. Manuppelli, Nutrimenti editore, 365 pagine, 19 €) è un romanzo che contiene tutte le caratteristiche necessarie per essere classificato come thriller impostato come un classico cold case. Un uomo piuttosto pacato e tranquillo come Kevin Pearce – affermato reporter vincitore del premio Pulizer – torna a Brighton dopo molto tempo e scopre che tutto è rimasto come ricordava e che i suoi vecchi amici – e persino sua sorella – sono diventati dei criminali, uomini e donne senza nessuno scrupolo, cresciuti nella violenza, imbebiti di violenza, che non conoscono null’altro che violenza.

Harvey cattura l’attenzione del lettore grazie al vecchio caso d’omicidio, quello del 1975 ai danni della persona vicina a Kevin (continuo a scrivere così per non rivelarvi l’identità di questa persona: rovinerei il gusto della lettura), che forse non è stato realmente commesso dall’uomo accusato e giustiziato, il nero Curtis Jordan; e chi ha ucciso la persona vicina a Kevin molto probabilmente ha ucciso di nuovo, e col tempo è diventato sempre più abile e preciso.

“Brighton” inizia nel 1975 con uno stile molto avvincente che tiene incollato il lettore alle pagine; prosegue con una parte centrale più lenta e spenta, dove vengono introdotti molti personaggi legati specialmente alla malavita di Boston e dintorni, e si chiude con una terza parte ricca di suspance dove in ogni secondo si ha la sensazione che accadrà qualcosa di brutto e dove, infine, viene risolto il caso da Kevin Pearce grazie all’aiuto dell’amico Bobby.

È un buon libro onesto nel senso che il lettore può arrivare alle stesse conclusioni di Kevin Pearce. È scritto bene benché sia poco coinvolgente nella parte centrale (dove però vengono forniti dettagli importanti per la risoluzione del caso) e ogni personaggio alla fine incontra il suo destino, mentre ogni evento trova la sua spiegazione.

Brighton” di Michael Harvey è un romanzo che consiglierei di mettere in valigia tra le letture estive agli amanti del genere thriller.

Titolo: Brighton
L’Autore: Michael Harvey
Traduzione dall’inglese: Nicola Manuppelli
Editore: Nutrimenti
Perché leggerlo: perché è un buon thriller, onesto e scrito bene, dove ogni personaggio alla fine incontra il giusto destino, buono e cattivo che sia

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