Librinpillole: le letture di maggio

Librinpillole è la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Le letture di maggio!

Il mese di maggio è praticamente volato: grandi protagonisti sono stati le belle letture, il Salone del Libro di Torino, il quinto appuntamento di Una valigia di libri – Viaggio in Nord America e Canada e il viaggio a Bologna per andare a vedere l’emozionantissima mostra di Edward Hopper ospitata a Palazzo Fava (della quale presto vi parlerò qui sul blog!).

Al Salone del Libro ho incontrato molte persone che avevo solo sentito via mail, ho conosciuto editori nuovi dei quali presto vi parlerò e ho portato a casa un bel po’ di libri che ora sono impilati con gli arrivi di maggio e che non vedono l’ora di essere letti

Il quinto appuntamento di Una valigia di libri – Viaggio in Nord America e Canada, creato da Elisa La lettrice rampante e me, grazie all’ospitalità della libraia Stefania della Libreria Sulla Parola a Caluso (TO) ha portato noi lettori e lettrici in Nord America: la partecipazione è stata buona e sono arrivati davvero tantissimi consigli di lettura, sia fisicamente che on line. Il prossimo viaggio, e purtroppo ultimo della rassegna, sarà il 18 giugno e andremo a scoprire le letterature dell’Africa e dell’Oceania: insomma, una bella sfida.

Del viaggio a Bologna ne parlerò presto: ho scaricato le foto che ho scattato, devo ancora rileggere i frettolosi appunti di viaggio e finalmente sarò pronta per parlarvi di questa bella città e soprattutto della mostra del famoso pittore americano.

Passando alle letture, ecco i libri che ho letto questo mese con i relativi consigli ed emozioni:

E adesso? di A Yi (Metropoli d’Asia, 112 pagine, 10 euro) è la storia di un giovane ragazzo cinese che per noia decide di commettere un crimine abominevole ed efferato. E’ un romanzo decisamente inquietante, una sorta di discesa negli inferi nella mente di uno psicopatico e sociopatico. Non lo consiglierei proprio a tutti.

Andarsene di Rodrigo Hasbún (SUR edizioni, 120 pagine, 15 euro) è senza dubbio il romanzo più bello letto questo mese. Il giovane scrittore boliviano ci racconta la storia della famiglia Erlt, in particolare di Monika Erlt, la donna che giustiziò colui che aveva tagliato le mani a Ernesto Che Guevara. Spiegarvi tutte le emozioni scaturite durante la lettura è difficile, per cui non posso che consigliarlo caldamente.

Canto della pianura di Kent Haruf (NN editore, 303 pagine,18 euro) è un romanzo per chi è già stato a Holt, sarà come tornare a casa; ma anche per chi non c’è mai stato, dato che son certa che si innamorerà di questo paese delle pianure del Colorado e delle persone che lo abitano. Bellissimo ed emozionante.

Neve, cane, piede di Claudio Morandini (Exòrma edizioni, 138 pagine, 13 euro) è un romanzo per chi apprezza gli scenari alpini e per chi vuole sentirsi narrare una storia che ha quasi il sapore di una fiaba, davvero piacevole da leggere.

Trilobiti di Breece D’J Pancake (minimum fax, 191 pagine, 16 euro) è una raccolta di racconti non sempre facili da comprendere, e non solo per il linguaggio ma per la simbologia che sta dietro a molti fatti narrati. Non lo consiglio a tutti, ma solo a chi è motivato a conoscere uno scrittore particolare che ha segnato la storia della narrativa americana.

Si può tornare indietro di Ada Murolo (Astoria edizioni, 205 pagine, 16 euro) è un romanzo dolce e commovente che si svolge durante la cerimonia di annessione del 4 novembre 1954, quando le truppe italiane entrarono a Trieste, in una giornata in cui la Storia si fonde con le vicende personali delle due protagoniste femmili Alina e Berta.

Inoltre, questo mese ho letto il romanzo “Lettera d’amore in scrittura cuneiforme” di Tomáš Zmeškal (Safarà edizioni) la cui recensone sarà pubblicata il 10 giugno, ma vi lascio la prima tappa del blog tour organizzato da Safarà editore dove parlo di Praga e del libro (>>qui).

Infine, ho letto i due volumi della collezione Antiprincipesse pubblicati da Rapsodia editore, che hanno come protagoniste Frida Kahlo e Violeta Parra (>>qui).

E voi, avete partecipato a qualche evento letterario questo mese? Quali libri avete letto a maggio? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

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A Yi | E adesso?

Spesso mi vengono veri e propri attacchi di paura quando leggo certe notizie sui quotidiani; violenze verbali e fisiche su persone, bambini e animali sono cose che mi terrorizzano. Ogni notizia nuova che leggo mi spavento sempre più, mi fa paura cosa riesca a fare l’uomo ai suoi simili o agli animali. Il romanzo “E adesso?” di A Yi (Metropoli d’Asia, 112 pagine, 10 €) racconta in prima persona la storia di uno studente all’apparenza tranquillo, ma in grado di commettere un gesto tremendo.

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Titolo: E adesso?

L’Autore: A Yi è lo pseudonimo di Ai Guozhu, nato nel 1976 a Ruichang, Jiangxi. Dopo aver svolto diversi mestieri, a trent’anni inizia a scrivere racconti. Nel 2012 in Cina esce “E adesso?” il suo primo romanzo. E’ una delle più interessanti voci emerse negli ultimi anni nella Repubblica Popolare Cinese

Traduzione dal cinese: Silvia Pozzi

Editore: Metropoli d’Asia

Il mio consiglio: è un romanzo inquietante dove il narratore è il criminale stesso; un libro di memorie, giustificazioni e spiegazioni, una vera e propria discesa negli inferi.

“Dove si rifugerebbe un criminale?”. Io avevo una gamma di possibilità, ma lui sarebbe stato costretto a ricorrere al rasoio di Occam, limitandosi a due ipotesi: 1) un luogo in cui ha un interesse particolare o un legame affettivo; 2) un luogo in cui conosce qualcuno. Per il resto era in mano al destino [E adesso?, A Yi, trad. S. Pozzi]

Su è un giovane studente che vive agli alloggi dell’accademia militare, dove suo zio è comandante. Arrivato dalle campagne dopo la morte del padre e con una madre ossessionata dal guadagnare, Su si sente spaesato e smarrito. Ha pochissimi amici e un’unica amica, Kong Jie, una ragazza apparentemente perfetta alla vista di tutti.

Il ragazzo medita come mettere in atto il suo piano diabolico: vende al mercatino il prezioso Buddha di giada della zia; acquista un coltello; acquista degli abiti; un biglietto aereo; studia se conviene fuggire nella città di T.; l’adrenalina gli scorre in corpo ancora prima di mandare un SMS a Kong Jie.

Attira in trappola Kong Jie. La conduce nell’appartamento asettico dell’accademia. La blocca. L’accoltella. Non una volta, bensì più di trenta. Infila il corpo inerte di Kong Jie nella lavatrice… E adesso? Adesso inizia la fuga; un drammatico guardie e ladri, inseguito dalla polizia, dove per sopravvivere deve prevedere le loro mosse. Perché la polizia da lui vuole soprattutto una cosa: il movente dell’omicidio.

Ora ero costretto ad affrontare da solo un tempo immenso. I viaggi, il lavoro, le guerre, la ricerca di una donna e qualsiasi altra cosa sono schemi per evitare il contatto tra noi e il tempo. Lì, in quella cella angusta, dove non c’era quasi niente da fare e quel poco si completava in fretta, lo distinguevo con chiarezza spalancare le ampie braccia. E’ poderoso e invulnerabile il tempo, ed è dappertutto, non prova emozioni come gli esseri viventi, non sente le tue suppliche, non vede la tua disperazione (…) Riempie la stanza, ti sommerge, ti annienta, e intanto, mentre ti schiaccia, senti che è la totalità [E adesso?, A Yi, trad. S. Pozzi]

Secondo romanzo che leggo edito dalla casa editrice Metropoli d’Asia, questo libro mi ha inquietata parecchio. Poiché è narrato in prima persona, il lettore viene catapultato nella mente malata e psicopatica dell’assassino; chi legge ascolta il suo piano diabolico, senza poterlo fermare, senza poterlo denunciare prima che infligga a Kong Jie tutte quelle crudeltà senza motivo. Questo è, senza dubbio, un punto di vista molto originale.

A Yi mette in scena un delitto efferato e tragico, seguito da una fuga spericolata con conseguente caccia all’uomo; ma se si cerca di leggere tra le righe il gesto di Su, pur disapprovandolo a priori, si comprende quanta desolazione e quanta solitudine si nascondano nell’animo del giovane studente. Privo della figura paterna, in balia di una madre e di una zia entrambe dispotiche, di uno zio che vorrebbe farlo diventare un militare e di una società cittadina che lo prende in giro, poiché arriva dalle campagne. Questi antefatti non sono una giustificazione, come non lo sono in nessun caso, per nessuna persona.

Prima di arrivare a commettere un gesto come quello di Su – e di molte persone nella realtà – l’essere umano lancia dei messaggi, manda richieste di aiuto. Non riesco a credere che dall’oggi al domani una persona imbracci un fucile e commetta una strage. No. Se si fa un passo indietro e si esplora la sua condizione si deve necessariamente trovare un evento o un fatto scatenante. Non posso credere alla follia pura e semplice. Anzi, non voglio.

Poi, però, mi viene in mente che, se adesso mi è tutto chiaro, è perché so che devo morire, sto chiuso qui dentro e non posso andarmene [E adesso?, A Yi, trad. S. Pozzi]

Librinpillole: le letture di aprile

Librinpillole è la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Le letture di aprile e la mia nuova gerbera fucsia!

Aprile è stato un mese decisamente positivo, in tema di letture e di incontri a sfondo letterario. Domenica 3 aprile sono stata a Milano e ho partecipato alla seconda edizione del Book Pride, la fiera dell’editoria indipendente. Al Book Pride ho potuto acquistare tre romanzi (che ho già letto e dei quali presto vi parlerò!) e ho conosciuto Alice di Safarà Editore, colei che all’inizio di marzo mi invitò a partecipare al blog tour del libro “Lettera d’amore in scrittura cuneiforme” dello scrittore ceco Tomáš Zmeškal. Se vi foste persi l’articolo in cui parlo del Book Pride, eccolo >>qui.

Il 16 aprile ci siamo nuovamente incontrati alla Libreria Sulla Parola di Caluso, con la compagna di viaggio La lettrice rampate, e siamo partite alla scoperta dell’Asia attraverso i libri. Ne è uscito un incontro ricchissimo di consigli e suggerimenti, pervenuti anche on line grazie all’evento virtuale in parallelo su Facebook per chi è troppo lontano dalla bella libreria di Stefania. Ve ne ho parlato >>qui.

Ma le vere sorprese letterarie del mese di aprile sono state le letture, nove in totale, decisamente interessanti (solo una con riserva). Ho potuto “visitare” ben tre Paesi nuovi (Indonesia, Lettonia e Kirghisia) e scoprire autori e autrici nuovi.

L’uomo tigre di Eka Kurniawan (Metropoli d’Asia, 166 pagine, 12,50 €). La prima lettura del mese è stata proprio questa, l’avventura di Margio un ragazzo indonesiano che commette un crimine terribile, che è il pretesto per parlarci di un’Indonesia che guarda verso la modernità pur restano legata a riti e credenze ancestrali. Assolutamente consigliato per chi cerca un giallo anomalo e una lettura sperimentale.

Monte Carlo di Peter Terrin (Iperborea, 170 pagine, 16 €). Lo scrittore belga ha vinto il Premio Europeo per la Letteratura e questo è un romanzo molto bello, scritto in modo conciso dove le parole sono mai ridondanti ma dove l’autore riesce a raccontarci la storia del meccanico che salva la vita ad una stella del cinema senza ottenere il successo che credeva. Un romanzo permeato di bellezza e nostalgia, di aspettative mancate e di tristezza: imperdibile.

Favole colorate di Imants Ziedonis (Damocle edizioni, 147 pagine, testo lettone a fronte, 10 €). Come dice il titolo, si tratta di una raccolta di bellissime ed evocative favole che hanno per protagonisti i colori. Ambientate in Lettonia sono state una scoperta davvero molto affascinante.

Il battello bianco di Tschingis Aitmatov (marcos y marcos, 203 pagine, 14,50 €). Da molto tempo volevo leggere un romanzo di questo autore kirghiso e al Book Pride ho acquistato questo libro. E’ una fiaba, quasi, dove il protagonista è un bambino abita nelle montagne della Kirghisia con i nonni; è un romanzo molto delicato e con una capacità narrativa rara Aitmatov ci racconta una storia bellissima e struggente.

The Danish Girl di David Ebershoff (Giunti, 360 pagine, 18 €). E’ la lettura che forse tra tutte quelle del mese mi ha convinta meno. Ho poi anche visto il film, circa una settimana dopo, e per una volta tanto, a mio parere, la pellicola è meglio del libro.

Il pappagallo che prevedeva il futuro di Luciano Lamberti (gran vía edizioni, 96 pagine, 10 €). Credo sia una delle migliori raccolte di racconti lette negli ultimi anni. L’argentino Luciano Lamberti è di sicuro un autore da tenere d’occhio e spero che venga presto tradotto in italiano anche il suo ultimo romanzo. Consigliatissimo!

Non sparate sul regista. Bestiario del cinema americano di Simone Cerri (Las Vegas edizioni, 196 pagine, 10 €). E’ un saggio comico che analizza il cinema americano in chiave ironica e divertente e lo consiglio a tutti coloro che amano il cinema, anche quello dei film copia-e-incolla. Avvertenza: potreste scoppiare a ridere quando meno ve lo aspettate.

Sanctuary Line di Jane Urquhart (Nutrimenti, 239 pagine, 17 €). E’ il migliore libro letto in aprile: questo è un libro per chi ama la luce calda della fine dell’estate, per chi ha trascorso l’infanzia tra boschi e campagne, con amici, cugini e zii un po’ folli; è un romanzo per chi cerca la storia di una famiglia, con i suoi segreti e le mille difficoltà. Un romanzo per chi si sente come una farfalla monarca, sempre in bilico tra un luogo e l’altro.

Frammenti dalla Senna di Stefano Duranti Poccetti (Ensemble, 113 pagine, 10 €). E’ un libro che ha come sottotitolo “Parigi, passeggiata letteraria“, ed è proprio con questo spirito che si può leggere, come una lunga passeggiata attraverso la capitale francese, per far sognare chi non c’è ancora stato o far struggere di nostalgia chi l’ha amata.

E questi sono, in pillole, i libri che mi hanno fatto compagnia ad aprile. A parte la piccola delusione con “The Danish Girl”, sono decisamente soddisfatta dei libri che ho letto.

Maggio è alle porte e mi porterà almeno tre cose bellissime: anzitutto, il Salone del Libro di Torino un appuntamento irrinunciabile soprattutto perché ci abito abbastanza vicina. Andrò a conoscere i ragazzi di Casa Sirio (ricordate che ho vinto una copia di Elementare Watson a marzo?) e spero di incontrare e conoscere altri editori e blogger; sabato 21 maggio alla Libreria Sulla Parola ci sarà il quinto appuntamento de Una valigia di libri: scopriremo gli Stati Uniti e il Canada attraverso i libri. Infine, l’ultimo week end di maggio sarò a Bologna, per la mostra di Edward Hopper e per visitare quella libreria dove – pare- i libri siano gratis.

E voi, quali libri avete letto a marzo? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

Eka Kurniawan | L’uomo tigre

La curiosità di leggere romanzi scritti da autori stranieri questa volta mi ha condotta in Indonesia: tra gli scaffali della biblioteca ho scovato “L’uomo tigre” di Eka Kurniawan (Metropoli d’Asia, 166 pagine, 12,50 euro) e sono immediatamente rimasta colpita dalla copertina. Qualche giorno dopo, la libraia Stefania mi ha segnalato che questo romanzo è comparso nella lista dei libri candidati al Man Booker Intenational Prize 2016. A questo punto ho deciso di leggerlo: vi racconto com’è andata.

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Titolo: L’uomo tigre

L’Autore: Eka Kurniawan è nato a Tasikmalaya nel 1975 ed è uno delle voci più interessanti del panorama letterario indonesiano di oggi. Oltre a scrivere romanzi, lavora come giornalista e designer. “L’uomo tigre” è stato candidato al Man Booker International Prize 2016

Traduzione dall’indonesiano: Monica Martignoni

Editore: Metropoli d’Asia

Il mio consiglio: “L’uomo tigre” è un romanzo magnetico, un giallo anomalo dove emerge l’Indonesia di oggi, fatta di modernità ma anche di suggestioni e leggende. A tratti crudo, a tratti tenero è un romanzo imperdibile per chi ama le letterature straniere e le storie raccontate in modo sperimentale e innovativo.

Tuttavia la storia della tigre del nonno era la più sorprendente di tutte. Secondo Ma Muah, la cantastorie del villaggio, molti uomini del borgo avevano la propria tigre. Alcuni le possedevano perché le avevano sposate, altri le avevano ereditate e se le tramandavano di generazione in generazione. Il nonno ne aveva ereditata una da suo padre, e suo padre dal suo, indietro fino agli antenati, e nessuno si ricordava chi fosse stato il primo a sposare la tigre [L’uomo tigre, Eka Kurniawan, trad. M. Martignoni]

La notizia dell’omicidio si sparge in fretta, nel piccolo kampong, il tipico quartiere delle cittadine indonesiane: Margio, il figlio maggiore di Komar e Nuraeni, pare proprio che abbia ucciso Anwar Sadat. La modalità di uccisione è davvero sconcertante: Margio ha azzannato il collo di Anwar Sadat sino a scoprire la trachea e, senza mai mollare la presa con i denti, ha soffocato il vecchio in un bagno di sangue.

Perché un bravo ragazzo come Margio ha commesso un crimine così efferato? Può darsi che il motivo di tale rabbia sia dovuto alle recenti morti avvenute in famiglia? O nell’animo di Margio vive una tigre, quella tigre bianca come un’oca e feroce come un cane selvatico, la stessa che una volta Mameh, la sorella di Margio, ha visto solo per un secondo emergere dal corpo del fratello?

I suoi piedi lo guidarono alla cella. Si fermò sulla soglia, guardando Margio tremare sulla branda. Fu sul punto di chiedergli cosa fosse successo, sperando che a lui avrebbe rivelato la verità, ma fu preso da una grande amarezza e la voce gli si strozzò in gola. Tuttavia il ragazzo, intuendo la domanda che voleva porgli, si voltò verso di lui. “Non sono stato io”, disse in tono calmo e senza ombra di rimorso, “ma la tigre che ho dentro”[L’uomo tigre, Eka Kurniawan, trad. M. Martignoni]

L’uomo tigre” è un romanzo che mi ha sopresa positivamente per diversi motivi. Anzitutto, per come è scritto: la scrittura – e quindi la traduzione – è davvero scorrevole, la curiosità saliva pagina dopo pagina, volevo scoprire le storie delle vite dei personaggi e volevo leggere le descrizioni della società indonesiana.

Mi ha sopresa perché non è un giallo, perlomeno nel senso classico del genere: il colpevole dell’omicidio viene rivelato sin dalle prime pagine, per cui non ci si può aspettare la struttura del romanzo giallo classico dove solo alla fine si scopre l’assassino. E proprio per questa struttura anomala, una volta letta la trama, mi sono chiesta come un autore potesse scrivere un libro e soprattutto tenere incollato il lettore alle pagine, svelando subito l’identità di chi commette il crimine.

La forza di questo romanzo è proprio in questo dettaglio: l’efferato crimine commesso da Margio ai danni del vecchio Awar Sadat è sì l’evento che dà il via alla storia, ma a tratti passa in secondo piano per dare spazio alla descrizione degli usi e costumi della società indonesiana – ancora permeata di leggende, magia e suggestioni – e mette in scena una serie di personaggi caratterizzati in modo assolutamente perfetto, in particolar modo dal punto di vista psicologico. Solo alla fine si arriverà a capire il movente del folle gesto di Margio verso Awar Sadat, ma lo si capirà unicamente dopo aver analizzato e sviscerato ogni personaggio e ogni dettaglio della storia.

Lo scrittore Eka Kurniawan ha scritto un libro magnetico e affascinante, dove noi leggiamo di un’Indonesia a tratti moderna ma ancora legata a leggende sugli spiriti come i terribili ginn e sugli animali che abitano i corpi degli uomini. Per apprezzare questo libro, noi lettori occidentali dobbiamo cercare di immergerci in queste atmosfere che hanno qualcosa di magico e fortemente suggestivo: ci viene difficile credere che un ragazzo di vent’anni sia abitato da una tigre bianca come un’oca, ma se cambiamo prospettiva anche per un indonesiano può risultare difficile (o persino ridicolo) comprendere noi, che seguiamo religioni o tradizioni così diverse dalle loro.

Questo è il bello di aver letto “L’uomo tigre” di Eka Kurniawan: l’avermi aiutata a cambiare prospettiva e avermi messa nella condizione di apprezzare una cultura veramente diversa dalla mia.

Di libri e di cultura: una giornata a Milano tra BookPride e musei

Buongiorno lettrici e lettori, come avevo anticipato nei giorni passati, ecco il mio articolo di resoconto sulla giornata di ieri: una mattinata intensa al BookPride a BASE di Milano e un pomeriggio ancor più intenso in giro per musei (con ingresso libero in occasione dell’iniziativa musei gratuiti ogni prima domenica del mese).

BookPride: cos’ho visto, cosa ho fatto, chi ho incontrato e soprattutto… cos’ho comprato!

Alla scorsa edizione del BookPride non ero potuta andare, per cui per me questa è stata la prima volta. In effetti, la fiera è piccina, molto più piccina del Salone del Libro di Torino – al quale io sono abituata – ma confesso che questo suo essere piccola non mi è dispiaciuto: essendoci andata di mattina, ho trovato poca gente e ho avuto la possibilità di chiedere consigli direttamente agli editori, nonché chiacchierare un po’ con loro chiedendo allegramente di tradurre autori provienienti dalla Guyana francese (spiazzandoli, aggiungo).

E’ vero che gli editori non hanno portato tutto il loro catalogo, ma è stato meglio così: anziché tre libri ne avrei altrimenti presi cinque e i miei buoni propositi sarebbero andati in fumo.

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Alice mi racconta perché i libri di Safarà editore sono… storti! (foto: Paolo)

Per prima cosa sono stata allo stand di Safarà edizioni, un editore di Pordenone, dove la simpatica Alice mi aveva invitata per omaggiarmi di una copia della loro ultima novità “Lettera d’amore in scrittura cuneiforme” dell’autore ceco Tomás Zmeskal. Alice mi ha contattata qualche mese fa per chiedermi se avrei voluto ospitare sul mio sito un blogtour di promozione di questo romanzo; dopo aver letto la trama e qualche recensione straniera, ho accettato soprattutto per due motivi: il romanzo è ambientato a Praga (e io amo questa città) e l’autore ha vinto il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura (che per me, dopo aver letto due autori che hanno vinto questo premio, sta diventando una garanzia di qualità del libro).

Dopo aver incontrato Alice, mi prefiggo di comprare solo i due romanzi che avevo segnato, ma nel mio vagare trovo lo stand dell’editore marcos y marcos e là, in bellavista, c’è “Il battello bianco” di Tschingis Aitmatov, scrittore originario della Kirghisia. Questo libro non l’ho preso per caso: lo incontrai per la prima volta citato da Tiziano Terzani in quel libro magnifico che è “Buonanotte signor Lenin“, dove il giornalista toscano racconta la dissoluzione dell’ex-URSS. Arrivato a parlare della Kirghisia, Terzani cita Aitmatov e da quel momento – son passati quasi due anni – mi sono prefissata di leggerlo. Sarà una delle mie prossime letture.

Così, trovo il piccolo stand dell’editore milanese Metropoli d’Asia, per capirci coloro che hanno pubblicato il bellissimo romanzo di Eka Kurnianwan, lo scrittore indonesiano di cui presto vi parlerò. Racconto all’editore di quando sia rimasta colpita da Kurnianwan, candidato tra l’altro al Man Booker International Prize, e acquisto senza tanti dubbi la loro ultima novità “E adesso?” di A Yi, scrittore cinese molto noto in Patria. La storia parla di un tipo un po’ psicopatico, ma io sono sicura che questo spaccato anomalo di una Cina che di solito sembra ordinatissima, mi piacerà molto.

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Il catalogo di Metropoli d’Asia è magnifico, se cercate libri di scrittori asiatici contemporanei e di oggi, questo è l’editore giusto (foto: Claudia).

Come ultimo acquisto, scelgo la novità dell’editore gran vía, una casa editrice specializzata in letteratura spagnola e latinoamericana (ispanofona). Acquisto senza nessun dubbio “Il pappagallo che prevedeva il futuro” di Luciano Lamberti, giovane promessa argentina della letteratura di oggi, con un nome curiosamente italianissimo. Ho scelto proprio questo, tra il loro bellissimo catalogo, perché a me piacciono molto i racconti e più sono strampalati più mi garbano (ce n’è uno che parla di come vivono i giganti!). Ah, è a loro che ho chiesto se avevano autori ecuadoregni, paraguayani, boliviani o della Guyana francese!

Passo anche allo stand de La nuova frontiera, altra casa editrice che amo molto: vorrei comprare “Di uomini e bestie” di Ana Paula Maia, ma sfogliandolo leggo a caso delle scene un po’ forti, credo di non essere ancora pronta per questo tipo di lettura. E me ne dispiace un po’, forse dovrei superare le mie ansie e le mie paure. Chissà, magari al Salone ci ripenserò…

Girovagando per musei: Museo di Scienze Natuali, Galleria di Arte Moderna e Museo del Novecento

Approfittando dell’ingresso libero per tutti nei musei statali, ogni prima domenica del mese, io e il mio fotografo ufficiale scegliamo di andare a visitarne tre. Il primo è il Museo di Scienze Naturali, del quale io avevo un ricordo bellissimo della sala dei cristalli ma già da qualche anno – da quello che mi ha detto un operatore – non è più possibile vederla perchè nella sala che fu dei cristalli ora allestiscono le mostre temporanee. Che delusione, anche se il percorso dei fossili è sempre molto carino da intraprendere.

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Al Museo di Scienze Naturali hanno tolto i cristalli, per fortuna ci restano i dinosauri (foto: Paolo).

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La sala principale della Galleria di Arte Moderna di Milano (foto: Paolo)

Il secondo museo è la Galleria di Arte Moderna di Milano, ad un paio di minuti a piedi dal Museo di Scienze Naturali. Alla GAM si possono fare fotografie e abbiamo cercato di immortalare tutta questa bellezza. Con la pinacoteca di Brera e il Museo del Novecento, senza dubbio la GAM sale sul podio dei musei di Milano che mi piacciono di più. Tra i dipinti che ho preferito ci sono senza dubbio quelli che hanno come soggetto la lettura, come “In lettura” di Federico Zandomeneghi, “La lettura” di Federico Faruffini e “Prime letture” di Plinio Nomellini. Come dimenticare poi il ritratto del buon Alessandro Manzoni ad opera di Francesco Hayez, le vedute del Vesuvio di Giuseppe De Nittis (tanto belle che sembrano fotografie) e l’ultima sala con dei paesaggi di una bellezza impareggiabile. Menzione speciale per Angelo Morbelli che con “La stazione Centrale di Milano” mi ha fatta sognare un’epoca che non c’è più, con una vena di malinconia e una di romanticismo.

Con le ultime forze rimaste, ritorniamo in Piazza Duomo per visitare il Museo del Novecento, che ne vale la pena già solo per vedere “Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Oltre a Pellizza da Volpedo, il museo custodisce opere di Umberto Boccioni, Henri Matisse, Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Vassilij Kandinskji, Ottone Rosai, Carlo Carrà, Renato Guttuso e… una Merda d’artista di Piero Manzoni, la n. 80.

Il viaggio di ritorno in metrò è un po’ surreale, affollatissima e sporchissima tanto da togliere il respiro (la metrò di Milano se la gioca con l’orrenda metrò di Roma), ma arriviamo alla Stazione Centrale con anticipo (così mi prendo ancora un segnalibro alla Feltrinelli).

Non mi resta che leggere tutto ciò che ho comprato e… organizzare la prossima prima domenica del mese per vedere altri tesori di Milano senza pagare nemmeno un euro!