Ivano Porpora | Fiabe così belle che non immaginerete mai

(…) quando una persona ti parla di un mondo a mille colori, e tu dici che ce n’è uno solo, non pensare che sia un pirla: magari ha solo avuto il coraggio di procurarsi occhiali migliori dei tuoi [Ivano Porpora, Fiabe così belle che non immaginerete mai]

C’era una volta, in un Reame Lontanissimo, ma così lontano che se chiedevi indicazioni per raggiungerlo ti rispondevano tipo: uh, ma per carità!, lascia stare che consumeresti le suole di un cointainer di Primigi o altri dicevano tipo: dovresti percorrere almeno seimila anni luce sui convogli di Trenitalia, ti pare il caso? Quindi, in questo Reame Lontanissimo si svolge la storia del Libro Magico, di Dina la bambina frignona (e rompiballe) e della Strega Cattiva.

In questo Reame Lontanissimo – e Grandissimo, pure – c’era un Libro Magico che, per semplicità chiameremo: “Fiabe così belle che non immaginerete mai“; no fermi, facciamo: Libro Magico, così il titolo è più corto. Comunque, questo Libro Magico lo aveva scritto un certo Ivano Porpora che, capitato per sbaglio nel Reame Lontanissimo – e Grandissimo -, aveva lasciato un’unica copia del Libro Magico nella biblioteca della città, in modo che tutti gli abitanti potessero leggerlo.

Nel Reame Lontanissimo – e Grandissimo – c’era una bambina di cinque anni che si chiamava: Dina, che era frignona (e un po’ rompiballe) tanto frignona che i genitori la lasciavano vagare per il paese da sola e lei adorava andare in biblioteca. Sì, aveva cinque anni e già sapeva leggere: era precoce, va bene? Volete andare avanti voi?

Ogni giorno Dina si allacciava le sue Primigi nuove di fabbrica e correva in biblioteca a leggere il Libro Magico, che ormai conosceva a memoria. La sua fiaba preferita era “L’uomo che perse a briscola con la tristezza“, benché Dina non sapesse cosa fosse la briscola (ma la tristezza sì, eh); amava molto anche la fiaba “Il nuovo paio d’occhiali“, ché aveva imparato che il mondo si deve guardare a colori, e non in bianco e nero; mentre il Kraken con centinaia di orologi waterproof per ogni tentacolo era il suo mostro preferito, che sperava, un giorno, d’incontrare.

Comunque. Una mattina, giunta in biblioteca, Dina chiese di consultare il Libro Magico ma il bibliotecario le spiegò che era sparito. Come sparito?, domandò la bambina e iniziò a frignare. Hai poco da frignare, la redarguì il bibliotecario, ti dico che il Libro Magico non c’è.

Dina uscì dalla biblioteca con le lacrime agli occhi e all’improvviso si palesò la Strega Cattiva con il Libro Magico tra le grinfie. Cerchi questo?, le domandò. Dina smise di frignare: Sì, dammelo. Col cavolo, rispose la Strega Cattiva e iniziò a ghignare in modo malvagio. Dina ricominciò a frignare. Se vuoi il libro, prova a prenderlo, gné gné!, la schernì la Strega Cattiva. Dai, però, sei cattiva! disse Dina tra le lacrime. Eh, ma va?

La Strega Cattiva batté due volte i tacchi delle sue Primigi ormai fruste e volò via; Dina non si perse d’animo, oltre che frignona era pure testarda. Anche la bambina batté due volte i tacchi delle sue Primigi nuove di fabbrica e volò via dietro la Strega Cattiva.

Le due si inseguirono per tutta l’estensione del Reame Lontanissimo – e Grandissimo – che era veramente grandissimo, ma tipo che volarono sopra tundre, taighe, ghiacci artici e antartici, foreste pluviali ed equatoriali, su deserti caldi e deserti freddi, volarono su oceani, delta ed estuari, mari, fiumi, laghi salati, laghi immensi e laghi piccoli. Insomma, avete capito. Dina continuava a chiedere il Libro Magico indietro e la Strega Cattiva continuava a rispondere: giammai!

Finalmente giunsero ai confini del Reame Lontanissimo – e Grandissimo – o meglio: quello che si suppone fosse il confine perché nessuno c’era mai stato, tanto era grandissimo il Reame. Dunque, l’apparente confine era delimitato dalle pendici di un gigantesco vulcano: per dire, più grande del Mauna Kea, più grande del Krakatoa, più grande del Popocatépetl, più grande del: insomma, avete capito, era grande. Fu lì, alle pendici del vulcano, che Dina decise di frignare e fare capricci con lo scopo di sfinire l’avversaria.

Dina frignò e frignò, per Quaranta Giorni e Quaranta Notti, pianse e pianse tutte le lacrime che poteva piangere una bambina di cinque anni frignona (e un po’ rombipalle); pure il cielo si coprì e iniziò a piovere e piovere, e lacrime e pioggia assieme sommersero le tundre e le taighe, i ghiacci artici e antartici, le foreste pluviali e quelle equatoriali, i deserti caldi e i deserti freddi, e gli oceani e i delta e gli estuari e i mari e i fiumi e i laghi salati, immensi, piccoli.

E la Strega Cattiva alla fine non ne poté più: Tiè, piglia ‘sto libro e vattene solo, ché sei una rompiballe, non so come facciano i tuoi poveri genitori a sopportarti. La Strega Cattiva batté i tacchi delle sue Primigi ormai fruste e scomparve.

La piccola Dina, vittoriosa, prese il Libro Magico e lo abbracciò teneramente. Qualche secondo dopo, tornò il sole su tutto il Reame Lontanissimo – e Grandissimo – e comparve anche un grande arcobaleno. Dina batté i tacchi delle sue Primigi nuove di fabbrica e tornò al suo paese.

Il Fattore – ovvero il Sindaco -, l’Ortolano e il Farmacista avevano già dato l’allarme per la scomparsa della bambina perché non sentivano più frignare e tirarono un sospiro di sollievo quando videro tornare Dina con il Libro Magico. (I genitori non avevano dato nessun allarme perché non si erano accorti che Dina fosse sparita: erano ormai sordi e immuni alle scenate isteriche della figlioletta adorata).

Il Libro Magico – che, ricordiamo, di nome giusto faceva: “Fiabe così belle che non immaginerete mai” – fu riportato in biblioteca ma per evitare che in futuro qualcuno rubasse l’unica copia, una casa editrice che chiameremo, per esempio: LiberAria editrice, pubblicò molte copie del pregiato testo, le quali furono inviate ai quattro angoli del Reame Lontanissimo – e Grandissimo.

E così, tutti ebbero la loro storia e il loro momento magico. Ah, già: e vissero tutti felici e contenti.

Questa mia recensione insegna tre cose, cari lettori:

A volte frignare serve, a volte no. Valutate caso per caso.

Quando un libro è bello, è bene averne più copie in casa: non sia mai che venga prestato a qualche pesudolettore della domenica che poi non ce lo restituisce. O se ve lo ruba una Strega Cattiva sai che stress andarlo a recuperare chissà dove!

Leggete “Fiabe così belle che non immaginirete mai” di Ivano Porpora (LiberAria editrice, 165 pagine, 15 €) perché tutti abbiamo bisogno di una storia che ci scaldi il cuore.

(© Riproduzione riservata)

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Alessandra Minervini | Overlove

Una delle bellezze di questo luogo dopo quelle abusate, i trulli, le chiese, le frise, le spiagge, la pizzica, è la cava di bauxite. La bauxite è il materiale da cui nasce l’alluminio. La casa non è segnalata sulle guide ufficiali. Gli informatori turistici non conoscono la strada. La cava è fuori uso. Tecnicamente è una cosa rotta. Non serve a nulla. Non ci puoi fare l’alluminio. Non ci puoi fare il bagno. Ha l’aspetto di un lago ma non lo è. E’ un deposito acquifero naturale. Un luogo inutile come solo la bellezza sa essere. Chi ci arriva, di solito con qualcuno che conosce la zona, capirà. Non è difficile. Capire. Ciò che ora è finito, ha avuto inizio in quel luogo [Overlove, Alessandra Minervini]

Carmine è un giovane musicista, ancora poco conosciuto, che cerca il successo. Anna è una donna adulta che alle spalle ha il peso del suicidio del padre, il fallimento del Negozio e l’ossessione della madre Carla per la serie tv che ha Margaret Mitchell come protagonista.

Carmine è sposato e ha una figlia, Anna è uno spirito libero. Carmine ama Anna, Anna ama Carmine. Si amano tantissimo. Il loro è un amore fortissimo, intenso, passionale, geloso. Ma il loro amore è troppo, si manifesta troppo intensamente. Oppure, non si amano affatto, ma stanno assieme solo per non sentirsi troppo soli.

Anna decide di porre fine alla storia con Carmine: è un amore destinato a non portare da nessuna parte, un amore che si trascina e che trascina gli stessi protagonisti al largo, in balia delle onde; è un amore che li rende fragili e indifesi, facili vittime di tempeste violente.

Così, Anna sperimenta per la prima volta cosa significa la mancanza. Mancanza del padre, suicidatosi un anno prima, mancanza dei soldi a causa del fallimento del Negozio, mancanza di Carmine. Non le era mai mancato prima. Prima di perderlo. Si percepisce l’importanza di una persona solo quando questa manca.

La voce è l’ultima cosa che se ne va quando una persona sparisce, non si dimentica. Le parole diventano una lingua perduta ma le storie che ha raccontato continuano a esistere, mettendo alle strette chi rimane [Overlove, Alessandra Minervini]

Carmine, invece, incassa il colpo e si butta sul suo lavoro da musicista e sui duri allenamenti per tenere sotto controllo peso e forma fisica. Si esibisce in diversi concerti, Carmine è l’unico componente dei Miamai, vince un premio. Ma non è soddisfatto. Anche a lui manca qualcosa.

La vittoria l’aveva attesa. L’aveva sognata. Ma poi, una volta sul palco, con il trofeo in mano l’unica cosa che avrebbe voluto fare era svuotarsi, dedicandosi a un pianto infinito alla salute di se stesso [Overlove, Alessandra Minervini]

Castel Sant’Angelo, Taranto (foto: Brunella Iannuzzi, Wikipedia CC BY-SA 4.0)

Overlove” di Alessandra Minervini (LiberAria editrice, 200 pagine, 12 €) è suddiviso in tre parti – la prima e la terza narrate in terza persona, la seconda in prima persona -, è un libro dove il linguaggio usato dall’Autrice è a tratti scorrevole, a tratti più barocco, con termini e paragoni che colpiscono; magnifiche sono le descrizione della Puglia, fotografata con leggerezza ma precisione, dove brillano i suoi colori e le sue sfumature, ma anche difetti e peculiarità.

Ma voce e stile sono ancora un po’ acerbi, destinati a migliorare con il tempo. La penna della Minervini è leggera e sussurra: racconta la storia di Carmine e Anna analizzando l’eccesso d’amore e la mancanza, due termini che sono strettamente collegati. Ma racconta lasciando vuoti, lasciando dubbi, lasciano punti in sospeso. 

Ci si interroga sull’amore: è giusto amare troppo?, cosa provoca l’eccesso d’amore? Carmine e Anna sperimentano sulla loro pelle tutto ciò che l’eccesso d’amore comporta: sentimenti negativi che consumano, rendono fragili, egoisti.  Amare troppo può portare alla distruzione di una storia d’amore. E quindi, alla mancanza e qualcosa manca solamente dopo averlo avuto e poi perso; non si sente la mancanza di qualcosa che non si ha mai posseduto o qualcosa che si sa che non si posserà mai.

Come poteva una canzone dedicata alla mancanza di amore essere diventata un inno all’abbondanza, anche spicciola, di amore? [Overlove, Alessandra Minervini]

Nel romanzo, oltre Carmine e Anna, si muovono diversi personaggi accennati come fossero fantasmi destinati a infestare solo lo sfondo della vicenda. Come il padre di Anna, del quale viene descritto il suicidio; come lo scrittore dei manuali di autoaiuto che diventano best seller; come Carla, la madre di Anna, intrappolata davanti alla televisione; come B&B, due montenegrini che vedono nell’Italia la possibilità di riscattarsi.

Il romanzo “Overlove” è riuscito nel difficile intento di fotografare le paure, le ansie, i dubbi della generazione di oggi. Alla fine del romanzo, messi a nudo sotto la lente di ingrandimento della Minervini, né Anna né Carmine sono maturati sono ancora molto indecisi, insicuri, timidi ad ogni passo. Entrambi non hanno ancora compreso appieno cosa vogliono dalla vita. Ma se Anna, forse, con un po’ di coraggio cerca di fare un passo indietro, ciò che trova è una porta chiusa. Per il momento.

E’ a fare quel passo che dovremmo aspirare tutti, anche se siamo sicuri che la porta sia chiusa. Osare, amare e vivere intensamente, fare un passo indietro se necessario e ammettere i propri errori. Overlove. Meglio l’amore piuttosto che la mancanza.

Quando un meccanismo si inceppa, bisogna ripararlo. Ma prima c’è un’operazione da svolgere: comprendere l’entità del danno, per pensare alla soluzione. Quando un meccanismo si inceppa, la prima cosa che bisogna fare è riavviare il programma. Come nel reset, dopo il quale molti dati vanno persi. Non tornano più. Si gioisce per quelli sopravvissuti e, con il passare del tempo, si affievolisce il dispiacere per quelli andati per sempre [Overlove, Alessandra Minervini]

Titolo: Overlove
Autrice: Alessandra Minervini
Editore: LiberAria editore
Perché leggerlo: per i colori della Puglia, per le sue descrizioni, le persone che la abitano. Per riflettere sui sentimenti, sull’amore, sulla mancanza, sugli eccessi.

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