Emanuela Crosetti | Come ti scopro l’America

Parlare di libri bellissimi non è mai facile, si rischia sempre di non riuscire a trasmettere quello si è provato leggendo. Oggi descrivo le emozioni scaturite dalla lettura di “Come ti scopro l’America” di Emanuela Crosetti (Exòrma, 360 pagine, 17,50 €), cercando di trasmettere quel sentimento che mi ha accompagnato dall’inizio sino alla fine: la nostalgia per luoghi che non ho mai visto e situazioni che non ho mai vissuto.

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Titolo: Come ti scopro l’America. Da Saint Louis al Pacifico con i leggendari Lewis e Clark

L’Autrice: Emanuela Crosetti è fotografa e giornalista. Collabora con diverse riviste nazionali e alla realizzazione di fotografie per biografie e libri. Ha condotto molte interviste a personaggi dello spettacolo e ha esposto alla Mostra del Cinema di Venezia e allo Jesolo Music Festival

Editore: Exòrma edizioni

Il mio consiglio: io ho adorato questo libro, in ogni sua singola parola e lo consiglio a chi ama l’America più vera, quella lontana dalle scintillanti luci di New York; gli spazi fatti solo di cielo infinito; i viaggi on the road, pieni di imprevisti e di emozione; le curiosità legate alla storia americana e per chi a volte prova la seducente nostalgia per luoghi che non ha mai vissuto

Avevo conosciuto Lewis e Clark tra i banchi universitari, seduti con le divise abbottonate, i cappelli di pelliccia e gli stivali ancora imbrattati dal fango capriccioso del Missouri. Meriwether Lewis era nato a Charlottesville, Virginia, nel 1774 (…) William Clark, classe 1770, anch’egli originario della Virginia, aveva conosciuto Lewis mentre prestavano servizio nell’esercito americano (…) Durante le lezioni di Storia quei due fantasmi se ne stavano lì, muti e accorti, perduti nel mare di parole che risaccava tra date rigide e nomi consunti, tra scalpitanti congetture e racconti che, imbolsiti dal loro essere continuamente narrati,avrebbero ubriacato anche un sordo. Si parlava d’America. Ma io l’America la volevo scoprire dentro le parole degli stessi americani, quelle che ti arrivano senza domande, incapaci di prendersi sul serio; quelle abbandonate sui banconi appiccicaticci di qualche diner o scivolate durante un interminabile e sperduto pieno di benzina. Martedì 9 settembre 2014, alle 10.20 di una mattina quasi autunnale, mi imbarco sul volo UA18L per New York diretta a Saint Louis. [Emanuela Crosetti, Come ti scopro l’America]

Meriwether Lewis e William Clark sono stati due giovani esploratori americani che, su ordine del presidente Thomas Jefferson, si avventurarono attraverso regioni selvagge alla ricerca del passaggio a Nord-Ovest. Un viaggio, il loro, che ha tutto il sapore di una leggenda. Duecento anni dopo, la giornalista e fotografa Emanuela Crosetti, affascinata dalle figure dei pionieri americani, decide di partire alla volta degli Stati Uniti per ripercorrere quel viaggio leggendario e pronta a vivere l’America più vera.

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Lewis e Clark (fonte: © Emanuela Crosetti http://www.georgewonderwall.co.uk)

Le vie turistiche non passano da questi luoghi, gli stranieri non hanno alcun interesse ad attraversarli, tanto meno a sostarvi. Eppure proprio qui si nasconde l’America che cerco, quella che non ha bisogno di piacere ma di tirare avanti; quella che non vuole complimenti ma parole; quella che si lascia vivere semplicemente per quello che è. Libera. [Emanuela Crosetti, Come ti scopro l’America]

Il presidente Jefferson aveva chiesto a Lewis e Clark di documentare ogni tappa del loro viaggio ed Emanuela ha con sé i diari dei due esploratori; la giornalista può fedelmente seguire le tracce dei pionieri attraversando città e paesi completamente sconosciuti ai turisti (e abitati da persone che si stupiscono di vedere una viaggiatrice italiana, da sola per giunta, in quelle zone).

Il viaggio di Emanuela inizia da Saint Louis, nello stato del Missouri, e segue buona parte del corso dell’omonimo fiume attraverso diversi stati americani: Missouri, Nebraska, Iowa, South Dakota, North Dakota, Montana, Idaho, Washington e Oregon.

Emanuela viaggia sola, mentre Lewis e Clark avevano al seguito una Compagnia ben equipaggiata, pronti a tutto per superare condizioni climatiche avverse, capaci a marciare per giorni e giorni o in grado di navigare sulle tumultuose acque del fiume Columbia. I due pionieri avevano avuto contatti con molte tribù indiane, alcune ostili altre molto disponibili a fornire loro guide locali, cavalli e rifornimenti. La shoshona Sacajawea, appena quindicenne e incinta di sei mesi, è forse l’indiana più conosciuta che guidò per un lungo tratto Lewis e Clark.

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Miles City, Montana (fonte: © Emanuela Crosetti http://www.georgewonderwall.co.uk)

Emanuela guida per miglia e miglia, osservando come cambia il paesaggio americano dagli stati centrali a quelli pacifici. Incontra personaggi originali, strani, buffi, ma spesso socievoli. Come il vecchio Francis, veterano della Seconda Guerra Mondiale, che una notte in un caffè racconta episodi legati al conflitto che ha combattuto in Europa; come la dolcissima Donna proprietaria di un bed and breakfast che si premura di far trovare a Emanuella una coperta sulla veranda e degli appunti per proseguire il viaggio sulle orme di Lewis e Clark; o ancora come Maggie, proprietaria di un motel che si sveglia all’alba per prepararle ogni ben di Dio per colazione.

L’America dell’Ovest è anche ricca di cliché, ciò che mi sono sempre immaginata con una romantica nostalgia pur non essendoci mai stata: i motel lungo le strade, quelli con le camere dalla moquette usurata che puzzano di ferrovia; i market aperti giorno e notte; i cookies giganti e gli hamburger giganti di carne di bisonte; le strade dritte per centinaia di miglia; i paesi grigi e fumosi, dove ogni quartiere è identico e perdersi è un gioco da ragazzi; le fattorie isolate in mezzo al nulla; i cimiteri abbandonati; le automobili dalla cilindrata pazzesca che hanno bisogno di continui rifornimenti.

South Dakota: vastità rude. È il nulla sbaragliato sotto abissi di luce dove un’auto che passa è un miraggio e le indicazioni sui cartelli stradali resistono nello spazio più muto e spietato. Un territorio che non riconosce l’autorità dei confini, l’intermittenza dei transiti, la separazione del qui e dell’oltre. Ogni cosa è uguale a sé stessa e si ripete nell’infinito della propria monotonia. Potrei indovinare il luogo che mi attende fra chilometri semplicemente guardando poco oltre la punta delle mie scarpe. [Emanuela Crosetti, Come ti scopro l’America]

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Whitehall (fonte: © Emanuela Crosetti http://www.georgewonderwall.co.uk)

Intervallando i frammenti dei diari dei pionieri Emanuela racconta le emozioni del suo viaggio e le persone che incontra, paragonando le sue disavventure e le sue piccole vittorie a quelle vissute da Lewis e Clark. Con una scrittura fluida e con notevole capacità di trasportare il lettore altrove, la Crosetti descrive curiosità sulla storia americana, aneddoti legati ai luoghi che attraversa in un continuo e avanti e indietro nel tempo, senza dimenticare la musica: alla fine del libro c’è una perfetta colonna sonora per ripercorrere (o sognare) le avventure descritte.

Pur avendolo sospettato sin dall’inizio, c’è un punto preciso in cui ho capito che questo libro sarebbe diventato uno dei miei reportage di viaggio preferiti: il momento più emozionante, per me, è quando Emanuela nel 2014 e Lewis e Clark nel 1805 raggiungono il Continental Divide al Saint Joseph Pass, nel Montana.

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Continental Divide al Saint Joseph Pass, Montana (fonte: © Emanuela Crosetti http://www.georgewonderwall.co.uk)

Qui, sulla linea immaginaria in bilico tra l’Est e l’Ovest, qualcosa sta mutando registro: gli odori nell’aria, l’intensità del vento, il suono delle foglie, il colore della terra, la visibilità dell’orizzonte, la pendenza della montagna, addirittura la percezione di me stessa. Il confine che, dall’Alaska al Cile, divide il bacino idrografico dell’Atlantico da quello del Pacifico, non è solo un concetto ideale e un limite fisico ma un modo di pensare. Tutto ciò che fino a poco fa era lieve, smisurato, lontano e ocra è diventato all’improvviso ripido, contenuto, vicino e smeraldo. Le strade dritte si sono fatte curve. Le montagne calve, ora si ammantano di pinete fitte. Anche il cielo vira dal cobalto al celeste, e le nuvole che stamattina sembravano torri spumose adesso somigliano a sottili foulard. Mentre varco questa linea di demarcazione, ho l’impressione di superare un punto di non ritorno. Tutto ciò che ho visto e che ricordo si allontana vertiginosamente come un’immagine vista da un cannocchiale rovesciato [Emanuela Crosetti, Come ti scopro l’America]

Di solito, quando decido di raggiungere un luogo, non vedo l’ora di arrivare e godermi la meta; ma sono avventure come queste raccontate in “Come ti scopro l’America” a farmi capire che è il viaggio di per sé a meritarsi di essere vissuto, perché è senza dubbio la parte più importante del nostro cammino. E infine sì, lo ammetto: leggendo l’aneddoto sulla promozione di William Clark da luogotenente a capitano e assaporando la poesia del’ultimo frammento tratto dal diario del capitano Clark mi sono commossa tantissimo.

Gli indiani sono usciti e si sono messi a fumare con me. Hanno detto che veniamo dalle nuvole e che non siamo uomini. Clark, 19 ottobre 1805

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Cannon beach, Oregon (foto: © Emanuela Crosetti http://www.georgewonderwall.co.uk)

(© Riproduzione riservata)

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