A Lisbona, omaggio letterario e sentimentale

Il viaggiatore non è un turista, è un viaggiatore. C’è una grande differenza. Viaggiare significa scoprire, il resto significa semplicemente trovare. Viaggio in Portogallo, José Saramago, trad. R. Desti

Tramonto a Cais do Sodré, Lisbona (foto: Claudia)

Questo piccolo Portogallo baciato dal mare e dal clima mi ha sempre affascinata. Sarà che Portogallo è terra di confine e di grandi esploratori, sarà che questo paese affacciato sull’Oceano Atlantico ha dato natali a grandi scrittori e ne ha ispirati molti altri, sarà che ho amato molto il libri ambientati nello stato lusitano e nelle sue ex- colonie.

Sulle emozioni che il Portogallo mi ha trasmesso avrei da scrivere molto, moltissimo. Ho scattato innumerevoli fotografie, ho inseguito tramonti, ho tremato di freddo alla sera lungo il Tago, ho preso aerei, pullman, treni, traghetti; percorso salite e discese da vertigini. Ho tanti di quei ricordi che sento la necessità di raccontare molto, perché in fondo come scrive Ricardo Reis, eteronimo di Fernando Pessoa, siamo racconti che raccontano racconti.

Ho realizzato un itinerario letterario in cinque tappe per omaggiare le bellezze artistiche e letterarie di Lisbona. L’itinerario che ho studiato per unire arte e letteratura è facilmente percorribile utilizzando i tram storici 28E e 15E e facendo qualche passo a piedi tra una tappa e l’altra; vi indicherò tre locali dove fermarvi per fare una gustosa pausa gastronomica. Al termine dell’articolo vi lascerò qualche suggerimento pratico per organizzare il viaggio.

Siete pronti per partire?

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Prima tappa: Cemitério dos Prazeres, Campo de Ourique
Accompagnati da: Requiem di Antonio Tabucchi (Feltrinelli, trad. S. Vecchio, 139 pagine, 8 €)
Mezzo di trasporto: tram 28E, capolinea Campo de Ourique

Attraversai il portale ed entrai. Nel cimitero non c’era nessuno, solo un gatto a passeggiare tra le prime tombe. Alla mia destra, subito dopo l’entrata, vicino al portale, c’era una piccola casa e la porta era aperta. Con permesso, dissi, posso entrare? (…) Il signore cosa desidera?, mi domandò, il cimitero è chiuso, apre solo tra un po’, adesso è ora di pranzo, io sono il guardiano (…) Che razza d’idea venire al cimitero a quest’ora e con questo caldo, disse il Guardiano del Cimitero, non passerebbe per la testa a nessuno. È che qui c’è un mio amico, risposi (…) mi piaceva fargli una visita, mi piaceva fargli una domanda. E pensa che lui le rispondera?, disse il Guardiano del Cimitero, guardi che i morti sono molto silenziosi, permetta che glielo dica, li conosco bene io.

Cemitério dos Prazeres, Lisbona (foto: Claudia)

Il nostro viaggio letterario attraverso Lisbona incomincia qui, al Cemitério dos Prazeres, in Campo Ourique. Il Cemitério fu aperto nel 1835 ed è considerato il cimitero monumentale della città di Lisbona; ospita le tombe delle famiglie dei nobili lusitani, di artisti ed intellettuali, tra i quali lo stesso Antonio Tabucchi.

Entrati nel Cemitério verrete accolti dal personale e dai numerosi gatti che vivono qui; per evitare di perdervi nella distesa di tombe e statue, chiedete al guardiano del cimitero di indicarvi la tomba di Antonio Tabucchi. Troverete la tomba di Antonio Tabucchi e rimarrete sorpresi a scoprire che si tratta di una semplice casetta in marmo con l’iscrizione “Escritores portugueses II“. Sì, per i portoghesi Tabucchi è stato uno scrittore portoghese.

Proseguiamo l’itinerario uscendo dal Cemitério dos Prazeres e saltando sul tram 28E. Qui il tram fa il capolinea, non dovreste avere problemi a trovare un posto a sedere; nel caso non trovaste posto seduti, reggetevi forte perché la guida dei tramvieri di questa linea è molto… pittoresca!

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Seconda tappa: Chiesa do Carmo, Chiado
Accompagnati da: Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares eteronimo di Fernando Pessoa (Feltrinelli, trad. A. Tabucchi e M. J. de Lancastre, pagine 279, 8 €)
Mezzo di trasporto: tram 28E, fermata Chiado

Diventato una pura attenzione dei sensi, fluttuo senza pensiero e senza emozione. Mi sono svegliato presto; sono uscito per strada senza idee fatte. Osservo come se riflettessi. Vedo come se pensassi. E una leggera nebbia di emozione sorge assurdamente dentro di me; la bruma che sta svanendo sembra infiltrarsi lentamente dentro di me. Sento involontariamente che sto pensando alla mia vita. È successo successo senza che me ne accorgessi. Credevo soltanto di vedere e di sentire, di non essere altro, in tutto questo mio ozioso itinerario, che un riflettore di immagini, un paravendo bianco dove la realtà proietta colori e luce invece di ombre. Ma senza saperlo ero di più.

Chiesa do Carmo, Lisbona (foto: Claudia)

Per raggiungere la chiesa do Carmo dobbiamo scendere dal tram 28E alla fermata Chiado, quindi percorrere Rua Serpa Pinto, svoltare su Traversa Carmo, giungere nella piazzetta cinta da Largo do Carmo ed eccoci. La chiesa do Carmo fu una delle maggiori chiese gotiche di Lisbona, costruita nel 1389, ma danneggiata pesantemente dal terremoto del 1755. La sua ricostruzione venne interrotta nel 1834, anno in cui vennero soppressi alcuni ordini religiosi, così la chiesa ricorda un’antica nave naufragata.

La chiesa do Carmo è un luogo mistico e silenzioso nel pieno centro del Chiado, un quartiere vivace e chiassoso. Nel nostro itinerario leggiamo le parole di Bernardo Soares, uno dei molti eteronimi di Pessoa, nella navata centrale della chiesa del Carmo. Nel passo citato, non si fa menzione del Carmo, ma non abbiamo difficoltà ad immaginare un inquieto Fernando Pessoa che riflette tra le rovine della chiesa del Carmo.

Il viaggio prosegue, lasciamo i silenzi del Carmo al nostro Fernando Pessoa.

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Terza tappa: Praça Rossio, centro
Accompagnati da: Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi (Feltrinelli, 214 pagine, 7.50 €)
Mezzi di trasporto: i nostri piedi

Eppure Pereira lo invitò a pranzo, sostiene, e scelse un ristorante del Rossio. Gli parve una scelta adatta a loro, perché in fondo erano due intellettuali, e quello era il caffé e il ristorante dei letterati, negli anni venti era stato una gloria, ai suoi tavolini si erano fatte le riviste di avanguardia, insomma, ci andavano tutti (…) Discesero in silenzio l’Avenida da Liberdade e arrivarono al Rossio. Pereira scelse un tavolino all’interno (…) Si guardò intorno, ma non vide nessun letterato, sostiene. I letterati sono tutti in ferie, disse per rompere il silenzio, forse sono in vacanza (…) Forse stanno semplicemente in casa loro, rispose Monteiro Rossi, non devono avere molta voglia di andare in giro, con i tempi che corrono. Pereira sentì una certa malinconia, sostiene, pensando a quella frase.

Praça Rossio (foto: Claudia)

Dalla chiesa do Carmo per arrivare in Praça Rossio, anche detta Praça Dom Pedro IV, bastano pochi minuti a piedi; si scende da Rua do Carmo, quindi si svolta su Rua 1° de Dezembro e dopo aver percorso un breve tratto su Rua Áurea, eccoci in una delle più eleganti e raffinate piazze di Lisbona.

Il Rossio è stato per secoli il centro della vita cittadina: qui si celebravano corride, esecuzioni capitali, auto da fé, parate militari e mercati. Prima del grande terremoto del 1775, Praça Rossio era circondata da maestosi edifici del Cinquecento, da un ospedale, un convento e chiese. Oggi si presenta come una piazza squadrata circondata di verde e di edifici tipici dell’architettura pombalina.

È in questa piazza che il dottor Pereira dà appuntamento a Monteiro Rossi e dato che s’incontrano per una pausa pranzo, perché non fermarci anche noi a mangiare qualcosa di tipico? Vi suggerisco due locali in Rua dos Sapateiros: A Licorista O Bacalhoeiro ai numeri 222-224 e Restaurante Uma al numero 177. Le omelette di formaggio e le crocchette di bacalhau del primo sono insuperabili, mentre l’arros de marisco del secondo è un capolavoro gastronomico.

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Quarta tappa: Miradouro Nossa Senhora do Monte, Alfama
Accompagnati da: A Lisbona con Antonio Tabucchi di Lorenzo Pini (Giulio Perrone, 174 pagine, 12 €)
Mezzi di trasporto: tram 28E, fermata Graça

Graça è come un piccolo paese a sé (…) La Graça mantiene ancora il carattere autentico della sua origine operaia, che risale a inizio Ottocento (…) Miradouro da Nossa Senhora do Monte, ore 17. Boa viagem Lisboa espera por ti, c’è scritto in blu, su piastrelle di ceramica, nel muro accanto alla chiesa di São Gens, in cima alla collina della Graça (…) Qualcuno suona una chitarra (…) A guardare Lisbona dal suo belvedere più alto sembra di poterla abbracciare.

Miradouro Nossa Senhora do Monte, Lisbona (foto: Claudia)

Ora che avete mangiato alcune specialità portoghesi, ci va una bella passeggiata. Da Praça Rossio giungiamo a piedi a Praça Martim Moniz, passando per Praça Figueira e Rua J. das Regras. La fermata Martim Moniz è il capolina orientale del tram 28E per cui dovreste trovare posto a sedere.

Scesi dal tram, fermata Graça, verrete catapultati in una Lisbona molto più tranquilla, benché Graça sia a poche fermate dalla Catedrale di Sé. A Graça si viene per salire sui suoi miradouros e per ammirare le maestose azulejos della Chiesa da Graça.

Una volta ammirate le azulejos e il chiostro in rovina di Nossa Senhora da Graça, preda delle erbacce ma fascinoso come non mai, saliamo a piedi verso il Miradouro Nossa Senhora do Monte, uno dei più alti della città, seguendo la ripidissima Calçata do Monte. Quasi sicuramente troviamo un ragazzo che suona una melodia che si farà sempre più malinconica man mano che la giornata volgerà al termine; da quassù si ha la sensazione di abbracciare Lisbona: dal Castelo di San Jorge al ponte XXV Abril, scorgerete il Cristo Rei e le lunghe Avenidas.

Il sole tramonta lentamente, le luci della città si accendono un po’ per volta. È il ponte XXV Abirl l’ultimo ad accendere le luci regalando uno spettacolo a dir poco unico. Difficile scordare un tramonto come questo, uno di quelli che una volta a casa provocheranno quel famoso sentimento che si può dire solo in portoghese: saudade.

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Quinta tappa: Monastero dos Jerónimos, Belém
Accompagnati da: Viaggio in Portogallo di José Saramago (Feltrinelli, trad. R. Desti, 472 pagine, 12 €)
Mezzi di trasporto: tram 28E e 15E, fermata Monastero dos Jerónimos

Il viaggiatore si riempie di buon’aria il petto, come chi issa le vele per prendere il vente del largo, e fa rotta verso il Monastero dos Jerónimos (…) una meraviglia di architettura (…) Produssero molto gli architetti del manuelino. Mai nulla di più perfetto di questa volta della navata né di tanto ardito come quella del transetto. Tantissime volte il viaggiatore ha fatto professione di fede di una certa rudeza naturale della pietra, ma adesso si deve arrendere davanti alla decorazione raffinatissima, che sembra un merletto imponderabile, dei pilastri, incredibilmente sottili per il carico che sopportano (…) Il chiostro è bellissimo (…)

Monastero dos Jerónimos, Lisbona (foto: Claudia)

Per raggiungere uno dei luoghi più suggestivi di Lisbona dobbiamo tornare alla fermata Graça e riprendere il tram 28E in direzione Praça do Comércio e scendere alla fermata Rua da Conceição, quindi percorrere a piedi la stupenda Rua Augusta e giungere in Praça do Comércio. Qui dobbiamo saltare sul tram 15E per un lungo tratto: la nostra fermata è Monastero dos Jerónimos.

Scesi dal tram lo si vede immediatamente, l’immenso complesso del monastero, il monumento più importante della città di Lisbona, capolavoro dell’arte manuelina e Patrimonio mondiale dell’UNESCO. Fondato nel 1502 da Dom Manuel I, era abitato dai monaci che assistevano i marinai in transito sull’estuario del Tago, fornendo anche assistenza spirituale prima dei lunghi e pericolosi viaggi per mare; fortunatamente, la struttura non fu danneggiata dal terremoto del 1775, ma nel 1883 la comunità religiosa si sciolse e il monastero venne abbandonato.

Entrare nel monastero oggi, in quel chiostro silenzioso dove luci e ombre giocano sui lastricati di calcare disegnando geometrie fantasiose, è un’esperienza bellissima. Nel chiostro inferiore si trova la tomba di Fernando Pessoa, mentre nella chiesa di S. Maria di Belém si trovano le tombe del navigatore Vasco de Gama e del poeta Camões, colui che descrisse Cabo da Roca come il luogo “ove la terra finisce e il mare comincia”.

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Siamo giunti alla fine di questo viaggio letterario e sicuramente sarà quasi ora di fare un’altra gustosa pausa. Riprendiamo il tram 15E e scendiamo alla fermata Cais do Sodré; pochi metri a piedi ed ecco la Manteigaria ovvero la Fábrica de Pastéis de Nata, quel tipico dolcetto portoghese fatto di sfoglia e crema all’uovo.

Calorico, certo, ma direi che dopo questo viaggio ce lo siamo proprio meritato.

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Suggerimenti per il viaggio:

Come arrivare a Lisbona
Molte compagnie aeree servono l’Aeroporto Humberto Delgado di Lisbona, tra cui le compagnie low cost Blue Air, EasyJet, Ryanair e Vueling

Dove mangiare
A Licorista O Bacalhoeiro (cosa mangiare: crocchette di bacalhau, omelette al formaggio, polpo alla griglia)
Restaurante Uma (cosa mangiare: arros de marisco)
Manteigaria Fábrica de Pastéis de Nata

Guide turistiche consultate
Lisbona Cartonville, Touring Club Italiano, 9.90 €
Lisbona, Touring Club Italiano, Guide d’Europa, 19.50 €

Tram panoramici
28E e 15E (www.carris.pt)

Informazioni e costi dei luoghi citati
Cemitério dos Prazeres: ingresso gratuito
Convento do Carmo: ingresso a pagamento (4 €)
Praça Rossio: ingresso gratuito
Miradouro Nossa Senhora do Monte: ingresso gratuito
Monastero dos Jerónimo: ingresso a pagamento (10 €)

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João Ricardo Pedro | Il tuo volto sarà l’ultimo

È per continuare la scoperta del Portogallo attraverso i libri che ho scelto di leggere “Il tuo volto sarà l’ultimo” di João Ricardo Pedro (Nutrimenti trad. G. De Marchis, 207 pagine, 16 €). Presentata in modo intrigante, la trama mi ha conquistata immediatamente, come la bellissima copertina e il titolo molto particolare. L’ho letto in circa una settimana, ci sono stati giorni in cui ho letto poche pagine e giorni in cui ne ho lette quasi cinquanta. Ci ho messo un po’ a raccogliere le idee e ora vi parlo di questa lettura e della mia possibile interpretazione.

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Era tardi. Il paese era in buone mani ed era tardi. Troppo tardi per un vecchio. Spense il televisore. Si ricordò del figlio. Si ricordò del nipote. Si ricordò della nuora. Spense le luci. Salì le scale. Entrò in camera. Estrasse la rivoltella che aveva le sue iniziali incise nel calcio. La mise nel cassetto del comodino. Chiuse il cassetto a chiave. Mise la chiave sotto il cuscino. La moglie, in pace con Dio e con il mondo, dormiva tranquillamente. Puntò la sveglia alle sette e mezza. Mentre si toglieva le scarpe, si accorse che aveva i calzini sporchi di sangue. Là fuori, un trambusto di gatti [Il tuo volto sarà l’ultimo, J. R. Pedro, trad. G. De Marchis]

Celestino scompare il giorno della Rivoluzione dei Garofani, il venticinque aprile millenovecentosettantaquattro. Gli uomini che vivono nel paese dal nome di mammifero lo cercano in lungo e in largo; Celestino, quell’uomo un po’ misterioso che quarant’anni prima era giunto in paese senza un occhio ed era stato soccorso dal dottor Augusto Mendes, viene trovato morto verso sera proprio da quello che fu il suo primo soccorritore, tanti anni prima.

Da questo incipit prende avvio la storia della famiglia Mendes, dal nonno Augusto, medico, al figlio António soldato due volte in Angola e Congo nei periodi appena precedenti alla decolonizzazione, fino a Duarte, l’enigmatico nipote.

Mentre vengono presentati gli episodi, sempre narrati in terza persona ma con protagonisti una volta Augusto, una António e una Duarte, conosciamo questi tre uomini, così diversi uniti solo dallo stesso cognome. Augusto è stato medico, ha curato tantissima gente, e aveva deciso di andare a vivere in campagna dopo aver visto la tenuta in rovina dell’amico Policarpo, uomo che al contrario di Augusto, aveva deciso di lasciare il Portogallo per scoprire e vivere il mondo; António, ribelle e un po’ violento fin da ragazzo, non poteva che avviarsi alla carriera militare: due volte in Africa, dopo aver conosciuto quasi per caso la ragazza che gli avrebbe fatto prima da madrina di guerra e poi da moglie e madre di Duarte; infine, Duarte, bambino enigmatico, strano, appassionato di musica e d’arte ma così sfuggente e misterioso da non riuscire a inquadrarlo correttamente.

Dalla scomparsa di Celestino, che sembra venir dimenticata in fretta, João Ricardo Pedro racconta al lettore episodi dei tre protagonisti maschili, avanti e indietro nel tempo, saltando qua e là, tanto spesso è complesso raccapezzarsi.

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Campo di grano in Alentejo (fonte: Faísca from Lisboa, Wikipedia Commons CC BY 2.0)

João Ricardo Pedro passa da un periodare lunghissimo, frasi che occupano quasi una pagina, a frasi asciutte e secche dove si trovano esclusivamente un articolo, un soggetto e un verbo, la rapida descrizione di un’azione. Lo stile di João Ricardo Pedro è molto originale: polifonico ma in terza persona e alcuni episodi sembrano dei racconti a sé, come uno dei più bei capitoli “Le lettere di Policarpo“, bello forse perché proprio una delle lettere di Policarpo dovrebbe essere la chiave per risolvere un mistero perso nei meandri del tempo.

Il Portogallo, con Lisbona e il paese di campagna dal nome di mammifero, assieme alle colonie, è sullo sfondo e viene accennato solo con brevi pennellate di colore, mentre i personaggi vengono analizzati attraverso l’occhio preciso di João Ricardo Pedro, mostrati nelle loro paure, debolezze e particolarità.

Gli eventi dei tre rappresentanti della famiglia Mendes, dicevo, sembrano essere sconnessi tra loro e quando emerge una coincidenza e sembra di aver compreso qualcosa – un dettaglio, un particolare, un fatto – in realtà si ribalta tutto poco dopo, perché in un libro come questo non è facile distinguere il vero dal falso.

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Serra do Topo, isole Azzorre (fonte: José Luís Ávila Silveira e Pedro Noronha e Costa, Wikipedia Commons, Pubblic Domain)

Durante questa lettura ho pensato molto al romanzo “Le ossa di San Lorenzo” di Vincente Alfonso (NN editore, trad. F. Cremonesi), perché come stile e modalità di presentare la storia e soprattutto gli enigmi, mi pareva simile. Ma se ne “Le ossa di San Lorenzo” alla fine ognuno può avere un’interpretazione diversa dei misteri del libro, e Alfonso fornisce ai lettori le chiavi di lettura, ne “Il tuo volto sarà l’ultimo” non si risolve nulla, i dubbi persistono e sono più forti che all’inizio della lettura.

João Ricardo Pedro tiene sulle spine il lettore fino all’ultimo, lettearlmente fino all’ultima pagina, e quando si arriva a leggere una lettera che dovrebbe spiegare almeno in parte un fatto ma, no, di nuovo Ricardo Pedro non ci fornisce la spiegazione. Forse, la vita è un po’ così, spesso pensiamo di essere arrivati alla soluzione ma questa ci sfugge; pensiamo di aver chiara la verità, ma un fatto la confuta.

O forse, non tutta la verità può essere svelata completamente, perché nella vita di ognuno un pizzico di mistero permane nel tempo. Come la morte – incidente? omicidio? –, misteriosa e cruenta, del povero Celestino.

Titolo: Il tuo volto sarà l’ultimo
L’Autore: João Ricardo Pedro
Traduzione dal portoghese: Giorgio De Marchis
Editore: Nutrimenti
Perché leggerlo: per mettervi alla prova

(© Riproduzione riservata)