Consigli di lettura: 11 libri da regalare a chi ama il Nord Europa

Per un lettore trovare sotto l’Albero di Natale un pacchetto a forma di parallelepipedo è sempre fonte di grande emozione e curiosità. Ma regalare un libro a un amico lettore è sempre una sfida: il libro che ho scelto gli piacerà? Lo ispirerà come ha ispirato me? Lo avrà già letto?

Quest’anno ho deciso di scrivere un articolo con un suggerimento un po’ particolare: non vi parlerò delle ultime uscite o delle storie da regalare ad una precisa tipologia di lettore. Quest’anno ho pensato di dedicarmi esclusivamente alla mia regione geografica d’elezione: il Nord Europa.

In pochi luoghi mi sono sentita a casa come in Nord Europa e, pur avendo ancora molti sogni nei cassetti e tanti viaggi da progettare in futuro, quando sento particolare nostalgia corro in libreria e cerco un libro ambientato in quelle magiche e affascinanti terre.

L’articolo che state leggendo vi condurrà attraverso il Nord Europa: visiteremo con la fantasia isole lontane, terre innevate, città sfavillanti che si affacciano sul Mar Baltico e remoti angoli ghiacciati del nostro pianeta. Se siete pronti a partire, seguitemi in questa bella e intrigante avventura letteraria.

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DANIMARCA: Spesso sono felice di Jens Christian Grøndahl (trad. E. Kampmann, Feltrinelli)

Può una donna decidere di cambiare vita a settant’anni? Secondo Ellinor, sì. Anche se ha sempre lasciato che fossero le circostanze a scegliere per lei, appena rimasta vedova abbandona gli agi dei sobborghi di lusso per tornare nel quartiere operaio del centro di Copenaghen dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza. Il quartiere è cambiato: adesso ci sono le prostitute, i pusher e gli hipster, ma a lei non importa, le importa solo che dalle finestre della sua nuova casa si veda il portone di quella in cui ha vissuto da bambina. In una lunga lettera alla sua migliore amica, morta tanti anni prima, fa il bilancio della propria vita, segnata da inganni e tradimenti, da dolori e lutti, e da un grande, terribile segreto.

Spesso sono felice” è un buon romanzo, che ho apprezzato molto, e che fa riflettere su cosa resterà di noi quando non ci saremo più, su chi si occuperà delle persone che abbiamo lasciato e si interroga sul potrebbe prendere “il nostro posto” nel nostro piccolo mondo.

Copenaghen. Photo by Max Adulyanukosol on Unsplash

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ESTONIA: La congiura di Jaan Kross (trad. G. Pieretto, Iperborea)

È questa ferita che attraversa il Novecento a riaprirsi nei racconti di Jaan Kross. Tre episodi chiave di una storia di formazione che ha per protagonista il suo alter ego Peeter Mirk, giovane scrittore dissidente in perenne fuga, imprigionato dai nazisti e poi dai sovietici nello stesso carcere di Tallinn. Tre confessioni di un intellettuale che porta su di sé tutto il peso della storia di un paese e tutto il prezzo della colpa: di aver mancato, di non aver osato, perché la voce della coscienza arriva sempre troppo tardi per cambiare il corso degli eventi, e forse di altre vite.

I tre racconti contenuti nella raccolta “La congiura“, pur narrando episodi diversi della vita di Peeter Mirk, letti di seguito risultano fluidi e omogenei: sono come tre flash sugli episodi salienti della storia estone. Una storia, quella estone – come quella lituana e lettone – davvero molto complessa: da sempre pizzicate tra Est e Ovest, le tre Repubbliche hanno saputo mantenere con orgoglio la loro dignità, la loro cultura e la loro lingua.

Tallinn. Photo by Beau Swierstra on Unsplash

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ISOLE FAROE – Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen (trad. M. V. D’Avino, Iperborea)

Dopo la morte della nonna, una giovane ragazza danese decide di tornare a Suduroy – l’isola dell’arcipelago delle Faroe da cui proviene la sua famiglia – a cercare le sue origini in una cultura che ha ereditato ma che non le appartiene e in una lingua estranea in cui «non sa neppure pronunciare il suo nome.» L’unico legame concreto con quel mondo è il rapporto con i nonni Marita e Fritz, emigrati in Danimarca negli anni ’30, la sua immaginazione e tutti gli aneddoti che fin da piccola le hanno raccontato.

Isola” è una storia raccontata con uno stile poetico e delicato, perché parla di una famiglia e dei suoi componenti che spesso hanno dovuto prendere decisioni drammatiche e impegnative. Questo libro pone l’accento sul fatto che il luogo in cui nascono i nonni o i genitori è sempre l’origine di tutto, anche se per i discendenti – magari emigrati – all’apparenza sembrano luoghi di vacanza o di passaggio.

Isole Faroe. Photo by Annie Spratt on Unsplash

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FINLANDIA: Professione angelo custode di Arto Paasilinna (trad. F. Felici, Iperborea)

Quando il finlandese Aaro Korhonen, scapolo quarantenne, decide di aprire un caffè con annessa una libreria antiquaria, sa che ci sarà da lavorare ma avrà anche molte soddisfazioni; invece, Sulo Auvinen, ottantaduenne insegnante di religione appena passato a miglior vita, ha intrapreso un corso per diventare angelo custode e sa che  dovrà lavorare parecchio per vegliare sul suo protetto. Entrambi non sanno che dall’assegnazione di Sulo come angelo custode per Aaro scaturirà una serie di avventure davvero incredibili.

Professione angelo custode” è un romanzo scherzoso, scanzonato e scorrevole, che riesce a trattare con leggerezza temi particolarmente macabri e generalmente ben poco divertenti. In questo romanzo nulla viene dato per scontato e il colpo di scena è sempre dietro l’angolo, veloce come un battito d’ali celesti.

Laghi e parchi naturali finlandesi. Photo by Hannu Keski-Hakuni on Unsplash

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GROENLANDIA: Safari artico di Jørn Riel (trad. S. L. Conventini, Iperborea)

Diciannove anni e un sogno: l’avventura nelle incontaminate distese di ghiaccio del Polo Nord. Diventare un cacciatore artico, capace di confrontarsi con una natura grandiosa, fatta di gigantesche montagne, interminabili fiordi, immensi laghi e ghiacciai, e in quel mettersi alla prova trovare il se stesso sconosciuto che ci si porta dentro.

Safari artico” è ambientato in Groenlandia ed è il libro giusto per viaggiare con la fantasia attraverso paesaggi ghiacciati, nevosi, dove l’orizzonte si perde e cielo e terra si fondono, in un magma bianco. Un libro davvero unico per chi ama l’estremo Nord del mondo, senza rinunciare a buffe situazioni e a qualche risata.

Terra di ghiaccio, la Groenlandia. Photo by Annie Spratt on Unsplash

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ISLANDA: Atlante leggendario delle strade d’Islanda di Jón R. Hjálmarsson (trad. S. Cosimini, Iperborea)

Tra spettri, maghi e mostri marini un viaggio lungo la statale n. 1 in sessanta leggende. A cura dell’esperto in cultura e storia islandese Jón R. Hjálmarsson, un atlante sui generis e una guida di viaggio alternativa per percorrere (di persona o con l’immaginazione) le strade d’Islanda immergendoci nella storia, nel paesaggio e nelle leggende legate a ogni luogo.

È un vero e proprio viaggio, quello proposto dal professor Hjálmarsson nel suo “Atlante leggendario delle strade d’Islanda“; un viaggio per partire o per tornare – almeno con la fantasia – in quelle terre leggendarie e remote che costituiscono una delle isole più affascinanti del continente europeo. Per chi è già stato in Islanda, leggere queste storie sarà un po’ come tornare in luoghi già visti e vissuti; per chi, come me, non ci è ancora stato ma la sogna da tempo, sarà come sentirsi vicino alla millenaria cultura di quest’isola e, perché no, sarà una buona occasione per appuntarsi qualche luogo che si desidera vedere.

Cavallini islandesi. Photo by Charl van Rooy on Unsplash

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LETTONIA: Come tessere di un domino di Zigmunds Skujiņš (trad. M. Carbonaro, Iperborea)

In un antico maniero nei dintorni di Riga vive una famiglia del tutto speciale: il figlio di un’artista circense giramondo e il suo fratellastro giapponese, l’eccentrico nonno che con marsina e cappello a cilindro gestisce un noleggio di carrozze, un misterioso Aviatore e la malinconica Baronessa proprietaria della tenuta, discendente di una casata tedesca del Baltico. È seguendo i destini individuali e fatalmente intrecciati di questa bizzarra comunità che ci ritroviamo immersi nella tumultuosa storia della Lettonia, tra l’alternarsi delle dominazioni nazista e sovietica, la tragica sorte degli ebrei, e il tormentato costruirsi di una nazione che è sempre stata un crocevia di popoli, lingue e culture.

Come tessere di un domino” è un collage di personaggi e vicende storiche che intimamente sono legate tra loro. Le due vicende narrate – la storia della famiglia baltica del Novecento e le avventure della Baronessa von Brügger del Diciottesimo secolo – sembrano due rette parallele, sempre pronte ad inseguirsi pur senza toccarsi mai; raccontate con due stili diversi, più colloquiale e riflessiva la prima e più pomposa e solenne la seconda, in realtà i personaggi di queste storie all’apparenza così diverse hanno un punto in comune: la ricerca della propria identità.

Riga. Photo by Gilly on Unsplash

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LITUANIA: Anime baltiche di Jan Brokken (trad. C. Di Palermo e C. Cozzo, Iperborea)

Mark Rothko, Hannah Arendt, Romain Gary, Gidon Kremer. C’è un legame sotterraneo tra alcuni grandi nomi della cultura mondiale: i paesi baltici dove sono nati e la cui anima li ha accompagnati nella fuga oltre confine. È sulle tracce di quest’anima che Jan Brokken attraversa Lettonia, Lituania ed Estonia ricostruendo le vite straordinarie di personaggi celebri e persone comuni, per riscoprire la vitalità di una terra da sempre invasa e contesa, dove la violenza della Storia è stata combattuta con l’arte, la poesia e la musica. Un romanzo per capire il XX secolo, perché “viaggiare, insieme a leggere e ascoltare, è la via più breve per arrivare a se stessi”.

Anime baltiche” contiene dentro di sé l’universo baltico. Si tratta di un reportage che farà la felicità di appassionati di viaggi, d’arte, di letteratura e per chi desidera scoprire la magia delle Repubbliche baltiche, una regione ancora un poco sconosciuta alla maggioranza delle persone ma che racchiude cultura, natura e molte sorprese.

Il castello di Trakai, Lituania. Photo by Tomas Kor on Unsplash

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NORVEGIA: Il libro del mare o come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone sul vasto mare di Morten A. Strøksnes (trad. F. Felici, Iperborea)

“Il libro del mare” è la storia vera di due amici, Morten Strøksnes e un eccentrico artista-pescatore, che con un piccolo gommone e quattrocento metri di lenza partono alla caccia di questo temuto abitante dei fiordi norvegesi. Un’avventura sulla scia di Melville e Jules Verne che diventa un caleidoscopico compendio di scienze, storia e poesia dell’universo marino, ambientato nei mari delle suggestive isole Lofoten.

Il libro del mare” di Morten A. Strøksnes è un’opera che sfugge ad ogni definizione, un testo impossibile da inquadrare in un solo genere. C’è la storia di un’amicizia, alla base, e la conseguente caccia allo squalo di Groenlandia che ne fa da collante. Ma il vero protagonista è il mare: Strøksnes scrive di miti, leggende, storie del Nord, curiosità naturalistiche, ecologiche e geologiche, insomma un vero caleidoscopio di informazioni che divertono e coinvolgono profondamente il lettore.

Reine, isole Lofoten. Photo by John O’Nolan on Unsplash

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ISOLE SVALBARD: La leggenda del sesto uomo di Monica Kristensen (trad. M. V. d’Avino, Iperborea)

E’ febbraio alle isole Svalbard, calano le tenebre e le temperature non si alzano mai sopra lo zero: è l’inverno polare, il cielo nerissimo illuminato da piccole stelle e tappezzato da magnifiche aurore boreali. Durante il pomeriggio del 22 febbraio, Ella Olsen scompare misteriosamente: chi può averla portata via dall’asilo che frequenta? Alle Svalbard non succede quasi mai nulla, qualche cacciatore di frodo o qualche contrabbandiere, ma niente di grave. Da qualche tempo, però stanno succedendo delle cose strane: arrivano minacce a pioggia e nel buio delle miniere di carbone, aleggia la leggenda del sesto uomo… che sia lui ad aver rapito la piccola Ella?

La leggenda del sesto uomo” è uno di quei romanzi gialli incalzanti e scorrevoli da leggere mentre fuori nevica, per entrare meglio nella sintonia del romanzo, con una buona tazza di tè tra le mani e la curiosità di scoprire cosa stia succedendo alle pacifiche isole Svalbard. Il colpo di scena è dietro la pagina, e come la neve copre le tracce appena lasciate, donando nuovamente candore al mondo e nasconde tutto, nulla di ciò che sembra è così realmente .

Isole Svalbard. Photo by Patrick Schneider on Unsplash

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SVEZIA: Cucinare un orso di Mikael Niemi (trad. A. Alberari e A. Scali, Iperborea)

Lars Levi Laestadius è un carismatico pastore di origini sami, esperto botanico e fondatore di un movimento religioso revivalista che a metà ’800 si diffonde a macchia d’olio tra la gente del Tornedal, nell’estremo Nord della Svezia e della Finlandia. Jussi è il suo fedele compagno e discepolo, un ragazzo sami che Laestadius ha adottato, salvandolo dalla miseria. Nell’estate del 1852 nel villaggio di Kengis, Jussi e il pastore sono chiamati d’urgenza da una famiglia di contadini della zona perché una ragazza che badava alle mucche è scomparsa nella foresta. Pochi giorni dopo viene ritrovata uccisa e la gente del posto subito sospetta di un orso. Lo sceriffo Brahe è pronto a offrire una ricompensa per catturare l’animale, ma il predicatore trova altre tracce che indicano un assassino assai peggiore ancora in libertà, e insieme a Jussi s’improvvisa detective, ignaro del male che lentamente si sta avvicinando a lui e che minaccia di distruggere la sua azione di rinnovamento spirituale.

Cucinare un orso” non è un semplice giallo, come potrebbe sembrare a prima vista. Si tratta di un bellissimo romanzo, molto corposo ma sempre scorrevole, che mostra uno spaccato della vita quotidiana di una piccola comunità svedese in una regione di confine, nella metà dell’Ottocento. Eccezionale è il personaggio di Læstadius, uomo capace di coniugare scienza e fede, ed è un libro che con le sue descrizioni della natura lappone fa sognare coloro che, come me, sono innamorati del Nord Europa.

Lapponia svedese. Photo by daniel tegeland on Unsplash

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Mi auguro che i miei suggerimenti di lettura legati al Nord Europa vi siano piaciuti. Questo Natale regalerete libri? Vi piace riceverli o preferite acquistarveli da soli? Avete altri romanzi ambientati in Nord Europa da suggerirmi?

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Erika Fatland | Sovietistan. Un viaggio in Asia Centrale

Gli abitanti dell’Asia centrale non hanno mai vissuto isolati, ma attraverso i millenni hanno avuto a che fare con eserciti invasori provenienti da est e da ovest, da nord e da sud. Gruppi etnici sono arrivati a piedi da tutti i punti cardinali (…) La caratteristica distintiva dell’Asia centrale è stata, appunto sempre la sua posizione centrale, nel cuore dell’Asia, tra l’Europa e l’Asia (…) È questo destino, questa posizione, questo afflusso di genti e di idee, ad aver fatto sì che città come Samarcanda, Bukhara e Merv siano diventate ai loro tempi fiorenti centri del sapere. I decenni sotto il governo sovietico, quando l’Asia centrale costituiva la periferia dell’impero e per giunta era chiusa dietro rigide barriere di filo spinato, costituiscono (…) un’anomalia nella sua storia [Sovietistan. Un viaggio nell’Asia Centrale, Erika Fatland, trad. E. Kampamann]

Erika Fatland è un’antropologa sociale norvegese che nel corso di due viaggi, durati in complesso otto mesi, attraversa cinque tra i più nuovi stati del mondo, nati nel 1991 all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica. I nomi di queste repubbliche sembrano uno scioglilingua: Turkmenistan, Kazakistan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan.

Gli obiettivi della Fatland sono molteplici: la studiosa vuole scoprirne di più sulla vita quotidiana delle genti che popolano questi immensi deserti cinti da montagne aguzze; vuole farsi un’idea il più possibile obiettiva della politica post-sovietica; intende ripercorrere la storia, vedere coi suoi occhi i confini tracciati da Stalin e comprendere la geografia arzigogolata di questi luoghi vicini ma lontani dagli europei.

Il viaggio della Fatland incomincia in Turkmenistan, una dittatura mascherata da repubblica, come negli altri Stan ad eccezione del Kirghizistan. Nel Paese degli amanti dei cavalli, la Fatland ha modo di iniziare a vedere ciò che poi vedrà in tutti gli altri Stan: se nelle capitali la ricchezza viene ostentata con fierezza, nelle periferie dei grandi centri abitati e nei villaggi remoti è la povertà a farla da padrona. Soprattutto nelle zone rurali e nelle valli quasi inaccessibili del Tagikistan e del Kirghizistan, la Fatland incontra persone che pur vivendo con meno di un dollaro al giorno non si tirano indietro a dividere con lei tè verde e pane appena sfornato.

Laghi in prossimità del Lenin Peak, Tagikistan (fonte: Wikipedia, CC BY-SA 4.0)

L’Unione Sovietica non esiste più ma in queste zone ha lasciato pesanti eredità. I governatori dei cinque stati centro asiatici mettono in atto politiche molti simili a quelle sovietiche: cariche presidenziali a vita con poteri enormi tra le mani, poster con le loro immagini per incentivare il culto della propria persona e un sistema talmente corrotto da risultare agli ultimi posti nella classifica dell’indice di percezione della corruzione mondiale.

Con alcune politche sbagliate i sovietici sono riusciti a innescare il processo di distruzione del lago d’Aral deviando il corso dei suoi affluenti, hanno reso radioattivi centinaia di chilometri quadrati a causa dei test nucleari svolti in Kazakistan durante la Guerra Fredda, hanno sequestrato le terre e creato i kolchoz, hanno obbligato i nomadi a domiciliarsi in un luogo solo. Hanno tracciato i confini a tavolino senza pensare che avrebbero diviso etnie e culture, hanno avviato una politica repressiva nei confronti dei dissidenti, che sono stati spediti in massa nei campi di lavoro o in Siberia.

Appena fuori del centro c’è l’unica attrazione turistica di Mujnak: il cimitero delle navi. Nella sabbia sono allineati undici scafi arrugginiti di diverse fogge e grandezze, da piccoli pescherecci a grandi traawler (…) Foto satellitari mostrano come il lago, un tempo il quarto più grande del mondo, è rimpicciolito sempre di più fino a dividersi in due. Solo fino pochi anni fa due rami del lago si spingevano dal Kazakistan dentro l’Uzbekistan; ora ne resta soltanto uno, che continua ad accorciarsi e a restringersi (…) Negli ultimi cinquant’anni è sparito oltre il novanta percento del lago [Sovietistan. Un viaggio nell’Asia Centrale, Erika Fatland, trad. E. Kampamann]

Nave abbandonata ove un tempo c’era il lago d’Aral, Kazakistan (fonte: Wikipedia CC BY 2.0)

Allo stesso tempo, grazie ai sovietici sono arrivate le scuole gratuite per tutti i bambini e le bambine, l’analfabetismo è stato ridotto drasticamente, sono stati approntati centri medici e luce, gas, benzina sono diventati beni pressoché gratuiti, inoltre i biglietti aerei per gli spostamenti dei residenti avevano prezzi ridicoli ed erano alla portata di chiunque. Tutti avevano un lavoro e, se vogliamo credere alle statistiche sovietiche, la disoccupazione quasi non esisteva.

Ma prima dei sovietici e dei dittatori di oggi, l’Asia Centrale ha avuto un ruolo molto importante per la cultura mondiale. Era attraverso i suoi roventi deserti e lungo i pericolosi passi montani del Pamir che passava la Via della Seta. Un’infinità di genti, con culture e saperi diverse, attraversava l’Asia Centrale fermandosi nelle città e scambiando beni e idee. I matematici e gli astronomi dell’Asia Centrale erano i più all’avanguardia dell’epoca: il famoso matematico uzbeko al-Khwarizmi, vissuto tra il 780 e l’850 d.C. è considerato il padre dell’algebra; la seta uzbeka superò in qualità e in capacità d’essere tessuta la pregiata seta cinese e gli architetti si sbizzarrirono a costruire madrase e palazzi suntuosi. In seguito, nell’Ottocento Impero russo e Impero britannico misero gli occhi sull’Asia Centrale, innescando quello che passò alla storia come il Grande Gioco.

Quando vidi il Registan per la prima volta, il sole stava tramontando (…) Ciascuna delle madrase, con la facciata azzurrissima e gli archi perfetti, è una meraviglia a sé stante. La simmetria perfetta con cui sono disposte una di fronte all’altra innalza l’insieme al sublime (…) In quel preciso momento capii che lo scopo di tutto quel lungo viaggio, di quei cinque mesi, era di starmene seduta esattamente lì, davanti al Registan al tramonto, al suono di una moderna musica pop uzbeka e cento passeri cinguettanti [Sovietistan. Un viaggio nell’Asia Centrale, Erika Fatland, trad. E. Kampamann]

Registan, Samarcanda, Uzbekistan (fonte: Wikipedia CC BY-SA 3.0)

Sovietistan. Un viaggio in Asia Centrale” di Erika Fatland (trad. E. Kampmann, Marsilio) è un lungo e affascinante viaggio attraverso una regione che per troppo tempo è stata inaccessibile. Con uno sguardo verso l’Europa e uno verso la Cina e la Russia, l’Asia Centrale è da sempre il punto di incontro tra l’Ovest e l’Est.

La capacità della Fatland di trasportare il lettore con lei è sorprendente: questa è una lettura che equivale davvero ad un incredibile viaggio. Con uno stile ironico e sempre scorrevole, nonostante la mole del libro, la Fatland mostra ai lettori europei il cuore pulsante dell’Asia, il vero centro.

E oltre a farci viaggiare per chilometri e chilometri, tra città di marmo bianco tappezzate da immagini di dittatori dal sorriso giocondo, tra deserti e laghi morti, tra città fantasma radioattive e montagne così splendide da sembrare una fiaba, la Fatland sembra insegnarci una cosa importante e fondamentale, una cosa che noi occidentali abbiamo senz’altro scordato: il vero splendore di una civiltà si ha quando questa entra in contatto con innumerevoli culture, idee, genti. L’Asia Centrale ce lo ricorda, e noi europei dovremmo fare in modo di non dimenticarcelo.

C’è un’infinità di cose da scoprire in questa parte di mondo. Proprio un’infinità [Sovietistan. Un viaggio nell’Asia Centrale, Erika Fatland, trad. E. Kampamann]

Astana, capitale del Kazakistan (fonte: Wikipedia, CC BY 2.0)

Titolo: Sovietistan. Un viaggio in Asia Centrale
L’Autrice: Erika Fatland
Traduzione dal norvegese: Eva Kampmann
Editore: Marsilio
Perché leggerlo: per viaggiare e sognare l’Asia Centrale, con i suoi paesaggi e le sue culture, le sue genti e la sua storia
Leggilo se: ti è piaciuto “Buona notte signor Lenin” di Tiziano Terzani

(© Riproduzione riservata)

Morten A. Strøksnes | Il libro del mare o come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone sul vasto mare

Qualcuno una volta ha scritto che il nostro pianeta non dovrebbe chiamarsi Terra: dovrebbe semplicemente chiamarsi Mare. Sotto di me sfilavano montagne, boschi e altipiani all’infinito, finché, arrivati a Helgeland, la terra si è aperta in fiordi e in un mare ondulato che si estendeva a ovest fino a dove la linea tra cielo e acqua perdeva all’orizzonte, in un grigio lucente che pareva fatto di piume di uccelli. Ogni volta che lascio Oslo e vado a nord ho la senzazione di liberarmi: dall’entroterra, da formicai, da abeti, da fiumi, dalle acque dolci e dal gorgoglio delle paludi. Via, verso il mare, libero e infinito (…) [Il libro del mare, Morten A. Strøksnes, trad. F. Felici]

Due amici norvegesi appassionati di mare e di pesca. Un enorme e sfuggente squalo di Groenlandia. Un arcipelago costituito da isole e isolette dove è la natura a farla da padrona. Un’amicizia che si rinnova ad ogni viaggio, nonostante i battibecchi. Una serie di curiosità scientifiche, naturalistiche, sociali e storiche sulla Norvegia e sul Nord Europa.

Questi sono gli ingredienti che fanno funzionare alla perfezione “Il libro del mare o come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone sul vasto mare” di Morten A. Strøksnes, edito da Iperborea nella traduzione di Francesco Felici.

Morten Strøksnes raggiunge l’amico Hugo sull’isola di Skova, nel Nord della Norvegia, dove quest’ultimo vive con la famiglia. L’intenzione dei due amici è quello di pescare il temibile squalo di Groenlandia usando la loro semplice attrezzatura da pesca e uscendo in mare col loro gommone.

Hugo è un artista e gran conoscitore del mare e dei suoi pericoli, mentre Morten è un giornalista, fotografo e fonte inesauribile di sapere scientifico: una coppia decisamente ben assortita che incomincia a navigare nel Vestfjorden, il braccio di mare che divide Skrova dalle isole Lofoten, alla ricerca della loro preda speciale.

Sfrecciamo fuori dalla baia e oltre, fino al lato esterno del faro di Skrova, dove gettiamo in acqua il sacco perforato con i salmoni. Sul Vestfjorden c’è opplætt, come la chiamano i pescatori, cioè la quiete che piano piano cala dopo la tempesta. Benché non ci sia quasi vento, ci vuole tempo prima che il mare si calmi (…) Più che altro per divertimento, caliamo anche la lenza, trecentocinquanta metri più sei di catena, e un amo su cui ho infilato un pezzo massiccio di grasso di balena. Sappiamo che non ci sono grandissime possibilità, oggi, visto che l’odore del salmone non ha ancora avuto il tempo di diffondersi. Comunque provare non costa nulla, e poi ci serve una scusa per rimanere qualche ora sul Vestfjorden  [Il libro del mare, Morten A. Strøksnes, trad. F. Felici]

Photo by Johny Goerend on Unsplash

Il libro del mare” di Morten A. Strøksnes è un’opera che sfugge ad ogni definizione, un testo impossibile da inquadrare in un solo genere. C’è la storia di un’amicizia, alla base, e la conseguente caccia allo squalo di Groenlandia che ne fa da collante. Ma il vero protagonista è il mare: Strøksnes scrive di miti, leggende, storie del Nord, curiosità naturalistiche, ecologiche e geologiche, insomma un vero caleidoscopio di informazioni che divertono e coinvolgono profondamente il lettore.

Allo stesso tempo, “Il libro del mare” contiene una affascinante riflessione sull’uomo, da secoli intrepido esploratore terrestre e stellare, ma che sa bene quanti segreti siano ancora celati nelle profondità degli abissi marini. E infine, chi ama così tanto la natura e le scienze sa quale pericolo concreto l’umanità e la Terra saranno costrette ad affrontare nei prossimi decenni: il cambiamento climatico globale, un fenomeno apparentemente inarrestabile che minaccerà ogni angolo della Terra, splendidi mari norvegesi compresi.

Il mare se la cava bene senza di noi. Siamo noi che senza di lui non ce la caviamo [Il libro del mare, Morten A. Strøksnes, trad. F. Felici]

Photo by Lukas on Unsplash

Titolo: Il libro del mare o come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone sul vasto mare
L’Autore: Morten A. Strøksnes
Traduzione dal norvegese: Francesco Felici
Editore: Iperborea
Perché leggerlo: per sognare il Grande Nord, per i curiosi della natura, per chi ha a cuore il nostro Pianeta
Leggilo se: ti è piaciuto “L’arte di collezionare mosche” di Fredrik Sjöberg (trad. F. Ferrari, Iperborea)

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