Consigli di lettura: 11 libri da regalare a chi ama il Nord Europa

Per un lettore trovare sotto l’Albero di Natale un pacchetto a forma di parallelepipedo è sempre fonte di grande emozione e curiosità. Ma regalare un libro a un amico lettore è sempre una sfida: il libro che ho scelto gli piacerà? Lo ispirerà come ha ispirato me? Lo avrà già letto?

Quest’anno ho deciso di scrivere un articolo con un suggerimento un po’ particolare: non vi parlerò delle ultime uscite o delle storie da regalare ad una precisa tipologia di lettore. Quest’anno ho pensato di dedicarmi esclusivamente alla mia regione geografica d’elezione: il Nord Europa.

In pochi luoghi mi sono sentita a casa come in Nord Europa e, pur avendo ancora molti sogni nei cassetti e tanti viaggi da progettare in futuro, quando sento particolare nostalgia corro in libreria e cerco un libro ambientato in quelle magiche e affascinanti terre.

L’articolo che state leggendo vi condurrà attraverso il Nord Europa: visiteremo con la fantasia isole lontane, terre innevate, città sfavillanti che si affacciano sul Mar Baltico e remoti angoli ghiacciati del nostro pianeta. Se siete pronti a partire, seguitemi in questa bella e intrigante avventura letteraria.

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DANIMARCA: Spesso sono felice di Jens Christian Grøndahl (trad. E. Kampmann, Feltrinelli)

Può una donna decidere di cambiare vita a settant’anni? Secondo Ellinor, sì. Anche se ha sempre lasciato che fossero le circostanze a scegliere per lei, appena rimasta vedova abbandona gli agi dei sobborghi di lusso per tornare nel quartiere operaio del centro di Copenaghen dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza. Il quartiere è cambiato: adesso ci sono le prostitute, i pusher e gli hipster, ma a lei non importa, le importa solo che dalle finestre della sua nuova casa si veda il portone di quella in cui ha vissuto da bambina. In una lunga lettera alla sua migliore amica, morta tanti anni prima, fa il bilancio della propria vita, segnata da inganni e tradimenti, da dolori e lutti, e da un grande, terribile segreto.

Spesso sono felice” è un buon romanzo, che ho apprezzato molto, e che fa riflettere su cosa resterà di noi quando non ci saremo più, su chi si occuperà delle persone che abbiamo lasciato e si interroga sul potrebbe prendere “il nostro posto” nel nostro piccolo mondo.

Copenaghen. Photo by Max Adulyanukosol on Unsplash

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ESTONIA: La congiura di Jaan Kross (trad. G. Pieretto, Iperborea)

È questa ferita che attraversa il Novecento a riaprirsi nei racconti di Jaan Kross. Tre episodi chiave di una storia di formazione che ha per protagonista il suo alter ego Peeter Mirk, giovane scrittore dissidente in perenne fuga, imprigionato dai nazisti e poi dai sovietici nello stesso carcere di Tallinn. Tre confessioni di un intellettuale che porta su di sé tutto il peso della storia di un paese e tutto il prezzo della colpa: di aver mancato, di non aver osato, perché la voce della coscienza arriva sempre troppo tardi per cambiare il corso degli eventi, e forse di altre vite.

I tre racconti contenuti nella raccolta “La congiura“, pur narrando episodi diversi della vita di Peeter Mirk, letti di seguito risultano fluidi e omogenei: sono come tre flash sugli episodi salienti della storia estone. Una storia, quella estone – come quella lituana e lettone – davvero molto complessa: da sempre pizzicate tra Est e Ovest, le tre Repubbliche hanno saputo mantenere con orgoglio la loro dignità, la loro cultura e la loro lingua.

Tallinn. Photo by Beau Swierstra on Unsplash

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ISOLE FAROE – Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen (trad. M. V. D’Avino, Iperborea)

Dopo la morte della nonna, una giovane ragazza danese decide di tornare a Suduroy – l’isola dell’arcipelago delle Faroe da cui proviene la sua famiglia – a cercare le sue origini in una cultura che ha ereditato ma che non le appartiene e in una lingua estranea in cui «non sa neppure pronunciare il suo nome.» L’unico legame concreto con quel mondo è il rapporto con i nonni Marita e Fritz, emigrati in Danimarca negli anni ’30, la sua immaginazione e tutti gli aneddoti che fin da piccola le hanno raccontato.

Isola” è una storia raccontata con uno stile poetico e delicato, perché parla di una famiglia e dei suoi componenti che spesso hanno dovuto prendere decisioni drammatiche e impegnative. Questo libro pone l’accento sul fatto che il luogo in cui nascono i nonni o i genitori è sempre l’origine di tutto, anche se per i discendenti – magari emigrati – all’apparenza sembrano luoghi di vacanza o di passaggio.

Isole Faroe. Photo by Annie Spratt on Unsplash

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FINLANDIA: Professione angelo custode di Arto Paasilinna (trad. F. Felici, Iperborea)

Quando il finlandese Aaro Korhonen, scapolo quarantenne, decide di aprire un caffè con annessa una libreria antiquaria, sa che ci sarà da lavorare ma avrà anche molte soddisfazioni; invece, Sulo Auvinen, ottantaduenne insegnante di religione appena passato a miglior vita, ha intrapreso un corso per diventare angelo custode e sa che  dovrà lavorare parecchio per vegliare sul suo protetto. Entrambi non sanno che dall’assegnazione di Sulo come angelo custode per Aaro scaturirà una serie di avventure davvero incredibili.

Professione angelo custode” è un romanzo scherzoso, scanzonato e scorrevole, che riesce a trattare con leggerezza temi particolarmente macabri e generalmente ben poco divertenti. In questo romanzo nulla viene dato per scontato e il colpo di scena è sempre dietro l’angolo, veloce come un battito d’ali celesti.

Laghi e parchi naturali finlandesi. Photo by Hannu Keski-Hakuni on Unsplash

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GROENLANDIA: Safari artico di Jørn Riel (trad. S. L. Conventini, Iperborea)

Diciannove anni e un sogno: l’avventura nelle incontaminate distese di ghiaccio del Polo Nord. Diventare un cacciatore artico, capace di confrontarsi con una natura grandiosa, fatta di gigantesche montagne, interminabili fiordi, immensi laghi e ghiacciai, e in quel mettersi alla prova trovare il se stesso sconosciuto che ci si porta dentro.

Safari artico” è ambientato in Groenlandia ed è il libro giusto per viaggiare con la fantasia attraverso paesaggi ghiacciati, nevosi, dove l’orizzonte si perde e cielo e terra si fondono, in un magma bianco. Un libro davvero unico per chi ama l’estremo Nord del mondo, senza rinunciare a buffe situazioni e a qualche risata.

Terra di ghiaccio, la Groenlandia. Photo by Annie Spratt on Unsplash

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ISLANDA: Atlante leggendario delle strade d’Islanda di Jón R. Hjálmarsson (trad. S. Cosimini, Iperborea)

Tra spettri, maghi e mostri marini un viaggio lungo la statale n. 1 in sessanta leggende. A cura dell’esperto in cultura e storia islandese Jón R. Hjálmarsson, un atlante sui generis e una guida di viaggio alternativa per percorrere (di persona o con l’immaginazione) le strade d’Islanda immergendoci nella storia, nel paesaggio e nelle leggende legate a ogni luogo.

È un vero e proprio viaggio, quello proposto dal professor Hjálmarsson nel suo “Atlante leggendario delle strade d’Islanda“; un viaggio per partire o per tornare – almeno con la fantasia – in quelle terre leggendarie e remote che costituiscono una delle isole più affascinanti del continente europeo. Per chi è già stato in Islanda, leggere queste storie sarà un po’ come tornare in luoghi già visti e vissuti; per chi, come me, non ci è ancora stato ma la sogna da tempo, sarà come sentirsi vicino alla millenaria cultura di quest’isola e, perché no, sarà una buona occasione per appuntarsi qualche luogo che si desidera vedere.

Cavallini islandesi. Photo by Charl van Rooy on Unsplash

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LETTONIA: Come tessere di un domino di Zigmunds Skujiņš (trad. M. Carbonaro, Iperborea)

In un antico maniero nei dintorni di Riga vive una famiglia del tutto speciale: il figlio di un’artista circense giramondo e il suo fratellastro giapponese, l’eccentrico nonno che con marsina e cappello a cilindro gestisce un noleggio di carrozze, un misterioso Aviatore e la malinconica Baronessa proprietaria della tenuta, discendente di una casata tedesca del Baltico. È seguendo i destini individuali e fatalmente intrecciati di questa bizzarra comunità che ci ritroviamo immersi nella tumultuosa storia della Lettonia, tra l’alternarsi delle dominazioni nazista e sovietica, la tragica sorte degli ebrei, e il tormentato costruirsi di una nazione che è sempre stata un crocevia di popoli, lingue e culture.

Come tessere di un domino” è un collage di personaggi e vicende storiche che intimamente sono legate tra loro. Le due vicende narrate – la storia della famiglia baltica del Novecento e le avventure della Baronessa von Brügger del Diciottesimo secolo – sembrano due rette parallele, sempre pronte ad inseguirsi pur senza toccarsi mai; raccontate con due stili diversi, più colloquiale e riflessiva la prima e più pomposa e solenne la seconda, in realtà i personaggi di queste storie all’apparenza così diverse hanno un punto in comune: la ricerca della propria identità.

Riga. Photo by Gilly on Unsplash

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LITUANIA: Anime baltiche di Jan Brokken (trad. C. Di Palermo e C. Cozzo, Iperborea)

Mark Rothko, Hannah Arendt, Romain Gary, Gidon Kremer. C’è un legame sotterraneo tra alcuni grandi nomi della cultura mondiale: i paesi baltici dove sono nati e la cui anima li ha accompagnati nella fuga oltre confine. È sulle tracce di quest’anima che Jan Brokken attraversa Lettonia, Lituania ed Estonia ricostruendo le vite straordinarie di personaggi celebri e persone comuni, per riscoprire la vitalità di una terra da sempre invasa e contesa, dove la violenza della Storia è stata combattuta con l’arte, la poesia e la musica. Un romanzo per capire il XX secolo, perché “viaggiare, insieme a leggere e ascoltare, è la via più breve per arrivare a se stessi”.

Anime baltiche” contiene dentro di sé l’universo baltico. Si tratta di un reportage che farà la felicità di appassionati di viaggi, d’arte, di letteratura e per chi desidera scoprire la magia delle Repubbliche baltiche, una regione ancora un poco sconosciuta alla maggioranza delle persone ma che racchiude cultura, natura e molte sorprese.

Il castello di Trakai, Lituania. Photo by Tomas Kor on Unsplash

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NORVEGIA: Il libro del mare o come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone sul vasto mare di Morten A. Strøksnes (trad. F. Felici, Iperborea)

“Il libro del mare” è la storia vera di due amici, Morten Strøksnes e un eccentrico artista-pescatore, che con un piccolo gommone e quattrocento metri di lenza partono alla caccia di questo temuto abitante dei fiordi norvegesi. Un’avventura sulla scia di Melville e Jules Verne che diventa un caleidoscopico compendio di scienze, storia e poesia dell’universo marino, ambientato nei mari delle suggestive isole Lofoten.

Il libro del mare” di Morten A. Strøksnes è un’opera che sfugge ad ogni definizione, un testo impossibile da inquadrare in un solo genere. C’è la storia di un’amicizia, alla base, e la conseguente caccia allo squalo di Groenlandia che ne fa da collante. Ma il vero protagonista è il mare: Strøksnes scrive di miti, leggende, storie del Nord, curiosità naturalistiche, ecologiche e geologiche, insomma un vero caleidoscopio di informazioni che divertono e coinvolgono profondamente il lettore.

Reine, isole Lofoten. Photo by John O’Nolan on Unsplash

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ISOLE SVALBARD: La leggenda del sesto uomo di Monica Kristensen (trad. M. V. d’Avino, Iperborea)

E’ febbraio alle isole Svalbard, calano le tenebre e le temperature non si alzano mai sopra lo zero: è l’inverno polare, il cielo nerissimo illuminato da piccole stelle e tappezzato da magnifiche aurore boreali. Durante il pomeriggio del 22 febbraio, Ella Olsen scompare misteriosamente: chi può averla portata via dall’asilo che frequenta? Alle Svalbard non succede quasi mai nulla, qualche cacciatore di frodo o qualche contrabbandiere, ma niente di grave. Da qualche tempo, però stanno succedendo delle cose strane: arrivano minacce a pioggia e nel buio delle miniere di carbone, aleggia la leggenda del sesto uomo… che sia lui ad aver rapito la piccola Ella?

La leggenda del sesto uomo” è uno di quei romanzi gialli incalzanti e scorrevoli da leggere mentre fuori nevica, per entrare meglio nella sintonia del romanzo, con una buona tazza di tè tra le mani e la curiosità di scoprire cosa stia succedendo alle pacifiche isole Svalbard. Il colpo di scena è dietro la pagina, e come la neve copre le tracce appena lasciate, donando nuovamente candore al mondo e nasconde tutto, nulla di ciò che sembra è così realmente .

Isole Svalbard. Photo by Patrick Schneider on Unsplash

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SVEZIA: Cucinare un orso di Mikael Niemi (trad. A. Alberari e A. Scali, Iperborea)

Lars Levi Laestadius è un carismatico pastore di origini sami, esperto botanico e fondatore di un movimento religioso revivalista che a metà ’800 si diffonde a macchia d’olio tra la gente del Tornedal, nell’estremo Nord della Svezia e della Finlandia. Jussi è il suo fedele compagno e discepolo, un ragazzo sami che Laestadius ha adottato, salvandolo dalla miseria. Nell’estate del 1852 nel villaggio di Kengis, Jussi e il pastore sono chiamati d’urgenza da una famiglia di contadini della zona perché una ragazza che badava alle mucche è scomparsa nella foresta. Pochi giorni dopo viene ritrovata uccisa e la gente del posto subito sospetta di un orso. Lo sceriffo Brahe è pronto a offrire una ricompensa per catturare l’animale, ma il predicatore trova altre tracce che indicano un assassino assai peggiore ancora in libertà, e insieme a Jussi s’improvvisa detective, ignaro del male che lentamente si sta avvicinando a lui e che minaccia di distruggere la sua azione di rinnovamento spirituale.

Cucinare un orso” non è un semplice giallo, come potrebbe sembrare a prima vista. Si tratta di un bellissimo romanzo, molto corposo ma sempre scorrevole, che mostra uno spaccato della vita quotidiana di una piccola comunità svedese in una regione di confine, nella metà dell’Ottocento. Eccezionale è il personaggio di Læstadius, uomo capace di coniugare scienza e fede, ed è un libro che con le sue descrizioni della natura lappone fa sognare coloro che, come me, sono innamorati del Nord Europa.

Lapponia svedese. Photo by daniel tegeland on Unsplash

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Mi auguro che i miei suggerimenti di lettura legati al Nord Europa vi siano piaciuti. Questo Natale regalerete libri? Vi piace riceverli o preferite acquistarveli da soli? Avete altri romanzi ambientati in Nord Europa da suggerirmi?

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Tove Jansson | Fair play

Un mesetto fa ho realizzato uno dei miei sogni andando a Helsinki, la capitale della Finlandia; quando ho letto che Iperborea avrebbe pubblicato un nuovo libro di Tove Jansson, scrittrice finlandese di origini svedesi, l’ho messo nella lista dei libri da leggere per rivivere, almeno nei ricordi, le emozioni passate quella giornata nebbiosa e fredda e perfetta a Helsinki. Ed eccomi qui, a raccontarvi della mia lettura “Fair play” di Tove Jansson (Iperborea, trad. Vari a cura di K. De Marco, 148 pagine, 15 €).

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Poi Tom disse: “E quei vecchi ceppi di cui mi parlavi? Diamo un’occhiata?”. Andarono a vedere i ceppi. Un bel po’ erano buoni sono come legna da ardere, ma ce n’erano comunque abbastanza che potevano servire per il nuovo pontile di Tom. Jonna disse: “Sarò strana io, ma non mai capito questa storia delle escursioni. Tua sorella a volte è un po’ troppo romantica. Cambiando discorso, hai qualcosa in particolare da fare in questo momento?” “Solo stuccare le finestre.” “E’ tanto che non dormi in sacco a pelo?” “Mah, una ventina d’anni, direi.” Quando Mari e Tom partirono per Västerbådan, Jonna rimase a guardarli finché la barca non scomparve in lontananza. Il vento era calato. Quella notte uscì sugli scogli: nemmeno una nuvola turbava il cielo stellato. Era tutto perfetto.

Mari è una scrittrice e illustratrice, molto romantica e sensibile, che spesso si lascia trasportare dalle storie che scrive e vola con la mente fra le nuvole. Jonna è una scultrice e pittrice, molto pratica, realistica, a tratti rude, che adora i film western di serie B e vuole registrare la realtà che la circonda con una cinepresa che la tradisce sempre.

Mari e Jonna vivono e lavorano in un grande stabile che guarda verso il porto di Helsinki, e spesso prendono la Viktoria e fuggono in una minuscola casetta su una delle infine isolette del Golfo di Finlandia, in compagnia di cormorani e un gatto ruffiano. Pescano, dipingono, scrivono, intagliano legno, rievocano ricordi e programmano viaggi.

La vita di Mari e Jonna, amiche e compagne di vita, scorre così, lentamente, giorno dopo giorno, in modo calmo e quasi misurato. Pur lanciandosi in avventure bislacche, come visitare l’Arizona, come se fosse a due passi dalla Finlandia, o Mari che desidera trascorrere con il fratello Tom una serata su un’isola deserta a guardar le stelle, come quando erano piccolini.

E’ un fair play perfetto, tra Mari e Jonna, dove nessuna delle due ha ragione o torto e dove entrambe rispettano gli spazi dell’altra. Mari sopporta i film cruenti che Jonna registra con cura maniacale, e Jonna non dà peso alle romanticherie e alla fragilità d’animo di Mari. Non potrebbero essere più differenti, Mari e Jonna, eppure nelle loro diversità si amagalmano in modo originale e perfetto.

Jonna e Mari entrarono nella loro camera, una statica desolazione con troppi mobili, e andarono a letto senza disfare le valigie. Ma non riuscivano a dormire: si rivedevano davanti il viaggio con i suoi panorami sempre diversi di deserti e montagne innevate, cittadine senza nome, bianchi laghi salati e brevi soste in qualche località di cui non sapevano nulla e dove non sarebbero mai tornate (…) “Dormi?” chiese Jonna. “No.” “Qui potremmo portare a sviluppare la pellicola. Ho ripreso alla cieca per un mese e non ho idea di cosa sia venuto fuori.” “Sei sicura che sia stata una buona idea filmare dal finestrino dell’autobus? Secondo me andava troppo veloce.” “Sì, sì, hai ragione,” disse Jonna. E un momento dopo: “Ma era così bello.”

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Helsingin tuomiokirkko, Cattedrale luterana di Helsinki, Finlandia (foto: Claudia)

Fair play” di Tove Jansson non è esattamente un romanzo, neppure una raccolta di racconti: è una serie di episodi di vita quoditiana di Mari e Jonna, descritti senza soluzione di continuità. Brevissime schegge della loro vita, come i flash di una pellicola che mostra solo una minima parte della loro esistenza.

La scrittura di Tove Jansson è fluida, scorrevole, frizzante e molto coinvolgente. Mari e Jonna, protagoniste antipodali, vengono descritte in modo da risultare immediatamente simpatiche al lettore e le loro avventure si leggono con gusto.

Per chi poi, come me, ha il debole per le terre finniche il gioco è fatto: le brevi descrizioni del porto di Helsinki e dell’isola dove sorge la casetta di legno delle due amiche e compagne di vita, mi hanno fatta tornare idealmente in un luogo che ho profondamente amato e che con tutto il cuore mi auguro di poter rivedere.

Tove Jansson non aggiunge parole superflue, appare tutto molto contato, come a voler raccontare l’essenziale senza aggiungere fronzoli inutili. All’inizio, al lettore, potrebbe sembrare che nei brevi flash raccontati non succeda granché: una giornata in atelier, una serata a guardare un film, una gita in barca in mezzo alla nebbia cercando di non finire in Estonia e un viaggio folle in Arizona. Forse non succede granché davvero, ma la vita è fatta anche di piccole cose e Mari e Jonna, con la loro amicizia e il loro affetto, sembrano essere qui per ricordarcelo.

Titolo: Fair play
L’Autrice:
Tove Jansson
Traduzione dallo svedese:
allievi del seminario di traduzione 2015-2016 tenuto da Katia De Marco
Editore:
Iperborea
Perché leggerlo:
perché emoziona, commuove, fa capire quanto possa essere bella e ricca anche una vita semplicissima

Rosa Liksom | Scompartimento n.6

Le motivazioni che mi spingono a leggere un romanzo piuttosto che un altro sono molteplici. Spesso vengo attratta dal titolo, a volte dalla copertina, intrigata dalla trama oppure interessata in funzione della nazionalità dell’autore. Nel caso di “Scompartimento n.6” sono stata incuriosita dalla trama, in particolar modo ero curiosa di capire come l’autrice finlandese Rosa Liksom riuscisse a mantenere alta l’attenzione del lettore, senza mai annoiare o cadere nel banale, descrivendo un “semplice” viaggio in treno.

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Titolo: Scompartimento n.6

L’autrice: Rosa Liksom, nome d’arte di Anni Ylavaara, nasce in Lapponia nel 1958. Ex punk, ex giramondo, oggi Rosa Liksom è una delle scrittici più originali e influenti della Finlandia. Dopo gli studi di antropologia tra Helsinki e Mosca, il mondo russo è entrato nei suoi racconti e nei suoi romanzi. Scompartimento n.6 ha vinto il Premio Finlandia, il più alto riconoscimento letterario in patria.

Editore: Iperborea

Il mio consiglio: per chi ama i viaggi in treno, l’inverno, la Russia, la poesia, la Storia

La ragazza tornò a rifugiarsi in corridoio. Il treno avanzava pulsando il suo ritmo regolare. Non lontano dalla ferrovia, un vecchio spalava neve dal tetto di una casa collassata su un fianco. Dietro la casa un torrente arrugginito serpeggiava nel candore della piana innevata fino a perdersi nell’ombra di un’estenuata foresta secolare. Presto la possente taiga avrebbe divorato tutto il resto. […] Immaginò quel paesaggio in estate, vide un prato giallo canarino, i contorni caldi e azzurrati della foresta, i boschi di betulle imporporati al tramonto, le ombre scure e fresche dei campi e una nuvoletta riccia. Alla fine si avvicinà controvoglia alla porta dello scompartimento e la dischiuse piano. Il russo era abbandonato sul suo letto come un animale morto.

Nel lungo racconto di Rosa Liksom ci sono solo due personaggi, che per due settimane devono convivere all’interno dello scompartimento n.6 del treno. L’uomo russo, Vadim, è un carpentiere russo che beve vodka come se fosse acqua, che viaggia da un posto all’altro della Grande Russia per lavorare; partito da Mosca con la Transiberiana, deve raggiungere un cantiere di lavoro a Ulan Bator, in Mongolia. La ragazza finlandese, della quale non viene mai detto il nome, è una studentessa di archeologia che si mette in viaggio per andare in Mongolia a vedere delle incisioni rupestri, ma anche per lasciarsi alle spalle un dolore sentimentale: Mitka, il suo ragazzo che si è finto pazzo per non andare a combattere in Afghanistan.

Compressi nello scompartimento e costretti a convivere fianco a fianco, il tempo viene ammazzato giocando a dama, bevendo, mangiando, dormento e parlando, anche se a parlare è solo Vadim. La ragazza ascolta senza mai intervenire nel discorso, senza mai manifestare una propria idea, una propria visione delle cose che la circondano.

Lo scompartimento è l’ambientazione del racconto, quello spazio chiuso e immobile che, se visto con un’ottica più ampia, è in realtà in perenne movimento perché il treno viaggia giorno e notte. Il racconto si svolge negli anni ’80, quando l’Unione Sovietica sta per sgretolarsi. Quell’immenso gigante che sin dagli anni ’20 incuteva timore all’Europa per la sua potenza, sta iniziando a perdere colpi e le proprie popolazioni iniziano a manifestare i disagi di un regime totalitario eccessivamente opprimente.

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La Ferrovia Circolare in prossimità di Angasolka (fonte: Francorov, CC BY-SA 3.0)

La Transiberiana è la protagonista del racconto, assieme al paesaggio siberiano e alle città attraversate. In alcune occasioni, il treno sosta in una città e Vadim e la ragazza possono sgranchirsi le gambe passeggiando. Le città sono descritte magistralmente: gli odori, i colori, il degrado, le genti, i tramonti, i suoni, gli alberi, la neve. Ad un lettore che come me non è mai stato in Russia, la potente scrittura di Rosa Liksom fa sì che questi paesaggi entrino nel cuore di chi sta leggendo la frase.

Ad una ad una sfilano le città industriali, quelle città nate nel nulla attorno ad un pozzo petrolifero o ad una miniera di qualche prezioso elemento; sfilano le foreste, immense, innevate, immobili; si susseguono albe e tramonti, che fanno fiammeggiare la neve, che la colorano con romantiche tonalità e gradazioni che l’occhio umano non riesce neppure a cogliere.

Il treno corre lungo i binari di ferro come i pensieri dell’uomo russo e della ragazza finlandese corrono senza un ordine preciso; all’interno della narrazione, spesso la Liksom introduce i ricordi della ragazza come dei piccoli flashback, ma questi non disturbano la lettura, anzi: sembra ancora più reale, mi sono sentita ancora di più immersa nel racconto. Chi viaggia in treno lo sa bene: quante volte guardando fuori dal finestrino, un colore, un oggetto, un soggetto che vediamo ci fanno venire in mente qualcosa del nostro passato.

Il treno avanza pulsando attraverso il paese innevato, deserto. Tutto è in movimento: la neve, l’acqua, l’aria, gli alberi, le nuvole, il vento, le città, i villaggi, gli uomini e i pensieri.

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Foresta vicino a Akademgorodok, Oblast Novosibirsk (fonte: Pather alexiy, CC BY-SA 4.0)

Rosa Liksom descrive così bene la Transiberiana, la Siberia, le città, i sentimenti dei viaggiatori perché nel 1986 fece un viaggio da Mosca a Ulan Bator, un viaggio senza dubbio formativo e illuminante per chi vuole conoscere il mondo, le culture lontane dalla nostra e vuole vedere dei paesaggi differenti.

Scompatimento n.6” è un libro bellissimo, intenso, evocativo, che vi farà innamorare della Siberia, dei suoi paesaggi, dei suoi colori, delle sue città; vi farà innamorare dell’ex-Unione Sovietica, delle sue genti, della varietà dei popoli, culture, lingue e dialetti. Un viaggio sulla Transiberiana per noi occidentali credo che sia un’esperienza magnifica, anche se molto difficile per chi come noi è abituato a tutte le comodità. Per chi pensa di non poter sopportare un viaggio del genere, Rosa Liksom ci regala tutte queste emozioni in “Scompartimento n.6“, un libro da leggere per chi ama i treni, i viaggi, l’inverno e la Russia.