Consigli di lettura: 10 libri per viaggiare

Viaggiare è un’esperienza unica che arricchisce e stupisce, che permette di entrare in contatto con usanze e costumi differenti dai nostri, apre la mente e rende più sicuri di sé oltre a regalare emozioni e ricordi preziosi. Tra le maggiori ispirazioni per i miei viaggi ci sono i libri e in passato mi sono ritrovata a sognare un viaggio grazie ad un libro per poi renderlo reale.

In questo articolo vi voglio segnalare e consigliare 10 libri per chi ama viaggiare: alcuni sono molto noti e li conoscerete certamente, altri spero di farveli conoscere e amare. Siete pronti a partire con me?

(Chris Lawton, unsplash.com, modificata)

1- Trans Europa Express di Paolo Rumiz (Feltrinelli)

Il giornalista triestino Paolo Rumiz ha percorso la cerniera d’Europa, dalle terre iperboree fino ad Instabul, dove il Bosforo pazientemente unisce l’Europa all’Asia. In trentatré giorni Rumiz percorre circa seimila chilometri, a piedi, in treno, in auto, in nave, autostop o bus, riempiendo otto taccuini di appunti e uno di disegni e schizzi, incontra innumerevoli persone di ogni estrazione sociale, dai contadini più umili e personaggi più illustri. Un libro per chi sogna di avere sempre la valigia pronta e una mappa pasticciata e stroppicciata piena di appunti.

2- Come ti scopro l’America di Emanuela Crosetti (Exòrma edizioni)

La giornalista e fotografa Emanuela Crosetti ha ripercorso in solitaria il lungo viaggio dei capitani di ventura Lewis e Clark, attraverso gli Stati Uniti, partendo da Saint Louis e arrivando in Oregon, di fronte all’immenso oceano Pacifico. È un reportage, che mette nostalgia per luoghi che non ho mai visto e situazioni che non ho mai vissuto, ma che ho sognato di vivere dalla prima all’ultima pagina.

3- Manuale di sopravvivenza amazzonica per signorine di città di Sara Porro (EDT)

Prendete una ragazza sempre vissuta tra la Brianza e Milano un po’ precisina, caricatela di ansie che hanno ansie di non aver vissuto abbastanza avventure, mescolate il tutto e otterrete un viaggio fai da te in Perù, attraverso stregoni e pozioni magiche, notti nella foresta in capanne infestate da ragni pelosi, cibi quasi immangiabili ma buonissimi e soprattutto la conclusione che viaggiare è una cosa magnifica e può insegnare molto più di quello che si immagina.

4- My Little China Girl Giuseppe Culicchia (EDT)

La Cina è quel Paese immenso, fatto di modernità e tradizione, che cambia volto ogni giorno e si sviluppa in modo rapidissimo. La Cina affascina è indubbio e con notevole ironia e sagacia Giuseppe Culicchia, giornalista torinese, la racconta nel bel reportage “My Little China Girl”. Assolutamente consigliato a chi non perde occasione di fare un salto nei ristoranti cinesi e per chi ama la millenaria cultura cinese, per chi cerca un libro per sorridere e anche un po’ per riflettere

5- Viaggi e altri viaggi di Antonio Tabucchi (Feltrinelli)

Antonio Tabucchi, grande conoscitore del Portogallo e della cultura lusitana, è stato anche e soprattutto un grandissimo e intraprendente viaggiatore. Nel reportage “Viaggi e altri viaggi” Tabucchi racconta del suo Portogallo e istruisce il lettore su come provare la saudade a Lisbona, ma racconta anche delle Azzorre, della Grecia, dell’Europa, dell’Asia e dell’America, in un crescendo che mette in luce tutta la passione e gli stati d’animo di chi i viaggi li gode minuto per minuto.

(Slava Bowman, unsplash.com)

6- Anime baltiche di Jan Brokken (trad. C. Cozzi e C. Di Palermo, Iperborea)

Jan Brokken con “Anime baltiche” ha toccato le corde del mio cuore e del mio animo di viaggiatrice facendomi sognare un viaggio nelle Repubbliche Baltiche, viaggio che si è felicemente concretizzato quando lo scorso dicembre ho potuto visitare Tallinn, la capitale dell’Estonia. Brokken racconta la storia delle Repubbliche Baltiche attraverso i suoi orgogliosi abitanti ed è un libro che coinvolge ad un livello tale per cui sognerete anche voi un viaggio a Tallinn, a Riga o a Vilnius.

7- Sulla strada di Jack Kerouac (trad. M. Caramella, Mondadori)

Jack Kerouac non ha bisogno di presentazioni, ogni mia parola sarebbe assolutamente superflua. L’ho inserito nell’elenco dei libri per viaggiare perché quello di Sal e Dean è il viaggio per eccellenza, dall’est all’ovest degli Stati Uniti in automobile o in autostop, spesso in preda a delirio alcolico o a momenti di intensa filosofia. Kerouac può non piacere a tutti, il suo stile asciutto e secco può non coinvolgere, ma riguardo a me ha fatto sognare tantissimo.

8- C’era una volta l’URSS di Dominique La Pierre (trad. K. Imberciadori, Il Saggiatore)

È il 1956 e il Paris Match riesce ad ottenere un permesso per un viaggio in U.R.S.S. per il giornalista francese Dominique La Pierre, il reporter Jean-Pierre Pedrazzini e relative consorti. I quattro partono da Parigi alla volta della Grande Russia a bordo di una Simca Maryl: da Mosca al Caucaso emergerà il ritratto di un Paese immenso, fatto quasi esclusivamente di contraddizioni e divieti, ma anche di persone cordialissime e generose, curiose e tutto sommato felici di essere quel che sono di quel che hanno.

9- Verso il Grande Sud di Isabelle Autissier e Erik Orsenna (trad. M. Uberti Bona, Longanesi)

I navigatori francesi Isabelle ed Erik hanno un sogno: raggiungere il Grande Sud con la loro imbarcazione Ada e si prefissano di raggiungere la Baia Margherita, coordinate geografiche 66° 33′ S, ovvero il leggendario Circolo Polare Antartico. Il libro è un susseguirsi di emozioni, pagine dei diari di Isabelle ed Erik e storie dei navigatori che prima di loro sognarono di raggiungere il Polo Sud. Un libro per chi ama le curiosità legate ad uno dei luoghi più remoti e misteriosi della Terra e chi ama il gusto dell’avventura e vuole essere catapultato in un mondo di ghiaccio, ostile quanto affascinante.

10- Vladivostok. Nevi e monsoni di Cédric Grass (trad. G. Pigozzo Bernardi, Voland)

Al giovane geografo francese Cédric Gras viene proposta la direzione di una sede della Alliance Française e lui sceglie la città di Vladivostok perché quello che prova per la Russia è un qualcosa difficile da spiegare. Il suo bellissimo reportage di viaggio abbonda di curiosità sui russi, sul clima, sulla cultura, ma anche dei suoi viaggi siberiani. Per chi ama la geografia, le culture diverse dalla nostra occidentale, per chi ama i viaggi e le descrizioni di scenari lontani – non senza un pizzico di ironia – “Vladivostok. Nevi e monsoni” è un libro imperdibile

(Andrea Vincenzo Abbondanza, unsplash.com)

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Voi amate la letteratura di viaggio? C’è qualche libro che mi consigliereste, magari un libro che ha ispirato uno dei vostri viaggi o vi ha iniziato a farvelo sognare? Scrivetemi nei commenti, sono sempre curiosa di leggere suggerimenti di lettura!

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Paolo Rumiz | Trans Europa Express

Ho letto “Trans Europa Express” di Paolo Rumiz (Feltrinelli, 231 pagine, 9.50 €) grazie al consiglio di Pina che cura il blog Il mestere di leggere, un suggerimento nato quasi per caso ma che si è rivelato decisamente interessante: il reportage di viaggio di Rumiz mi ha coinvolta e conquistata, in un modo che non avrei mai immaginato.

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Partire dunque, ma per dove? La Cortina di ferro non c’era più, i reticolati erano stati sostituiti da spazi addomesticati, musei e piste ciclabili. Per cercare spazi bradi bisognava andare oltre, sul margine orientale dell’Unione europea. Forse lì cominciava ancora un “altro mondo”. E così non mi restò che immaginare un itinerario bordeline dal Mar Glaciale Artico al Mediterraneo, fino alla Turchia e magari fino a Cipro. Le soprese non sarebbero mancate [Paolo Rumiz, Trans Europa Express]

Partire dunque, ma per dove?, è la domanda che ogni tanto sorge anche a me, quando ho voglia di organizzare un viaggio, breve o lungo che sia. Molte volte il luogo che voglio visitare lo ragiono a lungo, qualche volta lo scelgo quasi a caso. Partire, per Paolo Rumiz, è soprattutto varcare i confini, le frontiere, in modo particolare quelle più difficili. Rumiz è un giornalista e scrittore triestino che festeggia il compleanno lo stesso giorno della caduta delle frontiere con la ex-Jugoslavia, è uno che i confini li conosce bene e forse proprio per questo ne è tanto affascinato.

Narva è la città estone che conduce in Russia (fonte: Wikipedia Commons, Aleksander Kaasik,CC BY-SA 4.0)

Il viaggio da Nord verso Sud, lungo la cerniera che unisce l’Unione europea con la Russia, inizia ad immaginarlo raccogliendo informazioni e disegnando da solo la mappa di viaggio; non esiste una mappa che unisca Kirkenes, Norvegia, con Istambul, o meglio esiste ma a scala molto piccola, dove i dettagli si perdono. Rumiz sceglie mappe a grande scala e le unisce con il tratto che percorrerà con Monika, fotografa e interprete polacca.

Dalle terre iperboree dove il sole non tramonta mai fino a Instabul, dove la luna si specchia sul Mar Nero, il Bosforo che tanto pazientemente unisce l’Europa all’Asia. In trentatré giorni Rumiz percorre circa seimila chilometri, riempie otto taccuini di appunti e uno di disegni e schizzi, incontra innumerevoli persone di ogni estrazione sociale, dai contadini più umili e personaggi più illustri come pope e governanti di paesini; Rumiz e Monika si spostano con ogni mezzo, a piedi, in treno, in auto a nolo, in autostop, in nave o battello e in bus.

Le guide sono pagine piene di nulla. Banalizzano, complici dell’oblio che scende sui territori. Ne propiziano la distruzione con il loro silenzio. Straccio quelle poche pagine pompose e inutili, le appallottolo, le butto nella spazzatura. Ma sì, si viaggia assai meglio chiedendo alla gente, e forse il viaggio perfetto sarebbe quello fatto alla cieca, senza nemmeno la carta. Partire insomma, salendo sul primo treno che va nella nostra direzione [Paolo Rumiz, Trans Europa Express]

Monasteri sulle Isole Solovetsky, Russia (fonte: Wikipedia Commons CC BY-SA 4.0)

Un viaggio, quello di Rumiz e Monika, che affascina e colpisce coloro che amano scoprire nuovi luoghi e lanciarsi in nuove avventure. Paolo Rumiz ha la grande, grandissima capacità di trasportare il lettore attraverso gli spazi che descrive, a volte rallentando qualche volta andando di corsa; spesso serve una mappa, per conoscere l’itinerario, per seguire bene il viaggio di Rumiz attraverso luoghi che hanno nomi così antiquati da non averli forse mai uditi: Ostrobotnia, Carelia, Livonia, Curlandia, Prussia.

E’ il paesaggio, vagamente bretone, dell’antica Curlandia, una delle tante regioni mitologiche del Centro Europa che la collisione degli imperi e la mobilità delle frontiere hanno cancellato dalle carte geografiche (…) I viaggi leggeri son fatti così: le soste generano incontri, e gli incontri rimettono in moto l’avventura. Funziona sempre. Anche qui, nella verde Estonia degli uomini silenziosi [Paolo Rumiz, Trans Europa Express]

Una penna che imprime emozioni e sensazioni vive, pulsanti, reali a chi legge. Pagina dopo pagina, sono stata letteralmente catturata dal magnetismo di un’avventura così incredibile da non poterla neppure immaginare. Le genti incontrate, i paesi, i paesaggi, gli spostamenti: ogni cosa è minuziosamente descritta, nulla è lasciato al caso. Vengono anche raccontati episodi e fatti storici, che aggiungono un notevole valore culturale al libro. Si impara moltissimo, da un diario di viaggio come questo.

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Moschea Nuova a Instabul (fonte: Wikipedia Commons, Pubblico dominio)

Per chi ama viaggiare “Trans Europa Express” è l’ispirazione, è la sublimazione dei sogni di colui che sceglie un luogo e va, documentandosi man mano che si avvicina la data della partenza. Per chi ama scoprire nuovi lunghi questo è un libro irrununciabile, senza dubbio.

Il viaggio lungo la nuova Cortina di ferro è finito. Cercavo una Frontiera vera, e l’ho trovata. A volte ha coinciso con i confini nazionali, altre volte no (…) Mi chiedo che ne sarà della vecchia Europa, del suo martoriato cuore contadino ed ebraico spazzato da troppe guerre. Alla stazione di Sirkeci mi aspetta il treno per Belgrado (…) Solo il turco e la circassa sembrano non tenere conto dell’orologio (…) Si baciano, indifferenti alla città, alla gente, alla pioggia [Paolo Rumiz, Trans Europa Express]

Titolo: Trans Europa Express
L’Autore: Paolo Rumiz
Editore: Feltrinelli
Perché leggerlo: per sognare un lungo viaggio, fatto di persone, incontri, luoghi e storia; per capire che le frontiere sono quelle che ci costruiamo noi stessi, con i nostri stereotipi e pregiudizi. Per chi sogna di avere sempre la valigia pronta, con l’essenziale, e una mappa pasticciata e stroppicciata piena di appunti sulle cose da vedere.

Jan Brokken | Anime baltiche

La neve inizia a cadere fitta, la luce del sole che muore all’orizzonte allunga le ombre delle betulle e degli abeti sui prati candidi. Qualche stella compare in cielo. All’improvviso, la cupola a cipolla di una chiesa russa-ortodossa; il fiato che si ghiaccia contro il finestrino dell’autobus e mentre la notte avanza, le luci di una città lontana iniziano a brillare.

E’ così che immagino l’inizio del viaggio che Jan Brokken racconta in “Anime baltiche“, viaggio per me immaginario ma bellissimo. Prima di leggere il mio articolo, consiglio l’ascolto delle suggestive musiche “Spiegel Im Spiegel” e “Fur Alina” del compositore estone Arvo Pärt.

Titolo: Anime baltiche

L’autore: Jan Brokken (1949) scrittore e viaggiatore olandese è famoso per la sua capacità di raccontare i grandi protagonisti del mondo letterario e musicale. Ha pubblicato numerosi romanzi di successo. In Italia, oltre ad “Anime baltiche” è uscito “Nella casa del pianista” (2011) sempre edito da Iperborea.

Traduttrici: Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo

Editore: Iperborea (2014)

Il mio consiglio: lo consiglio agli appassionati di viaggi, d’arte, di letteratura e a chi vuole scoprire la magia delle Repubbliche baltiche. Perché “viaggiare, insieme a leggere e ascoltare, è la via più breve per arrivare a se stessi

Fummo costretti a presentarci uno alla volta ai doganieri. Il mio interrogatorio fu il più lungo; delle nove persone a bordo ero l’unico passeggero. “Che cosa ci fa su questa nave?” mi chiese in inglese  uno dei doganieri. “Volevo vedere il Mar Baltico”, risposi assonnato. “Perché, cos’ha di speciale?” “Secondo i marinai è il più bello di tutti.” “Mai notato”. “E’ la luce a essere speciale. Morbida e calda”. “La luce?” gli uomini si scambiarono un’occhiata. “In autunno s’infiamma.” “Lei che cosa fa di lavoro?” “Lo scrittore.” “Ah!” Un pazzo, ma non pericoloso. Mi sembrò di cogliere una punta di sarcasmo nel modo in cui mi timbrò il passaporto [cit. Anime baltiche, pagina 17]

Grazie alla magistrale penna di Jan Brokken rivive la storia delle piccole Repubbliche Baltiche. Brokken ha viaggiato dieci anni tra Estonia, Lettonia e Lituania, durante i quali ha raccolto immagini, testimonianze, storie e interviste utili per ricostruire le vicissitudini di questo lembo d’Europa, piccolo ma sempre conteso tra oriente e occidente, tra la Germania, Svezia, Finalandia e la grande Unione Sovietica.

Nei dodici capitoli che costituiscono il libro, Brokken presenta artisti, musicisti, pittori, scrittori o semplici uomini e donne che nel loro piccolo hanno fatto la storia, rappresentando la Lituania, la Lettonia e l’Estonia nel mondo. Quelle terre dove i boschi si susseguono lungo le colline, dove la neve copre il paesaggio come una coperta avvolgente, dove il calore di un fuoco può essere fonte di gioia quando d’inverno i laghi gelano; quelle terre spesso invase e occupate, tanto che per alcuni periodi della storia era addirittura vietato parlare in estone, lettone o lituano. Quelle terre di confine, affacciate sul gelido Mar Baltico, hanno dato vita a persone che hanno combattuto la violenza con l’arte, la guerra con la letteratura, gli eccidi con la musica, creando un immenso patrimonio culturale che oggi Jan Brokken racconta nei capitoli del libro.

Tra le prime anime baltiche che Brokken descrive, ecco il libraio di Riga Janis Roze, costretto dai sovietici a chiudere la libreria per poi darla in gestione ai proletari russi, e solo molti anni dopo il negozio avrebbe potuto riprendere il vecchio nome del fondatore. L’architetto Ejzenstejn è un altro personaggio lettone, l’artista che ha progettato molti palazzi di Riga secondo lo Jugendstil in voga a Vienna. Ma l’architetto Ejzestjn era anche il padre di Sergej, il regista divenuto famoso per film quali La corazzata Potemkin, Ottobre e Sciopero!; benché Sergej disapprovasse lo stile di vita del padre, si troverà ad essergli molto simile una volta divenuto adulto.

Sempre in Lettonia, Brokken ci presenta Gidon Kremer, il noto violinista divenuto tale per volontà di suo padre. Mentre in Lituania, spicca tra i letterati Roman Kacev, che diverrà uno scrittore famoso con il nome d’arte di Romain Gary. Gary ebbe una vita molto difficile, durante la quale cercò anche di nascondere le sue origini lituane, tanto appunto da cambiarsi addirittura il cognome. Dopo una carriera nell’aviazione, nel 1944 si salvò per miracolo da un grave incidente dove morì il suo copilota. L’esperienza militare e il rapporto con la madre, Mina, segneranno profondamente la sua vita di scrittore.

Loreta era solo una giovane ragazza, quando la notte tra il 12 e il 13 gennaio del 1991 scese in piazza per manifestare contro i sovietici. La sua avventura finì molto male, tanto che si dice che il suo sguardo ripreso dalle telecamere dopo l’incidente con il carro armato intenerì Gorbacev in persona.

Chaim Jacob Lipchiz, come Loreta e Gary, era originario della Lituania. A causa delle invasioni nemiche dovette fuggire dalla sua terra. Diventò uno scultore famoso, “Il grido” (1928-1929) è la sua opera più nota ma anche la più discussa.

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Konigsberg, la città di Hannah Arendt in un dipinto di Ludwig Hermann

La scrittrice e filosofa Hannah Arendt crebbe a Konigsberg, una città che oggi non esiste più, e anche dopo aver viaggiato in tutta Europa e negli Stati Uniti, la Arendt conservò sempre la sua terra natale nel cuore. Brokken visita la Curlandia, antica regione storica della Lituania, per raccontare l’ascesa e la caduta dei baroni baltici, ricchi proprietari terrieri che tennero in scacco la terre baltiche per molti secoli. Nel capitolo “La cacciata da Moisamaa“, Brokken racconta l’appassionante storia della madre di Karim, una sua compagna di studi. Infine, negli ultimi capitoli, vengono presentati due grandi artisti: il pittore astratto Mark Rothko, che dipinse fratture in ogni suoi quadri per esprimere il disagio della fuga dal suo paese, e il compositore Arvo Pärt, che scrisse musiche di una bellezza struggente.

Tutti questi personaggi hanno in comune la passione e l’amore per la propria terra, anche se, a prima vista, sembrerebbe che alcuni di loro abbiano cercato di dimenticare la propria patria e addirittura la propria lingua. E’ impossibile dimenticare le origini: alle proprie radici necessariamente prima o poi si torna.

Il viaggio che per caso mi aveva portato in una piccola città portuale del golfo di Riga, risvegliò la mia curiosità per quei paesi situati nell’angolo meno definito d’Europa. La calma del Baltico, l’orgoglio dei baltici, quella fierezza che Huig, con l’occhio accorto dell’uomo di mare, aveva saputo cogliere con tanta sicurezza al primo sguardo mi hanno dato voglia di saperne di più. L’orgoglio non ha niente a che vedere con il nazionalismo, lo sciovinismo o l’arroganza. Essere orgogliosi del proprio paese significa credere in tutto ciò che lo rende speciale, diverso, unico. Segnifica avere fiducia nella propria lingua, nella propria cultura, nelle proprie capacità e nella propria originalità. Quest’orgoglio è la sola risposta adeguata alla violenza e all’oppressione. [cit. Anime baltiche, pagina 23]