Consigli di lettura: 11 libri da regalare a chi ama il Nord Europa

Per un lettore trovare sotto l’Albero di Natale un pacchetto a forma di parallelepipedo è sempre fonte di grande emozione e curiosità. Ma regalare un libro a un amico lettore è sempre una sfida: il libro che ho scelto gli piacerà? Lo ispirerà come ha ispirato me? Lo avrà già letto?

Quest’anno ho deciso di scrivere un articolo con un suggerimento un po’ particolare: non vi parlerò delle ultime uscite o delle storie da regalare ad una precisa tipologia di lettore. Quest’anno ho pensato di dedicarmi esclusivamente alla mia regione geografica d’elezione: il Nord Europa.

In pochi luoghi mi sono sentita a casa come in Nord Europa e, pur avendo ancora molti sogni nei cassetti e tanti viaggi da progettare in futuro, quando sento particolare nostalgia corro in libreria e cerco un libro ambientato in quelle magiche e affascinanti terre.

L’articolo che state leggendo vi condurrà attraverso il Nord Europa: visiteremo con la fantasia isole lontane, terre innevate, città sfavillanti che si affacciano sul Mar Baltico e remoti angoli ghiacciati del nostro pianeta. Se siete pronti a partire, seguitemi in questa bella e intrigante avventura letteraria.

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DANIMARCA: Spesso sono felice di Jens Christian Grøndahl (trad. E. Kampmann, Feltrinelli)

Può una donna decidere di cambiare vita a settant’anni? Secondo Ellinor, sì. Anche se ha sempre lasciato che fossero le circostanze a scegliere per lei, appena rimasta vedova abbandona gli agi dei sobborghi di lusso per tornare nel quartiere operaio del centro di Copenaghen dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza. Il quartiere è cambiato: adesso ci sono le prostitute, i pusher e gli hipster, ma a lei non importa, le importa solo che dalle finestre della sua nuova casa si veda il portone di quella in cui ha vissuto da bambina. In una lunga lettera alla sua migliore amica, morta tanti anni prima, fa il bilancio della propria vita, segnata da inganni e tradimenti, da dolori e lutti, e da un grande, terribile segreto.

Spesso sono felice” è un buon romanzo, che ho apprezzato molto, e che fa riflettere su cosa resterà di noi quando non ci saremo più, su chi si occuperà delle persone che abbiamo lasciato e si interroga sul potrebbe prendere “il nostro posto” nel nostro piccolo mondo.

Copenaghen. Photo by Max Adulyanukosol on Unsplash

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ESTONIA: La congiura di Jaan Kross (trad. G. Pieretto, Iperborea)

È questa ferita che attraversa il Novecento a riaprirsi nei racconti di Jaan Kross. Tre episodi chiave di una storia di formazione che ha per protagonista il suo alter ego Peeter Mirk, giovane scrittore dissidente in perenne fuga, imprigionato dai nazisti e poi dai sovietici nello stesso carcere di Tallinn. Tre confessioni di un intellettuale che porta su di sé tutto il peso della storia di un paese e tutto il prezzo della colpa: di aver mancato, di non aver osato, perché la voce della coscienza arriva sempre troppo tardi per cambiare il corso degli eventi, e forse di altre vite.

I tre racconti contenuti nella raccolta “La congiura“, pur narrando episodi diversi della vita di Peeter Mirk, letti di seguito risultano fluidi e omogenei: sono come tre flash sugli episodi salienti della storia estone. Una storia, quella estone – come quella lituana e lettone – davvero molto complessa: da sempre pizzicate tra Est e Ovest, le tre Repubbliche hanno saputo mantenere con orgoglio la loro dignità, la loro cultura e la loro lingua.

Tallinn. Photo by Beau Swierstra on Unsplash

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ISOLE FAROE – Isola di Siri Ranva Hjelm Jacobsen (trad. M. V. D’Avino, Iperborea)

Dopo la morte della nonna, una giovane ragazza danese decide di tornare a Suduroy – l’isola dell’arcipelago delle Faroe da cui proviene la sua famiglia – a cercare le sue origini in una cultura che ha ereditato ma che non le appartiene e in una lingua estranea in cui «non sa neppure pronunciare il suo nome.» L’unico legame concreto con quel mondo è il rapporto con i nonni Marita e Fritz, emigrati in Danimarca negli anni ’30, la sua immaginazione e tutti gli aneddoti che fin da piccola le hanno raccontato.

Isola” è una storia raccontata con uno stile poetico e delicato, perché parla di una famiglia e dei suoi componenti che spesso hanno dovuto prendere decisioni drammatiche e impegnative. Questo libro pone l’accento sul fatto che il luogo in cui nascono i nonni o i genitori è sempre l’origine di tutto, anche se per i discendenti – magari emigrati – all’apparenza sembrano luoghi di vacanza o di passaggio.

Isole Faroe. Photo by Annie Spratt on Unsplash

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FINLANDIA: Professione angelo custode di Arto Paasilinna (trad. F. Felici, Iperborea)

Quando il finlandese Aaro Korhonen, scapolo quarantenne, decide di aprire un caffè con annessa una libreria antiquaria, sa che ci sarà da lavorare ma avrà anche molte soddisfazioni; invece, Sulo Auvinen, ottantaduenne insegnante di religione appena passato a miglior vita, ha intrapreso un corso per diventare angelo custode e sa che  dovrà lavorare parecchio per vegliare sul suo protetto. Entrambi non sanno che dall’assegnazione di Sulo come angelo custode per Aaro scaturirà una serie di avventure davvero incredibili.

Professione angelo custode” è un romanzo scherzoso, scanzonato e scorrevole, che riesce a trattare con leggerezza temi particolarmente macabri e generalmente ben poco divertenti. In questo romanzo nulla viene dato per scontato e il colpo di scena è sempre dietro l’angolo, veloce come un battito d’ali celesti.

Laghi e parchi naturali finlandesi. Photo by Hannu Keski-Hakuni on Unsplash

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GROENLANDIA: Safari artico di Jørn Riel (trad. S. L. Conventini, Iperborea)

Diciannove anni e un sogno: l’avventura nelle incontaminate distese di ghiaccio del Polo Nord. Diventare un cacciatore artico, capace di confrontarsi con una natura grandiosa, fatta di gigantesche montagne, interminabili fiordi, immensi laghi e ghiacciai, e in quel mettersi alla prova trovare il se stesso sconosciuto che ci si porta dentro.

Safari artico” è ambientato in Groenlandia ed è il libro giusto per viaggiare con la fantasia attraverso paesaggi ghiacciati, nevosi, dove l’orizzonte si perde e cielo e terra si fondono, in un magma bianco. Un libro davvero unico per chi ama l’estremo Nord del mondo, senza rinunciare a buffe situazioni e a qualche risata.

Terra di ghiaccio, la Groenlandia. Photo by Annie Spratt on Unsplash

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ISLANDA: Atlante leggendario delle strade d’Islanda di Jón R. Hjálmarsson (trad. S. Cosimini, Iperborea)

Tra spettri, maghi e mostri marini un viaggio lungo la statale n. 1 in sessanta leggende. A cura dell’esperto in cultura e storia islandese Jón R. Hjálmarsson, un atlante sui generis e una guida di viaggio alternativa per percorrere (di persona o con l’immaginazione) le strade d’Islanda immergendoci nella storia, nel paesaggio e nelle leggende legate a ogni luogo.

È un vero e proprio viaggio, quello proposto dal professor Hjálmarsson nel suo “Atlante leggendario delle strade d’Islanda“; un viaggio per partire o per tornare – almeno con la fantasia – in quelle terre leggendarie e remote che costituiscono una delle isole più affascinanti del continente europeo. Per chi è già stato in Islanda, leggere queste storie sarà un po’ come tornare in luoghi già visti e vissuti; per chi, come me, non ci è ancora stato ma la sogna da tempo, sarà come sentirsi vicino alla millenaria cultura di quest’isola e, perché no, sarà una buona occasione per appuntarsi qualche luogo che si desidera vedere.

Cavallini islandesi. Photo by Charl van Rooy on Unsplash

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LETTONIA: Come tessere di un domino di Zigmunds Skujiņš (trad. M. Carbonaro, Iperborea)

In un antico maniero nei dintorni di Riga vive una famiglia del tutto speciale: il figlio di un’artista circense giramondo e il suo fratellastro giapponese, l’eccentrico nonno che con marsina e cappello a cilindro gestisce un noleggio di carrozze, un misterioso Aviatore e la malinconica Baronessa proprietaria della tenuta, discendente di una casata tedesca del Baltico. È seguendo i destini individuali e fatalmente intrecciati di questa bizzarra comunità che ci ritroviamo immersi nella tumultuosa storia della Lettonia, tra l’alternarsi delle dominazioni nazista e sovietica, la tragica sorte degli ebrei, e il tormentato costruirsi di una nazione che è sempre stata un crocevia di popoli, lingue e culture.

Come tessere di un domino” è un collage di personaggi e vicende storiche che intimamente sono legate tra loro. Le due vicende narrate – la storia della famiglia baltica del Novecento e le avventure della Baronessa von Brügger del Diciottesimo secolo – sembrano due rette parallele, sempre pronte ad inseguirsi pur senza toccarsi mai; raccontate con due stili diversi, più colloquiale e riflessiva la prima e più pomposa e solenne la seconda, in realtà i personaggi di queste storie all’apparenza così diverse hanno un punto in comune: la ricerca della propria identità.

Riga. Photo by Gilly on Unsplash

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LITUANIA: Anime baltiche di Jan Brokken (trad. C. Di Palermo e C. Cozzo, Iperborea)

Mark Rothko, Hannah Arendt, Romain Gary, Gidon Kremer. C’è un legame sotterraneo tra alcuni grandi nomi della cultura mondiale: i paesi baltici dove sono nati e la cui anima li ha accompagnati nella fuga oltre confine. È sulle tracce di quest’anima che Jan Brokken attraversa Lettonia, Lituania ed Estonia ricostruendo le vite straordinarie di personaggi celebri e persone comuni, per riscoprire la vitalità di una terra da sempre invasa e contesa, dove la violenza della Storia è stata combattuta con l’arte, la poesia e la musica. Un romanzo per capire il XX secolo, perché “viaggiare, insieme a leggere e ascoltare, è la via più breve per arrivare a se stessi”.

Anime baltiche” contiene dentro di sé l’universo baltico. Si tratta di un reportage che farà la felicità di appassionati di viaggi, d’arte, di letteratura e per chi desidera scoprire la magia delle Repubbliche baltiche, una regione ancora un poco sconosciuta alla maggioranza delle persone ma che racchiude cultura, natura e molte sorprese.

Il castello di Trakai, Lituania. Photo by Tomas Kor on Unsplash

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NORVEGIA: Il libro del mare o come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone sul vasto mare di Morten A. Strøksnes (trad. F. Felici, Iperborea)

“Il libro del mare” è la storia vera di due amici, Morten Strøksnes e un eccentrico artista-pescatore, che con un piccolo gommone e quattrocento metri di lenza partono alla caccia di questo temuto abitante dei fiordi norvegesi. Un’avventura sulla scia di Melville e Jules Verne che diventa un caleidoscopico compendio di scienze, storia e poesia dell’universo marino, ambientato nei mari delle suggestive isole Lofoten.

Il libro del mare” di Morten A. Strøksnes è un’opera che sfugge ad ogni definizione, un testo impossibile da inquadrare in un solo genere. C’è la storia di un’amicizia, alla base, e la conseguente caccia allo squalo di Groenlandia che ne fa da collante. Ma il vero protagonista è il mare: Strøksnes scrive di miti, leggende, storie del Nord, curiosità naturalistiche, ecologiche e geologiche, insomma un vero caleidoscopio di informazioni che divertono e coinvolgono profondamente il lettore.

Reine, isole Lofoten. Photo by John O’Nolan on Unsplash

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ISOLE SVALBARD: La leggenda del sesto uomo di Monica Kristensen (trad. M. V. d’Avino, Iperborea)

E’ febbraio alle isole Svalbard, calano le tenebre e le temperature non si alzano mai sopra lo zero: è l’inverno polare, il cielo nerissimo illuminato da piccole stelle e tappezzato da magnifiche aurore boreali. Durante il pomeriggio del 22 febbraio, Ella Olsen scompare misteriosamente: chi può averla portata via dall’asilo che frequenta? Alle Svalbard non succede quasi mai nulla, qualche cacciatore di frodo o qualche contrabbandiere, ma niente di grave. Da qualche tempo, però stanno succedendo delle cose strane: arrivano minacce a pioggia e nel buio delle miniere di carbone, aleggia la leggenda del sesto uomo… che sia lui ad aver rapito la piccola Ella?

La leggenda del sesto uomo” è uno di quei romanzi gialli incalzanti e scorrevoli da leggere mentre fuori nevica, per entrare meglio nella sintonia del romanzo, con una buona tazza di tè tra le mani e la curiosità di scoprire cosa stia succedendo alle pacifiche isole Svalbard. Il colpo di scena è dietro la pagina, e come la neve copre le tracce appena lasciate, donando nuovamente candore al mondo e nasconde tutto, nulla di ciò che sembra è così realmente .

Isole Svalbard. Photo by Patrick Schneider on Unsplash

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SVEZIA: Cucinare un orso di Mikael Niemi (trad. A. Alberari e A. Scali, Iperborea)

Lars Levi Laestadius è un carismatico pastore di origini sami, esperto botanico e fondatore di un movimento religioso revivalista che a metà ’800 si diffonde a macchia d’olio tra la gente del Tornedal, nell’estremo Nord della Svezia e della Finlandia. Jussi è il suo fedele compagno e discepolo, un ragazzo sami che Laestadius ha adottato, salvandolo dalla miseria. Nell’estate del 1852 nel villaggio di Kengis, Jussi e il pastore sono chiamati d’urgenza da una famiglia di contadini della zona perché una ragazza che badava alle mucche è scomparsa nella foresta. Pochi giorni dopo viene ritrovata uccisa e la gente del posto subito sospetta di un orso. Lo sceriffo Brahe è pronto a offrire una ricompensa per catturare l’animale, ma il predicatore trova altre tracce che indicano un assassino assai peggiore ancora in libertà, e insieme a Jussi s’improvvisa detective, ignaro del male che lentamente si sta avvicinando a lui e che minaccia di distruggere la sua azione di rinnovamento spirituale.

Cucinare un orso” non è un semplice giallo, come potrebbe sembrare a prima vista. Si tratta di un bellissimo romanzo, molto corposo ma sempre scorrevole, che mostra uno spaccato della vita quotidiana di una piccola comunità svedese in una regione di confine, nella metà dell’Ottocento. Eccezionale è il personaggio di Læstadius, uomo capace di coniugare scienza e fede, ed è un libro che con le sue descrizioni della natura lappone fa sognare coloro che, come me, sono innamorati del Nord Europa.

Lapponia svedese. Photo by daniel tegeland on Unsplash

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Mi auguro che i miei suggerimenti di lettura legati al Nord Europa vi siano piaciuti. Questo Natale regalerete libri? Vi piace riceverli o preferite acquistarveli da soli? Avete altri romanzi ambientati in Nord Europa da suggerirmi?

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Siri Ranva Hjelm Jacobsen | Isola

Un tempo si credeva che nel mare intorno alle Faroe ci fossero isole galleggianti, raccontava abbi (…) ‘Da dove venivano?’ domandai (…) Prendi Svínoy: un tempo era un’isola galleggiante. Da dove veniva, nessuno sapeva dirlo, ma di giorno si teneva nascosta nell’abisso. Ogni notte spuntava in superficie e con un po’ di fortuna poteva capitare di vederla: spumeggiante contro il cielo, sorta dal nulla, con l’acqua che le scorreva intorno a fiotti [Isola, Siri Ranva Hjelm Jacobsen, trad. M. V. D’Avino]

Chi emigra chiama casa il luogo d’origine, il punto dal quale è partito e che si è lasciati alle spalle. Per i figli degli emigranti il luogo d’origine dei genitori sarà casa ma con una connotazione molto diversa: casa, per loro, è semplicemente un posto dove si trascorrono le vacanze, dove una volta l’anno si riunisce chi è emigrato e chi è rimasto.

La protagonista del romanzo “Isola” di Siri Ranva Hjelm Jacobsen (trad. M. V. D’Avino, Iperborea, 17 €) è la nipote di Marita e Frizt, due faroesi immigrati in Danimarca negli anni Trenta. Abbi Frizt avrebbe voluto diventare ingegnere elettronico per lavorare alla centrale idroelettrica, ma la scuola era molto costosa e la prozia Ingrún dovette decidere se aiutare economicamente suo fratello Frizt o suo fratello Jegvan. Scelse Jegvan.

Così Frizt emigrò a Vordingborg, in Danimarca, per frequentare una scuola magistrale. La vita di mare, a diffenza dell’altro fratello Ragnar, non faceva per abbi Fritz.

Fritz ha mal di gola. Le dita dei piedi sguazzano nel sudore freddo e un cattivo odore gli invade il naso ogni volta che respira. Avvilito, si passa la lingua lungo i denti felpati. Un uomo malato avrà pur il diritto di lavarsi i denti? Il pesce lascia il suo sangue acquoso sotto le unghie, sugli indumenti di lana. Strisce di muco argentato, qualcosa di più scuro. Scaglie minuscole che sfarfallano sotto il coltello, volano in giro e s’incollano alla pelle bagnata. A volte ci sono dei vermi [Isola, Siri Ranva Hjelm Jacobsen, trad. M. V. D’Avino]

Omma Marita si fermò ancora un anno sull’isola di Vágar, nel verde arcipelago delle Faroe. Un anno durante il quale si avvicinò a Ragnar, il fratello di Frizt. Marita gli si avvicinò così tanto da portare dentro di sé uno scomodo segreto sulla nave in partenza da Suðuroy. Una volta giunta in Danimarca, il segreto scomparve e Marita poté iniziare la sua nuova vita con Fritz. Abbi è stato felice con omma, per tanti anni a venire, ma un sentimento l’ha pervaso e non l’ha abbandonato mai: la nostalgia.

“Non ti manca proprio niente di casa?” le domandava Fritz. “Mi manca tutto”, mentiva Marita. Lui aveva bisogno di sentirselo dire. Provava nostalgia, qualche volta, e lei pensava che non dovesse portarlo da solo [Isola, Siri Ranva Hjelm Jacobsen, trad. M. V. D’Avino]

Photo by Hollie Harmsworth on Unsplash

La protagonista non si sente completamente faroese, perché è nata in Danimarca e le Faroe le conosce soprattutto come meta delle vacanze estive. Le Faroe non sono la sua patria, non sono la sua casa. Lei non parla faroese e ha una chioma nera, lunga, non bionda come le donne delle isole. Eppure, nonostante questo, la ragazza vuole fare luce sulla sua famiglia, in particolare sulla figura dei nonni, abbi e omma, da lei molto amati.

Abbi è riuscito a trasmettere la nostalgia per un luogo mai vissuto, la nipote prova una nostalgia strana e curiosa per le Faroe, isole che non sono mai state casa sua. La nostalgia, talvolta, è ereditaria.

Abbi mi insegnò la sua nostalgia come un versetto biblico, su cui battevamo e ribattevamo (…) Le isole di cui aveva nostalgia non avevano una posizione geografica. Io lo sapevo, e di sicuro lo sapeva anche omma. Che quella di abbi era una patria fluttuante. [Isola, Siri Ranva Hjelm Jacobsen, trad. M. V. D’Avino]

“Isola” di Siri Ranva Hjelm Jacobsen è un romanzo breve ma molto evocativo, ricco di immagini suggestive e descrizioni poetiche. “Isola” è una saga famigliare che si sviluppa sulle isole Faroe, dove la giovane protagonista con il nome che è incapace a pronunciare – perché faroese e lei conosce solo il danese – vuole interrogare i parenti rimasti sulle isole per approfondire le conoscenze riguardo omma e abbi, Marita e Fritz.

La storia di questi ultimi viene rivelata un po’ per volta: un dettaglio del passato e subito un salto nel presente, un dettaglio e di nuovo il silenzio. Le zie rimaste sull’isola parlano anche degli altri fratelli di abbi: Ingrún, Jegvan, Kalle, Ragnar, e la moglie di quest’ultimo, Beate.

Photo by Marc Zimmer on Unsplash

La protagonista, nella sua ricerca, è accompagna dalla madre e dal padre, che chiama affettuosamente la Tarantola. I tre viaggiano attraverso i lussureggianti e incontaminati paesaggi delle Faroe, gli abitati maggiori come Tórshavn e le isole che scompaiono in una notte, come vuole la leggenda di Mikynes; l’obiettivo è conoscere le proprie radici, iniziare a vedere le Faroe non solo come un luogo di vacanza, ma percepirle come l’origine di tutto.

Una riga in una lettera di Fritz: Le isole più piccole possono nascere in una notte, e possono sparire in una notte. E poi? Sott’acqua, nel fondo del mare, tutte le terre emerse s’incontrano [Isola, Siri Ranva Hjelm Jacobsen, trad. M. V. D’Avino]

Titolo: Isola
L’Autrice: Siri Ranva Hjelm Jacobsen
Traduzione dal danese: Maria Valeria D’Avino
Editore: Iperborea
Perché leggerlo: perché è una storia raccontata con uno stile poetico e delicato, perché parla di una famiglia e dei suoi componenti che spesso devono prendere decisioni drammatiche e impegnative. Perché il luogo in cui nascono i nonni o i genitori è l’origine di tutto, anche se per noi restano dei luoghi di vacanza o di passaggio.

(© Riproduzione riservata)

Thorkild Hansen | Arabia Felix

È un caso o c’è un significato nascosto? (…) Tutto si basa su un equivoco. Ci sono paesi in cui siamo stati felici, ma non ci sono paesi felici. Né a nord, né a sud. Né a destra, né a sinistra. Né lontano, né vicino. Dobbiamo correggere questo errore di traduzione, anche se così diventa tutto più difficile. Perché, se ci fosse qualcosa di vero, se la felicità si trovasse anche solo nel paese più lontano e il viaggio per raggiungerlo comportasse i più grandi rischi e potesse essere intrapreso solo a prezzo dei peggiori sacrifici, partiremmo comunque subito [Arabia Felix, Thorkild Hansen, trad. D. Unfer]

Perché l’Arabia Felice è chiamata felice? I suoi abitanti nascondono per caso il segreto della felicità?

Nel gennaio del 1761 dal porto di Copenaghen parte una nave da guerra, la Grønland, sulla quale si trovano cinque emeriti scienziati pronti a salpare per l’Arabia Felice, l’attuale Yemen. La loro missione, finanziata dal re di Danimarca, è quella di scoprire perché lo Yemen è un paese felice, ma non solo.

Poiché si tratta di una spedizione che ha un programma di viaggio incredibile per l’epoca, gli scienziati hanno numerosi altri compiti: scoprire i costumi delle popolazioni arabe, la loro lingua, i rapporti con la religione, la Storia dei paesi che verranno attraversati. Inoltre, l’emerito linguista scansafatiche Von Haven deve cercare antichi manoscritti religiosi biblici e ha l’arduo compito di capire se le iscrizioni sul Monte Sinai sono i Comandamenti che Dio impartì a Mosè.

Gli altri membri della spedizione sono: il naturalista svedese Forsskål, allievo del celebre Linneo, che ha il compito di raccogliere e descrivere quante più forme di vita animali e vegetali troverà lungo il percorso; il medico Kramer, piuttosto scarso come dottore; l’abile incisore e pittore Baurenfeind; infine, Niebuhr, umile agrimensore originario della Frisia.

Nella spedizione ci sono coloro che rifuggono i compiti e ci sono coloro che non si risparmiano nel lavoro. Mentre Kramer e Von Haven si riposano e mangiano alle spese del re di Danimarca, Niebuhr e Forsskål si danno da fare; Niebuhr si occupa di mappare, misurare e cartografare città, villaggi e siti archeologici. Forsskål raccoglie semi, prepara un erbario, mette sotto alcool serpenti, insetti e pesci.

Il vero viaggio incomincia in Egitto, quando giungono ad Alessandria. I membri della spedizione vedono e descrivono meraviglie della civiltà egizia: Niebuhr resta ammaliato dalle piramidi, opera incredibile per mano di migliaia di uomini, Forsskål scrive diversi trattati di scienze naturali in latino.

La missione prosegue verso il Sinai, dove Von Haven dimostra la sua incompetenza, non riuscendo a trovare – probabilmente – neppure il Monte giusto sul quale salire. Dopo il Sinai, la spedizione danese raggiunge la penisola araba e dall’attuale Arabia scendono verso lo Yemen. Ma questo punto, i membri saranno in compagnia di una malattia letale poco conosciuta dagli europei dell’epoca: la malaria.

A Sana’a, la maestosa capitale dello Yemen, giungono solo in tre. Sono trascorsi due anni dalla partenza da Copenaghen, durante il viaggio sono accadute molte cose – positive e negative – e finalmente i rappresentanti del re di Danimarca, spossati e devastati dalle febbri malariche, sono giunti nella capitale dell’Arabia Felice. Ma qui faranno un’amara scoperta: il nome “felice” deriva semplicemente da un’equivoco, lo Yemen non è affatto un paese felice, o meglio, non più e non meno di altri paesi nel mondo.

I tre uomini si fermano a guardare la valle con le sue case, il fumo dei focolari che sale verso l’alto misto al vapore della pioggia ancora sospeso alle pendici dei monti. Tutto è immobile. In primo piano un gruccione è tranquillamente appollaiato su un ramo. Ci vuole un po’ di tempo prima che gli stanchi viaggiatori credano davvero ai loro occhi. La città nella valle non è un miraggio provocato dalla febbre. È reale, come l’odore di terra bagnata che aleggia nell’aria (…) Non è un miraggio. È Sana’a. È la capitale dell’Arabia Felice [Arabia Felix, Thorkild Hansen, trad. D. Unfer]

Veduta di Sana’a, capitale dello Yemen, dichiarata Patrimonio Mondiale dell’UNESCO (fonte: Wikipedia, CC BY 2.0)

Arabia Felix” di Thorkild Hansen (trad. Doriana Unfer, Iperborea) è il magnifico resoconto del viaggio della spedizione finanziata dal sovrano di Danimarca volta alla scoperta degli usi e costumi arabi. Hansen fu archeologo e giornalista e scrisse “Arabia Felix” negli anni Novanta.

La prima parte del libro è piuttosto tosta e a tratti può annoiare il lettore: vengono presentati con un dettagli minuzioso i caratteri e i difetti dei partecipanti alla spedizione, e vengono messi in luce i retroscena sia politici che economici di una tale impresa. Ma dal punto in cui il viaggio e proprio inizia, per il lettore è una continua scoperta.

Thorkild è il narratore onniscente che della spedizione conosce tutto, e spesso fa parlare i diretti interessati attraverso lettere e frammenti di diario: il risultato è, tolte le prime pagine, un viaggio interessante e scorrevole, altamente coinvolgente. Il viaggio di ritorno da Sana’a, dove ritroveremo solo più Niebuhr, unico sopravvissuto della spedizione, è pura poesia. Niebuhr da Sana’a va a Bombay con gli inglesi, per poi risalire la Persia, l’attuale Iraq, la Siria e la Turchia; quindi ritorna in Europa passando da Bucarest, la Moldavia e la Valacchia.

Sito archeologico di Persepoli, l’antica capitale del regno di Persia, distrutta da Alessandro il Macedone (fonte: Wikipedia, CC BY-SA 4.0)

Però, una volta rientrato in Danimarca, Niebuhr farà una serie di amare scoperte: la stampa dell’epoca si è occupata poco della spedizione, le casse con le curiosità naturalistiche raccolte da Forsskål sono marcite nei depositi dell’università e il re che aveva voluto la spedizione è morto.

Niebuhr scivola ben presto nell’oblio e sceglie di tornare nelle sue amate campagne della Frisia, nell’ovest della Danimarca. Gli importanti risultati della spedizione in parte verranno persi, in parte dimenticati in qualche deposito, in parte distrutti; solo molti anni dopo qualcuno aprirà gli archivi, ma si accorgerà che molte informazioni sono inservibili oppure sono state “riscoperte” da altri, tempo dopo.

Il bellissimo libro di Thorkild Hansen, oltre ad essere l’appassionante resoconto di un viaggio incredibile (almeno per l’epoca), è una profonda riflessione sul concetto di felicità, sentimento prezioso che da sempre l’Uomo ricerca senza troppi successi. La felicità può presentarsi come qualcosa di estremamente effimero: un nuovo sito archeologico da mappare per Niebuhr, una specie nuova da scrivere per Forsskål, un ottimo piatto arabo per Von Haven. Però, Hansen non ha dubbi: la vera felicità va cercata dentro di noi, di modo che sia sempre disponibile e sia facile da raggiungere, senza troppi sacrifici o viaggi perigliosi.

(…) sarebbe in ogni caso più facile raggiungerla là che non nell’unico posto dove si trova davvero, il posto che è più vicino del paese più vicino eppure è più lontano del paese più lontano, perché questo posto non si trova fuori, ma dentro di noi [Arabia Felix, Thorkild Hansen, trad. D. Unfer]

Titolo: Arabia Felix
L’Autore: Thorkild Hansen
Traduzione dal danese: Doriana Unfer
Editore: Iperborea
Perché leggerlo: per viaggiare verso Oriente e fare un vero e proprio salto nel tempo; per innamorarsi di luoghi e culture a noi molto lontane
Leggilo se: ti sono piaciuti “Buonanotte, signor Lenin” e “In Asia” entrambi di Tiziano Terzani

(© Riproduzione riservata)

Jens Christian Grøndahl | Spesso sono felice

Ho scoperto il nuovo romanzo di Jens Christian Grøndahl “Spesso sono felice” (trad. E. Kampmann, Feltrinelli, 103 pagine, 12 €) sui social network, precisamente sulla pagina facebook de I Boreali – Nordic Festival; la copertina essenziale e il titolo romantico mi hanno incuriosita e una volta letta la trama, che presupponeva un romanzo nostalgico e malinconico, ho deciso di leggerlo.

spessosonofelice

Adesso è morto anche tuo marito, Anna. Tuo marito, nostro marito. Mi sarebbe piaciuto che riposasse accanto a te, ma tu hai già due vicini di posto, un avvocato e una signora seppellita un paio di anni fa. Quando arrivasti tu, l’avvocato c’era già da parecchio tempo. Ho trovato un lotto libero per Georg nella fila successiva; dalla tua tomba si vede il dietro della sua lapide. Ho scelto l’arenaria, nonostante il marmista mi abbia detto che risente delle intemperie. E allora? Il granito non mi piace. I gemelli invece lo avrebbero preferito, su questo punto una volta tanto erano d’accordo [Spesso sono felice, Jens Christian Grøndahl, trad. E. Kampmann]

Ellinor è una donna di settant’anni, determinata e decisa, convinta di sapere come vuole trascorrere questi ultimi anni che le restano; dopo la morte del secondo marito, Georg, Ellinor vende la grande casa senza quasi interpellare i gemelli, figli di Georg e di Anna la prima moglie di lui, e decide di tornare a vivere nel quartiere di Copenaghen dove viveva da bambina, Amerikavej.

I gemelli Stefan e Morten, piccati dalla scelta di vendere la proprietà, cercano di dissuadere Ellinor e ci prova anche Mie, l’insopportabile e dispotica moglie di Stefan; Ellinor, però, non vuole altro che vivere in quel quartiere e guardare dalle finestre la vecchia casa dove visse con la madre.

La vita di Ellinor, benché lei l’abbia sempre affrontata con ottimismo e determinazione, non è sempre stata facile. Tre eventi hanno interessato la vita di Ellinor, stravolgendola per sempre: la scoperta dell’identità di suo padre, il tradimento da parte del suo primo marito e un terribile incidente mortale occorso sulle Dolomiti molti anni prima.

Ellinor racconta tutto questo, con un tono malinconico ma striato di positività, sotto forma di lettera ad Anna danese di origini italiane, la sua amica scomparsa moltissimi anni prima. E’ attraverso queste righe che Ellinor traccia un preciso bilancio della sua esistenza, raccontando all’amica tutto ciò che è successo dopo la sua drammatica e prematura morte.

L’amore era. Non è più? Sì, che è, muore con l’uomo, ma per quanto tempo potrà svolazzare per conto suo, tendersi nella stanza vuota cercando di acchiappare i granelli di polvere in un raggio di sole? A che punto si trasforma nel ricordo di un sentimento, e non è più il sentimento stesso? (…) Finii con l’amare Georg al posto tuo, e non avrei mai immaginato neanche questo, ma di qui a continuare a vivere in casa sua, senza di lui? Per qualche motivo mi pare inconcepibile, e vorrei capire perché [Spesso sono felice, Jens Christian Grøndahl, trad. E. Kampmann]

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Canale Nyhavn, Copenhagen (fonte: Benjamin Janecke, Wikipedia Commons CC BY-SA 3.0)

 Ho apprezzato il romanzo di Jens Christian Grøndahl in modo particolare perché è essenziale e in pochissime pagine riesce a raccontare avvenimenti e sentimenti; un romanzo come questo avrebbe potuto benissimo svilupparsi per trecento pagine, ma Grøndahl sceglie di essere incisivo senza allungare troppo la storia. In poche righe concentra emozioni, descrizioni, sentimenti e questo per me è un valore aggiunto. Una delle più belle storie d’amore contenute in questo libro viene raccontata in poco meno di dieci pagine, quando con un’idea come quella si sarebbe potuta sviluppare per almeno cinquanta o settanta pagine.

Oltre ad essere essenziale, la scrittura di Grøndahl è delicata, lieve e molto poetica. E malinconica, logicamente, trattandosi a tutti gli effetti di una lunga lettera scritta per Anna, l’amica di Ellinor scomparsa da giovane.

Nella lettera di Ellinor vi sono appunto dei segreti personali, dalla scoperta dell’identità del padre a quella del tradimento del suo primo marito e benché l’idea di raccontare il tutto attraverso una lettera non sia un espediente narrativo originale, la vicenda funziona benissimo, e la storia diventa via via sempre più appassionante.

Ellinor è una donna decisa, intraprendente, che nonostante le difficoltà della vita non si è mai arresa, descritta magistralmente nell’intimo, emerge è un personaggio a tutto tondo che spicca notevolmente per la sua voglia di indipendenza.

Spesso sono felice” di Jens Christian Grøndahl è un buon romanzo che ho apprezzato molto e che fa riflettere sul tempo che passa e che lava via discordie e rancori, ma che acuisce la potenza dei segreti taciuti per troppo tempo; fa riflettere su cosa resterà di noi quando non ci saremo più, chi si occuperà delle persone che abbiamo lasciato e chissà se qualcuno prenderà “il nostro posto” nel nostro piccolo mondo.

Titolo: Spesso sono felice
L’Autore: Jens Christian Grøndahl
Traduzione dal danese: Eva Kampmann
Editore: Feltrinelli
Perché leggerlo: il romanzo è un’emozionante storia di amori, relazioni famigliari e segreti personali, perfetta per chi cerca un libro essenziale scritto in modo incisivo e delicato

Jørn Riel | Safari artico

Un libro per viaggiare in luoghi lontani e inaccessibili: ecco cos’ho pensato quando in libreria ho scelto “Safari artico” di Jørn Riel (Iperborea, trad. S. L. Conventini, 145 pagine, 10,50 €): perché questo è un libro che descrive in modo poetico e preciso un mondo fatto interamente di roccia coperta di neve e ghiaccio: l’immensa isola di Groenlandia.

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Titolo: Safari artico

L’Autore: nato nel 1931 a Odense è uno scrittore, esploratore ed etnologo danese. Dopo sedici anni trascorsi tra i cacciatori in Groenlandia, è stato inviato dell’ONU sui fronti più caldi del medio ed estremo oriente. Autore di una quarantina di opere, tra cui più di venti ambientate in Groenlandia, ha ricevuto nel ’94 il Premio dei Librai Danesi come autore dell’anno e nel ’98 il Premio della Letteratura Nordica in Francia

Traduzione dal danese: Silvana Lucia Convertini

Editore: Iperborea

Il mio consiglio: un libro per viaggiare attraverso paesaggi ghiacciati, nevosi, dove l’orizzonte si perde e cielo e terra si fondono, in un magma bianco. Un libro davvero unico per chi ama il Nord, senza rinunciare a buffe situazioni e piccole risate

Essere soli. Essere totalmente soli su una costa praticamente deserta, tagliati fuori dal resto del mondo. Dipendere dalle proprie capacità, dalla propria volontà, essere padroni e servitori di se stessi: non erano cose che Anton Pedersen si fosse realmente prospettato quando aveva fatto domanda per un posto di cacciatore di pelli presso l’ufficio della Compagnia. Perché Anton aveva solo diciannove anni e tutt’altri pensieri per la testa (…) La sua Groenlandia era fatta di lunghi viaggi in slitte trainate da cani latranti, straordinarie cacce all’orso e al tricheco, meravigliosi incontri con eschimesi incontaminati e un cameratismo senza incrinature che legava i membri della spedizione fino ai limiti del regno della morte. Era un pioniere di quel tipo che Anton desiderava ardentemente diventare [Safari artico, Jørn Riel, trad. S. L. Conventini]

Immaginate di essere immersi nel bianco: calpestate la neve che scricchiola sotto i vostri stivali foderati di pelo mentre volgete lo sguardo alle montagne aguzze incappucciate di neve, il cielo stesso è lattiginoso e offuscato. Guardate di fronte a voi: l’orizzonte è una fusione di cielo e ghiaccio, un magma biancastro, mentre i cristalli di neve tormentano il vostro viso, sospinti da un vento crudele.

Immaginate un oceano dove placidi galleggiano degli iceberg azzurri; infiniti ghiacciai scendono al mare, come fiumi immobili, dove al posto delle rapide s’insidiano pericolosi seracchi. Immaginate una costa rocciosa frastagliata di fiordi, dove gli intrepidi capitani di ventura devono star attenti a non avvicinarsi troppo con l’imbarcazione. Immaginate sei mesi di buio totale, durante i quali sapete che è notte solo perché increduli e affascinati vedete brillare il cielo di mille colori.

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L’aurora boreale sul Tasiilaq fjord (fonte: Nick Russill, Creative Commons Attribuzione 2.0 Generico, Wikipedia)

Ecco, è così che immagino una delle terre più inospitali del pianeta: l’immensa isola di Groenlandia. L’autore danese Jørn Riel conosce molto bene l’isola di Groenlandia, poiché ci ha vissuto per sedici lunghissimi e freddissimi anni. Nel volume “Safari artico” sono contenute sette storie ambientate in Groenlandia: storie che in danese si definiscono skrøne, ovvero “storiella” o “frottola”. Potrebbe essere simile ai nostri racconti, ma con la sfumatura che lo skrøne – come sostiene Riel – “può essere una verità che è una menzogna, o una menzogna che è una verità“.

Nelle skrøne raccolte nel volume incontriamo gli stessi personaggi, ogni storia ne prende come protagonista uno, lo analizza e ne le avventure, raccontando un frammento di vita e di umanità di ciascuno di loro. Troviamo il giovane Anton, diciannovenne danese che cerca l’avventura nell’artico; il galletto da compagnia Alexander (che ci fa un gallo in Groenlandia?); un amico che va a far visita ad un altro amico e impiega delle giornate intere ad arrivarci, a causa del meteo avverso; c’è la storia del misterioso tatuatore giunto dall’Europa; le istruzioni per come addestrare correttamente un luogotenente; la vicenda della bellissima Emma, la vergine fredda, della quale tutti sono innamorati; infine, c’è una donna inglese – ricchissima – che vuole organizzare un safari artico e il capitano Olsen, vecchio taccagno, cerca di approfittarne.

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Il villaggio di Kulusuk, cinto dalla catena montuosa del Torssuut Tunoq (fonte: Algkalv, Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported, Wikipedia)

Se la vita in Groenlandia non può che essere dura e difficile, Jørn Riel ne narra – con viva abilità – anche gli aspetti divertenti, gli scherzi tra i pionieri, gli equivoci ridicoli, gli inganni e le beffe, perché in ogni skrøne c’è il momento della risata e quello della riflessione. “Safari articoè un libro perfetto per sognare viaggi in terre affascinanti e lontane.

Avvertì di colpo la fantastica attrazione che suscitava quel deserto. Voltò le spalle al mare coperto di lastre di ghiaccio e lasciò lo sguardo vagare sulla terra. Ancora una volta il suo animo si riempì di infinito. Le montagne occupavano l’intero campo visivo. In basso erano nascoste da enormi cumuli di neve, rotondi, seducenti, di una morbidezza quasi femminile (…) Per la prima volta Anton viaggiava dentro di sé. Era da qualche parte al di fuori del suo corpo, da qualche parte tra il fondo della valle e l’immensa volta del cielo. E non vedeva, non udiva, non ricordava. Sentiva intensamente la libertà, quella libertà che aveva sempre sognato e a cui aveva sempre aspirato attraverso i suoi sogni. Quella libertà che la grandiosa terra polare gli aveva pazientemente messo davanti e offerto per quei tre anni. [Safari artico, Jørn Riel, trad. S. L. Conventini]

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Norsk bokmål: Grønland (fonte: Silje Bergum Kinsten, Nordic Co-operation, Licensed under Creative Commons Attribution 2.5 Denmark, Wikipedia)