Elias Canetti | Le voci di Marrakech

Davvero in quel momento mi sembrò di essere altrove, di aver raggiunto la meta del mio viaggio. Da lì non volevo più andarmene, ci ero già stato centinaia di anni prima, ma lo avevo dimenticato, ed ecco che tutto ritornava in me. Trovavo nella piazza l’ostentazione della densità, del calore della vita che sento in me stesso. Mentre mi trovavo lì, io ero quella piazza. Credo di essere sempre quella piazza [dal racconto Visita nella Mellah, E. Canetti, trad. B. Nacci]

Le voci di Marrakech” di Elias Canetti (trad. B. Nacci, Adelphi) porta come sottotitolo “Note di viaggio” pur apparendo a prima vista un’antologia di racconti; sono tra loro collegati, i racconti di questa raccolta, e si trattano a tutti gli effetti di appunti e riflessioni riguardanti il viaggio che compì Canetti nel 1954 in Marocco.

Negli scritti di Canetti rivive l’anima più intima del Marocco, un luogo lontano e diverso da quello di provenienza dello scrittore. Attraverso le vicende di ciechi, cammellieri, donne velate misteriose, commercianti, mendicanti, impostori ed ebrei, Canetti porta il lettore nel cuore della città di Marrakech, descritta utilizzando parole a tratti poetiche e a tratti crude.

C’è aroma nei suk, e freschezza, e varietà di colori. L’odore, che è sempre piacevole, cambia a poco a poco secondo la natura delle merci. Non esistono nomi, né insegne, e neppure vetrine. Tutto ciò che si vende è in esposizione. Non si mai quanto costeranno gli oggetti, né essi hanno infilzati i cartellini dei prezzi, né i prezzi sono fissi [dal racconto I suk, E. Canetti, trad. B. Nacci]

Le mura, autore Nouaman Bentaj (fonte: Flickr, Dominio pubblico)

Sullo sfondo della confusionaria e affascinante città compaiono ora personaggi assillanti, ora cantastorie e ora scrivani. È un affresco corposo e interessante quello tratteggiato da Canetti a proposito della Marrakech degli anni ’50, forse non molto diverso da come si presenterebbe oggi agli occhi del viaggiatore. Canetti cammina lungo le vie, per le strade, appuntando mentalmente ciò che poi vorrà imprimere su carta.

Quando si viaggia si prende tutto come viene, lo sdegno rimane a casa. Si osserva, si ascolta, ci si entusiasma per le cose più atroci solo perché sono nuove. I buoni viaggiatori sono gente senza cuore [dal racconto Le grida dei ciechi, E. Canetti, trad. B. Nacci]

Le voci di Marrakech” di Elias Canetti è l’ideale guida sentimentale per percorrere – mentalmente o realmente – le strette e confuse vie della città marocchina che, in questi brevi racconti e voci, è l’assoluta protagonista.

Marrakech, autore Carlos (fonte: Flickr, Dominio pubblico)

Titolo: Le voci di Marrakech
L’Autore: Elias Canetti
Traduzione: Bruno Nacci
Editore: Adelphi
Perché leggerlo: per sognare il Marocco, con il suo fascino e le sue contraddizioni

(© Riproduzione riservata)

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Miroslav Penkov | A est dell’Occidente

Ho trovato le lettere che ha scritto a mia moglie molto prima che ci conoscessimo, quando lei aveva sedici anni. Una di quelle scoperte stupide, da romanzo rosa, niente a che vedere con la realtà e la vecchiaia (…) Non riesco neanche a immaginare di essere capace di scrivere lettere che una donna voglia conservare per sessant’anni. Vorrei essere stato io ad aver conosciuto Nora quant’era più vicina all’inizio della sua vita che alla fine. Perché questa è la semplice verità: siamo prossimi alla fine. E io non voglio. Io voglio vivere per sempre. Voglio rinascere nel corpo di un giovane e con la mente di un giovane, diversi dal mio corpo e dalla mia mente. Voglio vivere di nuovo, essere qualcuno che non conserva alcun ricordo di me. Voglio essere quell’uomo [dal racconto Makedonija, Miroslav Penkov, trad. A. Arduini]

Negli otto racconti che compongono la raccolta “A est dell’Occidente” dello scrittore bulgaro Miroslav Penkov (trad. Ava Arduini, Neri Pozza) i protagonisti sono giovani e vecchi bulgari alle prese con i ricordi, le speranze e gli insuccessi, sempre divisi tra due mondi: l’Est, dove sono intrappolati, e l’Ovest, che sognano ad occhi aperti.

Nel racconto “Makedonija” un uomo anziano parcheggiato in una casa di riposo scopre una serie di lettere nel portagioie della moglie Nora: si tratta di lettere scritte dall’amore giovanile di Nora, morto durante la guerra contro i turchi, nel tentativo di difendere i confini della Bulgaria. Per l’uomo, la scoperta delle lettere diventa l’occasione per pensare con nostalgia al suo passato.

In “Ad est dell’Occidentedue sfortunate coppie di amanti sono divise da un fiume e da un confine, quello serbo-bulgaro. Una storia d’amore finirà tragicamente, con un respiro quasi shakespeariano, l’altra terminerà in modo imprevedibile ma triste.

Comprando Lenin” è senza dubbio il racconto che ho preferito: un giovane bulgaro decide di lasciare la sua terra perché ha vinto una carta verde per gli Stati Uniti. Il nonno, fervente comunista devoto a Lenin benché l’Unione Sovietica sia ormai andata in mille pezzi, disapprova che il nipote decida di andare nel cuore dei “porci capitalisti“. Nel bel racconto viene sviscerato il rapporto tra nonno e nipote, condito con una bella dose di storia bulgara.

Il racconto “La lettera” indaga il rapporto tra una ragazzina bulgara, molto sveglia e lesta di mano, con Magda, la sorella gemella affetta da un ritardo mentale; qualcuno approfitterà del buon cuore di Magda e toccherà alla sorella trovare una soluzione al problema.

Una fotografia con Yuki” è un altro bel racconto: un bulgaro emigrato in America sposa una giapponese che sognava di disegnare cartoni animati. Tornano in Bulgaria per vacanza e per fare una serie di visite mediche quando si troveranno coinvolti in un drammatico incidente che avrà ripercussioni importanti soprattutto su Yuki.

In “Ladri di croci” ci sono due amici che vogliono rubare una croce d’oro nella Chiesa dei Sette Apostoli a Sofia: nella cripta dell’edificio religioso, però, faranno una scoperta veramente inquetante. Ne “Devshirmeh” un bulgaro giunto in America con la famiglia – moglie e figlia – si scontrerà con la cultura occidentale, diviso tra la voglia di diventare qualcuno in America e la voglia di non dimenticare le proprie radici.

L’orizzonte notturno” è un altro racconto che mi ha colpito molto. Ambientato all’indomani dell’avvento del comunismo in Bulgaria, il governo appena insediato costringe tutti i bulgari con origini turche a lasciare i propri nomi e a scegliersi nomi e cognomi bulgari. Kemal, la figlia di Kemal il fabbricante di cornamuse, deve affrontare questo dramma assieme alla malattia della madre e all’arresto del padre.

Nel quartier generale della milizia la coda copriva tre piani di scale. Kemal fu costretta ad aspettare accanto alla madre (…) tra le mani teneva un quaderno che le aveva dato qualcuno, un quaderno che conteneva pagine e pagine di nomi. Nomi come si deve. Bulgari. Aleksandra, Anelia, Anna, Burislava, Borjana, Vanja, Vesselina, Vjara (…) “Qualunque cosa accada là dentro” disse suo padre, “te la dovrai dimenticare” [dal racconto Makedonija, Miroslav Penkov, trad. A. Arduini]

Cattedrale di Aleksandr Nevskj, uno dei monumenti più noti di Sofia, la capitale della Bulgaria (foto: Nikolai Karaneschev, Wikipedia CC BY 3.0)

Nei racconti di Penkov, come dicevo nell’introduzione, i protagonisti vengono descritti con leggerezza e naturalezza. Sono sempre alla ricerca di loro stessi, cercano di migliorare la loro condizione, sognano l’occidente e in particolare l’America. Sono personaggi che spesso si cacciano nei guai, ma altre volte sono i guai ad arrivare da loro; alcuni racconti fanno sorridere, altri passaggi fanno riflettere.

Quando ho deciso di legggere “Ad est dell’Occidente” cercavo un libro che mi raccontasse la Bulgaria – la sua storia, i suoi contrasti – e qualcosa dei suoi abitanti: ho trovato otto racconti tragicomici, scorrevoli, decisamente ben scritti e coinvolgenti. Per questo suggerisco la raccolta “Ad est dell’Occidente” di Miroslav Penkov a chi ha voglia di scoprire l’Europa dell’Est attraverso le voci e le speranze, i dolori e le soddisfazioni dei suoi abitanti.

Titolo: Ad est dell’Occidente
L’Autore: Miroslav Penkov
Traduzione dall’inglese: Ada Arduini
Editore: Neri Pozza
Perché leggerlo: per scoprire l’Europa dell’Est attraverso le voci e le speranze, i dolori e le soddisfazioni dei suoi abitanti
Leggilo se: ti sono piaciuti i romanzi di Jonathan Safran Foer

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