Intervista d’autore #4 | “Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati” di Davide Bacchilega

Grazie al progetto Book Bloggers Blabbering, ho potuto rispolverare la rubrica “Interviste d’autore” e in questo nuovo appuntamento ho avuto la possibilità di porre alcune domande a Davide Bacchilega, autore del romanzo giallo “Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati” edito da Las Vegas edizioni: ringrazio Davide per aver dedicato il suo a rispondere alle mie domande. Buona lettura!

La prima è una domanda personale: diventare scrittore era un tuo sogno o è semplicemente successo?

Sono diventato scrittore? Non me ne ero accorto! Battute a parte, la mia personale teoria è che per definirsi “scrittore” sia necessario guadagnarsi da vivere con la scrittura, riuscire a pagare la spesa al supermercato e le bollette che spuntano dalla buchetta. Chi ce la fa, ha il diritto di compilare con la parola “scrittore” il campo Professione sulla carta d’identità. Sulla mia, invece, si legge “pubblicitario”. Nonostante questo, e grazie a questo, per me diventare scrittore è più di un sogno: è un obiettivo.

Il romanzo “Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati” ha un meccanismo narrativo pressoché perfetto: dove hai tratto l’ispirazione per scrivere questo incredibile giallo?

Le idee per il romanzo sono arrivate da tutto ciò che ho letto, visto e sentito prima di iniziare a lavorare sul testo. In particolare, le narrazioni che più di altre sono state fondamentali per spingermi a scrivere Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati sono state quelle di Una squillo per l’ispettore Klute, un film noir del 1971 diretto da Alan Pakula, e dei romanzi 1974 e 1977 di David Peace.

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Il libro di Davide Bacchilega edito da Las Vegas edizioni (foto: Claudia)

“Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati” è un romanzo con un titolo decisamente evocativo: vivo in un piccolo paese ed è spesso vero che i peccati sembrano molto più grandi. Come avete scelto, tu e gli editori, questo titolo?

La frase “più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati” è una sorta di tormentone che ricorre in diverse pagine. Viene pronunciata per la prima volta dall’ex direttore del quotidiano Romagna Sera, il cinico Sabatini; è ripetuta più volte da uno dei protagonisti, il non meno cinico Michele Zannoni, giornalista di cronaca nera. È un motto che fa da filo conduttore a tutta la vicenda e in un certo senso la riassume. Quando l’ho suggerito come titolo del libro, l’editore ha avuto inizialmente qualche perplessità, per via della sua lunghezza. Chi sarebbe riuscito a ricordarlo? Di contro, aveva riconosciuto che la formula era originale e adeguata allo spirito della storia, con tutte le potenzialità per incuriosire il lettore. Come è finita lo sappiamo. A mia difesa posso comunque affermare con certezza che i titoli dei film di Lina Wertmüller sono molto più lunghi!

I tuoi personaggi, Mauro su tutti, sono pieni di tic e manie, caratteristiche che li rendono a dir poco unici: per qualche personaggio in particolare ti sei ispirato a persone che in passato hai davvero conosciuto o sono tutti frutto della fervida fantasia?

Tutti i personaggi del libro, in fin dei conti, possiedono dei tratti di personalità piuttosto diffusi,  presenti in misura diversa in ognuno di noi (anche in te, non credere!). Solo che io ho calcato la mano su certe caratteristiche, ingigantendo ad esempio disturbi ossessivo-compulsivi (Mauro) o portando alle estreme conseguenze disillusione e disfattismo (Michele). Ho iniettato nei miei personaggi tic e manie comuni, ma in quantità così massicce da renderli insoliti. “Normalità” e devianza sono irrorate dalla stessa linfa. La differenza la fa il dosaggio.

Stile narrativo: una delle cose che più ho apprezzato del tuo romanzo è il fatto che ogni capitolo sia affidato ad un personaggio diverso, e ogni capitolo successivo riprenda la frase finale del precedente. Questa forma narrativa, che ha lo scopo di rendere avvincente e originale la vicenda, era già presente nella prima edizione del romanzo – pubblicato con il titolo “Bad news” (Giulio Perrone Editore, 2011) – oppure è una delle rivisitazioni di questa seconda edizione con Las Vegas Edizioni?

Era presente fin dall’inizio. Nella prima edizione del libro così come nel primo manoscritto uscito dalla mia stampante. La rivisitazione effettuata con Las Vegas non ha riguardato la struttura narrativa, ma si è concentrata su aspetti più formali. Riprendere in mano il romanzo dopo qualche anno mi ha fatto capire che nel frattempo avevo guadagnato una maggiore consapevolezza e maturità come autore. Senza cambiare nulla della storia e senza tradire le intenzioni espressive della prima versione, ho ritenuto necessario migliorare l’efficacia del testo condensando la scrittura ed eliminando qualche pagina superflua.

Hai ambientato il tuo romanzo in Romagna, la tua terra, non in estate bensì in inverno. Scelta insolita, dato che la fama della Riviera romagnola è legata soprattutto all’estate. Come mai hai scelto questo periodo e ci potresti dare qualche buon motivo per visitare la Romagna fuori stagione?

Avevo in mente di scrivere un noir oscuro, torbido e nebbioso, seppure intriso di ironia. L’inverno e l’indole romagnoli hanno contribuito a ricreare il clima perfetto per questo tipo di narrazione. Vuoi visitare la Romagna fuori stagione? Beh, ti potrei raccontare di quanto è romantico il mare in inverno, descriverti come luccicano di storia i mosaici bizantini di Ravenna, illustrarti qual è la sottile differenza tra la piadina romagnola e la piada riminese… Ma lascia perdere: vieni in estate che ti diverti molto di più.

In questo momento stai lavorando ad un nuovo libro? Se sì, ci puoi raccontare qualcosa in più?

Ho terminato da qualche mese un nuovo romanzo, ma per ora è un progetto segretissimo. Così segreto che non ho ancora capito nemmeno io di cosa si tratta.

Chiudo con un consiglio: da scrittore, hai qualche suggerimento per quei ragazzi che oggi vorrebbero diventare scrittori?

Leggere tanti libri e poi leggerne altri ancora. E quando si è finito di leggerli, uscire di casa, fare una passeggiata, infilarsi nella prima libreria che capita e comprarne un altro paio. E altri due ancora, già che si è lì. Insomma, vivere per la lettura. E se mentre si vive per la lettura si inizia a scrivere qualcosa, bisogna essere consapevoli che lo si può scrivere meglio, e poi meglio ancora, e che quel meglio ancora non sarà mai abbastanza perché qualcuno alla fine lo boccerà. E sarà il primo di mille rifiuti. Solo dopo avere completato il giro completo dei fallimenti si inizierà a scrivere davvero. Da quel momento, oltre che per la lettura, si dovrà iniziare a vivere anche per la scrittura. E farlo con umile ambizione, spregiudicata dedizione e disciplinata follia.

Intervista a cura di Claudia Pezzetti

Fulvio Gatti | I nerd salveranno il mondo

Sono la persona meno adatta per parlare de “I nerd salveranno il mondo” di Fulvio Gatti (Las Vegas edizioni, 127 pagine, 10 €) perché in vita mia non ho mai visto Star Wars (nessun capitolo), non ho mai seguito The Big Bang Theory, non ho mai apprezzato il finto giornalista del Kansas e a dirla tutta Batman mi sta pure un po’ antipatico, per non parlare di quello con le orecchie a punta e la frangetta anni Ottanta. Eppure sono qui, a raccontare l’esperienza legata ad una lettura che entra nel mondo dei nerd.

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“(…) Prima, però, rispondi alla domanda. Cos’è un nerd?” “Ok, aspetta. Provo con una definizione completa: un nerd è un essere umano che manifesta, fin dalla giovanissima età, spiccati interessi per specifiche branche del sapere umano. Si dedica a essi con entusiasmo e passione a volte scambiati per stravaganti da tutti gli altri. Nello specifico, però, si intende nerd ogni esperto e promotore di quell’insieme di personaggi, serie e franchise, soprattutto di provenienza fumettistica, chiamati “cultura pop”.” “Quindi è un reietto della società. Per questo non si riproduce.” “Non ho detto che i nerd non si riproducono. Ci sono femmine nerd e femmine molto pazienti che tollerano il lato nerd del compagno. Se no a quest’ora si sarebbero già estinti. Ma sappi che la nerdosità è contagiosa anche al di fuori dell’ereditarietà familiare.” “Ma è un reietto oppure no?” “Membro di sotto-società, al limite.” [Fulvio Gatti, I nerd salveranno il mondo

Un nerd terreste, alter ego dell’autore, viene rapito da una forma di vita aliena. L’essere alieno vuole vivisezionare il terrestre per capire come funziona, come è fatto; il terrestre, logico, non è d’accordo e decide di distrarre l’alieno dal suo intento. Il terrestre inizia a raccontare all’alieno che cosa sono i nerd, come si è sviluppata la cultura pop, quali sono stati i suoi trampolini di lancio verso la conquista e come, dal nulla, sia giunta al successo e apprezzata da molti.

L’alieno pone delle domande, il terrestre risponde con pazienza e racconta. Questo è, in sostanza, l’espediente usato da Fulvio Gatti, che ha la capacità di sviluppare la “questione nerd” in punti precisi e riesce a introdurre curiosità e fatti legati alla cultura pop. L’essere alieno è colpito dal fiume di informazioni che il terrestre gli riversa addosso, e forse – ma questo lo saprete solo se arriverete alla fine del libro – forse il terrestre riuscirà ad evitare di essere tagliuzzato e sezionato dalle lame aliene.

Non ci sarebbe viaggio, però, senza eroe. E la cosa più divertente è che l’eroe, i suoi valori e le sue motivazioni sono ciò attorno a cui viene costruita la trama stessa. Per chi perde tempo a cercare i significati dentro le storie, quei significati che come si diceva hanno reso importante l’immaginario nerd, il nocciolo tematico ruota in buona parte attorno alla figura del protagonista; tanto più se la struttura dell’avventura in cui viene immerso aderisce ai canoni del viaggio dell’eroe. Questa è l’ennesima anomalia dell’immaginario nerd; ciò che, visto da fuori, ci rende del tutto fraintesi. Sì, ci piace che la storia sia sempre la stessa. Perché, in effetti, all’interno di quella reiterazione – di strutture e tematiche – nei casi migliori abbiamo trovato i messaggi e le emozioni che ci hanno resi le persone che siamo [Fulvio Gatti, I nerd salveranno il mondo]

Fulvio Gatti indaga le cause che hanno portato al successo la cultura nerd. Ammettetelo: il nerd come ve lo immagina(va)te? Tutto ciccia e brufoli, con l’hamburger a portata di mano, nascosto in una stanza illuminata solo dallo schermo del pc, dove gli unici suoni sono il ticchettio dei tasti e le sue grasse risate. Ecco, niente di tutto questo, o in ogni caso non solo questo.

Grazie ad Internet un giovane nerd di Caresanablot, suggestiva località nella piana vercellese, ha capito di non essere solo al mondo: se nessun caresanablottese conosceva e venerava le epiche gesta di Anakin Skywalker, ecco che attraverso forum e chat on line il giovane nerd scopre che a Roma o a Venezia o addirittura nella ridente Ghislarengo, altro ameno paese della bassa vercellese, c’è un ghislarenghese con la sua stessa passione per le spade laser e i giornalisti che si trasformano in supereroi entrando in una cabina del telefono. Da qui in poi, una volta essersi conosciuti in rete, il passo è breve: l’unione fa la forza, si organizzano le convention e alle fiere del fumetto iniziano a comparire i primi cosplay.

La scrittura di Fulvio Gatti è ironica, scorrevole e fresca: “I nerd salveranno il mondo” è una lettura leggera ma che fornisce parecchie informazioni sulla cultura pop e nerd, è un concentrato di nerdaggine in formato tascabile. Apprezzando solo Il Signore degli anelli e la mitica saga di Ritorno al futuro, non mi sento assolutamente appartenente al genere nerd, e Gatti ce lo ricorda quando scrive che apprezzare Ritorno al futuro è come apprezzare la cioccolata, in effetti sono capaci tutti.

Mi è venuta voglia di guardare la saga di Star Wars? No. Superman ora mi è simpatico? Per carità. Vivisezionerei un nerd per capire come funziona? Ma no, il sangue mi fa un po’ senso. Beh, ma io vi avevo avvertiti che sono la persona meno adatta per parlare della cultura nerd.

Titolo: I nerd salveranno il mondo
L’Autore: Fulvio Gatti
Editore: Las Vegas edizioni
Perché leggerlo:I nerd salveranno il mondo” è un libro per chi si sente nerd nell’anima e vuole ripercorrere le tappe dei suoi predecessori o per ricordare – immagino con piacere – le epiche gesta dei suoi eroi preferiti. E’ un libro anche per chi, come me, è completamente a digiuno del mondo legato ai nerd e vuole farsi una piccola cultura.

Librinpillole: le letture di luglio

Librinpillole è la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

Il giro del mondo attraverso i libri_luglio

Le letture di luglio!

Il mese di luglio, nonostante i suoi trentun giorni, è trascorso in fretta. Complice il bel tempo ho avuto modo di ritornare in pista con la mountain bike e sono riuscita a portare a termine l’obiettivo che mi ero prefissata: quello di non comprare più libri almeno per un mese. E’ infatti dal 24 giugno che non acquisto più nuovi libri.

Ora con agosto diventerà difficile mantenere il proposito, perché tra qualche giorno andrò alla Fiera del Libro di Fenestrelle (TO) e so già che i ghiotti sconti mi tenteranno parecchio.

Le letture di luglio mi hanno portato parecchie sorprese e sono più che soddisfatta; ho iniziato a leggere le bellissime graphic novel di Bao Pubblishing, e questo mese ne ho lette ben due. E non ho nessuna intenzione di smettere di leggerle, anzi, credo che prima o poi utilizzerò il buono che mi hanno regalato proprio per acquistare nuovi fumetti Bao.

Passando alle mie letture, sei libri e due graphic novel, ecco cos’ho letto:

Da quassù la Terra è bellissima di Toni Bruno (Bao Pubblishing): la graphic novel di Toni Bruno è composta da poco più di duecento pagine di bellissime tavole, con disegni dall’inquadratura prettamente cinematografica e atmosfere ben ricostruite, tanto da dare la sensazione al lettore di essere davvero tornato indietro nel tempo, catapultato in una storia originale ma non così inverosimile.

Come ti scopro l’America di Emanuela Crosetti (Exorma edizioni): io ho adorato questo libro, in ogni sua singola parola e lo consiglio a chi ama l’America più vera, quella lontana dalle scintillanti luci di New York; gli spazi fatti solo di cielo infinito; i viaggi on the road, pieni di imprevisti e di emozione; le curiosità legate alla storia americana e per chi a volte prova la seducente nostalgia per luoghi che non ha mai vissuto.

Sul mare. Racconti di sole e di vento di Autori Vari (Lindau): è una bella e suggestiva raccolta di racconti che include classici contemporanei; consigliato a chi ama il mare in ogni sua forma, anche quando è burrascoso, a chi vuole sognare ad occhi aperti i ricordi che ha vissuto e custodisce con gelosia.

Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati di Davide Bacchilega (Las Vegas Edizioni): è uno dei gialli più coinvolgenti e incalzanti che ho letto negli ultimi tempi. Procuratevelo se amate il genere giallo e se siete affascinati all’idea di una Romagna nebbiosa, umida e fredda, senza gente abbronzata in spiaggia e discoteche aperte tutta la notte, ma piena di crimini e criminali.

Freezer di Veronica “Veci” Carratello (Bao Publishing): è una graphic novel che racconta la storia di una famiglia assolutamente fuori dal comune e l’avventura che si intraprende nel diventare adulti; una vicenda divertente e coinvolgente, disegnata in modo impeccabile e simpatico.

Il tramonto birmano. La mia vita da principessa shan di Inge Sargent (add editore): è un ottimo romanzo per avvicinarsi alla cultura birmana e shan, per scoprire la storia di un popolo oppresso da un regime autoritario, che non ha mai perso la speranza di un futuro migliore.

Scende la notte tropicale di Manuel Puig (Sellerio): è un libro bellissimo permeato di nostalgia, quella nostalgia di eventi sia belli che brutti che hanno caratterizzato le nostre vite. E’ una storia, all’apparenza semplice, di due anziane sorelle argentine, è la dolcezza di una notte calda e tropicale, di un tramonto in riva al mare.

Le cose che restano di Jenny Offill (NN Editore): per chi ama le notti stellate che mettono nostalgia, per chi crede nelle storie anche se sono un po’ inverosimili; chi ama le scienze perché hanno (quasi) una risposta per tutto, e chi ama i romanzi con i protagonisti così perfetti da sembrare veri.

Il mese di agosto lo trascorrerò quasi tutto in Piemonte, perché per le vacanze estive partitò a fine mese. Agosto è un mese che amo e odio allo stesso tempo: rallentare il ritmo è giusto, però dove vivo io è proprio una moria… vedere negozi e attività chiuse un po’ di tristezza me la mette, ecco.

Per fortuna ho i libri, la mountain bike e i miei sogni: mi nutro soprattutto di questi ultimi, mentre attendo che agosto lasci il posto a settembre, il mio mese preferito; andrò in vacanza, perché io il mare a settembre lo adoro; si ritornerà alla normalità, usciranno libri che attendo con trepidazione e inizierò a sognare il mio prossimo viaggio che – senza anticipare nulla per scaramanzia – mi porterà in un luogo (o forse due!) che desidero visitare da sempre!

E voi, avete partecipato a qualche evento letterario, fiera del libro o presentazione questo mese? Quali libri avete letto a luglio e quali vi porterete in vacanza? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

(© Riproduzione riservata)

Davide Bacchilega | Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati

Inizio questa nuova recensione condensando in pochissime parole cosa penso di “Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati” di Davide Bacchilega (Las Vegas Edizioni, 305 pagine, 15€): questo romanzo mi è piaciuto tantissimo. Ora vi spiego nei dettagli il perché di questa sensazione.

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Titolo: Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati

L’Autore: Davide Bacchilega è nato a Lugo (Ravenna). Attualmente lavora a Bologna in un’agenzia di comunicazione. Oltre a “Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati”, Bacchilega ha scritto diversi racconti e romanzi.

Editore: Las Vegas Edizioni

Il mio consiglio: è uno dei gialli più coinvolgenti e incalzanti che ho letto negli ultimi tempi. Procuratevelo se amate il genere giallo e se siete affascinati all’idea di una Romagna nebbiosa, umida e fredda, senza gente abbronzata in spiaggia e discoteche aperte tutta la notte, ma piena di crimini e criminali.

Ha ragione, lo sbirro. D’altronde non mi insegna niente. Il caso ancora aperto mi fa gioco: allunga il brodo della suspance. Ma non fraintentemi: non sono uno sceneggiatore di artefatte storie hollywoodiane. Sono solo il vostro fedele cronista. Fedele ai miei lettori. Fedele alla linea editoriale.
Rimango qualche minuto sulla scena del crimine, mentre il buio impastato di umidità è illuminato dai flash della Polizia Scientifica, lucciole giganti ai margini dei fossi.
Eccolo finalmente l’omicidio di Natale.
Tanti auguri. Soprattutto a me.
Perché l’inverno del mio scontento s’è tramutato in gloriosa estate. Perché questa è la mia meritata cattiva notizia. [Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati, Davide Bacchilega]

E’ l’antivigilia di Natale, in Romagna. Le spiagge che di solito sono affollate di turisti, in questo periodo sono vuote. Le discoteche chiuse, il massimo della movida romagnola è un giro al bar del paese, pieno di marpioni in pensione. C’è la nebbia, persistente, avvolgente, umida, che ricopre il paesaggio come un guanto, obbligando gli automobilisti ad affidarsi alla linea di mezzaria per non finire in un fossato.

E’ l’antivigilia di Natale, in Romagna, quando a tre ex-ragazze squillo arrivano tre lettere piene di minacce e violenza. La lettera arriva a Barbara, che è una novella e splendida prefica ingaggiata per piangere durante i funerali; la lettera arriva a Didi, che incontra ancora qualche ex-cliente affezionato, ma solo per mettere da parte i soldi per portare il piccolo Pavel, il figliolo, in Inghilterra; la lettera arriva a  Giorgia che è affetta da una malattia che le impedisce di ricordarsi i volti, e i suoi clienti li riconosceva dai gesti e dal modo di camminare. Tutte e tre ricevono la lettera e le ragazze cercano di contattare il loro ex-protettore, Ermes Donati: forse lui qualcosa in più sa.

Michele è un giornalista di cronaca nera che insegue lo scoop, che vorrebbe sfondare, ma è sempre costretto a scrivere di banali incidenti o di furti. Però, Michele ha un informatore in polizia, un uomo che si fa chiamare Gola Profonda e che gli dà sempre l’imbeccata quanto capita una disgrazia.

Mauro è un tanatoprattore, colui che prepara i morti prima del funerale. Li trucca, li aggiusta, li acconcia come per una festa, li rende presentabili. Mauro è insicuro, dolcissimo, in preda alle sue manie (“…ma ho dimenticato di chiudere a chiave il Ducato sbadato che sono“) e al grande sogno di partecipare al quiz Chi vuol esser milionario?

Il Natale porta una bad news: viene ritrovato il corpo orrendamente ferito e straziato di una ragazza, gettato come spazzatura in aperta campagna. E’ chiaro che la donna sia stata assassinata. Non resta che indagare, che cercare di risolvere il giallo, per cercare di impedire all’assassino di colpire di nuovo.

Quando si pensa alla Romagna, da fuori, è probabile che vengano in mente immagini simpatiche: la piadina farcita, l’orchestra Casadei, la tabaccaia di Amarcord. Però a quest’aria satura che c’è in inverno non ci pensano mai quelli di fuori. Non si immaginano questa nebbia che si stringe come un cappio attorno alla terra, senza mollarla, fino a strangolarla. Hanno in mente, quelli di fuori, solo le spiagge affollate, ombrelloni colorati e pedalò al largo. Ma quelli che vivono in questo groviglio soffocante sanno bene che la Romagna non è sempre in fiore. Soprattutto in certe notti, quando perfino un innocuo taxi, solcando il mare dell’oscurità, appare minaccioso come una nave pirata. Specie se si accosta alla tua finestra. La mia, nella circostanza. [Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati, Davide Bacchilega]

Bacchilega ci presenta i personaggi del romanzo in un modo originalissimo e divertente: ogni capitolo è affidato al racconto in prima persona del personaggio, che diventa un po’ il protagonista del momento. Nei capitoli Bacchilega ha fatto davvero un grande esercizio di scrittura: per ogni personaggio che prende parola, Davide Bacchilega cambia stile. Così abbiamo stili asciutti o verbosi, ossessioni o flashback, periodi ripetuti per sottolineare le insicurezze, e nel caso di Mauro il tanatoprattore il capitolo è scritto in minuscolo, per differenziarsi ancor meglio dagli altri. Bacchilega dà persino voce ad Arrigosacchi, il cane diarroico di Ermes Donati, che ha un capitolo tutto per sé.

Inoltre, ogni capitolo è collegato al successivo con un bellissimo gioco di frasi e parole. La realtà romagnola, nebbiosa e cupa, è resa in modo magistrale per tutta la durata della storia, dove chi legge sente aleggiare una cappa spessa sulle teste dei personaggi e vive la stessa inquietudine. Detto così sembra un romanzo triste e inquietante, invece a tratti è divertente ed esilarante (nonostante i morti ammazzati in modo violento).

Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati” è un romanzo giallo davvero scritto bene, scorrevole, dove la trama funziona come un meccanismo perfetto. Tanto perfetto e ben consegnato che questa volta posso vantarmi di aver capito chi era il (la?) colpevole dei fattacci. Questo perché era da tanto tempo che non leggevo un romanzo giallo così coinvolgente, tanto da portarmi sulla strada giusta per scoprire la mano criminale. Infine, ha un finale bellissimo, proprio quello che mi ero auspicata di cuore!

(© Riproduzione riservata)

Consigli di lettura: 10 libri da mettere in valigia quest’estate

Buongiorno lettrici e lettori! Si avvicinano il periodo estivo e le agognate vacanze; per molti l’estate rappresenta un momento in cui si legge di più, per questo ho deciso di rispolverare la rubrica Consigli di lettura e di suggerire 10 libri da portare in vacanza con voi quest’estate.

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Ho scelto libri che ho apprezzato e ho cercato di abbinarli a quella che credo possa essere la vacanza perfetta per quel preciso tipo di lettura. Non mancherà di ironia, in questo articolo, ma è giusto così: a prendersi troppo sul serio si diventa noiosi! Quindi, quando inizierete a preparare la valigia o lo zaino per le vacanze di quest’anno, ritagliate un pochetto di spazio per farci stare ancora un libro.

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Cop_NEVE_CANE1Il consiglio: Neve, cane, piede di Claudio Morandini (Exòrma edizioni)

La trama: Il romanzo è ambientato in un vallone isolato delle Alpi. Vi si aggira un vecchio scontroso e smemorato, Adelmo Farandola, che la solitudine ha reso allucinato: accanto a lui, un cane petulante e chiacchierone che gli fa da spalla comica, qualche altro animale, un giovane guardiacaccia che si preoccupa per lui, poco altro.

La vacanza: Il romanzo di Morandini è perfetto per essere letto in montagna. Che siano le nostre Alpi, Dolomiti, Appennini o l’Europa, questa lettura che parla di monti e di vita in quota è ideale per chi sceglierà di andare in vacanza tra le montagne, i paesini e i laghi alpini. Con buone probabilità scoprirete che i montanari hanno davvero la testa dura come Adelmo, il protagonista del libro.

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Parlami-damore_primawebIl consiglio: Parlami d’amore di Pedro Lemebel (marcos y marcos)

La trama: Pedro Lemebel ha sempre amato cantare canzoni come questa, vibranti di sentimento; si sentiva una persona semplice, vicina a prostitute e operai, vicina a chi resiste e vive al margine. E parlano d’amore le ultime cronache che ha scritto, di un amore sorridente e sconfinato per la bellezza annidata ovunque, per la giustizia calpestata, per questo mondo pieno di ipocrisie, menzogne e formidabili atti di coraggio. Amore per tutti noi, a cui ha consegnato la sua testimonianza appassionata, il suo invito a vivere fino in fondo, a credere e lottare. E a parlare d’amore.

La vacanza: La raccolta delle cronache piumate di Pedro Lemebel, autore cileno scomparso prematuramente, è perfetta per chi andrà in vacanza in Sudamerica o per chi sogna di andarci, poiché le atmosfere descritte dall’autore cileno sono tanto affascinanti quanto coinvolgenti. Le croncache attraversano il Sudamerica e non solo, troverete sicuramente quella che vi colpirà di più.

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Cover-Sanctuary-Line_image_ini_620x465_downonlyIl consiglio: Sanctuary Line di Jane Urquhart (Nutrimenti)

La trama: Chiamata a lavorare in un centro di ricerca per studiare la migrazione delle farfalle monarca, l’entomologa Liz Crane si trasferisce a vivere nella fattoria in riva al lago Erie dove ha trascorso le estati della sua infanzia. Il luogo, un tempo affollato da zii e cugini, e dai lavoratori che giungevano annualmente dal Messico per la raccolta, ormai è caduto in rovina. Osservando attorno a sé i resti di un mondo scomparso, la donna ripercorre con la memoria quel passato luminoso – i giochi di bambini, le nuotate al lago, le leggende e le poesie, le barchette di carta liberate in acqua. E poi, a segnare la fine della stagione estiva, l’albero che avvampa di farfalle. Ma a gettare un’ombra sui ricordi è lo spettro di ciò che avvenne dopo, la successione di eventi che, come un cataclisma, hanno sconvolto un equilibrio apparentemente immutabile. Una trama di perdite e assenze, che s’intrecciano in una vicenda densa di simbologie.

La vacanza: Il romanzo della canadese Jane Urquhart è per la maggior parte ambientato nella regione dei Grandi Laghi al confine tra Canada e Stati Uniti. E’ la lettura perfetta per chi trascorrerà le vacanze in una località lacustre, magari con la propria famiglia (possibilmente piena di segreti, rancori e non detti) o con i cugini che vedete una volta all’anno.

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copDLSDCIl consiglio: Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero di Cristina Brondoni (Las Vegas edizioni)

La trama: Si fa presto ad ammazzare un personaggio. Nei libri, nei film e nelle serie TV ci troviamo spesso di fronte a scene del crimine, assassini, morti ammazzati, incidenti, suicidi e infallibili detective che riescono a risolvere i casi più complessi grazie al loro intuito o alla loro intelligenza fuori dal comune. Tutto ciò ci fa pensare che nei casi reali di cronaca nera vengano mandate a indagare persone incompetenti o quantomeno sprovvedute. Analizzando però la fiction con gli occhi esperti di una criminologa, ci si accorge che se certe volte gli scrittori e gli sceneggiatori precorrono metodi e tecniche di indagine, spesso fanno agire i loro personaggi senza tenere conto di cosa succede nella realtà sulla scena del crimine. Perché morire può essere molto semplice, ma scoprire come e perché è una faccenda decisamente più complicata.

La vacanza: Il diventente saggio della criminologa Cristina Brondoni è la lettura ideale per chi trascorrerà le vacanze sui nostri litorali italiani, dividendosi tra un bagno e un ghiacciolo sotto l’ombrellone. A Jesolo è probabile che vi verrà assegnato dal destino un vicino di sdraio particolarmente odioso: il libro di Cristina Brondoni potrà suggerirvi il delitto (quasi) perfetto per porre rimedio alla malasorte.

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9788862431828_0_500_0_75Il consiglio: Vladivostok. Nevi e monsoni di Cédric Gras (Voland)

La trama: L’iniziale disappunto non riesce però a smorzare l’entusiasmo che guida il giovane francese nella conoscenza paziente dell’Estremo Oriente russo e dei suoi abitanti. Con stile vivace e annotazioni divertenti, Gras descrive – al ritmo delle stagioni, delle nevi e dei monsoni – la geografia di questo remoto e quasi favoloso angolo della terra e le sue relazioni con il resto del mondo. Lungi dall’essere un racconto di viaggio in senso tradizionale, “Vladivostok” è il ritratto onesto e affettuoso di una città in bilico tra Russia e Asia, capace di esercitare un grosso fascino sull’autore e di minare i suoi pregiudizi “occidentali”.

La vacanza: Il bellissimo e suggestivo libro del geografo Cédric Gras è ideale per chi intraprenderà un lungo viaggio in treno per raggiungere la meta delle sue vacanze. Che sia il mare, o la montagna, o una bella capitale europea, l’importante sarà leggerlo mentre siete cullati dal treno. Se poi andrete in vacanza in Russia, precisamente a Vladivostok, allora è il vostro libro.

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14883c583d22d4c818ec33fbe725c9d2_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyIl consiglio: Viaggio in Urewera di Katherine Mansfield (Adelphi)

La trama: In un taccuino riempito da Katherine Mansfield a diciannove anni, durante un viaggio fra i Maori, la materia fantastica di cui saranno fatti i suoi racconti neozelandesi. 

La vacanza: La scrittrice neozelandese Katherine Mansfield racconta in questo brevissimo reportage il suo rocambolesco viaggio nella terra dei Maori. Questo è il libro ideale per chi ama viaggiare soprattutto con la fantasia, un breve racconto per farsi suggestionare e affascinare dalle descrizioni di una terra perfettamente agli antipodi dell’Italia (se poi ci va davvero, tanta invidia per voi!)

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indexIl consiglio: Benedizione di Kent Haruf (NN editore)

La trama: Nella cittadina di Holt, in Colorado, Dad Lewis affronta la sua ultima estate: la moglie Mary e la figlia Lorraine gli sono amorevolmente accanto, mentre gli amici si alternano nel dare omaggio a una figura rispettata della comunità. Ma nel passato di Dad si nascondono fantasmi: il figlio Frank, che è fuggito di casa per mai più tornare, e il commesso del negozio di ferramenta, che aveva tradito la sua fiducia. Nella casa accanto, una ragazzina orfana viene a vivere dalla nonna, e in paese arriva il reverendo Lyle, che predica con passione la verità e la non violenza e porta con sé un segreto. Nella piccola e solida comunità abituata a espellere da sé tutto ciò che non è conforme, Dad non sarà l’unico a dover fare i conti con la vera natura del rimpianto, della vergogna, della dignità e dell’amore.

La vacanza: La cittadina di Holt dove Haruf ambienta il suo romanzo Benedizione (e l’intera Trilogia della Pianura) non esiste, per cui sarà impossibile per voi andarci in vacanza. Ma questo è il romanzo che più di ogni altro deve essere letto prima o durante un viaggio negli Stati Uniti (magari proprio nell’Ovest descritto da Haruf) oppure per chi ama in modo sconfinato l’America pur essendo in vacanza a Varigotti.

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indexIl consiglio: L’arte di collezionare mosche di Fredrik Sjöberg (Iperborea)

La trama: «Nessuna persona sensata si interessa alle mosche», e soprattutto, ahimè, non le ragazze. Ma sono questi screditati insetti ad aver cambiato la vita di Fredrik Sjöberg, o meglio, la curiosa famiglia dei sirfidi, che abbondano nell’idilliaca isoletta svedese dove si è trasferito e di cui è uno dei maggiori esperti e collezionisti. E sono loro il suo ironico punto di partenza per osservare la vita da un’altra ottica, l’alfabeto di una lingua nuova per leggere il paesaggio, e forse il mondo. 

La vacanza: Lo svedese Fredrik Sjöberg è entomologo e collezionista di insetti, ha scritto questo libro stupendo e perfetto per chi sceglierà una vacanza a contatto con la natura, nei parchi o riserve, magari in bungalow oppure in tenda. Non è necessario essere in vacanza su un’isola svedese e inseguire insetti con un retino rischiando di essere scambiato per un pazzo, però è chiaro che sarebbe un valore aggiunto per rendere davvero ideale il libro in vacanza.

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china_girlIl consiglio: My Little China Girl di Giuseppe Culicchia (ETD)

La trama: Perché non c’è Paese più imperscrutabile della Cina. E non c’è Paese da cui dipendiamo di più, come dimostrano le recenti vicende borsistiche. Comprendere la Cina sarà – anzi: già è – indispensabile. Giuseppe Culicchia ci ha provato a modo suo e nel modo di Allacarta, la collana di EDT che invia gli scrittori italiani in giro per il mondo per capirlo attraverso uno degli ingredienti fondamentali di ogni cultura: la cucina.

La vacanza: Lo dice il titolo, è il libro ideale per chi andrà in Cina oppure sogna di visitarla. Leggendo il buffo reportage di Giuseppe Culicchia emergono tutte le contraddizioni della Cina moderna; Culicchia consiglia anche alberghi, cose da fare e cose da (non) mangiare, per cui potrebbe essere discriminante per decidere se visitare o meno il gigante asiatico. Se a sentir parlare di scorpioni caramellati vi prende il panico ma siete già su un aereo della Air China… troppo tardi! Ma vi divertirete ugualmente, tranquilli!

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indexIl consiglio: Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame di James De Mille (marcos y marcos)

La trama: C’è bonaccia tra le Canarie e Madeira, il Falcon non può navigare. Lord Featherstone e i suoi amici, giocando con le barchette di carta sull’acqua trasparente, trovano un misterioso cilindro metallico, incrostato di conchiglie. Misterioso è anche il contenuto: un manoscritto affidato alle onde da Adam More, naufrago in una terra sconosciuta, oltre i confini del mondo. In attesa che il vento torni a gonfiare le vele, i quattro amici, a turno, cullati dal mare, leggono ad alta voce la sua storia.

La vacanza: Il classico dello scrittore canadese è senza dubbio l’ottimo romanzo per chi vivrà una vacanza all’insegna dell’avventura e dell’imprevisto; tempeste, naufragio su un’isola deserta (o apparentemente deserta), autoctoni bellicosi, insomma ce n’è davvero per tutti i gusti. Ideale per chi visiterà le Isole Canarie, va anche bene per chi resterà ad Alluvioni Cambiò (in provincia di Alessandria, n.d.r.) dove l’unico imprevisto sarà quello di restare senza ghiaccio per l’aperitivo.

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Questi sono i miei consigli di lettura per l’estate, libri che in un modo o nell’altro ho amato e mi hanno divertita. Ora aspetto i vostri consigli per me: cosa mi suggerite di leggere quest’estate? Se vi va, scrivetemi quali sono i libri che amate e che più sono adatti al periodo estivo e vacanziero. Alla prossima

(© RIPRODUZIONE RISERVATA)

Aspettando… Il Salone Internazionale del Libro di Torino (e altri eventi)

E’ già da qualche settimana che penso al Salone Internazionale del Libro. Penso a come organizzarmi la giornata, a quale treno prendere, quali (e quanti!) libri acquistare e quante persone incontrare. L’appuntamento al Salone del Libro per me è (quasi) irrinunciabile; ho scritto quasi perché l’anno scorso non ho potuto andarci, dato che ero in Spagna. Ma quest’anno non me lo farò sfuggire.

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Ho deciso che andrò al Salone del Libro il giovedì, il giorno di apertura. Sono già stata al Salone di giovedì e mi sono trovata molto bene: c’è relativamente poca gente, si può curiosare tra gli stand degli editori in tutta tranquillità e si possono fare delle chiacchiere.

Mi prenderò tutta la giornata per me stessa, per leggiucchiare qualche trama, per conoscere nuovi editori, per salutare amici e – se ne avrò voglia – partecipare a qualche incontro. Ho selezionato quattro incontri interessanti che si terranno la giornata di giovedì, spero di avere tempo di andarci (tutte quelle montagne di libri mi fanno perdere completamente il senno). Gli incontri che reputo interessanti sono questi:

METTERE A FUOCO IL PRESENTE: LA QUESTIONE SIRIANA Incontro con Shady Hamadi – Anime arabe-Attualità e politica – giovedì 12 maggio, ore 11:30 Arena Bookstock

QUARANT’ANNI DI MEMORIA Le nonne di Plaza de Mayo e la loro lotta – Bookstock Village – giovedì 12 maggio, ore 13:30 Spazio Book

LA CULTURA E L’EDITORIA DELL’AZERBAIGIAN Babel Spazio Internazionale – giovedì 12 maggio,ore 15:30

APPENA ARRIVATI: NUOVI EDITORI IN LIBRERIA Seminari di traduzione – giovedì 12 maggio, ore 16:00 – Sala Madrid

 Riguardo alla lista di libri da acquistare… si sta allungando a dismisura e ho paura che una volta di fronte a tutti quei magnifici stand scintillanti e invitanti perderò il senso della misura, ma sinora ho selezionato (solo) tre titoli, curiosamente tutti italiani e poi passerò allo stand di Casa Sirio editore per ritirare il romanzo che ho vinto con il concorso:

Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati di Davide Bachilega (Las Vegas edizioni, 303 pagine, 15 euro) >>leggi le prime pagine

Il paese dei segreti addii di Mimmo Sammartino (Hacca edizioni, 184 pagine, 15 euro) >>leggi la scheda

Sassi vivi di Anna Rottensteiner (Keller editore, 128 pagine, 13 euro) >>leggi la scheda

Elementare, cowboy di Steve Hockensmith (Casa Sirio, 372 pagine, 18 euro) >>leggi la scheda

Come sempre sarà bello girovagare tra gli stand, incontrare persone, scambiarsi opinioni, fare mezz’ora di coda per andare in bagno e probabilmente avere tutti i capelli arricciati a causa della pioggia (danno pioggia per giovedì, il clima di Torino è sempre un po’ così). Ma sono sicura che sarà una giornata divertente.

Venerdì 13 maggio andrò allo ZAC di Ivrea (TO) ad ascoltare la presenzazione del romanzo Andarsene di Rodrigo Hasbún (SUR edizioni, traduzione Giulia Zavagna, 120 pagine, 15). Ho finito ieri questo bellissimo libro, ve ne parlerò lunedì! Qui le informazioni sul tour italiano dello scrittore boliviano.

Infine, sabato 14 maggio mi piacerebbe andare a Vercelli a Libriamoci, il baratto dei libri al Museo Leone. Qui tutte le informazioni.

E voi lo fare un salto al Salone del Libro? Avete già idee di cosa acquistare o di quali incontri seguirete? Se passate giovedì scrivetemi, magari ci incrociamo!

Librinpillole: le letture di aprile

Librinpillole è la rubrica che vi racconta e vi consiglia i libri che ho letto nel mese appena trascorso. Buone letture!

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Le letture di aprile e la mia nuova gerbera fucsia!

Aprile è stato un mese decisamente positivo, in tema di letture e di incontri a sfondo letterario. Domenica 3 aprile sono stata a Milano e ho partecipato alla seconda edizione del Book Pride, la fiera dell’editoria indipendente. Al Book Pride ho potuto acquistare tre romanzi (che ho già letto e dei quali presto vi parlerò!) e ho conosciuto Alice di Safarà Editore, colei che all’inizio di marzo mi invitò a partecipare al blog tour del libro “Lettera d’amore in scrittura cuneiforme” dello scrittore ceco Tomáš Zmeškal. Se vi foste persi l’articolo in cui parlo del Book Pride, eccolo >>qui.

Il 16 aprile ci siamo nuovamente incontrati alla Libreria Sulla Parola di Caluso, con la compagna di viaggio La lettrice rampate, e siamo partite alla scoperta dell’Asia attraverso i libri. Ne è uscito un incontro ricchissimo di consigli e suggerimenti, pervenuti anche on line grazie all’evento virtuale in parallelo su Facebook per chi è troppo lontano dalla bella libreria di Stefania. Ve ne ho parlato >>qui.

Ma le vere sorprese letterarie del mese di aprile sono state le letture, nove in totale, decisamente interessanti (solo una con riserva). Ho potuto “visitare” ben tre Paesi nuovi (Indonesia, Lettonia e Kirghisia) e scoprire autori e autrici nuovi.

L’uomo tigre di Eka Kurniawan (Metropoli d’Asia, 166 pagine, 12,50 €). La prima lettura del mese è stata proprio questa, l’avventura di Margio un ragazzo indonesiano che commette un crimine terribile, che è il pretesto per parlarci di un’Indonesia che guarda verso la modernità pur restano legata a riti e credenze ancestrali. Assolutamente consigliato per chi cerca un giallo anomalo e una lettura sperimentale.

Monte Carlo di Peter Terrin (Iperborea, 170 pagine, 16 €). Lo scrittore belga ha vinto il Premio Europeo per la Letteratura e questo è un romanzo molto bello, scritto in modo conciso dove le parole sono mai ridondanti ma dove l’autore riesce a raccontarci la storia del meccanico che salva la vita ad una stella del cinema senza ottenere il successo che credeva. Un romanzo permeato di bellezza e nostalgia, di aspettative mancate e di tristezza: imperdibile.

Favole colorate di Imants Ziedonis (Damocle edizioni, 147 pagine, testo lettone a fronte, 10 €). Come dice il titolo, si tratta di una raccolta di bellissime ed evocative favole che hanno per protagonisti i colori. Ambientate in Lettonia sono state una scoperta davvero molto affascinante.

Il battello bianco di Tschingis Aitmatov (marcos y marcos, 203 pagine, 14,50 €). Da molto tempo volevo leggere un romanzo di questo autore kirghiso e al Book Pride ho acquistato questo libro. E’ una fiaba, quasi, dove il protagonista è un bambino abita nelle montagne della Kirghisia con i nonni; è un romanzo molto delicato e con una capacità narrativa rara Aitmatov ci racconta una storia bellissima e struggente.

The Danish Girl di David Ebershoff (Giunti, 360 pagine, 18 €). E’ la lettura che forse tra tutte quelle del mese mi ha convinta meno. Ho poi anche visto il film, circa una settimana dopo, e per una volta tanto, a mio parere, la pellicola è meglio del libro.

Il pappagallo che prevedeva il futuro di Luciano Lamberti (gran vía edizioni, 96 pagine, 10 €). Credo sia una delle migliori raccolte di racconti lette negli ultimi anni. L’argentino Luciano Lamberti è di sicuro un autore da tenere d’occhio e spero che venga presto tradotto in italiano anche il suo ultimo romanzo. Consigliatissimo!

Non sparate sul regista. Bestiario del cinema americano di Simone Cerri (Las Vegas edizioni, 196 pagine, 10 €). E’ un saggio comico che analizza il cinema americano in chiave ironica e divertente e lo consiglio a tutti coloro che amano il cinema, anche quello dei film copia-e-incolla. Avvertenza: potreste scoppiare a ridere quando meno ve lo aspettate.

Sanctuary Line di Jane Urquhart (Nutrimenti, 239 pagine, 17 €). E’ il migliore libro letto in aprile: questo è un libro per chi ama la luce calda della fine dell’estate, per chi ha trascorso l’infanzia tra boschi e campagne, con amici, cugini e zii un po’ folli; è un romanzo per chi cerca la storia di una famiglia, con i suoi segreti e le mille difficoltà. Un romanzo per chi si sente come una farfalla monarca, sempre in bilico tra un luogo e l’altro.

Frammenti dalla Senna di Stefano Duranti Poccetti (Ensemble, 113 pagine, 10 €). E’ un libro che ha come sottotitolo “Parigi, passeggiata letteraria“, ed è proprio con questo spirito che si può leggere, come una lunga passeggiata attraverso la capitale francese, per far sognare chi non c’è ancora stato o far struggere di nostalgia chi l’ha amata.

E questi sono, in pillole, i libri che mi hanno fatto compagnia ad aprile. A parte la piccola delusione con “The Danish Girl”, sono decisamente soddisfatta dei libri che ho letto.

Maggio è alle porte e mi porterà almeno tre cose bellissime: anzitutto, il Salone del Libro di Torino un appuntamento irrinunciabile soprattutto perché ci abito abbastanza vicina. Andrò a conoscere i ragazzi di Casa Sirio (ricordate che ho vinto una copia di Elementare Watson a marzo?) e spero di incontrare e conoscere altri editori e blogger; sabato 21 maggio alla Libreria Sulla Parola ci sarà il quinto appuntamento de Una valigia di libri: scopriremo gli Stati Uniti e il Canada attraverso i libri. Infine, l’ultimo week end di maggio sarò a Bologna, per la mostra di Edward Hopper e per visitare quella libreria dove – pare- i libri siano gratis.

E voi, quali libri avete letto a marzo? Quali mi consigliate?

L’appuntamento con Librinpillole è per il prossimo mese, con tante (spero belle!) nuove letture!

Simone Cerri | Non sparate sul regista. Bestiario del cinema americano

Negli anni Novanta andava di moda Tele+ e i miei zii erano abbonati. Mio cugino ed io ci sorbivamo dei film americani di una demenza bestiale: erano pellicole praticamente tutte identiche, dove l’intera trama era assolutamente prevedibile, persino da due marmocchi come noi. Quando mi è stata proposta la lettura di “Non sparate sul regista. Bestiario del cinema americano” di Simone Cerri (Las Vegas edizioni, 196 pagine, 10 euro) ho accettato subito, perché i libri editi da questa casa editrice letti sinora mi sono piaciuti molto e perché ero sicura che questo saggio in chiave comica mi avrebbe divertita.

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Titolo: Non sparate sul regista. Bestiario del cinema americano

L’Autore: Simone Cerri è nato a Milano nel 1973. Dai suoi precedenti libri, “Italian Tabloid”, “La farfalla di Lana Turner” e “Un condominio di gente dabbene” non sono stati tratti dei film. Personaggio tragicamente anacronistico, nel tempo libero tira di scherma, compone minuetti, fa di conto e compone strambotti per la sua bella

Editore: Las Vegas edizioni

Il mio consiglio: Consiglio di leggere questo saggio comico che analizza il cinema americano in chiave ironica e divertente a tutti coloro che amano il cinema, anche quello dei film copia-e-incolla. Avvertenza: potreste scoppiare a ridere quando meno ve lo aspettate

Il motel. Mentre i motel italiani sono situati in punti strategici quali svincoli delle tangenziali o uscite autostradali, affinché coppie clandestine possano utilizzarli come scannatoio, la rete americana è studiata per fare in modo che assassini in fuga, killer che cercano un posto isolato prima di un lavoro, e immancabilmente il nostro Jack (mentre è inseguito da tutti i soggetti più pericolosi del nord America) possano avere un’oasi di pace al termine di una giornata stressante. È evidente che si tratta di una pace relativa, dato che in realtà è sempre possibile (anche se statisticamente difficile) che qualcuno rintracci il fuggiasco di turno, dando così luogo a sparatorie assortite. [Non sparate sul regista. Bestiario del cinema americano, Simone Cerri]

Non sparate sul regista. Bestiario del cinema americano” (da ora in poi affettuosamente Bestiario), è una divertente galleria di personaggi, luoghi e situazioni ricorrenti nei film americani che Simone Cerri presenta al lettore; il cinema sforna pellicole ogni giorno, ma sull’originalità di queste ultime spesso ci sono parecchi dubbi.

Guardando un film nuovo al cinema, spesso noi spettatori abbiamo la sensazione di vivere un déjà vu, qualcosa di già visto, di già provato. Un personaggio tipico? Il poliziotto prossimo alla pensione che muore e viene vendicato dai suoi colleghi e amici; un luogo classico? Il vicolo, quelle strade così strette, buie, losche e quasi paludose dove una macchina ci passa rasando gli specchietti, figuriamoci lanciata a folle velocità; una situazione ovvia? Il famosissimo countdown esplosivo, dove solo all’ultimo milionesimo di secondo il nostro eroe riuscirà a disattivare la bomba e a salvare l’intera America dai cattivoni.

Quale tensione, quale climax può trasmetterci oramai la scena del congegno esplosivo collegato al timer? Nessuna: è infatti certo che quando il display digitale indicherà uno, allora l’eroe di turno interromperà il countdown salvando tutti quanti. Evviva. Chi non si salva è lo spettatore medio che, se dotato di buon senso e di un pollice opponibile, non potrà davvero in nessun modo preoccuparsi per le sorti dei protagonisti/umanità. Ma allora perché i registi insistono tanto con questa scena? Non si potrebbero trovare alternative decenti? Anche quella di soffermarsi sulle chiappe della bona di turno se proprio non viene in mente altro [Non sparate sul regista. Bestiario del cinema americano, Simone Cerri]

Nel Bestiario di Simone Cerri vengono presentati personaggi, situazioni e luoghi che si ripropongono continuamente allo spettatore, troppo spesso annoiato a morte da quello che dovrebbe essere il punto di massima tensione del film. Alla domanda: ce la farà a sopravvivere il nostro eroe?, la risposta è sempre sì.

Anche se il nostro eroe – Jack, per esempio – è disarmato ed attorniato da una mandria di terroristi con i kalashnikov che sparano decine di colpi al secondo; anche se la nave del nostro eroe è affondata durante una tempesta, lui si ritroverà il mattino dopo addormentato su di una spiaggia tropicale dalla bellezza quasi commovente; anche se nel centro commerciale dove si svolge l’inseguimento muoiono tutti gli ostaggi, Jack riuscirà a sopravvivere.

Leggendo di gusto questo Bestiario, agile saggio comico, mi sono resa conto più che mai di quando il cinema degli ultimi tempi abbia ben poco di nuovo o innovativo. Oggi c’è la possibilità di inserire in un film degli effetti speciali mai immaginati anche solo qualche anno fa, ma ciò che manca è proprio l’originalità delle storie, dei personaggi, delle situazioni e dei luoghi proposti, e Simone Cerri in questo gustosissimo manuale perfettamente tascabile ce lo ricorda, strappandoci sempre una risata.

E se il prevedibile prende il sopravvento in modo selvaggio sulla nostra capacità intellettiva di guardare un film, non ci resta che andare nei cinema come l’Hart di Napoli, dove al posto delle poltroncine ci sono i letti: così potremo schiacciare un pisolino durante il countdown esplosivo o mentre il barista filosofo analizza la nostra vita lucidando i bicchieri.

Oppure, tra una sventagliata di mitra e un naufragio apocalittico, potremmo leggere “Non sparate sul regista. Bestiario del cinema americano“, perché no, questo non fa dormire e come unico effetto collaterale può far scoppiare a ridere insensatamente quando meno ve lo aspettate. Io vi ho avvertiti.

Cristina Brondoni | Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero

Ve l’ho mai detto che da piccola il mio sogno era diventare detective? Questa malsana idea mi venne dopo aver visto molte serie TV e letto parecchi libri gialli, dapprima i classici dove le indagini sono meno scientifiche e più deduttive, fino ai moderni thriller dove la componente scientifica è fondamentale per incastrare il colpevole.

Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero” di Cristina Brondoni (Las Vegas edizioni, 164 pagine, 10 euro) è una lettura che mi è piaciuta molto, a metà strada tra un saggio e una guida per soddisfare alcune curiosità di chi non ha la più pallida idea di come si svolga un’indagine, un libro che mi ha permesso anzitutto di imparare cose nuove e di ricordarne altre che invece avevo scordato.

Titolo: Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero

L’Autrice: Cristina Brondoni vive a Milano, con il marito e due gatti. Giornalista e criminologa, è vittima della serialità televisiva e del fascino discreto di certi assassini. Collabora con il generale Luciano Garofano, tiene una rubrica mensile su “Armi e balistica” e scrive sul suo blog tutticrimini.com

Editore: Las Vegas edizioni

Il mio consiglio: il libro è un’agilissima guida per chi vuole scrivere un romanzo o un racconto giallo senza cadere in errore, oppure una lettura per chi vuole sapere come si svolgono le indagini nella realtà e quanto la fiction le sia fedele

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Uno fa le indagini e l’altro fa le analisi. Inoltre non si ha a che fare con un solo scienziato forense che va bene per tutte le stagioni. Chi fa il biologo non si mette certo a comparare impronte digitali e a fare autopsie, e il medico legale fa le autopsie e dà i risultati a chi fa indagini e analisi, ma non si mette a fare congetture su cosa sia successo sulla scena del crimine e, meno che mai, si mette a dare la caccia al colpevole (…) Ogni omicidio, ogni crimine, per essere risolto ha bisogno di un complesso gioco di squadra. Da soli, nella realtà come nella fiction, non si va da nessuna parte. [Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero, C. Brondoni, citazione pagine 87-88]

Nel saggio “Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero” la criminologa e giornalista Cristina Brondoni fornisce una carrellata di informazioni a proposito di indagini e crimini, mescolando abilmente realtà e fiction. Lei stessa è vittima delle serie TV e ne presenta alcune, mostrando al lettore quando queste – seppur realizzate bene – si discostino dalla realtà. Racconta anche degli errori dettati dall’inesperienza nelle indagini vere che possono rendere complessa la ricostruzione del crimine commesso e di quelle indagini che invece si concludono con la cattura del colpevole in modo brillante.

La realtà investigativa è parecchio distante dalla fiction o dal cinema. Nella realtà i casi – soprattutto quelli complessi – non vengono risolti in tempi brevi, anche perché come ricorda la criminologa nel suo libro, prima di accusare una persona il detective o la polizia deve raccogliere parecchie prove che non siano “smontabili” anche da un avvocatuncolo di provincia.

Quindi, quando vediamo in TV o leggiamo in un libro che basta un po’ di saliva o un pezzetto di forfora per incastrare l’assassino, è vero ma solo in parte: prima di accusare servono certezze. A volte le prove si perdono o si danneggiano, a causa della fretta o dell’inesperienza di chi arriva per primo sulla scena del crimine; questo allunga i tempi dell’indagine e spesso la blocca del tutto.

Certi casi vengono risolti subito, sostanzialmente perché il colpevole cede agli interrogatori o confessa oppure non riesce a gestire il suo alibi. La Brondoni fa l’esempio del delitto di Novi Ligure, dove due ragazzini, Erika e Omar, uccisero ferocemente la madre e il fratellino di lei. All’inizio i due accusarono una banda di extracomunitari e inventarono una rapina finita male, ma crollarono nel giro di poche ore confessando l’orrore.

Per altri casi ci va molto più tempo, tanto da diventare cold case per dirla all’americana, come la scomparsa e l’omicidio di Elisa Claps avvenuti nel 1993 e risolti nel 2011. Se l’omicidio di Elisa Claps fosse stato risolto subito, l’assassino Danilo Restivo non avrebbe ucciso anche in Inghilterra.

Ma dicevo che questo libro è anche un manuale per chi intende scrivere un romanzo o un racconto giallo. Per chi non conosce la realtà investigativa – italiana o estera – e si nutre esclusivamente di fiction l’errore madornale è sempre in agguato. La Brondoni spiega come funzionano le cose nella realtà e suggerisce spunti per l’approfondimento. Nessun editore vuole leggere un romanzo giallo dove l’assassino non conosce nemmeno come si procura e come si usa un veleno oppure quello di uno scrittore che non sa come si svolgono le indagini in Italia.

Insomma, un buon libro da leggere per tanti motivi: senza dubbio perché è ben scritto, perché offre molti spunti per la riflessione e ha il pregio di essere un saggio alla portata di ogni lettore. E poi, diciamocelo, il successo di libri gialli e thriller, delle serie TV, dei film e di certe trasmissioni come Chi l’ha visto? è proprio dovuto alla curiosità della gente che per qualche ora o per un giorno vuole calarsi nei panni dell’investigatore e dire la sua.

Come nel mio caso. Beh, ma ve l’avevo detto che da piccola il mio sogno era diventare detective, no? 

Gianluca Mercadante | Caro lettore in erba…

Tra i libri che leggo, mi piacciono molto quelli dove leggendoli trovo altri libri e di tanto in tanto spunta un personaggio che legge, così che io possa sbirciare annotare quale titolo sta leggendo; apprezzo i libri dove vengono descritti altri lettori, con le loro piccole manie e modi di fare un po’ curiosi, soprattutto se la narrazione è condita  da po’ di ironia.

Caro lettore in erba…” di Gianluca Mercadante (Las Vegas edizioni, 156 pagine, 10 euro) è tutto ciò che ho descritto e anche un po’ di più, poiché si rivolge ad un lettore in erba, ovvero colui che si sta avvicinando alla lettura e per ora ha letto pochi libri (magari neppure tanto belli, perché non sapeva quale scegliere tra i sessantamila titoli nuovi proposti ogni anno nelle librerie), e si propone di accompagnarlo e guidarlo nel mondo dei libri e dell’editoria.

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Titolo: Caro lettore in erba…

L’Autore: Gianluca Mercadante è nato a Vercelli, i suoi numerosi racconti sono apparsi in diverse antologie, riviste e per il Giallo Mondadori. Con Las Vegas edizioni ha pubblicato anche “Polaroid” (2008), Cherosene (2010) e “Caro scrittore in erba…” (2013)

Editore: Las Vegas edizioni

Il mio consiglio: è un libro perfetto per chi ama i libri e la lettura, per chi ama le storie narrate con (parecchia) ironia, un libro per ricordarsi com’era bello essere, in un tempo lontano, un lettore in erba…

La lettura è un’esperienza tattile e olfattiva, oltre che emotiva, e l’odore di una buona carta può talvolta accrescere in noi la voglia e la curiosità di procedere con l’assaggio. Lo vediamo succedere nelle decine e decine di talent show dedicati al cibo. Con i libri la questione non è poi tanto differente: la copertina è la presentazione del piatto, l’odore della carta uno degli ingredienti. Resta da appurare quale sia il sapore – e a questo ti possono rispondere solamente loro, caro lettore in erba: le parole [Caro lettore in erba…, Gianluca Mercadante, Las Vegas edizioni, citazione pagina 37]

In questo libricino perfettamente tascabile, tutto blu, con un buffo vampiro in copertina che legge “Ventimila leghe sotto i mari“, Gianluca Mercadante veste i panni di un moderno Vigilio che accompagna e guida un lettore in erba nel mondo dei libri e dell’editoria di oggi.

Per qualcuno potrà sembrare semplice, acquistare un libro: basta entrare in una libreria, prendere un volume dal mucchio e portarlo alla cassa. Fatto. Così, quasi senza pensare. In realtà, come ci racconta l’autore di “Caro lettore in erba…“, la scelta di un libro è molto più complessa: dovremmo scegliere con calma, dare un’occhiata alle copertine – ma senza prenderle come discriminante -, leggere la trama, magari ascoltare i suggerimenti del libraio; dovremmo imparare a districarci da questa giungla dove vengono pubblicati ogni anno circa sessantamila titoli nuovi.

Nei capitoli che si susseguono, l’autore racconta al lettore in erba cosa c’è dietro ad un libro, cosa sono i libri-in-serie tutti identici a partire dalle copertine per non parlare delle trame, quelli che vengono letteralmente scritti su misura per soddisfare il bisogno di un pubblico preciso, che devono vendere nell’immediato e non importa se dopo sei mesi finiscono al macero (con buona pace degli alberi).

D’accordo che i tempi sono cambiati, d’accordo che è cambiata la gente, eppure… eppure cos’è che rende un libro eterno? Cos’è che rende certe pagine uniche e certe altre riciclate alla nascita? Secondo me, due elementi fondamentali: l’universalità dei temi e la voce dello scrittore [Caro lettore in erba…, Gianluca Mercadante, Las Vegas edizioni, citazione pagina 64]

L’autore racconta al lettore in erba cosa succede quando una società smette di leggere e si fossilizza davanti alla televisione: la lingua stessa s’impoverisce e s’inaridisce, non solo i pensieri delle persone. Dato che ogni anno si estinguono tante parole (mangiadischi l’avete ancora usata nelle vostre conversazioni?) e compaiono nei dizionari parole orrende come selfie non basteranno più i Testimoni dell’Estintore per salvare la nostra bella lingua italiana!

Dietro ai libri, ovviamente non ci sono solo gli editori o gli editor, ma anche gli autori. E oggi paradossalmente pare davvero che in Italia ci siano quasi più scrittori che lettori. L’imperativo è: chiunque può scrivere un libro!

Che io dall’editore ci sono pure andato con un romanzo scritto come voleva la maestra, ma l’editore mi ha detto ammé che un autore al suo esordio va guidato. Vabbuo’, guidatemi, ho pensato io, basta che pubblico. Cioè, che pubblico epperò mi date i soldi, che senza soldi io, tipo, non faccio niente. Cioè, che se devo scrivere una roba così, che poi i critici dicono che è scritta con un metalinguaggio spiccatamente giovanilistico e d’impronta per certi versi dickensiana, vinciamo tipo il Campiello, lo Strega e un sacco di altre robe [Caro lettore in erba…, Gianluca Mercadante, Las Vegas edizioni, citazione pagina 89]

Per non rovinarvi il bello di questa divertente lettura, non vi rivelo oltre. Sappiate solo che non finisce qui: ci saranno dialoghi esilaranti tra personaggi letterari; tra lettore e libraio; riflessioni divertenti raccontate direttamente dai personaggi dei libri stessi…

La lettura di “Caro lettore in erba…” è stata divertente ed esilarante, mi è piaciuto molto il taglio ironico che Gianluca Mercadante ha dato al libro (alla faccia di chi sostiene che i libri sono noiosi!), ma nonostante il divertimento che suscita la lettura e il tono umoristico con cui vengono raccontati gli aspetti del mondo editoriale ci sono davvero molti spunti su cui riflettere.

Ora che vi ho consigliato di leggere “Caro lettore in erba…”, prendo in prestito le parole dell’autore e vi suggerisco di non fermarvi dopo questa lettura: per ogni libro che terminerete ce ne sarà un altro che attende di essere letto, per trascinarvi nel mondo della lettura, per farvi viaggiare lontano senza uscire di casa, per insegnarvi qualche parola che avevate già dimenticato…

Poi, però, è finita. Sì, è finita lo stesso, quella cosa bella, e io, affrontandone la fine, avevo scoperto qualcosa di molto importante. Avevo scoperto il vero tesoro. I libri non finiscono, caro lettore in erba. I libri cominciano. In continuazione. E il momento in cui cominciano davvero inizia solo quando si finisce di averli letti [Caro lettore in erba…, Gianluca Mercadante, Las Vegas edizioni, citazione pagina 156]